Alcuni devoti si concedono un po’ di tempo per uscire dalla loro normale routine
e concentrarsi sulla pratica fondamentale del japa, il canto individuale dei santi nomi.
di Karuna Dharini Devi Dasi
foto di Radhanatha Jakupko
Immagina di vivere una splendida vacanza lontano dalle distrazioni della casa e del lavoro. Aria fresca, fitte foreste e alte montagne blu ti circondano e hai l’opportunità di trovarti con esperti insegnanti per esplorare il grande beneficio spirituale del canto del maha-mantra Hare Krishna. Quando la sveglia suona non sei obbligato ad alzarti per un altro giorno di lavoro; ti alzi invece per ascoltare il fluire di un ruscello di nettare dalla bocca di devoti che hanno dedicato la loro vita al dolce canto di Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Per mezzo del canto, di dibattiti, di esercizi interattivi, di piacevoli pratiche di gruppo e di molti scambi di affetto tra i devoti, vieni gentilmente sospinto verso la perfezione del canto. Questa vacanza è indulgere alla gratificazione? No. Le nostre autorità spirituali ci dicono che l’ascolto e il canto dei nomi di Krishna sono il più importante servizio che un devoto possa fare.
Cantare è il modo migliore per meditare sul Signore e avvertirNe la presenza. Il maha-mantra è una preghiera: “Sri Krishna, Ti prego, impegnami nel Tuo servizio devozionale.” Spesso però le nostre vite così impegnate non ci concedono il tempo o l’atmosfera adatta di cui abbiamo bisogno per stare tranquilli e concentrarci. Tutti ogni tanto hanno bisogno di una vacanza, ma i devoti in una vacanza cercano più del semplice noleggio di una macchina e di una permanenza in albergo. Anche un viaggio verso i posti sacri dell’India può essere pieno di distrazioni. Il ritiro di Japa, che attualmente viene tenuto da devoti dell’ISKCON in varie parti del mondo, offre un’opportunità di vacanza e permette di sviluppare una pratica spirituale in una meravigliosa sistemazione isolata, in montagna o in prossimità dell’oceano, o in un sacro luogo dell’India.
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| Un gruppo di istruttori e partecipanti ad un ritiro di canto sul japa alla Delhi University, nelle Blue Ridge Mountains della Georgia. L’autrice è in ginocchio al centro della foto, con uno scialle di colore chiaro sulle spalle. |
RI-CONSIDERARE ME STESSA
Per coloro che come me hanno cantato per anni ma con molte cattive abitudini, il ritiro di Japa è stato un modo per ri-considerare me stessa e per gustare fino in fondo il nettare dei santi nomi. Mi sono ritrovata a dire: “Oh, ora ricordo perché sono diventata Hare Krishna!” Il ritiro di Japa che ho frequentato nelle Blue Ridge Mountains della Georgia mi è stato proposto dall’agenzia Bhagavat Life, un’organizzazione di servizi fondata da Purusa Sukta Dasa e Divyambara Devi Dasi. Il loro desiderio di organizzare questi ritiri (quello descritto è il quinto tenuto negli U.S.A.) è stato ispirato da Sua Santità Sacinandana Swami. Avendo avuto molte intuizioni sul canto, Sacinandana Swami ha proposto questi ritiri di canto al fine di rinvigorire i devoti che avrebbero desiderio di tornare al “nostro vero impegno”. Sacinandana Swami ha detto: “Il nostro problema è che non desideriamo impegnarci veramente nel significato intimo di un buon canto del japa, ma se non si fa questo sforzo, se non siamo convinti che il japa sia essenziale per il nostro servizio a Krishna, gli altri servizi falliranno. Mentre nelle prossime settimane ripenserete a questo ritiro, capirete che avete avuto un aiuto molto più grande di quello che vi aspettavate per ottenere un canto efficace!”
STRUMENTI PER CANTARE MEGLIO
Al Ritiro uno dei nostri insegnanti era Mahatma Dasa, che ricordo come istruttore molto qualificato di nuovi devoti a San Diego. Ci chiese di classificare il nostro canto sul japa su una scala da uno a dieci, dal più scadente al più perfetto. La maggior parte di noi si classificò tra quattro e cinque, livelli che secondo lui comportano un’attenzione sufficiente per galleggiare nel nettare dei santi nomi. Il nostro canto era appena sufficiente per restare devoti del Signore. Se essere a livello cinque ci poteva dare così tanto, come sarebbe stato salire a livello sei o perfino a otto? Eravamo pronti per la liberazione da tutte le ansietà materiali e per il puro servizio devozionale che nasce dal dolce e intenso canto del japa? Mahatma ci parlò di una serie di strumenti per una migliore relazione con i santi nomi, compreso uno spazio sacro e lo sviluppo per iscritto di temi d’introspezione.
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| Narayani Devi Dasi, che vive a Vrindavana in India, suggerì la pratica del cercare di concentrarsi su un solo mantra alla volta. |
LO SPAZIO SACRO
Prima di tutto ci insegnò che per avere successo nel canto una persona ha bisogno di uno “spazio sacro”. Dove vi mettete quando cominciate a cantare? Dovremmo essere dove possiamo dare il benvenuto al maha-mantra come faremmo con un ospite molto importante dedicandogli tutta l’attenzione e il rispetto possibili. Alcuni luoghi ci aiutano ad ascoltare i nomi di Krishna e altri no. Per esempio, un tempio, una stanza adibita a tempio nella propria casa o un tranquillo giardino possono evitarci le distrazioni. Non così probabilmente la stanza della televisione. Uno spazio sacro ha molto a che fare con la scelta dell’ora. È difficile cantare nel mezzo delle attività domestiche, perciò dovete programmare il vostro japa in un momento in cui le distrazioni sono minime. Le Scritture consigliano le prime ore del mattino, prima del sorgere del sole come un momento particolarmente tranquillo.
Se potete cantare con persone della vostra stessa mentalità, anche questo vi sarà di grande aiuto. Forse più intimo è lo spazio sacro tra la propria bocca e i propri orecchi, il percorso che compie il santo nome. Più piccolo di un giardino o di una stanza, esso costituisce un tracciato diretto verso la propria anima. È in questo spazio sacro che il cuore si scioglie quando cerchiamo di ascoltare il suono con serietà ed umiltà. Un altro strumento importante è scrivere risposte a domande molto importanti: in che modo il santo nome ha influenzato la mia vita? Quanto sono grato al santo nome? In che cosa ho bisogno di migliorare il mio rapporto con il nome?
UN MANTRA ALLA VOLTA
Narayani Devi Dasi, una discepola di Prabhupada che per molti anni ha prestato servizio nei suoi templi in India, ci ha reso partecipi di alcune sue intuizioni utili per il canto del santo nome. Il suo slogan è “un mantra alla volta”. Dopo aver provato più volte con sincerità ad ascoltare un mantra alla volta, arrivai a chiedermi come era possibile che io cantassi interi giri di 108 mantra senza ascoltarne nemmeno uno. Forse permetto alla mia mente di sabotare regolarmente la mia pratica? Essa ci spingeva a cercare di ascoltare con attenzione un solo mantra alla volta rimanendo concentrati. Cantavamo insieme all’unisono. Come un bambino che impara a leggere, mi sentii ricompensata da questo sforzo. Narayani ci guidò in una meravigliosa analisi della preghiera Siksastaka di Sri Caitanya Mahaprabhu.
Ciascuno degli otto versi rappresenta una qualità essenziale di chi pratica il canto: la gratitudine, il lamento, l’umiltà, il gusto, sentirsi dipendenti, desiderare la perfezione nella devozione, sentire la separazione e arrendersi completamente. Ci venne chiesto di pensare ad esempi tratti dalle Scritture di grandi devoti che hanno rivelato queste diverse qualità. Narayani ci allenò con un esercizio in cui ci chiedeva di fissare la visione della nostra Divinità preferita o dell’immagine di Krishna e di cantare insieme un giro dedicato ad essa. Cantavamo i Suoi nomi per Lui con il massimo di attenzione possibile. Questa meditazione era gioiosa perché il suo punto focale era offrire il suono dei nomi per il piacere del santo nome – il supremamente meraviglioso Signore dei nostri cuori.
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| Anapayini, una brava danzatrice e istruttrice di Bharat Natyam, canta nelle solitudine delle Blue Ridge Mountains. |
HATHA YOGA
Alcuni devoti esperti di hatha yoga ci spiegarono in che modo la fisiologia incida sulla psicologia. I nostri movimenti e la nostra condotta durante il giorno ci portano a disperdere energia, noi però possiamo incanalare questa energia in un canto molto attento del japa. Per fare questo bisogna che prima del canto la mente sia resa attenta e consapevole. Prima del canto praticavamo alcuni esercizi e tecniche respiratorie. Questi esercizi mettevano in evidenza l’importanza di sedere con la spina eretta e la testa e il collo in una posizione adatta per cantare. Una respirazione impropria mentre si canta il japa ci fa perdere il ritmo e provoca lo sbadiglio o la mancanza di fiato. Praticare le tecniche respiratorie del pranayama può esserci d’aiuto.
SIETE PRONTI PER LO SHOCK DELLA VOSTRA VITA?
Yajna Purusa Dasa, uno degli istruttori, ci disse che ogni lunedì cantava sessantaquattro giri dei santi nomi di Krishna sul japa per trovare aiuto nell’affrontare gli impegni di presidente del tempio. Una pratica del ritiro era che anche noi cantassimo sessantaquattro giri, perciò ascoltammo quello che aveva da dirci, sapendo che il nostro successo dipendeva da quello. Egli ci descrisse come la mente sia sempre impegnata in due attività: accettare e rifiutare. “Questo accettare e rifiutare procede senza sosta per placare l’ego. Per far arrendere il falso ego ai piedi di loto del Signore, dobbiamo dare alla nostra mente sciocca e mascalzona una semplice istruzione: “Cerca almeno di ascoltare un mantra.” E se riuscite ad ascoltare un mantra siatene soddisfatti e non dimenticate che siete un po’ più vicini ad incontrare Krishna, Dio, la Persona Suprema. “Siete pronti ad incontrare Krishna? Siete preparati al più grande shock della vostra vita? Come sarà dolce e bello! Se riuscite ad ascoltare veramente anche un solo mantra, sarà così piacevole che sarete impazienti di ascoltare e cantare quello successivo! “Se date alla vostra mente invidiosa un’opportunità di ascoltare i nomi di Krishna, essa dirà: “Ehi, che cos’era questo?" Alla fine arriveremo ad un punto in cui il santo nome ci abbraccerà. Krishna ci afferrerà e ci porterà via. Se si capisce questo, dovremo ammettere che il japa può essere l’aspetto più trascurato della nostra pratica spirituale.”
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| Sri Gaurangi Devi Dasi (a destra) e Jaya Sri Devi Dasi parlano delle loro realizzazioni sul japa. |
MAUNA-VRATA E SESSANTAQUATRO GIRI AL GIORNO
Al terzo giorno del ritiro avevamo ascoltato i nostri insegnanti e lavorato bene tra di noi condividendo pensieri e difficoltà per mezzo di vari esercizi. Avevamo gustato lo scorrere di molti santi fiumi di dolci bhajana di Bada Haridasa e della Japa Retreat Band. Avevamo visto una serie di diapositive intitolata “Una festa di Krishna per gli occhi” di Dravida Dasa, che comprendeva la recitazione di preghiere molto dolci tratte dalle Scritture, che egli aveva tradotto in forma poetica. Eravamo felici di aver conosciuto molti nuovi amici devoti e di aver mangiato a sazietà l’ottimo krisna-prasadam cucinato con amore da Apurva Dasa e da sua moglie Kamalini. Era molto bello stare insieme come una squadra di persone fiduciose d’imparare a cantare. Non potevamo essere più pronti di così per la fase successiva. Tutti e venticinque insieme facemmo un voto di silenzio completo (mauna-vrata) e cominciammo a cantare: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama Hare Hare.
Sedemmo in cerchio intorno ad una splendida pianta di Tulasi contenuta in un portavaso d’oro. Cantammo lentamente all’unisono i primi giri, sillaba dopo sillaba, un santo nome dopo l’altro, un mantra dopo l’altro. Non volevamo sbagliare niente. Molte volte non riuscivo ad ascoltare. Mi veniva voglia di piangere. Perché così tanto pathos, se il nome è così sublime? Perché sbagliare dopo tutte quelle ottime istruzioni? Sì, alla mente piace il dramma e la ripetizione apparentemente senza fine delle sedici parole non le appare drammatica. Tuttavia dobbiamo respingere con forza le distrazioni che le vecchie, sciocche menti invidiose si compiacciono di offrirci e continuare a riportare la nostra attenzione alla vibrazione sonora con molta umiltà, invocando con sottomissione il nome. Srila Prabhupada scrive: “Il santo nome del Signore ha una potenza molto grande, ma è importante anche la qualità di come viene pronunciato. Dipende dalla qualità del sentimento.
Un uomo privo d’aiuto può pronunciare il santo nome del Signore con molta sincerità, mentre colui che lo fa con un senso di grande soddisfazione materiale ne è incapace.” (Srimad Bhagavatam 1.8.26, Spiegazione) Ho dovuto lottare contro la mia mente usando tutta la potenzialità di quello che avevo imparato al ritiro, anche se questo mi ha fatto piangere. Tuttavia, finalmente arrivai a qualcosa che avevo da tempo dimenticato: il nome di Krishna mi è molto, molto caro. Quando verso mezzogiorno completai trentadue giri, mi sentii così collegata e felice che non volli distrarmi per il pranzo. Mi resi conto che per molto tempo non avevo cantato bene, ma ora ero affascinata dal santo nome.
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| Per Jagannatha Candan una panchina di legno grezzo è un sedile adatto al canto del japa. |
RIFLESSIONI
Il giorno successivo a quello del canto dei sessantaquattro giri fu dedicato a scoprire quello che avevamo imparato da quella esperienza. I devoti si alternarono a descrivere “gli alti e i bassi” della loro speciale esperienza di un intero giorno con il santo nome. Una giovane Vaisnavi di nome Anapayini disse: “Quando cantando ho avvertito la presenza di Krishna mi sono resa conto che Egli c’è sempre. Krishna non mi lascia mai, sono io che lascio Lui.” “Per me,” disse Mahamaya Dasi, discepola di Prabhupada, “il risultato di questa grande concentrazione sul santo nome è che finalmente dopo trentasei anni di canto meccanico del japa ho trovato il desiderio e la capacità di concentrarmi sull’ascolto del canto del japa. Quanto è differente cantare con grande attenzione sul japa! Questo era esattamente ciò di cui avevo bisogno per un salto di qualità nel mio canto e nel mio ascolto.”
LA CERIMONIA DEL SANKALPA
Un altro strumento efficace che ci è stato dato è di creare una “forte disposizione intima” per il nostro canto. Senza una forte disposizione nei nostri cuori il japa-yoga è meno probabile che possa verificarsi. Come ultima cerimonia del ritiro scrivemmo il nostro forte intimo proponimento a Sri Sri Gaura-Nitai. Fu una lettera facile da scrivere perché era basata su tutte le annotazioni, gli esercizi e le realizzazioni di quei quattro giorni. Abbiamo avuto molto da cui trarre ispirazione.
Karuna Dharini Devi Dasi, discepola di Sua Grazia Virabahu Dasa, serve le Divinità a New Dwaraka (ISKCON Los Angeles), dove si unì all’ISKCON nel 1979. Vi abita con suo marito e sua figlia.
*Anche Adi Purusa Dasa del VIHE di Vrindavana conduce un ritiro di japa.
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| Un momento del ritiro di japa, al centro una piantina di tulasi. |
Riflessioni sui Ritiri di Japa
Bada Haridasa:
Questi ritiri, in cui si creano un’atmosfera e un’unione che educano al canto senza offese del santo nome, sono di fondamentale importanza per la nostra Associazione.
Manu Dasa:
Il mio unico rimpianto è che ho impiegato molto tempo per trovare il coraggio di partecipare a questo ritiro. Sono arrivato a provare il gusto per il canto del santo nome ed ho trovato la compagnia di ricercatori uguali a me, che collettivamente mi hanno benedetto con il gusto di aspirare a desiderare intensamente il nettare di assorbirsi nel canto senza offese ed incondizionato del santo nome. Ringrazio i premurosi organizzatori e presentatori del ritiro, che hanno dissodato il terreno del mio cuore corrotto dandomi la speranza che un giorno il seme della devozione vi spunterà.
Sanjeev Aneja:
Questo Ritiro di Japa è stato unico nel suo genere. Ho partecipato a moltissimi seminari che mi sono anche piaciuti, ma questo è stato speciale. Negli altri si parlava di vantaggi materiali e questo invece trattava della nostra connessione con Sri Krishna. Quindi era adatto ad un devoto sincero il cui scopo primario è Krisna, mentre tutto il resto viene dopo. Anche l’ambientazione era fantastica. Un ritiro come questo non aveva lo scopo di avere a disposizione comodità come la TV o il telefono. La vita va avanti e nessuno di questi perditempo è necessario al nostro progresso. Il mio progetto è di impegnarmi in questa pratica un giorno al mese, se non uno alla settimana per il resto della mia vita. Il silenzio è la chiave del successo. Grazie per aver reso possibile questa meravigliosa esperienza ad un costo così basso. A chiunque stia chiedendosi se partecipare o no, io dico “Sì, vai!” |
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