La festa, i centri Il Maha-mantra Hare Krishna Il fondatore Inviaci una e-mail
Il Vegetarianesimo
Karma-Reincarnazione
Sri Krishna
I Libri
Le Preghiere
I Maestri Spirituali
Ristorante Govinda
Ritorno a Krishna
Libri online
Food For Life Italia
Bambini
Le ricette
Calendario Vaisnava
Link ad altri siti web
HOME PAGE

Servire il guru
Il dovere più elevato

Un discorso tenuto in occasione dell'anniversario della nascita di
Sua Divina Grazia A.
C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
nel tempio Hare Krishna di Los Angeles.

 

di Giriraja Swami

 

Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Fondatorte-acarya del Movimento Internazione per la Coscienza di Krishna.
Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Fondatore-acarya del Movimento Internazione per la Coscienza di Krishna.

 

 

yat-sevaya bhagavatah
kuta-sthasyamadhu­
dvisahrati-raso- bhavet tivrah
padayor vyasanardanah

Traduzione: "Servendo i piedi del maestro spirituale si arriva a gustare l'estasi spirituale nel servizio al Signore Supremo, l'immutabile nemico del demone Madhu. Il servizio reso al Signore fa scomparire ogni sofferenza materiale."
(Srimad-Bhagavatam 3.7.19)

Spiegazione di Srila Prabhupada: "La compagnia di un maestro spirituale autentico, come il saggio Maitreya, può rivelarsi assolutamente necessaria quando si tratta di sviluppare un attaccamento trascendentale per il servizio diretto del Signore. Il Signore è conosciuto come il nemico del demone Madhu o, in altre parole, Come Colui che distrugge le sofferenze dei Suoi puri devoti. In questo verso è significativa la parola rati-rasah. Il servizio può essere caratterizzato da diversi sentimenti spirituali che corrispondono alle diverse relazioni che uniscono il Signore agli esseri individuali. Relazioni che possono essere definite neutra, attiva, di amicizia, di amore parentale e di amore coniugale. La persona situata nella pratica spirituale allo stato liberato è attratta da uno di questi sentimenti e questo impegno nel sublime servizio d'amore al Signore ha l'effetto di vincere immediatamente ogni altro desiderio di servire nel mondo materiale. Lo conferma la Bhagavad-gita (2.59): rasa-varjam raso 'py asya param dristva nivartate."

Nel giorno della sua divina apparizione siamo qui riuniti ai piedi di loto di Srila Prabhupada in quello che egli chiamò il quartiere generale dell'ISKCON del mondo occidentale. Srila Prabhupada ha tradotto per noi molta letteratura trascendentale. Si alzava presto al mattino e impiegava il maggior tempo possibile a tradurre. Come minimo traduceva dalla mezzanotte alle sei del mattino. Sebbene io abbia detto "al mattino presto", sarebbe più preciso dire che egli si alzava nel mezzo della notte. Normalmente si ritirava intorno alle dieci di sera, dormiva per circa due ore e poi si alzava intorno a mezzanotte per tradurre. Riteneva che questo suo servizio di tradurre la letteratura vedica e di scrivere fosse il più importante di tutti. E per chi scriveva? Lui stesso diceva che scriveva per i suoi sinceri seguaci. Scriveva per tutti, ma principalmente per i suoi sinceri seguaci: Perciò leggere i libri di Srila Prabhupada, 'studiarli, cercare di comprenderli e di metterli in pratica — è una parte importante del nostro servizio a lui.

Come una volta Srila Prabhupada disse: "l miei libri non dovreste solo distribuirli, ma anche leggerli." Perciò oggi, nella ricorrenza dell'apparizione di Srila Prabhupada, ho pensato di illustrare parte della filosofia che egli ha presentato nei suoi libri, perché questa filosofia è la base delle nostre attività nel servizio devozionale, delle nostre attività nell'ISKCON. Uno dei primi libri che, Srila Prabhupada tradusse fu Il nettare della devozione, uno studio riassuntivo del Bhakti-rasamrita­sindhu di Srila Rupa Gosvami.
In esso, seguendo Srila Rupa Gosvami:, Srila Prabhupada spiega che ci sono tre tipi di servizio, devozionale: sadhana­bhakti, bhava-bhakti, prema-bhakti. Srila Prabhupada ha tradotto sadhana­bhakti come "servizio devozionale pratico," bhava-bhakti come "servizio devozionale estatico" e prema-bhakti come "servizio devozionale in puro amore per Dio".

Coloro che sono interessati ad avanzare nella vita spirituale si pongono un'importante domanda: come progredire? In risposta Srila Prabhupada stesso ha enfatizzato l'importanza dei santi nomi e per questo veniamo chiamati Movimento Hare Krishna. Inoltre Sri Caitanya Mahaprabhu, come possiamo leggere nella Sri Caitanya-caritamrita, ha confermato che tra tutte le pratiche del servizio devozionale il canto dei santi nomi è la più importante. Per questo Srila Prabhupada ha insistito soprattutto sul canto dei santi nomi e sul fatto che i discepoli cantassero almeno sedici giri.

Ora dove incontriamo il servizio al maestro spirituale o nel nostro caso a Srila Prabhupada e alla sua missione? Quando è opportuno? Srila Jiva Goswami nel Bhakti-sandarbha (Anuccheda 237) illustra l'importanza di servire il maestro spirituale con riferimento a vari testi vedici. Nel verso 237.13 cita un verso del Padma Purana in cui un discepolo considera la devozione (bhakti) al suo maestro spirituale di suprema importanza: "Per quanto mi riguarda la devozione al mio maestro spirituale è più importante della devozione al Signore Supremo. Se nutro devozione per il mio maestro spirituale, allora il Signore Hari si rivelerà personalmente a me."

Srila Jiva Gosvami commenta: "Questo risultato positivo non dipende nemmeno da nessun'altra pratica di adorazione al Signore Supremo." (Bs. 237.14)
Più avanti Srila Jiva Gosvami cita l'affermazione di Sri Krishna nel verso 10.80.34 dello Srimad-Bhagavatam.

naham ijya-prajatibhyam
tapasopasamena va
tusyeyam sarva-bhutatma
guru-susrusays yatha


"Io, l'Anima di tutti gli esseri viventi non sono così soddisfatto dall'adorazione rituale, dall'iniziazione brahminica, dall'austerità e dal controllo di sé, quanto lo sono per il fedele servizio reso al maestro spirituale."
Ed egli sottolinea: "Il commento [di Sridhara Swami] afferma: 'E' già stato detto che nessuno è più meritevole di essere servito del guru che ci dà la conoscenza. Di conseguenza non c'è dovere più elevato dell'adorazione del maestro spirituale.'"


Srila Prabhupada

 

UNA PERFEZIONE PARTICOLARE

Srila Jiva Gosvami ci insegna che per ottenere una perfezione particolare (vasisistya lipsu), dovremmo, se ne siamo capaci, servire costantemente ed unicamente i piedi di loto del proprio maestro spirituale (sri guru-caranam nityam eva viseshatah sevam kuryat) [Bs. 237.3]. Questo è il sentimento di servizio che Srila Prabhupada mostrava come discepolo di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura e questo è il sentimento di servizio che ci ha infuso — con il suo esempio e le sue parole.
Ora, il verso dello Srimad-Bhagavatam che abbiamo appena letto, afferma specificatamente che servendo i piedi di loto del maestro spirituale si sviluppa estasi, cioè rati. Rati fa parte dello schema dei differenti livelli di servizio devozionale riportato da Srila Rupa Gosvami.

Dopo il sadhana-bhakti viene il bhava­bhakti e in certi contesti rati è il sinonimo di bhava. Rati significa "attaccamento". Come Srila Prabhupada cita nella spiegazione e Srila Rupa Gosvami sviluppa nel Bhakti-rasamrita-sindhu, ci sono diversi bhava cioè tipi di rati. C'è il dasya-rati, attaccamento a Krishna nel sentimento di essere un servitore. C'è sakhya-rati, attaccamento a Krishna nel sentimento di amicizia. C'è vatsalya-rati, attaccamento a Krishna nel sentimento parentale ed infine c'è madhurya-rati, attaccamento a Krishna nel sentimento di Suo amante.

Come indicato in questo verso e nella spiegazione, è servendo i piedi di loto di Srila Prabhupada che si possono sviluppare questi bhava, questi diversi tipi di attaccamento per il servizio a Krishna (rati-rasah). Ed è servendo i piedi di loto di Srila Prabhupada che si sviluppa il desiderio di servire Krishna in una particolare relazione. Perciò, non dobbiamo impegnarci in nessuna pratica esoterica artificiale per sviluppare il desiderio di servire Krishna in una particolare relazione. Questo desiderio (lobha) si manifesta servendo i piedi di loto di Srila Prabhupada.

Anche Srila Jiva Gosvami tratta del verso di oggi nello Sri Bhakti-sandarbha (Anuccheda 244). Egli afferma: "La parola tivra ('intenso') si riferisce allo speciale risultato del servizio personale che viene paragonato a quello della semplice associazione." Citando verso dopo verso Srila Jiva Gosvami glorifica i risultati dell'associazione con i puri devoti (sat-sanga), che è l'unico metodo che può dare ad una persona quel forte amore capace di controllare Krishna. Comunque per quanto potente e benefico sia ascoltare e cantare in associazione con i puri devoti (prasanga), il servizio personale reso ai puri devoti (paricarya), unito al canto e all'ascolto, porta ad un "risultato eccezionale" (vashistam palam): un amore ancora più grande per Krishna.

Nel giorno che commemora l'apparizione di Srila Prabhupada mi è sembrato opportuno esprimere il nostro apprezzamento per quest'aspetto della sua missione: come egli fosse capace di presentarci in termini così semplici il metodo con cui si può ottenere l'amore estatico per Dio — servendolo. Sottomettendoci a Srila Prabhupada e sviluppando amore per lui, ci arrendiamo a Krishna e sviluppiamo il nostro amore per Lui. Perciò dobbiamo servire Srila Prabhuphada in ogni modo, con piena fede, con convinzione e senza riserve. Il famoso verso del quarto capitolo della Gita (4.34) afferma:

tad viddhi pranipatena
pariprashnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva-darshinah

"Cerca di conoscere la verità, avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo." E nel Tredicesimo Capitolo della Bhagavad-gita troviamo che uno dei temi della conoscenza è acaryopasanam: si deve avvicinare un acarya. Qui Srila Prabhupada commenta che colui che ha avvicinato il maestro spirituale in tutta umiltà offrendogli ogni servizio può fare avanzamento anche se non è capace di seguire strettamente tutte le regole e i principi. Ovverosia i principi regolatori saranno più facili per colui che ha servito il maestro spirituale senza riserve. Questo era l'animo di Srila Prabhupada: egli era pronto a fare qualsiasi cosa per diffondere la coscienza di Krishna e ci ha ispirato lo stesso animo affinché fossimo pronti a fare qualsiasi cosa per aiutarlo.


LA STORIA DI UN AMORE RECIPROCO

Malati Devi Dasi racconta una bella storia di come Srila Prabhupada invitò i suoi confratelli ad incontrarlo a Mayapur quando avevamo appena acquistato quella terra. Srila Prabhupada viveva in una piccola capanna col tetto di paglia, che si trova ancora lì, anche se restaurata. Malati cucinava per Srila Prabhupada. Era molto difficile per lei perché aveva solo pochissimo denaro. Doveva lottare per avere il denaro dal tesoriere, poi andare a piedi con la sua figlioletta fino alla barca, discutere con il barcaiolo per pagare un prezzo giusto, fare la traversata in barca fino a Navadvipa, mercanteggiare con i conduttori dei risciò perché anch'essi accettassero un prezzo giusto per portarla ai mercati della frutta e verdura, trattare con i venditori per ottenere un prezzo giusto ed infine tornare per cucinare sul pavimento in un angolo della capanna di Srila Prabhupada sul piccolo fornello portatile a carbone e sul fornello portatile a kerosene, separata da lui da una semplice tenda di stoffa. Poiché allora i devoti non avevano frigorifero, Malati doveva comprare ogni giorno tutto quello di cui aveva bisogno — e perciò affrontare tutti i giorni le stesse difficoltà.

Malati era sempre sull'orlo del collasso, ma allora erano così, la maggior parte dei discepoli di Srila Prabhupada, impegnati al suo servizio nonostante tutte le difficoltà e gli inconvenienti materiali — vivevano nelle tende, mangiavano cibi del posto, soffrivano di dissenteria e via dicendo. Il pensiero fisso di Malati era come fare affinché il prasadam riuscisse bene e Srila Prabhupada ne fosse soddisfatto. E ogni giorno Srila Prabhupada le faceva notare i difetti del suo servizio cosicché potesse migliorare, ma lei prendeva le sue osservazioni come critiche tanto da pensare che non ci sarebbe mai riuscita. Poi, un giorno pensò di essere finalmente riuscita a cucinare tutto in modo appropriato e a preparare il piatto in modo degno dello standard di Srila Prabhupada.

Portò il piatto di prasadam a Srila Prabhupada, ma quando tornò a riprenderlo, egli disse: "C'è troppo sale." — Non che il cibo fosse troppo salato, ma c'era troppo sale sul piatto insieme al pepe, allo zenzero e alle fette di limone. Allora lei concluse: "Non riuscirò mai a farlo bene. Devo trovare qualcun altro che possa fare meglio questo servizio." E all'improvviso si sentì sollevata. Allora pensò: "Domani lo dirò a Srila Prabhupada." Il giorno seguente Malati seppe che alcuni confratelli di Srila Prabhupada si sarebbero uniti a lui per il pranzo, per cui pensò che quel giorno non avrebbe cucinato, perché Srila Prabhupada sarebbe stato criticato dai suoi confratelli per il fatto di tenere una donna nel suo ashram e di avere una donna come cuoco. Invece, come di consueto, Srila Prabhupada la chiamò per dirle che cosa avrebbe dovuto cucinare quel giorno.

Poiché era sottomessa decise: "Bene, cucinerò giusto per oggi e poi domani glielo dirò." Così allora cucinò. Quando il prasadam fu pronto, Malati sollevò la tenda che separava la zona di lavoro dalla stanza di Prabhupada. Là vide Srila Prabhapada che sedeva sul pavimento in fondo alla stanza, con due dei suoi confratelli da entrambi i lati. Srila Praphupada affiancato dai suoi stimati confratelli le apparve come un diamante montato sull'oro e si sentì intimidita in presenza di questi vaisnava così degni di venerazione. S'inginocchiò coprendosi la testa e le braccia con il sari, cosicché solo le sue mani erano visibili é, con le ginocchia e i gomiti sul pavimento, portò il piatto del prasadam a Srila Prabhupada. Tenendo le braccia allungate passò praticamente carponi tra i suoi confratelli per avvicinarsi al suo maestro spirituale.

Allora Srila Prabhupada disse ai suoi confratelli: "Sì, lei cucina per me." Fece una pausa. "Ed io, non le risparmio le critiche, ma lei si taglierebbe la gola per me ed io farei lo stesso per lei."
Quando Malati sentì questo, quasi svenne sul pavimento. Questa reciprocazione era molta superiore a quanto mai avesse potuto sperare o anche solo immaginare. E quello che Prabhupada disse era vero. Eravamo pronti a fare qualsiasi cosa per lui — anche perché sapevamo che egli avrebbe fatto qualsiasi cosa per noi.

 

Srila Prabhupada




PRONTI A TUTTO

Quindi il sentimento di Srila Prabhupada era lo stesso — verso il sua maestro spirituale e verso i suoi discepoli. Servendo il suo maestro spirituale e reciprocando con i suoi discepoli per i loro sinceri sforzi di aiutarlo. Sicuramente avrebbe fatto qualsiasi cosa per il suo maestro spirituale. Viaggiò su una nave a vapore dall'India fino in America, fino a New York, dove visse nella Bowery, pronto a fare qualsiasi cosa per la cascienza di Krishna. E davvero egli era pronto a fare qualsiasi casa per noi. Era pronto a dare tutto ai devoti che gli davano tutto.

È l'amore per Srila Prabhupada che sviluppiamo attraverso la sottomissione e il servizio a lui, che diventa la base per sviluppare l'amore per Krishna. Srila Prabhupada era solito dire che il mestro spirituale è "l'intermediario trasparente" per arrivare a Krishna. Noi otteniamo la conoscenza da Krishna attraverso il maestro spirituale e serviamo Krishna attraverso il maestro spirituale. Ma al di là dei metodi usati per servirLo, è il sentimento di devozione che vogliamo offrire a Krishna. Perciò sviluppiamo il sentimento di devozione per il maestro spirituale che diventa sentimento d'amore e di devozione per Sri Krishna — Radha e Krishna.

Servire Srila Prabhupada è un'attività estremamente coinvolgente; questo sentimento di servizio è il vero fondamento del Movimento per la coscienza di Krishna. Su questa base si è formata l'ISKCON e su di essa crescerà con forza. E questo è anche il fondamento su cui, come Prabhupada ha detto, avremo un'altra ISKCON nel mondo spirituale.

[Ora Giriraja Swami risponde ad una domanda del pubblico.]

La signora ha chiesto se posso raccontare una storia personale del mio servizio a Srila Prabhupada che non sia riservata. Bene, non so se io sono arrivato a questo livello. Forse se me lo chiedi tra qualche milione di vite, potrò raccontartela. C'è però una dolce storia che mi torna in mente, di quando eravamo a Gorakhpur.
In quel tempo Srila Prabhupada aveva con sé le sue divinità di ottone, Radha­Madhava, ora installate a Mayapur e voleva che i devoti costruissero un simhasana — un altare — per le divinità. Tuttavia i giorni passavano e non accadeva niente. Alla fine Srila Prabhupada divenne così deciso che prese la cosa nelle sue mani ed organizzò la costruzione del simhasana.

Kaushalya Dasi, che era la pujari delle divinità, prese un grande tavolo che pulì accuratamente. Poi Srila Prabhupada ci fece prendere delle lunghe canne di bambù da legare alle quattro gambe del tavolo e dello spago per legare le cime delle canne di bambù. Srila Prabhupada allora chiese a Haimavati Dasi i suoi due sari migliori, per drappeggiarli uno in alto come tetto e l'altro sul davanti come tenda. Infine Srila Prabhupada volle rami e frasche da legare alle canne di bambù per decorare l'altare.
lo ero arrivato relativamente da poco e, non essendo capace di fare altri tipi di servizi, fui mandato fuori insieme ad un altro a raccogliere dei rami. Erano già le cinque del pomeriggio ed era l'ora del tramonto, ma io non sapevo quando smettere. Ero completamente nuovo del posto e non sapevo stabilire quanti rami dovessi portare e quando smettere. Allora, continuai a raccoglieme ancora, ancora ed ancora. Intanto si faceva sempre più buio. Pensai a Krishna e Sudama che, essendosi recati a raccogliere della legna per il loro maestro spirituale, s'inoltrarono sempre più nel fitto della foresta e, poiché si faceva sempre più scuro, si persero.

Non ero sicuro di riuscire a trovare la strada per tornare. Tuttavia, poiché non sapevo quanti rami portare continuai a raccoglierne sempre di più. Avevo così tanti rami che a stento riuscivo a camminare. Finalmente trovai la strada del posto dove alloggiavamo, salii le scale e là vidi Srila Prabhupada. L'altare era quasi pronto. In pratica tutti i devoti erano andati a riposare e solo Prabhupada con uno o due devoti erano ancora lì. Avevo salito le scale barcollando per l'enorme peso dei rami.
Srila Prabhupada era completamente in estasi. Credo che fosse veramente soddisfatto che finalmente avevamo realizzato un altare per le divinità. Mi vide salire, era tardi, e penso che capisse che avevo portato un bel mucchio di rami. Li deposi sul pavimento. Prabhupada sorrideva raggiante e mi toccò. Egli non era solito toccare i devoti. Alcuni dei primi devoti sono stati toccati da lui, ma solo due volte nella mia esperienza nel Movimento ha toccato me. Era molto soddisfatto e dicendo: "Ti ringrazio moltissimo," mi toccò sulla spalla. Fu una bellissima esperienza.

Ripensando a questo avvenimento, faccio questa riflessione: "Sì, Srila Prabhupada era il fondatore-acarya dell'ISKCON, ma era anche il mio maestro spirituale." Era un po' come Krishna e il Suo amico Sudama con il loro maestro spirituale, Sandipani Muni: c'era il contatto personale del maestro spirituale con i suoi discepoli.
Srila Prabhupada ki jaya!

 

Giriraja Swami è stato un leader del tempio ISKCON di Bombay durante gli anni '70, il che gli dette l'opportunità di associarsi spesso con Srila Prabhupada. Attualmente vive a Santa Barbara in California, dove scrive libri ed insegna la coscienza di Krishna. Inoltre dirige alcuni progetti in lndia.


 

(da Ritorno a Krishna)