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Rendere percorribili
strade non praticabili

Nella Colombia Britannica, in Canada, alcuni neo-pionieri Hare Krishna sono impegnati a
concretizzare un aspetto importante della visione di Srila Prabhupada

 

di Yoginatha Dasa

 

Alcuni residenti del villaggio di Saraganati (da sinistra): Haripriya, Gopala, Yamuna Devi, (famosa per La Cucina di Sri Krishna) e le figlie gemelle dell’autore, Kalavati (a sinistra) e Rasamandala.
Alcuni residenti del villaggio di Saraganati (da sinistra): Haripriya, Gopala, Yamuna Devi, (famosa per La Cucina di Sri Krishna) e le figlie gemelle dell’autore, Kalavati (a sinistra) e Rasamandala.

 

In canoa sul Lago di Saraganati.
In canoa sul Lago di Saraganati.

 


Raramente Vanamali cammina. Come la maggior parte dei bambini di sei anni ella, immersa nel suo mondo, salta, ruota, si piega e sobbalza sui sentieri e le strade fangose del Villaggio di Saraganati, nella lontana Colombia Britannica. I suoi numerosi percorsi  e quelli di altri prima di lei hanno segnato il sentiero che conduce da casa a scuola attraverso la foresta di pini e di abeti. Il nome Vanamali Dasi significa “servitrice di Krishna che porta su di Sè i bellissimi fiori della foresta”. Ella è un membro della “terza generazione” ISKCON, figli dei figli dei discepoli di Srila Prabhupada. È nata in casa a Saraganati, dove ora frequenta la scuola. Le impronte dei devoti che vivono qui hanno formato i sentieri che ella usa — scorciatoie tra le case, dalle case al tempio e ad altri posti particolari nella foresta, come “il ponte rosso”. Vent’anni fa non c’erano sentieri. La valle ora conosciuta come Saraganati una volta era un terreno di caccia estiva degli Indiani aborigeni. Negli anni ’30 immigrati cinesi cercarono di farvi crescere cavoli e patate. Poi, nel 1987, spinti dalla passione di soddisfare il desiderio di Srila Prabhupada per il varnasrama, un gruppo di devoti di Vancouver misero insieme i loro denari e pagarono subito il terreno.

Non c’erano case, né acqua corrente, né elettricità. C’erano alcune strade profondamente solcate, alcuni cadenti recinti grigi di altri tempi e circa 800 ettari di terreno incolto, leggermente roccioso e alcalino, circondato da alberi. Non c’erano buone ragioni per pensare che questa terra potesse sostenere un villaggio varnasrama. In effetti, non c’era nessuna conoscenza di una traccia storica di insediamenti umani su questa terra. Tuttavia, fu qui che neo-pionieri come i nonni di Vanamali, citando slogan di autosufficienza e di vita semplice, decisero di costruirvi il nostro modello di comunità. A differenza degli immigrati europei che avevano raggiunto il loro Nuovo Mondo muniti di forza fisica e di alcune fondamentali abilità per la sopravvivenza, l’unica capacità da me acquisita nell’infanzia nei sobborghi di Seattle e in due anni di college era quella di accendere un fiammifero. Nel 1987, abbandonata la logica e il buon senso, io ed altri ugualmente impreparati caricammo alcuni camion pick-up con pochi arnesi da lavoro, alcune finestre di seconda mano e vari altri utensili. Poi ci avventurammo ciecamente, insensatamente ma con entusiasmo, nella fredda e desolata terra del nord ora conosciuta come Saraganati, brucianti di entusiasmo nel servire il nostro guru e il suo Movimento.

 

A Saraganati c’è molto spazio per andare a cavallo.
A Saraganati c’è molto spazio per andare a cavallo.

 

Haripriya (in primo piano) e Rasamandala, come altri bambini cresciuti a Saraganati, hanno tempo per sviluppare le loro abilità equestri, utili per potersi spostare nelle zone circostanti il villaggio. 
Haripriya (in primo piano) e Rasamandala, come altri bambini cresciuti a Saraganati, hanno tempo per sviluppare le loro abilità equestri, utili per potersi spostare nelle zone circostanti il villaggio. 

 

Gopal il bue trasporta Madana Mohana Dasa e sua figlia Sita lungo una tranquilla strada di Saraganati.
Gopal il bue trasporta Madana Mohana Dasa e sua figlia Sita lungo una tranquilla strada di Saraganati.

 



LA VISIONE DI PRABHUPADA

Prima del suo trapasso Srila Prabhupada parlava spesso del varnasrama-dharma, il sistema sociale vedico finalizzato ad aiutare tutti a fare un graduale progresso spirituale. Era chiaramente un raggio della ruota del suo progetto missionario. “Il nostro dovere è quello di organizzare anche gli impegni esterni così bene che un giorno con grande facilità raggiungeranno la piattaforma spirituale aprendo la strada… diventare Vaisnava non è tanto facile. Per diventare Vaisnava bisogna stabilirsi nel varnasrama-dharma. Non è così facile diventare Vaisnava. (Srila Prabhupada, Mayapur, India 14/2/77)
Sebbene nessuno di noi fosse in grado di descrivere in dettaglio una “comunità varnasrama”, di una cosa eravamo sicuri: dovevamo impegnarci a costituire un gruppo di devoti ben intenzionati a essere coscienti di Krishna immessi nella selvaggia Colombia Britannica, con la proprietà privata delle loro case e di una parte della terra circostante, i quali nel tempo avrebbero realizzato il varnasrama. Era come seminare una manciata di semi di grano in un campo abbandonato e incolto a primavera e tornarvi in autunno sperando di avere un raccolto — una tecnica infruttuosa che una volta ho sperimentato. Che cosa accadde?

Portare secchi d’acqua da più di venti litri giù lungo percorsi ghiacciati in pendenza era un po’ scoraggiante dopo una vita trascorsa ad aprire i rubinetti. Stare sdraiati sulla schiena nel fango freddo per stringere pesanti catene di metallo sulle ruote di un camion bloccato in una strada fangosa sembrava più un modo di vivere stupido che una vita semplice. Raspare nella terra incolta per produrre un po’ di carote e di patate anziché andare dal verduraio sembrava proprio una perdita di tempo. E trascorrere una giornata nella foresta tagliando e caricando legna da ardere era molto più faticoso per la schiena che far scattare un termostato. Riesco ancora a ricordare la triste delusione di quando piantai i miei primi spinaci spingendo i semi dieci centimetri sotto terra — non sapendo che li stavo spedendo in un mondo di eterne tenebre. Nonostante queste e innumerevoli altre difficoltà, Saraganati esiste ancora. C’è stata una miracolosa trasformazione del territorio?

La perseveranza e la grazia di Dio avevano fatto sì che i devoti trasformassero un deserto in Indraprastha, un paradiso sulla Terra. Una vittoria gloriosa contro tutte le difficoltà? Non esattamente. Eravamo riusciti a realizzare giardini, una scuola, un tempio e venticinque case di vario stile, dal rustico all’elegante, e la felicità della nostra nuova vita tra le montagne in qualche modo aveva conquistato i nostri cuori. C’è una soddisfazione primitiva nel poter aprire la propria porta di casa a qualsiasi ora del giorno e della notte e poter gridare “Jaya Radhe-Syama!” forte quanto si vuole senza paura di essere criticati dai vicini. È un sollievo sapere che fare il pendolare per lavoro significa camminare verso un appezzamento coltivato a lamponi. Sembra giusto anche dormire al ritmo delle stagioni anziché dell’orologio. Cieli notturni chiari come il cristallo con stelle risplendenti placano la mente. L’allegro canto degli uccelli ha sostituito i suoni assordanti di una gigantesca macchina urbana. Questi piccoli piaceri fanno sembrare di poca importanza le difficoltà del “vivere senza”. E il nostro mandato originale? Che ne è stato della nostra missione? Abbiamo realizzato il varnasrama? Siamo arrivati un po’ più vicini a capire che cosa sia? Abbiamo soddisfatto i desideri del nostro Guru Maharaja?

 

Sri Caitanya e Sri Nityananda presiedono sul villaggio dal loro tempio, che qualche volta viene usato come aula per lezioni di danza devozionale tradizionale (sotto). [Il Signore Jagannatha, che si vede nella foto, è in visita per un festival]. 
Sri Caitanya e Sri Nityananda presiedono sul villaggio dal loro tempio, che qualche volta viene usato come aula per lezioni di danza devozionale tradizionale (sotto). [Il Signore Jagannatha, che si vede nella foto, è in visita per un festival]. 

Sri Caitanya e Sri Nityananda presiedono sul villaggio dal loro tempio (sopra), che qualche volta viene usato come aula per lezioni di danza devozionale tradizionale. [Il Signore Jagannatha, che si vede nella foto, è in visita per un festival]. 

 

Kalavati (a sinistra) e Haripriya raccolgono fiori selvatici per le Divinità.
Kalavati (a sinistra) e Haripriya raccolgono fiori selvatici per le Divinità.



UN PASSATO SIMBOLICO

Se per realizzare il varnasrama c’è bisogno di re e di brahmana, e si suppone che esso serva ad immettere i grihastha nell’ordine di rinuncia, allora abbiamo fallito. E se il varnasrama significa la ricostruzione di un antico sistema sociale con ben ordinate suddivisioni di attività, abbiamo di nuovo fallito. Se invece lo spirito del varnasrama è quello di creare un semplice, disadorno modo di vivere che sostenga la coscienza di Dio invece di sfidarla costantemente; e se si pensa che il varnasrama offra una stabile, sicura e serena ambientazione, un luogo dove, come dice Bhaktivinoda Thakura “la vita spirituale può essere sviluppata con facilità e automaticamente” (Kalpataru, Canzone 13), allora il percorso di Vanamali e il villaggio del ventunesimo secolo di Saraganati meritano una riflessione. Un vecchio sentiero percorso da tre generazioni della stessa famiglia di devoti certamente è simbolo di stabilità. Non sappiamo ancora se Vanamali e i suoi compagni di giochi realizzeranno la profezia di essere i primi veri Vaisnava occidentali, ma perlomeno abbiamo piantato i semi che hanno germogliato. Questi bambini non sono stati gettati nei campi incolti di istituzioni impersonali o pressati sotto la terra del materialismo grossolano e del divertimento elettronico. Essi crescono nella fertile terra di Saraganati, dove possono correre liberamente respirando l’aria fresca. Qui si recano a casa per coltivare verdure e fare kirtana. Tutti i loro vicini usano tilaka e collane di legno di tulasi. Il tempo dirà se questo è davvero l’inizio del varnasrama desiderato da Srila Prabhupada. Oggi Saraganati è un posto meraviglioso per perseguire la vita interiore della coscienza di Krishna. E se non altro, se un giorno i figli di Vanamali passeggeranno con gioia lungo il sentiero della loro madre, allora un raro e prezioso fiore selvatico può davvero sbocciare dal terreno roccioso di Saraganati.

 

Segni delle stagioni a Saraganati: cogliere lamponi in estate.
Segni delle stagioni a Saraganati: cogliere lamponi in estate.

 

Segni delle stagioni a Saraganati: andare in slitta d’inverno.
Segni delle stagioni a Saraganati: andare in slitta d’inverno.

 

 

Segni delle stagioni a Saraganati: un arcobaleno dopo una pioggia primaverile.
Segni delle stagioni a Saraganati: un arcobaleno dopo una pioggia primaverile.
Segni delle stagioni a Saraganati: un arcobaleno dopo una pioggia primaverile.

 

 

Yoginatha Dasa, sua moglie Udarakirti Devi Dasi e le loro tre figlie vivono in una casa fatta di paglia, legno e pietra nel Villaggio di Saraganati, dove hanno superato con successo gli inverni canadesi dal 1991.

 

 

Kartamasa e Radha, che ora vivono in Florida, si sono sposati a Saraganati, dove prima vivevano e dove tornano regolarmente per tenere ogni anno un campeggio estivo per ragazzi.
Kartamasa e Radha, che ora vivono in Florida, si sono sposati a Saraganati, dove prima vivevano e dove tornano regolarmente per tenere ogni anno un campeggio estivo per ragazzi.

 

 

Amrita guida i bambini in kirtana. 
Amrita guida i bambini in kirtana

 

 

Rathayatra al Lago Saranagati. 
Rathayatra al Lago Saranagati. 
Rathayatra al Lago Saranagati. 

 

(da Ritorno a Krishna)

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