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Uno sforzo che vale
La felicità e le sofferenze della nostra vita attuale sono già
di Sua
Divina Grazia
yotsyamanan avekse ’ham “Lasciami vedere coloro che sono venuti qui a combattere col desiderio di soddisfare il malvagio figlio di Dhritarastra.” –Bhagavad-gita 1.23 Appropriarsi della proprietà altrui vuol dire essere durbuddhi, malvagi. Perché dovremmo impadronirci della proprietà altrui? Non va bene. Tena tyaktena bhunjitha ma gridhah kasya svid dhanam (Isopanisad, Mantra 1). L’’istruzione vedica è questa: “Accetta solo quello che ti è stato dato, non usurpare la proprietà altrui.” Questa è la chiave per la pace. Tutto appartiene a Krishna. Pertanto tutto quello che Krishna ti dà come prasadam, come Suo favore, accettalo e sii soddisfatto. Questo è il principio fondamentale per la pace nel mondo. Poiché le persone però non hanno ricevuto questo tipo d’educazione, ognuno vuole sempre di più, sempre di più. Nessuno è soddisfatto. Questo significa essere durbuddhi. La cultura vedica insegna: “Sii soddisfatto della tua posizione.” Non c’è alcun pericolo di morire di fame qualsiasi posizione tu abbia nella vita.” tasyaiva hetoh prayateta kovido “L’uomo intelligente, con sviluppate facoltà di pensiero, s’impegnerà solo per raggiungere il fine supremo, che non si ottiene in questo modo neanche percorrendo l’universo intero, dal pianeta più alto (Brahmaloka) al più basso (Patala). Quanto alla felicità propria del piacere dei sensi, si presenta da sé nel corso del tempo come la sofferenza che viene anche senza averla desiderata.” [Srimad-Bhagavatam 1.5.18]. Tasyaiva hetoh: “Solo per questo scopo.” Quale scopo? Quello che non possiamo ottenere neanche percorrendo l’universo intero. L’essere vivente vaga trasmigrando da un corpo ad un altro in tutto l’universo. A volte, grazie alle nostre attività pie, diventiamo deva, come Brahma, Indra o Candra e per le nostre attività empie discendiamo fino a diventare vermi negli escrementi. Questo è ciò che accade. Chi accede ai sistemi planetari superiori? I brahmana qualificati che seguono rigidamente i principi religiosi. Sri Krishna dice: samo damas tapah shaucam “Tranquillità, controllo di sé, austerità, purezza, tolleranza, onestà, conoscenza, saggezza e religiosità sono le qualità naturali che caratterizzano le attività del brahmana.” [Bhagavad-gita 18.42] Vijnanam significa applicare la conoscenza alla pratica della vita. La conoscenza da sola è inutile. La conoscenza deve essere applicata alla pratica della vita. Gli studenti di materie scientifiche vengono esaminati sia sulla conoscenza teorica sia su quella pratica. “Tanto idrogeno e tanto ossigeno compongono l’acqua.” Questa è teoria, ma quando si mescola l’idrogeno con l’ossigeno preparando davvero l’acqua, questa è pratica. La scienza dimostra che la conoscenza teorica non è sufficiente. Scienza significa osservare e sperimentare, cioè conoscenza sperimentale. Questo è il significato di vijnana. La conoscenza pratica permette di conoscere bene Dio. Questo è il compito del brahmana. Krishna dice: urdhvam gacchanti sattva-sthah: coloro che seguono rigidamente i principi brahminici verranno collocati nei sistemi planetari superiori [Bg. 14.18]. Il Vaisnava però è superiore a queste persone. Yanti mad yajino ’pi mam [Bg. 9.25]. Coloro che seguono questi principi allo scopo di raggiungere i sistemi planetari superiori potranno raggiungerli. Nello stesso modo coloro che desiderano tornare a casa, da Krishna, potranno farvi ritorno. janma karma ca me divyam “Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, o Arjuna, non dovrà più nascere in questo mondo materiale, quando avrà lasciato il corpo, ma raggiungerà la Mia eterna dimora.” [Bg. 4.9] Cercate di capire Krishna veramente, non in modo approssimato. Krishna è Dio, la Persona Suprema. Nei tuoi pensieri c’è Dio, allora perché non accetti Krishna? Egli afferma di essere Dio e gli shastra, gli acarya, Vyasadeva, Narada, il tuo guru — tutti dicono che Egli è Dio. Perché non accettarLo? Perché andare a cercare qualche altro Dio? Qui c’è Dio, il Suo nome, l’indirizzo, le attività — qui, nelle autorevoli affermazioni dei Veda, c’è tutto. C’è qualche difficoltà a comprendere Krishna? Un mascalzone però non Lo accetta. “Perché dovrei accettare Krishna? Il mio Dio me Lo sono fatto da solo.” Questa è la sua sfortuna, durbhaga. Oppure durbhuddhi. Egli è un mascalzone, un miscredente. Così afferma la Bhagavad-gita (7.15): na mam duskritino mudhah “Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza è stata rubata dall’illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca sono tutti miscredenti e non si arrendono a Me.” Queste sono le persone che non si arrendono a Krishna: i miscredenti, i malvagi, i peccatori, i mascalzoni, gli asini, gli ultimi tra gli uomini. Essi sono tutti durbuddhi. La vita umana costituisce un’opportunità per comprendere Krishna. Hari hari biphale janama gonainu, manusya-janama paiya, radha-Krishna na bhajiya, janiya shuniya bisa khainu. Questa è una canzone di Narottama Dasa Thakura. “O Signore Hari, ho sprecato la mia vita inutilmente. Avendo ottenuto una nascita umana senza avere adorato Radha e Krishna, ho coscientemente bevuto del veleno.” Chiunque non cerca di comprendere Krishna — senza parlare di coloro che Lo adorano e Lo servono — sta sprecando la sua vita. Krishna dice che basta cercare di comprenderLo per ottenere la liberazione. Anche se una persona non Lo conosce perfettamente, ma si sforza semplicemente di conoscerLo, questa attività sarà sufficiente a liberarLo. Non è possibile comprendere Krishna. Egli è così grande, senza limiti. Come possiamo comprendere Krishna? Neanche Krishna può capire Se Stesso. Neppure Ananta, il Suo servitore personale, riesce a capirLo. Questo è un dato di fatto. Noi non possiamo comprendere Krishna, ma tuttavia, se accettiamo tutto quello che Krishna dice di Se Stesso nella Bhagavad-gita, diventiamo subito adatti a tornare da Dio, a casa. Janma karma ca me divyam evam yo vetti tattvatah [Bg. 4.9]. Tattvatah significa “in verità”. manusyanam sahasresu “Tra migliaia di uomini forse uno cercherà la perfezione, e, tra coloro che la raggiungono, raro è colui che Mi conosce veramente.” [Bg. 7.3] Qui “perfezione” non significa perfezione spirituale, ma perfezione materiale o parziale perfezione spirituale. I Brahma-jnani, coloro che hanno realizzato il Brahman impersonale, sono perfetti solo parzialmente. I Paramatma-jnani, gli yogi che hanno realizzato l’Anima Suprema sono anch’essi parzialmente perfetti. Solo i devoti sono completamente perfetti. La perfezione dei Brahma-jnani è parziale perché essi sono capaci di comprendere l’aspetto eterno del Signore Supremo. Questa conoscenza viene detta brahma-jnana e la paramatma-jnana è la conoscenza — o la visione personale — di Dio nella forma di Visnu a quattro braccia. Anche questa è una conoscenza imperfetta. Quando si arriva a conoscere Bhagavan, la Persona Suprema, questa conoscenza è perfetta, perché quando si arriva a comprendere Dio a livello personale, c’è ananda, la felicità. Nelle altre forme non c’è ananda. C’è eternità, conoscenza, ma non ananda. Il Vedanta-sutra (1.1.12) afferma, anandamayo ’bhyasat. Noi siamo per natura ananda, felicità. Per questa ragione cerchiamo ananda, ma non sappiamo dove trovarla. Cerchiamo di trovare la felicità nel mondo materiale, mangiando carne, bevendo vino, praticando il sesso. Queste cose però non sono ananda. Ananda è satyananda, vera felicità.
(da Ritorno a Krishna)
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