Satisfacion: Manca solo un mantra

 

 

 

Negli anni sessanta, quando avevo sedici anni mio padre cambiò lavoro e ci trasferimmo dalla quieta, tranquilla cittadina di Oak Harbour, nello Stato di Washington, in un sobborgo tra Washington D.C. e Baltimora. Le mie nuove amiche non giocavano con le bambole di Barbie o saltavano con la corda come io ero abituata a fare, ma passavano il tempo ad ascoltare la musica pop, a fumare sigarette e a bere la birra rubata ai propri genitori. Io volevo adattarmi a loro ed essere accettata e così, tra le altre cose, smisi di ascoltare i miei amati Beatles e cominciai ad ascoltare i Rolling Stones. A differenza dei Beatles i Rolling Stones erano l’icona della ribellione. All’inizio trovavo la loro musica irritante e dura, tuttavia l’ascoltavo e le parole dei testi mi fecero uscire dalla mia innocenza di preadolescente.

Il disco dei Rolling Stones in cima alla classifica “I Can’t Get No Satisfaction” mi perseguitava. Le parole continuavano a risuonarmi nella testa come un’affermazione involontariamente negativa. Quelle parole mi accompagnarono nella mia adolescenza, mentre mi allontanavo dalla mia famiglia e mi fecero aderire più profondamente alla psicologia della contro-cultura. Ascoltavo anche altri gruppi che suonavano con forza lamentose chitarre elettriche e martellanti batterie, ma le loro parole non avevano lo stesso effetto di “Satisfaction”. Riflettendo sulla triste possibilità di rimanere eternamente insoddisfatta per tutta la vita, la mia visione del mondo cambiò per sempre. Guardavo gli altri e sotto la loro sottile patina di successo e di felicità scoprivo una profonda mancanza di soddisfazione.

Le persone non erano felici e neanche io. Negli anni successivi cercai soddisfazione nello studio, nel cibo, nelle relazioni, nel divertimento e nelle droghe psichedeliche, ma sullo sfondo di tutte le mie ricerche c’erano le persistenti parole “I can’t get no satisfaction”. Un giorno una voce interiore mi chiese: “Come ci si può sentire soddisfatti senza un significato e uno scopo nella vita?” Prima non avevo mai preso in considerazione questa semplice domanda di buon senso, ma essa cambiò il corso della mia ricerca. Ero fiduciosa che se avessi trovato una risposta a quella domanda, come effetto collaterale avrei trovato la soddisfazione.

Dopo un po’ di tempo ebbi la fortuna di essere introdotta sul cammino della bhakti. Poiché avevo sempre creduto in un Dio personale, lo scopo della vita nella bhakti – amare e servire Dio – risuonò dentro di me. Ero affascinata dalle descrizioni vediche di Dio come di un giovane eternamente bello che gioca con i Suoi amici in un paradiso bucolico. Fui attratta anche dal metodo della bhakti per raggiungere la Persona Suprema: sentir parlare di Lui dalle Scritture rivelate, cantare i Suoi nomi meditando tranquillamente da soli o insieme ai devoti, pregarLo e servirLo nella Sua forma di Divinità.


L’Origine dell’Insoddisfazione

Dopo essermi unita a una comunità di praticanti della bhakti, cominciai a studiare le Scritture con maggior impegno. Un giorno m’imbattei in un verso della Bhagavad-gita (17.16) in cui Krishna dice ad Arjuna che la soddisfazione – insieme alla semplicità, alla gravità, al controllo di sé e alla purificazione della propria esistenza – è un’austerità della mente. Essendo un’austerità sotto l’influenza della virtù, essa aiuta a progredire spiritualmente. Trovai edificante il commento di Srila Prabhupada a questo verso: “Più pensiamo al nostro piacere, più la mente è insoddisfatta. Nell’età in cui viviamo, gli uomini concentrano inutilmente il loro pensiero sui vari modi di godere per mezzo dei sensi, perciò è impossibile che raggiungano la pace della mente.”

Quando lo lessi mi tornò in mente la canzone dei Rolling Stones. Sono sicura che Mick Jagger, cantando della propria insoddisfazione, non cercava di trasmettere una verità eterna traendola dalla Gita, ma esprimeva un sentimento universale e le sue parole entrarono profondamente in risonanza con i giovani degli anni sessanta. Anche oggi molti giovani conoscono quella canzone. I Rolling Stones ormai anziani la suonano ancora, ma apparentemente non hanno cambiato il loro stile di vita. Se fossero stati seri nel cercare la soddisfazione avrebbero guardato oltre il sesso, le droghe e il rock ‘n’ roll – o comunque, al di là di tutto quello che questo mondo può offrire.

 

 

I devoti che cantano per le strade del mondo.
I devoti che cantano per le strade del mondo.

 

 

 

Il Momento di Smettere di Masticare

Sembra che la maggior parte delle persone facciano sempre le stesse cose aspettandosi risultati diversi. Un materialista estrae tutto il succo dagli oggetti dei sensi, ma continua invano a cercare il piacere. Prahlada Maharaja, un grande devoto del Signore, descrive questo fenomeno come masticare ciò che è stato masticato. Se mastichi la canna da zucchero ne ottieni un succo dolce, ma una volta che il succo non c’è più, è il momento di smettere di masticarla. Le Scritture rivelate riportano molte storie di persone che fanno la loro vita spirituale e di persone contrarie a servire Dio.

Una persona che si oppose a Dio fu Hiranyakasipu, il padre di Prahlada Maharaja, un re incredibilmente potente che possedeva grandi ricchezze e belle donne. Aveva tutto ciò che c’è d’immaginabile per godere con i propri sensi. Tuttavia la sua mente era tormentata e i suoi sforzi per soddisfare i propri desideri erano come quelli di un uomo che cerca di placare la sete bevendo la sabbia. Al contrario, suo figlio Prahlada aveva una grande devozione per il Signore e la sua mente era pura e quieta, anche alla presenza del suo infuriato padre omicida.

In ogni momento tutti noi dobbiamo decidere se seguire le orme dell’angelico, divino Prahalada Maharaja o quelle dell’ateo materialista Hiranyakasipu. La maggior parte dei devoti, specialmente ai livelli iniziali della bhakti, sanno riconoscere le tendenze divine e quelle atee nel loro cuore. Sia le attività materiali sia quelle spirituali danno piacere, ma il piacere derivato dagli oggetti dei sensi è fugace e temporaneo. I nostri sensi si stancano naturalmente degli oggetti dei sensi materiali e, quando accade, possiamo rinunciare per un po’ di tempo al piacere dei sensi, ma dopo una pausa proviamo di nuovo.

Per il nostro beneficio, abbiamo bisogno di convincerci che alla fine il piacere materiale porta alla sofferenza. Al contrario, la gratificazione dei sensi spirituali – la soddisfazione dei nostri sensi spirituali – dura eternamente. Questo piacere non solo è eterno, aumenta continuamente. All’inizio del nostro viaggio spirituale potremmo non provare molto gusto nelle pratiche spirituali, la mente e i sensi possono essere ancora attaccati agli oggetti materiali, ma più pratichiamo, tanto più i sensi e la mente vengono purificati dall’attaccamento per il mondo effimero e il nostro gusto naturale per le pratiche spirituali affiora.


Bisogna Impegnare la Mente

Prabhupada nel suo commento al verso 17.16 della Bhagavad-gita continua ad offrire una soluzione all’insoddisfazione della mente: assorbite la mente nell’ascolto delle attività e delle avventure del Signore. Quando allontaniamo la mente dalla contemplazione degli oggetti dei sensi per contemplare i divertimenti del Signore essa diventa pura e quieta. All’inizio, per trascorrere il nostro tempo disponibile ad ascoltare i divertimenti di Krishna dobbiamo fare appello a un certo autocontrollo. Ad esempio, molti di noi sono cresciuti con la televisione come la principale forma di divertimento.

Ci siamo abituati a fare il giro dei canali o a premere un pulsante da lontano per entrare in un’altra realtà e per un po’ di tempo dimentichiamo le pressioni e le difficoltà della vita. Ma vedere felice qualcuno che agisce in modo materiale non fa altro che prolungare l’illusione di trovare soddisfazione nel mondo materiale. Questo farà sembrare maya una realtà e Krishna un’illusione. Guardare i media che glorificano la vita in questa esistenza temporanea farà anche diminuire il nostro piacere di ascoltare i divertimenti di Krishna.

Srila Prabhupada dice che la soddisfazione si ottiene agendo senza duplicità e senza inganno. Se analizziamo questa affermazione comprendiamo che un comportamento disonesto spesso è il risultato del desiderio di controllare una situazione. Dalla Bhagavad-gita impariamo che un devoto dovrebbe agire in modo onesto e dipendere da Krishna per quanto riguarda i risultati, ma se siamo attaccati a un risultato particolare, possiamo perdere di vista questo principio cercando di manipolare la situazione con mezzi disonesti.

Al contrario, se siamo onesti nei nostri rapporti con gli altri, guadagneremo la loro fiducia e avremo relazioni più significative e soddisfacenti. Quando Srila Prabhupada lavorava nel laboratorio chimico del dottor Bose a Calcutta ottenne la promozione a direttore della società scavalcando altri con maggiore anzianità. Il dottor Bose lo scelse perché era affidabile, qualità che il dottor Bose considerava più importante degli anni di esperienza nell’industria chimica.


Lavorare per il Beneficio Altrui


L’ultima cosa che nel suo commento Srila Prabhupada consiglia per essere soddisfatti è lavorare per il benessere degli altri. Praticamente tutti hanno provato il senso di soddisfazione che deriva dal dare anziché dal prendere. L’attività sociale più elevata è dare agli altri la possibilità di connettersi a Krishna. Lo possiamo fare in molti modi: organizzando in casa programmi coscienti di Krishna, distribuendo libri, scrivendo articoli e libri, parlando con gli altri e cantando in pubblico – ci sono tanti modi quanti la mente può pensarne.

Qualsiasi devoto abbia cercato sinceramente di dare la coscienza di Krishna agli altri può testimoniare di aver provato una profonda soddisfazione e di essersi entusiasmato in queste attività. Il piacere deriva dal soddisfare i più cari devoti del Signore, il quale felice di vedere che Lo serviamo in questo modo, ricambia i nostri sforzi dandoci un assaggio della realtà trascendentale. Per qualche inspiegabile fortuna, ora vivo una vita soddisfacente e appagante. Invece di ascoltare “I can’t get no satisfaction” risuonare nella mia testa, ora ascolto le parole “Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare” in una grande varietà di melodie.

Rupa Gosvami, un santo e colto Vaisnava erudito del sedicesimo secolo, scrisse il seguente verso per descrivere gli effetti dell’ascolto e del canto di questo mantra: “Non so quanto nettare abbiano prodotto le due sillabe ‘Kris-na’. Quando si canta il santo nome di Krishna, sembra che Egli danzi nella nostra bocca. Allora desideriamo moltissime bocche. Quando il nome entra negli orecchi, desideriamo milioni di orecchi e quando il santo nome danza nel giardino del cuore, vince le attività della mente e allora tutti i sensi diventano inerti.” (Sri Vidagdha-madhava 1.15)

 

Arcana Siddhi Devi Dasi fu iniziata da Srila Prabhupada nel 1976. Vive con suo marito a Sandy Ridge, nel North Carolina, dove lavora come psicoterapeuta.

 

 

 

 

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