GLI EDITORIALI DI M.I.
Un futuro vegetariano
Pryavrata Dasa, coordinatore mondiale del Food for Life, ha comunicato un dato veramente interessante ed encomiabile: solo in India ogni giorno il programma ISKCON Cibo per la Vita serve un milione di pasti agli studenti delle scuole. Naturalmente non si tratta di carne in scatola, ma di cibo vegetariano, sano, vario e prodotto senza dover uccidere inutilmente altri esseri viventi, cucinato e offerto con devozione al Signore. Al momento il programma ISKCON Cibo per La Vita India sta distribuendo più pasti che l’intero programma di aiuti alimentari delle Nazioni Unite. Se pensiamo che il Movimento per la Coscienza di Krishna è ancora un piccolo movimento spirituale con limitate possibilità economiche e che nel mondo vi sono molte persone e organizzazioni che hanno delle fortune economiche valutabili nell’ordine di milioni di euro, il successo dei devoti è ancora più encomiabile.
Un mondo vegetariano vuol dire un mondo senza problemi di cibo. Essere carnivori vuol dire tanto spreco di cereali che, se invece di essere dati agli animali da macello venissero utilizzati direttamente per la gente, potrebbero sfamare almeno 20 miliardi di persone. Come diceva Srila Prabhupada, il problema della fame nel mondo è un falso problema. Infatti il cibo c’è, e in abbondanza, ma viene usato male. Quella che manca è la presa di coscienza e la sensibilità d’animo. In molti dicono che ci troviamo in un periodo di transizione e che poi il futuro sarà più positivo e più spirituale. Pare che il mondo, per sopravvivere, sarà costretto, dati alla mano, a diventare vegetariano. Oggi in molti luoghi è vietato fumare e chissà, fra qualche anno, ma più probabilmente fra qualche decennio, non si potrà più consumare carne in molti ristoranti, la carne sarà sconsigliata ai bambini e agli anziani, assente negli ospedali, scoraggiata nelle carceri e proibita nella pubblicità.
Comunque chi vorrà proprio mangiare carne potrà farlo, ma generalmente solo dopo che l’animale sarà morto di morte naturale. Naturalmente un provvedimento del genere presuppone un grande lavoro di informazione a priori e poi che quasi tutti abbiano capito bene che la carne fa veramente male, proprio come oggi si capisce che fumare fa male e per esempio si accetta il fatto che quando un semaforo è rosso bisogna fermarsi e si può ripartire solo quando è verde. Fermarsi al semaforo può essere un po’ fastidioso, ma non si può fare altrimenti e a nessuno verrebbe in mente di fare degli scontri di piazza perché è stato obbligato a fermarsi a un semaforo rosso, proprio come oggi nessuno organizza dei cortei di protesta in difesa delle sigarette. Così verrà il giorno in cui molti accetteranno un dato di fatto incontestabile: la carne non è un cibo per esseri umani civili, e sopratutto avranno anche trovato un’alternativa migliore. Nel frattempo tocca a noi, facciamo la nostra parte.
Sajjanasraya das