UMILTA' e SENSO di BENESSERE
L’umiltà e una sana stima di se stessi sono compatibili
in un percorso di sviluppo spirituale.
di Arcana Siddhi Devi Dasi
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| Il re Yudisthira, qui rappresentato mentre porge i suoi omaggi a Narada Muni alla presenza di Sri Krishna, è un esempio di devoto la cui profonda umiltà non gli ha impedito di compiere grandi imprese. |
Come terapeuta di famiglia do consigli a persone sia all’interno che all’esterno del movimento Hare Krishna. Di recente ho ricevuto una e-mail da una giovane devota che era infelice per il suo rapporto con il marito che la maltrattava, ma non era decisa a lasciarlo.
“Forse è bene che non mi senta a mio agio con me stessa,” scriveva “perché questo mi aiuta a sviluppare umiltà.”
Non era la prima volta che sentivo questo tipo di logica. La Bhagavad-gita insegna che l’umiltà è essenziale per lo sviluppo spirituale. Sfortunatamente, a volte i devoti pensano che non sentirsi a proprio agio con se stessi sia un prerequisito per l’umiltà.
Spesso vedo devoti che lottano con il concetto di autostima. Avendo letto le preghiere dei santi della nostra successione, spesso essi pensano che i loro sentimenti dovrebbero allinearsi con le affermazioni di modestia di queste grandi anime. In questo modo associano una bassa stima di se stessi con l’avanzamento spirituale e possono perpetuare una costante attitudine a non sentirsi soddisfatti di se stessi. Così possono attrarre nella loro vita persone che li tratteranno sulla base di come essi sentono se stessi.
Questa confusione deriva dal tentativo di uguagliare sentimenti che provengono dal nostro ego puro con quelli che provengono dal nostro falso ego materiale. Le grandi anime esprimono sentimenti che nascono dal puro ego spirituale non contaminato dai modi della natura materiale. Quando essi si sentono, usando le parole di Sri Caitanya “più umili dell’erba della strada,” questa è un’emozione di gioia. Essi vedendo la grandezza del Signore e tutti gli altri più qualificati di loro sono pervasi d’amore e di apprezzamento per tutta la creazione di Krishna.
Bhaktivinoda Thakura, un eccezionale maestro Vaisnava, ha scritto un gran numero di bellissimi canti che esprimono il suo amore e la sua attrazione per il Signore, canti per ottenere lo scopo del suo cuore — un amore incondizionato per il Signore — e canti di autodenigrazione in cui lamenta la sua mancanza di devozione. Come anima pura, esprime il suo attaccamento e il suo amore per il Signore e nello stesso tempo il sentimento di non essere qualificato e di non aver speranza di ottenere tale amore. Entrambi questi sentimenti sono autentici e nascono dall’umiltà, dall’attaccamento e dall’amore per il Signore.
RICONOSCERE I NOSTRI ERRORI
All’inizio del nostro viaggio spirituale, possiamo sperimentare qualcosa che somiglia a queste emozioni perché Krishna prepara il terreno su cui coltivare la nostra devozione. Ricordo un’importante esperienza che ho avuto prima di diventare devota. Mi trovavo in difficoltà ad accettare critiche ed ero sicura che le mie opinioni fossero giuste. Questa mentalità mi creava numerosi problemi sia professionali che personali. Per mesi e mesi avevo contestato il consiglio del mio supervisore su come svolgere il mio lavoro di direttore residente di un dormitorio universitario. L’ostinazione rendeva il mio lavoro molto difficile ed io ne soffrivo. Finalmente, un giorno ebbi la forte realizzazione di essere in torto; non solo avevo torto per questo particolare fatto, ma per moltissime altre cose.
Non so descrivere come mi sentii liberata nell’accettare la mia natura fallibile. Non dovevo più sostenere il fardello di avere ragione su tutto. Mi sentivo giù, ma allo stesso tempo si aprivano nuove possibilità davanti a me. Per la prima volta nella mia vita da adulta potevo ascoltare la mia autorità con vera sottomissione. Questo cambiamento di mentalità mi preparò a prendere rifugio nel mio maestro spirituale e nei devoti. Quando Krishna ci aiuta a liberarci dal falso orgoglio, possiamo gustare la dolcezza dell’umiltà.
Talvolta comunque quando siamo ancora contaminati dalle influenze della natura materiale e ci identifichiamo con la nostra mente e il nostro corpo materiali, sentirsi più umili dell’erba nella strada può darci disgusto di noi stessi e sconforto. Questi sentimenti allora ostacolano l’esecuzione delle nostre pratiche devozionali. Dobbiamo saper distinguere se la nostra posizione psicologica è favorevole per servire il Signore o se invece costituisce un impedimento. Paradossalmente, la maggior parte delle persone ha bisogno di sviluppare un sano ego materiale prima di trascenderlo per realizzare il loro ego spirituale.
Una volta ho sentito un oratore dire che le persone che hanno una sana stima di se stesse pensano meno a se stessi e non meno di se stessi. Quando ci sentiamo bene con noi stessi, possiamo dedicare più tempo ed energia agli altri anziché rimanere assorti a biasimarci. Un’alta stima di noi ci dà inoltre maggiore libertà d’agire sulla base dei nostri valori e delle nostre convinzioni. Quando non ci sentiamo bene con noi stessi possiamo fare cose per compiacere o rasserenare gli altri. Nello sforzo di ricevere conferme dall’esterno, possiamo facilmente essere portati a fare cose che contrastano con le nostre credenze.
SENTIRSI VALIDI E CAPACI
Nathaniel Branden, un famoso psicologo, definisce la stima di se stessi come “la tendenza di provare a se stessi di essere adatti ad affrontare le sfide fondamentali della vita e di essere degni della felicità.” Questi aspetti dell’autostima — fiducia in se stessi e rispetto di se stessi — in che rapporto sono con la coscienza di Krishna? Krishna desidera che tutte le anime imprigionate nel mondo materiale siano serene e felici. La vita umana ci offre l’opportunità di impegnare il nostro talento e le nostre capacità al servizio del Signore. Quando ci offriamo per servire il Signore ci sentiamo gioiosi. Un amico una volta dette a me e mio marito un quadretto con un aforisma che dice: “ Quello che sei è il dono che Dio ti dà e quello che diventi è il tuo dono a Dio.”
A parte la confusione tra umiltà e bassa stima di se stessi, a volte i devoti collegano il concetto di un’alta stima di se stessi con l’orgoglio e l’autocompiacimento, ma in realtà è proprio il contrario. Le persone che mostrano un’alta stima di se stesse sono anche l’esempio di una più umile disponibilità verso gli altri. Esse mostrano disponibilità ad ammettere e correggere gli errori, mentre le persone caratterizzate da una bassa stima di se stesse sono spesso sulla difensiva e sentono la necessità di provare che hanno ragione.
In un famoso racconto del Mahabharata, Krishna una volta ebbe un incontro con Yudhisthira Maharaja e Duryodhana. Desiderando glorificare il Suo devoto Yudhisthira, Krishna gli chiese di trovare una persona inferiore a lui e al malvagio Duryodhana chiese di trovare una persona più elevata di lui. Yudhisthira aveva tutte le buone qualità. Era sereno e soddisfatto in sé. Senza dubbio aveva una sana stima di se stesso, ma tuttavia non riuscì a trovare nessuno che potesse considerare inferiore a lui. Ancora una volta questo è l’esempio di un Vaisnava avanzato che impersona la sincera umiltà.
Il malvagio Duryodhana invece fece ricerche nel regno per tutto il giorno e non riuscì a trovare nessuno da poter ritenere superiore a se stesso. Duryodhana era schiavo della vanità e dell’orgoglio. Era invidioso delle grandi anime e le maltrattava, era sempre in ansietà per la sua situazione nel tentativo di eliminare i suoi rivali. La sua sensazione del sé dipendeva da fattori esterni come la posizione e il potere e perciò non conosceva la pace interiore. Era tormentato dalla lussuria e dall’avidità.
L'ORGOGLIO CONTRASTA CON UN'ELEVATA STIMA DI SE STESSI
Pensare di essere grandi è segno di orgoglio e non di un’elevata stima di se stessi. Una persona dotata di alta stima di se stessa appare umile. Una perfetta stima di se stessi si trova nelle persone completamente libere dal falso ego, la cui umiltà nasce dalla realizzazione spirituale.
Nel nostro stato condizionato potremmo identificarci più con la mentalità di Duryodhana che con quella di Maharaja Yudhisthira. Avanzando però nel nostro cammino spirituale, avremo una visione diversa di noi stessi. Tanto più ci rendiamo conto di non essere operatori indipendenti ma solo strumenti, tanto più sana diventerà la nostra autostima. Nella vita materiale, i modi della virtù, della passione e dell’ignoranza ci influenzano. Questi modi si mescolano gareggiando l’uno con l’altro per formare il nostro stato mentale, compreso la sensazione che abbiamo di noi stessi.
Le persone completamente avvolte dal modo dell’ignoranza sono felici e si sentono a proprio agio quando i loro sensi sono soddisfatti.
Le persone dominate dall’influenza della passione sono felici e in armonia con se stessi quando gli altri apprezzano e ritengono valide le loro realizzazioni. In questi modi inferiori la sensazione che abbiamo di noi stessi fluttua continuamente.
Le persone influenzate dalla virtù sono felici e in armonia con se stesse quando agiscono secondo conoscenza sulla base dei propri codici e valori etici. Esse sono meno reattive agli stimoli esterni, cosicché la loro stima di se stessi dipende maggiormente dalla loro vita interiore. Perciò essi hanno un maggiore controllo sul loro modo di sentirsi.
Quando le persone si spostano verso la virtù pura, realizzano di essere strumenti del Signore e cessano di ritenersi gli autori delle proprie azioni.
L'ESEMPIO DI PRABHUPADA
Il nostro maestro spirituale Srila Prabhupada ha mostrato un’elevata stima di se stesso. Sebbene di piccola statura, a noi appariva grande. Teneva sempre la testa alta e si muoveva con decisione e sicurezza. Il suo modo di parlare era diretto, convincente e coraggioso. Le sue azioni erano coraggiose e audaci e tuttavia egli conservava un’attitudine umile sapendo che il suo successo era completamente dipendente dal Signore. Esempio della sua umiltà sono le preghiere da lui pronunciate sulla nave quando per la prima volta venne negli Stati Uniti dall’India:
O Signore, io sono solo un burattino nelle tue mani. Perciò se mi hai portato qui per danzare, allora fammi danzare, fammi danzare. O Signore, fammi danzare a Tuo piacimento.
Non ho devozione, non ho conoscenza ma ho una forte fede nel santo nome di Krishna. Sono stato chiamato Bhaktivedanta ed ora, se questo è il Tuo piacere, Tu puoi soddisfare il vero significato di Bhaktivedanta.
Con grande umiltà concludeva la sua lettera: “Firmato: il più sfortunato e insignificante dei mendicanti, A.C. Bhaktivedanta Swami.”
Se da una parte questa preghiera rivela che Prabhupada si sentiva molto umile, dall’altra egli era fiducioso di poter fare qualsiasi cosa grazie alla misericordia del Signore. Questa preghiera dà anche a noi la chiave per sviluppare le qualità della pura devozione: fede nel santo nome di Krishna. Quanto più forte è la nostra fiducia nella capacità del santo nome di trasformare la nostra coscienza materiale, tanto più ci applicheremo al metodo del canto. Canteremo con tutta la concentrazione e attenzione possibili evitando con ogni cura le offese che ostacolano il nostro progresso spirituale.
Saremo meno portati a sfruttare gli altri se vediamo noi stessi come loro servitori, realizzando la nostra — e la loro — vera natura spirituale come parti di Dio. Noi siamo scintille gloriose dell’energia spirituale, dotati di tutte le buone qualità, e tuttavia ci sentiamo minuscoli in confronto alla grandiosità del nostro Signore. Con questa vera conoscenza, l’anima pura può avere un’alta stima di se stessa e contemporaneamente essere umile.
Quando feci conoscere alcune di queste osservazioni alla giovane donna che mi aveva fatto la sua domanda per mezzo dell’e-mail, essa mi rispose: “Mi è di grande sollievo comprendere queste affermazioni da questo punto di vista. Ora capisco che per progredire spiritualmente non devo continuare a vivere nella vergogna e nell’umiliazione.”
Mi suggerì di scrivere un articolo su questo argomento per BTG. Mi sono presa a cuore questa indicazione poiché anche altri devoti durante gli anni mi avevano posto domande analoghe. Spero che questo possa essere utile anche ad altri.
Arcana Siddhi Devi Dasi fu iniziata da Srila Prabhupada nel 1976. Vive con suo marito e suo figlio a Sandy Ridge nel Nord Carolina, dove lavora come terapeuta di famiglia.