Fu nella notte di luna piena della stagione di sarat
che ebbe luogo la danza rasa, precisa lo Srimad-Bhagavatam.
I capitoli precedenti indicavano che la festa del Govardhana-puja
si svolse dopo la notte di luna nuova del mese di karttika e
fu seguita dalla cerimonia di bhratri-dvitiya; poi si era scatenata
la collera di Indra sotto forma di pioggia torrenziale e grandine, e Sri
Krishna aveva sollevato la collina Govardhana per sette giorni, fino al
nono giorno della luna crescente. Il decimo giorno gli abitanti di Vrindavana
avevano discusso della meravigliosa natura di Krishna, e il giorno successivo
Nanda Maharaja aveva osservato l’ekadasi. Seguì il dvadasi,
il giorno in cui Nanda Maharaja fu arrestato dagli uomini di Varuna per
essersi bagnato nel Gange e fu liberato da Sri Krishna. Fu allora che
a Nanda Maharaja e ai pastori fu rivelato il mondo spirituale.
Era trascorsa così la sarad-purnima, la notte di luna piena del
mese di asvina, nella stagione di sarat. Secondo lo
Srimad-Bhagavatam, Krishna dovette attendere un anno intero,
il tempo che ritornasse questa sarad-purnima, prima d’impegnarSi
nella danza rasa con le gopi. Se Egli sollevò la collina
Govardhana all’età di sette anni, doveva averne otto quando la danza rasa
ebbe luogo.
Col termine di danza rasa le Scritture vediche designano la danza
di un attore nel mezzo di numerose danzatrici. Quando Krishna vide scendere
la notte di luna piena della stagione di sarat, Si decorò con
vari fiori di stagione, soprattutto i mallika, dal profumo intenso,
e ricordando le preghiere delle gopi alla dea Katyayani per avere
Krishna come sposo, pensò che quella notte era il momento migliore per
la danza e per soddisfare così il desiderio delle gopi.
A questo proposito lo Srimad-Bhagavatam usa le parole bhagavan
api per sottolineare che la danza di Krishna con le gopi non
ha nulla in comune con la danza dei ragazzi e delle ragazze nel mondo
materiale. Krishna, Dio, la Persona Suprema, non ha alcun desiderio da
soddisfare perché gode a ogni istante delle sei perfezioni nella loro
totalità. Tuttavia desiderò stare in compagnia delle gopi. Con
le specifiche parole yoga-mayam upasritaƒ, lo Srimad-Bhagavatam
indica che la danza rasa si situa sul piano della yoga-maya,
e non della maha-maya, dell’energia esterna, a cui appartiene
invece la danza dei ragazzi e delle ragazze in questo mondo. Il Caitanya-caritamrita
paragona la differenza tra la yoga-maya alla differenza
tra l’oro e il ferro: entrambi sono metalli, ma la qualità è ben diversa.
Così, sebbene la danza rasa di Krishna con le gopi possa
apparire come l’unione di ragazzi e ragazze in questo mondo, ne differisce
completamente in qualità. E i grandi vaisnava riescono a vedere
questa differenza perché capiscono perfettamente ciò che distingue l’amore
per Krishna dalla cupidigia.
Nel dominio della maha-maya, la danza si fonda sul piacere sensuale,
mentre è col desiderio spirituale di soddisfare Krishna che le gopi
accorsero sul luogo della danza rasa al richiamo del Suo flauto.
L’autore del Caitanya-caritamrita, Krishnadasa Kaviraja Gosvami,
spiega che cupidigia e amore mirano entrambi a soddisfare i sensi, ma
l’amore mira a soddisfare i sensi di Krishna. In altre parole, gli atti
compiuti per trovare una soddisfazione personale sono materiali, mentre
gli atti destinati alla soddisfazione di Krishna sono spirituali. A qualsiasi
livello si agisca, l’azione sarà sempre diretta alla ricerca del piacere
dei sensi: sul piano spirituale per il piacere del Signore Supremo, Sri
Krishna, e sul piano materiale per il piacere del suo autore. Perciò,
nel mondo materiale, il servitore, servendo il suo datore di lavoro, non
cerca di soddisfare i sensi del padrone bensì i propri e non continuerebbe
il suo servizio se il padrone smettesse di pagarlo. Invece, sul piano
spirituale, il servitore di Sri Krishna non riceve alcun salario, tuttavia
continua il suo servizio in qualsiasi circostanza. Tale è l’abisso che
separa la coscienza di Krishna dalla coscienza materiale.
Aveva otto anni quando danzò con le gopi, e molte di loro erano
già sposate a quel tempo. infatti in India le ragazze si maritavano molto
presto e non era raro che una donna mettesse al mondo un figlio all’età
di dodici anni. Ma anche se le gopi che desideravano avere Krishna
come marito erano già sposate, ciò non diminuiva affatto l’intensità del
loro desiderio. Essendo il loro amore verso Krishna come quello di una
donna per il suo amante, le loro relazioni d’amore con Krishna sono dette
parakiya-rasa, che è il sentimento che prova un uomo o una donna
sposati che desiderano un’altra donna o un altro uomo.
In verità, Krishna, come beneficiario supremo, è lo sposo di tutti gli
esseri. Le gopi desideravano avere Krishna come marito, ma Lui,
nel Suo ruolo di uomo comune, non avrebbe potuto sposarle tutte. Comunque,
poiché interiormente esse accettarono Krishna come loro sposo supremo,
la relazione che le univa al Signore è detta parakiya-rasa ed
esiste eternamente a Goloka Vrindavana, nel mondo spirituale, dove è libera
dall’ebbrezza che la caratterizza quando è scambiata tra anime condizionate.
Se a livello materiale il parakiya-rasa è abominevole, nel mondo
spirituale diventa la qualità propria della sublime relazione che unisce
Krishnaalle gopi. Molte sono le relazioni che uniscono
le anime pure a Krishna, quella di servitore verso il suo maestro, di
amico verso l’amico, di genitore verso il figlio e di due amanti tra di
loro, ma fra tutte il parakiya-rasa è il più elevato.
L’universo materiale, riflesso distorto del mondo spirituale, è come il
riflesso di un albero nell’acqua: la parte più alta dell’albero diventa
la più bassa nel suo riflesso. Così, quaggiù il riflesso distorto del
parakiya-rasa si situa al livello più basso, più abominevole;
e quando certe persone pretendono coi loro legami adulteri d’imitare la
danza rasa di Krishna con le gopi non fanno altro che
godere del riflesso distorto e odioso del parakiya-rasa spirituale
e assoluto, sconosciuto in questo mondo. Nessuno deve imitare il parakia-rasa
delle gopi con Krishna, avverte lo Srimad-Bhagavatam,
nemmeno in sogno o con l’immaginazione, altrimenti si berrà il più mortale
dei veleni.
Quando Krishna, il beneficiario supremo, manifestò il desiderio godere
della compagnia delle gopi in quella notte di luna piena della
stagione di sarat, la luna, signora degli astri notturni, splendette
nel cielo in tutto il suo fulgore. Questa notte di luna piena della stagione
di sarat è la più bella dell’anno ed è ancora oggi celebrata
per il suo fascino. Infatti, la notte della sarad-purnima attira
molti visitatori al celebre Taj Mahal, immensa tomba che si erge in India,
ad Agra, nell’Uttar Pradesh, dove la gente si reca per contemplare i meravigliosi
riflessi della luna sul magnifico marmo di cui è costruito il Taj Mahal.
La luna che nasceva a oriente tinse ogni cosa di un riflesso rossastro.
Sembrava che con l’atteso sorgere della luna nella stagione di sarat
l’immenso cielo orientale fosse stato spruzzato di rosso ku‰kuma,
come il volto della sposa è ornato di ku‰kuma dall’uomo che torna
a casa dopo una lunga separazione dall’amata.
Il sorgere della luna non fece che accrescere ancor più in Krishna il
desiderio di danzare con le gopi; e mentre le foreste traboccavano
di fiori profumati e ovunque regnava un’atmosfera riposante e un aria
di festa, Krishna soffiò nel Suo flauto. Allora le gopi, in tutta
Vrindavana, si sentirono prese da un incantesimo. Quella luna piena, quell’orizzonte
infuocato, quell’atmosfera fresca e riposante e un’aria di festa, Krishna
soffiò nel Suo flauto. Allora le gopi, in tutta Vrindavana, si
sentirono prese da un incantesimo. Quella luna piena, quell’orizzonte
infuocato, quell’atmosfera fresca e riposante, quei fiori sbocciati, tutto
rendeva il richiamo del flauto mille volte più irresistibile; e le gopi,
già conquistate dalla bellezza di Krishna, all’udire quel suono diventarono
sempre più desiderose di soddisfare i Suoi sensi.
Come si fecero sentire le prime note, le gopi abbandonarono tutti
i loro doveri e si precipitarono verso Vamsivata, dove Si trovava Krishna,
e correndo i loro orecchini tintinnavano. Alcune erano state sorprese
dal suono del flauto mentre stavano mungendo le mucche, ma di colpo smisero;
e una che aveva finito di mungere e aveva messo il latte sul fuoco, al
suono del flauto corse verso Krishna, incurante del latte che si gonfiava
e si spandeva. C’era chi allattava i figli o serviva il pasto alla famiglia,
ma il suono del flauto abbandonarono subito ogni dovere e si precipitarono
verso quei suoni melodiosi. Altre stavano mangiando o servendo i loro
sposi, ma del tutto indifferenti per ciò che non riguardava Krishna, lasciarono
subito la casa. Alcune, prima di andare da Krishna, avrebbero voluto abbellirsi
il viso e vestirsi graziosamente, ma l’impazienza glielo impedì. Truccate
di fretta, qualcuna perfino col sari a rovescio, presero correndo
il cammino verso Krishna.
Stupiti di fronte a tanta fretta, gli sposi, i fratelli e i padri vollero
sapere dove andassero; ma le gopi, che erano ciascuna sotto la
protezione del marito, del fratello maggiore o del padre, non si fermarono
quando essi proibirono loro di andare da Krishna. Colui che subisce il
fascino di Krishna e diventa completamente assorto nella coscienza di
Krishna non si preoccupa più de propri doveri materiali, anche se di estrema
urgenza. La coscienza di Krishna è così potente che ci libera da ogni
obbligo materiale. Meraviglioso questo verso in cui Srila Rupa Gosvami
riporta le parole di una gopi a un’altra: “Cara amica, se desideri
godere della società materiale, e dell’amore in questo mondo, allora non
guardare Govinda, quel ragazzo sorridente che Se ne sta sulle sponde della
Yamuna suonando il flauto, con le labbra che risplendono sotto i raggi
della luna piena.” Srila Rupa Gosvami ci lascia capire come colui che
è attratto dal meraviglioso viso sorridente di Krishna perde subito ogni
attrazione per i piaceri materiali. E la prova del nostro progresso nella
coscienza di Krishna è la perdita d ogni interesse per gli atti materiali
e per il nostro piacere.
Alcune gopi, nell’impossibilità di correre da Krishna perché
trattenute a forza dai loro sposi e relegate nelle loro camere, chiusero
gli occhi e cominciarono a meditare sulla Sua forma sublime, che era già
nella loro mente, dimostrando così di essere le più grandi yogi.
Infatti, colui che pensa costantemente a Krishna nel suo cuore, con fede
e amore, è considerato il più elevato degli yogi, spiega la Bhagavad-gita.
L’adepto del vero yoga concentra la mente sulla forma di Sri
Visnu. E Sri Krishna è la forma originale di tutti i Visnu-tattva.
Nell’incapacità di correre personalmente verso Krishna, le gopi,
yogi perfette, meditarono sulla Sua Persona.
Allo stato condizionato, gli esseri gustano i frutti dei loro atti interessati
in due modi: con la sofferenza —coloro che commettono continuamente atti
peccaminosi— e con la soddisfazione materiale —coloro che s’impegnano
in atti virtuosi. Ma peccatore o virtuoso, l’essere che agisce a livello
materiale resta condizionato dalla natura materiale.
Le gopi, compagne di Krishna, che Lo seguono nelle Sue apparizioni,
appartengono a diversi gruppi, ma per la maggior parte sono Sue compagne
eterne. Come insegna la Brahma-samhita: ananda-cinmaya-rasa-pratibhavitabhiƒ,
nel mondo spirituale gli esseri che circondano Krishna, le gopi in
particolare, che emanano da Srimati Radharani, sono manifestazioni della
potenza di piacere del Signore. Ma quando Krishna rivela i Suoi divertimenti
sublimi in qualche universo materiale, non sono soltanto i Suoi compagni
eterni ad accompagnarLo, ma anche coloro che sono stati liberati dall’esistenza
materiale ed elevati a questo stadio. Le gopi che partecipano
ai divertimenti di Krishna sulla Terra appartenevano a quest’ultimo gruppo.
Se prima avevano conosciuto la schiavitù degli atti interessati, ora,
grazie alla meditazione costante su Krishna, erano totalmente libere dal
loro karma. Il grande dolore che provarono per non poter raggiungere
Krishna le liberò dalle conseguenze di tutti i loro atti peccaminosi,
e l’estasi d’amore assoluto per Krishna che sentirono in Sua assenza superò
di gran lunga le gioie risultanti dagli atti materiali che avevano compiuto
nel passato. L’anima condizionata, con i suoi atti virtuosi e peccaminosi,
diventa soggetta alla morte e alla rinascita; ma le gopi che
meditarono su Krishna trascesero nascita e morte, furono purificate ed
elevate al piano di quelle gopi manifestate dalla potenza di
piacere del Signore. Tutte le gopi che concentrarono la loro
mente su Krishna in un sentimento amoroso si liberarono completamente
dalla contaminazione dei loro atti interessati e alcune lasciarono subito
il corpo materiale, acquisito sotto l’influsso dei tre guna.
Maharaja Pariksit ascoltava con rapita attenzione le spiegazioni di Sukadeva
Gosvami sulla condizione delle gopi che erano con Krishna nella
danza rasa, ma quando sentì che alcune furono liberate da ogni
contaminazione materiale, dalla nascita e dalla morte, semplicemente per
essersi concentrate su Krishna come loro amante, domandò: “Come fu possibile
e per le gopi, che ignoravano la vera identità di Krishna, la
Persona Suprema, e Lo vedevano soltanto come il loro bel fidanzato, essere
liberate dalla contaminazione materiale semplicemente pensando a Lui come
amante?” Ricordiamo che Krishna e gli esseri viventi che sono frammenti
infinitesimali di Krishna, partecipano della stessa natura; sono entrambi
brahman, ma Krishna è il Brahman Supremo, il Param Brahman. In
altre parole, Maharaja Pariksit si chiedeva perché il bhakta può
essere purificato dalla contaminazione materiale semplicemente pensando
a Krishna, mentre gli altri non otterranno lo stesso risultato pensando
a una persona qualsiasi. Se si pensa interamente al marito o al figlio,
o a un qualsiasi altro essere, essendo tutti brahman, perché
non si è liberati dalla contaminazione della natura materiale? Domanda
pertinente, poiché all’ateo piace sempre imitare Krishna. Ai giorni nostri,
nel kali-yuga, quanti imbroglioni si credono grandi come Krishna
e ingannano la gente facendole credere che meditare su Sri Krishna! Pariksit
Maharaja, preoccupato per la condizione dei discepoli ciechi di questi
imitatori demoniaci, formulò questa domanda, che lo Srimad-Bhagavatam
riporta per il bene di tutti, per mettere in guardia la gente innocente,
perché non creda che pensare a un essere qualsiasi e pensare a Krishna
sia la stessa cosa. In realtà, neppure l’atto di pensare ai deva
è paragonabile a quello di pensare a Krishna. Il Vaisnava Tantra ci
avverte che chiunque ponga Visnu, Narayana, o Krishna, allo stesso livello
dei deva merita l’appellativo di pasandi, “offensore”.
Sukadeva Gosvami fece notare a Maharaja Pariksit che la sua domanda aveva
già trovato risposta prima ancora del racconto della danza rasa,
e vedendo che il re chiedeva una spiegazione sullo stesso argomento, molto
intelligentemente gli rispose: “Perché porre domande su un tema che è
già stato spiegato? Come mai questa dimenticanza?” Questo conferma che
il maestro spirituale occupa sempre una posizione di superiorità rispetto
al discepolo e ha quindi il diritto di rimproverarlo. Sukadeva Gosvami
sapeva che Maharaja Pariksit non aveva rivolto questa domanda per beneficio
personale, ma per mettere in guardia le anime innocenti delle generazioni
future, che potrebbero essere indotte a credere che gli esseri comuni
sono uguali a Krishna.
Sukadeva Gosvami ricordò allora a Pariksit Maharaja la liberazione di
Sisupala, il quale non aveva mai smesso d’invidiare Krishna e che per
questa sua invidia fu da Lui ucciso. Ma poiché Krishna è Dio, la Persona
Suprema, Sisupala ottenne la liberazione soltanto per averLo visto. E
se un invidioso può ottenere la liberazione semplicemente fissando la
mente su Krishna, che dire delle gopi, così care a Lui e sempre
amorevolmente assorte in Lui? Ci deve pur essere qualche differenza tra
amico e nemico. Se i nemici di Krishna sono stati liberati dalla contaminazione
materiale e sono diventati Uno con l’Essere Supremo, non c’è dubbio che
le gopi, infinitamente care a Krishna, siano perfettamente liberate
e godano della Sua compagnia eterna.
Più volte la Bhagavad-gita si riferisce a Krishna chiamandolo
Hrisikesa e Sukadeva Gosvami lo ricorda: Krishna è Hrisikesa, l’Anima
Suprema, mentre l’uomo comune è un’anima individuale condizionata, avvolta
in un corpo materiale. Poiché Krishna è Hrisikesa, nulla distingue il
Suo corpo dalla Sua Persona e chi vede qualche differenza non è che uno
sciocco. Krishna è Hrisikesa e Adhoksaja, due nomi che furono usati da
Pariksit Maharaja: Hrisikesa significa l’Anima Suprema e Adhoksaja indica
Dio, la Persona, situato al di là della natura materiale. Con la Sua grazia
incondizionata Krishna appare in questo mondo così com’é, per mostrare
il Suo favore agli esseri condizionati. Purtroppo gli sciocchi cadono
nell’errore di considerarLo un uomo come gli altri, e si aprono così la
strada verso l’inferno. Ancora una volta Sukadeva Gosvami conferma che
Krishna è Dio, la Persona Suprema, imperitura, immensurabile e libera
da ogni contaminazione materiale.
Sukadeva Gosvami continuò a spiegare a Maharaja Pariksit che Krishna non
è una persona comune ma è Dio, la Persona Suprema, che gode di tutte le
qualità spirituali. Egli discende in questo mondo grazie alla Sua misericordia
incondizionata e Si presenta sempre così com’è, senza alcuna differenza
da Sé stesso. Lo conferma anche la Bhagavad-gita, in cui il Signore
afferma di manifestarSi in questo mondo attraverso la Sua potenza spirituale,
e non sotto l’influsso dell’energia materiale, che rimane sempre sotto
il Suo dominio. Quest’energia agisce sotto l’ordine di Krishna, spiega
la Bhagavad-gita, e la Brahma-samhita precisa che l’energia
materiale, Durga, agisce come un’ombra, che segue i movimenti dell’oggetto
che la proietta. Non è difficile concludere che legandosi in qualche modo
a Krishna o sentendo il fascino della Sua Persona, grazie alla Sua bellezza,
ricchezza, potenza, fama, saggezza o rinuncia, o anche attraverso la cupidigia,
la collera o la paura, oppure l’affetto o l’amicizia, si diventerà sicuramente
liberi da ogni contaminazione materiale.
Nel diciottesimo capitolo della Bhagavad-gita, il Signore dichiara
inoltre che la persona che dedica la propria esistenza alla diffusione
della coscienza di Krishna Gli è molto cara. Non sono poche, infatti,
le difficoltà che un predicatore della coscienza di Krishna deve affrontare
nel corso della sua missione. Il suo corpo potrà subire delle ingiurie
ed egli potrà anche incontrare la morte nello svolgimento della sua opera;
tutte austerità, queste, compiute per amore di Krishna e che lo rendono
infinitamente caro a Lui. Se perfino i nemici di Krishna possono aspettarsi
la liberazione se fissano la mente sulla Sua Persona, che dire di coloro
che Gli sono cari? Certamente la liberazione delle persone che in questo
mondo s’impegnano nella propagazione della coscienza di Krishna è assicurata
in ogni circostanza, e senza che se ne preoccupino, perché chiunque sia
impegnato nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione, è già
liberto. Così, le parole di Sukadeva Gosvami convinsero il re Pariksit
che l’essere attratto da Krishna ottiene la liberazione dalla schiavitù
della materia perché Krishna è il maestro assoluto di tutti i poteri sovrannaturali.
Quando Krishna vide tutte le gopi riunite intorno a Lui, prese
la parola per rivolgere loro espressioni di benvenuto; poi, con un discorso
sottile cominciò a scoraggiarle. Krishna, l’oratore supremo — fu Lui che
enunciò la Bhagavad-gita—, eccelle nei soggetti più elevati,
nei campi più svariati: filosofia, politica, economia, e tanti altri ancora.
Con tuta la Sua arte Si rivolse dunque alle gopi, che Gli erano
così care, col proposito d’incantarle con giochi di parole: “O Signore
di Vrindavana, voi siete infinitamente fortunate e Mi siete tutte molto
care. Che felicità per Me vedervi qui! Spero che a Vrindavana tutto vada
bene. Ma adesso, diteMi, che cosa posso fare per voi? Perché siete venute
qui nel cuore della notte? Sedetevi accanto a Me e diteMi come posso servirvi.”
Corse da Krishna per godere della Sua compagnia, per danzare con Lui,
per abbracciarLo e baciarLo, le gopi rimasero stupefatte nel
sentirsi ricevere con un tono così ufficiale, con tanto protocollo! Krishna
le trattava proprio come delle signore dell’alta società! Allora si scambiarono
sorrisi d’intesa e si misero ad ascoltare ancora più avidamente le parole
di Krishna che, di fronte ai loro sorrisi, riprese: “Amiche Mie, siamo
nel cuore della notte e la foresta si fa pericolosa a quest’ora: tutte
le bestie feroci della giungla, tigri, orsi, sciacalli e lupi stanno vagando
in cerca di prede. E’ pericoloso per voi! Nessun luogo è sicuro a quest’ora;
ovunque potreste incontrare tutte queste bestie in cerca della loro vittima.
Credo che abbiate arrischiato un po' troppo venendo in questi luoghi di
notte fonda. Prendete subito il cammino di ritorno, e senza attardarvi.”
Poi, visto che continuavano a sorridere, soggiunse: “Apprezzo molto la
vostra bellezza. Com’é sottile e graziosa la vostra vita!” Le gopi,
infatti, risplendevano tutte di una bellezza squisita, e lo Srimad-Bhagavatam
le descrive col termine sumadhyama, cioè dalla vita sottile,
attributo che conferisce a una donna la vera bellezza.
Krishna voleva convincere le gopi che erano troppo giovani per
prendersi cura di sé stesse e che avevano bisogno di essere protette;
non era stato dunque molto prudente raggiugnerLo nel cuore della notte:
Krishna sottolineò inoltre che Lui era giovane e loro anche: “Non Mi sembra
molto opportuno che delle ragazze rimangano in compagnia di un ragazzo
nel cuore della notte.” Ma vedendo che a quelle parole i loro volti si
velavano di tristezza, riprese con un altro tono: “Mie care amiche, avete
lasciato le vostre case senza alcun permesso, e ora le vostre madri, padri,
fratelli maggiori e anche i vostri figli e soprattutto i vostri mariti,
preoccupati per la vostra assenza, vi staranno cercando affannosamente
dappertutto. Non attardatevi dunque in questi luoghi. Rientrate a casa
e restituite loro la pace e la tranquillità.”
Turbate e un po' rattristate per i gratuiti consigli di Krishna, le gopi
si abbandonarono a contemplare le bellezze della foresta: lo splendore
della luna la illuminava tutta, e nel gran silenzio una dolce brezza scivolava
sui fiori sbocciati muovendo appena le foglie degli alberi. Krishna approfittò
del momento in cui le gopi erano immerse in quella contemplazione
per suggerire: “Sicuramente siete uscite ad ammirare la bellezza della
foresta di Vrindavana in questa notte meravigliosa, ma ora che il vostro
desiderio è soddisfatto, tornate a casa senza più esitare. So che siete
tutte donne molto caste; vi prego, ora che vi siete immerse nell’incantevole
atmosfera della foresta di Vrindavana, tornate alle vostre dimore e continuate
a servire fedelmente i vostri sposi. Siete tutte molto giovani, ma qualcuna
ha sicuramente dei figli che ha trascurato per venire qui, e ora staranno
piangendo, perciò, vi prego, tornate da loro e nutriteli col latte del
vostro seno. So che avete per Me un vivo affetto, e quest’affetto intensificato
dal suono del Mio flauto, vi ha spinte a venire qui. Io sono Dio, la Persona
Suprema, ed giusto che voi nutriate amore e affetto per Me. Tutti gli
esseri sono frammenti della Mia Persona; l’affetto che sentono per Me
è naturale e Io lo accolgo con grande gioia. Per questo siete degne della
mia lode. Ma ora tornate alle vostre case perché devo dirvi che per una
donna casta servire lo sposo senza ipocrisia è il miglior principio religioso.
Non solo una donna dev’essere casta e fedele al marito, ma anche affettuosa
verso gli amici e i giovani fratelli dello sposo e obbediente verso il
padre e la madre; e soprattutto deve prendersi cura dei figli.”
Così Krishna spiegò il dovere della donna, indicando l’importanza del
servizio al marito: “Se desidera essere elevata ai sistemi planetari superiori
dopo aver lasciato questo corpo, una donna non deve mai separarsi dallo
sposo, qualunque sia la sua condizione, il suo carattere, la sua posizione
economica, o anche se è vecchio, invalido o colpito da malattie croniche.
Una donna infedele, che cerca un altro uomo, è un fatto abominevole nella
società. Il suo atteggiamento le impedirà di essere elevata ai pianeti
celesti e la costringerà a subire conseguenze degradanti. La donna sposata
che cerca un amante va contro i princìpi vedici. Ma voi credete che l’attaccamento
per Me sia più forte, forse desiderate ardentemente la Mia compagnia;
se è così, non vi consiglio di cercare di godere direttamente della mia
compagnia. E’ meglio che torniate a casa vostra, dove potrete discorrere
di Me e fissare in Me i vostri pensieri; così, ricordandoMi costantemente
e cantando i Miei nomi, sarete certamente elevate al piano spirituale.
Non è necessario che rimaniate vicino a Me; vi prego, tornate a casa.”
Non c’è nulla d’ironico nei consigli e nelle istruzioni del Signore alle
gopi, e ogni donna onesta dovrebbe prenderli sul serio. Il Signore
Supremo mise in rilievo l’importanza della castità, principio che ogni
donna seria e desiderosa di essere elevata a un piano superiore d’esistenza
deve rispettare. Krishna è il centro dell’affetto per tutti gli esseri,
e colui che sviluppa affetto per Krishna trascende tutte le regole vediche.
E’ questo il caso delle gopi, che vedono Krishna direttamente,
ma non vale per le donne ancora condizionate dalla materia. Purtroppo
non è raro che qualche impostore voglia imitare Krishna nel Suo comportamento
con le gopì e pretenda di usurpare la posizione di Krishna avvalendosi
della teoria monistica; quindi, col pretesto di compiere come Lui la rasa-lila,
seduce donne innocenti, deviandole in nome della realizzazione spirituale.
Per metterci in guardia contro questi delinquenti, Sri Krishna ci lascia
intendere, in questo preludio alla rasa-lila, che le gopi
hanno dei privilegi esclusivi rispetto alle donne comuni. Una donna
può certamente elevarsi nella coscienza di Krishna, ma deve stare attenta
a non lasciarsi ingannare da qualche impostore che pretende d’essere Krishna.
Deve convergere piuttosto le sue attività devozionali intorno al canto
e alla meditazione su Krishna, come Egli stesso consigliò alle gopi,
e deve evitare di seguire i cosiddetti sahajiya, gli pseudo-bhakta
che prendono tutto alla leggera.
Talmente disarmanti erano state le parole di Krishna che le gopi
videro il loro desiderio di godere della danza rasa in compagnia
di Krishna definitivamente frustrato. Allora un senso di tristezza e di
angoscia le invase, e in quella profonda malinconia il loro respiro si
fece affannoso. Non guardavano più Krishna, ma a testa bassa fissavano
il suolo, dove con la punta dei piedi si misero a disegnare delle linee
curve. Le grosse lacrime che rigavano le loro guance, sciogliendo il trucco
e mischiandosi alla ku‰kuma dei loro petti, cadevano a terra,
mentre loro, incapaci di rivolgere una sola parola a Krishna, rimanevano
là, in silenzio, in un silenzio che esprimeva la profonda ferita dei loro
cuori.
Le gopi non sono donne comuni. In un certo senso si trovano su
un piano di eguaglianza con Krishna, di cui sono le compagne eterne. Come
conferma la Brahma-samhita, le gopi sono tutte emanazioni
della potenza di felicità di Krishna, e come tali non sono differenti
dal Signore. Pur sentendosi ferite dalle parole di Krishna, le gopi
non vollero risponderGli aspramente perché Lui rimaneva per loro
l’essere più caro al mondo, la loro anima, la loro vita stessa. Tutte
anime interamente sottomesse e devote a Lui, le gopi non avevano
che Krishna nel cuore, perciò quando sentirono da Lui parole così ingiuste
cercarono di rispondere, e invece scoppiarono in un pianto dirotto, finché
tra le lacrime riuscirono ad articolare qualche parola: “O Krishna, come
sei crudele! Ti sembra giusto parlare così delle anime completamente sottomesse
a Te? Per favore, accattaci e non ferirci più con parole così spietate!
Naturalmente Tu sei Dio, la Persona Suprema, e puoi agire come vuoi, ma
non è degno di Te trattarci così crudelmente. Siamo venute da Te lasciando
ogni cosa dietro di noi, soltanto per prendere rifugio ai Tuoi piedi di
loto. Sappiamo che non c’é nulla che Ti leghi e Tu puoi agire come desideri,
ma T’imploriamo, non lasciarci. Dovresti accettarci vicino a Te, noi che
siamo Tue devote, come Narayana accoglie i Suoi devoti. Molti devoti di
Narayana Lo adorano per ottenere la liberazione ed Egli la concede a tutti.
Perché rifiutare noi, allora, che non abbiamo altro rifugio che i Tuoi
piedi di loto?
“Caro Krishna, le gopi continuarono, Tu sei certamente il precettore
supremo e i Tuoi insegnamenti alle donne —essere fedeli allo sposo, mostrare
compassione ai figli, prendersi cura della casa e obbedire agli anziani
della famiglia— sono conformi ai princìpi degli sastra, e quindi
giusti. Ma noi sappiamo che metterci sotto la protezione dei Tuoi piedi
di loto è come osservare perfettamente tutti i princìpi degli sastra.
I nostri sposi, amici, parenti e figli ci sono cari r amiamo la loro compagnia,
ma solo perché Tu sei presente, Tu che vivi in tutti gli esseri come Anima
Suprema. Senza di Te nessuno ha valore. Appena Tu lo abbandoni, il corpo
perisce, e secondo le regole degli sastra deve subito essere
gettato in un fiume o ridotto in cenere. Tu sei dunque la Persona più
cara al mondo. Se poniamo in Te la nostra fede e il nostro amore, dov’è
il rischio di perdere lo sposo, gli amici, i figli o le figlie? Infatti,
se una donna Ti accetta come lo sposo sovrano, non rimarrà mai vedova
come accade invece per le donne che mantengono un’idea materiale dell’esistenza.
Se diventi nostro sposo non ci sarà mai separazione, divorzio o vedovanza.
Tu sei lo sposo eterno, il figlio eterno, l’amico eterno e il maestro
eterno: reciprocare un rasa con Te significa vivere eternamente
nella felicità. Poiché Tu sei Colui che dà agli esseri tutti i princìpi
religiosi, i Tuoi piedi di loto devono rappresentare il primo oggetto
di adorazione. Gli sastra lo confermano: acarya-upasana,
l’adorazione dei Tuoi piedi di loto è il primo principio della spiritualità.
Inoltre, come insegna la Bhagavad-gita, Tu sei l’unico beneficiario,
l’unico proprietario di tutto ciò che esiste e l’unico amico. Così, siamo
venute da Te abbandonando ogni altra amicizia, ogni altra compagnia, ogni
altro amore, del resto ingannevoli; ora soltanto Tu godrai della nostra
compagnia. Lasciaci essere per sempre l’oggetto del Tuo piacere. Sii il
nostro maestro, fa che Ti apparteniamo, e sii anche il nostro amico supremo
perché questa è la Tua posizione naturale. Lascia che Ti abbracciamo come
l’amante supremo.”
Le gopi dissero ancora a Krishna, il Signore dagli occhi di loto:
“Ti preghiamo, non scoraggiare il nostro desiderio, da così lungo tempo
nutrito, di averTi come sposo. Ogni uomo intelligente, preoccupato del
proprio interesse, dirigerà soltanto su di Te la sua tendenza ad amare.
Solo chi è sviato dall’energia esterna e desidera la soddisfazione attraverso
concetti artificiali cercherà di trovare piacere fuori di Te. In questo
mondo, i cosiddetti sposi, amici, figli, figlie, padri e madri non sono
che fonti di sofferenza, e nessuno può conoscere la felicità grazie a
loro. Il padre e la madre dovrebbero proteggere i figli, ma quanti bambini
soffrono per mancanza di cibo o di rifugio? Numerosi sono i medici esperti,
ma quando un paziente muore chi può riportarlo in vita? Ci sono tanti
sistemi di protezione, ma quando un essere è condannato niente può aiutarlo;
e senza la Tua protezione, tutti questi sistemi diventano fonti di perpetua
sofferenza. Perciò ci rivolgiamo a Te, Signore dei signori, non uccidere
questo desiderio, da tanto tempo nutrito nel nostro cuore, di averTi come
supremo sposo.
“Caro Krishna, come donne, il nostro cuore è soddisfatto quando siamo
impegnate nei doveri familiari, ma questi cuori Tu li hai già rapiti:
come potremo ormai impegnarli altrove? Più volte ci hai invitate a tornare
a casa, saggio consiglio, questo; ma, pietrificate dallo stupore e con
le gambe paralizzate, siamo incapaci di allontanarci anche solo di un
passo dai Tuoi piedi di loto. Ma anche se obbediamo alla Tua richiesta
e torniamo a casa nostra, che cosa potremo fare la? Lontano da Te, saremo
incapaci di compiere anche il minimo atto. Invece di dare il nostro cuore
ai doveri familiari come ogni donna, è nata in noi una cupidigia nuova
che brucia senza sosta nei nostri cuori. T’imploriamo, caro Krishna, spegni
questo fuoco col Tuo meraviglioso sorriso e con la sublime vibrazione
che emana dalle Tue labbra. Se ci neghi questo favore arderemo inesorabilmente
nel fuoco della separazione. Non faremo altro che pensare a Te, al Tuo
aspetto meraviglioso, e in quello istante lasceremo il corpo, sicure che
nella nostra vita futura potremo rimanere accanto ai tuoi piedi di loto.
Caro Krishna, Tu puoi anche sostenere che se torniamo a casa i nostri
sposi sapranno soddisfare la fiamma avida dei nostri desideri, ma noi
sappiamo bene che è cosa impossibile ormai. Tu ci hai dato l’occasione
di diventare, in questa foresta, l’oggetto del Tuo piacere; e già una
volta, in passato, hai toccato il nostro petto, gesto che noi abbiamo
considerato come una benedizione, come fecero le dee della fortuna, che
Ti allietano con la loro compagnia nei Vaikunthaloka. Così da quando abbiamo
gustato questa gioia sublime, i nostri desideri non possono più essere
soddisfatti da nessuno oltre a Te. O Krishna, sebbene i piedi di loto
della dea della fortuna siano adorati dai deva, ella rimane sempre
sul Tuo petto. Ma per poter prendere rifugio ai Tuoi piedi di loto, sempre
coperti di foglie di tulasi, ella si sottopose alle più grandi
austerità; così la dea della fortuna lascia il Tuo petto per scendere
ad adorare i Tuoi piedi, che costituiscono il rifugio dei Tuoi servitori.
Ora noi ci siamo messe sotto la polvere di quei piedi e Ti supplichiamo,
non mandarci via perché siamo anime sottomesse a Te.
“Caro Krishna, Tu sei chiamato Hari perché porti via le sofferenze di
tutti gli esseri, e in particolare di coloro che hanno spezzato gli attaccamenti
verso la casa e la famiglia per abbandonarsi completamente a Te. Noi abbiamo
lasciato le nostre dimore nella speranza di dedicare tutta la nostra esistenza
al Tuo servizio, così ora chiediamo umilmente di essere impegnate come
Tue servitrici. Non pretendiamo di essere accettate come spose, prendici
soltanto come Tue servitrici. Tu sei Dio, la Persona Suprema, e poiché
Ti piace godere del parakiya-rasa e sei famoso come sublime cacciatore
di donne, noi siamo venute per soddisfare i Tuoi desideri spirituali e
assoluti. Ma è anche la nostra soddisfazione che cerchiamo, perché è bastato
uno sguardo posato sul tuo volto sorridente per riempirci di cupidigia.
Siamo venute da Te con gli ornamenti e i vestiti più belli, ma senza il
Tuo abbraccio, i nostri abiti e l nostra bellezza rimarranno incompleti.
O Persona Suprema, Tu che sei il purusa-bhusana, l’ornamento
maschile, completa la nostra ricerca di eleganza; allora tutti i nostri
desideri, tutti i nostri disegni di bellezza saranno completati.
“Caro Krishna, il Tuo tilaka, i Tuoi orecchini e, tra i capelli
sciolti il Tuo bel volto con quel meraviglioso sorriso ci hanno conquistato.
E come ci attraggono le Tue braccia, che infondono sicurezza alle anime
sottomesse! Ci affascina anche il Tuo petto, sempre stretto nell’abbraccio
della dea della fortuna; ma non c’è in noi il desiderio di prendere il
suo posto, perché saremo felici se potremo rimanere le Tue servitrici.
Ci accuserai forse di prostituzione? Ma dov’è in tutti e tre mondi quella
donna che non è conquistata dalla Tua bellezza e dai canti ritmati del
Tuo flauto sublime? Visti in relazione a Te, non esiste distinzione tra
uomo e donna nei tre mondi, perché tutti appartengono alla Tua potenza
marginale, o prakriti. Tu solo sei il Purusa, il beneficiario,
il maschio; tutti gli altri sono l’oggetto del Tuo piacere. Così sublime
è la Tua bellezza che non solo incanta gli uomini e le donne, ma anche
le mucche, gli uccelli, le bestie e persino gli alberi, i frutti e i fiori
—ogni essere e ogni cosa—; e che dire di noi? Nessuna donna, nei tre mondi,
dopo aver subito il fascino della Tua Persona, potrebbe rimanere fedele
al suo voto di castità. Come Sri Visnu, che protegge sempre i deva
dagli attacchi degli asura, così non c’è dubbio che Tu sei
apparso a Vrindavana per proteggere da ogni sofferenza tutti gli abitanti
di questo villaggio. O amico degli infelici, abbi la bontà di posare la
Tua mano sui nostri petti brucianti e sulle nostre teste, perché come
Tue servitrici eterne, noi abbiamo abbandonato a Te ogni cosa. E se pensi
che le Tue palme di loto possano ridursi in cenere a contatto coi nostri
petti ardenti, rassicuraTi, perché proveranno piacere invece che dolore,
come il fiore di loto, dolce e delicato, prova piacere nell’ardore del
sole.”
Dopo aver ascoltato le loro trepidanti parole, Dio, la Persona Suprema,
sorrise, e nella Sua grande compassione per le gopi, Lui, che
trova in Sé l’appagamento dei Suoi desideri, le abbracciò e le baciò come
loro desideravano. E quando, sorridendo, posò il Suo sguardo su di loro,
i volti delle gopi risplendettero di una bellezza cento volte
più intensa, mentre Lui, felice di trovarSi in mezzo a loro, sembrava
la luna piena attorniata da milioni di stelle scintillanti. Così la Persona
Suprema, circondata da centinaia di gopi e ornata di una ghirlanda
variopinta, passeggiò nella foresta di Vrindavana, cantando ora da solo
ora insieme con le gopi. Giunsero infine sulle sponde sabbiose
e fresche della Yamuna, ricche di gigli e fiori di loto; e là, in quell’atmosfera
sublime, tutta spirituale, Krishna e le gopi provarono la gioia
di essere insieme. Costeggiando il fiume, di tanto in tanto Krishna circondava
con le braccia ora il capo ora il petto o la vita di una gopi,
e pizzicandosi, ridendo, scambiando parole scherzose, contemplandosi l’Un
l’altra, Krishna e le gopi provarono un grande piacere. Quando
Krishna toccava il loro corpo, le gopi sentivano crescere il
desiderio di abbracciarLo. Quanto grande fu la gioia di quei divertimenti!
Fu così che le gopi ricevettero la completa misericordia del
Signore Supremo e godettero della Sua compagnia senza che il loro godimento
fosse oscurato dalla minima ombra di vita sessuale materiale.
Ben presto le gopi cominciarono a sentirsi sempre più orgogliose:
favorite dalla compagnia di Krishna, si consideravano le donne più fortunate
dell’universo. Ma Sri Krishna, detto anche Kesava, Si accorse subito del
loro orgoglio, nato dalla fortuna di godere della Sua personale compagnia,
e nel desiderio di benedirle ancora di più con la Sua misericordia incondizionata
e di distruggere il loro orgoglio, improvvisamente scomparve dalla scena,
manifestando la perfezione della Sua rinuncia. Dio, la Persona Suprema,
possiede sempre sei perfezioni nella loro totalità, e tra queste la rinuncia.
Questa rinuncia di Krishna alla compagnia delle gopi è una conferma
che non esiste alcun attaccamento in Lui. Essendo sempre sufficiente in
Sé stesso, Egli mantiene una perfetta indipendenza. Questo è il piano
su cui si svolgono i sublimi divertimenti del Signore.
Così terminano gli insegnamenti di
Bhaktivedanta sul ventinovesimo capitolo del Libro di Krishna, intitolato:
“Introduzione alla danza rasa”.