I sorprendenti avvenimenti che accompagnarono la prima edizione della Bhagavad-gita Così Com’è di di Srila Prabhupada.
di Satyaraja Dasa
La casa editrice Macmillan stampò per prima la Bhagavad-gita Così Com’è di Srila Prabhupada in un’edizione ridotta (con la copertina blu, nel 1968). L’edizione integrale apparve nel 1972.
Fu James Wade (foto in fondo all'articolo), caporedattore della Macmillan, che accettò di pubblicare il manoscritto.
La Bhagavad-gita era molto importante per Srila Prabhupada. Egli la vedeva come il libro perfetto per far conoscere la coscienza di Krishna, perché contiene le parole del Signore Stesso e il Suo relazionarsi con il Suo amato devoto. Nel 1939, appena sette anni dopo essere stato iniziato dal suo maestro spirituale, Prabhupada scrisse una lunga introduzione al libro in inglese, che preannunciava la traduzione completa con commenti, che apparve subito dopo l’inizio della sua missione in Occidente. Quando Prabhupada arrivò a New York nel 1965 dette la priorità al suo lavoro sulla Gita. In India ne aveva già completato una traduzione, lunga oltre un migliaio di pagine, che però gli era stata rubata. Nel marzo del 1966, mentre stava adattandosi a vivere nel mondo occidentale Prabhupada subì un’altra perdita: gli furono portati via la macchina da scrivere, il registratore a cassette ed alcuni libri. Tuttavia egli aveva una buona capacità di ripresa ed era determinato a portare a termine la sua opera. Nel 1967 finì il nuovo manoscritto, lungo nuovamente più di mille pagine, e decise di cercare un’importante casa editrice affinché il suo messaggio venisse ascoltato in tutto il mondo. A quel tempo Allen Ginsberg, famoso poeta della Beat Generation, fece visita al tempio di New York e stabilì un’amichevole relazione con Srila Prabhupada. Poiché Ginsberg era un autore pratico di pubblicazioni, Prabhupada gli chiese di mostrare il proprio manoscritto ai suoi benefattori; cosa che egli fece. Essi però non ne rimasero bene impressionati e sostennero che il libro aveva uno scarso valore commerciale. Allora Prabhupada dette il manoscritto a Rayarama Dasa, uno dei suoi primi discepoli, che aveva una certa esperienza nel mondo dell’editoria. Anche Rayarama non ebbe successo nei suoi tentativi e le persone contattate si mostrarono esitanti proprio come avevano fatto quelle contattate da Ginsberg.
IL MIRACOLO HA INIZIO
Entra in scena Brahmananda Dasa (Bruce Scharf), uno dei primi discepoli di Prabhupada. Egli racconta gli avvenimenti con vivacità come se fossero avvenuti ieri, sebbene siano trascorsi più di quarant’anni. “Io non sapevo niente di editoria,” ammette. ”Ma Prabhupada mi mise il manoscritto in mano dicendo: ‘Devi farlo pubblicare’. Allora seppi quello che dovevo fare.” Quello che non sapeva era come farlo. Se Ginsberg e Rayarama non erano riusciti a far pubblicare il libro, come avrebbe potuto farcela lui? “Comprai un paio di libri sull’editoria e stavo per seguire un corso sull’attività editoriale all’Università di New York – non sapevo proprio cosa fare. Tuttavia, Prabhupada voleva che facessi pubblicare il libro e questo era tutto.” All’incirca in quel periodo i devoti avevano messo in circolazione l’album “Happening”, un insieme di canti devozionali cantati da Prabhupada con accompagnamento musicale. Per promuovere l’album avevano messo un annuncio nel Village Voice e stavano ricevendo prenotazioni da varie parti della East Coast.
Dai quartieri alti di Manhattan, relativamente vicini al negozietto che serviva da tempio a Srila Prabhupada e ai suoi primi discepoli, arrivò uno di questi ordini. Brahmananda portò la lettera al suo maestro. “Guarda, Swamiji [così Prabhupada era chiamato allora]. È un ordine della Macmillan, che è una delle case editrici più grandi del mondo.” Prabhupada, guardandolo fisso negli occhi, gli dette queste direttive: “Non spedire quest’ordine per posta come facciamo con gli altri. Porta invece il disco negli uffici della Macmillan e consegnalo nelle mani della persona che ci ha spedito la lettera.” Brahmananda annuì, consapevole che Krishna lo stava usando come un suo strumento. “Quando consegni l’album,” continuò Prabhupada, “di’ loro che sei un discepolo di un guru indiano che ha tradotto la Bhagavad-gita. La pubblicheranno, non preoccuparti.” Brahmananda era stupito. Prabhupada sembrava molto fiducioso. Non c’era alcun dubbio che il libro sarebbe stato pubblicato e da Macmillan! Non poteva andare meglio di così.
IMMERSI NELL’OCEANO DI NETTARE
Il giorno seguente, in abito completo e cravatta, Brahmananda fece il suo ingresso nel grattacielo della Macmillan al numero 866 della Third Avenue, poco lontana dalla 52ma Strada. Le sue aspettative erano grandi quanto l’edificio stesso, ma rimase deluso quando seppe che l’ordine dell’album era stato fatto da un impiegato dell’ufficio spedizioni. L’ordine non aveva niente a che fare con la casa editrice – era stato un semplice impiegato che aveva interesse per i mantra e la meditazione.” Allora Brahmananda doverosamente consegnò l’album e aveva veramente poca speranza che la Gita del suo maestro venisse pubblicata. Proprio allora, nel bel mezzo di educati scambi di convenevoli con l’impiegato, apparve un giovane dirigente che voleva ritirare la sua posta. L’impiegato lo presentò a Brahmananda. “Questo è James O’Shea Wade, il nostro redattore capo.” Brahmananda colse l’occasione. “Sono discepolo di un guru indiano,” disse, cercando di ripetere testualmente le parole di Prabhupada. “Egli ha tradotto la Bhagavad-gita.” “Cosa?” rispose incredulo Wade. “Abbiamo da poco pubblicato una collana completa di libri spirituali e siamo alla ricerca di una Bhagavad-gita per completarla.” Brahmananda rimase a bocca aperta. Sebbene fosse rimasto senza parole rifletté sulla potenza di Prabhupada: “La pubblicheranno, non ti preoccupare.” Allora Wade ruppe quel silenzio imbarazzante. “Domani portami il manoscritto,” propose, “e noi lo pubblicheremo così com’è.” Brahmananda ritornò di corsa al negozio e dette la notizia a Prabhupada. Con il suo modo di fare inimitabile, Prabhupada rimase indifferente come se avesse saputo quello che sarebbe accaduto prima che accadesse.
UNA CONFERMA DI PRIMA MANO
Ora, questi sono ricordi di un discepolo ultrazelante, un dettaglio sopravvalutato della storia quarantennale dell’ISKCON? Mi proposi di scoprirlo. Trovai James Wade che mi confermò gli eventi citati. Ricordava l’avvenimento con grandissima chiarezza a sostegno del racconto di Brahmananda e inoltre aggiunse qualcosa in più. “Ricordo chiaramente l’eccitazione che pervase i nostri uffici, in genere tranquilli e monotoni, il giorno in cui Swami venne a farci visita accompagnato dai suoi seguaci vestiti con abiti color arancio.” Sembra che Prabhupada in persona abbia portato il manoscritto il giorno successivo a quello della breve visita di Brahmananda alla Macmillan. Wade espresse il suo pensiero sulla spiritualità di Prabhupada. “Dello Swami ricordo la figura imponente e singolare circondata da una potente aura spirituale. Un tipo come lui non si era mai visto negli uffici della Macmillan. A quell’epoca pubblicavamo anche autori come Alan Watts e John Bleibtreu che erano coinvolti nel Movimento spirituale comunitario di nome Arica. Allora la Macmillan aveva una tradizione nella pubblicazione di libri sulla spiritualità e sulla religione, che penso si sia conclusa non molto tempo dopo che io ne uscii per diventare caporedattore della World Publishing Company che ora non c’è più.
Lo Swami era davvero speciale. Questo era evidente.” Chiesi a Wade di entrare nei dettagli di quel fatidico incontro. “Il nostro ufficio era piuttosto austero con un freddo arredo moderno. Ricordo di essermi preoccupato che lo Swami potesse non sentirsi a suo agio in quest’ambientazione piuttosto impersonale, ma fu chiaro che egli era un uomo che si sentiva a suo agio, come a casa sua, in qualsiasi ambiente. Lo ricordo come un uomo piuttosto alto con una figura imponente, ma in realtà non lo era, essendo di statura piuttosto bassa e molto cordiale. Tranquillo, modesto, circondato da un’aura di serenità e di pace molto gradevole e confortevole. Non posso essere più preciso di così. Egli era in questo mondo e allo stesso tempo non c’era. Sapeva che viviamo in un mondo d’illusione – qualcosa ci ha insegnato anche la scienza, dalle particelle subatomiche della meccanica quantistica alle teorie cosmologiche. Ricordo che desiderava che la Baghavad-gita Così Com’è avesse la diffusione più ampia possibile negli USA. Mi ricordo che cose come il Movimento Hare Krishna erano ai loro primissimi stadi. Teorie spirituali alternative – che vanno dalla Zen al Buddismo Tibetano per esempio – allora non avevano ancora toccato le menti e gli spiriti delle persone nel modo in cui questi percorsi alternativi fanno oggi per molti.” James Wade era stato caporedattore della Macmillan dal 1965 al 1969, ma in questi pochi anni trascorsi nei loro uffici è passato alla storia per aver pubblicato l’edizione della Bhagavad-gita di un puro devoto. La versione ridotta apparve per la prima volta nel 1968, e grazie ai semi che James Wade aveva piantato, la Macmillan pubblicò la versione integrale della Bhagavad-gita Così Com’è di Prabhupada nel 1972.
UNA TRADUZIONE DI GRANDE POTENZA SPIRITUALE
La traduzione e i commenti di Prabhupada non sono solo suoi; essi sono sostenuti dalla saggezza dei suoi predecessori della successione disciplica. È per questo che egli chiamò la sua traduzione “Così Com’è”. Il titolo dichiara con forza ai suoi lettori che non si tratta di un’ulteriore interpretazione, ma del messaggio originale del primo che la espose: Krishna, Dio, la Persona Suprema. Di conseguenza, la Gita di Prabhupada fu la prima edizione in inglese capace di portare le persone alla coscienza di Krishna, per renderle devote di Krishna, cosa che costituisce il vero scopo del libro (vedi Bg. 18.65). La Gita di Prabhupada è stata diffusa diventando la più importante edizione del mondo moderno, con risultati di vendita spesso superiori a traduzioni popolari ed erudite. Richiamando l’attenzione di milioni di lettori con le sue edizioni in circa cinquantacinque lingue, dal polacco al giapponese, dal tedesco all’azerbaijano, dal danese al croato, dall’inglese a molti dialetti indiani, la Gita di Srila Prabhupada costituisce un evento straordinario. Possiamo trovarla nelle case, nelle librerie, nelle biblioteche di ricerca e nelle istituzioni accademiche di tutto il mondo. La storia dell’incontro di Prabhupada con la Macmillan dimostra che James Wade, allora caporedattore, servì da strumento nelle mani di Krishna, che aveva già firmato il contratto.
Satyaraja, discepolo di Srila Prabhupada, è un collaboratore assiduo di BTG. Egli ha scritto più di venti libri sulla Coscienza di Krishna. Vive vicino a New York City.
James Wade, ex-senior editor della Macmillan Publishing Company.
Gli Studiosi Elogiano la Bhagavad-gita Così Com’è
Subito dopo la pubblicazione ci fu l’approvazione della critica, con eruditi e letterati allora famosi che lodavano l’opera di Srila Prabhupada.
È un’opera profondamente sentita, concepita con forza e spiegata con chiarezza. Non so se lodare di più questa traduzione della Bhagavad-gita, il suo originale metodo di spiegazioni o l’incessante fertilità delle sue idee. Non ho mai visto nessuna altra opera sulla Gita con una interpretazione ed uno stile così significativi. …Per molto tempo essa occuperà un posto importante nella vita intellettuale ed etica dell’uomo moderno.
Dott. Shaligram Shukla
Professore di Linguistica
alla Georgetown University
È fuori discussione che questa edizione sia uno dei migliori testi disponibili sulla Gita e sulla devozione. La traduzione di Prabhupada è una miscela ideale di accuratezza letteraria e di approfondimento religioso
Dott. Thomas J. Hopkins
Professore di Religione
al Franklin and Marshall College
Nessuna opera di tutta la letteratura indiana è più citata, perché in Occidente nessuna è più amata della Bhagavad-gita. La traduzione di una tale opera richiede non solo conoscenza del sanscrito, ma intima comprensione dell’argomento e grande abilità nell’uso della parola. Poiché il componimento in versi è una sinfonia in cui Dio è visto in ogni cosa, lo Swami ha reso un vero servizio agli studenti rivestendo l’amato poema indiano con una fresca interpretazione. Qualunque sia il nostro modo di vedere, dovremmo essere grati per la fatica che ha portato a questa opera illuminante
Dott. Geddes MacGregor
Emerito Professore
di Filosofia
alla University of Southern California
Posso dire che nella Bhagavad-gita Così Com’è ho trovato spiegazioni e risposte alle domande che mi ero sempre posto
riguardo all’interpretazione di questa opera sacra,
di cui ammiro profondamente la disciplina spirituale.
Se l’ascetismo e l’ideale degli apostoli che formano il messaggio della Bhagavad-gita Così Com’è fossero più diffusi e più rispettati,
il mondo in cui viviamo si trasformerebbe in un posto migliore, più fraterno
Dott. Paul Lesourd Autore,
Professore Onorario
alla Università Cattolica di Parigi
Il mondo degli eruditi è nuovamente in debito con A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Sebbene la Bhagavad-gita sia stata tradotta molte volte, Prabhupada con i suoi commenti aggiunge una traduzione di singolare importanza.
Dott. J. Stillson Judah
Professore di Storia delle Religioni
e Direttore della Libraries Graduate
Theological Union Berkeley in California
La Bhagavad-gita, uno dei più grandi testi spirituali, non fa ancora parte del nostro ambiente culturale. Questo probabilmente non è dovuto tanto al fatto che è straniera quanto perché di essa non avevamo quel genere di commento così efficacemente interpretativo a cui Swami Bhaktivedanta ha provveduto, un commento scritto non solo dal punto di vista di un erudito, ma da quello di un praticante, di un devoto dedicato per tutta la sua vita.
Denise Leverto Scrittrice
Al crescente numero di lettori occidentali
interessati al pensiero classico vedico è stato offerto un grande
servizio da parte di
Swami Prabhupada. Portandoci una nuova e viva interpretazione di un testo già conosciuto da molti, egli ha accresciuto moltissimo la nostra comprensione.
Dott. Edward C. Dimock, Jr.
Dipartimento di Linguaggio
e Civilizzazione
dell’Asia del Sud
Università di Chicago
Sono molto impressionato dall’erudita ed autorevole edizione della Bhagavad-gita di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. È un’opera preziosa sia per gli studiosi sia per l’uomo normale ed è di grande utilità sia come libro di riferimento che come libro di testo. Io raccomando vivamente questa edizione ai miei studenti. È un libro molto ben fatto.
Dr. Samuel D. Atkins
Professore di Sanscrito
Università di Princeton
Che il lettore sia un adepto dello spiritualismo indiano o no, una lettura della Bhagavad-gita Così Com’è sarà estremamente proficua. Per molte persone questo sarà il primo contatto con l’India autentica, l’antica ed eterna India.
Francois Chenique
Professore di Scienze Religiose
Istituto di Studi Politici
Sono molto emozionato di vedere la pubblicazione della Bhagavad-gita Così Com’è di Sri Bhaktivedanta Swami Prabahupada. Questa opera contribuirà a fermare l’inganno di falsi guru e yogi non autorizzati e darà a tutti un’opportunità di capire il vero significato della cultura orientale.
Dr. Kailash Vajpeye
Direttore degli Studi Indiani
Centro per gli Studi Orientali
Università del Messico.
Altre Storie della Gıta della Macmillan
Per poter far parte della serie dei classici spirituali della Macmillan, la Gita di Prabhupada doveva essere conforme ad una certa dimensione e ad un certo stile, il che significava che doveva essere ridotta dal suo manoscritto di mille pagine a poco più di trecento pagine. Cosa fare? Prabhupada l’avrebbe accettato? Brahmananda fu sorpreso quando il suo maestro spirituale gli disse: “Fai tutto quello che vuole l’editore; ma i nostri uomini devono preparare il testo in modo che il significato non cambi.” Hayagriva e Rayarama, due tra i più colti discepoli di Prabhupada, prepararono il testo per la pubblicazione e consegnarono alla Macmillan la copia ridotta della Gita prima della scadenza del termine. Prabhupada però chiarì che desiderava che in seguito venisse pubblicata la versione integrale, non ridotta. Brahmananda scrisse a famosi letterati, poeti ed eruditi religiosi, nella speranza che essi avrebbero dato il loro contributo con prefazioni all’opera di Prabhupada per aumentarne le prospettive di vendita. Si rivolse a Thomas Merton, ad Allen Ginsberg, a Denise Levertov e ad Allan Watts. Tutti ad eccezione di Watts acconsentirono.
Nella sua risposta a Brahmananda, Watts scrisse che la filosofia di Prabhupada di presentare la Gita “così com’è” senza interpretarla, era di per sé un’interpretazione e perciò disonesta sul piano intellettuale. Brahmananda era preoccupato, non perché dubitasse di Prabhupada, ma perché Watts era un autore conosciuto che pubblicava con la Macmillan. James Wade avrebbe modificato la sua decisione di pubblicare il libro di Prabhupada se avesse visto la risposta di uno dei suoi autori? Niente affatto. Wade disse che anche se Watts scriveva dei buoni libri, non capiva la tradizione Gaudiya Vaisnava dello Swami. Il libro di Prabhupada era nella lista, non c’era nessun problema. Prabhupada affidò a Govinda Dasi alle Hawai l’illustrazione della copertina della sua prima edizione Macmillan.
Essi discussero sulle dimostrazioni contro la guerra di quel tempo e decisero di non mettere sulla copertina della Bhagavad-gita la solita scena del campo di battaglia. Prabhupada disse a Govinda Dasi di dipingere invece la Forma Universale con le Sue molte teste, lingue, braccia e via dicendo. Furono d’accordo che la natura "psichedelica"
di questa immagine
avrebbe attratto gli hippies. Quando l’illustrazione fu sottoposta all’editore però, la Macmillan avanzò delle riserve. Ritenendola troppo soprannaturale per i loro consueti lettori, decisero di togliere le molte braccia e le molte teste, lasciando solo quattro braccia e una testa. Govinda Dasi fu sconvolta dal fatto che avessero modificato il suo lavoro. “Non preoccuparti per questo,” disse Prabhupada. “Questo ora è Visnu che è superiore alla Forma Universale.” Prabhupada aveva sempre voluto che il suo nome apparisse in basso nei suoi libri, sotto la rappresentazione di Krishna o di una delle Sue incarnazioni che potevano essere usate sulla copertina. Non aveva mai voluto che il suo nome fosse al lato del Signore, in una posizione uguale alla Sua, perché questo sarebbe stato in contrasto con l’etichetta. Quando il libro della Macmillan tornò con il nome di Prabhupada proprio vicino all’immagine del Signore, Prabhupada lo guardò a lungo e attentamente, e poi disse: “Va bene. L’energia del Signore è sempre alla Sua sinistra e il devoto è un’espansione di questa energia, quindi va tutto bene.”