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...continua Cap. 3
devan bhavayatanena devan: gli esseri celesti; bhavayata: essendo soddisfatti; anena: per questo sacrificio; te: quelli; devah: gli esseri celesti; bhavayantu: soddisferanno; vah: te; parasparam: reciprocamente; bhavayantah: soddisfatti; sreyah: benedizione; param: la suprema; avapsyatha: raggiungerai.
TRADUZIONE Soddisfatti per i sacrifici, gli esseri celesti a loro volta vi soddisferanno; da questa cooperazione tra uomini ed esseri celesti nascerà la prosperità per tutti.
SPIEGAZIONE Gli esseri celesti sono quegli esseri che
hanno il potere di amministrare gli affari dell'universo materiale.
Sono incaricati di fornire l'aria, la luce, l'acqua e tutto ciò
che è necessario al mantenimento degli esseri viventi; sono innumerevoli
e assistono la Persona Suprema come differenti parti del Suo corpo.
La loro soddisfazione o insoddisfazione dipende dagli yajna
compiuti dagli uomini. Tra questi yajna alcuni sono
destinati a soddisfare particolari esseri celesti, ma Visnu, in
realtà, rimane sempre il beneficiario supremo di tutti gli yajna.
La Bhagavad-gita lo conferma proclamando che Krishna è
il vero beneficiario di tutti gli yajna:bhoktaram yajna-tapasam.
Perciò il fine ultimo di tutti gli yajna è quello di soddisfare
lo yajna-pati. Quando questi yajna sono compiuti
perfettamente, gli esseri celesti che sono incaricati di provvedere
ai bisogni naturali dell'uomo sono soddisfatti e procurano tutto
il necessario.
istan bhogan hi vo deva istan: desiderate; bhogan: necessità della vita; hi: certamente; vah: a te; devah: gli esseri celesti; dasyante: concederanno; yajna-bhavitah: essendo santificati dal compimento dei sacrifici; taih: da loro; dattan: doni ricevuti; apradaya: senza offrire; ebhyah: a quegli esseri celesti; yah: egli che; bhunkte: gode; stenah: ladro; eva: certamente; sah: lui.
TRADUZIONE Soddisfatti per i compimento di yajna [sacrifici], gli esseri celesti incaricati di fornire ciò che è necessario alla vita provvederanno a tutte le vostre esigenze. Ma chi fruisce dei loro doni senza offrirli in cambio agli esseri celesti è certamente un ladro.
SPIEGAZIONE Gli esseri celesti sono agenti del Signore
Supremo, Visnu, e sono incaricati di fornire a tutti gli esseri
ciò di cui hanno bisogno. Occorre dunque ottenere il loro favore
compiendo gli yajna previsti dalle Scritture. I Veda
raccomandano di eseguire diversi yajna, destinati a diversi
esseri celesti, ma è il Signore che in ultimo riceve tutti gli yajna.
I sacrifici agli esseri celesti sono prescritti per coloro che non
possono concepire l'esistenza di una Persona Suprema. I Veda
raccomandano anche yajna diversi per persone diverse,
secondo gli influssi materiali a cui sono soggette, e il culto degli
esseri celesti è basato su un principio analogo. Per esempio, ai
mangiatori di carne si consiglia di rendere culto alla dea Kali,
la forma terrificante della natura materiale degli animali. Ma a
coloro che sono sotto l'influenza della virtù si raccomanda piuttosto
il culto trascendentale di Visnu, perché il fine ultimo di tutti
gli yajna è quello di elevarsi al piano spirituale. Per
l'uomo comune sono necessarie almeno cinque forme di yajna,
chiamate panca-maha-yajna.
yajna-sistasinah santo yajna-sista: di cibo preso dopo il compimento di yajna; asinah: mangiatori; santah: i devoti; mucyante: sono alleviati; sarva: da ogni genere di; kilbisaih: peccati; bhunjate: godono; te: essi; tu: ma; agham: peccati gravi; papah: peccatori; ye: che; pacanti: preparano cibo; atma-karanat: per il piacere dei sensi.
TRADUZIONE I devoti del Signore sono liberi da ogni peccato perché si nutrono di cibo offerto prima in sacrificio. Gli altri, che preparano il cibo solo per un piacere personale, in verità si nutrono solo di peccato.
SPIEGAZIONE I devoti del Signore Supremo, coloro che sono situati nella coscienza di Krishna, sono chiamati santa, per indicare che provano un amore costante per il Signore, come conferma la Brahma-samhita (5.38): premanjana-cchurita-bhakti-vilocanena santah sadaiva hridayesu vilokayanti. Poiché un legame d'amore li unisce sempre al Signore Supremo, Govinda (la fonte di tutte le gioie), Mukunda (Colui che dà la liberazione), Krishna (l'infinitamente affascinante), i santa non accettano per sé nulla che non sia stato prima offerto alla Persona Suprema. Perciò questi devoti offrono sempre vari yajna secondo i diversi aspetti del servizio di devozione;¹ e questi yajna li proteggono da ogni tipo di contaminazione prodotta dalle azioni colpevoli compiute nel mondo materiale. Ma chi prepara i cibi solo per la propria soddisfazione personale, oltre che comportarsi da ladro, mangia peccati nel vero senso della parola. E come potrebbe essere felice chi è peccatore e ladro? Non è possibile. Perciò gli uomini che desiderano una felicità perfetta devono imparare a seguire il facile metodo del sankirtana-yajna, adottando la coscienza di Krishna. Non c'è altro modo per avere pace o felicità nel mondo.
annad bhavanti bhutani annat: dai cereali; bhavanti: crescono; bhutani: i corpi materiali; parjanyat: dalle piogge; anna: di cereali; sambhavah: produzione; yajnat: dal compimento di sacrifici; bhavati: diventa possibile; parjanyah: pioggia; yajnah: compimento di yajna; karma: doveri prescritti; samudbhavah: nato da.
TRADUZIONE I corpi di tutti gli esseri viventi trovano il loro sostentamento nei cereali che sono prodotti dalle piogge. Le piogge sono favorite dal compimento di yajna [sacrificio], e lo yajna nasce dai doveri prescritti.
SPIEGAZIONE Srila Baladeva Vidyabhusana, grande commentatore
della Bhagavad-gita, scriveva: ye indrady-angatayavasthitam
yajnam sarvesvaram visnum abhyarcya tac-chesam asnanti tena tad
deha-yatram sampadayanti, te santah sarvesvarasya yajna-purusasya
bhaktah sarva-kilbisair anadi-kala-vivriddhair atmanubhava-prati-bandhakair
nikhilaih papair vimucyante. Il Signore Supremo, chiamato anche
yajna-purusa, il beneficiario ultimo di tutti i sacrifici,
è il maestro di tutti gli esseri celesti, che Lo servono come le
diverse parti del corpo servono il corpo. Esseri celesti come Indra,
Candra e Varuna hanno il preciso compito di gestire gli affari dell'universo,
e i Veda raccomandano di offrire sacrifici per soddisfare
questi esseri celesti, in modo che siano invogliati a fornire l'aria,
la luce e l'acqua necessarie alla produzione degli alimenti dell'uomo.
Quando adoriamo Krishna il Signore Supremo, veneriamo automaticamente
anche gli esseri celesti, che sono le membra del corpo del Signore;
perciò non è necessario offrire loro un culto individuale. Per questo
motivo i devoti del Signore, coloro che sono nella coscienza di
Krishna, mangiano solo cibi offerti a Krishna e così facendo nutrono
spiritualmente il corpo. Allora, non solo le conseguenze dei loro
atti colpevoli sono annullate, ma il loro corpo diventa immune da
ogni forma di contaminazione materiale.
karma brahmodbhavam viddhi karma: attività; brahma: dai Veda; udbhavam: prodotto; viddhi: dovresti sapere; brahma: i Veda; aksara: dal Brahman Supremo [Dio, la Personalità Suprema]; samudbhavam: direttamente manifestato; tasmat: per questa ragione; sarva-gatam: che tutto pervade; brahma: Trascendenza; nityam: eternamente; yajne: nel sacrificio; pratisthitam: situato.
TRADUZIONE I doveri prescritti sono stabiliti dai Veda, e i Veda sono manifestati direttamente da Dio, la Persona Suprema. Perciò la Trascendenza onnipresente si trova eternamente negli atti di sacrificio.
SPIEGAZIONE Questo verso insiste particolarmente sullo
yajnartha-karma, la necessità di agire unicamente per soddisfare
Krishna. E se dobbiamo agire per far piacere allo yajna-purusa,
cioè a Visnu, è soltanto nel Brahman, cioè nei Veda trascendentali,
che si deve cercare la direzione da seguire. I Veda sono
norme d'azione e ogni atto compiuto senza la loro approvazione è
detto vikarma, "non autorizzato" o "colpevole". Dobbiamo
dunque agire sempre alla luce dei Veda se vogliamo liberarci
da tutte le reazioni dei nostri atti. Come tutti devono obbedire
alle leggi dello Stato, così tutti devono agire secondo le leggi
del Signore nel Suo "Stato supremo". Queste leggi sono contenute
nei Veda, che sono manifestati dal respiro di Dio, la Persona
Suprema. È detto infatti: asya mahato bhutasya nisvasitam etad
yad rig-vedo yajur-vedah sama-vedo 'tharvangirasah. I quattro
Veda (il Rig Veda, lo Yajur Veda, il
Sama Veda e l'Atharva Veda) emanano dal respiro
della Persona Suprema." (Brihad-aranyaka Upanisad 4.5.11)
Poiché il Signore è onnipotente, il Suo respiro è parola.
evam pravartitam cakram evam: così; pravartitam: stabilito dai Veda; cakram: ciclo; na: non; anuvartayati: adotta; iha: in questa vita; yah: colui che; agha-ayuh: la cui vita è piena di colpe; indriya-aramah: soddisfatto dal piacere dei sensi; mogham: inutilmente; partha: o figlio di Pritha (Arjuna); sah: egli; jivati: vive.
TRADUZIONE Mio caro Arjuna, l'uomo che nel corso della vita non segue il ciclo dei sacrifici prescritti nei Veda vive certamente nella colpa. Chi vive solo per la gratificazione dei sensi in realtà vive invano.
SPIEGAZIONE Il culto del denaro, o la filosofia del
lavoro accaniti per godere dei piaceri di questo mondo, è condannato
qui dal Signore. Coloro che desiderano godere del mondo devono assolutamente
compiere gli yajna di cui abbiamo parlato, altrimenti rischiano
di condurre una vita molto pericolosa e di affondare sempre più
nell'esistenza materiale. Secondo le leggi della natura, la forma
umana è destinata soprattutto alla realizzazione spirituale attraverso
il karma-yoga o il bhakti-yoga. Lo spiritualista
che ha saputo elevarsi al di sopra del vizio e della virtù non ha
bisogno di seguire la via degli yajna prescritti nei Veda,
ma questi yajna sono necessari per coloro che cercano il
piacere dei sensi, perché hanno bisogno di purificarsi. Esistono
differenti tipi d'azione. Chi non è cosciente di Krishna ha una
coscienza limitata alle sensazioni, perciò ha bisogno di compiere
atti pii. I differenti yajna permettono agli uomini assetati
di piaceri materiali di spegnere la loro sete senza restare coinvolti
nei meccanismi delle loro attività sensoriali.
yas tv atma-ratir eva syad yah: colui che; tu: ma; atma-ratih: prova piacere in se stesso; eva: certamente; syat: rimane; atma-triptah: illuminato nel sé; ca: e; manavah: un uomo; atmani: in se stesso; eva: soltanto; ca: e; santustah: perfettamente soddisfatto; tasya: suo; karyam: dovere; na: non; vidyate: esiste.
TRADUZIONE Ma l'uomo che trae piacere nel sé, che vive nella realizzazione spirituale trovando soltanto nel sé il pieno appagamento, non ha più alcun dovere da compiere.
SPIEGAZIONE Colui che è pienamente cosciente di Krishna e si sente appagato dalle sue attività nella coscienza di Krishna non ha più alcun dovere da compiere. Poiché è cosciente di Krishna, ogni empietà che si trova in lui è immediatamente eliminata, cosa che richiede di solito migliaia di yajna. Purificando così la propria coscienza, egli non ha più dubbi sulla sua relazione eterna col Supremo. Per grazia del Signore vede chiaramente a ogni istante il proprio dovere e non è più tenuto quindi a seguire le norme vediche. La persona cosciente di Krishna non ha più attrazione per le attività materiali e non prova alcun piacere nelle donne, nel vino e in altre simili follie.
naiva tasya kritenartho na: mai; eva: certamente; tasya: suo; kritena: col compimento del dovere; arthah: scopo; na: nemmeno; akritena: senza il compimento del dovere; iha: in questo mondo; kascana: qualunque sia; na: mai; ca: e; asya: di lui; sarva-bhutesu: tra tutti gli esseri viventi; kascit: qualunque; artha: scopo; vyapasrayah: prendendo rifugio.
TRADUZIONE L'uomo che ha realizzato la sua identità spirituale non ha interessi personali nell'adempiere i doveri prescritti né ha motivo di non compiere tali doveri. Egli, inoltre, non ha necessità di dipendere da altri esseri viventi.
SPIEGAZIONE L'uomo conscio della propria identità spirituale non ha più alcun dovere da compiere eccetto le sue attività nella coscienza di Krishna. Come sarà spiegato nei prossimi versi, la coscienza di Krishna non è inazione. Una persona cosciente di Krishna non cerca la protezione di nessuno, uomo o essere celeste che sia. Ciò che fa nella coscienza di Krishna è sufficiente all'adempimento dei suoi obblighi.
tasmad asaktah satatam tasmat: per questa ragione; asaktah: senza attaccamento; satatam: costantemente; karyam: come dovere; karma: attività; samacara: compie; asaktah: con distacco; hi: certamente; acaram: compiendo; karma: attività; param: il Supremo; apnoti: raggiunge; purusah: un uomo.
TRADUZIONE Si deve dunque agire per dovere, senza attaccamento ai frutti dell'azione, perché agendo senza attaccamento si raggiunge il Supremo.
SPIEGAZIONE Per il devoto il Supremo è la Persona di Dio, mentre per l'impersonalista è la liberazione. Perciò una persona che agisce per Krishna, o nella coscienza di Krishna, seguendo le istruzioni di un maestro spirituale autentico e senza attaccarsi ai risultati della sua attività, progredisce sicuramente verso il fine supremo dell'esistenza. Così Arjuna andrà a combattere sul campo di battaglia di Kuruksetra per il piacere di Krishna, solo perché Egli vuole così. Dirsi buono o non violento dimostra ancora un attaccamento personale, mentre agire per il Supremo significa agire senza attaccamento al risultato. Questa è la perfezione dell'agire, prescritta dal Signore Supremo, Sri Krishna. I riti vedici, come i sacrifici prescritti, servono a purificarci dagli atti colpevoli che abbiamo potuto commettere nel tentativo di soddisfare i sensi. Ma l'azione compiuta nella coscienza di Krishna si pone completamente al di là del bene e del male. La persona cosciente di Krishna non è attaccata ai frutti dell'azione, ma agisce solo per il piacere di Krishna. Può impegnarsi in ogni genere di attività, ma è completamente distaccata.
karmanaiva hi samsiddhim karmana: con l'azione; eva: perfino; hi: certamente; samsiddhim: nella perfezione; asthitah: situati; janaka-adayah: Janaka e altri re; loka-sangraham: la gente comune; eva api: anche; sampasyan: considerando; kartum: agire; arhasi: meriti.
TRADUZIONE Re come Janaka raggiunsero la perfezione col compimento dei doveri prescritti. Compi dunque il tuo dovere, se non altro per educare gli altri.
SPIEGAZIONE Re come Janaka erano anime realizzate,
perciò non avevano bisogno di compiere i doveri prescritti dai Veda.
Tuttavia si assunsero i propri compiti al solo fine di dare l'esempio.
Janaka era padre di Sita e suocero di Sri Ramacandra, il Signore
Supremo. Essendo un grande devoto del Signore, Janaka aveva raggiunto
il piano trascendentale, ma poiché era il re di Mithila (distretto
della provincia del Bihar in India) dovette insegnare ai suoi sudditi
come compiere i doveri prescritti. Krishna e Arjuna, l'eterno amico
del Signore, non avevano bisogno di combattere nella battaglia di
Kuruksetra, ma combatterono ugualmente per insegnare alla gente
che la violenza è necessaria nei casi in cui i buoni argomenti non
abbiano effetto.
yad yad acarati sresthas yat yat: qualunque cosa; acarati: faccia; srestah: una guida responsabile; tat: quello; tat: quello; tat: e solo quello; eva: certamente; itarah: comune; janah: persona; sah: egli; yat: qualsivoglia; pramanam: esempio; kurute: compia; lokah: tutto il mondo; tat: quello; anuvartate: segue le orme.
TRADUZIONE Qualunque azione compia un grande uomo, la gente segue le sue orme. Tutto il mondo segue la norma che egli stabilisce col suo esempio.
SPIEGAZIONE La gente ha sempre bisogno di un capo che istruisca col suo esempio. Ma un capo non può, per esempio, insegnare alla gente di smettere di fumare se egli stesso fuma. Perciò Sri Caitanya Mahaprabhu diceva che un maestro deve agire correttamente anche prima che cominci a insegnare. Colui che insegna con l'esempio è detto acarya, o maestro perfetto. Il maestro deve applicare i princìpi enunciati negli sastra (le Scritture) se vuole avvicinarsi alla gente. Il maestro non può inventare delle regole contrarie ai princìpi delle Scritture rivelate. Le Scritture rivelate, come la Manu-samhita e altre, contengono i princìpi che devono essere seguiti dalla società umana. Capi e dirigenti devono dunque basare i loro insegnamenti su questi princìpi, così come furono e sono applicati dai grandi maestri. Lo Srimad Bhagavatam dichiara inoltre che si devono seguire le orme dei grandi devoti, perché questo è il solo modo di progredire verso la realizzazione spirituale. Il re o il capo di Stato, il padre e l'insegnante sono considerati le guide naturali della società. Queste guide naturali hanno una grande responsabilità verso quelli che dipendono da loro perciò devono conoscere e applicare i princìpi morali e spirituali contenuti nelle Scritture.
na me parthasti kartavyam na: non; me: Mia; partha: o figlio di Pritha; asti: c'è; kartavyam: dovere prescritto; trisu: noi tre; lokesu: sistemi planetari; kincana: qualcosa; na: né; anavaptam: ricercata; avaptavyam: da essere ottenuta; varte: occupato; eva: certamente; ca: anche; karmani: nel dovere prescritto.
TRADUZIONE O figlio di Pritha, non vi è dovere prescritto per Me in tutti i tre sistemi planetari. Non Mi manca niente e non ho bisogno di niente - eppure sono impegnato nei doveri prescritti.
SPIEGAZIONE Così le Scritture vediche descrivono Dio, la Persona Suprema: tam isvaranam paramam mahesvaram "Il Signore Supremo è il controllore di tutti gli altri controllori, ed è il più grande tra i capi dei vari pianeti. Tutti sono sotto il Suo controllo. Se alcuni esseri hanno particolari poteri lo devono solo alla Sua volontà; essi non sono mai supremi. Egli è adorato da tutti gli esseri celesti, ed è il supremo dirigente tra tutti i dirigenti. Perciò trascende tutti i capi e i controllori materiali, e tutti devono adorarLo. Nessuno Gli è superiore, ed Egli è la causa di tutte le cause." "Il Signore non possiede un corpo materiale come un comune essere vivente. Non c'è alcuna differenza tra il Suo corpo e la Sua anima. Egli è assoluto. Tutti i Suoi sensi sono trascendentali. Ogni parte del Suo corpo può svolgere la funzione delle altre. Perciò nessuno Gli è superiore né uguale. I Suoi poteri sono infiniti, e naturalmente anche le Sue meravigliose gesta non hanno fine." (Svetasvatara Upanisad 6.7-8) Poiché in Dio, la Persona Suprema, tutto è perfezione, verità pura, infinita e assoluta, Egli non ha doveri da compiere. Soltanto chi deve subire le conseguenze delle proprie azioni dee anche adempiere determinati doveri, ma chi non ha niente da desiderare nei tre sistemi planetari non ha certamente alcun dovere. Tuttavia, sul campo di battaglia di Kuruksetra, Krishna, il Signore stesso, Si mette alla testa degli ksatriya, che hanno il compito di proteggere gli oppressi. Sebbene non sia soggetto alle regole enunciate nelle Scritture, Egli non fa assolutamente nulla che possa contraddirle.
yadi hy aham na varteyam yadi: se; hi: certamente; aham Io; na: non; varteyam: così impegnato; jatu: mai; karmani: nel compimento dei doveri prescritti; atandritah: con grande attenzione; mama: Mia; vartma: via; anuvartante: seguirebbero; manusyah: tutti gli uomini; partha: o figlio di Pritha; sarvasah: sotto ogni aspetto.
TRADUZIONE Se mancassi all'impegno di compiere con cura i doveri prescritti, o Partha, certamente tutti gli uomini seguirebbero la Mia via.
SPIEGAZIONE È necessario un certo equilibrio sociale affinché l'uomo progredisca verso la realizzazione spirituale; a questo fine esistono norme di vita sociale e familiare che ogni uomo civile ha il dovere di rispettare. Questi principi regolatori sono destinati alle anime condizionate, non al Signore, ma poiché Egli è venuto a ristabilire le basi della religione, Krishna sceglie di seguire questi princìpi. Anche se avesse agito diversamente, la gente avrebbe seguito le Sue tracce perché Egli è la più grande autorità. Lo Srimad Bhagavatam c'informa che Krishna osservava tutti i doveri religiosi sia in casa che fuori di casa, come ogni capofamiglia è tenuto a fare.
utsideyur ime koka utsideyuh: cadrebbero in rovina; ime: tutti questi; lokah: mondi; na; non; kuryam: compiendo Io; karma: doveri prescritti; cet: se; aham: Io; sankarasya: di una popolazione non voluta; ca: e; karta: creatore; syam: sarei; upahanyam: distruggerei; imah: tutti questi; prajah: esseri viventi.
TRADUZIONE Se Mi astenessi dal compiere i miei doveri prescritti, tutti questi mondi cadrebbero in rovina. Sarei la causa di una popolazione indesiderata e finirei col distruggere la pace di tutti gli esseri viventi.
SPIEGAZIONE Varna-sankaraè la popolazione non voluta, che turba la pace della società. Per evitare questo squilibrio sociale l'uomo deve seguire alcuni principi regolatori e rispettare certe regole di organizzazione che apportando la pace e l'armonia nella società facilitano la realizzazione spirituale. Quando il Signore, Sri Krishna, scende nell'universo materiale Si sottopone a questi principi, perché vuole mostrarne a tutti il prestigio e l'importanza. Il Signore è il padre di tutti gli esseri, e se gli esseri si smarriscono, Lui, indirettamente, è considerato il responsabile. Perciò, ogni volta che l'umanità trascura i princìpi regolatori, il Signore scende in persona per riportare gli uomini sulla giusta via. È nostro dovere seguire sempre le Sue tracce ricordando però che è assolutamente impossibile imitarLo. Seguire e imitare sono due cose ben diverse. Noi non possiamo imitare il Signore sollevando la collina Govardhana come Egli fece nella Sua infanzia; nessun uomo potrebbe farlo. Dobbiamo seguire le istruzioni del Signore, ma non dobbiamo mai imitarLo. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma: naitat samacarej jatu "Si devono soltanto seguire le istruzioni del Signore e dei Suoi rappresentanti. I loro insegnamenti sono un beneficio supremo e l'uomo intelligente li applicherà senza omissioni. Guardiamoci tuttavia dal volerli imitare. Chi cercherebbe di bere l'oceano di veleno per imitare Siva?" (S.B. 10.33.30-31) Dobbiamo sempre considerare superiori a noi gli isvara, gli esseri che hanno il potere di controllare i movimenti del sole, della luna e degli altri pianeti. È inutile cercare d'imitare la loro straordinaria potenza. Siva bevve tutto un oceano di veleno, ma l'uomo comune che tentasse di berne una sola goccia rimarrebbe fulminato. Alcuni cosiddetti devoti di Siva si permettono di fumare ganja (marijuana) e altre droghe, credendo di potersi avvalere dell'esempio di Siva, ma in realtà vanno verso la morte. Così, alcuni pseudo-devoti di Krishna sono pronti a imitare il Signore nella rasa-lila, la Sua danza amorosa con le pastorelle di Vrindavana, ma non quando si tratta di sollevare la collina Govardhana. È meglio seguire le istruzioni di coloro che possiedono la potenza, piuttosto che cercare d'imitarli o di occupare il loro posto senza esserne qualificati. Si vedono già troppe pseudo-incarnazioni di Dio!
saktah karmany avidvamso saktah: essendo attaccato; karmani: ai doveri prescritti; avidvamsah: l'ignorante; yatha: come; kurvanti: fanno; bharata: o discendente di Bharata; kuryat: deve fare; vidvan: il saggio; tatha: così; asaktah: senza attaccamento; cikirsuh: desiderando guidare; loka-sangraham: il popolo in generale.
TRADUZIONE Come l'ignorante compie i suoi doveri con attaccamento al risultato così anche il saggio agisce, ma senza attaccamento, al solo fine di portare gli uomini sul giusto sentiero.
SPIEGAZIONE Sono i desideri che distinguono una persona cosciente di Krishna da una persona che non è cosciente di Krishna. La prima non fa nulla che non sia favorevole allo sviluppo della coscienza di Krishna. Apparentemente può sembrare che agisca come la persona ignorante, troppo attaccata alle attività materiali, ma non agisce solo per la soddisfazione dei sensi, mentre l'altra agisce per far piacere a Krishna. Spetta alle persone coscienti di Krishna il compito d'insegnare agli altri come agire e come impiegare i frutti delle loro azioni al servizio di Krishna.
na buddhi-bhedam janayed na: non; buddhi-bhedam: turbamento dell'intelligenza; janayet: deve causare; ajnanam: degli sciocchi; karma-sanginam: che sono attaccati all'attività interessata; josayet: dovrebbe dirigere verso; sarva: ogni; karmani: attività; vidvan: una persona erudita; yuktah: impegnata; samacaran: praticando.
TRADUZIONE Per non turbare la mente degli ignoranti attaccati ai risultati dell'azione, il saggio non dovrebbe indurli a interrompere il compimento dei doveri prescritti. Operando invece in uno spirito devozionale, dovrebbe impegnarli in svariate attività [per un graduale sviluppo della coscienza di Krishna].
SPIEGAZIONE Vedais ca sarvair aham eva vedhyah: questo è il fine di tutti i riti vedici. I riti, i sacrifici e la conoscenza dei Veda, che includono le istruzioni sul modo di agire a livello materiale, servono a farci conoscere Krishna, fine supremo dell'esistenza. Ma poiché gli esseri condizionati non conoscono nient'altro che il piacere dei sensi, essi studiano i Veda con lo scopo di ottenere questi piaceri. Tuttavia, regolando con i riti vedici le attività interessate e la gratificazione dei sensi possiamo elevarci alla coscienza di Krishna. Perciò colui che è realizzato nella coscienza di Krishna non deve distogliere gli altri dalle loro attività o turbare la loro coscienza, ma deve agire in modo da poter insegnare che il risultato di ogni azione può essere offerto a Krishna deve fare in modo, con l'esempio, che l'uomo ignorante che agisce solo per il proprio piacere impari ad agire bene. Non si deve turbare l'ignorante nella sua attività, ma è possibile impegnare subito al servizio del Signore chiunque manifesti anche un minimo interesse per la coscienza di Krishna, senza cercare altre vie consigliate nei Veda. Chiunque abbia questa fortuna non è tenuto a osservare i riti vedici, perché semplicemente svolgendo il proprio dovere nella coscienza di Krishna può ottenere tutti i risultati desiderabili.
prakriteh kriyamanani prakriteh: di natura materiale; kriyamanani: essendo costituito; gunaih: dalle influenze; karmani: attività; sarvasah: ogni genere di; ahankara-vimudha: confuso dal falso ego; atma: l'anima spiituale; karta: autore; aham: Io; iti: così; manyate: egli pensa.
TRADUZIONE Sviata per l'influenza del falso ego, l'anima spirituale, crede di essere l'autrice delle proprie azioni, che in realtà sono compiute dalle tre influenze della natura materiale.
SPIEGAZIONE Può sembrare che due persone, una situata in una coscienza materiale, agiscano allo stesso livello, ma in realtà c'è una grande differenza nel loro comportamento. La persona con una coscienza materiale è convinta, sotto l'influsso del falso ego, di essere la causa di ogni azione che compie. Ignora che il corpo è un meccanismo prodotto dalla natura materiale, che agisce sotto la direzione del Signore Supremo. Il materialista non si accorge di essere, alla fine, sotto il controllo di Krishna. La persona sviata dal falso ego è convinta di agire in modo indipendente, ed è questa la prova della sua ignoranza. Non sa che il corpo grossolano e quello sottile sono creati dalla natura materiale, sotto la direzione della Persona Suprema, e che per questo motivo deve mettere ogni sua attività fisica e mentale al servizio di Krishna, nella coscienza di Krishna. L'uomo ignorante dimentica che un altro nome di Krishna è Hrisikesa, il maestro dei sensi. Per troppo tempo ha fatto cattivo uso dei sensi cercando continuamente nuovi piaceri, perciò ora si trova sviato dal falso ego che lo rende dimentico della sua eterna relazione con Krishna.
tattva-vit tu maha-baho tattva-vit: colui che conosce la Verità Assoluta; tu: ma; maha-baho: o Arjuna dalle braccia potenti; guna-karma: attività influenzale dalla materia; vibhagayoh: differenze; gunah: sensi; gunesu: nella gratificazione dei sensi; vartante: essendo impegnati; iti: così; matva: pensando; na: mai; sajjate; resta attratto.
TRADUZIONE O Arjuna dalla braccia potenti, chi conosce la Verità Assoluta non si dedica ai sensi e alla gratificazione dei sensi perché conosce a fondo la differenza tra attività interessata.
SPIEGAZIONE Colui che conosce la Verità Assoluta vede
chiaramente che il contatto con la natura materiale lo mette in
una posizione piuttosto scomoda. Sa di essere parte integrante di
Krishna, Dio, la Persona Suprema, e che la sua condizione naturale
non è quella di vivere nella creazione materiale. Egli conosce la
propria vera identità come parte integrante del Supremo, che è felicità
e conoscenza eterne, e comprende di essere per qualche ragione prigioniero
della concezione materiale dell'esistenza. La sua vocazione naturale
è quella di dedicare con amore e devozione ogni atto al Signore
Supremo, Sri Krishna. Perciò s'impegna nelle attività della coscienza
di Krishna e si distacca così dalle attività dei sensi materiali,
contingenti e temporanee. Sapendo che le proprie condizioni materiali
di vita sono soggette al controllo supremo del Signore, non è turbato
dagli eventi materiali, ma li vede come altrettante manifestazioni
della grazia del Signore.
prakriter guna-sammudhah prakriteh: di natura materiale; guna: con le influenze; sammudhah: illusi dall'identificazione materiale; sajjante: s'impegnano; guna-karmasu; in attività materiali; tan: coloro; akritsna-vidah: persone dotate di scarsa conoscenza; mandan: pigri nel comprendere la realizzazione spirituale; kritsna-vit: chi è dotato di vera conoscenza; na: non; vicalayet: dovrebbe cercare di agitare.
TRADUZIONE Sviati dalle tre influenze della natura materiale, gli ignoranti si impegnano a fondo in attività materiali e vi si attaccano, ma il saggio non dovrebbe distoglierli, anche se questi doveri sono inferiori, data la mancanza di conoscenza di chi li compie.
SPIEGAZIONE Le persone prive di conoscenza spirituale
si sbagliano sulla propria vera identità; hanno coscienza soltanto
della materia e di tutte le sue designazioni temporanee. Il corpo
materiale è un dono della natura, e colui che si preoccupa troppo
del corpo è detto manda, "pigro", perché non fa niente
per comprendere l'anima spirituale. L'uomo ignorante pensa di essere
il corpo, si attacca alle persone con cui ha legami di parentela,
fa della propria terra natale un oggetto di culto e considera fine
a se stessi i riti religiosi. I materialisti possono vantarsi di
svolgere attività sociali e altruistiche, ma dietro queste ingannevoli
etichette sono sempre occupati in attività materiali. Per loro la
realizzazione spirituale non è che un mito senza interesse. Queste
persone confuse s'impegnano talvolta a seguire elementari princìpi
morali come la non violenza e la beneficenza. Gli uomini illuminati
nei princìpi della vita spirituale non devono turbare questi materialisti,
ma è meglio che continuino a svolgere i loro doveri spirituali nel
silenzio.
mayi sarvani karmani mayi: a Me; sarvani: ogni genere di; karmani: attività; sannyasya: abbandonando completamente; adhyatma: con piena conoscenza del sé; cetasa: con coscienza; nirasih: senza desiderio di profitto; nirmamah: senza sentimento di possesso; bhutva: essendo così; yudhyasva: combatti; vigata-jvarah: senza essere pigro.
TRADUZIONE Perciò, dedicando a Me tutte le tue attività, in piena consapevolezza di Me, libero dal desiderio di profitto, da rivendicazioni di possesso e dall'indolenza, combatti, o Arjuna.
SPIEGAZIONE Questo verso indica chiaramente lo scopo
della Bhagavad-gita. Il Signore insegna che per compiere
il proprio dovere bisogna diventare perfettamente coscienti di Krishna
e avere la stessa serietà con cui si segue una disciplina militare.
Forse può sembrare difficile, ma bisogna ricordare che si deve svolgere
il proprio dovere rimettendosi completamente a Krishna, perché questa
è l'eterna posizione dell'essere vivente. L'essere vivente non può
essere felice se non coopera col Signore Supremo, perché la sua
posizione naturale è di sottomettersi ai desideri del Signore Arjuna
riceve dunque da Sri Krishna l'ordine di combattere, come se il
Signore fosse il suo comandante militare. Si deve sacrificare tutto
alla Persona Suprema e continuare a svolgere il proprio dovere senza
pretendere di essere proprietari di niente. Arjuna non deve esaminare
l'ordine del Signore, deve semplicemente eseguirlo.
ye me matam idam nityam ye: coloro che; me: Mie; matam: ingiunzioni; idam: queste; nityam: come funzione eterna; anutisthanti: eseguono regolarmente; manavah: esseri umani; sraddha-vantah: con fede e devozione; anasuyantah: senza invidia; mucyante: si liberano; te: tutti loro; api: anche; karmabhih: dal dominio delle leggi dell'attività interessata.
TRADUZIONE Le persone che compiono il loro dovere secondo le Mie ingiunzioni, e seguono questo insegnamento con fede e senza invidia, si liberano dai legami dell'azione interessata.
SPIEGAZIONE L'insegnamento di Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, è l'essenza della saggezza vedica, perciò è una verità eterna e assoluta. I Veda sono eterni come eterna è la coscienza di Krishna. Si deve avere una ferma fede in questo insegnamento e mai nutrire invidia vero il Signore. Molti filosofi hanno commentato la Bhagavad-gita, ma non avevano fede in Krishna, perciò non saranno mai liberati dai legami dell'azione interessata. Un uomo comune, dotato però di una ferma fede nell'insegnamento eterno del Signore, anche se non è capace di applicare le Sue istruzioni, si può liberare dai legami della legge del karma. Può accadere che una persona arrivata da poco nella coscienza di Krishna non riesca subito a seguire tutte le istruzioni del signore, ma sicuramente sarà elevata alla pura coscienza di Krishna se non prova alcun risentimento verso queste istruzioni, e agisce sinceramente senza lasciarsi fermare dagli insuccessi o dallo sconforto.
ye tv etad abhyasuyanto ye: coloro; tu; tuttavia; etat: questo; abhyasuyantah: per invidia; na: non; anutisthanti: compiono regolarmente; me: Mia; matam: ingiunzione; sarva-jnana: in ogni genere di conoscenza; vimudhan: perfettamente illusi; tan: essi sono; viddhi: sappi bene; nastan: tutti distrutti; acetasah: senza coscienza di Krishna.
TRADUZIONE Ma coloro che per invidia trascurano questi insegnamenti e non li mettono in pratica devono essere considerati privi di ogni conoscenza, illusi e destinati a fallire nel tentativo di raggiungere la perfezione.
SPIEGAZIONE Appare chiaro da questo verso che è un errore non diventare coscienti di Krishna. Come c'è una punizione per chi disubbidisce all'ordine del capo di Stato, così ci dev'essere un castigo anche per chi disubbidisce all'ordine di Dio, la Persona Suprema. Un tale ribelle, per quanto erudito sia, ignora completamente la propria natura e quella del Brahman Supremo, del Paramatma e di Bhagavan, il Signore Sovrano, perché ha il cuore vuoto. Non c'è speranza per lui di raggiungere la perfezione dell'esistenza.
sadrisam cestate svasyah sadrisam: in accordo; cestate: agisce; svasyah: secondo le proprie; prakriteh: influenze della natura; jnana-van: saggio; api: benché; prakritim: natura; yanti: subiscono; bhutani: tutti gli esseri viventi; nigrahah: repressione; kim: che cosa; karisyati: potrà fare.
TRADUZIONE Anche un uomo di conoscenza agisce secondo la propria natura, perché ognuno segue la natura acquisita sulla base delle tre influenze della natura materiale. A che serve dunque reprimerla?
SPIEGAZIONE Se non si è sul piano trascendentale della coscienza di Krishna non è possibile liberarsi dalle influenze della natura materiale, come conferma il Signore stesso nel verso quattordici del settimo capitolo. Perciò anche i più grandi eruditi nella conoscenza materiale sono incapaci di uscire dal labirinto di maya, nonostante tutto il loro sapere teorico e i loro sforzi per separare dal corpo l'anima. Molti pseudo-spiritualisti pretendono di possedere una vasta scienza, ma in fondo sono completamente succubi delle influenze della natura e sono incapaci di superarle. Dal punto di vista accademico un uomo può essere molto erudito, ma continuerà a essere prigioniero della natura materiale a causa del prolungato contatto con essa. Se siamo coscienti di Krishna, invece, possiamo sottrarci all'influsso della materia, pur continuando a svolgere i nostri doveri. Ma se non siamo pienamente coscienti di Krishna, non dobbiamo abbandonare bruscamente i doveri prescritti e diventare così un falso yogi o uno pseudo-spiritualista. È meglio mantenere il proprio posto e sforzarsi di diventare coscienti di Krishna ricevendo una formazione spirituale. Solo in questo modo ci si può liberare dalle reti di maya.
indriyasyendriyasyarthe indriyasya: dei sensi; indriyasya arthe: agli oggetti dei sensi; raga: attaccamento; dvesau: anche distacco; vyavasthitau: soggetti a regole; tayoh: di loro; na: mai; vasam: controllo; agacchet: si dovrebbe venire; tau: questi; hi: certamente; asya: suoi; paripanthinau: ostacoli.
TRADUZIONE Si devono seguire i princìpi che regolano i sensi e il loro contatto con gli oggetti dei sensi per non cadere sotto il controllo dell'attaccamento e dell'avversione; questi ultimi infatti sono ostacoli sul sentiero della realizzazione spirituale.
SPIEGAZIONE Coloro che sono coscienti di Krishna mostrano una naturale riluttanza a impegnarsi in attività tese alla gratificazione dei sensi. Ma coloro che non sono coscienti di Krishna devono osservare le regole dettate dalle Scritture rivelate. Uno sfrenato godimento materiale ci mantiene prigionieri di questo mondo, mentre chi segue i princìpi regolatori raccomandati dalle Scritture non è travolto dagli oggetti del piacere. Il piacere sessuale, per esempio, è necessario agli esseri condizionati ed è quindi permesso, ma solo nel vincolo matrimoniale. Secondo le norme vediche non si possono avere rapporti sessuali con una donna che non sia la propria moglie. Ogni altra donna dev'essere considerata una madre. Nonostante questa regola, l'uomo è ancora incline a cercare altre donne e se questa tendenza non è vinta ostacolerà l'avanzamento spirituale. Finché si ha un corpo materiale è permesso soddisfarne tutti i bisogni, ma occorre osservare alcuni princìpi regolatori. Stiamo attenti però a non affidarci troppo ad essi, perché il godimento materiale anche se controllato, può sviarci. Il rischio di un incidente c'è sempre, anche su una strada perfettamente sicura. A causa di un contatto molto prolungato con la materia, il gusto per i piaceri materiali si è profondamente radicati in noi. Perciò, pur osservando tutti i princìpi regolatori possiamo sempre scivolare dalla nostra posizione. Bisogna dunque evitare in tutti i modi di attaccarsi al piacere materiale, anche se limitato. E il modo di staccarsi da ogni legame dei sensi consiste nell'attaccarsi a Krishna, ossia nell'agire sempre per amore di Krishna. Perciò nessuno deve mai cercare di allontanarsi dalla coscienza di Krishna, tanto più che il fine della liberazione dalla schiavitù dei sensi è proprio quello di raggiungere la perfetta coscienza di Krishna.
sreyan sva-dharmo vigunah sreyan: molto meglio; sva-dharmah: il dovere prescritto individuale; vigunah: anche in modo imperfetto; para-dharmat: che il dovere prescritto di altri; su-anustitat: perfettamente compiuto; sva-dharme: i propri doveri prescritti; nidhanam: distruzione; sreyah: meglio; para-dharmah: doveri prescritti per altri; bhaya-avahah: pericoloso.
TRADUZIONE È molto meglio compiere il proprio dovere, anche se in modo imperfetto, che compiere perfettamente quello altrui. È meglio fallire nel compimento del proprio dovere che impegnarsi nei doveri di altri perché seguire la via altrui è pericoloso.
SPIEGAZIONE È meglio compiere il dovere che ci è assegnato,
sforzandoci di essere pienamente coscienti di Krishna, piuttosto
che cercare di compiere il dovere degli altri. I doveri materiali
sono assegnati in funzione dei tratti psicofisiologici acquisiti
sotto le influenze della natura materiale. I doveri spirituali,
invece vengono indicati dal maestro spirituale e devono permetterci
di servire Krishna. Perciò, invece di assumere i doveri degli altri
l'uomo deve sempre sforzarsi di compiere i suoi doveri, sia materiali
che spirituali, anche a rischio di perdere la vita. I doveri spirituali
possono essere differenti da quelli materiali, ma in entrambi i
casi è meglio seguire le istruzioni che ci dà il maestro autorizzato.
La persona soggetta alle influenze della natura materiale deve semplicemente
applicare le regole adatte alla sua particolare situazione senza
cercare di imitare gli altri. Per esempio il brahmana,
che è sotto l'influenza della virtù, non è violento, mentre lo ksatriya,
che è sotto l'influenza della passione, può essere violento quando
è necessario.
arjuna uvaca arjunah uvaca: Arjuna disse; atha: poi; kena: da che cosa; prayuktah: spinto; ayam: uno; papam: peccati; carati: commette; purusah: un uomo; anicchan: senza volerlo; api: benché; varsneya: o discendente di Vrisni; balat: di forza; iva: come se; niyojitah: costretto.
TRADUZIONE Arjuna disse:
SPIEGAZIONE L'essere vivente, parte integrante del Supremo, è spirituale nella sua essenza ed è puro e libero da ogni contaminazione. Per natura, non è soggetto agli errori del mondo materiale, ma a contatto con la materia si abbandona senza esitazione a ogni sorta di attività peccaminose, spesso contro la sua volontà. La domanda di Arjuna sulla natura perversa degli esseri viventi è dunque particolarmente interessante. Talvolta l'uomo si trova costretto a commettere peccati senza volerlo. Questi colpevoli non sono provocati dall'Anima Suprema, ma hanno una causa ben diversa, come il Signore spiegherà nel verso seguente.
sri-bhagavan uvaca sri-bhagavan uvaca: la Suprema Personalità, Dio, disse; kamah: lussuria; esah: questa; krodhah: collera; esah: questa; rajah-guna: influenza della passione; samudbhavah: nata da; maha-asanah: che tutto divora; maha-papma: gravemente colpevole; viddhi: sappi; enam: questo; iha: nel mondo materiale; vairinam: il più grande nemico.
TRADUZIONE Il Signore Supremo disse:
SPIEGAZIONE Quando l'essere vivente entra in contatto
con la creazione materiale, il suo eterno amore per Krishna si trasforma
in lussuria sotto l'influsso della passione, come il latte diventa
yogurt sotto l'azione del tamarindo. Quando rimane inappagata, questa
lussuria si trasforma in collera, e la collera si trasforma in illusione,
che ci rende prigionieri dell'esistenza materiale. La lussuria è
dunque il più grande nemico dell'essere vivente; ed è solo la lussuria
che mantiene l'anima pura prigioniera del mondo materiale. La collera
è la manifestazione dell'ignoranza; ma noi possiamo usare la passione
per elevarci fino alla virtù seguendo alcune norme di vita, piuttosto
che per farci trascinare verso l'ignoranza. Svilupperemo così un
gusto per ciò che è spirituale, il che ci proteggerà dalla degradazione
della collera.
dhumenavriate vahnir dhumena: dal fumo; avriyate: è coperto; vahnih: il fuoco; yatha: proprio come; adarsah: uno specchio; malena: dalla polvere; ca: anche; yatha: proprio come; ulbena: dall'utero; avtah: è coperto; garbhah: l'embrione; tatha: così; tena: dalla lussuria; idam: questo; avritam: è coperto.
TRADUZIONE Come il fuoco è coperto da fumo, lo specchio dalla polvere e l'embrione dall'utero, così l'essere vivente è coperto dalla lussuria in differenti gradi.
SPIEGAZIONE Tre gradi di offuscamento possono velare la coscienza pura dell'essere. Quest'offuscamento non è altro che la lussuria nelle sue diverse forme, simile al fumo che copre il fuoco, alla polvere che copre lo specchio, e all'utero che copre l'embrione. Paragonare la lussuria al fumo significa che il fuoco della scintilla spirituale resta leggermente percettibile. In altre parole, quando l'essere manifesta ancora, sebbene in modo attenuato, la sua coscienza di Krishna, è paragonato al fuoco coperto dal fumo. Non c'è fumo senza fuoco, sebbene all'inizio il fuoco sia talvolta invisibile: è questo l'inizio della coscienza di Krishna. La polvere sullo specchio ci ricorda che lo specchio della mente dev'essere purificato con pratiche spirituali. La migliore di queste pratiche è il canto dei santi nomi del Signore. Infine, l'embrione coperto dall'utero illustra una condizione disperata, perché il bambino nel grembo della madre è così impotente da non potersi neppure muovere. Questa fase dell'esistenza può essere paragonata alla vita dell'albero. Anche l'albero è un essere vivente, ma ha manifestato una lussuria tale da rivestirsi di un corpo quasi totalmente privo di coscienza. L'esempio dello specchio coperto di polvere si applica agli animali, quello del fuoco coperto dal fumo all'uomo. Nella forma umana l'essere vivente ha la possibilità di sviluppare la sua coscienza di Krishna; se ne approfittiamo, questa forma umana servirà a riaccendere in noi il fuoco della vita spirituale. Manipolando bene il fumo si può far divampare il fuoco. La forma umana offre dunque l'opportunità all'essere vivente di liberarsi dalla schiavitù dell'esistenza materiale. Nella forma umana si può vincere il peggior nemico, la lussuria, coltivando la coscienza di Krishna sotto la direzione di un maestro spirituale autentico.
avritam jnanam etena avritam: coperta; jnanam: pura coscienza; etena: da questo; jnaninah: di colui che conosce; nitya-vairina: dall'eterno nemico; kama-rupena: nella forma di lussuria; kaunteya: o figlio di Kunti; duspurena: che non sarà mai soddisfatta; analena: dal fuoco; ca: anche.
TRADUZIONE Così, o figlio di Kunti, la coscienza pura dell'uomo è coperta dalla lussuria, la sua eterna nemica, insaziabile e bruciante come il fuoco.
SPIEGAZIONE È detto nel Manu-smriti che la lussuria non può mai essere saziata dalla ricerca di nuovi piaceri materiali, così com'è impossibile spegnere un incendio cospargendolo continuamente di benzina. Nel mondo materiale il centro di tutte le attività è la vita sessuale, perciò il mondo materiale è detto maithunya-agara, "le catene della vita sessuale". Come nella società i criminali sono tenuti prigionieri dietro le sbarre, così coloro che infrangono le leggi del Signore devono subire le catene della vita sessuale. Il progresso della società materialistica è fondato sulla gratificazione dei sensi, e ciò comporta un prolungamento dell'esistenza materiale. La lussuria simboleggia dunque l'ignoranza che tiene l'essere vivente prigioniero del mondo materiale. Godendo del piacere dei sensi si può provare una certa felicità, ma questa falsa sensazione di felicità si rivela alla fine come il vero nemico di chi ne fa l'esperienza.
indriyani mano buddhir indriyani: i sensi; manah: la mente; buddhih: l'intelligenza: asya: di questa lussuria; adhisthanam: il saggio; ucyate: è chiamato; etaih: da tutti questi; vimohayati: confonde; esah: questa lussuria; jnanam: conoscenza; avtya: che copre; dehinam: dell'anima incarnata.
TRADUZIONE I sensi, la mente e l'intelligenza sono i luoghi in cui si annida la lussuria. È in questo modo che la lussuria copre la vera conoscenza dell'essere vivente e lo confonde.
SPIEGAZIONE Il nemico occupa diversi punti strategici nel corpo dell'essere condizionato e Krishna ce li indica affinché colui che vuole vincere il nemico sappia dove trovarlo. La mente è il centro di tutte le attività dei sensi, così quando sentiamo parlare degli oggetti dei sensi, di solito la mente diventa il ricettacolo di tutte le idee di godimento materiale; la mente e i sensi diventano dunque i primi covi della lussuria. L'intelligenza diventa la sede principale di queste tendenze sensuali, e poiché l'intelligenza è vicina all'anima, una volta corrosa dalla lussuria l'intelligenza inciterà l'anima a sviluppare il falso ego e a identificarsi con la materia, dunque con la mente e con i sensi. L'anima, abituata progressivamente a godere dei sensi materiali, finisce col credere che questa sia la vera felicità. Quest'errore dell'anima sulla sua vera identità è spiegato nello Srimad Bhagavatam: yasyatma-buddhih kunape tri-dhatuke "Colui che si identifica con i tre elementi del corpo e considera i frutti del corpo come membri della sua famiglia, che fa della terra natale un oggetto di culto e si reca nei luoghi di pellegrinaggio solo per fare un bagno invece di cercare la compagnia di coloro che possiedono la conoscenza trascendentale, non è certamente migliore di un asino o di una mucca." (S.B. 10.84.13)
tasmt tvam indriyany adau tasmat: per questa ragione; tvam: tu; indriyani: sensi; adau: all'inizio; niyamya: regolando; bharata-risabha: o primo tra i discenti di Bharata; papmanam: il grande simbolo del peccato; prajahi: schiaccia; hi: certamente; enam: questo; jnana: di conoscenza; vijnana: e significa conoscenza dell'anima pura; nasanam: il distruttore.
TRADUZIONE Perciò, o Arjuna, il migliore dei Bharata, stronca fin dall'inizio questo grande simbolo del peccato [la lussuria] regolando i sensi, e annienta così questo devastatore della conoscenza e della realizzazione spirituale.
SPIEGAZIONE Il Signore consiglia ad Arjuna di dominare i sensi se vuole vincere il più grande nemico, il più grande peccatore, cioè la lussuria, che annienta il desiderio di realizzazione spirituale e distrugge la conoscenza del vero sé. Il termine jnana si applica alla conoscenza del vero sé, l'anima spirituale, che è differente dal corpo materiale, il falso sé. La parola vijnana, invece, indica la conoscenza dell'anima spirituale nella sua natura e nella sua eterna relazione con l'Anima Suprema. Lo Srimad Bhagavatam afferma: jnanam parama-guhyam me "La conoscenza dell'anima e quella dell'Anima Suprema è molto confidenziale e misteriosa, ma è possibile penetrare questa conoscenza e comprenderla se il Signore stesso ce la spiega nei suoi vari aspetti." (S.B. 2.9.31) La Bhagavad-gita ci offre questa
conoscenza generale e specifica sé spirituale. Gli esseri viventi
sono parti integranti del Signore, perciò la loro unica funzione
è quella di servirLo. Questo stato di coscienza è la coscienza di
Krishna. Fin dall'inizio della vita si deve coltivare la coscienza
di Krishna per diventare pienamente coscienti di Krishna e agire
di conseguenza.
indriyani parany ahur indriyani: i sensi; parani: superiori; ahuh: sono detti; indriebhyah: più dei sensi; param: superiore; manah: la mente; manasah: più della mente; tu: anche; para: superiore; buddhih: l'intelligenza; yah: colui che; buddheh: più che l'intelligenza; paratah: superiore; tu: ma; sah: egli.
TRADUZIONE I sensi attivi sono superiori alla materia inerte, ma superiore ai sensi è la mente, e superiore alla mente è l'intelligenza. Ma ancora più elevata dell'intelligenza è l'anima.
SPIEGAZIONE I sensi sono "valvole" attraverso cui la
lussuria agisce. La lussuria si accumula nel corpo e si sprigiona
attraverso i sensi. I sensi sono dunque superiori al corpo nel suo
insieme. Ma i sensi smettono di agire da "valvole" quando si sviluppa
una coscienza superiore, la coscienza di Krishna. Infatti, l'essere
cosciente di Krishna è in unione diretta con la Persona Suprema,
perciò tutte le sue attività fisiche sono rivolte verso l'Anima
Suprema. "Attività fisiche" significa attività dei sensi, e fermare
le attività dei sensi significa fermare tutte le attività del corpo.
Ma anche se il corpo è inerte, la mente è sempre attiva, perciò
continuerà a funzionare, come accade nel sogno. Al di là della mente
si trova la determinazione dell'intelligenza, e al di là dell'intelligenza
c'è l'anima vera e propria. E se l'anima è in contatto diretto col
Supremo, lo saranno anche l'intelligenza, la mente e i sensi, che
sono subordinati ad essa. Un passo della Katha Upanisad
spiega che gli oggetti dei sensi sono più forti dei sensi, ma ancora
più forte degli oggetti dei sensi è la mente. Perciò, se la mente
è sempre impegnata nel servizio del Signore, i sensi non potranno
essere impegnati in altre vie, come abbiamo già spiegato. (Param
dristva nivartate)
evam buddheh param buddhva evam: così; buddheh: all'intelligenza; param: superiore; buddhva: sapendo; samstabhya: rendendo stabile; atmanam: la mente; atmana: con un'intelligenza risoluta; jahi: vinci; satrum: il nemico; maha-baho: o Arjuna dalle braccia potenti; kama-rupam; nella forma di lussuria; durasadam: formidabile.
TRADUZIONE Sapendo di essere trascendentale ai sensi, alla mente e all'intelligenza materiale, o Arjuna dalle braccia potenti, si deve rendere stabile la mente con un'intelligenza spirituale risoluta [la coscienza di Krishna] e conquistare così -con la forza spirituale- questo nemico insaziabile, la lussuria.
SPIEGAZIONE Questo terzo capitolo della Bhagavad-gita ci guida verso la coscienza di Krishna e non verso un vuoto impersonale, insegnandoci che noi siamo i servitori eterni della Persona Suprema. Durante l'esistenza materiale siamo portati alla lussuria e al desiderio di dominare le risorse della natura. Questi desideri di dominio e di godimento materiale sono i più temibili nemici dell'anima condizionata. Ma forti della coscienza di Krishna, è possibile controllare i sensi, la mente e l'intelligenza materiale. Non bisogna tralasciare il proprio dovere e smettere bruscamente di agire, si deve piuttosto impegnare con fermezza l'intelligenza alla ricerca della nostra vera natura e sviluppare la coscienza di Krishna per raggiungere il livello trascendentale dove non saremo più soggetti alla mente e ai sensi materiali. Ecco l'insegnamento di questo capitolo. Finché restiamo immersi nella materia, la speculazione filosofica e il controllo forzato dei sensi mediante la cosiddetta pratica delle posizioni yoga non ci aiuteranno affatto nell'evoluzione spirituale. Con l'aiuto di un'intelligenza superiore bisogna coltivare la coscienza.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul terzo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Il karma-yoga", ossia "Il compimento del dovere prescritto nella coscienza di Krishna."
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