Il Mistero
di
Madhusudana
Visto che nei passatempi di Krishna non c’è traccia
di un demone di nome Madhu, perché Arjuna si rivolge a Krishna chiamandoLo “uccisore di Madhu”?
di Satyaraja Dasa
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| Dopo che il demone Madhu aveva rubato i Veda a Brahma, Hayagriva,
l’incarnazione di Krishna con la testa di cavallo, uccise Madhu e restituì i Veda a Brahma. |
Madhusudana. Questo nome mi ha sempre incuriosito. Da dove proviene? Nella Bhagavad-gita, uno dei nostri testi più sacri, Krishna viene indicato come Madhusudana, cioè “uccisore del demone Madhu”, per lo meno cinque volte (1.34, 2.1, 2.4, 6.33 e 8.2). E tuttavia Krishna non ha ucciso un demone di nome Madhu. Ho cercato più volte in tutta l’immensa varietà dei passatempi di Krishna. Nessuna traccia di Madhu, per lo meno non nella forma di demone.
La maggior parte dei commentatori, Srila Prabhupada compreso, ci dice che questo modo di Arjuna, l’eroe della Gita, di riferirsi a Krishna, è un’espressione poetica che sta ad indicare che ora Krishna uccide i dubbi di Arjuna proprio come Egli ha ucciso il nemico a tre dimensioni del Suo passato. Ma ancora, dove è avvenuto questo? Quando Krishna ha ucciso un demone di nome Madhu?
La mia ricerca mi ha portato a Baladeva Vidyabhusana, un commentatore Vaisnava del diciottesimo secolo. Egli scrive che nella Gita l’uso del nome di Madhusudana implica che Krishna può uccidere l’angoscia (sokam) di Arjuna proprio come in passato aveva ucciso Madhu (madhusudana iti tasya sokam api madhuvan nihanisyatiti bhavah). Io però mi chiedo ancora dov’è che si parla di questo demone Madhu e perché Arjuna si riferisce proprio a lui. Al tempo della battaglia di Kuruksetra, Krishna aveva ucciso molti demoni e Arjuna avrebbe potuto riferirsi a ciascuno di essi — “O uccisore di Putana”, “O vincitore di Kamsa” e così via dicendo. Per questa ragione, per me era ovvio che Arjuna aveva una ragione particolare per usare il nome di Madhusudana.
Approfondendo un po’ ho trovato che quasi sicuramente Madhu non era stato ucciso da Krishna, perlomeno non da Krishna nella Sua forma originale. Invece, era stato Visnu — un’espansione di Krishna — che aveva eliminato la minaccia di Madhu-Kaitabha (un avvenimento che poi esporrò dettagliatamente). Più precisamente, Visnu ha ucciso Madhu per mezzo della Sua incarnazione Hayagriva, che ha il corpo di un cavallo; questo è citato nei testi sacri conosciuti come Purana. Indicando Krishna come Madhusudana, allora, la Gita realizza un collegamento in qualche modo velato tra Krishna e Visnu, offrendo in questo modo ai lettori un’idea della divinità di Krishna.
Questo non vuol dire che la divinità di Krishna dipenda in alcun modo dalla Sua identità con Visnu. In realtà è proprio l’opposto perché Krishna è la sorgente di tutte le forme e incarnazioni divine. (Si veda lo Srimad-Bhagavatam 1.3.28) Ma il concetto comune di Dio — onnipotente e terrificante, che impersona la grandiosità anziché la semplicità, che stimola la reverenza invece dell’intimità — è più adatto a Visnu. E perciò perfino ai tempi vedici la parola Vaisnavismo (“l’adorazione di Visnu”), e non Krisnaismo era il nome preferito per il sanatana-dharma, la religione eterna dell’anima.
In verità, molti studiosi della Gita, tradizionalisti come gli accademici occidentali — tendono a vedere come punto culminante della Gita la grande rivelazione dell’undicesimo capitolo, in cui Krishna mostra ad Arjuna la maestosità della Sua forma universale che tutto comprende.
Questa loro affermazione nasce dall’assoluta magnificenza ed opulenza di questa rivelazione, ma i nostri grandi acarya, nella loro saggezza, pongono maggior enfasi sull’umile richiesta che Arjuna fa a Krishna di mostrare di nuovo la Sua più intima — e perciò superiore — forma a due braccia. Essi inoltre preferiscono invece concentrarsi sull’istruzione alla fine della Gita (18.66) di abbandonare ogni sorta di religione per arrendersi a Dio (Krishna) con un cuore sincero pieno di amore e devozione.
CHE COSA C'E' IN UN NOME?
Il nome Madhusudana appare la prima volta nel Primo Capitolo, prima che Krishna riveli ad Arjuna che sia Lui che il Suo amato devoto Arjuna hanno preso molte nascite nel passato (Capitolo Quattro) e prima che Egli mostri la Sua essenza divina ad Arjuna in modo definitivo (Capitolo 11). Le implicazioni sono molto significative: l’illusione di Arjuna è soltanto un lila, un passatempo trascendentale, disposto dal Signore. Questo significa che egli viene messo in uno stato temporaneo di dimenticanza cosicché Krishna possa esporre la Gita per istruire Arjuna e attraverso lui ciascuno di noi. Altrimenti come fa Arjuna a sapere, fin dall’inizio, che Krishna è davvero Visnu che nel passato si è incarnato per uccidere il demone Madhu?
Naturalmente, i seguaci di Prabhupada l’hanno sempre saputo. Nell’introduzione al suo commento sulla Bhagavad-gita, Prabhupada scrive: “Come associato di Krishna, Arjuna era al di sopra di ogni tipo d’ignoranza, ma venne messo nell’ignoranza sul campo di battaglia di Kuruksetra proprio per porre domande a Krishna sui problemi della vita in modo tale che il Signore potesse dare le Sue spiegazioni per il beneficio delle future generazioni degli esseri viventi...”
Tuttavia è interessante vedere come questo venga presentato nel Mahabharata, di cui la Gita è una piccola parte: nel verso 3.41.1-4 Siva aveva detto qualcosa ad Arjuna sulla divina associazione di Arjuna con Narayana come Nara. E nei versi 3.42.17-23 Yamaraja, il signore della morte, ha detto ad Arjuna: “Insieme a Visnu tu alleggerirai il fardello della terra.”
Tutto questo avviene precedentemente al Sesto Libro, in cui è contenuta la Gita.
Inoltre Krishna rivelò la Sua forma divina a coloro che erano riuniti alla corte dei Kaurava mentre era in missione di pace per i Pandava e quando i Pandava Lo scelsero al loro fianco per la battaglia di Kuruksetra preferendoLo al Suo esercito. Perciò, al tempo della Bhagavad-gita, i più importanti combattenti conoscevano chiaramente la divinità di Krishna. Arjuna certamente lo sapeva e tuttavia non lo sapeva — come Madre Yasoda che vide l’intero universo nella bocca di Krishna bambino e tuttavia Lo pensava come suo figlio.
L’epiteto Madhusudana viene usato ripetutamente nel Mahabharata prima della Gita, in genere pronunciato da Vaisampayana, il narratore, ma anche Arjuna, Draupadi e il demone Sisupala usano questo nome. Perciò all’inizio del Mahabharata e della Gita è chiara l’identità di Krishna come Visnu.
LA STORIA DI MADHU
La storia del demone Madhu è narrata nel Kalika Purana, nel Devi Bhagavata e nel Mahabharata.
Srila Prabhupada cita brevemente questo racconto nel suo libro di Krishna (al capitolo “Le preghiere di Akrura”) e nello Srimad-Bhagavatam (7.9.37 spiegazione).
All’inizio del tempo, il mondo spirituale generò l’universo materiale, al cui interno Sri Visnu giaceva allora in un profondo sonno cosmico su Sesa, il Suo letto serpente.
Mentre Visnu dormiva, dal Suo ombelico crebbe uno stelo di loto in cima al quale c’era un fiore, su cui apparve Brahma, il primo essere creato. Visnu gli affidò il compito della creazione ed egli meditò su come svolgere questo incarico affidatogli.
Si dice che mentre Brahma sedeva in profonda meditazione, del “cerume” (karna) uscì dagli orecchi di Visnu e da questo cerume nacquero due feroci demoni, Madhu e Kaitabha. Essi compirono grandi austerità per migliaia di anni. Soddisfatta da queste austerità Laksmi, la consorte del Signore, apparve offrendo loro il dono di poter morire solo quando lo desiderassero. Orgogliosi della nuova posizione acquisita, i due demoni divennero eccessivamente arroganti. Attaccarono Brahma che ancora meditava sullo stelo di loto e gli rubarono i quattro Veda. Sebbene infuriato, Brahma era indifeso di fronte ad avversari così potenti e si rivolse al suo solo ed unico rifugio, Visnu, chiedendoGli aiuto.
Visnu però dormiva profondamente e non si svegliò nonostante che Brahma facesse del suo meglio per destarLo. Rendendosi conto che il Signore dormiva per Sua scelta, Brahma decise di rivolgere le sue preghiere a Yoga-nidra, che non è nient’altro che la dea Laksmi in una forma speciale per assistere il Signore nel Suo sonno yogico. Come Brahma aveva sperato essa gli mostrò misericordia e svegliò il Signore.
Brahma allora raccontò a Sri Visnu le nefande attività di Madhu e Kaitabha e Gli chiese di distruggerli. Sri Visnu si manifestò come Hayagriva, la bellissima incarnazione a forma di cavallo, e lottò con Madhu e Kaitabha recuperando infine le scritture vediche.
Essi però potevano morire solo quando lo volevano, secondo il dono ricevuto e allora con intelligenza Visnu disse che nello stesso modo in cui la dea Laksmi aveva dato loro un dono, nello stesso modo loro dovevano darne uno a Lui. Infine, Egli disse loro che erano così potenti da poter mostrare la stessa gentilezza che la Sua metà femminile, la forma incarnata della Sua energia mistica, aveva mostrato loro.
Nella loro arroganza essi caddero nel Suo tranello.
“Quale dono vuoi da noi?” chiesero. “Ti daremo tutto quello che vuoi.”
“Voglio la vostra morte!” rispose il Signore.
E in questo modo Hayagriva pose fine alle loro minacce una volta per tutte.
Srila Prabhupada nello Srimad-Bhagavatam (7.9.37 spiegazione) scrive:
“Dio, la Persona Suprema, nella Sua forma trascendentale, è sempre pronto a proteggere i Suoi devoti. Come afferma questo verso, quando Madhu e Kaitabha attaccarono Brahma, il Signore nella forma di Hayagriva uccise i due demoni. I demoni moderni pensano che non ci fosse vita all’inizio della creazione, ma dallo Srimad-Bhagavatam apprendiamo che il primo essere vivente creato da Dio, la Persona Suprema, fu Brahma, che aveva una conoscenza completa dei Veda. Sfortunatamente, coloro che hanno ricevuto il compito di distribuire la conoscenza vedica, come i devoti impegnati nel diffondere la coscienza di Krishna, possono talvolta essere attaccati dai demoni; essi però devono restare saldi nella convinzione che gli attacchi demoniaci non potranno mai fare loro del male, perché il Signore è sempre pronto a proteggere i Suoi devoti.”

MADHUSUDANA RIVISITATO
Parlando del nome Madhusudana c’è da fare un’ultima considerazione più esoterica. Questo nome non solo significa “Colui che ha sconfitto il demone Madhu”, ma anche “Colui che supera il miele (madhu) in dolcezza”.
Perciò, il grande commentatore Sridhara Svami definisce così questo nome: “Il falso ego è dolce come il miele e risiede nel cuore di ognuno facendo dimenticare alla persona la propria identità. Esso intossica tutti. Colui che distrugge il falso ego con la luce della conoscenza viene chiamato Madhusadana.” Per estensione, la parola madhu è arrivata a riferirsi sia al calabrone che a Krishna. Come le api cercano di godere il miele del loto, così Krishna gusta il miele dell’amore dei Suoi devoti. Srila Rupa Gosvami, il grande santo Vaisnava indiano del sedicesimo secolo, usa questo doppio significato di Madhusudana nel quinto atto della sua opera devozionale Vidagdha Madhava:
Una volta mentre Radha e Krishna sedevano vicini, un’ape disturbò Radharani volandoLe vicino. Krishna chiese ad un amico di scacciare l’ape e, finito questo compito, l’amico tornò dicendo che madhu se n’era andato. Poiché la parola può indicare sia l’ape che Krishna, Radharani “erroneamente” la interpretò nel secondo significato e cominciò a piangere pensando che Krishna se ne fosse andato. Nonostante fosse nelle braccia di Krishna, era completamente presa da vipralambha-bhava, il sentimento della separazione, un livello d’amore divino a cui aspirano i Vaisnava avanzati. Vedendo le lacrime d’amore di Radharani anche Krishna cominciò a piangere e le loro lacrime si unirono insieme per formare il laghetto sacro conosciuto come Prema Sarovara, attualmente a Vraja (Vrindavana).
La lettura della Gita che Prabhupada indica come un testo spirituale introduttivo, ispirò la mia ricerca sul nome Madhusudana. Ora questo nome evoca in me i più intimi aspetti della conoscenza divina, in particolare gli estatici scambi del Signore con le Sue controparti femminili. In definitiva, Radha è colei che fa diventare Krishna Madhusudana, sia per la Sua estasi dell’immaginaria separazione da Lui sia espandendosi come Laksmi e Yoga-nidra, protagoniste del passatempo in cui il Signore uccide il demone Madhu.
Satyaraja Dasa, discepolo di Srila Prabhupada, è un redattore esterno di BTG. Ha scritto più di venti libri e vive con sua moglie e sua figlia a New York.