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CAPITOLO 3
Il karma-yoga
arjuna uvaca
arjunah uvaca: Arjuna disse; jyayasi: migliore; cet: se; karmanah: dell'azione interessata; te: da Te; mata: è considerata; buddhih: intelligenza; janardana: o Krishna; tat: perciò; kim: perché; karmani: nell'azione; ghore: orribile; mam: me; niyojayasi: stai impegnando; kesava: o Krishna.
TRADUZIONE Arjuna disse:
SPIEGAZIONE Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, ha
ampiamente descritto nel capitolo precedente la natura dell'anima
per liberare Arjuna, Suo intimo amico, dall'oceano di sofferenza
che l'opprime e gli ha consigliato di seguire la via del buddhi-yoga,
la coscienza di Krishna.
vyamisreneva vakyena
vyamisrena: con ambigue; iva: certamente; vakyena: parole; buddhim: intelligenza; mohayasi: Tu stai confondendo; iva: certamente; me: mio; tat: perciò; ekam: uno solo; vada: dimmi, per favore; niscitya: che dà certezza; yena: da quale; sreyah: reale beneficio; aham: io; apnuyam: posso avere.
TRADUZIONE La mia intelligenza è confusa dalle Tue istruzioni ambigue. Ti prego dimmi chiaramente quale via sarà più benefica per me.
SPIEGAZIONE Come preludio alla Bhagavad-gita, il capitolo precedente ha presentato diversi metodi di realizzazione spirituale, come il sankhya-yoga, il buddhi-yoga, il controllo dei sensi con l'intelligenza e l'azione disinteressata, mettendo il neofita di fronte a questi differenti metodi. Ma il secondo capitolo non tratta questi argomenti in modo sistematico. Sono necessarie altre precisazioni per tracciare un piano d'azione e facilitare la comprensione di questi argomenti apparentemente contraddittori. Perciò Arjuna chiede a Krishna di spiegare ancora questi argomenti, affinché diventino perfettamente comprensibili anche all'uomo comune. Sebbene Krishna non avesse alcuna intenzione di confonderlo con giochi di parole, Arjuna non riesce a capire che cosa significhi essere coscienti di Krishna sia nell'azione che nell'inazione. Arjuna, dunque con le sue domande tenta di chiarire la via della coscienza di Krishna a tutti coloro che desiderano seriamente capire il mistero della Bhagavad-gita.
sri-bhagavan
uvaca
sri-bhagavan uvaca: Dio, la Suprema Persona, disse; loke: nel mondo; asmin: questo; dvi-vidha: due generi di; nistha: fede; pura: anticamente; prokta: erano state dette; maya: da Me; anagha: tu che sei senza peccato; jnana-yogena: col metodo di conoscenza che lega; sankhyanam: dei filosofi empirici; karma-yogena: col metodo di devozione che lega; yoginam: dei devoti.
TRADUZIONE Il Signore Supremo disse:
SPIEGAZIONE Nel secondo capitolo,
verso 39, il Signore ha indicato due vie, quella del sankhya-yoga
e quella del karma-yoga, o buddhi-yoga. In
questo verso il Signore spiega queste due vie in modo più chiaro.
Il sankhya-yoga, ovvero lo studio analitico della materia
e dello spirito, è il sentiero di coloro che amano la speculazione
e cercano di comprendere le cose mediante la filosofia e la scienza
sperimentale. Gli altri sono coloro che agiscono nella coscienza
di Krishna, come spiega il verso 61 del secondo capitolo. Il Signore
ha spiegato inoltre (B.g. 2.39) che agendo secondo i principi
del buddhi-yoga (la coscienza di Krishna) ci si può liberare
dalle catene dell'azione e ha precisato che questa via è libera
da imperfezioni. Nello stesso capitolo (B.g. 2.61) si afferma
che il buddhi-yoga consiste nel dipendere interamente dall'Essere
Supremo, Krishna, e che applicando questo metodo diventa molto facile
controllare i sensi. Di conseguenza queste due forme di yoga
sono complementari, come la religione e la filosofia. Infatti,
la religione senza filosofia è solo sentimentalismo, o a volte fanatismo,
e la filosofia senza religione è solo speculazione mentale.
na karmanam anarambhan
na: non; karmanam: di doveri prescritti; anarambhat: senza compiere; naiskarmyam: libertà dalla reazione; purusah: un uomo; asnute: ottiene; na; né; ca: anche; sannyasanat: con la rinuncia; eva: soltanto; siddhim: successo; samadhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE Non è soltanto astenendosi dall'agire che ci si può liberare dalle conseguenze dell'azione, né la rinuncia di per sé è sufficiente a raggiungere la perfezione.
SPIEGAZIONE Una volta raggiunta la purificazione mediante il compimento dei doveri prescritti, che hanno lo scopo di lavare il cuore materialista da ogni impurità, si può accedere all'ordine di rinuncia. Colui che non si è gradualmente purificato non può raggiungere la perfezione dell'esistenza entrando bruscamente nella quarta fase della vita umana, il sannyasa. Secondo i filosofi empirici, sarebbe sufficiente prendere l'abito da sannyasi, cioè abbandonare ogni azione interessata, per diventare uguali a Narayana. Ma Krishna smentisce questa teoria. Il sannyasi che non ha purificato il proprio cuore non può essere che causa di disturbo per l'ordine sociale. Se invece c'impegniamo nel trascendentale servizio del Signore (il buddhi-yoga), ogni progresso su questa via sarà riconosciuto dal Signore anche se non adempiamo i nostri obblighi materiali. Sv-alpam apy asya dharmasya trayate mahato bhayat: compiendo anche un piccolo servizio di devozione si possono superare grandi ostacoli. (B.g. 2.40)
na hi kascit ksanam api na: né; hi: certamente; kascit: chiunque; ksanam: un momento; api: anche; jatu: perfino; tisthati: rimane; akarma-krit: senza fare qualcosa; karyate: è forzato ad agire; hi: certamente; avasah: senza scampo; karma; azione; sarvah: tutti; prakriti-jaih: generate dalle influenze della natura materiale; gunaih: per le qualità.
TRADUZIONE Tutti gli uomini sono inevitabilmente costretti ad agire secondo le tendenze acquisite sulla base delle influenze della natura materiale; per ciò nessuno può astenersi dall'agire, nemmeno per un istante.
SPIEGAZIONE L'anima, per natura, è sempre attiva, e non solo quando si trova in un corpo. In assenza dell'anima spirituale, il corpo materiale non può muoversi. Il corpo è solo un veicolo inerte che trae dall'anima l'energia vitale. L'anima è sempre attiva e non può smettere di agire neppure per un momento. È meglio dunque che agisca nella coscienza di Krishna, perché anche se la rifiutasse dovrebbe pur sempre agire, ma questa volta sotto il dominio dell'energia illusoria. A contatto con l'energia materiale, l'anima spirituale subisce le tre influenze della natura materiale e per purificarsi dall'attaccamento alla materia deve compiere i doveri che gli sastra (le Scritture rivelate) prescrivono per gli esseri condizionati. Ma se l'anima è direttamente impegnata nella coscienza di Krishna, che è la sua funzione naturale, tutto ciò che compie le è di grande beneficio. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma:
tyaktva sva-dharmam caranambujam
harer "Chi adotta la coscienza di Krishna non perde niente e non deve temere nulla, anche se non compie i doveri prescritti negli sastra o se non esegue perfettamente il servizio di devozione, o anche se gli accade di trascurare i princìpi della coscienza di Krishna. A che serve invece seguire tutti i riti purificatòri raccomandati dagli sastra se non si è coscienti di Krishna?" (1.5.17) Occorre dunque purificarsi per diventare coscienti di Krishna. Perciò il sannyasa, come ogni altro metodo di purificazione, deve aiutare l'uomo a raggiungere il vero scopo dell'esistenza, cioè a diventare cosciente di Krishna; altrimenti la vita è un fallimento.
karmendriyani samyamya
karma-indriyani: i cinque organi d'azione; samyamya: controllando; yah: chiunque; aste; rimane; manasa: con la mente; smaran: pensando; indriya-arthan: oggetti dei sensi; vimudha: stolto; atma: anime; mithya-acarah: simulatore; sah: egli; ucyate: è chiamato.
TRADUZIONE Colui che reprime i sensi, ma ha la mente ancora legata agli oggetti dei sensi, certamente s'illude ed è considerato un simulatore.
SPIEGAZIONE Molti fingono di meditare mentre in realtà pensano solo al piacere dei sensi. Tali simulatori rifiutano naturalmente d'impegnarsi nella coscienza di Krishna e possono anche cullarsi in aride speculazioni filosofiche per impressionare le menti contorte, ma secondo questo verso sono i peggiori imbroglioni. Se si desidera soltanto godere dei sensi, si può assumere il ruolo che ci piace all'interno dell'ordine sociale e agire di testa propria; ma se si vuole una graduale purificazione occorre seguire i princìpi regolatori del gruppo sociale a cui si appartiene. Chiunque finga di essere uno yogi, quando in realtà cerca il solo piacere dei sensi, dev'essere giudicato il peggiore imbroglione anche se riesce a parlare in termini filosofici. La sua conoscenza è inutile perché i frutti della conoscenza di un uomo così peccaminoso sono immediatamente portati via dall'energia illusoria del Signore. I pensieri di tale simulatore sono sempre impuri perciò la sua cosiddetta meditazione yoga non ha alcun valore.
yas tv indriyani manasa yah: colui che; tu: ma; indriyani: i sensi; manasa: con la mente; niyamya: regolando; arabhate: comincia; arjuna: o Arjuna; karma-indriyaih: con gli organi d'azione; karma-yogam: devozione; asaktah: senza attaccamento; sah: egli; visisyate: è di gran lunga il migliore.
TRADUZIONE D'altra parte una persona sincera che cerca di controllare i sensi attivi con l'aiuto della mente, e s'impegna senza attaccamento nel karma-yoga [nella coscienza di Krishna], è di gran lunga superiore.
SPIEGAZIONE Invece di diventare uno pseudo-spiritualista per ottenere più facilmente i piaceri materiali, è molto meglio mantenere la propria occupazione e cercare allo stesso tempo di raggiungere il fine dell'esistenza, cioè liberarsi dai legami della materia per entrare nel regno di Dio. Nel nostro stesso interesse, il primo scopo (svartha-gati) da raggiungere è Visnu. L'istituzione del varnasrama-dharma ci aiuta a raggiungere questo scopo. Anche un capofamiglia può raggiungere questo scopo se s'impegna nel servizio di devozione seguendo le regole della coscienza di Krishna. Per giungere alla realizzazione spirituale, l'uomo deve vivere in modo regolato come prescrivono gli sastra e continuare a compiere il suo dovere in uno spirito di distacco. L'uomo sincero che s'incammina su questa via è infinitamente meglio situato dall'impostore che fa mostra di uno spiritualismo mediocre per imbrogliare un pubblico ingenuo. Uno spazzino sincero vale mille volte più di un falso yogi che finge di meditare solo per guadagnarsi da vivere.
niyatam kuru karma tvam niyatam: prescritti; kuru: compi; karma: doveri; tvam: tu; karma: azione; jyayah: migliore; hi: certamente; akarmanah: che senza agire; sarira: del corpo; yatra: mantenimento; api: perfino; ca: anche; te: tuo; na: mai; prasiddhyet: potrebbe essere compiuto; akarmanah: senza azione.
TRADUZIONE Compi il tuo dovere prescritto perché l'azione è migliore dell'inazione. Senza agire non è possibile nemmeno mantenere il proprio corpo.
SPIEGAZIONE Molti sono gli pseudo-mediatori che dicono di appartenere a famiglie nobili, e molti gli uomini importanti che dicono di aver abbandonato tutto per consacrarsi alla realizzazione spirituale. Krishna non vuole che Arjuna diventi un simulatore, ma vuole che compia i suoi doveri come ksatriya. Arjuna è un uomo di famiglia e un generale militare, perciò è meglio per lui mantenere la sua posizione e compiere i doveri prescritti per i capifamiglia e per gli ksatriya. Questi doveri purificano gradualmente il cuore di chi li compie liberandolo da ogni contaminazione materiale. Né il Signore né alcuna Scrittura sacra incoraggiano una finta rinuncia intesa a soddisfare i bisogni del corpo; in un modo o nell'altro l'uomo deve guadagnarsi da vivere con un lavoro. Nessuno deve abbandonare per capriccio le proprie attività senza prima essersi purificato da ogni attaccamento materiale. E chiunque si trovi nel mondo materiale ha in sé il desiderio impuro di dominare la natura materiale o, in altre parole, di godere dei sensi. Questo desiderio impuro deve essere eliminato. Chi rinuncia a ogni attività prima di aver spazzato via questo desiderio compiendo il proprio dovere, diventerà solo un falso spiritualista, un parassita della società.
yajnarthat karmano 'nyatra yajna-arthat: compiuta soltanto a favore di Yajna, Sri Visnu; karmanah: che l'attività; anyatra: altrimenti; lokah: mondo; ayam: questo; karma-bandhanah: prigionia dovuta all'azione; tat: di Lui; artham: per il bene; karma: attività; kaunteya: o figlio di Kunti; mukta-sangah: libera dal contatto; samacara: agisci perfettamente.
TRADUZIONE L'attività dev'essere compiuta come sacrificio a Visnu, altrimenti lega il suo autore al mondo materiale. Per questa ragione, o figlio di Kunti, compi i tuoi doveri per la soddisfazione di Visnu e resterai per sempre libero dai legami della materia.
SPIEGAZIONE Poiché è necessario agire, se non altro
per provvedere ai bisogni del corpo, i doveri di ogni individuo,
in base alla sua posizione sociale e spirituale, sono stabiliti
in modo da procurargli tutto il necessario per vivere. Il termine
yajna designa sia Visnu sia gli atti di sacrificio, perché
tutti i sacrifici esistono solo per soddisfare Visnu. I Veda
affermano a questo proposito: yajno vai visnuh. In altre
parole, servire direttamente Visnu vale quanto eseguire tutti i
sacrifici prescritti. La coscienza di Krishna è dunque la forma
di yajna consigliata in questo verso.
saha-yajnah prajah sristva saha: insieme con; yajnah: sacrifici; prajah: generazioni; sristva: creando; pura: anticamente; uvaca: disse; praja-patih: il Signore delle creature; anena: con questo; prasavisyadhvam: possiate diventare sempre più prosperi; esah: questa; vah: vostro; astu: così sia; ista: di tutto ciò che è desiderabile; kama-dhuk: Colui che concede.
TRADUZIONE All'inizio della creazione il Signore di tutte le creature generò uomini ed esseri celesti, insieme con i sacrifici a Visnu, e li benedisse dicendo: "Siate felici con questi yajna [sacrifici] perché il loro comportamento vi procurerà tutto ciò che desiderate per vivere felici e ottenere la liberazione."
SPIEGAZIONE L'universo materiale, creato da Visnu, il Signore di tutte le creature, offre alle anime condizionate la possibilità di tornare a Dio, nella loro dimora originale. Tutti gli esseri, nella creazione materiale, sono condizionati dalla natura materiale perché hanno dimenticato l'eterna relazione che li lega a Visnu, o Krishna, Dio, la Persona Suprema. Gli insegnamenti vedici hanno lo scopo di aiutarci a capire questa relazione, come spiega la Bhagavad-gita: vedais ca sarvair aham eva vedyah. Il Signore afferma che il fine dei Veda è quello di conoscerLo. E negli inni vedici si proclama che il Signore di tutti gli esseri viventi è Visnu, Dio, la Persona Suprema: patim visvasyamesvaram. Nello Srimad Bhagavatam (2.4.20), Srila Sukadeva Govami definisce il Signore pati in molti modi: sriyah patir yajna-patih praja-patir Il praja-pati è Visnu; Egli è il Signore di tutte le creature, di tutti gli universi e di tutti gli splendori, ed è il protettore supremo. Visnu ha creato questo mondo materiale affinché le anime condizionate imparassero a compiere gli yajna (sacrifici) per la Sua soddisfazione. Così, non dovendosi preoccupare troppo delle necessità materiali durante la loro permanenza in questo mondo, gli esseri possono vivere tranquillamente ed entrare nel regno di Dio dopo aver lasciato il corpo materiale. Questo è il piano del Signore per aiutare le anime condizionate. Compiendo gli yajna le anime condizionate diventano gradualmente coscienti di Krishna e si situano nella virtù. Le Scritture vediche raccomandano per l'età di Kali il sankirtana-yajna, il canto dei santi nomi di Dio, sacrificio spirituale stabilito da Sri Caitanya Mahaprabhu, che è Krishna stesso, per liberare tutti gli uomini di quest'epoca. Il sankirtana-yajna e la coscienza di Krishna vanno di pari passo. L'apparizione del Signore nella forma di un puro devoto, Sri Caitanya Mahaprabhu, venuto per propagare il Movimento del sankirtana, è menzionata nello Srimad Bhagavatam così: krishna-varnam tvisakrishnam
Nell'età di Kali le persone provviste di sufficiente intelligenza adoreranno il Signore e i Suoi compagni compiendo il sankirtana-yajna." (S.B. 11.5.32) Gli altri yajna menzionati nelle Scritture vediche non sono facili da eseguire nell'età di Kali, ma il sankirtana-yajna, facile e sublime, serve a tutti gli scopi ed è raccomandato anche nella Bhagavad-gita (9.14).
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