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...continua Cap. 2
sri-bhagavan uvaca sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; asocyan: non è degno di lamento; anvasocah: tu ti lamenti; tvam: tu; prajna-vadan: parole sagge; ca: anche; bhasase: parlando; gata: perdita; asun: vita; agata: non perduta; asun: vita; ca: anche; na: mai; anusocanti: si lamentano; panditah: i saggi.
TRADUZIONE Dio, la Persona Suprema, disse:
SPIEGAZIONE Il Signore prende immediatamente il posto di maestro e rimprovera il Suo discepolo accusandolo indirettamente d'ignoranza: "Tu parli con molta erudizione, dice, ma ignori che il vero erudito —colui che conosce la natura del corpo e dell'anima— non si lamenta mai dell'involucro corporeo, morto o vivo." I capitoli successivi svilupperanno il concetto che la vera conoscenza consiste nel conoscere la materia, l'anima e colui che le controlla. Arjuna ha sostenuto che i princìpi religiosi sono al di sopra della politica e della diplomazia. Ma non sa che la conoscenza della materia, dell'anima e di Dio è più importante delle formule religiose. Poiché ignorava questa verità e piangeva su ciò per cui non vale la pena, non avrebbe dovuto farsi passare per un erudito. Il corpo nasce col destino di morire, un giorno o l'altro; perciò il corpo è meno importante dell'anima. Colui che lo sa è il vero saggio e nessuna delle diverse condizioni del corpo è per lui causa di lamento.
na tv evaham jatu nasam na: mai; tu: ma; eva: certamente; aham: Io; jatu: in nessun momento; na: non; asam: esistevo; na: non; tvam: tu; na: non; ime: tutti questi; jana-adhipah: re; na: mai; ca: anche; eva: certamente; na: non; bhavisyamah: esisteremo; sarve vayam: tutti noi; atah param: in seguito.
TRADUZIONE Mai ci fu un tempo in cui non esistevamo, Io tu e tutti questi re, e in futuro mai nessuno di noi cesserà di esistere.
SPIEGAZIONE I Veda, la Katha Upanisad e la Svetasvatara Upanisad, insegnano che Dio, la Persona Suprema, provvede ai bisogni di innumerevoli esseri viventi, secondo le condizioni in cui sono stati posti dalle loro attività passate. Il Signore Supremo vive anche nel cuore di ogni essere in virtù delle Sue emanazioni plenarie, ma solo le persone sante possono vedere il Signore Supremo in ogni essere e fuori di ogni essere, e raggiungere così una pace perfetta ed eterna: nityo nityana m cetanas cetananam Queste verità non sono destinate soltanto
ad Arjuna, ma anche a tutti coloro che in questo mondo si reputano
eruditi ma sono privi della vera conoscenza. Il Signore dichiara
che Lui, come Arjuna e tutti i re riuniti sul campo di battaglia,
sono individui, eternamente distinti gli uni dagli altri; il Signore
eternamente Si prende cura degli esseri individuali, sia di quelli
condizionati dalla natura materiale sia di quelli liberati. Dio,
la Persona Suprema, distinta da tutte le altre, e Arjuna, Suo eterno
compagno, come tutti i re presenti, sono persone eterne, distinte
le une dalle altre. La loro individualità esisteva nel passato e
continuerà a esistere nel futuro, senza interruzione. Perciò non
c'è ragione di lamento per nessuno.
dehino 'smin yatha dehe dehinah: dell'anima incarnata; asmin: in questo; yatha: come; dehe: nel corpo; kaumaram: l'infanzia; yauvanam: la giovinezza; jara: la vecchiaia; tatha: similmente; deha-antara: di cambiamento del corpo; praptih: compimento; dhirah: il sobrio; tatra: a questo proposito; na: mai; muhyati: s'illude.
TRADUZIONE Come l'anima incarnata passa, in questo corpo, dall'infanzia alla giovinezza e poi alla vecchiaia, così l'anima passa in un altro corpo all'istante della morte. La persona saggia non è turbata da questo cambiamento.
SPIEGAZIONE Ogni essere vivente è un'anima spirituale,
distinta da tutte le altre. A ogni istante l'anima cambia corpo
e si manifesta nella forma di un bambino, di un adolescente, poi
di un adulto e infine di un vecchio. Ma l'anima rimane sempre la
stessa e non subisse alcun cambiamento. Infine, alla morte del corpo,
l'anima trasmigra in un altro involucro. Sapendo che l'anima si
rivestirà sicuramente di un altro corpo, materiale o spirituale,
per una nuova vita, Arjuna non ha valide ragioni di lamentarsi sul
destino di Bhisma e Drona. Anzi, dovrebbe allietarsi de fatto che
essi cambino il loro vecchio corpo con uno nuovo, rinnovando le
loro energie. Gioie e sofferenze variano con i nostri corpi, perché
sono il risultato delle nostre azioni passate. Bhisma e Drona, sono
persone nobili, e nella prossima vita avranno certamente corpi spirituali
o almeno corpi dotati di qualità più elevate, grazie a cui godranno
di gioie materiali ancora più intense sui pianeti superiori. In
nessun caso c'è ragione di lamentarsi sulla loro sorte.
matra-sparsas tu kaunteya matra-sparsah: percezione sensoria; tu: soltanto; kaunteya: o figlio di Kunti; sita: inverno; usna: estate; sukha: felicità; duhkha: e dolore; dah: che da; agama: appaiono; apayinah: scompaiono; anityah: non permanenti; tan: tutti questi; titiksasva: cerca di tollerare; bharata: o discendente della dinastia di Bharata.
TRADUZIONE O figlio di Kunti, la comparsa non permanente della gioia e del dolore, e la loro scomparsa nel corso de tempo, sono simili all'alternarsi dell'inverno e dell'estate. Gioia e dolore sono dovuti alla percezione dei sensi, o discendente di Bharata, e si deve imparare a tollerarli senza esserne disturbati.
SPIEGAZIONE Per compiere bene il proprio dovere bisogna
imparare a tollerare l'effimero manifestarsi della gioia e
de dolore. I Veda, per esempio, raccomandano di fare un
bagno tutte le mattine, anche durante il mese di magha
(gennaio-febbraio). Benché faccia molto freddo in questo periodo,
colui che obbedisce ai princìpi religiosi non esita a farlo; così
come una donna non esiterà a sopportare il calore soffocante della
cucina per preparare il pasto quotidiano in piena estate. Si deve
compiere il proprio dovere nonostante i disagi stagionali. Così,
il principio religioso di uno ksatriya è combattere, ed
egli non dovrebbe sottrarsi al suo dovere prescritto, anche se questo
dovere gli ingiunge di combattere contro parenti e amici. Solo con
la conoscenza e la devozione ci si può liberare dalle reti di maya
(illusione), ma per elevarsi al piano della conoscenza è necessario
seguire i princìpi della religione.
yam hi na vyathayanti ete yam: colui al quale; hi: certamente; na: mai; vyathayanti: sono causa di disturbo; ete: tutti questi; purusam: a una persona; purusa-risabha: o migliore tra gli uomini; sama: inalterato; duhkha: nel dolore; sukham: e felicità; dhiram: paziente; sah: egli; amritatvaya: per la liberazione; kalpate: è considerato degno.
TRADUZIONE O migliore tra gli uomini [Arjuna], la persona che non è turbata né dalla gioia né dal dolore, ma rimane salda in ogni circostanza, è certamente degna della liberazione.
SPIEGAZIONE Colui che è determinato a raggiungere uno
stadio avanzato nella realizzazione spirituale e giunge a tollerare
con equanimità gli assalti della gioia e del dolore, è pronto per
raggiungere la liberazione. Nel varnasrama-dharma la vita
di sannyasa, l'ordine di rinuncia, richiede enormi
sacrifici, ma l'uomo che desidera veramente rendere perfetta
la propria vita adotta il sannyasa nonostante tutte le
difficoltà. Le maggiori difficoltà sorgono quando bisogna troncare
i legami familiari e abbandonare la compagnia della moglie e dei
figli. Ma chi riesce a sopportare questa separazione si apre il
cammino verso la realizzazione spirituale. Perciò il Signore consiglia
ad Arjuna di perseverare nell'esecuzione del suo dovere di
ksatriya, anche se gli è penoso battersi contro i componenti
della sua famiglia o altre persone care.
nasato vidyate bhavo na: mai; asatah: del non permanente; vidyate: vi è; bhavah: durata; na: mai; abhavah: cambiamento di qualità; vidyate: vi è; satah: di ciò che è eterno; ubhayoh: di due; api: verità; dristah: osservata; antah: conclusione; tu: certamente; anayoh: di loro; tattva: della verità; darsibhih: di coloro che vedono.
TRADUZIONE Coloro che vedono la verità hanno concluso che non vi è durata in ciò che non esiste [il corpo materiale] e non vi è cambiamento in ciò che è eterno [l'anima]. Studiando la natura di entrambi, essi sono giunti a questa conclusione.
SPIEGAZIONE Il corpo materiale, soggetto a continui cambiamenti, è temporaneo. La medicina moderna ammette che le cellule del corpo cambiano a ogni istante, provocando la crescita e l'invecchiamento. Ma l'anima continua a esistere e rimane sempre la stessa, nonostante le trasformazioni del corpo e della mente. Ecco la grande differenza tra l'energia materiale e quella spirituale: il corpo cambia continuamente mentre l'anima è eterna. A questa conclusione sono giunti coloro che vedono la verità, sia impersonalisti sia personalisti. Il Visnu Purana (2.12.38) afferma che Visnu e i Suoi pianeti hanno un'esistenza spirituale e godono di luce propria (jytisi visnur bhuvanani visnuh). Tutti definiscono l'anima spirituale e il corpo materiale come l'una "reale" e l'altro "illusorio". Questa è la versione di coloro che vedono la verità ed è questo l'inizio dell'insegnamento del Signore agli esseri sviati dall'ignoranza. Appena l'ignoranza si dissipa si ristabilisce la relazione eterna tra l'essere e Dio, che è l'oggetto della sua adorazione. Allora si capirà in un attimo ciò che distingue gli esseri viventi da Dio, la Persona Suprema, di cui essi sono particelle infinitesimali. Si può comprendere la natura dell'Essere Supremo studiando minuziosamente la nostra natura e sapendo che siamo distinti da Lui come la parte dal tutto. Il Vedanta-sutra e lo Srimad Bhagavatam riconoscono nell'Essere Supremo l'origine di tutte le energie, inferiori e superiori. Come rivelerà il settimo capitolo di quest'opera, gli esseri viventi appartengono all'energia superiore. Sebbene non ci sia differenza tra l'energia e la sua sorgente, si dice che la sorgente è Suprema e l'energia, o natura, Gli è subordinata. Gli esseri viventi sono dunque sempre subordinati al Signore Supremo, come i servitori al padrone o gli allievi all'insegnante. Ma è impossibile comprendere queste verità così chiare finché si vive nell'ignoranza. Il Signore enunciò la Bhagavad-gita per liberare tutti gli esseri da questa ignoranza e far loro gustare eternamente l'illuminazione spirituale.
avinasi tu tad viddhi avinasi: imperituro; tu: ma; tat: ciò; viddhi: sappi; yena: da cui; sarvam: di tutto il corpo; idam: questo; tatam: diffuso; vinasam: distruzione; avyayasya: dell'imperituro; asya: di ciò; na kascit: nessuno; kartum: fare; arhati: è capace.
TRADUZIONE Sappi che non può essere distrutto ciò che pervade il corpo. Nessuno può distruggere l'anima eterna.
SPIEGAZIONE Questo
verso precisa la natura dell'anima, la cui influenza si diffonde
in tutto il corpo. Tutti sanno che ciò che pervade il corpo è la coscienza.
Noi siamo coscienti delle gioie e dei dolori che prova il nostro corpo,
ma la nostra coscienza non si estende al corpo degli altri esseri, i cui
i piaceri e sofferenze ci sono estranei. Ogni corpo è dunque l'involucro
di un'anima individuale, e il sintomo della presenza dell'anima
è la coscienza individuale. balagra-sata-bhagasya "Dividendo la punta di un capello in cento parti e ciascuna in cento parti ancora, si ha la misura dell'anima." Lo Srimad Bhagavatam conferma questa descrizione: kesagra-sata-bhagasya "Esistono innumerevoli atomi spirituali che hanno ciascuno la dimensione di un decimillesimo della punta di un capello." Le anime individuali sono dunque atomi spirituali, più piccoli degli atomi materiali e il loro numero è infinito. Questa minuscola scintilla è il principio vitale del corpo materiale, e la sua influenza si diffonde in tutto il corpo come l'effetto di una medicina. La coscienza si manifesta esercitando il suo influsso in tutto il corpo, ed è il sintomo della presenza dell'anima, che è la sua sorgente. Chiunque può capire che un corpo materiale privo di coscienza è un corpo morto, che non può essere rianimato con alcun metodo materiale. È chiaro dunque che la coscienza proviene dall'anima e non da qualche combinazione di elementi materiali. La Mundaka Upanisad (3.1.9) precisa a sua volta la dimensione dell'anima infinitesimale: eso 'nur atma cetasa veditavyo "L'anima è infinitamente piccola e
può essere percepita da un'intelligenza perfetta. Essa fluttua trasportata
dai cinque tipi d'aria (prana, apana, vyana, samana e udana).
È situata nel cuore e diffonde la sua energia in tutto il corpo.
Una volta purificata dalla contaminazione di queste cinque arie
materiali, l'anima manifesta la sua potenza spirituale."
antavanta ime deha anta-vantah: perituri; ime: tutti questi; dehah: corpi materiali; nityasya: sempre esistenti; uktah: sono detti; saririnah: dell'anima incarnata; anasinah: mai distrutta; aprameyasya: immensurabile; tasmat: perciò; yudhyasva: lotta; bharata: o discendente di Bharata.
TRADUZIONE Il corpo materiale dell'indistruttibile, incommensurabile ed eterno essere vivente è certamente destinato alla distruzione, perciò combatti, o discendente di Bharata.
SPIEGAZIONE Il corpo materiale è per natura temporaneo.
Può morire tra un istante o tra cent'anni; è solo questione di tempo.
Non possiamo mantenerlo in vita all'infinito. Ma l'anima è così
minuscola che non può neppure essere vista, come potrebbe essere
distrutta da un nemico? Il verso precedente la descriveva così piccola
da non poter essere misurata. La perdita del corpo non è degna di
pianto in nessun caso perché l'essere vivente, cioè l'anima, non
può mai venire ucciso, mentre il corpo è comunque impossibile proteggerlo
e conservarlo all'infinito. Il corpo materiale nel quale l'uomo
si reincarnerà sarà il frutto delle attività compiute in questa
vita, perciò è fondamentale osservare i princìpi religiosi nel corso
della vita terrena.
ya enam vetti hantaram yah: colui che; enam: questo; vetti: conosce; hantaram: l'uccisore; yah: colui che; ca: anche; enam: questo; manyate: pensa; hatam: ucciso; ubhau: entrambi; tau: essi; na: mai; vijanitah: in conoscenza; na: mai: ayam: questo; hanti: uccide; na: né; hanyate: è ucciso.
TRADUZIONE Non è situato nella conoscenza colui che crede che l'anima possa uccidere o essere uccisa; l'anima infatti non uccide né muore.
SPIEGAZIONE L'essere vivente non è distrutto quando un'arma mortale colpisce il corpo. L'anima è così piccola che nessun'arma materiale può raggiungerla, come sarà evidente dai versi successivi. L'essere vivente è di natura spirituale, perciò non può morire. Solo il corpo muore, o perlomeno si dice che muoia. Questa conoscenza, tuttavia, non deve assolutamente incoraggiare l'omicidio. Ma himsyat sarva bhutani: i Veda c'ingiungono di non usare violenza contro nessuno. Sapere che l'essere vivente non muore mai non ci autorizza nemmeno ad abbattere gli animali. Distruggere il corpo di un essere, qualunque esso sia, è un atto abominevole, punibile dalla legge dell'uomo e dalla legge di Dio. La situazione in cui si trova Arjuna è ben diversa: se deve uccidere è per proteggere i princìpi della religione e non per capriccio.
na jayate mriyate va kadacin na: mai; jayate: prende nascita; mriyate: muore; va: o; kadacit: in nessun momento (passato, presente e futuro); na: mai; ayam: questo; bhutva: venendo al mondo; bhavita: sarà; va: o; na: non; bhuyah: o di nuovo sarà; ajah: non nato; nityah: eterno; sasvatah: permanente; ayam: questo; puranah: il più anziano; na: mai; hanyate: è ucciso; hanyamane: essendo ucciso; sarire: il corpo.
TRADUZIONE Per l'anima non vi è nascita né morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore.
SPIEGAZIONE In qualità, l'anima individuale è uno con l'anima Suprema, di cui è parte infinitesimale. Poiché non è soggetta a cambiamenti come il corpo, è detta anche kuta-stha, "immutabile". Il corpo è soggetto a sei tipi di trasformazioni: appare nel grembo di una madre, vi rimane per qualche tempo, poi nasce, cresce, genera una prole, s'indebolisce e infine muore per scomparire nell'oblio. L'anima, invece, non subisce queste trasformazioni. L'anima non nasce, ma poiché deve rivestirsi di un corpo materiale, il corpo nasce. L'anima non è dunque creata nel momento in cui si forma il corpo, e non muore quando il corpo si decompone. Solo ciò che nasce deve morire. Ma poiché l'anima non nasce, non conosce né passato né presente né futuro. È eterna e originale, e niente lascia supporre che abbia avuto un inizio. Non invecchia come il corpo; perciò il vecchio si sente interiormente uguale al bambino o al giovane che è stato un tempo. I cambiamenti del corpo non influiscono sull'anima; essa non deperisce come un albero o qualsiasi altro oggetto materiale, e nemmeno genera una discendenza. Infatti, i figli di un uomo sono anime distinte da lui; sembrano nati da lui solo a causa dei legami fisici che li uniscono. Il corpo si sviluppa solo in presenza dell'anima, ma l'anima non è soggetta a cambiamenti né genera discendenza. Perciò l'anima è libera dalle sei trasformazioni che subisce il corpo. Nella Kaha Upanisad (1.2.18) troviamo un verso quasi identico a quello che stiamo studiando: na jayate mriyate va vipascin La traduzione e il significato di questo
verso non sono diversi da quello della Bhagavad-gita, con
la differenza che qui si trova la parola vipascit, che
significa "erudito", o "dotato di conoscenza". anor aniyan mahato mahiyan "L'anima Suprema (il Paramatma)
e l'anima infinitesimale (il jivatma) si trovano
entrambe sullo stesso albero, che rappresenta il corpo dell'essere
vivente, e più precisamente nel cuore. Solo colui che si è liberato
da ogni desiderio materiale e da ogni lamento può comprendere, per
la grazia del Signore Supremo, le glorie dell'anima."
(Katha Upanisad 1.2.20)
vedavinasinam nityam veda: conosce; avinasinam: indistruttibile; nityam: sempre esistente; yah: colui che; enam: questa (anima); ajam: non nata; avyayam: immutabile; katham: come; sah: quella; purusah: persona; partha: o Arjuna, figlio di Pritha; kam: qualcuno; ghatayati: ferisce; hanti: uccide; kam: qualcuno.
TRADUZIONE O Partha, se una persona sa che l'anima è indistruttibile, eterna, non nata e immutabile, come può uccidere o far uccidere?
SPIEGAZIONE Ogni cosa ha sua ragion d'essere, e l'uomo che ha la conoscenza perfetta sa come e quando usare ogni cosa appropriatamente. Anche la violenza ha la sua utilità, e chi possiede la conoscenza sa come applicarla. Quando un giudice condanna a morte un omicida nessuno può biasimarlo perché l'uso che fa della violenza è conforme al codice penale. La Manu-samhita, il libro delle leggi dell'umanità, decreta che un assassino venga condannato a morte perché non debba subire le conseguenze del suo delitto nella prossima vita. In questo caso la condanna a morte è un atto di pietà. Così quando Krishna dà ordine di ricorrere alla violenza, e perché vuol trionfare la giustizia suprema, e Arjuna deve obbedirGli sapendo bene che l'uomo, o meglio l'anima, non è soggetta alla morte e che la violenza al servizio di Krishna non è veramente violenza. Nell'esercizio della giustizia questa violenza è permessa. Un'operazione chirurgica richiede l'uso della "violenza", anche se lo scopo non è quello di uccidere il paziente, ma di guarirlo. Così, combattendo per ordine di Krishna e in piena coscienza, Arjuna non commetterà alcun peccato e non subirà nessuna conseguenza spiacevole.
vasamsi jirnani yatha vihaya vasamsi: abiti; jirnani: vecchi e consulti; yatha: proprio come; vihaya: abbandonando; navani: nuovi abiti; grihnati: assumendo; narah: un uomo; aparani: altri; tatha: nello stesso modo; sarirani: corpi; vihaya: abbandonando; jirnani: vecchi e inutili; anyani: differenti; samyati: prende in verità; navani: nuova serie di; dehi: l'anima incarnata.
TRADUZIONE Come una persona indossa abiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali, abbandonando quelli vecchi e inutili.
SPIEGAZIONE Che
l'anima individuale cambi corpo è un fatto evidente, accettato da
tutti. Anche gli scienziati moderni, che non credono nell'esistenza
dell'anima ma non possono spiegare da dove proviene l'energia
che emana dal cuore, devono riconoscere la continua trasformazione del
corpo; il suo passaggio dall'infanzia all'adolescenza, poi
alla maturità e infine alla vecchiaia. Quando il corpo raggiunge l'ultima
fase, l'anima passa in un altro corpo, come un verso precedente
ha già spiegato (2.13). samane vrikse puruso nimagno "I due uccelli vivono sullo stesso
albero, ma solo quello che ne gusta i frutti sprofonda nella tristezza
e nell'angoscia. Se fortunatamente egli si volge verso il
Signore, suo amico, e viene a conoscenza delle Sue glorie, smette
di soffrire e sfugge a tutte le angosce."
nainam chindanti sastrani na: mai; enam: quest'anima; chindanti: possono fare a pezzi; sastrani: armi; na: mai; enam: quest'anima; dahati: brucia; pavakah: fuoco; na: mai; ca: anche; enam: quest'anima; kledayanti: bagna; apah: acqua; na: mai; sosayati: secca; marutah: il vento.
TRADUZIONE Mai un'arma può tagliare a pezzi l'anima né il fuoco può bruciarla; l'acqua non può bagnarla né il vento inaridirla.
SPIEGAZIONE Niente può distruggere l'anima, né
il fuoco né la pioggia né il vento né alcun'arma. Oltre alle
moderne armi da fuoco, questo verso indica che ai tempi di Arjuna
esistevano molte altre armi a base di terra, acqua, aria, etere
e altri elementi ancora. Le bombe nucleari di oggi sono considerate
"armi da fuoco", e per contrattaccarle si usavano a
quei tempi armi completamente sconosciute alla scienza moderna impiegando
l'acqua come principio attivo. C'erano anche "armi-tornado",
che sono un altro mistero per gli scienziati. Ma nonostante tutte
queste armi e tutte le raffinatezze della scienza attuale coi suoi
ordigni distruttivi, l'anima non può essere distrutta.
acchedyo 'yam adahyo 'yam accedyah: non può essere mai spezzata; ayam: quest'anima; adahyah: non può essere bruciata; ayam: quest'anima; akledyah: non può mai essere sciolta; asosyah: nè essere seccata; eva: certamente; ca: e; nityah: eterna; sarva gatah: onnipresente; stanuh: immutabile; acalah: inamovibile; ayam: quest'anima; sanatanah: eternamente la stessa.
TRADUZIONE L'anima individuale è indivisibile e insolubile; non può essere seccata né bruciata. È immortale, onnipresente, inalterabile, inamovibile ed eternamente la stessa.
SPIEGAZIONE Queste caratteristiche sono la prova definitiva
che l'anima non subisce alcuna alterazione e che, pur conservando
la propria individualità, rimane eternamente una particella infinitesimale
del tutto spirituale. Viene così a cadere anche la teoria monista,
secondo cui tra l'anima individuale e il tutto spirituale
esisterebbe un'unione così intima che essi finirebbero per
fare un tutt'uno. In realtà, dopo la liberazione dalla contaminazione
materiale l'anima infinitesimale può scegliere di vivere come
una scintilla nello splendore che s'irradia dal corpo di Dio,
oppure, dando prova di un'intelligenza superiore, può raggiungere
uno dei pianeti spirituali per vivere insieme con la Persona Suprema.
avyakto 'yam acintyo 'yam avyaktah: invisibile; ayam: quest'anima; acintyah: inconcepibile; ayam: quest'anima; avikaryah: immutabile; ayam: quest'anima; ucyate: è detto; tasmat: perciò; evam: così; viditva: sapendolo bene; enam: quest'anima; na: non; anusocitum: lamento; arhasi: meriti.
TRADUZIONE È detto che l'anima è invisibile, inconcepibile e immutabile. Sapendo ciò non dovresti lamentarti per il corpo.
SPIEGAZIONE L'anima, così com'è descritta nei versi precedenti, ha dimensioni talmente infinitesimali, secondo i nostri calcoli materiali, che non può essere vista neppure con i più potenti microscopi. E detta perciò "invisibile" e la sua esistenza non può essere provata per via "sperimentale"; solo la saggezza vedica, la sruti, può dimostrarla. Dobbiamo accettare questa saggezza come una prova a priori, perché non abbiamo altri modi per verificare l'esistenza dell'anima, sebbene la sua presenza nel corpo sia incontestabile a causa dell'azione su di esso. D'altra parte, dobbiamo accettare molte cose unicamente sulla fede di un'autorità in materia. Nessuno negherebbe la veridicità della propria madre quando svela l'identità del padre, perché non ci sono altre prove che la sua parola. Così, soltanto lo studio dei Veda può farci comprendere la natura dell'anima, che rimarrà inconcepibile per colui che crede solo alla testimonianza dei sensi materiali. L'anima è coscienza ed è anche cosciente, dicono i Veda; ed è così che dobbiamo accettarla. Contrariamente al corpo, essa non subisce cambiamenti. Eternamente la stessa, l'anima infinitesimale rimane sempre un "atomo" in confronto all'Anima Suprema. L'Anima Suprema è infinita, mentre l'anima individuale è infinitesimale. Perciò l'anima infinitesimale, essendo immutabile, non potrà mai eguagliare l'Anima infinita, Dio la Persona Suprema. I Veda espongono questa concezione dell'anima in più punti e in vari modo, per confermare il valore; infatti, la ripetizione di uno stesso concetto è necessaria al fine di comprenderlo a fondo e senza errori.
atha cainam nitya-jatam atha: se tuttavia; ca: anche; enam: quest'anima; nitya-jatam: nata per l'eternità; nityam: per sempre; va: o; manyase: pensi così; mritam: morta; tatha api: quando anche; tvam: tu; maha-baho: che hai le braccia potenti; na: mai; enam: per l'anima; socitum: lamentarsi; arhasi: ti si addice.
TRADUZIONE E anche se tu credi che l'anima [ossia i sintomi della vita] nasca e muoia infinite volte, non hai nessuna ragione di lamentarti, o Arjuna dalle braccia potenti.
SPIEGAZIONE Ci sono sempre stati dei filosofi, vicini
al pensiero buddista, che rifiutano di credere nell'esistenza
dell'anima al di là del corpo. Sembra che esistessero già
quando Sri Krishna enunciò la filosofia della Bhagavad-gita,
e a quel tempo si chiamavano lokayatika e vaibhasika.
Secondo loro l'anima, la vita appare solo quando alcuni elementi
materiali hanno raggiunto, combinandosi, un certo grado di evoluzione.
La scienza e le filosofie atee d'oggi si rifanno a queste
conclusioni. Secondo queste teorie, il corpo sarebbe una sintesi
di elementi chimici che a contatto gli uni con gli altri produrrebbero
la vita. Tutta l'antropologia è basata su questa tesi. Non
è raro, soprattutto negli Stati Uniti, vedere numerose pseudo-religioni
aderire a questa filosofia, e a quella delle sette buddiste di natura
nichilista.
jatasya hi dhruvo mrityur jatasya: di colui che è nato; hi: certamente; dhruvah: un fatto; mrityuh: morte; dhruvam: ed è anche un fatto; janma: nascita; mritasya: di colui che è morto; ca: anche; tasmat: perciò; apariharye: di ciò che è inevitabile; arthe: in materia di; na: non; tvam: tu; socitum: lamento; arhasi: si addice.
TRADUZIONE La morte è certa per chi nasce e la nascita è certa per chi muore. Poiché devi compiere il tuo dovere, non dovresti lamentarti così.
SPIEGAZIONE Alla fine della vita dobbiamo morire per
rinascere in un altro corpo, le cui condizioni sono determinate
dalle attività compiute in questa vita. Così la ruota delle nascite
e delle morti gira senza fine per colui che non raggiunge la liberazione.
Ma la legge delle nascite e delle morti non incoraggia gli omicidi,
i massacri e le guerre inutili, anche se talvolta, per preservare
la legge e l'ordine nella società, l'uomo deve ricorrere
alla violenza.
avyaktadini bhutani avyakta-adini: all'inizio non manifestati; bhutani: tutti questi esseri creti; vyakta: manifestati; madhyani: nel mezzo; bharata: o discendente di Bharata; avyakta: non manifestati; nidhanani: quando sono annientati; eva: è proprio così; tatra: perciò; ka: quale; paridevana: lamento.
TRADUZIONE Tutti gli esseri creati sono in origine non manifestati, si manifestano nello stadio intermedio, e una volta dissolti tornano a essere non manifestati. A che serve dunque lamentarsi?
SPIEGAZIONE Esistono due categorie di filosofi, quelli
che credono all'esistenza dell'anima e quelli che la negano, ma
né gli uni né gli altri hanno motivo di lamentarsi. Gli uomini che
seguono i princìpi della saggezza vedica chiamano "atei"
coloro che negano l'esistenza dell'anima. Supponiamo per un istante
di accettare la filosofia atea; che ragione avremmo di lamentarci?
Prima della creazione, in assenza dell'anima, gli elementi materiali
esistono già, anche se allo stato non manifestato. Da questo stato
sottile si sviluppa in seguito lo stato manifestato, così come dall'etere
viene l'aria, dall'aria il fuoco, dal fuoco l'acqua, dall'acqua
la terra, che a sua volta dà origine a molti fenomeni. Prendiamo
un insieme di elementi terrestri, per esempio un grattacielo, che
viene demolito: da manifestato che era ritorna non manifestato per
decomporsi alla fine in atomi. La legge di conservazione dell'energia
continua ad agire, l'unica differenza è che gli oggetti sono a volte
manifestati e a volte no. Ma in un caso o nell'altro, perché lamentarci?
Anche se tornati non manifestati, gli oggetti non sono perduti.
All'inizio come alla fine tutto è non manifestato; la manifestazione
appare solo nella fase intermedia, e ciò anche dal punto di vista
materiale non fa molta differenza.
ascarya-vat pasyati kascid enam ascarya-vat: straordinaria; pasyati: vede; kascit: qualcuno; enam: quest'anima; ascarya-vat: straordinaria; vadati: parla di; tatha: così; eva: certamente; ca: anche; anyah: un altro; ascarya-vat: similmente straordinaria; ca: anche; enam: quest'anima; anyah: un altro; srinoti: ascolta; srutva: avendo ascoltato; api: anche; enam: quest'anima; veda: conosce; na: mai; ca: e; eva: certamente; kascit: qualcuno.
TRADUZIONE Alcuni vedono l'anima come una meraviglia, altri la descrivono come una meraviglia, altri ancora ne sentono parlare come di una meraviglia, ma c'è chi non riesce a concepirla neanche dopo averne sentito parlare.
SPIEGAZIONE La Gitopanisad si fonda ampiamente sui princìpi delle Upanisad, perciò non ci stupisce di trovare nella Katha Upanisad (1.2.7) un verso molto simile a quello che stiamo studiando. sravanayapi bahubhir yo na labhyah Senza dubbio è qualcosa di straordinario
che l'anima infinitesimale occupi il corpo di un animale gigantesco
e quello di un grande albero di baniano, o ancora quello di un microbo
tra i miliardi di microbi presenti in un centimetro cubo di spazio.
L'uomo di scarsa conoscenza e l'uomo che non pratica l'austerità
non arriveranno mai a capire lo splendore di questa scintilla spirituale
dalle dimensioni infinitesimali, anche se la spiegazione sull'anima
è data dal più grande maestro della conoscenza vedica, Sri Krishna,
dal Quale anche Brahma —il primo essere creato nel nostro
universo— ha ricevuto gli insegnamenti. In questa era la maggior
parte della gente, a causa di una visione troppo materialistica,
non può concepire che una particella così minuscola possa animare
simultaneamente forme così gigantesche e così piccole.
dehi nityam avadhyo 'yam dehi: il proprietario del corpo materiale; nityam: eternamente; avadhyah: non può essere uccisa; ayam: quest'anima; dehe: nel corpo; sarvasya: di tutti; bharata: o discendente di Bharata; tasmat: perciò; sarvani: tutti; bhutani: gli esseri viventi (che sono nati); na: mai; tvam: tu; socitum: lamentari; arhasi: ti si addice.
TRADUZIONE O discendente di Bharata, colui che dimora nel corpo non può mai essere ucciso. Non devi quindi piangere per alcun essere vivente.
SPIEGAZIONE Il Signore conclude con questo verso le Sue istruzioni sulla natura immutabile dell'anima. Dopo aver descritto le sue caratteristiche, Krishna mostra che l'anima è eterna e il corpo è temporaneo. Arjuna deve dunque compiere il suo dovere di ksatriya senza lasciarsi fermare dalla paura che suo nonno Bhisma e il suo maestro Drona muoiano nella battaglia. Anche noi, basandoci sull'autorità di Sri Krishna, dobbiamo accettare senza più dubbi che l'anima esiste ed è distinta dal corpo materiale, e rifiutare di credere che i sintomi della vita appaiano a un certo stadio dell'evoluzione della materia per una semplice combinazione di elementi chimici. Sebbene l'anima sia immortale, non si deve incoraggiare la violenza, salvo in tempo di guerra, quando è veramente necessaria. E quando diciamo "veramente necessaria" s'intende che è applicata con l'approvazione del Signore, e non arbitrariamente.
sva-dharman api caveksya sva-dharman: i princìpi religiosi individuali; api: anche; ca: in verità; aveksya: considerando; na: mai; vikampitum: esitare; arhasi: ti si addice; dharmyat: per i princìpi religiosi; hi: in verità; yuddhat: che il combattimento; sreyah: migliore impegno; anyat: nessun altro; ksatriyasya: dello ksatriya; na: non; vidyate: esiste.
TRADUZIONE Considerando il tuo dovere di ksatriya dovresti sapere che non esiste è per te impegno migliore che combattere secondo i princìpi della religione; non hai quindi ragione di esitare.
SPIEGAZIONE Nel varnasrama-dharma è chiamato ksatriya colui che appartiene al secondo varna (Gruppo sociale), i cui componenti hanno il compito di amministrare lo Stato secondo i veri princìpi e proteggere gli altri esseri da ogni difficoltà. Il nome ksatriya deriva da ksat "aggredire", e trayate "proteggere". Un tempo lo ksatria era addestrato a combattere nella foresta, dove andava a sfidare una tigre e l'affrontava con la spada. La tigre uccisa veniva poi bruciata con tutti gli onori. Ancora oggi i re ksatriya devono imparare alla perfezione l'arte di combattere perché la violenza è necessaria talvolta per proteggere i princìpi religiosi. È fuori questione, dunque, che uno ksatriya possa accettare all'improvviso il sannyasa. È vero che in campo politico egli può usare abilmente la non violenza, ma questa non deve costituire un principio inderogabile. Nei codici religiosi è scritto: ahavesu mitho 'nyonyam "Come un brahmana può elevarsi
ai pianeti superiori offrendo animali nel fuoco del sacrificio,
così un re, uno ksatriya, può elevarsi combattendo un nemico
invidioso." Non si può dunque considerare violenza il fatto
di uccidere gli avversari in una battaglia che ha lo scopo di proteggere
i princìpi della religione, come non è violenza l'uccisione di animali
nel fuoco del sacrificio ottengono direttamente un corpo umano senza
dover trasmigrare da una specie all'altra; (1) mentre i brahmana
che presiedono al sacrificio si elevano ai pianeti superiori,
come gli ksatriya caduti in battaglia.
yadricchaya copapannam yadricchaya: per accordo spontaneo; ca: anche; upapannam: arrivato a; svarga: dei pianeti celesti; dvaram: porta; apavritam: spalancata; sukhinah: molto felici; ksatriyah: i membri dell'ordine reale; partha: o figlio di Pritha; labhante: raggiungono; yuddham: guerra; idrisam: così.
TRADUZIONE O Partha, felici sono gli ksatriya cui l'opportunità di combattere si presenta naturalmente perché si aprono per loro le porte dei pianeti celesti.
SPIEGAZIONE Arjuna ha affermato che combattere non gli porterà alcun beneficio, anzi lo farà precipitare all'inferno; ma Krishna, il maestro dell'intera creazione, condanna questi discorsi causati dall'ignoranza. Uno ksatriya che sul campo di battaglia sceglie la "non violenza" non può essere che uno sciocco. Nel Parasara-smriti — i codici religiosi promulgati dal grande saggio Parasara, padre di Vyasadeva — troviamo queste affermazioni: ksatriyo hi praja raksan "Lo ksatriya ha il dovere
di proteggere i cittadini da ogni difficoltà. E al fine
di mantenere l'ordine e la legge, egli può in alcuni casi ricorrere
alla violenza. Il suo dovere è quello di sconfiggere gli eserciti
di re nemici per instaurare nel mondo un governo basato sui princìpi
religiosi."
atha cet tvam imam dharmyam atha: perciò; cet: se; tvam: tu; imam: questo; dharmyam: come un dovere religioso; sangramam: combattimento; na: non; karisyasi: compì; tatah: allora; sva-dharmam: tuo dovere religioso; kirtim: reputazione; ca: anche; hitva: perdendo; papam: reazione colpevole; avapsyasi: otterrai.
TRADUZIONE Se invece rifiuti il tuo dovere religioso che consiste nel combattere certamente peccherai per aver mancato al tuo dovere e perderai così la tua fama di guerriero.
SPIEGAZIONE Arjuna è un guerriero famoso; questa fama se l'è guadagnata combattendo contro potenti esseri celesti, tra cui Siva stesso che si presentò a lui per sfidarlo travestito da cacciatore. Soddisfatto della lotta, e perfino della propria sconfitta, Siva gli offrì l'arma pasupata-astra. Tutti conoscono il valore di Arjuna. Una volta, Dronacarya, il suo maestro d'armi, lo benedisse e gli regalò un'arma contro cui egli stesso era impotente. Anche suo padre Indra, re dei pianeti celesti, lo stima molto. Tutti questi grandi personaggi e altri ancora possono garantire il suo valore nell'arte marziale. Se Arjuna si ritira dal combattimento, non solo avrà trascurato il suo dovere di ksatriya, ma perderà anche la reputazione e si aprirà la strada verso i pianeti infernali. Non è dunque disertando il campo di battaglia che Arjuna eviterà la degradazione, bensì combattendo.
akirtim capi bhutani akirtim: infamia; ca: anche; api: inoltre; bhutani: tutti; kathayisyanti: parleranno; te: di te; avyayam: per sempre; sambhavitasya: per un uomo degno di rispetto; ca: anche; akirtih: cattiva fama; maranat: che la morte; atiricyate: diventa più.
TRADUZIONE Gli uomini parleranno per sempre della tua infamia, e per una persona degna di rispetto il disonore è peggiore della morte.
SPIEGAZIONE Come amico e consigliere di Arjuna, Krishna gli dà la Sua opinione definitiva su questo rifiuto di combattere: "Arjuna, se abbandoni il campo di battaglia prima ancora che il combattimento cominci, sarai accusato di essere un codardo. E se eviti il combattimento per aver salva la vita, e accetti così di vedere infangato il tuo nome, allora ti dico che è meglio morire in battaglia. Per un uomo rispettato come te, il disonore è peggiore della morte. Non scappare per paura di perdere la vita; è meglio morire con le armi in pugno, salvo dal disonore, piuttosto che perdere il tuo prestigio tra gli uomini per non aver saputo beneficiare della Mia amicizia."
bhayad ranad uparatam bhayat: per paura; ranat: dal campo di battaglia; uparatam: cessato; mamsyante: penseranno; tvam: te; maha-rathah: i grandi generali; yesam: per coloro che; ca: anche; tvam: tu; bahu-matah: in grande stima; bhutva: essendo stato; yasyasi: andrai; laghavam: sminuito in valore.
TRADUZIONE I grandi generali che ebbero un'alta stima del tuo nome e della tua fama penseranno che solo per paura tu abbia abbandonato il campo di battaglia e ti considereranno una persona insignificante.
SPIEGAZIONE Il Signore continua a dare la sua opinione ad Arjuna: "Credi che questi grandi generali, Duryodhana, Karna e gli altri, penseranno che tu hai abbandonato la lotta solo per compassione verso i tuoi fratelli e tuo nonno? Penseranno piuttosto che è stato per codardia! Ecco come sarà distrutta per sempre l'alta stima che hanno di te."
avacya-vadams ca bahun avacya: dure; vadan: parole inventate; ca: anche; bahun: molte; vadisyanti: diranno; tava: tuoi; ahitah: nemici; nindantah: ingiuriando; tava: tua; samarthyam: abilità; tatah: di ciò; duhkha-taram: più penoso; nu: naturalmente; kim: che cosa c'è.
TRADUZIONE I Tuoi nemici avranno per te parole disonorevoli e scherniranno la tua abilità. Che cosa può esserci di più penoso per te?
SPIEGAZIONE Gli spropositi di Arjuna sulla compassione hanno meravigliato molto il Signore, che ha spiegato perché la falsa pietà non si addice a un arya. Ora egli ha dimostrato a sufficienza che la compassione di Arjuna per i parenti è irragionevole.
hato va prapsyasi svargam hatah: essendo ucciso; va: o; prapsyasi: otterrai; svargam: il regno celeste; jitva: vincendo; va: o; bhoksyase: godrai; mahim: del mondo; tasmat: perciò; uttistha: alzati; kaunteya: o figlio di Kunti; yuddhaya: a combattere; krita: determinato; niscayah: con certezza.
TRADUZIONE O figlio di Kunti, se muori sul campo di battaglia raggiungerai i pianeti celesti, se vinci godrai del regno della Terra. Alzati dunque, e combatti con determinazione.
SPIEGAZIONE Anche se la vittoria non è sicura, Arjuna deve combattere; se dovesse rimanere ucciso nello scontro rinascerebbe su uno dei pianeti celesti.
sukha-duhkhe same kritva sukha: felicità; duhkhe: e dolore; same; con animo equo; kritva: facendo; labha-alabhau: profitto e perdita; jaya-ajayau: vittoria e sconfitta; tatah: poi; yuddhaya: unicamente per combattere; yujyasva: impegnati (combatti); na: mai; evam: in questo modo; papam: reazione colpevole; avapsyasi: otterrai.
TRADUZIONE Combatti per dovere, senza considerare gioia o dolore, perdita o guadagno, vittoria o sconfitta — così facendo non incorrerai mai nel peccato.
SPIEGAZIONE Ora Krishna chiede direttamente ad Arjuna di combattere perché Lui lo desidera. Quando si agisce nella coscienza di Krishna non si considerano i risultati dell'azione — gioia o dolore, perdita o guadagno, vittoria o sconfitta. La coscienza spirituale, che trascende la materia, ci fa capire che ogni atto dev'essere compiuto al solo fine di soddisfare Krishna; in questo modo non ci saranno da temere reazioni materiali. Chi agisce invece per il proprio piacere, sotto l'influenza della virtù o della passione, deve subire le conseguenze delle sue azioni, buone o cattive. Ma colui che si abbandona completamente a Krishna e agisce solo per Lui si libera da tutti gli obblighi a cui è legato nella vita quotidiana. A questo proposito lo Srimad Bhagavatam afferma: devarsi-bhutapta-nrinam pitrinam "Chi si abbandona completamente a Krishna, Mukunda, lasciando ogni altro dovere, non ha più debiti con nessuno, siano esseri celesti o saggi, parenti, antenati o l'umanità intera." (S.B. 11.5.41) Krishna introduce in questo verso un idea che svilupperà in seguito.
esa te 'bhihita sankhye esa: tutto questo; te: a te; abhihita: descritto; sankhye: con lo studio analitico; buddhih: l'intelligenza; yoge: azione scevra dai suoi frutti; tu: ma; imam: questo; srinu: ascolta; buddhya: con l'intelligenza; yuktah: collegata; yaya: con cui; partha: o figlio di Pritha; karma-bandham: incatenamento della relazione; prahasyasi: puoi essere liberato da.
TRADUZIONE Finora ti ho descritto questa conoscenza col metodo analitico. Ora ascolta mentre te la spiego col metodo dell'azione compiuta senza attaccamento al risultato. O figlio di Pritha, agendo con questa conoscenza ti libererai dai legami dell'azione.
SPIEGAZIONE Secondo il Nirukti dizionario
sanscrito vedico), il termine sankhya indica sia l'analisi
particolareggiata dei fenomeni materiali sia lo studio della vera
natura dell'anima. La parola yoga si riferisce invece al
controllo dei sensi. Arjuna si è convinto che è meglio non combattere,
ma la sua convinzione è basata su interessi materiali. Trascurando
il suo dovere, egli vuole ritirarsi dalla lotta, perché pensa di
essere più felice risparmiando i parenti che godendo di un regno
dopo aver ucciso i suoi cugini, i figli di Dhritarastra, quasi suoi
fratelli. Ma questi motivi sono entrambi materiali; sia la felicità
della vittoria sia quella di vedere salva la sua famiglia rappresentano
sempre un interesse personale perché Arjuna potrà ottenere queste
gioie solo rinnegando il dovere e la ragione. Perciò Krishna gi
spiega che uccidendo il corpo di suo nonno non distruggerà la sua
anima. Tutti gli esseri, compreso il Signore, possiedono un'individualità
eterna: erano individui nel passato, lo sono nel presente e lo saranno
anche in futuro. Noi siamo eternamente anime individuali, e passando
da un corpo all'altro cambiamo soltanto il nostro involucro carnale.
Ma continuiamo a mantenere la nostra individualità anche dopo esserci
liberati dal corpo materiale. Il Signore ha dunque spiegato chiaramente
ad Arjuna la natura dell'anima e quella del corpo.
nehabhikrama-naso 'sti na: non c'è; iha: in questo yoga; abhikrama: nel tentare; nasah: perdita; asti: c'è; pratyavavayah: diminuzione; na: mai; vidyate: c'è; su-alpam: un piccolo; api: sebbene; asya: di questa; dharmasya: occupazione; trayate: libera; mahatah: da molto grande; bhayar: pericolo.
TRADUZIONE In questo sforzo non vi è perdita o diminuzione, e un piccolo passo verso questa via ci protegge dalla paura più temibile.
SPIEGAZIONE L'azione compiuta nella coscienza di Krishna, cioè per soddisfare il Signore e senza altro desiderio, è la più elevata attività trascendentale. Anche il minimo sforzo a far piacere a Krishna non è mai perduto. Sul piano materiale ogni impresa non portata a termine è un insuccesso, ma sul piano spirituale, quello della coscienza di Krishna, la minima attività genera benefici duraturi. Perciò colui che agisce nella coscienza di Krishna non è mai perdente, anche se la sua opera rimane incompleta. Anche solo l'uno per cento fatto in coscienza di Krishna porta risultati permanenti, e se ci si ferma si riparte dal due per cento; le attività materiali, invece, se non hanno successo al cento per cento non portano beneficio. Lo illustra bene un episodio riportato nello Srimad-Bhgavatam: un brahmana di noe Ajamila, che nella giovinezza aveva seguito i princìpi della coscienza di Krishna ma li aveva poi abbandonati, alla fine della vita fu totalmente ricompensato per la grazia del Signore. Sempre nello Srimad Bhagavatam si trova, q questo proposito, un verso stupendo: tyaktva sva-dharmam carananbujam harer "Che cosa perde colui che per un momento
mette fine alla ricerca dei piaceri materiali per servire Krishna,
anche se non continua il suo sforzo e ritorna sulla vecchia via?
Ma che cosa guadagnerà chi compie alla perfezione le sue attività
materiali?" (S.B.1.5.17) Oppure, come dicono i cristiani: "A
che serve all'uomo guadagnare il mondo intero se perde la vita eterna?"
vyavasayatmika buddhir vyavasaya-atmika: risoluto in coscienza di Krishna; buddhih: intelligenza; eka: soltanto uno; iha: in questo mondo; kuru-nandana: o amato figlio dei Kuru; bahu-sakhah: avendo vari rami; hi: in verità; anantah: illimitata; ca: anche; buddhayah: intelligenza; avyavasayinam: di coloro che non sono in coscienza di Krishna.
TRADUZIONE Chi si trova su questa via è risoluto nel suo sforzo e persegue un unico scopo, o amato figlio dei Kuru; mentre l'intelligenza di chi non è risoluto si perde in molte diramazioni.
SPIEGAZIONE La ferma fede che la coscienza di Krishna può portare alla perfezione assoluta è ciò che si chiama intelligenza vyavasayatmika. A questo proposito la Caitanya-caritamrita (Madhya 22.62) afferma: ‘sraddha'-sabde—visvasa
kahe sudridha niscaya krisne bhakti kaile sarva-karma
krita haya Fede significa porre la propria fiducia
in ciò che è sublime. Colui che compie il proprio dovere nella coscienza
di Krishna è liberato da tutti gli obblighi che implica la vita
materiale (verso la famiglia, lo Stato e l'umanità). Tutte le nostre
azioni, buone o cattive, ci legano a sempre nuovi meccanismi materiali.
Invece colui che è cosciente di Krishna non deve più sforzarsi di
rendere favorevoli le sue azioni; tutte le sue azioni sono sul piano
assoluto poichè non sono più sotto l'influsso della dualità che
le rende buone o cattive. La più alta perfezione della coscienza
di Krishna è nella rinuncia alla concezione materiale della vita.
A questa rinuncia si giunge infallibilmente seguendo i princìpi
del bhakti-yoga. yasya prasadad bhagavat-prasdo "Soddisfare il maestro spirituale
è lo stesso che soddisfare Dio, la Persona Suprema. Senza soddisfare
il maestro spirituale non si può diventare coscienti di Krishna.
Devo dunque meditare su di lui almeno tre volte al giorno, implorarlo
di accordarmi la sua misericordia e rendergli i miei più rispettosi
omaggi."
yam imam puspitam vacam yam imam: tutte queste; puspitam: fiorite; vacam: parole; pravadanti: dicono; avipascitah: uomini dotati di scarsa conoscenza; veda-vada-ratah: pretesi seguaci dei Veda; partha: o figlio di Pritha; na: mai; anyati: nient'altro; asti: vi è; iti: così; vadinah: i difensori; kama-atmanah: desiderosi di gratificazione dei sensi; svarga-parah: con lo scopo di raggiungere i pianeti celesti; janma-karma-phala-pradam: di avere una buona nascita e altre reazioni interessate; kriya-visesa: cerimonie pompose; bahulam: varie; bhoga: nel piacere dei sensi; aisvarya: e ricchezze; gatim: progresso; prati: verso.
TRADUZIONE Gli uomini di scarsa conoscenza si lasciano attrarre dal linguaggio fiorito del Veda, che raccomandano la pratica di attività interessate per raggiungere i pianeti celesti, per ottenere una buona nascita, il potere e altri benefici simili. Desiderando la gratificazione dei sensi e una vita opulenta, essi non vedono nient'altro.
SPIEGAZIONE Gli uomini oggi non sono molto intelligenti,
e causa dell'ignoranza si attaccano eccessivamente ai riti prescritti
nella sezione karma-kanda dei Veda per avere benefici
materiali. La loro più grande aspirazione è quella di ottenere i
piaceri dei pianeti celesti, dove abbondano le ricchezze, le donne,
e il vino. A loro i Veda raccomandano numerosi sacrifici
specialmente quelli che si raggruppano sotto il nome di jyotistoma.
Infatti, chi desidera raggiungere i pianeti superiori deve eseguire
questi sacrifici; e gli uomini di scarso sapere credono che raggiungere
i pianeti superiori sia l'unico oggetto della conoscenza vedica.
Per queste persone è assai difficile adottare la coscienza di Krishna,
che richiede molta determinazione. I pianeti superiori sono paragonati,
per l'opulenza e i piaceri che offrono, ai fiori delle piante velenose,
e l'uomo di scarsa intelligenza si lascia volentieri attrarre dal
loro profumo ingannevole senza vedervi il pericolo.
bhogaisvarya-prasaktanam bhoga: al piacere materiale; aisvarya: e opulenza; prasaktanam: per coloro che sono attaccati; taya: da tali cose; apahrita-cetasam: con la mente confusa; vyavasaya-atmika: fissi nella determinazione; buddhih: servizio devozionale al Signore; samadhau: nella mente controllata; na: mai; vidhiyate: ha luogo.
TRADUZIONE Nella mente di coloro che sono troppo attaccati al piacere dei sensi e alla ricchezza materiale, e sono sviati da questi desideri, la risoluta determinazione a servire con devozione il Signore Supremo non trova posto.
SPIEGAZIONE Il termine samadhi significa "concentrare la mente". Il Nirukti, il dizionario vedico, afferma, samyag adhiyate 'sminn atma-tattva-yathatmyam: "Il samadhi è lo stato raggiunto quando la mente rimane assorta nella realizzazione spirituale." Il samadhi è irraggiungibile per le persone interessate ai piaceri materiali e sviate da tali piaceri temporanei. Di fronte all'energia materiale, la lor sconfitta è certa.
trai-gunya-visaya veda trai-gunya: relativi alle tre influenze della natura materiale; visayah: sul tema; vedah: le scritture vediche; nistrai-gunyah: che trascende le tre influenze della natura materiale; bhava: sii; arjuna: o Arjuna; nirdvandvah: senza dualità; nitya-sattva-stah: allo stato puro di esistenza spirituale; niryoga-ksemah: libero dal'idea del guadagno e della protezione; atma-van: stabilito nel sè.
TRADUZIONE O Arjuna, supera le tre influenze della natura materiale che costituiscono l'oggetto principal dei Veda. Liberati d ogni dualità, dal'ansia di guadagno e di sicurezza materiale e stabilisciti nel sè.
SPIEGAZIONE Ogni azione materiale con le sue conseguenze
è sotto il controllo delle tre influenze della natura. Un'azione
è materiale quando è compiuta per raccoglierne i frutti, che sono
la causa della nostra prigionia nel mondo materiale. I Veda
trattano soprattutto delle attività materiali, ma al solo scopo
di sottrarre uomini ai piaceri materiali e condurli fino alla più
alta spiritualità. Krishna consiglia ad Arjuna, Suo amico e discepolo,
di elevare la sua coscienza al piano spirituale, di cercare la Trascendenza
Suprema, come indica l'inizio del Vedanta: brahma-jijnasa.
Tutti gli abitanti del mondo materiale devono lottare duramente
per sopravvivere; per loro il Signore, dopo la creazione del mondo
materiale, rivelò la conoscenza vedica affinchè imparassero a condurre
una vita capace di liberarli dai legami della materia. Dopo aver
trattato nel karma-kanda del modo di ottenere i piaceri
materiali, le Scritture ci danno nelle Upanisad la possibilità
di raggiungere la realizzazione spirituale. Come la Bhagavad-gita
fa parte del quinto Veda (il Mahabharata),
le Upanisad appartengono a diversi Veda e segnano
l'inizio della vita spirituale.
yavan artha udapane yavan: tutto ciò; arthah: è destinato; uda-pane: in un pozzo d'acqua; sarvatah: sotto ogni aspetto; sampluta-udake: in una grande riserva d'acqua; tavan: similmente; sarvesu: in tutte; vedesu: letterature vediche; brahmmanasya: dell'uomo che conosce il Brahman Supremo; vijanatah: che si trova nella completa conoscenza.
TRADUZIONE Come una grande riserva d'acqua adempie a tutte le funzioni del pozzo, così colui che conosce il fine supremo dei Veda raccolgie tutti i benefici che i Veda procurano.
SPIEGAZIONE I riti e i sacrifici indicati nel karma-kanda hanno lo scopo d'incoraggiare l'uomo allo sviluppo graduale della realizzazione spirituale. Lo scopo della realizzazione spirituale è chiaramente spiegato nella Bhagavad-gita (15.15): lo studio dei Veda mira a conoscere Krishna, la sorgente di tutte le cose. La realizzazione spirituale consiste dunque nel comprendere Krishna e la relazione eterna che ci unisce a Lui. Il quindicesimo capitolo della Bhagavad-gita (15.7) spiega anche la natura della relazione che unisce il Signore agli esseri individuali. Gli esseri fanno parte integrante di Krishna, perciò risveglare in se stessi la coscienza di Krishna è la perfezione suprema, a cui può condurci la conoscenza dei Veda. Questo è confermato anche dallo Srimad Bhagavatam: aho bata sva-paco 'to gariayn "O Signore, chiunque canti il Tuo santo nome si trova sul piano più elevato della realizzazione spirituale anche se viene dalla condizione più bassa, da una famiglia di candala (mangiatori di cani). Per giungere a questo livello ha certamente dovuto sottoporsi a ogni tipo di ascesi e compiere sacrifici secondo i riti vedici; ha dovuto anche studiare i Veda e bagnarsi in tutti i luoghi santi di pellegrinaggio. Questa persona è considerata la migliore tra gli arya." (S.B. 3.33.7) Bisogna essere tanto intelligenti da capire il vero scopo dei Veda senza lasciarsi attrarre solo dai riti prescritti, e occorre anche troncare il desideiro di andare sui paineti superiori allo scopo di godere più intensamente dei piaceri materiali. L'uomo d'oggi non può osservare le regole necessarie all'esecuzione dei riti vedici e a quelle prescritte nel Vedanta e nelle Upanisad. Compiere i riti vedici richiede molto tempo, energia, conoscenza e risorse, tutte cose di cui quest'età di Kali non è generosa. Si può tuttavia raggiungere il fine ultimo della cultura vedica cantando i santi nomi del Signore, come raccomanda Sri Caitanya Mahaprabhu, il liberatore di tutte le anime cadute. Quando Prakasananda Sarasvati, un grande erudito in materia vedica, rimproverò a Sri Caitanya di essere "sentimentale" perche cantava i santi nomi invece di studiare la filosofia del Vedanta, Sri Caitanya Mahaprabhu, che è Dio stesso, rispose che il Suo maestro spirituale, avendoLo trovato molto ignorante, Gli aveva ordinato di cantare i santi nomi di Sri Krishna. E così cantando Si sentì invadere da un'estasi incontenibile. Nell'era in cui viviamo, il Kali-yuga, la maggior parte della gente è ignorante e incapace di comprendere la filosofia del Vedanta; perciò il metodo raccomandato per raggiungere lo stesso scopo a cui mira lo studio del Vedanta è quello di cantare i santi nomi del Signore evitando di commettere offese.² Il Vedanta è la crema della saggezza vedica, e Krishna ne è l'autore e il conoscitore. Il più grande Vedantista è il mahatma, la grande anima che trae piacere dal canto dei santi nomi. Questo è il fine supremo dello studio dei Veda.
karmany evadhikaras te karmani: nei doveri prescritti; eva: certamente; adhiikarah: giusto; te: di te; ma: mai; phalesu: nei frutti; kadacana: in alcun momento; ma: mai; karma-phala; nel risultato dell'attività; hetuh: causa; bhuh: diventa; ma: mai; te: di te; sangah: attaccamento; astu: dovrebbe essere; akarmani: a non compiere doveri prescritti.
TRADUZIONE Tu hai il diritto di compiere i tuoi doveri prescritti, ma non di godere dei frutti dell'azione. Non considerarti mai lacausa dei risultati delle tue attività e non cercare mai di sfuggire al tuo dovere.
SPIEGAZIONE Qui bisogna considerare tre fattori: il
dovere prescritto, l'azione arbitraria e l'inazione. I doveri prescritti
sono quelli che si devono eseguire finchè si è soggetti alle influenze
della natura materiale; le azioni arbitrarie sono quelle che si
compiono senza tener conto delle istruzioni che ci danno le Scritture
e le autorità spirituali; e l'inazione consiste nel sottrarsi ai
doveri prescritti. Il Signore consiglia ad Arjuna di non prendere
la via dell'inazione, ma piuttosto di agire secondo il suo dovere
senza attaccarsi al risultato. Infatti, chi si attacca al risultato
dell'azione si assume la responsabilità delle proprie attività,
e deve godere o soffrire delle loro conseguenze.
yoga-sthah kuru karmani yoga-sthah: equilibrato; kuru: compi; karmani: tuoi doveri; sangam: attaccamento; tyaktva: abbandonando; dhananjaya: o Arjuna; siddhi-asiddhyoh: nel successo e nel fallimento; samah: equilibrato; bhutva: diventando; samatvam: equanimità; yogah: yoga; ucyate: è chiamato.
TRADUZIONE Compi il tuo dovere con equilibrio, o Arjuna, senza attaccamento al successo o al fallimento. Tale equanimità si chiama yoga.
SPIEGAZIONE Krishna suggerisce ad Arjuna di seguire la via dello yoga. Ma che cos'è lo yoga? Il termine yoga significa concentrare la mente sull'Assoluto controllando i sensi, che sono sempre agitati. L'assoluto è il Signore Supremo. E se il Signore chiede personalmente ad Arjuna di combattere, questi non deve preoccuparsi del'esito della battaglia. Il successo e la vittoria sono nelle mani di Krishna; Arjuna non deve far altro che seguire le Sue istruzioni. Seguire le istruzioni di Krishna è il vero yoga, che trova l'applicazione pratica nella coscienza di Krishna, la sola che permette di liberarci da ogni istinto di possesso. Se vogliamo adempiere i nostri doveri rimanendo coscienti di Krishna dobbiamo diventare i Suoi servitori, o i servitori dei Suoi servitori. Questo è il solo modo di avanzare sul cammino dello yoga. Arjuna è uno ksatriya, e come tale partecipa al varnasrama-dharma, che ha per scopo quello di soddisfare Visnu, come insegna il Visnu Purana. Bisogna soddisfare Krishna, e non se stessi, come avviene nel mondo materiale. Se non si soddisfa Krishna, non si può pretendere di osservare il vero principio del varnasrama-dharma. Così l'interesse di Arjuna è quello di seguire la volontà di Krishna, come lascia intendere il Signore stesso.
durena hv avaram karma durena: lascia a grande distanza; hi: certamente; avaram: detestabile; karma: attività; buddhi-yogat: in forza della coscienza di Krishna; dhananjaya: o conquistatore di ricchezze; buddhau: in tale coscienza; saranam: arrenditi completamente; anviccha: cercano di; kripanah: miseri; phala-hetavah: coloro che desiderano i frutti delle loro attività.
TRADUZIONE O Dhananjaya, allontana da te tutte le attività detestabili col servizio di devozione, e in questa coscienza arrenditi al Signore. Avari sono coloro che voglionoi godere del loro lavoro.
SPIEGAZIONE L'uomo che realizza pienamente la sua natura fondamentale di eterno servitore del Signore abbandona ogni occupazione eccetto quella compiuta nella coscienza di Krishna. Il buddhi-yoga, cioè il servizio di devozione, come abbiamo visto, consiste nel servire il Signore con amore puro ed è questa la via migliore per tutti gli esseri. Solo un avaro cerca. Solo un avaro cerca di godere dei frutti del proprio lavoro, perché questo desiderio non fa che intrappolarlo sempre più nella rete dell'esistenza materiale. Ogni azione compiuta fuori della coscienza di Krishna è dannosa perché ci lega sempre più al ciclo di nascite e morti. Perciò non si dovrebbe mai desiderare di essere la causa dell'azione; tutto dovrebbe essere compiuto in piena coscienza di Krishna, per la soddisfazione di Krishna. L'avaro non sa usare le ricchezze che ha ottenuto con un colpo di fortuna o con un duro lavoro. Come l'avaro, l'uomo sfortunato non usa la sua energia umana al servizio del Signore. Invece noi dobbiamo impiegare tutte le nostre energie al servizio di Krishna, e se faremo così la nostra vita sarà un successo.
buddhi-yukto jahatiha buddhi-yuktah: chi è impegnato nel servizio devozionale; jahati; può sbarazzarsi; iha: in questa vita; ubhe; entrambi; sukrita-duskrite: buoni e cattivi risultati; tasmat: perciò; yogaya: per amore del servizio devozionale; yujyasva: essere così impegnato; yogah: coscienza di Krishna; karmasu: in tutte le attività; kausalam: arte.
TRADUZIONE L'uomo impegnato nel servizio devozionale si libera dalle conseguenze buone o cattive dell'azione in questa vita stessa. Sforzati dunque di apprendere lo yoga, che è l'arte dell'agire.
SPIEGAZIONE Da tempo immemorabile tutti gli esseri viventi accumulano le conseguenze buone e cattive delle loro azioni, e questo li rende dimentichi della loro posizione eterna. Questa ignoranza si può vincere seguendo le istruzioni della Bhagavad-gita che ci insegna come abbandonarci totalmente a Sri Krishna e come liberarci dall'incatenamento delle azioni e delle loro conseguenze. Per liberarsi da queste catene Arjuna deve agire nella coscienza di Krishna, come gli è stato consigliato dal Signore.
karma-jam buddhi-yukta hi karma-jam: a causa delle attiività interessate; buddhi-yuktah: essendo impegnato nel servizio devozionale; hi: certamente; phalam: risultati; tyaktva: abbandonando; manisinah: grandi saggi e devoti; janma-bhanda; dai legami di nascita e morte; vinirmuktah: liberati; padam: posizione; gacchanti: raggiungono; anamayam: senza sofferenza.
TRADUZIONE Impegnàti nel servizio devozionale offerto al Signore, grandi saggi e devoti si liberano in questo mondo dalle conseguenze dell'attività. Si svincolano così dal ciclo di nascita e morte e raggiungono la condizione che è al di là della sofferenza [tornando a Dio].
SPIEGAZIONE Gli esseri liberati appartengono a quel luogo dove non esistono sofferenze materiali. Lo Srimad Bhagavatam afferma in proposito: samasrita ye pada-pallava-plavam "L'oceano dell'esistenza materiale
è come l'acqua contenuta nell'impronta dello zoccolo di un vitello
per l'uomo che ha preso rifugio nel vascello dei piedi di loto di
Mukunda, il Signore che accorda la liberazione e in cui tutti gli
universi riposano. Quell'uomo cercherà allora il luogo dove le sofferenze
materiali non esistono (param padam, Vaikuntha) e non il
luogo dove a ogni passo s'incontrano nuovi pericoli." (S.B.
10.14.58)
yada te moha-kalilam yada: quando; te: tua; moha: di illusione; kalilam: densa foresta; buddhih: servizio trascendentale con intelligenza; vyatitarisyati: supera; tada: in quel momento; ganta asi: andrai; nirvedam: indifferenza; srotavyasya: verso ciò che deve essere ascoltato; srutasya: tutto ciò che è stato ascoltato; ca: anche.
TRADUZIONE Quando la tua intelligenza avrà superato la densa foresta dell'illusione, diventerai indifferente a tutto ciò che hai ascoltato e a tutto ciò che potrai ancora ascoltare.
SPIEGAZIONE Tra i grandi devoti del Signore ci sono numerosi esempi di persone che si distaccarono dalle pratiche rituali dei Veda semplicemente perché s'impegnarono nel servizio di devozione al Signore. Anche se è un brahmana esperto, colui che conosce veramente Krishna e la relazione che lo lega a Lui si distacca naturalmente e completamente dalle pratiche rituali che portano a godere dei frutti dell'azione. Sri Madhavendra Puri, grande devoto e acarya della linea vaisnava, diceva: sandhya-vandana bhadram astu bhavato bhoh snana tubhyam namo "O preghiere della sera recitate tre
volte al giorno, tutte le glorie a voi. O abluzioni mattutine, vi
offro i miei omaggi! O esseri celesti, o antenati, vi prego di scusarmi
se non posso più presentarvi delle offerte! Ovunque vada ricordo
l'illustre discendente della dinastia Yadu (Krishna), il nemico
di Kamsa, e posso così liberarmi dalle conseguenze di tutti i miei
peccati. E credo che questo mi basti".
sruti-vipratipanna te sruti: di rivelazione vedica; vipratipanna: senza essere influenzato dai risultati interessati; te: tuoi; yada: quando; sthasyati: rimane; niscala: impassibile; samadhau: nella coscienza trascendentale, ossia la coscienza di Krishna; acala: inflessibile; buddhih: intelligenza; tada: in quel momento; yogam: realizzazione del sè; avapsyasi: raggiungerai.
TRADUZIONE Quando la tua mente non sarà più distratta dal linguaggio fiorito dei Veda e rimarrà fissa nell'estasi della realizzazione spirituale, avrai raggiunto la coscienza divina.
SPIEGAZIONE Quando si dice che una persona è in samadhi significa che è pienamente cosciente di Krishna; infatti, per essere in perfetto samadhi bisogna aver realizzato il Brahman, il Paramatma e Bhagavan. La più alta perfezione della realizzazione spirituale è capire che siamo eterni servitori di Krishna e che il nostro unico compito è quello di adempiere per il nostro dovere nella coscienza di Krishna. Una persona cosciente di Krishna, un fermo devoto del Signore, non può lasciarsi distrarre dal linguaggio fiorito dei Veda e non deve neppure impegnarsi in attività interessate per raggiungere i pianeti superiori. Chi diventa cosciente di Krishna è in diretto contatto con Dio e può capire tutte le Sue istruzioni. Siamo sicuri così di raggiungere la conoscenza e la perfezione della vita spirituale. È sufficiente seguire le istruzioni di Krishna o del Suo rappresentante, il maestro spirituale.
arjuna uvaca arjunah uvaca: Arjuna disse; sthita-prajnasya: chi si è stabilito fermamente nella coscienza di Krishna; ka: quale; bhasa: linguaggio; samadhisthasya: di chi si è situato nel samadhi; kesava: o Krishna; sthita-dhih; stabile nella coscienza di Krishna; kim: che cosa; prabhaseta: dice; kim: come; asita: si ferma; vrajeta: cammina; kim: come.
TRADUZIONE Arjuna disse:
SPIEGAZIONE Ogni uomo rivela particolari caratteristiche secondo la propria natura. Per esempio, è possibile riconoscere un ricco, un malato o un erudito per alcuni aspetti singolari. Così colui che è cosciente di Krishna ha un modo particolare di parlare, camminare, pensare e sentire, descritto dalla Bhagavad-gita. La cosa più importante è il suo modo di parlare, perché questo è ciò che distingue un uomo. Finché non apre bocca, uno sciocco può passare inosservato, soprattutto se ha una bella presenza, ma non appena inizia a parlare si rivela per quello che è. La prima caratteristica di una persona cosciente di Krishna è quella di parlare direttamente o indirettamente soltanto di Krishna. Tutte le altre caratteristiche derivano da questa e le troveremo descritte nel verso seguente.
sri-bhagavan uvaca sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; prajahati: abbandona; yada: quando; kaman: desideri di gratificazione dei sensi; sarvan: di ogni varietà; partha: o figlio di Pritha: manah-gatan: di speculazione mentale; atmani: nello stato puro dell'anima; eva: certamente; atmana: dalla mente purificata; tustah: soddisfatto; sthita-prajnah: situato nella Trascendenza; tada; in quel momento; ucyate: è detto.
TRADUZIONE Dio, la Persona Suprema, disse:
SPIEGAZIONE Lo Srimad Bhagavatam afferma che la persona perfettamente cosciente di Krishna, assorta nel servizio d'amore e di devozione al Signore, possiede tutte le qualità dei grandi saggi, mentre chi non ha raggiunto questo stadio di perfezione spirituale non ha alcuna qualità, perché è costretto a rifugiarsi nella speculazione mentale. Questo verso ci consiglia dunque di respingere tutti i desideri di piacere materiale creati dalla mente. Allontanare di forza i desideri materiali è impossibile, ma se c'impegniamo al servizio di Krishna questi desideri svaniranno facilmente. Dobbiamo dunque impegnarci nella coscienza di Krishna senza esitare, poiché il servizio di devozione ha il potere di elevare immediatamente la nostra coscienza al piano trascendentale. La persona spiritualmente elevata è sempre soddisfatta in se stessa perché è cosciente di essere l'eterno servitore del Signore Supremo. Situata a questo livello trascendentale, non ha più desideri degradanti che derivano da una concezione materialistica della vita, ma è sempre felice di servire il Signore secondo la propria natura eterna.
duhkhesv anudvigna-manah duhkhesu: nelle triplici sofferenze; anudvigna-manah: senza essere mentalmente agitati; sukhesu: nella felicità; vigata-sprihah: senza provare interesse; vita: libero da; raga: attaccamento; bhaya: paura; krodhah: e collera; sthita-dhih: la cui mente è stabile; munih: un saggio; ucyate: è chiamato.
TRADUZIONE Chi non è più turbato dalle tre forme di sofferenza né inebriato dalle gioie della vita, ed è libero dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, è considerato un saggio dalla mente ferma.
SPIEGAZIONE La parola muni designa il "filosofo"
che agita la mente con un mucchio di ipotesi senza mai giungere
a una conclusione concreta. Ogni muni ha un suo proprio
modo di vedere le cose e per essere considerato tale deve formulare
un'opinione diversa da quella di altri muni: na casav
risir yasya matam na bhinnam. (Mahabarata, Vana-parva 313.117)
Ma lo sthita-dhir muni, menzionato in questo verso dal
Signore, è diverso dal muni ordinario: è sempre cosciente
di Krishna perché ha esaurito ogni interesse teso a creare nuove
teorie. Egli è definito prasanta-nihsesa-manorathantara (Stotra-ratna
43), cioè colui che ha superato lo stadio della speculazione
mentale ed è giunto alla conclusione che non esiste nulla all'infuori
di Sri Krishna, Vasudeva (vasudevah sarvam iti sa mahatma sudurlabhh).
Egli è un muni che ha la mente sempre ferma.
yah sarvatranabhisnehas yah: colui che; sarvatra: ovunque; anabhisnehah: senza affetto: tat: quello; tat: quello; prapya: raggiungendo; subha: bene; asubham: male; na: mai; abhinandati: elogia; na: mai; dvesti: invidia; tasya: sua; prajna: perfetta conoscenza; pratistha: fisso.
TRADUZIONE La persona che in questo mondo resta impassibile di fronte a qualsiasi forma di bene o di male che le si presenti, e non apprezza la prima né disprezza la seconda, è fermamente situata nella perfetta conoscenza.
SPIEGAZIONE Nel mondo materiale c'è sempre qualche cambiamento che può essere favorevole o sfavorevole. Non esserne turbati, né essere scossi dal bene o dal male è sintomo che una persona è cosciente di Krishna. Finché ci troviamo nel mondo materiale, pieno di qualità, dovremo sempre far fronte al bene e al male, ma chi è cosciente di Krishna non è soggetto alle dualità perché è assorto in Krishna, il bene assoluto e infinito. La persona cosciente di Krishna è in una condizione perfettamente trascendentale, chiamata tecnicamente samadhi.
yada samharate cayam yada: quando; samharate: ritrae; ca: anche; ayam: egli; kurmah: tartaruga; angani: membra; iva: come; sarvasah: interamente; indriyani:sensi; indriya-artebhyah: dagli oggetti dei sensi; tasya: sua; prajna: coscienza; pratisthita: fissa.
TRADUZIONE Chi è in grado di ritrarre i sensi dai loro oggetti, come una tartaruga ritrae le membra nel guscio, è fermamente stabilito nella perfetta conoscenza.
SPIEGAZIONE Ciò che caratterizza lo yogi,
il devoto, l'anima realizzata, è la capacità di controllare i sensi.
La maggior parte degli uomini è schiava dei sensi e agisce sotto
il loro influsso. Questo è ciò che distingue lo yogi dall'uomo
comune. Per agire, i sensi vogliono il campo libero e non sopportano
le restrizioni. Sono paragonati a serpenti velenosi, che lo yogi,
il devoto deve tenere sotto controllo con l'abilità di un cantatore
di serpenti; non deve mai lasciarli agire fuori della sua volontà.
visaya vinivartante visayah: oggetti per il godimento dei sensi; vinivartante: allenati ad astenersi; niraharasya: con restrizioni obbligate; dehinah: l'anima incarnata; rasa-varjam: rinunciando al gusto; rasah: senso di piacere; api: benché vi sia; asya: suo; param: cose di gran lunga superiori; dristva: sperimentando; nivartate: cessa di.
TRADUZIONE L'anima incarnata può astenersi dal godimento dei sensi, sebbene il gusto per gli oggetti dei sensi rimanga. Ma se perde questo gusto, sperimentando un piacere superiore, resterà fissa nella coscienza spirituale.
SPIEGAZIONE Senza aver raggiunto la realizzazione spirituale è impossibile allontanarsi dal piacere dei sensi. Controllare i sensi osservando determinate regole è come proibire al malato di mangiare alcuni alimenti; il paziente soffre di queste limitazioni e non perde il gusto per i cibi proibiti. Così la disciplina dei sensi mediante la pratica di uno yoga come l'astanga-yoga — che comprende diverse fasi dette yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi — è raccomandata alle persone meno intelligenti, che non conoscono un metodo migliore. Ma colui che avanzando nella coscienza di Krishna gusta la bellezza del Signore Supremo, Sri Krishna, non prova più la minima attrazione per le cose materiali. Queste restrizioni s'impongono dunque soltanto ai neofiti, e sono efficaci solo se si è già attratti dalla coscienza di Krishna. Quando poi si è veramente coscienti di Krishna, si perde automaticamente ogni attrazione per i piaceri materiali, che appaiono ormai scialbi e monotoni.
yatato hy api kaunteya yatatah: mentre si sforza; hi: certamente; api: nonostante; kaunteya: o figlio di Kunti; purusasya: di un uomo; vipascitah: pieno di discernimento; indriyani: i sensi; pramathini: che agitano; haranti: portano via; prasabham: di forza; manah: la mente.
TRADUZIONE I sensi sono così forti e impetuosi, o Arjuna, che travolgono perfino la mente di un uomo saggio che si sforza di controllarli.
SPIEGAZIONE Molti grandi eruditi, filosofi e spiritualisti tentano di controllare i sensi, ma nonostante tutti gli sforzi, talvolta cadono vittime del godimento dei sensi, perché la mente è instabile per natura. Perfino Visvamitra, grande saggio e yogi perfetto, si lasciò sedurre da Menaka, sebbene cercasse di controllare i sensi con lo yoga e con severe austerità. La storia riporta migliaia di esempi come questo, che indicano come sia difficile a chi non è pienamente cosciente di Krishna dominare la mente e i sensi. In realtà è impossibile abbandonare le abitudini materiali se non si volge la mente a Krishna. Il grande saggio e devoto Yamunacarya ce ne offre un esempio pratico quando afferma: yad-avadhi mama cetah krishna-padaravinde "Da quando la mia mente è impegnata
nel servizio ai piedi di loto di Sri Krishna provo una gioia trascendentale
sempre nuova, e ogni volta che un pensiero sessuale s'insinua nella
mia mente, vi sputo sopra e le mie labbra hanno una smorfia di disgusto."
tani sarvani samyamya tani: quei sensi; sarvani: tutti; samyamya: mantenendo sotto controllo; yuktah: impegnati; asita: dovresti essere situato; mat-parah: in relazione con Me; vase: con abbandono totale; hi: certamente; yasya: di cui; indriyani: i sensi; tasya:sua; prajna: coscienza; pratisthita: fisso.
TRADUZIONE Chi frena i sensi tenendoli sotto controllo, e fissa la coscienza in Me, è considerato un uomo dall'intelligenza ferma.
SPIEGAZIONE Questo verso spiega chiaramente che la coscienza di Krishna è la perfezione dello yoga. Per chi non è cosciente di Krishna controllare i sensi è impossibile. Un giorno il grande saggio Durvasa Muni ebbe una lite con Maharaja Ambarisa, un devoto del Signore, e spinto dall'orgoglio s'infuriò a tal punto che perse il controllo di sé. Il re Ambarisa, invece, sebbene fosse uno yogi meno potente di Durvasa, poté tollerare con calma tutte le ingiustizie del saggio vittorioso dalla lite, perché era un devoto del Signore. Lo Srimad Bhagavatam elenca le qualità che permisero al re di diventare maestro dei sensi: sa vai manak krishna-padaravindayor "Il re Ambarisa fissava la sua mente
sui piedi di loto di Krishna, usava le parole per descrivere la
dimora del Signore e cantare le Sue qualità spirituali, le mani
per pulire il tempio del Signore, le orecchie per ascoltare i divertimenti
del Signore, gli occhi per contemplare la forma del Signore, il
corpo per toccare il corpo dei devoti, le narici per aspirare il
profumo dei fiori offerti ai piedi di loto del Signore, la lingua
per gustare le foglie di tulasi offerte al Signore, le
gambe per visitare i luoghi di pellegrinaggio e recarsi al tempio
del Signore, la testa per prosternarsi davanti al Signore, i desideri
per soddisfare i desideri del Signore — e tutte queste qualità
facevano di lui un mat-para, un puro devoto del Signore."
(9.4.18-20)
dhyayato visayan pumsah dhyayatah: mentre contempla; visayan: oggetti dei sensi; pumsah: di una persona; sangah: attaccamento; tesu: negli oggetti dei sensi; upajayate: sviluppa; sangat:dall'attaccamento; sanjayate: sviluppa; kamah: desiderio; kamat: dal desiderio; krodhah: collera; abhijayate: diventa manifesta.
TRADUZIONE Contemplando gli oggetti dei sensi si sviluppa attaccamento per essi; dall'attaccamento si sviluppa la cupidigia e dalla cupidigia nasce la collera.
SPIEGAZIONE Colui che non è cosciente di Krishna viene sommerso dai desideri materiali appena contempla gli oggetti dei sensi. I sensi sono sempre attivi, e se non sono impegnati nel trascendentale servizio d'amore al Signore cercheranno qualche impegno al servizio del materialismo. Tutti gli esseri del mondo materiale, perfino Siva, Brahma e gli altri esseri celesti dei pianeti superiori, subiscono l'attrazione degli oggetti dei sensi. L'unica via per uscire dal labirinto dell'esistenza materiale è la coscienza di Krishna. Siva era in profonda meditazione quando un giorno Parvati andò ad agitare i suoi sensi; egli accettò le sue proposte e dalla loro unione nacque Kartikeya. Quando Haridasa Thakura era giovane devoto del Signore fu anche lui tentato, questa volta da Maya-devi, ma non gli fu difficile resistere, grazie al suo puro amore per Krishna. Come indica il verso dio Sri Yamunacarya citato prima, un sincero devoto del Signore può facilmente sfuggire al desiderio di godimento materiale, perché gusta un piacere spirituale in compagnia del Signore. Questo è il segreto della felicità. Perciò, chi non è nella coscienza di Krishna, anche se è maestro nell'arte di controllare i sensi con una rinuncia artificiale, è sicuro di soccombere prima o poi; la minima tentazione lo spingerà di nuovo ad arrendersi ai capricci dei sensi.
krodhad bhvati sammohah krodhat: dalla collera; bhavati: viene; sammohah: perfetta illusione; sammohat: dall'illusione; smriti: della memoria; vibramah: confusione; smritibhramsat: dopo la confusione della memoria; buddhi-nasah: perdita dell'intelligenza; buddhi-nasat: e dalla perdita dell'intelligenza; pranasyati: si cade.
TRADUZIONE Dalla collera nasce la completa illusione e dall'illusione la confusione della memoria. Quando la memoria è confusa l'intelligenza è perduta, e quando l'intelligenza è perduta si cade nella palude dell'esistenza materiale.
SPIEGAZIONE Srila Rupa Gosvami ci ha dato questa indicazione: prapancikataya buddhya Diventando coscienti di Krishna s'impara
che tutto può essere usato al servizio del Signore. Le persone a
cui manca la coscienza di Krishna tentano artificialmente di rifiutare
tutto ciò che è materiale, ma per quanto desiderino liberarsi dalla
prigione della materia non raggiungono la perfezione della rinuncia.
La loro cosiddetta rinuncia è chiamata phalgu, cioè poco
importante. Chi è cosciente di Krishna, invece, sa come usare ogni
cosa al servizio di Dio, in questo modo non è vittima di una coscienza
materiale.
raga-dvesa-vimuktais tu raga: attaccamento; dvesa: e distacco; vimuktaih: di una persona che si è liberata di; tu: ma; visayan: oggetti dei sensi; indriyaih: coi sensi; caran: agendo su; atma- vasvaih: sotto il controllo di; vidheya-atma: chi segue la libertà regolata; prasadam: la misericordia del Signore; adhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE Tuttavia chi è libero dall'attaccamento e dall'avversione, ed è capace di controllare i sensi osservando i princìpi regolatori della libertà può ricevere la piena misericordia del Signore.
SPIEGAZIONE Abbiamo già detto che si può diventare
artificialmente maestri dei sensi con qualche metodo imposto, ma
se i sensi non sono impegnati nel trascendentale servizio del Signore
rimarrà sempre il rischio di ricadere. Anche se può sembrare che
una persona cosciente di Krishna agisca sul piano materiale, in
realtà ha spezzato tutti gli attaccamenti ai piaceri di questo mondo
grazie alla sua coscienza spirituale. La persona cosciente di Krishna
ha un unico interesse, quello di soddisfare Krishna, perciò è trascendentale
a ogni attaccamento e distacco. Secondo il desiderio del Signore,
il devoto è pronto ad astenersi da quelle azioni che avrebbe normalmente
compiuto per una soddisfazione personale e a compierne altre che
d'abitudine non avrebbe mai fatto. Egli è dunque sempre maestro
delle sue azioni perché agisce sotto la direzione di Krishna.
prasade sarva-duhkhanam prasade: quando ha ottenuto la misericordia incondizionata del Signore; sarva: di tutte; duhkhanam: sofferenze materiali; hanih: distruzione; asya: sue; upajayate: avviene; prasanna-cetasah: di colui che ha la mente felice; hi: certamente; asu: molto presto; buddhih: intelligenza; pari: sufficientemente; avasthate: si stabilisce.
TRADUZIONE Per chi vive nella soddisfazione della piena coscienza di Krishna, le tre forme di sofferenza materiale non esistono più; in questo stato sereno di coscienza ben presto l'intelligenza diventa ferma.
nasti buddhir ayuktasya na asti: non può esserci; buddhih: intelligenza trascendentale; ayuktasya: di una persona non collegata (con la coscienza di Krishna); na: non; ca: e; ayuktasya: di una persona priva della coscienza di Krishna; bhavana: mente fissa (nell felicità): na: non; ca: e; abhavayatah: di una persona che non è fissa; santih: pace; asantasya: di colui che non è pacifico; kutah: dov'è; sukham: la felicità.
TRADUZIONE La persona che non è unita al Supremo [in coscienza di Krishna] non può avere né un'intelligenza trascendentale né una mente ferma, senza le quali non esiste possibilità di pace. E come può esserci felicità, senza pace?
SPIEGAZIONE Non si può trovare la pace se non si è coscienti di Krishna. Lo conferma anche il verso ventinove del quinto capitolo: la vera pace si trova solo quando si riconosce Krishna come l'unico beneficiario dei frutti dei sacrifici e delle austerità, come il proprietario di tutti gli universi e come l'amico di tutti gli esseri. Fuori della coscienza di Krishna non possiamo dirigere i pensieri sullo scopo ultimo, e l'assenza di questo scopo porta la confusione; ma non appena comprendiamo che Krishna è il beneficiario supremo il proprietario assoluto e il vero amico di ogni essere e di ogni cosa si può trovare la pace, con una mente diventata ferma e costante. Invece chi agisce senza alcun legame con Krishna è sicuro di soffrire sempre e di non trovare mai la pace, per quanto cerchi di dar prova di serenità e di avanzamento spirituale. La coscienza di Krishna è in se stessa una condizione di pace, che può essere raggiunta solo quando ristabiliamo la nostra relazione con Krishna.
indriyanam hi caratam indriyanam: dei sensi; hi: certamente; caratam: mentre vaga; yat: con cui; manah: la mente; anuvidhiyate: costantemente impegnata; tat: quella; asya:sua; harati: porta via; prajnam: intelligenza; vayuh: vento; navam: un vascello; iva: come; ambhasi: sull'acqua.
TRADUZIONE Come un vento impetuoso spazza una barca sull'acqua, così uno solo dei sensi irrequieti su cui la mente si fissa può privare un uomo della sua intelligenza.
SPIEGAZIONE È sufficiente che uno solo dei sensi sia impegnato nella ricerca dei piaceri materiali perché lo spiritualista si scosti dal sentiero della realizzazione spirituale; perciò è molto importante impegnare tutti i sensi al servizio del Signore come fece Maharaja Ambarisa. Questo è l'unico modo per controllare la mente.
tasmad yasya maha-baho tasmat: perciò; yasya: di cui; maha-baho: tu che hai braccia potenti; nigrihitani: così distolti; sarvasah: così sotto controllo; indriyani: i sensi; indriya-arthebhyah: dagli oggetti dei sensi; tasya: sua; prajna: intelligenza; pratisthita: fissa.
TRADUZIONE Perciò, o Arjuna dalle braccia potenti, chi distoglie i sensi dai loro oggetti possiede un'intelligenza ferma.
SPIEGAZIONE Soltanto con l'aiuto della coscienza di Krishna, cioè impegnando i sensi nel trascendentale servizio d'amore al Signore, è possibile vincere le forze della gratificazione dei sensi. Lo sforzo umano non è sufficiente a controllare i sensi; per vincere occorre usare una forza superiore a quella del nemico. Perciò possiamo controllare i sensi solo se li impegniamo costantemente al servizio del Signore. Sarà sadhaka, "degno di liberazione", soltanto chi comprende che la coscienza di Krishna è l'unica a dare la vera intelligenza e che dev'essere coltivata sotto la guida di un maestro spirituale autentico.
ya nisa sarva-bhutanam va: ciò che; nisa: è notte; sarva: tutti; bhutanam: gli esseri viventi; tasyam: in quella; jagarti: è sveglio; samyami: chi è padrone di sé; yasyam: in cui; jagrati: vegliano; bhutani: tutti gli esseri; sa: che è; nisa: notte; pasyatah: per l'introspettivo; muneh: saggio.
TRADUZIONE Quella che per tutti gli esseri è la notte è l'ora della veglia per l'uomo che ha il controllo di sé; quello che per tutti è il tempo della veglia è la notte per il saggio raccolto.
SPIEGAZIONE Esistono due tipi di uomini intelligenti: quelli che si servono dell'intelligenza sul piano materiale con lo scopo di godere meglio dei sensi, e quelli che sono più riflessivi e usano l'intelligenza per aprirsi alla realizzazione spirituale. Le azioni del saggio, dell'uomo riflessivo, sono tenebre per l'uomo preso dai pensieri materiali. Ignorante della sua identità spirituale, il materialista rimane addormentato in queste tenebre, invece il saggio riflessivo è ben desto nelle tenebre del materialista. Avanzando sul sentiero della realizzazione spirituale il saggio sente una gioia sublime, mentre il materialista, "addormentato", chiuso alla realizzazione spirituale, sogna il godimento dei sensi provando ora piacere ora dolore. Il saggio è sempre indifferente alle gioie e ai dolori dell'esistenza materiale: continua il suo progresso spirituale senza essere turbato dalle circostanze materiali.
apuryamanam acala-pratistam apuryamanam: essendo sempre pieno; acala-pratistam: stabilmente situato; samudram: l'oceano; apah: acque; pravisanti: entra; yadvat: come; tadvat: così; kamah: i desideri; yam: in lui; pravisanti: entrano; sarve; tutti; sah: quella persona; santim: pace; apnoti: ottiene; na: non; kama kami: colui che vuole soddisfare i suoi desideri.
TRADUZIONE Come l'oceano resta immutato nonostante le acque che vi si gettano, così soltanto l'uomo che non è turbato dal fluire incessante dei desideri che entrano in lui come fiumi, può ottenere la pace, non l'uomo che lotta per appagarli.
SPIEGAZIONE Il vasto oceano riceve senza fine acque nuove, soprattutto durante la stagione delle piogge, ma rimane sempre imperturbato, non cambia, non si agita, non esce mai dai suoi limiti. Così è la persona cosciente di Krishna. Finché avremo un corpo materiale, le domande dei sensi non cesseranno di affluire, ma grazie alla sua pienezza spirituale, il devoto non è agitato da questi desideri. Cosciente di Krishna, egli non ha bisogno di niente perché il Signore provvede a tutto. Il devoto è dunque come l'oceano, che è sempre pieno in se stesso. I desideri possono affluire come le acque dei fiumi nell'oceano, ma il devoto non è minimamente turbato dai desideri materiali; nulla lo fa deviare dal sentiero della realizzazione spirituale. Ecco come riconoscere l'uomo cosciente di Krishna: non ha più la tendenza a godere dei sensi, anche se i desideri sono ancora presenti. Poiché è pienamente soddisfatto di servire il Signore con devozione spirituale, rimane sempre immutabile, come l'oceano, e gode di una pace perfetta. I non devoti, invece, anche se soddisfano i loro desideri di successo materiale o di liberazione, non trovano mai la pace. I materialisti, le persone che aspirano alla liberazione e gli yogi in cerca di poter mistici sono tutti infelici perché i loro desideri rimangono insoddisfatti. Il devoto, invece, è felice servendo il Signore, non ha desideri da soddisfare, non aspira neppure alla liberazione dalla cosiddetta schiavitù materiale. Il devoto di Krishna non ha alcun desiderio materiale, perciò gode di una pace perfetta.
vihaya kaman yah sarvan vihaya: abbandonando; kaman: desideri materiali per la gratificazione dei sensi; yah: chi; sarvan: tutti; puman: una persona; carati: vive; nihsprihah: senza desideri; nirmamah: senza senso di possesso: nirahankarah: senza falso ego; sah: egli; santim: pace perfetta; adhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE Soltanto colui che non è più attratto dalla gratificazione dei sensi, che vive libero dai desideri, che ha lasciato ogni senso di possesso e si è spogliato dal falso ego, può raggiungere la vera pace.
SPIEGAZIONE Essere privi di desideri significa non volere niente di materiale, cioè desiderare soltanto di diventare coscienti di Krishna. La perfezione di questa coscienza è capire la nostra posizione eterna di servitori di Krishna, senza credere di essere questo corpo materiale e senza considerarci proprietari di qualcosa. Colui che raggiunge questa perfezione sa bene che ogni cosa dev'essere usata per il piacere di Krishna, perché tutto ciò che esiste appartiene a Lui. Se Arjuna rifiuta di combattere è solo per interesse, ma una volta diventato perfettamente cosciente di Krishna combatterà, perché così vuole il Signore. Benché non abbia alcun desiderio di combattere, Arjuna combatterà per il Signore dando il meglio di se stesso. Il vero distacco da tutti i desideri è la volontà di soddisfare Krishna e non il tentativo artificiale di sopprimere i desideri. Nessuno può privarsi dei sensi o dei desideri, ma ognuno può e deve cambiarne la qualità. Chi non ha desideri materiali sa perfettamente cambiarne la qualità. Chi non ha desideri materiali sa perfettamente che tutto appartiene a Krishna (isavasyam idam sarvam), perciò non reclama nessun diritto di proprietà. Questa conoscenza trascendentale si fonda sulla realizzazione spirituale, cioè sul sapere perfettamente che tutti gli esseri fanno parte integrante di Krishna, partecipano della Sua stessa natura spirituale, sebbene la loro posizione eterna non li metta mai sullo stesso piano del Signore e tantomeno a un livello superiore. Questa comprensione della coscienza di Krishna è la base stessa della vera pace.
esa brahmi sthitih partha esa: questa; brahmi: spirituale; sthitih: situazione; partha: o figlio di Pritha; na: mai; enam: questa; prapya: ottenendo; vimuhyati: si è confusi; sthitva: essendo situati; asyam: in questa; anta-kale: alla fine della vita; api: anche; brahma-nirvanam: il regno spirituale di Dio; ricchati: si raggiunge.
TRADUZIONE Questa è la via della vita spirituale e divina e dopo averla conseguita l'uomo non è più confuso. Chi intraprende questa via, fosse anche in punto di morte, entra nel regno di Dio.
SPIEGAZIONE Possiamo arrivare alla coscienza di Krishna,
alla vita divina, in una frazione di secondo, ma se rifiutiamo ostinatamente
di vedere e di accettare le cose così come sono possiamo anche non
arrivarci neppure dopo numerosi milioni di vite. Khatvanga Maharaja
vi giunse pochi istanti prima di morire, abbandonandosi a Krishna.
Nirvana significa mettere fine all'esistenza materiale.
Secondo la filosofia buddista, al termine della vita c'è solo il
vuoto. Ma ben differente è l'insegnamento della Bhagavad-gita:
solo alla fine dell'esistenza materiale comincia la vera vita. Il
materialista insensibile si accontenta di sapere che questa vita
un giorno finirà, ma lo spiritualista sa bene che una nuova vita
comincia dopo la morte. E se prima di morire si ha la grazia di
diventare coscienti di Krishna, si raggiunge subito il brahma-nirvana,
il regno di Dio.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul secondo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Sintesi del contenuto della Bhagavad-gita."
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