IL NEMICO
E’ DENTRO DI NOI
La saggezza antica per i ricercatori contemporanei
di Krishna Dharma das
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| Il carro di Krishna e Arjuna sul campo di battaglia di Kuruksetra. |
Probabilmente pochi di noi non hanno sentito la
notizia riguardante il “Premio Nobel Ignobile”
[“Ig-Nobel Award”] elargito da un gruppo che
si definisce “Gli annali delle ricerche improbabili”.
Quest’anno il loro Premio per la Pace è stato ricevuto
dal Laboratorio di Ricerca delle forze armate di Dayton,
nell’Ohio negli Stati Uniti, per aver inventato un’arma
chimica soprannominata la “gay bomb”. Il vecchio detto “fate l’amore, non la guerra” ha così assunto una nuova
dimensione in quanto quest’arma rilascia una nube di
gas che rende gli uomini irresistibilmente attratti l’uno
all’altro. Dimenticandosi di combattere, gettano le armi
ed iniziano ad abbracciarsi. Diabolicamente intelligente,
non vi sembra?
Quest’arma incredibile non è stata ancora provata
sul campo di battaglia e nel frattempo le guerre stanno
mietendo vittime, specialmente in Iraq, dove di recente
il Primo Ministro britannico, Gordon Brown, è stato in
visita.
Questo conflitto è così impopolare che quando
mister Brown, durante la sua visita, ha annunciato il ritiro
delle truppe, è stato accusato di accattivarsi il favore del
pubblico in vista di una possibile elezione. Liam Fox,
il Segretario alla Difesa, ha affermato che Brown stava
usando le truppe “come un campo da gioco politico”.
La guerra, naturalmente, non è mai un gioco. È un
affare costoso e straziante, e ogni governo la cui nazione è coinvolta sicuramente cercherà di districarsene appena
possibile. Ci sono chiaramente delle ragioni valide per
un disimpegno in Iraq, anche se queste, secondo i più
cinici, sono solo economiche.
Qual è il pensiero vedico riguardo questi conflitti? La
domanda non ha facile risposta. Nella cultura vedica la
guerra fa parte della politica, dopo tutto la Bhagavad-gita è stata enunciata su un campo di battaglia.
Per quanto
riguarda le ragioni della guerra nei tempi vedici, esse
sono le stesse discusse dai politici attuali, cioè resistere o
colpire un aggressore.
Pochi di noi si opporrebbero ad una guerra combattuta
per queste ragioni. Ovviamente non vogliamo che dei
criminali invadano il nostro Paese, facciano esplodere
treni, aerei o case. Sicuramente vogliamo evitare che ci
conquistino forzando l’entrata di casa e offrendoci poi
la scelta di abbracciare la loro fede o di essere sbudellati.
Questa sembra essere la prospettiva che ci viene posta se
queste guerre non venissero combattute.
La domanda difficile da porsi è se la guerra che si
combatte è veramente per questo scopo? Non siamo forse ignari delle macchinazioni dei governi? E i politici
generalmente non hanno fama di essere completamente
onesti; perciò ci sono dubbi.
Comunque dobbiamo
accettare il fatto che la guerra talvolta è necessaria,
ma anche se alcune guerre fossero necessarie, la cosa
più importante, secondo la moralità dei Veda, è quella
di combattere la disposizione mentale che porta
all’aggressione e a spiacevoli conflitti. In un famoso
episodio descritto in un testo vedico, due criminali
stavano per essere uccisi da un’incarnazione divina,
Sri Caitanya, ma suo fratello lo fermò dicendogli: “Distruggiamo la loro mentalità criminale, non i loro
corpi.”
Questo è il vero problema. L’odio, l’invidia, la collera,
la lussuria e l’avidità sono i veri nemici che dobbiamo
affrontare. Alcuni di noi soccombono più facilmente di
altri a questi nemici. Da qui iniziano le controversie.
Tutti sappiamo di essere assaliti a volte da questi impulsi
e quando questo succede la nostra pace mentale viene
disturbata e diventiamo candidati per un conflitto che
spesso avviene con chiunque ci capiti vicino.
Se riuscissimo a soggiogare questi potenti aggressori,
naturalmente ridurremmo tutti i conflitti interiori ed
esterni. Questo è lo scopo della spiritualità vedica,
purificare il cuore e la mente, e dovrebbe essere anche la
finalità di ogni dottrina religiosa.
Quando ci impegniamo in una vita spirituale autentica,
questi impulsi decrescono. Nella Bhagavad-gita Krishna
dice: “Colui che ha fede e si dedica alla pratica spirituale,
controllando i suoi sensi, otterrà la pura conoscenza
trascendentale e la pace suprema.”
Questa è la vera prova della nostra pratica: stiamo
diventando pacifici? Lungi dall’essere causa di conflitto,
come ora è di moda pensare, la religione praticata in
maniera appropriata ci offre la sola vera speranza di vedere
la fine di ogni guerra inutile (con o senza la “gay bomb”).