FUOCO
Una meditazione
Pensando alle qualità del fuoco, possiamo ricordare Krishna,
l’origine di tutte le energie
di Urmila Devi Dasi
Su una spiaggia della Croazia il Mare Adriatico mi lambisce i piedi. Gli ultimi raggi del sole se ne sono ormai andati e il cielo è di un blu molto profondo. Al di là della baia c’è una raffineria di petrolio e la fiamma in cima alla ciminiera, che di giorno non si vede, è diventata ben visibile. Osservo la fiamma che danza e mi meraviglio di come il fuoco catturi l’attenzione delle persone. Non è sorprendente. Rifletto su quanto sia attraente questo piccolo frammento dell’energia di Krishna. Il nome Krishna significa colui che attrae tutto. Krishna è una persona e da Lui provengono tutte le energie che Gli sono identiche. Anche il fuoco dunque è Krishna. Pensando alle qualità del fuoco, ricordiamo Krishna, lo Spirito Supremo. Poiché per qualche aspetto il fuoco è costantemente con noi, è facile entrare in una profonda coscienza spirituale anche quando siamo in situazioni apparentemente materiali. Innanzitutto mediteremo sul calore del fuoco, poi sulla sua luce ed infine sulla sua bellezza. Riflettere sulla bellezza del fuoco ci porta naturalmente a concentrarci sulla forma di Krishna. Alla fine mediteremo sui Suoi divertimenti con il fuoco.
IL CALORE
Dopo l’aria, la maggior parte delle persone indica il cibo e l’acqua come le nostre necessità fisiologiche fondamentali. Noi però possiamo vivere settimane o mesi senza cibo e spesso più di una settimana senza acqua. Dopo l’aria la necessità più essenziale per il corpo è una giusta temperatura. Noi sperimentiamo in due modi il calore vitale che proviene dal sole. Il primo agisce direttamente sulla nostra pelle e il secondo in modo indiretto attraverso la digestione, che ci dà l’energia del sole trasformata in cibo per mezzo della fotosintesi. Per le creature a sangue caldo come noi esseri umani, l’ottanta per cento del cibo che mangiamo viene impiegato per produrre il calore interno. Tuttavia dimentichiamo che questo calore esterno e interno ai nostri corpi ci mantiene in vita.
In realtà il calore è invisibile. Per un’anima condizionata anche Krishna è invisibile. Egli ci mantiene in vita, è all’interno del nostro cuore e tutto intorno a noi, tuttavia poiché non Lo vediamo, dimentichiamo la nostra dipendenza da Lui. Una persona comune può smettere di dare se non riceve gratitudine o perlomeno un riconoscimento, ma Krishna dà perfino a coloro che Lo dimenticano completamente. Il modo in cui il calore ci mantiene in vita sebbene sia invisibile ci fa ricordare il verso della Bhagavad-gita in cui Krishna dice di essere come un filo su cui riposano le perle. Noi sappiamo che questo filo c’è perché le perle pendono in un modo ordinato, ma il filo stesso si nasconde all’interno delle perle. Sebbene Krishna venga paragonato al filo, Egli non è fragile come il filo. Pensate alla potenza del calore che emana da Lui. Basta una piccola differenza di temperatura perché al posto della vita ci sia la morte o si verifichino gravissimi danni.
Coloro che operano con il fuoco devono farlo con attenzione e rispetto. Nei giorni freddi possiamo stringerci vicino a un falò, ma non troppo. Nello stesso modo, a meno che non siamo pieni di puro amore per Krishna, Lo serviamo rispettando le regole dell’adorazione e del servizio per evitare di essere bruciati dalle offese. Mitch Kahn, un pompiere esperto, scrive: “Un fuoco è una cosa vivente – una macchina vivente capace di distruggere e ogni fiamma ha una personalità. Il lampo ha un suono e un odore che non si possono dimenticare. Una fiammata è un vento bruciante che ruggisce come il motore di un jet. L’odore acre della terra bruciata.” In effetti, la potenza distruttiva del calore fa ricordare le descrizioni delle Scritture sul periodico annientamento dell’universo. In quel momento, il Signore, scontento del continuo operare delle anime condizionate contro il loro stesso interesse, avvolge il cosmo in un calore più intenso di quello di molti soli.
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Sri Krishna inghiotte il fuoco della foresta. |
Sbagliamo se pensiamo che il calore sia buono o cattivo. Krishna è totalmente buono e anche l’ardore distruttivo del calore purifica e pulisce. Gli agricoltori a volte bruciano un campo per eliminare le erbacce e i loro semi e le ceneri fertilizzano la terra. L’operato degli scienziati e dei medici dipende dall’azione antisettica della forza distruttiva del calore. Nello stesso modo, Krishna nella Bhagavad-gita ci dice che la conoscenza trascendentale dell’anima e di Dio distrugge ogni forma d’ignoranza e di sofferenza. Anche ottenere un’unione d’amore con Krishna elimina la potenza di tutti i desideri materiali che ci legano al karma e al ciclo delle rinascite, proprio come i semi fritti ad alta temperatura perdono ogni potere di germinare. I semi vengono bruciati anche quando un devoto accetta i voti d’impegnarsi a servire il Signore. La cerimonia dell’iniziazione prevede di gettare cereali in un fuoco sacrificale. Il fuoco è visto come la lingua di Krishna: Egli mangia i cereali purificando in questo modo il donatore.
Il piacevole calore che proviene dalla lingua del Signore nel sacrificio ci ricorda che il calore è strettamente legato alla vita stessa e che il Signore è il Supremo Essere vivente, la sorgente di ogni forma di vita. Il calore è anche connesso all’amore – parliamo di caldi abbracci o di fredde occhiate. Il calore di Krishna è una manifestazione del Suo amore che abbraccia tutti gli esseri viventi. Ogni volta che avvertiamo il calore del sole, del fuoco o delle caldaie nei nostri edifici, sentiamo sia la vita che l’amore di Krishna. Vita e amore sono spesso connessi con il cibo. Il calore trasforma sia la struttura che il sapore dei cibi crudi, portando i vegetali duri a nuotare nel loro stesso succo quando le fiamme lambiscono il fondo della pentola. Nello stesso modo Krishna libera un flusso d’affetto perfino dagli aridi filosofi e scioglie anche cuori duri come l’acciaio nel morbido burro dell’amore. Proprio come il calore rivela una varietà di sapori altrimenti nascosta nei cibi non cotti, quando un’anima serve Krishna si manifestano varie ed intense emozioni di estasi.
Il fuoco chimico nel nostro corpo, con cui Krishna S’identifica direttamente nella Gita, trasforma il cibo nella sua essenza allo scopo di nutrire gli organi e i sistemi del corpo. Così facendo separa le sostanze nutrienti dalle scorie. Secondo l’Ayurveda, il prodotto finale del calore della digestione è la vitalità e la forza. Nello stesso modo nei livelli finali di purificazione per mezzo del servizio a Krishna, l’anima viene portata al suo stato puro di potenza spirituale, dove tutte le cose non desiderabili, come l’identificazione con il corpo materiale e la mente, non ci sono più. Cuocere con un calore eccessivo brucerà la parte esterna del cibo lasciando cruda quella interna. Cucinare alla giusta temperatura, con pazienza, ci dà invece un cibo veramente gustoso. Nello stesso modo, abbiamo bisogno di dedicarci con cura, sotto una guida esperta, al metodo che ci collega con Krishna attraverso il canto, l’ascolto e il servizio.
I bhakti-yogi impazienti possono impegnarsi in pratiche estreme che li lasciano scoraggiati e il loro cuore ne rimane appena toccato. Coloro invece che hanno entusiasmo, fiducia e pazienza scoprono che il bhakti-yoga gradualmente trasforma i loro pensieri e i loro sentimenti e ammorbidisce il loro cuore. Il calore cuoce il nostro cibo eccitando le molecole che si urtano l’una con l’altra. Il calore può distruggere la struttura di un cibo creandone di nuove. Il calore inoltre fa nascere correnti d’aria su cui gli uccelli viaggiano attraverso i cieli. Il calore proveniente dal sole spinge il vapor d’acqua nelle nuvole e in questo modo inizia il ciclo che da una parte purifica l’acqua e dall’altra la distribuisce in tutto il mondo. Il fatto che il calore spinga altre cose a muoversi e a scorrere ci ricorda che il contatto con Krishna è stimolante. Perfino gli oggetti inanimati reagiscono a Lui – le pietre si ammorbidiscono al suono del Suo flauto. Krishna muove il cuore e la mente di tutti coloro che si collegano con Lui.
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Durante una battaglia descritta nello Srimad-Bhagavatam, l’arma personificata di Sri Krishna tutta di ghiaccio sconfigge l’arma di Siva di un calore eccezionale. |
LA LUCE
Anche la luce come il calore è strettamente collegata sia alla vita che all’amore. Mi riferisco a come gli occhi delle persone s’illuminino quando incontrano qualcuno che amano. Di una persona piena di vita si dice spesso che ha un carattere solare. Perciò la luce ci ricorda che Krishna è la vita di tutto ciò che vive e l’amico migliore di tutti. Quando amici, famiglie e comunità si riuniscono per le vacanze, per le festività e in occasione di ricorrenze, le candele accese, le lampadine colorate e i fuochi d’artificio hanno spesso un ruolo importante. Guardando queste luci, possiamo meditare su come nel mondo spirituale ogni giorno sia una festa. Krishna, l’illimitata riserva di piacere, Si delizia con un’eterna varietà di feste trascendentali. Sia che ci rechiamo da altri per una festa, sia che entriamo nella nostra casa, la luce ci dà il benvenuto. Quando le luci sono accese, sappiamo che qualcuno è in casa ad aspettarci. Accogliere gli altri con la luce è un’usanza antica come l’umanità. Perciò nei templi di Krishna offriamo una fiamma alla Divinità durante la cerimonia dell’arati.
Come dice una famosa preghiera, il devoto offre a Krishna l’arati con la luce della lampada dell’amore. Anche Krishna ci dà il benvenuto con la Sua luce, che brilla in tutto il suo splendore per invitarci a tornare a casa. L’invito di Krishna illumina i nostri cuori e ci rende capaci di distinguere con chiarezza la verità dall’illusione, perciò di scegliere di riunirci a Lui. Infatti, la realizzazione di questa conoscenza viene spesso chiamata “illuminazione”. Detto con parole molto semplici, noi realizziamo gran parte della nostra conoscenza materiale attraverso la vista, che ha bisogno della luce. Ogni volta che vediamo la luce, possiamo ricordare che Krishna è l’origine della conoscenza ad ogni livello sia spirituale che materiale. Le Scritture paragonano spesso la conoscenza alla luce del sole, che a volte è identificata anche con l’arma Sudarsana di Krishna, che significa “visione di buon augurio”. La luce del sole o Sudarsana è l’occhio del Signore. I nostri occhi per funzionare hanno bisogno che la luce li penetri, ma quelli di Krishna emettono luce.
A volte comunichiamo soltanto con gli occhi e Sudarsana viene chiamato “il maestro della parola”, perché quando la luce della conoscenza ci permea, dalla nostra bocca esce la verità. La luce è la sorgente che alimenta non solo le parole e la mente, ma anche il corpo. All’estremo inferiore della catena alimentare ci sono le piante che usano la fotosintesi per trasformare la luce del sole in zuccheri e amidi. Per mezzo di questo processo la luce si trasforma nel cibo che alimenta i corpi di quasi tutti gli esseri viventi presenti sul pianeta. Se pensiamo che il cibo che mangiamo è l’energia del sole e che Krishna dice che Egli è proprio la luce del sole, ad ogni boccone possiamo facilmente sentirci collegati con Lui. Oltre alla calda luce del sole, c’è la luce calmante della luna, che ci placa e ci rinfresca dopo un giorno di lavoro. Prendere rifugio in Krishna è spesso paragonato ad usare la luce della luna per trovare sollievo e serenità. Inoltre, la luna inspira l’amore romantico tra le persone comuni, ma a chi pratica la vita spirituale ricorda la pura danza d’amore di Krishna con le sante giovani mandriane.
IL FUOCO E LA BELLEZZA DI KRISHNA
Krishna dice di essere lo splendore del fuoco. Il fuoco è meraviglioso, pieno di maestosità. La luce del sole che brilla sulla superficie increspata di un lago in un giorno sereno, un fuoco all’aperto in una notte chiara, i grappoli di stelle nel cielo, i lampadari scintillanti, le insegne al neon, le luci intermittenti degli alberi di Natale, le fiammelle degli stoppini di cotone sui piccoli piattini d’argilla che galleggiano sul Gange – il fuoco è certamente splendido. Il fuoco non solo è bello di per sé, ma la bellezza di ogni cosa esiste solo perché la luce di un fuoco la illumina. Senza la luce la parola bellezza non ha significato perché non c’è alcuna possibilità di vederla. Senza il fuoco non ci sono i colori.
Se ogni forma di bellezza e di splendore dipendono dal fuoco, è difficile per noi immaginare la bellezza del Signore Supremo, che è la sorgente del fuoco, del calore e dell’illuminazione. Come deve essere meravigliosamente risplendente la Sua forma! In effetti le Scritture dicono che la forma spirituale, eterna, sempre giovane di Krishna è radiosa e bella al di là della comprensione materiale. Le Sue guance vengono paragonate a specchi di zaffiro su cui si riflettono i Suoi orecchini dondolanti. Gli abiti di Krishna splendono come oro liquido e le unghie dei Suoi piedi sono così brillanti che quando Egli pone il Suo delicato piede sul poggiapiedi adornato di gioielli, queste pietre preziose multicolori sembrano fatte di cristallo.
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Le belle immagini del sole ci fanno ricordare la bellezza di Krishna, l’origine del sole. |
KRISHNA INGHIOTTE IL FUOCO
Per mostrarci la natura e le attività del Suo mondo eterno, Krishna è apparso su questo pianeta nella Sua forma splendente circa cinquemila anni fa. In due dei Suoi divini divertimenti di giovane mandriano, Egli inghiottì immensi fuochi della foresta che minacciavano i Suoi animali e i Suoi amici. Nel primo, la maggior parte degli abitanti del villaggio di Vrindavana riposava vicino al fiume Yamuna dopo che Krishna aveva sconfitto un serpente che inquinava il fiume e l’aria circostante. Quando le fiamme di un incendio improvviso minacciarono di bruciare tutti, Krishna inghiottì il fuoco. In un altro giorno Krishna e i Suoi amici avevano portato le loro mandrie di mucche, di capre e di bufali attraverso la Yamuna fino ad un grande albero baniano. Qui, occupati a giocare, i ragazzi non si accorsero che gli animali se ne erano andati alla ricerca di erba fresca.
Quando si accorsero di essere stati negligenti nel proteggere la fonte di mantenimento delle loro famiglie, li cercarono invano. Alla fine i ragazzi trovarono le tracce dell’erba mangiata e della vegetazione calpestata e le seguirono. Nel frattempo gli animali si erano molto allontanati ed avevano trovato un incendio nella foresta. Nella fuga rimasero imprigionati tra le canne da zucchero. Le foglie taglienti e le robuste canne rendevano difficile uscirne ed essi spaventati piangevano. Krishna chiamò ciascun animale per nome ed essi Gli risposero. I ragazzi allora rintracciarono gli animali nel canneto e li liberarono. Quando però stavano tornando all’albero baniano un forte vento sferzò vicino il fuoco, che li circondò. I ragazzi guardarono Krishna chiedendoGli di salvare loro, i Suoi intimi amici.
Con uno sguardo pieno d’amore Krishna disse loro di non aver paura e di chiudere gli occhi. Egli voleva bere il fuoco (forse come ad alcune persone piace il cibo piccante), perciò afferrò l’immenso fuoco e lo bevve come una bevanda rinfrescante. A poco a poco i ragazzi e gli animali aprirono gli occhi e con grande sorpresa scoprirono non solo che il fuoco non c’era più ma che essi erano di nuovo al punto di partenza vicino all’albero, grati di essere vicini al fiume dove, dopo il calore del fuoco, potevano bere a volontà. Di Krishna si conoscono altri divertimenti con il fuoco, come quando Egli convoca la Sua arma tutta di ghiaccio per contrattaccare il demone di Siva, fatto di fuoco, durante la battaglia contro Banasura. Inoltre quando Krishna nella Bhagavad-gita mostra la Sua forma universale, il fuoco Gli esce dalla bocca. Qui nella California del sud il sole sta tramontando mentre finisco di scrivere questa meditazione.
Le stanze cominciano ad apparire scure, nonostante che la luce del sole superi ancora l’illuminazione elettrica. Anche dal mio computer la luce irradia sul mio viso e sento il calore del mio corpo generato dal cibo che ho mangiato. Sull’altare brucia una candela. Alcune forme del fuoco sono sempre con noi. Quando ci sforziamo di trovare Krishna nella Sua energia del fuoco, con il nostro desiderio di relazionare con Lui Lo rendiamo felice ed Egli reciproca rivelandoSi sempre di più. “O Signore Supremo, Tu, in realtà, sei l’aria, la terra, il fuoco, lo spazio e l’acqua. Sei gli oggetti della percezione dei sensi, le arie vitali, i cinque sensi, la mente, la coscienza e il falso ego. In realtà Tu sei ogni cosa grossolana o sottile. Gli elementi materiali e tutto ciò che è espresso con le parole o con la mente non sono nient’altro che Te.” (Srimad- Bhagavatam 7.9.48)
Urmila Devi Dasi, editore associato di BTG, è laureata in scienza dell’educazione all’Università del North Carolina a Chapel Hill. Sta lavorando al progetto di un programma internazionale per la scuola primaria e secondaria dell’ISKCON.
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