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CAPITOLO 4

La Bhagavad-gita: Krishna e Arjuna

 

La conoscenza trascendentale

 

VERSO 1

sri-bhagavan uvaca
imam vivasvate yogam
proktavan aham avyayam
vivasvan manave praha
manur iksvakave 'bravit

sri-bhagavan uvaca: la Suprema Personalità di Dio, Sri Krishna disse; imam: questa; vivasvate: a dio del sole; yogam; la scienza della propria relazione col Supremo; proktavan: ha insegnato; aham: Io; avyayam: indistruttibile; vivasvan (il nome del dio del sole); manave: il padre del genere umano (di nome Vaivasvata); praha: disse; manuh: il padre del genere umano; iksvakave: a re Iksvaku; abravit: disse.

 

TRADUZIONE

Il Signore Supremo, Sri Krishna, disse:
Ho insegnato questa scienza immortale dello yoga a Vivasvan, il dio del sole, e Vivasvan l'ha insegnata a Manu, il padre del genere umano; Manu a sua volta, l'ha insegnata a Iksvaku.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso narra la storia della Bhagavad-gita fin dai tempi più antichi, quando il suo insegnamento fu impartito ai sovrani dei pianeti dell'universo, a cominciare dal sovrano del sole. I dirigenti di ogni pianeta hanno il compito di proteggere i popoli, perciò hanno il dovere di capire la scienza della Bhagavad-gita, se desiderano governare perfettamente lo Stato e proteggere i cittadini dalla cupidigia che li incatena alla materia.
La vita umana deve servire a coltivare la conoscenza spirituale e a riscoprire la relazione eterna che ci unisce a Dio, la Persona Suprema. Spetta dunque ai dirigenti di ogni nazione e di ogni pianeta diffondere questa conoscenza tra i cittadini offrendo loro educazione e cultura e insegnando il principio della devozione a Dio. In altre parole, i capi di Stato devono diffondere la scienza di Krishna affinché tutti possano trarre beneficio da questa grande scienza e possano vivere un'esistenza utile, traendo il miglior vantaggio dalla forma umana.
Sul sole, fonte di tutti i pianeti del sistema solare, il deva principale è chiamato, nella nostra era, Vivasvan. Brahma dice nella Brahma-samhita (5.52):

yac-caksur esa savita sakala-grahanam
raja samasta-sura-murtir asesa-tejah
yasyajnaya bhramati sambhrita-kala-cakro
govindam di-purusam tam aham bhajami 

"Adoro Govinda (Krishna), Dio, la Persona Suprema e originale. È Lui che dà al sole, re di tutti gli astri, il suo immenso potere e il suo intenso calore. Il sole rappresenta l'occhio del Signore, e ruota nella sua orbita per obbedire ai Suoi ordini."
Il sole è il re degli astri perché li illumina e li riscalda tutti. Al deva che lo governa, Vivasvan, Krishna insegnò in origine la scienza della Bhagavad-gita facendo di lui il Suo primo discepolo. La Bhagavad-gita non è dunque una raccolta di speculazioni per vuoti eruditi, ma un'opera autentica che presenta una conosocenza spirituale trasmessa da maestro a discepolo, da tempo immemorabile fino ai nostri giorni. Il Mahabharata traccia la storia della Bhagavad-gita: 

treta-yugadau ca tato
vivasvan manave dadau
manus ca loka-bhrity-artham

sutayeksvakave dadau
iksvakuna ca kathito
vyapya lokan avasthitah

"All'inizio della seconda era (il Treta-yuga), Vivasvan insegnò a Manu la scienza che dà all'uomo la capacità di ritrovare la relazione che lo unisce al Supremo. A sua volta, Manu, progenitore dell'umanità, trasmise questa scienza a suo figlio Iksvaku, re della Terra e antenato della dinastia Raghu, in cui apparve l'avatara Ramacandra." (Mahabharata, Santi parva 348.51-52)

La Bhagavad-gita è dunque conosciuta dall'uomo fin dall'epoca di Maharaja Iksvaku. Noi viviamo attualmente nel Kali-yuga, età che dura 432.000 anni, di cui 5.000 soltanto sono già trascorsi. Precedenti a quest'età erano il Dvapara-yuga (864.000 anni), il Treta-yuga (1.296.000 anni) e il Satya-yuga (1.728.000). All'inizio del Treta-yuga Manu ricevette la conoscenza della Bhagavad-gita e l'insegnò al figlio e discepolo Maharaja Iksvaku, re della Terra, circa 2.165.000 anni fa (1.296.000 più 864.000 più 5.000). Un'era di Manu dura circa 305.300.000 anni, di cui 120.400.000 sono già trascorsi. Poiché il Signore enunciò la Bhagavad-gita al Suo discepolo, il Dio del sole (Vivasvan), prima della nascita di Manu, possiamo calcolare in modo approssimativo che questo insegnamento ebbe luogo non meno di 120.400.000 anni fa. L'uomo beneficia di questa conoscenza da più di 2.000.000 di anni. E il Signore l'ha nuovamente esposta ad Arjuna circa 5.000 anni fa. Questo è, in sintesi, il passato storico della Bhagavad-gita, secondo la Scrittura stessa e il suo autore, Sri Krishna. Come ksatriya e capostipite degli ksatriya surya-vamsa, discendenti del dio del sole, Vivasvan fu scelto per ricevere per primo questa saggezza. La Bhagavad-gita, enunciata dal Signore stesso, è autentica come i Veda, perciò è detta apauruseya, "al di là del sapere umano." Occorre dunque riceverla come i Veda, così com'è, senza interpretarla. I sofisti possono giocare coi loro cavilli e speculare abilmente sulla Bhagavad-gita, ma le conclusioni che ne trarranno non avranno niente in comune con la Bhagavad-gita originale. Essa dev'essere accettata così com'è, dopo averla ricevuta da un acarya appartenente a una successione spirituale autentica di maestri, come Iksvaku la ricevette da suo padre Manu. che a sua volta la ricevette da suo padre Vivasvan, che l'aveva ricevuta da Krishna.

 

VERSO 2

evam parampara-praptam
imam rajarsayo viduh
sa kaleneha mahata
yogo nastah parantapa

evam: così; parampara: attraverso la successione di maestri; praptam: ricevuta; imam: questa scienza; raja-risayah: i re santi; vidu: compresero; sah: quella conoscenza; kalena: nel corso del tempo; iha: in questo mondo; mahata: grande; yogah: la scienza della realizzazione individuale col Supremo; nastah: dispersa; parantapa: o Arjuna, vincitore dei nemici.

 

TRADUZIONE

Questa scienza suprema fu così trasmessa in successione da maestro a discepolo, e i re santi la ricevettero in questo modo; nel corso del tempo, tuttavia la catena di maestri si è interrotta e questa scienza così com'è sembra perduta.

 

SPIEGAZIONE

Appare evidente dal verso che la Bhagavad-gita era destinata in particolare ai re santi, a coloro che avevano il dovere di applicarne i princìpi nello Stato a beneficio dei cittadini. Lo scopo della Bhagavad-gita non è certamente mai stato quello di servire da strumento a persone demoniache che, interprentandola a piacere, l'avrebbero deformata a danno di tutti. Poiché un nugolo di commentatori senza scrupoli si era abbattuto su di essa, sviandone il significato puro, divenne urgente ristabilire l'autentica successione spirituale. Il Signore stesso osservò 5.000 anni fa che si era formata una frattura nella linea dei maestri spirituali. L'osservazione è espressa in questo verso, dov'è detto che il vero scopo della Bhagavad-gita sembra essere stato dimenticato.

Oggi esistono molte traduzioni della Bhagavad-gita, ma nessuna di esse concorda con le spiegazioni dei maestri appartenenti alla successione spirituale che ha origine da Krishna. Numerosi sono gli eruditi profani che hanno formulato un commento sulla Bhagavad-gita, ma anche se usano "a loro profitto" le parole di Sri Krishna, quasi nessuno di questi eruditi riconosce in Krishna la Persona Suprema. Questo atteggiamento è demoniaco, perché i demoni non credono nell'esistenza di Dio, ma vogliono godere senza scrupoli di ciò che Gli appartiene.
La presente opera tenta di rispondere all'esigenza impellente di un'edizione occidentale della Bhagavad-gita che sia conforme alla conoscenza trasmessa dalla successione spirituale (parampara), di cui Krishna è la fonte. Accettandola così com'è, la Bhagavad-gita può portare il più grande beneficio all'umanità; ma sarà una perdita di tempo studiarla come una semplice raccolta di speculazioni filosofiche.

 

VERSO 3

sa evayam maya te 'dya
yogah proktah puratanan
bhakto 'si me sakha ceti
rahasyam hy etad uttamam

sah: la medesima; eva: certamente; ayam: questa; maya: da Me; te: a te; adya: oggi; yogah: la scienza dello yoga; proktah: esposta; puratanah: molto antica; bhaktah: devoto; asi: tu sei; me: Mio; sakha: amico; ca: anche; iti: perciò; rahasyam: mistero; hi: certamente; etat: questo; uttamam: trascendentale.

 

TRADUZIONE

Oggi, questa antichissima scienza della relazione col Supremo la espongo a te, perché tu sei Mio devoto e Mio amico e puoi quindi capirne il mistero trascendentale.

 

SPIEGAZIONE

Esistono due categorie di uomini, i devoti e i demoni. Il Signore sceglie Arjuna per trasmettere questa grande scienza perché egli è un devoto del Signore, mentre un demone non può penetrare il mistero di questa grande scienza. C'è un gran numero di edizioni della Bhagavad-gita, alcune commentate dai devoti del Signore e altre dai demoni. Le spiegazioni dei devoti presentano questa Scrittura così com'è, in tutta la sua realtà, mentre le spiegazioni dei demoni sono inutili. Arjuna riconosce Sri Krishna come Dio, la Persona Suprema; così, ogni commentatore che segua le tracce di Arjuna serve veramente la causa di questa grande scienza. Le persone demoniache, invece, non accettano Krishna così com'è, ma sviano i lettori e con le loro teorie sulla natura del Signore li allontana dal vero insegnamento di Krishna. Qui c'è un'ammonizione a guardarsi da tali sentieri devianti. Bisogna cercare di seguire i maestri spirituali della linea di Arjuna, se si vuole ottenere tutto il beneficio della scienza della Bhagavad-gita.

 

VERSO 4

arjuna uvaca
aparam bhavato janma
param janma vivasvatah
katham etad vijaniyam
tvam adau proktavan iti

arjunah uvaca: Arjuna disse; aparam: più giovane; bhavatah: Tua; janma: nascita; param: superiore; janma: nascita; vivasvatah: del dio sole; katham: come; etat: questo; vijaniyam: potrò capire; tvam: Tu; adau: all'inizio; proktavan: insegnasti; iti: così.

 

TRADUZIONE

Arjuna disse:
Vivasvan, il dio del sole, è nato molto prima di Te. Come concepire dunque che sia stato Tu all'inizio a impartirgli questa scienza?

 

SPIEGAZIONE

Com'è possibile che Arjuna, puro devoto di Krishna, possa dubitare delle parole del Signore? In realtà, egli non domanda chiarimenti per se stesso ma per le persone che non credono in Dio che si ribellano all'idea che Krishna sia Dio, la Persona Suprema; è solo per loro che Arjuna pone queste domande, fingendo di non essere cosciente della natura suprema e divina di Krishna. Come mostrerà chiaramente il decimo capitolo, Arjuna sa bene che Krishna è Dio la Persona Suprema, la fonte di tutto ciò che esiste e l'ultimo stadio della realizzazione spirituale.
Krishna apparve sulla Terra anche come figlio di Devaki. È molto difficile, dunque, per un comune mortale capire che questo stesso Krishna è Dio, la Persona Suprema, eterna e originale. Perciò Arjuna chiede a Krishna di chiarirgli questo mistero. Oggi, come sempre, Krishna è riconosciuto come la più grande autorità in campo spirituale, e fino a oggi solo i demoni hanno rifiutato l'autenticità delle sue parole. Arjuna rivolge le sue domande direttamente a Ksna perché sia Lui a descrivere Se stesso; non vuole affidarsi alle parole dei demoni, sempre pronti a deformare la natura di Krishna descrivendoLo in un modo che solo i demoni e i loro seguaci possono capire. Conoscere la scienza di Krishna è nell'interesse di tutti. Perciò, quando Krishna parla di Sé porta al mondo intero il più grande beneficio. Questa rivelazione di Sé sembrerà molto strana ai demoni che analizzano Krishna secondo i loro schemi mentali, ma non ai devoti che accolgono sempre con gioia le descrizioni che Krishna fa di Se stesso. I devoti venerano le parole pure e autorevoli di Krishna perché sono sempre ansiosi di conoscerLo meglio. Ma anche gli atei, che vedono in Krishna un uomo comune, soggetto anche Lui alle influenze della natura materiale riceveranno beneficio dalle Sue parole. Per gli atei sarà l'occasione di vedere che Krishna supera il livello umano; che Egli è sac-cid-ananda-vigraha, la forma eterna di conoscenza e felicità assoluta; che Egli è trascendentale e sfugge all'azione delle tre influenze della natura materiale e all'influsso del tempo e dello spazio. Un devoto di Krishna, come Arjuna, non può avere dubbi sulla posizione trascendentale di Krishna. Il fatto che Arjuna rivolga questa domanda al Signore è semplicemente il tentativo di un devoto di sconfiggere l'atteggiamento ateo delle persone che considerano Krishna un comune essere umano soggetto alle influenze della natura materiale.

 

VERSO 5

sri-bhagavan uvaca
bahuni me vyatitani
janmani tava carjuna
tany aham veda sarvani
na tvam vettha parantapa

sri-bhagavan uvaca: la Persona di Dio disse; bahuni: molti; me: di Me; vyatitani: sono passate; janmani: nascite; tava: tue; ca: e anche; arjuna: o Arjuna; tani: coloro; aham: Io; veda: conosco; sarvani: tutte; na: non; tvam: tu; vettha: conosci; parantapa: o vincitore del nemico.

 

TRADUZIONE

Il Signore Supremo disse:
Entrambi, tu ed Io, abbiamo attraversato innumerevoli nascite. Io posso ricordarle tutte, ma tu non puoi, o vincitore del nemico.

 

SPIEGAZIONE

La Brahma-samhita c'informa dell'esistenza di numerosissimi avatara:

advaitam acyutam anadim ananta-rupam
adyam purana-purusam nava-yauvanam ca
vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau
govindam adi-purusam tam aham bhajami

"Adoro Govinda (Krishna), il Signore Supremo, la Persona originale, assoluta, infallibile e senza inizio. Pur espandendoSi in innumerevoli forme, Egli rimane sempre lo stesso e sebbene sia la Persona originale, la più antica, conserva una giovinezza perenne. Le Sue forme eterne, tutte di conoscenza e felicità assoluta, sono inaccessibili alla comprensione dei filosofi, anche dei più esperti nelle Scritture vediche, ma diventano visibili agli occhi dei puri devoti." (B.s.5.33)

ramadi murtisu kala-niyamena tisthan
anavataram akarod bhuvanesu kintu
krishnah svayam samabhavat paramah puman yo
govindam di-purusam tam aham bhajami 

"Adoro Govinda, Dio, la Persona Suprema, che appare sempre in questo mondo sotto diverse forme, come Rama, Nrisimha, e innumerevoli altre. Tuttavia Egli è la Persona originale, Dio stesso, il Suo nome è Krishna e talvolta discende in questo mondo anche nella Sua forma primordiale." (B.s. 5.39)

I Veda confermano questi versi: sebbene sia Uno, senza uguali, il Signore si manifesta sotto innumerevoli forme. Assomiglia al gioiello vaidurya, che cambia costantemente colore pur rimanendo sempre lo stesso. I puri devoti possono comprendere le molteplici forme del Signore, cosa impossibile invece a chi si limita allo studio dei Veda (vedesu durlabham adurlabham atma-bhaktau).
Devoti come Arjuna sono compagni eterni del Signore e discendono con Lui nell'universo materiale dove assumono diversi ruoli per servirLo. Così, questo verso mostra che numerosi milioni di anni fa, quando Sri Krishna enunciò la Bhagavad-gita a Vivasvan, dio del sole. Arjuna era presente sebbene in un ruolo diverso. Ma la differenza tra Krishna e Arjuna è che Krishna ricorda le Sue apparizioni passate, mentre Arjuna no. Questo è ciò che distingue il Signore Supremo dall'essere infinitesimale che emana da Lui. Arjuna, come indica questo verso, è un potente eroe in grado di vincere qualsiasi nemico, ma è incapace di ricordarsi delle sue vite precedenti. L'essere vivente, per quanto grande sia, non può mai eguagliare il Signore Supremo; neanche i Suoi eterni compagni, che sono tutte anime liberate, possono eguagliarLo.

La Brahma-samhita dice che il Signore è acyuta, "infallibile", cioè non perde mai coscienza della Sua identità, neanche quando viene a contatto con la materia. Perciò il Signore e l'essere vivente non possono mai essere uguali sotto tutti gli aspetti, anche se l'essere è liberato come Arjuna. Benché Arjuna sia un devoto del Signore, talvolta dimentica la natura del Signore. Ma anche in questo caso il devoto può ritrovare subito coscienza della natura infallibile del Signore per la Sua grazia, mentre il non devoto, o demone, non giunge mai a comprendere la natura trascendentale di Krishna. Perciò la Bhagavad-gita non può essere capita dalle menti demoniache. Krishna e Arjuna sono entrambi eterni, ma Krishna resta cosciente degli atti compiuti milioni di anni prima, mentre Arjuna no, perché l'essere vivente dimentica tutte le vite passate quando cambia corpo. Soltanto il Signore ricorda tutto perché il Suo corpo, essendo sac-cid-ananda, non cambia mai. Egli è advaita, non c'è differenza tra il Suo corpo e Lui stesso. Tutto ciò che Lo riguarda è spirituale, al contrario dell'anima condizionata, che è ben differente dal suo corpo materiale. Poiché il Signore non è differente dal Suo corpo, Egli Si distingue sempre dall'uomo comune anche quando scende nell'universo materiale. Ma i demoni sono incapaci di ammettere la natura trascendentale del Signore, sebbene il Signore la descriva chiaramente nel verso seguente.

 

VERSO 6

ajo'pi sann avyayatma
bhutanam isvaro 'pi san
prakritim svam adhishaya
sambhavamy atma-mayaya

ajah: non nato; api: benché; san: essendo così; avyaya: senza deterioramento; atma: il corpo; bhutanam: di tutti coloro che sono nati; isvarah: il Signore Supremo; api: benché; san: essendo così; prakritim; nella forma trascendentale; svam: di Me stesso; adhisthaya: essendo così situato; sambhavami: Io discendo; atma-mayaya: grazie alla Mia energia interna.

 

TRADUZIONE

Anche se Io sono il non nato e il Mio corpo trascendentale non si deteriora mai, anche se sono il Signore di tutti gli esseri viventi, discendo in ogni era nella Mia forma originale e trascendentale.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore ha descritto, nel verso precedente, le caratteristiche molto particolari della Sua venuta nel mondo; benché sembri un essere comune, Egli mantiene il perfetto ricordo delle Sue innumerevoli "nascite" passate, contrariamente ai comuni mortali, che sono incapaci di ricordare anche solo ciò che hanno fatto qualche ora prima. Se ci viene chiesto di descrivere ciò che stavamo facendo il giorno prima, alla stessa ora, molto difficilmente daremo una risposta immediata; dovremo scavare nella memoria per raccogliere dei ricordi. Eppure esiste della gente che ha il coraggio di proclamarsi Dio! Nessuno deve lasciarsi ingannare da queste pretese così assurde.

Il Signore descrive qui la Sua forma (prakriti). Prakriti designa la natura, ma anche la vera forma dell'essere (che si esprime pure con la parola svarupa). Il Signore spiega che Egli appare in questo mondo col Suo proprio corpo. Egli non trasmigra da un corpo all'altro come i comuni mortali. L'anima condizionata ha un particolare corpo in questa vita, ma avrà un corpo differente nella prossima vita. Nel mondo materiale ogni essere ha un corpo solo per un periodo limitato di tempo, infatti prima o poi dovrà lasciare quel corpo per prenderne un altro. Il Signore, tuttavia, non è soggetto a questa legge. Egli appare grazie alla Sua potenza interna, nel Suo corpo originale. In altre parole, Krishna appare in questo mondo nella Sua forma immutabile ed eterna, con un flauto tra le mani. Egli appare nel Suo corpo eterno, che non è assolutamente contaminato dalla materia. Ma sebbene Si manifesti nella Sua forma trascendentale e immutabile, sebbene sia il Signore dell'universo, Egli sembra nascere come un qualsiasi mortale. Una delle Sue sorprendenti caratteristiche, però, è quella che passando dall'età di neonato a quella di bambino e poi a quella di Kuruksetra, Krishna aveva innumerevoli nipoti e, secondo i nostri calcoli, avrebbe dovuto essere molto anziano, ma il Suo aspetto era quello di un giovane di venti, venticinque anni. Krishna non è mai rappresentato nella forma di un vecchio, perché sebbene sia stato, sia e rimarrà per sempre la Persona più antica. Egli non invecchia come noi. Il Suo corpo e la Sua intelligenza non s'indeboliscono né cambiano. Perciò, anche in questo mondo Egli rimane il non nato, l'eterna forma di conoscenza e felicità assolute, immutato nel Suo corpo e nella Sua intelligenza trascendentali. Egli si mostra e Si sottrae alla nostra vista proprio come il sole, che si leva, si sposta davanti ai nostri occhi e infine lascia la nostra visuale. Noi crediamo che il sole sia tramontato quando non lo vediamo più e che si alzi quando appare all'orizzonte, ma in realtà il sole non lascia mai il suo posto nel cielo. L'errore è dovuto soltanto all'imperfezione e alla limitazione dei nostri sensi.

L'apparizione e la scomparsa di Krishna in questo mondo non hanno niente in comune con quelle di un uomo ordinario; è evidente dunque che in virtù della Sua potenza interna il Signore è conoscenza e felicità eterna, e non è mai contaminato dalla materia. Anche i Veda lo confermano: benché sembri nascere in questo mondo e Si manifesti sotto molteplici forme, Dio è il non nato. I supplementi dei Veda affermano, a loro volta, che sebbene sembri nascere, il Signore non cambia corpo. la narrazione del suo avvento, descritta nello Srimad Bhagavatam, ce Lo mostra mentre appare di fronte a Sua madre nella forma di Narayana, dotato di quattro braccia e provvisto delle sei perfezioni. L'avvento del Signore nella Sua forma originale ed eterna è la manifestazione della Sua misericordia incondizionata sugli esseri viventi, affinché sia loro possibile meditare sul Signore Supremo così com'è, e non su speculazioni mentali o immaginazioni, a torto considerate forme del Signore dagli impersonalisti. Il termine maya, o atma-maya, si riferisce, secondo il dizionario Visva-kosa, alla misericordia incondizionata del Signore. Ma Egli rimane sempre cosciente delle Sue apparizioni e delle Sue scomparse precedenti, mentre l'essere comune dimentica tutto del suo corpo anteriore nel momento in cui entra in un nuovo corpo. Krishna rimane sempre il Signore di tutti gli esseri, superiore a tutti, e quando viene sulla Terra compie atti meravigliosi e soprannaturali. Egli è sempre la Verità Assoluta; le Sue qualità non sono differenti dal Suo corpo, né la Sua forma è differente da Lui stesso. Allora ci si potrebbe chiedere: perché il Signore appare in questo mondo per poi lasciarlo? Il verso seguente ci dà la risposta.

 

VERSO 7

yada yada hi dharmasya
glanir bhavati bharata
abhyutthanam adharmasya
tadatmanam srijamy aham

yada yada: ogni volta e dovunque; hi: certamente; dharmasya: di religione; glanih: un divario; bhavati: si manifesta; bharata: o discendente di Bharata; abhyutthanam: predominio; adharmasya: dell'irreligione; tada: allora; atmanam: Me; srijami: manifesto; aham: Io.

 

TRADUZIONE

Ogni volta che in un luogo dell'universo la religione declina e l'irreligione avanza, o discendente di Bharata, Io vengo in persona.

 

SPIEGAZIONE

Una delle parole importanti in questo verso è srijami. Questo termine non può avere qui il significato di "creazione" che gli si da generalmente perché, secondo il verso precedente, né la forma né il corpo di Dio sono stati creati; tutte le forme con cui Egli appare sono eterne. Il termine srijami significa dunque che il Signore Si manifesta così com'è. Sebbene di solito Egli appaia in periodi determinati (una volta ogni giorno di Brahma, sotto il regno del settimo Manu, nel ventottesimo maha-yuga, alla fine del Dvapara-yuga), questa regola non Lo vincola, perché Egli è pienamente libero di agire a Suo piacere. Discende dunque di Sua volontà, ogni volta che l'irreligione predomina e la vera religione soccombe. I princìpi della religione sono contenuti nei Veda e chi trascura di seguirli cade al livello degli empi. Lo Srimad Bhagavatam insegna che questi prncìpi sono le leggi di Dio. Soltanto Dio può creare la religione. Fu dunque il Signore stesso che in origine enunciò i Veda nel cuore di Brahma, il primo essere creato. I princìpi del dharma, della vera religione, sono i diretti insegnamenti della Persona Suprema (dharmam tu saksad bhagavat-pranitam) e si ritrovano in tutta la Bhagavad-gita. I Veda hanno dunque lo scopo di stabilire questi princìpi secondo le istruzioni del Signore Supremo, e il Signore afferma, alla fine della Bhagavad-gita, che il più alto principio religioso consiste nell'abbandonarsi a Lui soltanto.

I princìpi vedici conducono dunque a questo fine ultimo, che è l'abbandono totale a Dio e il Signore appare ogni volta che uomini e demoniaci ostacolano la giusta applicazione di questi princìpi. Buddha, per esempio, come ci spiega lo Srimad Bhagavatam, è una manifestazione di Krishna. Egli visse in un'epoca in cui il materialismo aveva invaso la Terra e gli atei giustificavano i loro atti perversi col pretesto di seguire i Veda. In nome dei sacrifici persone di natura demoniaca abbattevano bestie innocenti, senza tener conto delle severissime restrizioni dei Veda sui sacrifici animali. Buddha venne per mettere fine a questi inutili massacri e per istituire i princìpi vedici della non violenza. Ogni avatara, o manifestazione del Signore, ha dunque una particolare missione da compiere, che è rivelata dalle Scritture. Nessuno può essere considerato un avatara se non corrisponde alla descrizione di questi Testi.

Alcuni affermano che il Signore appare soltanto in India. Non è esatto; Egli può manifestarSi dove e quando desidera. Quando discende in una delle Sue forme, rivela agli uomini quel tanto di conoscenza spirituale che possono assimilare, secondo il luogo e le circostanze in cui si trovano. Ma la missione di tutti gli avatara rimane sempre la stessa: condurre l'umanità alla coscienza di dio e al rispetto dei princìpi religiosi. Krishna discende talvolta personalmente, altre volte invia un Suo rappresentante autentico, che può essere Suo figlio o il Suo servitore o Lui stesso sotto celata forma.
I princìpi della Bhagavad-gita, che furono rivelati ad Arjuna perché era spiritualmente più elevato dei suoi contemporanei, sono rivolti anche a tutti gli uomini dalla coscienza spirituale avanzata. Che due più due faccia quattro è una verità ammessa sia dallo scolaro sia dal matematico, tuttavia il calcolo elementare differisce dalle matematiche più complesse. Così, i princìpi insegnati dai diversi avatara sono sempre identici, ma secondo le circostanze assumono una forma più o meno elaborata. Come si vedrà in seguito, i princìpi spirituali superiori sono accessibili solo dal momento in cui si accetta il varnasrama-dharma, la divisione della società in quattro gruppi spirituali. La missione degli avatara è sempre quella di ravvivare in tutti la coscienza di Krishna. Questa coscienza, pur essendo sempre presente, talvolta non si manifesta.

 

VERSO 8

paritranaya sadhunam
vinasaya ca duskritam
dharma-samstapanarthaya
sambhavami yuge yuge

paritranaya: per la liberazione; sadhunam: dei devoti; vinasaya: per l'annientamento; ca: e; duskritam: dei miscredenti; dharma: princìpi della religione; samsthapana-arthaya: per ristabilire; sambhavami: Io appaio; yuge: era; yuge: dopo era.

 

TRADUZIONE

Discendo di era in era per liberare le persone pie, per annientare i miscredenti e ristabilire i princìpi della religione.

 

SPIEGAZIONE

La Bhagavad-gita definisce sadhu, "uomo santo", l'uomo cosciente di Krishna. Anche se esternamente un uomo può sembrare irreligioso, è un sadhu se ha tutte le qualificazioni della coscienza di Krishna ed è pienamente assorto in essa. I duskritam, invece, sono coloro che non mostrano alcun interesse per la coscienza di Krishna. Questi miscredenti, o duskritam, sono considerati i più sciocchi e i più degradati dell'umanità anche se sono arrivati al culmine dell'educazione materialista; mentre una persona, che è completamente impegnata nella coscienza di Krishna è considerata un sadhu, anche se non possiede una grande cultura o erudizione.

Il Signore Supremo non è affatto costretto ad apparire in persona per annientare gli atei, e come fece con Ravana e Kamsa. Il Signore ha molti agenti che possono occuparsi di distruggere i demoni. Egli viene personalmente solo per alleviare le sofferenze dei Suoi puri devoti, perseguiti senza tregua dagli esseri demoniaci. I demoni sono sempre pronti ad assalire i devoti, anche se capita che appartengano alla loro stessa famiglia. A questo proposito, le Scritture riportano le persecuzioni che Prahlada Maharaja dovette subire da suo padre Hiranyakasipu, e quelle che Vasudeva e Devaki, padre e madre di Krishna, subirono da Kamsa, fratello stesso di Devaki, soltanto perché Krishna doveva nascere dalla loro unione. E Krishna apparve per liberare Devaki piuttosto che per sopprimere Kamsa, anche se queste due missioni furono compiute simultaneamente. Perciò il verso dice che il Signore discende in differenti forme, chiamata avatara, per liberare i devoti e annientare i miscredenti.
Questi versi, tratti dalla Caitanya-caritamrita (Madhya, 20.263-264) di Krishnadasa Kaviraja, danno una concisa definizione dell'avatara:

sristi-hetu yei murti prapance avatare
sei isvara-murti 'avatara' nama dhare
mayatita paravyome sabara avasthana
visve 'avatari' dhare 'avatara' nama

"Quando il Signore scende dal Suo regno per manifestarSi nell'universo materiale in una determinata forma, Egli prende il nome di avatara. Tutte queste Sue emanazioni risiedono eternamente nel mondo spirituale, il regno di Dio, e sono chiamate avatara quando scendono nell'universo materiale."

Esistono differenti tipi di avatara: i purusavatara, i gunavatara: i lila-avatra, i sakty-avesa avatara, i manvantara-avatara e gli yugavatara, che appaiono tutti in epoche determinate, in una delle tante regioni dell'universo. Ma Krishna è il Signore originale, la fonte di tutti gli avatara. Quando viene in questo mondo il Signore ha uno scopo ben preciso, quello di soddisfare i Suoi puri devoti che hanno l'ardente desiderio di vederGli rivelare i Suoi divertimenti assoluti come furono manifestati nel villaggio di Vrindavana. Lo scopo principale che Krishna ha come avatara è dunque quello di allietare il cuore di coloro che Lo amano di un amore puro.

Il Signore afferma che Egli appare in ogni era. Ciò significa che Egli appare anche nell'età di Kali. Infatti nello Srimad Bhagavatam troviamo che nella nostra età, il Kali-yuga, Egli discende nella forma di Sri Caitanya Mahaprabhu per distribuire amore verso Dio e diffondere la coscienza di Krishna nell'India intera, facendo conoscere a tutti il sankirtana (il canto dei santi nomi del Signore). Sri Caitanya predisse che il sankirtana si sarebbe diffuso presto in tutto il mondo e il canto dei santi nomi si sarebbe sentito in ogni città e in ogni villaggio.
L'avatara Caitanya Mahaprabhu non è descritto direttamente, ma velatamente in alcuni passi "confidenziali" delle Scritture, come le Upanisad, il Mahabharata e lo Srimad Bhagavatam. Il Suo movimento del sankirtana affascina tutti i devoti di Krishna. Sri Caitanya non distrugge i miscredenti, ma li libera inondandoli della Sua grazia incondizionata.

 

VERSO 9

janma karma ca me divyam
evam yo vetti tattvatah
tyaktva deham punar janma
naiti mam eti so 'rjuna

janma: nascita; karma: attività; ca: anche; me: della Mia; divyam: trascendentale; evam: come questo; yah: chiunque; vetti: conosca; tattvatah: in realtà; tyaktva: lasciando da parte; deham: questo corpo; punah: di nuovo; janma: nascita; na: mai; eti: ottiene; mam: Me; eti: raggiunge; sah: egli; arjuna: o Arjuna.

 

TRADUZIONE

Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, o Arjuna, non dovra più nascere in questo mondo materiale quando avrà lasciato il corpo, ma raggiungerà la Mia eterna dimora.

 

SPIEGAZIONE

La venuta del Signore in questo mondo dalla Sua dimora trascendentale è spiegata nel sesto verso di questo capitolo. Chiunque colga la natura assoluta dell'avvento del Signore si libera immediatamente dai legami della materia e ritorna al regno di Dio dopo aver lasciato il corpo materiale. Questa liberazione non è facile per l'essere condizionato. Gli impersonalisti e gli yogi giungono alla liberazione solo dopo molte difficoltà, attraverso numerosissime esistenze. Ma la loro liberazione che consiste nel fondersi nel brahmajyoti impersonale (luce irradiante dal Signore) è incompleta, perciò essi rischiano di ricadere in questo mondo. Il devoto, invece, poiché ha compreso la natura trascendentale della forma e delle attività del Signore, raggiunge la dimora del Signore appena lascia il corpo e non rischia più di ricadere nel mondo materiale.

La Brahma-samhita (5.33) spiega che il Signore Si manifesta sotto innumerevoli forme (advaitam acyutam anadim ananta-rupam) che, sebbene diverse e multiple, sono tutte un solo e unico Essere, Dio, la Persona Suprema. Occorre capire questa verità e non avere dubbi, anche se per i profani e i filosofi empirici essa rimane inaccessibile. I Veda (Purusa-bodhini Upanisad) aggiungono:

eko devo nitya-lilanurakto
bhakta-vyapi hridy antar-atma

"L'unica Persona Suprema, nelle Sue innumerevoli forme trascendentali, scambia eternamente sentimenti d'amore con i suoi puri devoti."

In questo verso della Bhagavad-gita il Signore in persona conferma queste parole dei Veda. Chi accetta questa verità, tenendo conto della perfetta autorità di dio e dei Veda, senza perdersi in vane speculazioni filosofiche, otterrà la perfetta liberazione. Semplicemente accettando con fede questa verità si può, senza alcun dubbio, raggiungere la liberazione.
L'espressione vedica tat tvam asi trova qui la sua vera applicazione. Chiunque riconosca Krishna come l'Assoluto e Gli dica: Tu sei il Brahman Supremo, Dio, la Persona Assoluta", tronca di colpo i legami che lo trattengono alla materia, ed sicuro di tornare a Dio. In altre parole, chi si dedica al Signore con ardente devozione raggiunge la perfezione. Ancora una volta i Veda lo confermano:

tam eva viditvai mrityum eti
nanyah pantha vidyate 'yanaya

"Per liberarsi definitivamente dal ciclo di nascite e morti è sufficiente conoscere Dio, la Persona Suprema. Non c'è altro modo per raggiungere questa perfezione." (Svetasvatara Upanisad 3.8) 

Il fatto che non esista alternativa significa che chiunque non comprenda che Krishna è Dio resta prigioniero dell'ignoranza. Non è "leccando l'esterno del barattolo di miele" che si può gustarne il contenuto, così come non si può raggiungere la liberazione interpretando a proprio modo la Bhagavad-gita. I filosofi empirici possono anche avere una parte nella società, ma rimangono pur sempre incapaci di liberarsi dalla materia. Questi orgogliosi eruditi materialisti dovranno attendere, per giungere alla liberazione, che un devoto del Signore accordi di loro la sua misericordia incondizionata. L'uomo deve dunque ravvivare nel cuore la coscienza di Krishna con la fede e la conoscenza, e raggiungere così la perfezione.

 

VERSO 10

vita-raga-bhaya-krodha
man-maya mam upasritah
bahavo jnana-tapasa
puta mad-bhavam agatah

vita: libertà da; raga: attaccamento; bhaya: paura; krodhah: e collera; mat-maya: pienamente in Me:; upasritah: essendo pienamente situato; bahavah: molti; jnana: di conoscenza; tapasa: con la penitenza; putah: purificato: mat-bhavam: amore trascendentale per Me; agatah: raggiunge.

 

TRADUZIONE

Liberi dall'attaccamento, dalla paura e dalla collera, pienamente assorti in Me e cercando rifugio in Me, numerosi furono coloro che nel passato si purificarono imparando a conoscerMi, e tutti svilupparono così un amore trascendentale per la Mia Persona.

 

SPIEGAZIONE

È molto difficile, per chi è troppo attaccato alla materia, capire la natura personale della Verità Suprema e Assoluta. Generalmente, chi è troppo attaccato al corpo è così preso dal materialismo che gli è quasi impossibile capire come il Supremo possa essere una persona. Tale materialista non può neppure immaginare l'esistenza di un corpo trascendentale e immortale fatto di conoscenza e felicità eterna. A livello materiale ogni corpo è mortale, pieno d'ignoranza e sofferenza. Perciò la gente mantiene quest'idea anche quando si parla della forma personale del Signore. Questi materialisti credono che la manifestazione cosmica sia la forma suprema. Secondo loro, dunque, l'Assoluto è impersonale. Poiché hanno la mente troppo presa dai pensieri materiali, li spaventa l'idea di possedere un'individualità propria anche dopo la liberazione dalla materia. L'idea di essere ancora degli individui nel mondo spirituale li pone di fronte a una prospettiva così sconvolgente che preferiscono identificarsi col vuoto impersonale. Secondo le teorie impersonaliste, gli esseri viventi sono come tante bolle che si fondono nell'oceano. Questa identificazione col vuoto impersonale è lo stadio più alto che si possa raggiungere quando si nega la propria individualità eterna; ma questa è una condizione spregevole perché si è privi della conoscenza sulla vera spirituale.

Ci sono poi uomini del tutto incapaci perfino di concepire l'idea di un'esistenza spirituale. Irritati e nauseati dalla marea di teorie speculative contraddittorie, essi concludono stupidamente che non esiste una causa suprema, che in realtà tutto è "niente". Ma tutti soffrono dello stesso male, l'illusione materiale. Alcuni, troppo materialisti, non si preoccupano affatto della vita spirituale; altri vogliono perdere l'individualità fondendosi nella suprema causa spirituale; altri ancora, disperati e irritati dalle tante elucubrazioni sulla Verità Assoluta, non credono più a niente e si rifugiano nella droga, scambiando talvolta le loro allucinazioni per visione divine.
La mancanza d'interesse per la spiritualità, la paura di avere un'individualità eterna e l'idea del vuoto che nasce dalle frustrazioni della vita materiale sono le tre forme di attaccamento a cui si deve sfuggire. Per liberarsi da queste tre concezioni materiali di vita si deve prendere completo rifugio nel Signore, seguendo un maestro spirituale autentico e rispettando i princìpi regolatori della vita devozionale. Questa vita devozionale ci condurrà infine allo stadio di bhava, il trascendentale amore per Dio. Così si esprime il Bhakti-rasamrita-sindhu (1.4.15-16), che contiene la scienza della devozione:

adau sraddha tatah sadhu-
sango 'tha bhajana-kriya
tato 'nartha-nivrittih syat
tato nistha rucis tatah

athasaktis tato bhavas
tatah premabhyudancati
sadhakanam ayam premnah
pradurbhave bhavet kramah

"Bisogna innanzitutto avere un forte desiderio per la realizzazione spirituale. Questo ci spingerà a cercare la compagnia di persone spiritualmente elevate. Occorre poi ricevere l'iniziazione da un maestro spirituale qualificato e sotto la sua guida impegnarsi nel servizio di devozione. Eseguendo il servizio di devozione sotto la guida del maestro spirituale diventiamo liberi da ogni attaccamento materiale, rafforziamo il nostro progresso nella realizzazione spirituale e accresciamo il nostro piacere nel sentir parlare di Sri Krishna, la Persona Assoluta. Di qui nasce un attaccamento profondo per la coscienza di Krishna, che maturerà in bhava, il primo grado del trascendentale amore per Dio, poi in prema, la più alta perfezione della vita."

Al livello di prema si servirài l Signore con costanza e amore infinito. Seguendo così il graduale processo del servizio di devozione sotto la guida di un maestro spirituale autentico, possiamo giungere alla più alta spiritualità, liberi da ogni attaccamento ai beni materiali, liberi dalla paura dell'eterna individualità dell'anima e liberi dalle frustrazioni generate dalla filosofia del vuoto. Solo allora si potrà raggiungere la dimora del Signore Supremo.

 

continua...

 

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