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Fratelli di sangue

In Siberia, i santi nomi di Sri Krishna fanno nascere un legame spirituale

tra il capo dei Gitani e un predicatore viaggiante.

di Indradyumna Swami

 

Indradyumna Swami e il leader gitano Vyacheslav davanti alla casa di Alexander (dietro ai bambini) a Krasnoyarsk in Siberia.

Indradyumna Swami e il leader gitano Vyacheslav davanti alla casa di Alexander (dietro ai bambini) a Krasnoyarsk in Siberia.

 

Dopo aver trascorso tre giorni con i cento devoti e i componenti della congregazione del tempio di Vladivostok, mi recai a Krasnoyarsk nella lontana Siberia orientale, per l'ultima tappa del mio viaggio di un mese. Di tutti i posti che avevo in programma di visitare questa volta in Russia, Krasnoyarsk era la città che più desideravo rivedere. Erano passati circa tre anni da quando c'ero stato e desideravo incontrare nuovamente una comunità di Gitani presso cui avevo tenuto un programma durante la mia ultima visita. Ero curioso di vedere se quelle persone avevano accettato la coscienza di Krishna. Al momento i devoti locali ne dubitavano.

Mentre stavamo prendendo i nostri bagagli dopo il volo, vidi un gruppo di devoti che ci aspettavano fuori. Un uomo in particolare attrasse la mia attenzione. Aveva la pelle scura, capelli e baffi neri e indossava un pesante cappotto scuro, tipico dei Gitani. Mi ricordai di lui. Era Alexander, uno dei Gitani che si era mostrato più entusiasta durante il programma che avevo tenuto la volta precedente. Quando lasciammo il terminal, mi venne incontro e prese il mio bagaglio. Dopo esserci salutati, ci accompagnò alla sua macchina. "Sarò il vostro autista finché sarete a Krasnoyarsk", disse con orgoglio sorridendo. "Oh",dissi, "molto gentile."

Mentre andavamo verso la città, gli chiesi notizia degli altri Gitani che avevano partecipato al programma. Egli stette zitto per un momento. "Alcuni sono morti", rispose "e la maggior parte degli altri sono in prigione." Jananivasa Dasa, un mio discepolo russo che mi accompagnava nel viaggio, si rivolse verso di me. "Droghe e attività criminali", disse a bassa voce. "Mi dispiace di sentire questo", dissi. Alexander sorrise. "Ma il nostro capo sta bene e desidera rivederti", disse. "Egli ha ancora la ghirlanda che gli offristi tre anni fa." "E meraviglioso!" dissi. "Ti prego di portargli i miei saluti." "Puoi farlo tu stesso domani", disse Alexander. "Abbiamo organizzato un altro programma per te nel villaggio dei Gitani", disse il mio discepolo Guru Vrata Dasa, presidente del tempio di Krasnoyarsk. "Va bene?", "Va più che bene", risposi. "E proprio quello per cui ho pregato."

Ma ripensando ai dubbi espressi dai devoti del posto dopo il programma dell'ultima volta con i Gitani, mi chiedevo se valeva la pena di ritornare al loro villaggio. Mi rivolsi ad Alexander. "Alexander" dissi "canti Hare Krishna?" Mi rivolse un altro grande sorriso'. "Sedici giri al giorno, Guru Maharaja", rispose.


UNA CASA TRASFORMATA

Il giorno successivo attraversammo in macchina le colline che circondano Krasnoyarsk, fino al villaggio dei Gitani. Vidi che non era una normale cittadina russa. Le strade sporche erano piene di buche e la maggior parte delle case avevano bisogno di lavori di riparazione. I bambini giocavano qua e là nelle strade, ma quando videro la nostra macchina, corsero frettolosamente in casa, proprio come durante la mia ultima visita. Ci guardavano con sospetto da dietro i vetri delle finestre. Il programma doveva tenersi nella stessa casa dell'ultima volta. Quando uscimmo dalla macchina, mi ricordai della cupa atmosfera dell'interno — stanze poco illuminate, spessi tappeti sporchi, vecchi quadri di storia gitana e il suono di musica gitana proveniente da un registratore. Chiusi gli occhi e cantai a bassa voce, preparandomi mentalmente a tollerare l'oscurità e l'ignoranza. Ma Sri Caitanya aveva una sorpresa per me.

"Guru Maharaja,' disse Alexander, "benvenuto nella mia casa." "Oh", chiesi. "Questa è la tua casa?" Alexander aprì la porta e immediatamente i membri della sua famiglia e alcuni altri Gitani dettero inizio ad un melodioso kirtana, accompagnato dalle mridanda e dai kartala. Mi guardai intorno. Tutta la casa era stata trasformata. Le pareti erano state da poco rivestite con carta di un delicato colore quasi bianco, i tappeti erano stati tolti e i pavimenti di legno ripuliti e verniciati. La stanza era ben illuminata da lampadari risplendenti e alle pareti erano appesi bei quadri dei passatempi di Krishna. Mi sentii come se entrassi a Vaikuntha. Il gruppo di entusiasti devoti gitani mi accompagnò al piano di sopra in una stanza dove c'era un bellissimo altare con un'immagine incorniciata del Panca-tattva [Sri Caitanya e i Suoi quattro principali associati]. Quando entrammo nella stanza tutti si prostrarono con entusiasmo sul pavimento per offrire i loro omaggi. "Che meravigliosa devozione!" pensai e inginocchiandomi lentamente guardai per tutto il tempo la scena che si svolgeva davanti a me.

Mi portarono vicino ad una poltrona, mi fecero sedere e mi posero una ghirlanda intorno al collo. Poi conclusero il kirtana. Nell'eccitazione non avevo notato un gruppo di dieci o dodici Gitani più vecchi, ovviamente gli anziani del villaggio, seduti lungo le pareti della stanza, che mi guardavano sospettosi. Quando due di loro accennarono un sorriso, mi ricordai di averli visti in occasione della mia visita precedente. Gli altri, comunque, dovevano ancora convincersi che ero venuto nel loro villaggio con buone intenzioni. Alexander parlò. "Siamo molto onorati che Guru Maharaja sia venuto nella nostra casa", disse. "Sebbene sia impegnato a viaggiare in tutto il mondo, ha accettato gentilmente di visitare di nuovo il nostro villaggio." "Sì!" gridò uno degli anziani. "E sei tu che l'hai invitato! Tu fra noi sei la pecora nera!" L'atmosfera era tesa. Poi un altro anziano parlò. "Il tuo messaggio è più apprezzato in alcuni luoghi piuttosto che in altri?" chiese. Non ero sicuro se la sua domanda fosse sarcastica o no, ma gli risposi ugualmente.

"In genere", dissi "trovo che il nostro messaggio è più apprezzato là dove le persone si trovano in difficoltà. Chi si trova in questa condizione non è illuso dalla natura temporanea e piena di sofferenza del mondo e desidera sentir parlare di Dio." Poi un uomo con un solo braccio vestito di nero parlò. "Sei ben accolto ovunque tu vada?" chiese "Non sempre", risposi. "La gente spesso ha paura di ciò che non conosce. Proprio come voi Gitani. Spesso anche voi siete fraintesi." Queste parole ruppero il ghiaccio e tutti assentirono concordemente. Ora avevamo qualcosa in comune. "Come ti comporti di fronte a questo malinteso?" chiese un altro con un tono più rispettoso. "Non esitiamo a far conoscere alle persone chi siamo", dissi. "Siamo felici di poter condividere con gli altri i nostri canti, le nostre danze e il cibo."

Poi parlò un uomo con tono dubbioso. "Sei disposto a guardarci cantare e danzare?" chiese. "Oppure questo è solo un programma Hare Krishna?" Tutti gli occhi erano puntati su di me. "lo sono ospite del vostro villaggio", risposi. "Sarei onorato di conoscere la vostra cultura."

 

La casa di Alexander il devoto gitano, in primo piano il capo dei Gitani Vyachelasv.
La casa di Alexander il devoto gitano, in primo piano il capo dei Gitani Vyachelasv.

 




ARRIVA IL CAPO

All'improvviso si sentì un'esclamazione. "Ecco Vyacheslav!" disse qualcuno ad alta voce e il capo dei Gitani entrò. Per rispetto tutti si alzarono in piedi immediatamente. La sua carica di leader era resa ancora più evidente dalla sua alta statura e dai prominenti baffi neri. L'atmosfera si fece di nuovo tesa e nessuno sembrava sapere esattamente cosa fare. Gli rivolsi un sorriso e mi avvicinai a Vyacheslav a braccia aperte. Anch'egli sorrise e aprì le braccia. Ci abbracciammo stretti e a lungo. Poi ci guardammo in faccia, tenendoci per mano. "Ho ancora la ghirlanda che mi hai dato tre anni fa", disse. "Sì", risposi "lo so. La tua gente me l'ha detto." "Risplende del calore della tua ultima visita", disse. Con la coda dell'occhio vidi un'espressione di sorpresa sui volti degli anziani arrivati da poco. "Vieni", disse, "siediti." "No", risposi, "prima tu."

Lo presi per mano e rispettosamente lo feci sedere vicino a me. "La gente non sempre ci mostra questo rispetto", disse uno degli anziani. "E perché siete ladri", disse Vyacheslav con una sonora risata. Tutti scoppiarono a ridere. "Anche Krishna era un ladro", dissi. Gli anziani aggrottarono le sopracciglia. "Ma i vostri furti arrecano dolore agli altri. Krishna che ruba il burro dà felicità ai Suoi devoti, a cui piace vedere le Sue birichinate di bambino." Di nuovo si misero a ridere. "Personalmente", dissi, "preferisco apprezzare le vostre buone qualità invece di soffermarmi su quelle cattive." Ora il ghiaccio era completamente sciolto. "Vedi buone qualità in noi?" chiese qualcuno. "Sì naturalmente", dissi. "Per esempio, mi avete invitato una seconda volta nel vostro villaggio e mi avete accolto calorosamente. E come tutte le persone di questo mondo, nel profondo del vostro cuore, siete tutti devoti di Dio. Vi siete solo smarriti, questo è tutto." Nessuno obiettò.

"Allora ti mostreremo la nostra cultura gitana", disse un uomo. "Sì", dissi, "voglio vederla." Alcuni uomini gridarono ad un ragazzo di farsi avanti. Il ragazzo sembrava che fosse uscito dal nulla e con un salto balzò nel centro della stanza e cominciò ad eseguire una danza gitana. Aveva del talento e attrasse l'attenzione di tutti, compresa la mia. Quando finì, gli uomini gli dissero di cantare ed egli lo fece. Mi sembrò di non aver mai udito in tutta la mia vita una voce così dolce e suadente. Quando finì, gli chiesi di cantare ancora. Gli anziani furono compiaciuti dalla mia richiesta e uno di loro mi applaudì. Dopo la seconda canzone, il ragazzo si sedette vicino agli anziani che gli dettero delle pacche sulle spalle.

All'improvviso un altro ragazzo, un po' più giovane, si rivolse al primo e parlò. "Tu canti bene", disse, "ma se tu cantassi Hare Krishna, sarebbe perfetto." Silenzio. Tutti rimasero seduti, stupiti. Poi il secondo ragazzo chiuse gli occhi e cominciò a cantare Hare Krishna, anch'egli con una bella voce. Il suo canto riempì la stanza e tutti, anche gli anziani, sembrarono commossi. Quando ebbe finito, aprì gli occhi e guardò il primo ragazzo. "Vedi?" disse. "Ora canta tu." Il primo ragazzo esitava. "Canta!" disse il più giovane. "Seguimi!" Il più giovane ricominciò a cantare Hare Krishna e subito il ragazzo dalla voce d'oro cominciò a cantare insieme a lui. Gli anziani sorridevano ascoltando questo duetto. Poi il primo ragazzo si rivolse a me. "Per piacere, mi dai un nome spirituale?" chiese. Io guardai gli anziani che assentirono con un cenno del capo.

Io riflettei per un momento. "Sì", dissi, "ti chiamerai Gandharva Dasa, l'angelo con la voce dolce come il miele." Tutti applaudirono. Io allora presi l'harmonium e cominciai a cantare Hare Krishna. Alcuni devoti presero i loro strumenti e mi accompagnarono e poco dopo gli anziani cominciarono a battere le mani e alcuni di loro si unirono al canto. Vyacheslav stava seduto ed aveva un grande sorriso sul volto. Dopo aver concluso il kirtana, invitai tutti a prendere prasadam. "Come ci sediamo?" chiesi al nostro ospite. "Sederemo tutti insieme in cerchio", disse Alexander. "Questa è la nostra abitudine." "Anche la nostra", aggiunsi.

Quando il prasadam fu servito, dissi ai devoti di non cominciare a mangiare finché Vyacheslav non avesse preso il primo boccone. Gli anziani mi guardarono e annuirono apprezzando le mie parole. E quegli uomini mangiarono davvero! Quando io avevo appena cominciato, loro avevano già finito. Dopo aver discusso con loro della filosofia della coscienza di Krishna per più di un'ora, mi alzai per andarmene. Tutti per rispetto si alzarono. lo andai in bagno e dopo essermi lavato, tornai nella stanza. Vyacheslav, circondato dagli altri anziani, mi abbracciò con forza. Poi mi prese per le spalle. "Noi siamo fratelli", disse. "Fratelli di sangue", dissi io. Egli sorrise. "Sì", disse, "fratelli di sangue." Poi infilò la mano in tasca, tirò fuori un grosso rotolo di banconote e me le mise in mano. "Grazie per quello che hai fatto per noi", disse. Poi si rivolse verso Alexander, la pecora nera, prendendo gli le mani fra le sue, un'usanza dei Gitani per dimostrare che uno si fida dell'altro. "Grazie per averli invitati", disse.

Vyacheslav e gli altri anziani mi accompagnarono fuori fino alla macchina. Quando stavo per salire in macchina, Vyacheslav chiese a un devoto di fotografarci tutti insieme. "Per ricordarci di te", mi disse. Io salii in macchina e partimmo. Quando mi girai sul sedile per guardare per l'ultima volta i miei amici gitani, vidi Vyacheslav e gli anziani che per rispetto stavano in piedi con le palme delle mani congiunte. Chiusi gli occhi e in silenzio dissi questa preghiera: "Mio caro Signore Caitanya, per favore, sii gentile e misericordioso con queste anime cadute." Dopo aver esteso la Sua misericordia agli esseri viventi al di là di quello che non aveva mai dato prima, Gaura Hari, l'unico Signore, rifugio dei miserabili, rivolse una fervente preghiera: 'O Krishna, o oceano di misericordia, ti prego, proteggi queste persone. O mio maestro, esse stanno bruciando nel grande fuoco della foresta delle nascite e delle morti. O oceano di misericordia, per gentilezza, concedi loro il Tuo servizio.'

- Srila Sarvabhauma Bhattacarya
                 Susloka-Satakam 63

Sua Santità Indradyumna Maharaja.

Sua Santità Indradyumna Swami viaggia in tutto il modo per insegnare la coscienza di Krishna.

 

 

(da Ritorno a Krishna)