DEVOTI HARE KRISHNA
Due Semi Cresciuti nel Ferro
La devozione per Krishna di due leader del progetto per il Tempio
di Mosca fiorì dietro la cortina di ferro
di Urmila Devi Dasi
dal racconto di Bhakti Vijnana Goswami
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| Brahmananda Puri Dasa (a sinistra ) e Bhakti Vijnana Goswami. |
Lo scopo era di ottenere una nazione di atei. Per tre generazioni — settanta anni — il governo aveva fatto un’esplicita politica determinata a creare un tale tipo di nazione. Come nelle altre repubbliche sovietiche, la propaganda atea permeava la cultura e la vita sociale in Armenia. Qualsiasi minima pratica di devozione a Dio sia pubblica che privata, di qualsiasi religione, si scontrava spesso con immediate e brutali conseguenze. Un giorno in un paese di montagna dell’Armenia, un ingegnere, tipico ateo, un uomo molto rispettato nella sua comunità, sedeva fuori casa a fumare. Sopraggiunse un camion per consegnare un pacco e lui e il suo amico autista parlarono delle novità che circolavano in città. Quando l’autista portò il pacco in casa, l’ingegnere vide uno strano libro nel camion, una traduzione in lingua russa della Sri Isopanisad. Incuriosito lo prese. Guardando la foto di Srila Prabhupada sul retro del libro, pensò: “Strano che sul pianeta ci sia un tipo come questo!” Poi, spontaneamente, cadde a terra per fare gli omaggi alla fotografia. “Che libro è questo?” chiese all’autista che stava tornando. “Ma, qualcuno me l’ha voluto dare. Lo vuole? Io non ne ho bisogno.”
L’ingegnere trascorse il resto della giornata assorto nella lettura della traduzione di Prabhupada di questa fondamentale Upanisad dello Yajur Veda. Nei suoi diciannove versi e relativi commenti, l’ingegnere trovò due punti che decise di mettere immediatamente in pratica, non solo personalmente ma per tutta la sua famiglia. Da quel giorno la sua famiglia, compresi i suoi sei figli, diventò vegetariana e cantò il maha-mantra Hare Krishna. Due anni dopo, l’ingegnere, che sarebbe stato iniziato come discepolo con il nome di Brahmananda Puri Dasa, riuscì ad incontrare altri devoti di Krishna. Apprese che essi stavano stampando segretamente libri spirituali, spesso compilandoli a mano o con minime e povere attrezzature. Egli offrì l’uso della sua grande casa e della cantina per la stampa. Con il poco denaro proveniente dalla vendita dei libri unito ai suoi risparmi personali, cominciò a procurarsi un’attrezzatura per la stampa. Poiché stampare era illegale, procurarsi quello che serviva non si poteva fare semplicemente comprandolo in un negozio, ma comportava un grosso rischio e richiedeva ingegnosità. Spesso fu costretto a scambi a volte anche non leciti, perfino per procurarsi la carta, di solito introvabile a qualsiasi prezzo.
Finalmente, Brahmananda Puri riuscì ad organizzare una completa attrezzatura da stampa nella sua cantina. Essendo il principale responsabile della stampa di libri religiosi, allora proibita, egli stava correndo il rischio più alto di tutti i devoti sovietici. Mentre coloro che stampavano e vendevano libri in piccola quantità correvano costantemente il rischio di dover subire giorni, mesi o alcuni anni di torture e d’imprigionamento nelle prigioni e negli ospedali psichiatrici, l’eventuale arresto di Brahmananda Puri, con tutta probabilità, gli avrebbe comportato una pena di oltre quindici anni e forse anche una condanna a morte. Dopo il crollo del comunismo nei paesi sovietici e il ritorno alla legalità della stampa, Brahmananda Puri stampò quasi dieci milioni di libri impegnando un piccolissimo capitale. Oggi egli è una delle persone chiave che stanno realizzando il progettato tempio di Mosca. È lui che si occupa dei permessi, delle approvazioni governative e fa in modo che il progetto vada avanti.
LA SCOPERTA DI UNO STUDENTE DI SCIENZE
Lontano da quel paese dell’Armenia, uno scienziato ateo camminava per le strade di Mosca. Era il 1977 ed egli allora era un brillante studente universitario che frequentava le lezioni di chimica all’Università di Stato di Mosca. L’idea che la vita potesse avere a che fare con la religione era l’ultima cosa che avrebbe potuto pensare, ma dopo la Fiera del Libro di Mosca, dove i devoti “avevano perduto” qualche libro e degli opuscoli, uno dei suoi amici diventò vegetariano. Egli notò anche che questo suo amico era diventato stranamente riservato. Anche lo studente di scienze, influenzato dall’amico, smise di mangiare carne, pesce e uova e lesse la Bhagavad-gita in russo, sebbene fosse una traduzione diversa da quella di Srila Prabhupada. Scoprì subito la ragione che si celava dietro all’improvviso comportamento furtivo dell’amico. Per evitare di essere arrestato stava cantando di nascosto il mantra Hare Krishna. Questo scienziato, che molto più tardi avrebbe accettato l’ordine di rinuncia con il nome di Bhakti Vijnana Swami, rimase molto colpito dalla lettura della Gita. Suo padre e suo nonno occupavano elevate e rispettabili posizioni come scienziati e tutti i suoi familiari erano atei.
Tuttavia la Gita lo colpì come solo un altro libro — il Vangelo di Giovanni — aveva fatto. Dopo aver letto la Gita, capì che non avrebbe più potuto vivere come prima. Il libro offriva un quadro della vita così armonioso e bello da indurlo a lasciare un modo di vivere che non lo soddisfaceva più. Notò comunque che la principale differenza tra la lettura del Vangelo e quella della Gita era che dopo quella del Vangelo non sapeva come cambiare o che cosa cambiare. Ora insieme alla Gita il suo amico gli aveva consigliato di praticare i quattro principi regolatori (no agli intossicanti, no al sesso illecito, no al gioco d’azzardo e no alla carne, al pesce e alle uova) e di cantare il mantra Hare Krishna — Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. L’accettazione del canto del mantra Hare Krishna da parte di Bhakti Vijnana Swami è stata veramente notevole, dato che il suo amico non gli aveva dato alcuna spiegazione sul significato e sulla natura del mantra. Gli aveva semplicemente detto che cantare gli avrebbe fatto bene. Non gli aveva spiegato chi è Krishna.
La traduzione della Gita che aveva letto usava la parola Bhagavan (che significa Dio completo di tutte le opulenze) ma non la parola Krishna. Comunque, come scienziato, Bhakti Vijnana Gosvami decise di provare a cantare il mantra e con sua grande felicità ne fu profondamente impressionato. Sapeva che, se fosse stato sorpreso a cantare, sarebbe stato arrestato e torturato. Perciò il primo mezzo per cantare di Bhakti Vijnana Swami fu una cordicella con ventisette grani invece dei 108 tradizionali, che gli permetteva di nascondere rapidamente il suo japa se necessario. Quando il suo amico lo portò ad incontrare altri devoti, Bhakti Vijnana Swami rimase deluso perché la maggior parte di loro non erano intellettuali come le persone che frequentava. Apprezzò il fatto che essi erano persone tranquille e trasse molta gioia dal kirtana. Ne fu coinvolto e continuò a cantare, tuttavia non s’impegnò completamente.
L’INCONTRO CON IL KGB
Un giorno mentre Bhakti Vijnana Swami camminava nell’area dove frequentava l’università, fu avvertito che il suo consigliere accademico desiderava vederlo. Mentre saliva le scale per recarsi nel suo ufficio, vide il suo consigliere di solito energico ed estroverso, scendere le scale in fretta bianco in faccia come un foglio di carta. Tremante, con voce rotta, il consigliere gli disse: “Nel mio ufficio c’è qualcuno che vuole vederti.” Nell’ufficio c’era un uomo, tre volte più grande di lui, che lo aspettava. Quell’uomo enorme sorrise e si presentò — un colonnello del KGB. Lo studente che era rimasto collegato soltanto alla lontana al movimento Hare Krishna non si aspettava un incontro come questo. Ora era sicuro di essere in un grosso e pericoloso guaio. Il colonnello del KGB non cercò nemmeno di ragionare con il giovane terrorizzato. “Tu sei un uomo colto, con un brillante futuro e una carriera davanti a te. In qualche modo però ti sei coinvolto con persone che sono molto pericolose. Spero tu sappia che è tuo dovere riferirci di loro. Non ti chiediamo molto, ma se lo fai la tua carriera ne sarà avvantaggiata. Avrai una promozione. Se non lo fai sarai espulso dall’università e non avrai futuro. Potrai anche finire in prigione dove finiranno anche tutte queste persone.”
Lo studente riuscì solo a rispondere: “Non posso risponderti ora.” L’uomo del KGB si addolcì leggermente. “Va bene, ma devi venire da noi fra tre giorni per farmelo sapere.” Il giovane studente, che cominciava a interessarsi alla vita spirituale, rimase profondamente spaventato. “Che cosa accadrà?” pensò. “Non avrò più futuro. Dovrò andare in prigione.” Allora però ebbe un’idea completamente diversa. “Come mai il KGB prende questo canto così seriamente da mandare un suo colonnello a minacciarmi solo perché ho appena cominciato a praticarlo? Deve essere qualcosa di molto potente e importante.” In questo modo il colonnello del KGB agì da guru, spingendo Bhakti Vijnana Swami a sperimentare seriamente la vita spirituale.
UN CONSIGLIO POTENTE DA UNA PICCOLA SORGENTE
Questa nuova determinazione si stabilì nel suo cuore fianco a fianco con la paura per la minaccia del KGB. Decise di consultarsi con una delle persone più intellettuali tra i devoti: una piccola ragazza di diciannove anni di nome Malini Devi Dasi a cui in segreto raccontò l’incontro avuto in ufficio. Essa rise e con grande fede disse: “Non possono farti niente. Tu sei un’anima spirituale.” Le sue parole lo colpirono come un fulmine. “Non possono fare niente al mio vero sé,” realizzò. Un’onda di serenità lo avvolse e la paura svanì. “Questa piccola donna ha cambiato il mio modo di vedere.” concluse. Più tardi quello stesso giorno si recò al suo appuntamento con il KGB sentendosi calmo e fiducioso. L’incontro segreto avvenne in uno degli hotel internazionali della città, tutti rigidamente controllati dal governo. In una piccola stanza sedevano il colonnello e un altro uomo sorridenti. “Allora,” disse il colonnello parlando pacatamente, “hai pensato alla mia offerta?” “Non sono disposto a lavorare per voi, perché questo è contrario ai miei principi.” Il colonnello balzò sulla sedia e gridò: “Quali principi avete, stupidi esseri, al di là dei quattro principi regolatori? Ora vai a casa, ma sappi che sei finito.” Bhakti Vijnana Swami uscì tranquillamente dalla stanza e si recò in un appartamento vuoto che un amico gli aveva messo a disposizione a Mosca. Disse a se stesso che in un modo o nell’altro sarebbe andato tutto bene.
UNA FATIDICA FESTA IN CASA
A casa s’impegnò molto più seriamente nelle pratiche spirituali e decise di dare una grande festa in questo appartamento. Il kirtana della festa fu molto vivace, addirittura fragoroso. Bhakti Vijnana Swami si sentiva felice di aver ospitato una festa così grandiosa e importante, ma tre giorni dopo, metà delle persone che avevano partecipato alla festa furono arrestate e trattenute. I dirigenti citarono Bhakti Vijnana Swami come testimone per le accuse contro i devoti. Il cosiddetto interrogatorio che subì fu in effetti una tortura. Gli agenti gli riferirono molti dettagli della festa compreso quello che ciascuno aveva detto, in quale momento e in quale circostanza. Allo scopo di creare un’atmosfera di terrore in cui nascondere qualsiasi cosa sarebbe stato inutile, cercavano di dare l’impressione di essere ovunque e di sapere tutto. Dopo questo incidente del 1983, Bhakti Vijnana Swami cessò le proprie attività a Mosca perché era all’ultimo anno di quella parte dei suoi studi. In pratica si spostò da Mosca alla sua città natale per prendere rifugio da suo padre e suo nonno che occupavano posizioni importanti.
La mano del KGB inesorabilmente arrivò fin là tre giorni dopo nella forma di una lettera che chiedeva un appuntamento. Ogni settimana lo convocarono ad un incontro in cui degli agenti lo torturavano psicologicamente. Egli aveva una buona situazione a livello materiale e loro lo minacciavano di sconvolgere la sua vita. La situazione era terrificante, ma ogni volta durante queste sedute il dolce suono del mantra si faceva sentire. Il mantra era come la voce della sua mente ed aveva un potente effetto simile a quello delle coraggiose parole di Malini. Perciò all’inizio di ogni riunione si sentiva pieno di paura, ma poi il mantra veniva ed egli diventava sereno al punto di riderne dentro di sé. Contemporaneamente, colui che lo interrogava, che all’inizio appariva violento, improvvisamente diventava inquieto e timido.
LA PARTENZA DALLA RUSSIA
Dopo quattro sedute Bhakti Vijnana Swami decise semplicemente di non andarci più. Con sua grande sorpresa nei due anni seguenti non ebbe più notizie dal KGB. Insegnava agli altri quello che riguardava Krishna, distribuiva libri e s’incontrava con le persone per parlare di Krishna. Discusse anche la sua tesi e ottenne la laurea in biologia molecolare dall’Accademia sovietica della Scienza. La vita sembrava tranquilla. In questo periodo, un devoto americano, Kirtiraja Dasa, era impegnato ad aiutare i devoti sovietici. Egli desiderava che Bhakti Vijnana Goswami traducesse i libri di Prabhupada in lingua russa perché era il più colto tra i devoti. Alcuni devoti, che avevano una conoscenza superficiale dell’inglese, avevano tradotto in russo la maggior parte dei testi in inglese di Prabhupada. Allora, qualcuno fuori dalla Russia, che aveva una conoscenza modesta della lingua russa, li aveva pubblicati usando un vecchio dizionario ingleserusso. Il risultato era stato scarso da un punto di vista letterario. Per esempio la frase di Prabhupada “servizio devozionale al Signore” era diventata “schiavitù devozionale” e “i servitori” di Dio erano diventati “gli schiavi”.
Sebbene i libri avessero questo tipo di problema e fossero spesso scritti a mano — mancavano delle pagine e la stampa era difficilmente decifrabile — furono molte le persone che leggendoli aderirono alla coscienza di Krishna. Kirtiraja però desiderava portare i libri in lingua russa ad un livello internazionale. Se Bhakti Vijnana Gosvami fosse rimasto in Russia per tradurre sarebbe stato sempre sotto la costante minaccia di essere arrestato. Per garantire che questa traduzione di alta qualità potesse continuare senza ostacoli, Kirtiraja si era proposto di portare Bhakti Vijnana Goswami nella sede svedese del Bhaktivedanta Book Trust. Per mezzo di vari stratagemmi, ivi compreso quello che vide devoti svedesi digiunare e protestare davanti all’ambasciata russa, a Bhakti Vijnana Goswami fu consentito di emigrare in Svezia dove trascorse otto anni traducendo i libri di Prabhupada in lingua russa. Oggi egli è una delle guide spirituali preminenti dell’ex blocco sovietico ed è responsabile del progetto del tempio di Mosca. Decenni di ateismo imposto dal governo nel blocco sovietico hanno avuto l’effetto di aumentare l’intenso desiderio delle persone per la vita spirituale.
Ora che è stata introdotta una cultura consumistica, le persone si sentono frustrate da entrambe le parti. Sanno che sia il comunismo sia il consumismo sono ingannevoli perché in entrambi i casi non c’è felicità materiale. Per trovare quella felicità duratura e crescente che l’anima cerca ci si deve rivolgere al ricettacolo di tutto il piacere: il Signore Supremo, Sri Krishna. Devoti del livello di Brahmananda Puri e di Bhakti Vijnana Goswami non si sentono soddisfatti di bere da soli da questo ricettacolo e vogliono portare a tutti quelli che hanno sete di una piena soddisfazione, l’opportunità del servizio d’amore a Krishna. Nell’Oman gli alberi dell’incenso crescono dalla dura roccia. Qui in Russia le più meravigliose e fragranti piante dell’amore per Dio sono cresciute dal duro ferro. Chi ha piantato questi semi? Il movimento per la coscienza di Krishna ha avuto inizio dalla visita di tre giorni a Mosca di Prabhupada dove egli iniziò un discepolo, Ananta-santi Dasa. In questa terra di miseria dove attendere per due ore un po’ di pane o un po’ di latte era cosa comune, le persone erano inclini a prendersi ogni ricchezza che gli altri avevano. Perciò, Ananta-santi a chiunque incontrava diceva: “Ce l’hai già un mantra?” Non sapendo che cosa fosse un mantra, le persone rispondevano: “No, non ce l’ho.” “Oh, tutti i miei amici cantano già un mantra, perché non lo fai anche tu?”
Subito coloro che aveva indotto a cantare si misero a stampare volantini che spiegavano il canto da un punto di vista scientifico con riferimento anche alla parapsicologia, molto popolare nell’Unione Sovietica. Per lo meno il settanta per cento delle persone che leggevano questi volantini iniziarono a cantare Hare Krishna e il movimento cominciò a crescere. Oggi, chi visita in settembre l’annuale festival Hare Krishna in Russia si trova nel mezzo della più grande festa di devoti di tutti i festival ISKCON. A livello mondiale il movimento sta crescendo nel modo più veloce nei paesi dell’ex blocco sovietico ed è normale per famiglie intere — figli grandi, genitori, nonni, zie e zii — di decidere insieme di dedicare la loro vita a Sri Krishna. Certamente è giusto che questi devoti che si sono sacrificati più di tutti, anche per fare semplici atti devozionali, abbiano un posto per l‘adorazione all’altezza della loro devozione.
Urmila Devi Dasi si è laureata in scienza dell’educazione presso l’Università del North Caroline a Chapel Hill.
(da Ritorno a Krishna)

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