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Il 26 della
Second Avenue

di Madhava Smullen

I devoti accompagnano Srila Prabhupada all'aereoporto.
I devoti accompagnano Srila Prabhupada all'aereoporto.

 


 
E’ stata la casa di Srila Prabhupada dal luglio 1966 fino al difficile e rigido inverno del 1967. E’ stato il primo tempio di Krishna in Occidente, il luogo di nascita dell’ISKCON e il luogo dove 19 ragazzi americani hanno per la prima volta ricevuto i nomi sanscriti che avrebbero usato per tutto il resto della loro vita. Stiamo parlando del n° 26 della Seconda Avenue a New York. Oggi dire il 26 della Seconda Avenue è diventata una frase che balza subito all’occhio, una serie apparentemente casuale di numeri che tutti i devoti del Movimento Hare Krishna riconoscerebbero immediatamente, ma nel 1968, poco dopo che Prabhupada si trasferì da li per portare il suo messaggio nel resto dell’America e del mondo, i suoi discepoli lo seguirono senza esitazione e il piccolo negozio fu dimenticato.

Fu solo nel 1977, dopo che i devoti piansero la scomparsa di Srila Prabhupada, che essi si resero conto che il 26 della Seconda Avenue era un posto speciale. Era il luogo perfetto per ricordare il loro insegnante spirituale. Quando l’ISKCON festeggiò il suo ventesimo anniversario, nel 1986, il negozio, diventato nel frattempo un negozio di antichità, venne circondato da devoti che entravano ed uscivano, si facevano accompagnare per una visita e addirittura si stendevano a terra sul marciapiede in segno di rispetto. Tutto questo non sembrava toccare gli esausti newyorchesi che erano abituati a vedere delle scene molto più strane di quella e poi chi abitava nei paraggi era famigliare con questa Mecca Hare Krishna.

Nel 1992 i devoti presero di nuovo in affitto il negozietto, lo risistemarono e utilizzarono delle vecchie fotografie per ridipingere la leggendaria dicitura: “Matchless gifts” (doni impareggiabili) che avevano sempre pensato fosse veramente appropriata per quel negozio. Così finalmente il 26 della Seconda Avenue era di nuovo dell’ISKCON. Mi ha detto Yajna Purusa responsabile del centro: “E’ qui che Srila Prabhupada ha cominciato l’ISKCON e adesso anche noi lo sentiamo come qualcosa di nostro, siamo tornati a Manhattan.” Se è vero che le opinioni locali contano qualcosa, Yajna Purusa ha ragione, perché nel settembre 2007 quando nel Lower East Side è stato organizzato “Howl” (il lamento), un festival artistico chiamato così in onore della poesia più famosa di Allen Ginsberg, gli organizzatori hanno richiesto la partecipazione dei devoti che hanno definito come “Autentici rappresentanti di quel tempo e parte della storia culturale di New York.”

Anche la reazione del pubblico è stata calorosa. Durante l’estate 2007 i devoti hanno cantato dei bhajan nella metropolitana di New York e hanno attratto l’attenzione dei pendolari che spesso si fermavano per 10-20 minuti mentre aspettavano il treno. Le persone più entusiaste arrivano per saperne di più e il 26 della Seconda Avenue attira una piccola folla variegata ai programmi che si tengono il martedì e il venerdì, e che spesso riempie il piccolo spazio con più di 50 studenti e giovani professionisti. I ricercatori spirituali sinceri poi vengono incoraggiati a fare un passo in più e a seguire le discussioni sulla Bhagavad-gita che Rasanath das tiene il sabato. Il programma è iniziato nel novembre del 2007 e ora è seguito da almeno 20 persone. Anche gli studenti dell’Università di New York e della vicina facoltà di architettura Cooper Union si fanno vedere per quattro sere la settimana per assaggiare i nostri piatti vegetariani.

Per 3 dollari si può mangiare quanto si vuole, la cosa è diventata popolare ed è un modo per unire gli studenti alla comunità. “Statisticamente gli YUP (Young Urban Professionals) sono le persone che meno di tutte sarebbero interessate a partecipare a una cerimonia religiosa. Ma il punto è che nonostante si possano permettere tutto quello che vogliono, spesso si sentono soli, chiusi in un profondo vuoto che la coscienza di Krishna riesce a riempire. Vengono spesso da noi perché si sentono in sintonia con i nostri programmi che parlano proprio dei loro bisogni. Ma c’è qualcosa in più che attira le persone al 26 della Seconda Avenue; qualcosa di più impercettibile che si espande nel subconscio. “Gli studenti sono attratti dalla santità del luogo, sia che lo percepiscano o no,” dice Yajna Purusa. Per i 14 devoti che vivono nel vicino Bhaktivedanta Ashrama e rendono il loro servizio al tempio, è facile da capire. Quando cucinano la festa di prasadam, la portano al tempio, la servono alle persone e poi lavano le pentole, vivono intensamente la sensazione che 40 anni fa il loro nonno spirituale stava facendo esattamente le stesse cose, solo, ma determinato nella sua devozione.


Dice Yajna Purusa: “La presenza di Prabhupada si sente ovunque al 26 della Seconda Avenue.” Ogni volta che attraverso il cortile o il corridoio nella parte posteriore che porta all’appartamento, mi ricordo che anche Srila Prabhupada ha camminato proprio su queste pietre. Visitare il 26 della Seconda Avenue potrebbe farvi pensare di essere entrati proprio dentro le pagine della Prabhupada Lilamrita e ritrovarvi, come nel racconto di Narnia, negli anni 60. E’ uno dei pochi luoghi al mondo dove le persone vi fermano e vi dicono: “Ho visto il vostro Swami.” Alcuni di loro agli occhi dei devoti sono famosi, sono persone che hanno avuto una relazione con il loro amato maestro spirituale, che essi stessi non hanno mai potuto avere. Per esempio l’attuale proprietario dell’appartamento che si trova dietro il negozio, dove viveva Prabhupada è il figlio di Mr. Chutey, il proprietario di allora. E la persona che andò a vivere lì dopo che Prabhupada se ne andò nel 1968, vive ancora lì.

Un giornalista ora in pensione si ricorda di aver visitato il negozio per intervistare “il nostro Swami.” Con Tompkins Square Park, dove Srila Prabhupada aveva cantato il maha mantra, solo alcuni isolati più in là, e visite costanti di devoti ospiti dei “vecchi tempi”, il quadro sarebbe già completo. Ma i devoti del 26 della Seconda Avenue vogliono fare di più. “Abbiamo progettato di trasformare il piccolo negozio in una perfetta replica di quello che era quando Prabhupada si trovava qui,” dice Yajna Purusa. “Ci vorrà un anno,” mi dice, “affinché il gruppo di ricerca possa trovare il consenso per ricreare l’atmosfera che si vuole creare utilizzando la Prabhupada Lilamrita e dei testimoni personali. Yajna Purusa spera che attorno al centro possa crescere una comunità entusiasta che aiuti le persone e permetta di avere una presenza più cospicua a Manhattan, dove si potrebbe acquistare un tempio più grande affiliato a questo.

Ma una nuvola grigia oscura il suo sogno. Al momento l’ISKCON ha solo un contratto di affitto a breve termine e non possiede l’appartamento dove Srila Prabhupada viveva. Il prezzo per i due stabili? Come minimo 20 milioni di dollari. Ma se l’ISKCON non li acquista subito, il proprietario potrebbe essere tentato di venderli a un agenzia immobiliare, così i due stabili che hanno circa 100 anni, seguiranno la sorte di molti altri della Seconda Avenue: saranno demoliti e rimpiazzati da nuovi e lussuosi condomini. Così il 26 della Seconda Avenue non ci sarà più, sarà perso per sempre e persa sarà la meravigliosa e radiosa comunità cosciente di Krishna. Ma Yajna Purusa rimane ottimista, forse pensa che se tutti sono ispirati da questo piccolo centro, come lo è lui, il problema del denaro si risolverà da solo. “Le persone arrivano, sviluppano un attaccamento verso i vaisnava e crescono spiritualmente. Questi, per me e per loro, sono veramente ‘Doni Impareggiabili’.” Ma sono le ultime parole di Yajna che secondo me fanno capire quanto sia speciale il 26 della Seconda Avenue: “Quando il programma è finito, spesso le persone non vogliono andarsene. Questa è diventata come la loro casa.”

Madhava Smullen è un giovane devoto della seconda generazione che vive negli Stati Uniti e lavora nella redazione del Back To Godhead.

 

   

(Tratto da Movimento ISKCON)