Tornare a casa nella libertà
Un ragazzo di dieci anni chiede: “Ci riconoscerà
Krishna quando torneremo da Lui?”
di Vraja Vihari Dasa
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| Sri Krishna dà il benvenuto al devoto di nome Gopa-kumara che torna nel mondo spirituale. Questa scena è descritta nel Brihad-bhagavatamrita. [Dipinto di Dina Bandhu Dasa] |
“Oh, queste corde dei desideri sono strane davvero! Una persona, strettamente legata da loro, corre dappertutto cercando la felicità, ma quella che se n’è liberata rimane tranquilla in un posto.”
– Niti-sastra
Come si fa a tornare a casa da Krishna?” chiese Kiran di dieci anni alla riunione settimanale per i ragazzi della nostra congregazione. Gli risposi parlando di Goloka Vrindavana, la nostra vera casa, dove desideriamo andare dopo la nostra permanenza in questo mondo. “Nel mondo spirituale di Goloka non ci sono esami scolastici e compiti a casa,” dissi ai ragazzi. “È tutto divertimento, giorno e notte — senza mai smettere di giocare!” “ Viva!” rispose Kiran. “Ma,” chiese ancora, “poiché siamo stati via per così tanto tempo, Krishna ci riconoscerà quando torneremo?” “Naturalmente,” dissi. “Egli è il nostro padre amoroso, che ci aspetta desiderando che il Suo figlio perduto torni a casa.” “Ma siamo così tanti. Se non torniamo, Se ne accorgerà?” “Sì. Perché ogni anima è cara a Krishna. Egli ti abbraccerà e piangerà di gioia quando tornerai a casa.” Le domande e le risposte continuarono per un’ora. Più tardi quella sera la nazione celebrava la storica riunione del signor Karamjit Singh con la sua famiglia.
I flash delle macchine fotografiche erano diretti sui raggianti componenti della famiglia, mentre altri parenti si affrettavano ad unirsi all’evento carico di emozioni nella casa di Singh. I vicini si unirono ai festeggiamenti mentre figli, figlie e nonni si abbracciavano e versavano lacrime di gioia. Una sera dell’inverno del 1973, Karamjit Singh, un giovane cittadino indiano, attraversò di nascosto il confine con il Pakistan nella speranza di potervi guadagnare un po’ più di denaro. Le guardie pakistane piombarono addosso a Singh, che non se l’aspettava, e subito lo accusarono di spionaggio. Egli languì per i successivi trentacinque anni nelle prigioni pakistane di una città dopo l’altra, sottoposto a inimmaginabili torture per mano di coloro che l’avevano rapito. Per calmare le autorità pakistane nella speranza di ottenere un giudizio rapido e favorevole, egli provò perfino a diventare musulmano. Grazie all’intervento diplomatico del governo indiano alla fine fu rilasciato dopo trentacinque anni.
Mentre condividiamo la sofferenza e la gioia del signor Singh, possiamo anche fare un confronto tra il suo caso e la nostra situazione nella prigione del mondo materiale. Ogni essere vivente è parte integrante della famiglia di Dio nel mondo spirituale, dove nella nostra posizione costituzionale di dar piacere al Signore Supremo, sperimentiamo una libertà senza limiti e una felicità senza fine. Quando ci introduciamo nel mondo materiale per un po’ di piacere extra — l’occasione di essere un goditore — l’energia illusoria del Signore, maya, ci piomba subito addosso. Un residente del Punjab, il signor Singh, soffriva per la mancanza della sua casa e del suo villaggio. Mentre veniva trasferito da Lahore a Karachi e a Islamabad, in ogni prigione la sua condizione era sempre la stessa, un’intensa sofferenza fisica e mentale durante atroci interrogatori. Le sue ripetute dichiarazioni d’innocenza non venivano ascoltate.
Anche noi come residenti del mondo spirituale siamo naturalmente lontani da casa. Come anime spirituali siamo servitori di Dio. Quando serviamo Dio, Krishna, nel mondo spirituale gustiamo la felicità di una completa libertà, ma quando esercitiamo il nostro libero arbitrio nel tentativo di essere padroni nel mondo materiale temporaneo e godere indipendentemente da Krishna, veniamo imprigionati in corpi materiali. Allora vaghiamo per tutto l’universo, prendendo milioni di corpi dalla forma di piante, di animali e di uomini. Nel corpo umano però, noi anime intrappolate abbiamo la benedizione di poterci liberare dalle catene delle nascite e delle morti ripetute. Sfortunatamente la maggior parte degli uomini usano le loro sviluppate facoltà mentali solo per accrescere le comodità fisiche assicurandosi così una prolungata prigionia in questo mondo. Nonostante tutti i tentativi di spremere felicità da corpi destinati a perire, l’anima — prigioniera nel corpo materiale — sperimenta solo una costante frustrazione e un profondo senso di vuoto.
Nella Bhagavad-gita (15.7) Sri Krishna dice, mamaivamso jiva-loke jiva-bhutah sanatanah manah-sasthanindriyani prakriti-sthani karsati. “Gli esseri viventi in questo mondo di condizioni sono Miei frammenti eterni, ma essendo condizionati lottano duramente con i sei sensi, tra cui la mente.” Nel commento a questo verso Srila Prabhupada rivela la ragione per cui l’essere vivente lotta in questo mondo: Ogni essere è un’anima distinta, provvista d’individualità e di una minima parte d’indipendenza. Se l’essere fa cattivo uso di questa indipendenza cade nello stato condizionato, se ne fa buon uso rimane sempre allo stato liberato… allo stato condizionato è dominato invece dalle tre influenze della natura materiale e dimentica il servizio di devozione al Signore. Deve allora lottare duramente, anche solo per mantenere la propria vita nel mondo materiale.
SISTEMAZIONI DA CARCERATO
Le autorità della prigione inflissero al signor Singh molte sofferenze, che andavano dallo spaccare le pietre e pulire i gabinetti pubblici, alle torture mentali per estorcergli confessioni conformi ai loro interessi. Nella prigione del mondo materiale affrontiamo le sofferenze della nascita, della morte, della vecchiaia e delle malattie, e i problemi dovuti alla natura, agli esseri viventi, al nostro corpo e alla nostra mente. Nella prigione del mondo materiale facciamo disperati accomodamenti per dimenticare gli immancabili tormenti ad opera dell’energia materiale. La conversione di Karamjit Singh alla religione islamica fu il suo disperato tentativo di compiacere i suoi rapitori. Questo gli salvò la vita, ma non gli dette la libertà. Nello stesso modo l’essere vivente assume diverse designazioni e si procura averi per essere felice in questo mondo. Ci identifichiamo con le nostre designazioni esterne: Indiani, Americani, ricchi, belli e così via. Nonostante il cambiamento esterno della sua fede religiosa il signor Singh non era felice.
Nello stesso modo l’essere vivente si sente incompleto nonostante i molti arrangiamenti che riguardano il corpo. Un pesce fuori dall’acqua non può essere soddisfatto dal migliore degli iPod, da dolci succulenti o abiti firmati. Egli desidera disperatamente di tornare nell’acqua. Similmente relazioni stimolanti, film attraenti e carriere promettenti possono attrarre l’essere vivente intrappolato nel corpo umano, ma il cuore desidera sempre più di quello che il corpo può offrire. L’ “acqua” dell’essere vivente è il mondo spirituale, dove egli offre al suo amato Sri Krishna un servizio ininterrotto. Questo servizio d’amore a Krishna e ai Suoi devoti è la posizione di libertà più naturale per l’anima. Srila Prabhupada scrive: “Quando l’anima lascia il corpo materiale per entrare nel mondo spirituale, ravviva il suo corpo spirituale col quale può vedere a tu per tu Dio, la Persona Suprema, può ascoltarLo, parlarGli direttamente e conoscerLo così com’è.” (Bhagavad-gita 15.7, Spiegazione)
LIBERTÀ DENTRO LA PRIGIONE
Karamjit Singh era allettato da false speranze di libertà. Quando era solo piangeva ricordando la sua amorosa famiglia e i suoi amici e continuava a sperare nella libertà al di là di ogni speranza. Trovò sollievo e felicità solo tornando a casa. Un devoto che pratica la coscienza di Krishna non ha però bisogno di aspettare di tornare nel mondo spirituale per ottenere libertà e sollievo dalla sofferenza. Anche in questo mondo ricordare Krishna con il canto quotidiano dei Suoi santi nomi ci fa sperimentare il mondo spirituale e la libertà che ne deriva. La gioia di questo percorso spirituale trascende la sofferenza e la felicità del corpo. Ripensando a questo traumatico periodo della sua vita Karamjit Singh era molto felice di esserne fuori. “Desidero dimenticare tutta questa storia come se fosse stato un brutto sogno.” Il nostro incubo in questo mondo finisce quando ci colleghiamo a Krishna e ai Suoi devoti. Un devoto rimpiange la decisione di aver lasciato Krishna. Tuttavia è felice di essersi ricollegato e con gratitudine si aggrappa al metodo della coscienza di Krishna stando con i Suoi devoti. Le pratiche del canto dei nomi di Krishna, del danzare gioiosamente, dell’ascoltare i divertimenti di Krishna e del festeggiare il prasadam di Krishna creano Goloka Vrindavana anche nella fortezza del mondo materiale.
KRISHNA CI ASPETTA
Quando la domenica seguente incontrai i bambini della nostra congregazione, raccontai loro la storia di Singh. Kiran fu pronto a notarne la somiglianza. “Per noi però non si tratta solo di trentacinque anni,” disse “siamo stati via per moltissimo tempo. È tempo di tornare a casa. Krishna ci aspetta, non è vero?” Certamente sì. Krishna aspetta tutti noi.
Vraja Vihari Dasa, dottore in economia e commercio, fa servizio a tempo pieno nel tempio di Mumbai e insegna la coscienza di Krishna agli studenti di vari college.
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