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...continua Cap. 4
ye yatha mamn prapadyante ye: tutti coloro che; yatha: come; mam: a Me; prapadyante: si abbandonano; tan: loro; tatha: così: eva: certamente; bhajami: ricompensa; aham: Io; mama: Mia; vartma: via; anuvartante: seguono; manusyah: tutti gli uomini; partha: o figlio di Pritha; sarvasah: sotto ogni riguardo.
TRADUZIONE Tutti seguono la Mia via in un modo o nell'altro, o figlio di Pritha, e nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso.
SPIEGAZIONE È Krishna che tutti cercano, anche se sotto
differenti forme. Krishna, il Signore Supremo, è conosciuto parzialmente
sotto due aspetti iniziali - il brahmajyoti, lo sfolgorio
impersonale che emana dal Suo corpo, e il Paramatma, l'Anima Suprema
e onnipresente che risiede in ogni essere e in ogni cosa, comprese
le particelle atomiche - ma è pienamente realizzato soltanto dai
Suoi puri devoti. Krishna è dunque, per tutti, l'oggetto della realizzazione
spirituale, ma ciascuno, secondo il proprio desiderio di conoscerLo,
Lo percepisce in una delle Sue forme. Nel mondo trascendentale Krishna
ricambia l'amore di ogni devoto assumendo il ruolo che questi desidera:
chi vuole vedere in Lui il maestro assoluto, chi il suo amico intimo,
chi suo figlio o il suo amante. E Krishna Si dà a tutti, secondo
l'amore che ciascuno Gli offre. Questi stessi scambi di sentimenti
si ritrovano anche nel mondo materiale, tra Krishna e i Suoi devoti.
In questo mondo, come nella dimora spirituale, tutti i puri devoti
godono della compagnia del Signore e Lo servono con amore traendo
da questo servizio personale una felicità illimitata. Krishna aiuta
anche gli impersonalisti che desiderano commettere il "suicidio
spirituale" negando artificialmente la loro esistenza individuale:
Egli li assorbe nello sfolgorio emanante dalla Sua Persona. Ma poiché
rifiutano di accettare la Verità Assoluta nella Sua forma personale
eterna e felice, gli impersonalisti non possono, una volta "perduta"
l'individualità, gustare la felicità di servire il Signore con amore.
Alcuni di loro, che non sono ancora giunti alla realizzazione impersonale,
tornano alla vita materiale per esprimervi il loro desiderio latente
per l'azione. Essi non possono accedere al mondo spirituale, ma
ottengono ancora la possibilità di agire su uno dei pianeti materiali. akamah sarva kamo va "Sia che non si abbiano desideri (come il devoto), sia che si ricerchino i frutti dell'attività o della liberazione, sempre si deve adorare Dio, la Persona Suprema, con tutto il cuore. Si raggiungerà allora la perfezione, che culmina nella coscienza di Krishna." (S.B.2.3.10)
kanksantah karmanam siddhim kanksantah: desiderando; karmanam: di attività interessate; siddhim: perfezione; yajante: adorano con sacrifici; iha: nel mondo materiale; devatah: gli esseri celesti; ksipram: molto velocemente; hi: certamente; manuse: nella società umana; loke: nel mondo; siddhih: successo; bhavati: viene; karma-ja: dell'attività interessata.
TRADUZIONE In questo mondo gli uomini aspirano al successo nel compimento dell'attività interessata, perciò adorano gli esseri celesti; certamente quaggiù raccolgono in breve tempo il frutto del loro lavoro.
SPIEGAZIONE Molti sono coloro che hanno una concezione
completamente sbagliata degli esseri celesti, e gli uomini meno
intelligenti, anche se si fanno passare per grandi eruditi, scambiano
gli esseri celesti per forme diverse del Signore stesso. In realtà,
gli esseri celesti non sono differenti forme di Dio, ma sono parti
integranti di Dio. Dio è Uno e le Sue parti integranti sono innumerevoli.
I Veda dichiarano, nityo nityanam: "Dio è Uno."
Isvarah paramah krishnah: "C'è un solo Dio, Krishna." Gli
esseri celesti, invece, sono esseri individuali (nityanam)
che Krishna ha dotato di poteri differenti affinché amministrino
l'universo materiale. Essi non possono mai uguagliare Dio,
Krishna, Naryana, o Visnu. Chiunque creda che Dio e gli esseri celesti
siano sullo stesso piano è considerato un pasandi, un ateo.
Nemmeno Brahma e Siva, i più importanti tra gli esseri celesti,
possono essere paragonati al Signore Supremo. Infatti, il Signore
riceve l'adorazione di esseri celesti come Brahma e Siva (siva-virinci-nutam).
Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, ci sono uomini che rendono
culto ad altri uomini, ai loro "capi°, immaginando che Dio Si sia
fatto uomo (antropomorfismo) o addirittura animale (zoomorfismo).
catur-varnyam maya sristam catuh-varnyam: le quattro divisioni della società umana; maya: da Me; sristam: create; guna: di qualità; karma: e attività; vibhagasah: secondo le suddivisioni; tasya: di ciò; kartaram: il padre; api: sebbene; mam: Me; viddhi: sappi; akartaram: come colui che non agisce; avyayam: essendo immutabile.
TRADUZIONE Io ho creato le quattro divisioni della società umana sulla base delle tre influenze della natura materiale e delle attività ad esse collegate; sappi però che sebbene Io sia il creatore di questo sistema, non agisco all'interno di esso perché sono immutabile.
SPIEGAZIONE Il Signore è il creatore di tutto ciò che
esiste. Tutto nasce da Lui, tutto è mantenuto da Lui e dopo l'annientamento
dei mondi, tutto riposa in Lui. Fu Lui dunque a creare le quattro
divisioni sociali: 1) i brahmana, i più intelligenti, che
sono sotto l'influsso della virtù; 2) gli ksatriya, responsabili
di amministrare l'ordine sociale e situati sotto l'influsso della
passione; 3) i vaisya, incaricati del commercio e situati
sotto l'influsso della passione e dell'ignoranza; 4) i sudra,
i lavoratori, che vivono sotto l'influsso dell'ignoranza. Pur
essendo il creatore di queste quattro divisioni sociali, Sri Krishna
non appartiene a nessuna di esse perché non è mai condizionato dalla
materia. Soltanto una piccola frazione degli esseri condizionati
costituisce la specie umana, e niente distinguerebbe la società
umana da quella animale se non esistesse l'organizzazione delle
quattro divisioni sociali, istituita dal Signore per agevolare il
graduale sviluppo della coscienza di Krishna.
na mam karmani limpanti na: mai; mam: Me; karmani: ogni genere di attività; limpanti: colpiscono; na: nemmeno; me: Mia; karma-phale: nell'attività interessata; spriha: aspirazione; iti: così; mam: Me; yah: chi; abhijanati: sa; karmabhih: per la reazione di tale attività; na: mai; sah: egli; badhyate: si impiglia.
TRADUZIONE Non c'è azione che Mi contamini né Io aspiro ai frutti dell'azione. Comprendendo questa verità sulla Mia Persona, nessuno s'impiglia più nelle reazioni dell'attività interessata.
SPIEGAZIONE Il sovrano, per legge costituzionale, non è mai soggetto all'errore né cade sotto la giurisdizione dello Stato. Così il Signore, creatore de mondo materiale, non è mai toccato dalle attività di questo mondo. Egli crea ma resta al di là della sua creazione, mentre gli esseri viventi rimangono presi nelle reti dell'attività interessata perché sono sempre inclini ad appropriarsi le risorse materiali. In una ditta, sono i lavoratori i responsabili delle loro azioni, buone o cattive, e non il proprietario. Nel mondo materiale ogni individuo agisce nel proprio interesse senza tener conto delle direttive del Signore; ognuno aspira solo al piacere, oggi sulla Terra, domani dopo la morte, sui pianeti celesti. Ma il Signore trova completa soddisfazione in Se stesso e non aspira affatto alla cosiddetta felicità dei pianeti celesti. Gli esseri che abitano questi pianeti sono i Suoi servitori. Il proprietario non desidera mai la misera felicità che desiderano i lavoratori. Il Signore trascende l'azione e la reazione materiale. È come la pioggia, che è necessaria alla crescita delle piante, pur senza essere responsabile dei differenti tipi di vegetazione che crescono sulla terra. La smriti vedica lo conferma: nimitta-matram evasau "Di tutto ciò che esiste nella creazione
materiale, il Signore è la causa ultima, mentre la causa immediata
è l'energia materiale, grazie a cui la manifestazione cosmica è
resa visibile."
evam jnatva kritam karma evam: così; jnatva: conoscendo bene; kritam: fu compiuta; karma: attività; purvaih: delle autorità del passato; api: in verità; mumuksubhih: che ottennero la liberazione; kuru: compi soltanto; karma: dovere prescritto; eva: certamente; tasmat: perciò; tvam: tu; purvaih: dei predecessori; purva-taram: nel tempo antico; kritam: come fu compiuto.
TRADUZIONE Tutte le anime liberate del passato agirono nella comprensione della Mia natura trascendentale. Compi dunque il tuo dovere seguendo il loro esempio.
SPIEGAZIONE Esistono due tipi di uomini che hanno il cuore contaminato dalla materia e quelli che si sono liberati da ogni contaminazione materiale. La coscienza di Krishna è benefica per entrambi questi tipi di uomini. Coloro che sono impuri possono gradualmente purificarsi, osservando i princìpi regolatori del servizio di devozione, mentre coloro che sono già puri possono continuare ad agire nella coscienza di Krishna per aiutare gli altri col loro esempio. Molti uomini ignoranti, talvolta anche devoti neofiti, vogliono rifiutare ogni azione senza avere una profonda comprensione della coscienza di Krishna. Ma il Signore non approva affatto quando Arjuna Gli comunica la sua decisione di non combattere. È sufficiente sapere come agire. Abbandonare le attività della coscienza di Krishna e diventare immobili, distanti, artificialmente assorti in Krishna, è assai meno benefico che agire per la soddisfazione di Krishna. In questo verso Arjuna viene esortato ad agire nella coscienza di Krishna, a camminare sulle tracce dei precedenti discepoli del Signore, come Vivasvan, il dio del sole. Il Signore è pienamente cosciente delle Sue azioni passate, come delle azioni di tutti coloro che Lo hanno servito, perciò Egli propone ad Arjuna di prendere esempio dal dio del sole, al quale Egli stesso insegnò l'arte della coscienza di Krishna milioni di anni prima. Vivasvan e gli altri discepoli del Signore a cui questo verso si riferisce erano tutte persone liberate che svolsero la missione che il Signore aveva loro affidato.
kim karma kim akarmeti kim: che cos'è; karma: azione; kim: che cos'è; akarma: inazione; iti: così; kavayah: gli uomini intelligenti; api: anche; atra: a questo proposito; mohitah: sono confusi; tat: questa; te: a te; karma: azione; pravaksyami: spiegherò; yat: la quale; jnatva: conoscendo; moksyase: sarai liberato; asubhat: dalla cattiva sorte.
TRADUZIONE Anche l'uomo intelligente resta perplesso nel determinare ciò che è l'azione e ciò che è l'inazione. Ora ti spiegherò che cosé l'azione e con questa conoscenza ti libererai da ogni avversità.
SPIEGAZIONE Per agire in piena coscienza di Krishna
dobbiamo seguire l'esempio dei grandi devoti che ci hanno preceduto.
Questo è ciò che raccomanda il verso precedente, e questo verso
spiega perché non si debba agire in modo indipendente.
karmano hy api boddhavyam karmanah: di attività; hi: certamente; api: anche; boddhavyam: dovrebbe essere compreso; boddhavyam: dovrebbe essere compreso; ca: anche; vikarmanah: di attività proibite; akarmanah: di inazione; ca: anche; boddhavyam: dovrebbe essere compreso; gahana: molto difficile; karmanah: dell'attività; gatih: l'accesso.
TRADUZIONE La natura intricata dell'azione è molto difficile da capire; si deve quindi determinare in modo appropriato che cosa sono l'azione proibita e l'inazione.
SPIEGAZIONE Chiunque sia seriamente determinato a liberarsi dalla schiavitù della materia deve imparare a distinguere tra l'azione, l'inazione e gli atti contrari agli insegnamenti delle Scritture. Questo tema, molto complesso, richiede grande attenzione. Innanzitutto, per distinguere l'azione cosciente di Krishna da quella dominata dalle tre influenze della natura materiale bisogna conoscere la nostra posizione in rapporto a Krishna, cioè realizzare perfettamente che tutti gli esseri sono i servitori eterni del Signore. Non resta poi che agire di conseguenza, cioè nella coscienza di Krishna. Tutta la Bhagavad-gita porta a questa conclusione. Ogni interpretazione contraria non può che condurci all'azione proibita (vikarma). L'unico modo per comprendere i differenti valori di un azione è quello di vivere a contatto con persone coscienti di Krishna e ricevere da loro la chiave della conoscenza, il che equivale a riceverla direttamente dal Signore. Altrimenti anche la persona più intelligente rimarrà confusa.
karmany akarma yah pasyed karmani: in azione; akarma: inazione; yah: uno che; pasyet: osserva; akarmani: nell'azione; ca: anche; karma: attività interessate; yah: uno che; sah: egli; buddhi-man: è intelligente; manusyesu: nella società umana; sah: egli; yuktah: è nella posizione trascendentale; kritsna-karma-krit: benché impegnato in ogni attività.
TRADUZIONE L'uomo che vede l'inazione nell'azione nell'inazione si distingue per la sua intelligenza e sebbene s'impegni in attività di ogni genere è situato sul piano trascendentale.
SPIEGAZIONE L'uomo che agisce nella coscienza di Krishna è automaticamente libero dalle reti del karma. Tutte le sue attività sono compiute per il piacere di Krishna, perciò non gioisce e non soffre delle loro conseguenze. Continua ad agire, ma è intelligente perché dedica ogni attività a Krishna. Le sue azioni sono akarma, cioè non comportano conseguenze materiali. L'impersonalista, nel timore che il karma ostacoli il suo progresso spirituale, arresta ogni azione, ma il personalista non ha questa paura perché sa di essere l'eterno servitore di Dio e non esita ad agire nella coscienza di Krishna. Tutte le azioni del devoto, che è libero da ogni desiderio materiale, mirano al piacere di Krishna e l'unica conseguenza di queste azioni è la completa felicità trascendentale. Agire con la coscienza di essere il servitore eterno del Signore, ci immunizza da tutte le conseguenze materiali dell'azione.
yasya sarve samarambhah yasya: una persona di cui; sarve: di ogni genere; samarambhah: tentativi; kama: basati sul desiderio della gratificazione dei sensi; sankalpa: determinazione; varjitah: sono liberi da; jnana: perfetta conoscenza; agni: col fuoco; dagdha: bruciata; karmanam: la cui attività; tam: lui; ahuh: dichiarano; panditam: saggio; budhah: coloro che sanno.
TRADUZIONE L'uomo che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi è da considerarsi situato nella piena conoscenza. Di lui i saggi affermano che il fuoco della perfetta conoscenza ha ridotto in cenere le conseguenze dei suoi atti.
SPIEGAZIONE Soltanto con una conoscenza assoluta si possono capire le azioni di una persona cosciente di Krishna. Il fatto che una persona cosciente di Krishna sia libera da ogni tendenza a godere dei piaceri materiali dimostra che le conseguenze delle sua azioni sono state consumate nel fuoco della perfetta conoscenza della sua condizione eterna di servitore di Dio, la Persona Suprema. Colui che ha raggiunto questa conoscenza perfetta è il vero saggio. La sua conoscenza è paragonata a un fuoco ardente che ha il potere di ridurre in cenere tutte le conseguenze materiali delle sue azioni.
tyaktva karma-phalasangam tyaktva: avendo abbandonato; karma-phala-asangam: l'attaccamento ai frutti dell'azione; nitya: sempre; triptah: essendo soddisfatto; nirasrayah: senza alcun rifugio; karmani: nell'attività; abhipravrittah: essendo pienamente impegnato; api: nonostante; na: non; eva; certamente; kincit: qualunque cosa; karoti: fa; sah: egli.
TRADUZIONE Abbandonando ogni attaccamento ai risultati dall'azione, sempre soddisfatto e indipendente, egli non compie atti interessati, benché sia impegnato in ogni genere di attività.
SPIEGAZIONE La libertà dai legami dell'azione è possibile solo nella coscienza di Krishna. Una persona cosciente di Krishna agisce per puro amore verso Dio perciò non aspira ai frutti dell'azione. Non s'interessa neppure molto delle necessità del corpo, ma per ogni cosa si affida a Krishna. Senza preoccuparsi di acquisire altri beni o proteggere quelli che già possiede, compie semplicemente il suo dovere nel migliore dei modi e lascia che Krishna decida dei risultati. Una persona così distaccata è sempre libera dalle conseguenze delle sue azioni, buone o cattive; in un certo senso non agisce, perché le sue azioni sono akarma, cioè non gli procurano conseguenze materiali. Ogni altro modo d'agire, che sia contrario alla coscienza di Krishna, è vikarma e lega il suo autore, come abbiamo già spiegato.
nirasir yata-cittatma nirasih: senza desiderio per il frutto; yata: controllate; citta-atma: mente e intelligenza; tyaktva: abbandonando; sarva: tutto; parigrahah: senso di possesso; sariram: nel mantenere insieme corpo e anima; kevalam: soltanto; karma: attività; kurvan: facendo; na: mai; apnot: acquisisce; kilbisam: reazioni del peccato.
TRADUZIONE Un uomo dotato di tale comprensione agisce con mente e intelligenza perfettamente controllate, abbandona ogni desiderio di possesso e agisce solo per provvedere alle sue strette necessità vitali. Così facendo non è colpito dalle reazioni del peccato.
SPIEGAZIONE L'uomo cosciente d Krishna non si aspetta
dalle sue azioni nessun risultato, né positivo né negativo. È perfettamente
padrone della mente e dell'intelligenza. Sapendo di essere parte
integrante del Signore Supremo, capisce che la sua posizione in
rapporto al Signore non dipende da lui, ma dal Signore. Tutto avviene
sotto la Sua direzione, come la mano si muove al comando del corpo
intero. I desideri dell'uomo cosciente di Krishna sono sempre legati
a quelli del Signore perché egli non desidera la propria gratificazione
dei sensi, ma agisce in armonia col Tutto, come l'elemento di un
meccanismo. Come si pulisce e si lubrifica una macchina perché funzioni
bene, così l'uomo cosciente di Krishna mantiene il proprio corpo
col suo lavoro, ma solo per impiegarlo al trascendentale servizio
del Signore. Rimane così al riparo dalle conseguenze delle sue azioni.
Egli non è proprietario neanche del corpo, come l'animale domestico
che non ha indipendenza e non protesta mai, qualunque sia la volontà
del padrone.
yadriccha-labha-santusto yadriccha: spontaneamente; labha: con guadagno; santustah: soddisfatto; dvandva: dualità; atitah: superata; vimatsarah: libero dall'invidia; samah: stabile; siddhau: nel successo; asiddhau: fallimento; ca: anche; kritva: facendo; api: sebbene; na: mai; nibadhyate: resta colpito.
TRADUZIONE Chi è soddisfatto di ciò che giunge spontaneamente, chi è libero dalla dualità e dall'invidia, ed è equanime nel successo e nel fallimento, benché agisca non rimane mai legato dalle sue attività.
SPIEGAZIONE L'uomo cosciente di Krishna non spreca le sue energie in sforzi superflui per le necessità del corpo. È soddisfatto di ciò che riceve naturalmente. Non va a mendicare e non chiede prestiti, ma svolge un lavoro onesto secondo le sue capacità, e ciò che ottiene dal suo lavoro lo soddisfa pienamente. Non dipende dunque dagli altri per il proprio mantenimento. Praticando la coscienza di Krishna, non lascia mai che il suo servizio sia ostacolato, ma è pronto a fare qualunque cosa e in qualunque condizione per servire Krishna, senza lasciarsi turbare dalle dualità di questo mondo materiale. L'uomo cosciente di Krishna supera queste dualità (caldo e freddo, gioia e dolore) perché non esita davanti a nessuna impresa per soddisfare il Signore, e rimane risoluto sia nel successo sia nel fallimento. Queste sono alcune caratteristiche dell'uomo fermamente situato nella conoscenza trascendentale.
gata-sangasya muktasya gata-sangasya: di chi è libero dalle influenze materiali; muktasya: della liberata; jnana-avasthita: situata nella Trascendenza; cetasah: la cui saggezza; yajnaya: nell'interesse di Yajna (Krishna); acaratah: agendo; karma: attività; samagram: in totale; praviliyate: s'immerge completamente.
TRADUZIONE Le azioni dell'uomo che non subisce le influenze della natura materiale ed è pienamente situato nella conoscenza trascendentale si fondono completamente nella Trascendenza.
SPIEGAZIONE L'uomo che diventa cosciente di Krishna si libera dalle dualità e dalla contaminazione delle tre influenze della natura materiale, perché ha ritrovato la relazione eterna che lo unisce a Krishna. Acquisita questa conoscenza, i suoi pensieri non si allontanano mai da Krishna. Tutto ciò che fa lo dedica a Krishna, al Visnu originale. Ogni sua azione diventa così un sacrificio, perché sacrificio significa agire per la soddisfazione della Persona Suprema, Visnu, Krishna. Le conseguenze di queste azioni si fondono senza dubbio nella Trascendenza e non legano più il loro autore.
brahmarpanam brahma havir brahma: nella natura spirituale; arpanam: contributo; brahma: l'Essere Supremo; havih: burro; brahma: spirituale; agnau: nel fuoco della consumazione; brahmana: dall'anima spirituale; hutam: offerta; brahma: regno spirituale; eva: certamente; tena: da lui; gantavyam: da essere raggiunto; brahma: spirituali; karma: in attività; samadhina: con la completa concentrazione.
TRADUZIONE La persona pienamente assorta nella coscienza di Krishna è sicura di raggiungere il regno spirituale grazie al suo pieno contributo alle attività spirituali, in cui la consumazione è assoluta e ciò che è offerto partecipa della medesima natura spirituale.
SPIEGAZIONE È spiegato qui come il fatto di agire nella
coscienza di Krishna può condurre alla perfezione spirituale. La
coscienza di Krishna comprende un gran numero di attività, che saranno
descritte nei prossimi versi. Qui è espresso solo il principio dell'azione
nella coscienza di Krishna. È inevitabile che l'anima condizionata,
contaminata dalla materia, agisca sul piano materiale perciò è necessario
che lasci quest'ambiente materiale. Il metodo con cui l'anima condizionata
può uscire dall'atmosfera materiale è la coscienza di Krishna. Per
esempio, un uomo che soffre di disturbi intestinali per aver bevuto
troppo latte può guarire grazie allo stesso alimento, trasformato
in formaggio. Così l'anima condizionata può guarire dalla malattia
della materia adottando la coscienza di Krishna, perché le sue azioni,
compiute per la soddisfazione di Visnu, Krishna, diventano un sacrificio,
yajna. E quanto più si agisce per Visnu, in piena coscienza
di Krishna, tanto più l'atmosfera del mondo materiale si spiritualizza,
come per assorbimento.
daivam evapare yajnam daivam: nell'adorazione degli esseri celesti; eva: come questo; apare: alcuni altri; yajnam: sacrifici; yoginah: i mistici; paryupasate: adorano perfettamente; brahma: della Verità Assoluta; agnau: nel fuoco; apare: altri; yajnam: sacrificio; yajnena: col sacrificio; eva: così; upajuhvati: offrono.
TRADUZIONE Alcuni yogi adorano perfettamente gli esseri celesti con l'offerta di sacrifici, altri offrono sacrifici nel fuoco del Brahman Supremo.
SPIEGAZIONE Come è stato spiegato precedentemente,
l'uomo che compie i suoi doveri nella coscienza di Krishna è il
più elevato e il più perfetto dello yogi e dei mistici. Ma i devoti
di Krishna non sono i soli a offrire sacrifici, c'è chi li dedica
agli esseri celesti o al Brahman impersonale. Secondo la natura
dei loro beneficiari, questi sacrifici si presentano sotto svariate
forme, ma questa varietà è solo superficiale, perché tutti i sacrifici
sono destinati in ultimo al Signore Supremo, Visnu, conosciuto anche
come Yajna.
srotradinindriyany anye srotra-adini: come il metodo dell'ascolto; indriyani: sensi; anye: altri; samyama: della limitazione; agnisu: nel fuoco; juhvati: offrono; sabda-adin: vibrazione sonora; visayan: oggetti della gratificazione dei sensi; anye: altri; indriya: degli organi di senso; agnisu: nel fuoco; juhvati: essi sacrificano.
TRADUZIONE Alcuni [i puri brahmacari] sacrificano l'udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata, e altri [i grihastha] sacrificano gli oggetti dei sensi nel fuoco dei sensi.
SPIEGAZIONE Le quattro fasi della vita dell'uomo, cioè
il brahmacarya, il grihastha, il vanaprastha
e il sannyasa, mirano a fare di ogni uomo un perfetto yogi
un perfetto spiritualista. Poichè la vita umana non è diretta
unicamnete alla soddisfazione dei sensi, come la vita animale, queste
quattro fasi della vita hanno lo scopo di farci raggiungere la perfezione
spirituale.
sarvanindrya-karmani sarvani: di tutti; indriya: i sensi; karmani: funzioni; prana-karmani: funzioni del soffio vitale; ca: anche; apare: altri; atma-samyama: del controllo della mente; yoga: il metodo di unione; agnau: nel fuoco di; juhvati: offrono; jnana-dipite: a causa delle spinte della realizzazione spirituale.
TRADUZIONE Altri ancora, interessati a raggiungere la realizzazione spirituale controllando la mente e i sensi, offrono le funzioni dei sensi e del soffio vitale come oblazione nel fuoco della ente controllata.
SPIEGAZIONE Questo verso si riferisce allo yoga
di Patanjali. Nello Yoga-sutra di Patanjali l'anima
porta il nome di pratyag-atma o di parag-atma.
Secondo questo yoga, l'anima rimane parag-atma finché
ricerca i piaceri materiali e raggiunge lo scopo finale di essere
pratyag-atma solo quando smette di compiere ogni azione
materiale.
dravya-yajns tapo-yajna dravya-yajnah: sacrificando i propri possessi; tapah-yajnah: sacrificio in austerità; yoga-yajnah: sacrificio dal misticismo in otto fasi; tatha: così; apare: altri; svadhyaya: sacrificio nello studio dei Veda; jnana-yajnah: sacrificio nell'avanzamento della conoscenza spirituale; ca: anche; yatayah: persone illuminate; samsitas-vratah: seguendo rigidi voti.
TRADUZIONE Seguendo rigidi voti, alcuni sono illuminati dal sacrificio dei beni materiali e altri dal compimento di severe austerità, altri ancora dalla pratica dello yoga mistico in otto fasi, oppure dallo studio dei Veda al fine di acquisire la conoscenza trascendentale.
SPIEGAZIONE Le varie forme di sacrificio si possono
classificare in più categorie. Per alcuni il sacrificio consiste
nel distribuire le proprie ricchezze in opere di carità. In India,
per esempio, principi e ricchi mercanti fondano vari istituti di
carità, come i dharma-sala, gli anna-ksetra, gli
atithi-sala, gli anathalaya e i vidya-pitha;
mentre in altri paesi ci sono ospedali, ospizi per gli anziani e
altre istituzioni simili, che hanno la funzione di offrire cibo,
educazione e cure mediche gratuite ai poveri. Questi atti di carità
si chiamano dravyamaya-yajna. Per le persone che desiderano
migliorare le condizioni di vita o elevarsi ai pianeti celesti ci
sono altri sacrifici che comprendono differenti austerità, come
il candrayana e il caturmasya. Essi richiedono
l'osservanza scrupolosa di severe regole e voti. Per esempio, l'asceta
che osserva il caturmasya deciderà di non radersi per quattro
mesi all'anno (da luglio a ottobre), si asterrà da certi alimenti
non farà mai più di un pasto al giorno e non uscirà mai di casa.
Questo sacrificio delle comodità si chiama tapomaya-yajna.
apane juhvati pranam apane: nell'aria che e agisce in modo discendente; juhvati: offrono; pranam: l'aria che agisce verso l'esterno; prane: nell'aria che esce; apanam: l'aria che scende; tatha: anche; apare: altri; prana: l'aria che esce; apana: l'aria che scende; gati: movimento; ruddhva: fermando; prana-ayama: estasi provocata dall'arresto del respiro; parayanah: così inclini; apare: altri; niyata: controllato; aharah: il cibo; pranan: l'aria che esce; pranesu: nell'aria che entra; juhvati: sacrificio.
TRADUZIONE Alcuni, inoltre, cercano l'estasi col controllo del respiro e si esercitano a fondere il soffio espirato nel soffio inspirato, e il soffio inspirato in quello espirato, giungendo così a sospendere ogni respirazione e a conoscere l'estasi. Altri ancora, limitando il nutrimento, sacrificano il soffio espirato in se stesso.
SPIEGAZIONE Il sisitema descritto in questo verso, il pranayama, è una delle pratiche dell'hatha-yoga e permette di controllare la respirazione grazie, inizialmente, a determinate posizioni. Queste pratiche yoga aiutano a controllare i sensi e a progredire nella realizzazione spirituale. Lo yogi si esercita a controllare le arie contenute nel corpo in modo da invertire le direzioni del loro passaggio. L'aria apana, per esempio, discende, mentre il prana ascende. Il pranayama-yogi impara a respirare nel senso inverso al corso normale dell'aria, offrendo l'aria inspirata all'aria espirata, finché queste due correnti si neutralizzano in un equilibrio stabile, il puraka. L'offerta dell'aria espirata all'aria inspirata si chiama recaka. L'arresto totale delle due arie è il kumbhaka-yoga, e con questa pratica lo yogi accresce considerevolmente la sua longevità al fine di poter raggiungere la perfezione nella realizzazione spirituale. Lo yogi intelligente mira a raggiungere la perfezione in una sola vita, senza aspettare la successiva, perciò accresce di molti anni la sua vita attraverso la pratica del kumbhaka-yoga. L'uomo cosciente di Krishna, tuttavia, controlla automaticamente i propri sensi rimanendo sempre assorto nel trascendentale servizio d'amore al Signore. Essendo sempre impegnati al servizio di Krishna, i suoi sensi non hanno la possibilità di dirigersi su altri oggetti. Così, alla fine della vita, egli sarà senza dubbio elevato al piano trascendentale di Sri Krishna; perciò non ha bisogno di sforzarsi per accrescere la propria longevità. Raggiunge subito la liberazione, come afferma il Signore stesso nella Bhagavad-gita (14.26): mam ca yo 'vyabhicarena "Chi s'impegna completamente nel servizio
devozionale, senza deviare in nessuna circostanza, trascende le
tre influenze della natura materiale e raggiunge immediatamente
il piano spirituale."
sarve 'py ete yajna vido sarve: tutti; api: benché apparentemente differenti; ete: questi; yajna-vidah: esperti dell'obiettivo del compiendo di sacrifici; yajna-ksapita: purificati col risultato di tali adempimenti; kalmasah: di reazioni colpevoli; yajna-sista: del risultato di tale yajna; amrita-bhujah: coloro che hanno gustato tale nettare; yanti: avvicinano; brahma: la suprema; sanatanam: atmosfera eterna.
TRADUZIONE Tutti coloro che conoscono lo scopo del sacrificio si purificano dalle reazioni del peccato, e avendo gustato il nettare dei frutti del sacrificio avanzano verso la suprema ed eterna atmosfera.
SPIEGAZIONE Nella descrizione delle diverse forme di sacrificio (il sacrificio dei beni materiali, lo studio dei Veda e di varie teorie filosofiche, la pratica dello yoga e così via), si è potuto notare che esse mirano tutte al controllo dei sensi. Il desiderio di gratificazione dei sensi è la causa prima dell'esistenza materiale, perciò senza liberarsi da questo desiderio è impossibile raggiungere la vita eterna, fatta di conoscenza e felicità perfette. Questa vita si svolge nell'atmosfera eterna, nell'atmosfera del Brahman. Tutti i sacrifici menzionati sopra aiutano l'uomo a liberarsi dalle conseguenze nefaste dei suoi atti colpevoli. Grazie a questo progresso, non solo egli diventa felice e prospero in questa vita, ma alla fine di questa vita entra nel regno di Dio, dove potrà fondersi nel Brahman impersonale o raggiungere la compagnia intima di Krishna, la Persona Suprema.
nayam loko 'sty ayajnasya na: mai; ayam: questo; lokah: Pianeta; asti: c'è; ayajnasya: per chi non compie i sacrifici; kutah: dov'è: anyah: l'altro; kuru-sat tama: o migliore tra i Kuru.
TRADUZIONE O migliore della dinastia Kuru, senza sacrifici non si può vivere felici su questo pianeta o in questa vita; che dire della prossima?
SPIEGAZIONE Qualunque sia la nostra condizione in questo
mondo, ci troviamo tutti immersi nell'ignoranza più totale della
nostra vera natura. Questa ignoranza è la causa di una vita colpevole,
che a sua volta ci fa prolungare la permanenza nell'universo materiale.
In altre parole, l'esistenza nel mondo materiale è dovuta alle molteplici
reazioni delle nostre vite peccaminose. La forma umana è l'unica
possibilità di uscire da questa prigione materiale. Perciò i Veda
insegnano all'uomo come liberarsi, mostrando la via delle pratiche
religiose, dello sviluppo economico e del piacere materiale regolato,
e offrendo infine il modo di lasciare una volta per sempre la miserabile
condizione materiale. Le pratiche religiose (cioè i differenti sacrifici
raccomandati prima) risolvono automaticamente ogni problema economico.
Compiendo gli yajna (sacrifici) si ottiene tutto il cibo
necessario alla vita - latte, cereali, frutta e verdura - anche
in caso di cosiddetta sovrappopolazione. Ma una volta sazio, l'uomo
vorrà soddisfare i sensi. Allora i Veda raccomandano il
matrimonio consacrato, che permette una gratificazione dei sensi
regolata. Osservando queste regole l'uomo si libera gradualmente
dal giogo della materia, e giungendo alla liberazione perfetta ritrova
la compagnia eterna del Signore Supremo.
evam bahu-vidha yajna evam: così; bahu-vidhah: vari tipi di; yajnah: sacrifici; vitatah: diffusi; brahmanah: dei Veda; mukhe: attraverso la bocca; karma-jan: nati dall'attività; viddhi: dovresti sapere; tan: loro; sarvan: tutti; evam: così; jnatva: conoscendo; vimoksyase: sarai liberato.
TRADUZIONE Tutti questi differenti sacrifici sono approvati dai Veda e sono concepiti secondo le diverse forme di attività. Sapendo questo, sarai liberato.
SPIEGAZIONE Come si è visto, i Veda raccomandano differenti sacrifici per diversi tipi di persone. Poiché di solito l'uomo ha di sé una coscienza totalmente fisica, si sono concepiti vari sacrifici da compiersi col corpo, con la mente o con l'intelligenza; ma tutti mirano a liberare l'uomo dal corpo. Il Signore stesso lo conferma in questo verso.
sreyan dravya-mayad yajnaj sreyan: più grande; dravya-mayat: di beni materiali; yajnat: del sacrificio; jnana-yajnah: sacrificio in conoscenza; parantapa: o castigatore del nemico; sarvam: tutte; karma: attività; akhilam: nella totalità; partha: o figlio di Pritha; jnane: in conoscenza; parisamapyate: fine.
TRADUZIONE O vincitore del nemico, il sacrificio compiuto in conoscenza è superiore al semplice sacrificio dei beni materiali perché in realtà il sacrificio dell'azione culmina nella conoscenza trascendentale, o figlio di Pritha.
SPIEGAZIONE Lo scopo di seguire i sacrifici è quello di acquisire la conoscenza completa, poi di sfuggire alle sofferenze materiali e infine di impegnarsi nel trascendentale servizio d'amore al Signore Supremo nella coscienza di Krishna. Ma dietro questi sacrifici c'è un segreto che bisogna conoscere. I sacrifici assumono differenti forme secondo la fede di chi li compie e il loro valore varia con la conoscenza di quest'ultimo. Colui che, grazie alla sua fede trascendentale, compie sacrifici in piena conoscenza dev'essere considerato superiore a colui che sacrifica i propri beni materiali senza avere questa conoscenza. Quest'ultimo rimane a un livello materiale perché i suoi sacrifici non producono alcun beneficio spirituale. La vera conoscenza culmina nella coscienza di Krishna, senza la quale i sacrifici rimangono solo attività materiali. Quando però sono eseguiti con conoscenza trascendentale entrano a far parte del piano spirituale. Secondo lo stato di coscienza di chi li compie, i sacrifici prendono il nome di karma-kanda (azioni interessate) e jnana-kanda (ricerca della conoscenza) che ha un valore superiore.
tad viddhi pranipatena tat: la conoscenza di differenti sacrifici: viddhi: cercare di capire; pranipatena: avvicinando un maestro spirituale; pariprasnena: informando con attitudine sottomessa; sevaya: offrendo servizio; upadksyanti: inizieranno; te: te; jnanam: alla conoscenza; jnaninah: le anime realizzate; tattva: la verità; darsinah: che vedono.
TRADUZIONE Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.
SPIEGAZIONE La via della realizzazione spirituale è
senza dubbio difficile. Perciò il Signore ci esorta a cercare un
maestro autentico, appartenente alla successione spirituale di cui
Egli è la fonte. Nessuno è un vero maestro spirituale se non appartiene
a una successione di maestri autorizzata da Krishna. Il Signore
è il maestro spirituale originale, e soltanto una persona che appartiene
alla successione autentica di maestri può trasmettere il Suo messaggio
così com'è. Non si giunge alla realizzazione spirituale seguendo
un metodo di propria invenzione, com'è di moda oggi. Lo Srimad
Bhagavatam afferma, dharmam tu saksad bhagavat-pranitam:
"Il sentiero della religione è tracciato direttamente dal Signore."
(S.B. 6.3.19)
yaj jnatva na punar moham yat: ciò; jnatva: sapendo; na: mai; punah: di nuovo; mohan: nell'illusione; evam: come questa; yasyasi: andrai; pandava: o figlio di Pandu; yena: dal quale; bhutani: esseri viventi; asesani: tutti; draksyasi: vedrai; atmani: nell'anima Suprema; atha u: o in altre parole; mayi: in Me.
TRADUZIONE E quando avrai acquisito la vera conoscenza da un'anima realizzata non cadrai mai più nell'illusione perché grazie a questa conoscenza capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo; in altre parole, essi Mi appartengono.
SPIEGAZIONE Ricevendo la conoscenza da un'anima realizzata,
consapevole della realtà delle cose, l'uomo può comprendere che
tutti gli esseri fanno parte integrante di Dio, Sri Krishna, la
Persona Suprema. L'illusione di essere separati da Krishna si chiama
maya (ma: non; ya: questo). Alcuni credono
che gli esseri viventi non abbiano alcun legame con Krishna; pensano
che Krishna sia solo un grande personaggio storico che la Verità
Assoluta sia il Brahman impersonale, come insegna la Bhagavad-gita,
è lo sfolgorio emanante dal corpo di Krishna. Krishna è Dio, la
Persona Suprema, la causa di tutto ciò che esiste. Anche nella Brahma-samhita
è chiaramente affermato che Krishna è Dio, La Persona Suprema,
la causa di tutte le cause. Gli innumerevoli avatara, come
tutti gli esseri viventi, sono Sue emanazioni. I filosofi mayavadi
credono erroneamente che quando Krishna Si moltiplica perda
la Sua individualità. Questo è un ragionamento del tutto materiale,
perché soltanto nel mondo materiale un oggetto perde la sua integrità
originale se viene frammentato. I filosofi mayavadi non
possono comprendere che nel mondo assoluto uno più uno fa uno, e
uno meno uno fa sempre uno.
api ced asi papebhyah api: anche; cet: se; asi: tu sei; ppebhyah: di peccatori; sarvebhyah: di tutti; papa-krit-tamah: il più grande peccatore; sarvam: tutte queste reazioni colpevoli; jnana-plavena: col vascello della conoscenza trascendentale; eva: certamente; vrijinam: l'oceano di miserie; santarisyasi: attraverserai completamente.
TRADUZIONE Anche se tu fossi considerato il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza trascendentale riuscirai a superare l'oceano della sofferenza.
SPIEGAZIONE Nella lotta per l'esistenza affondiamo sempre più nell'oceano dell'ignoranza, ma la chiara comprensione del nostro legame originale con Krishna ci salva da questo pericolo. Il mondo materiale è paragonato talvolta a un fuoco ardente, talvolta a un oceano d'ignoranza. In pieno oceano, perfino il nuotatore più esperto è costretto a una lotta disperata per sopravvivere, e accoglierla come il più grande salvatore chi lo sottrarrà ai flutti. Così la conoscenza perfetta ricevuta da Dio, la coscienza di Krishna, semplice e sublime, sarà la nostra "scialuppa di salvataggio".
yathaidhamsi samiddho 'gnir yatha: come; edhamsi: legno; samiddhah: che arde; agnih: fuoco; bhasma-sat: come; kurute: trasforma; arjuna: o Arjuna; jnana-agnih: il fuoco della conoscenza; sarva-karmani: tutte le reazioni alle attività materiali; bhasma-sat: in cenere; kurute: trasforma; tatha: similmente.
TRADUZIONE Come il fuoco ardente riduce in cenere il legno, o Arjuna, così il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le reazioni delle attività materiali.
SPIEGAZIONE In questo verso la conoscenza dell'anima e dell'Anima Suprema e della loro relazione è paragonata a un fuoco. Questo fuoco non solo consuma tutte le reazioni delle nostre attività empie, ma anche le reazioni delle nostre attività pie, riducendole tutte in cenere. Infatti, ogni azione ha delle reazioni che si manifestano in differenti gradi: alcune reazioni stanno per essere generate dai nostri atti presenti, altre ci colpiscono in questo momento, altre stanno per raggiungerci e altre non si sono ancora manifestate. Ma la conoscenza della vera natura dell'essere vivente le riduce tutte in cenere. Quando si ha la completa conoscenza, tutte le reazioni, sia quelle a priori che quelle a posteriori, sono distrutte. I Veda (Brihad-ranyaka Upanisad 4.4.22) lo confermano, ubhe uhaivaisa ete taraty amritah sadhv-asadhuni: "Si vincono così le reazioni di tutti i nostri atti, colpevoli e virtuosi."
na hi jnanena sadrisam na: niente; hi: certamente; jnanena: con la conoscenza; sadrisam: a paragone; pavitram: santificato; iha: in questo mondo; vidyate; esiste; tat: ciò; svayam: se stesso; yoga: nella devozione; samsidddhah: reso maturo; kalena: nel corso del tempo; atmani: in se stesso; vindati: gode.
TRADUZIONE In questo mondo è così sublime e puro come la conoscenza trascendentale. Tale conoscenza è il frutto maturo di ogni misticismo. Chi è diventato perfetto nella pratica del servizio devozionale gode in se stesso di questa conoscenza nel corso del tempo.
SPIEGAZIONE Per conoscenza trascendentale intendiamo una conoscenza che trascende la conoscenza materiale. Per conoscenza trascendentale intendiamo una conoscenza che trascende la conoscenza materiale. Perciò niente è così puro e sublime come la conoscenza trascendentale. L'ignoranza è la causa della nostra schiavitù, e la conoscenza è la causa della nostra liberazione. Questa conoscenza è il frutto maturo del servizio devozionale, e quando la possediamo non abbiamo più bisogno di cercare altrove la pace, perché la troveremo in noi stessi. In altre parole, la conoscenza e la pace trovano il loro culmine nella coscienza di Krishna. Questa è la conclusione finale della Bhagavad-gita.
sraddhaval labhate jnanam sraddha-van: un uomo pieno di fede; labhate: raggiunge; jnanam: la conoscenza; tat-parah: molto attaccata ad essa; samyata: controllati; indriah: i sensi; jnanam: conoscenza; labdva: avendo raggiunto; param: trascendentale; santim: pace; acirena: molto presto; adhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE L'uomo di fede, che è votato alla conoscenza trascendentale e domina i sensi, è idoneo a ottenere tale conoscenza, e dopo averla raggiunta conquista presto la suprema pace spirituale.
SPIEGAZIONE La conoscenza trascendentale può essere acquisita da colui che ha ferma fede nell'esistenza di Krishna. Si dice che un uomo ha fede quando è sicuro che semplicemente seguendo i princìpi della coscienza di Krishna raggiungerà la più alta perfezione. Questa fede si conquista servendo il Signore con devozione e cantando o recitando il maha-mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, che lava il cuore da tutte le impurità. Oltre ad avere fede, si devono anche controllare i sensi. Una persona che ha fede in Krishna e controlla i sensi può facilmente e immediatamente raggiungere la perfezione nella coscienza di Krishna.
ajnas casraddadhanas ca ajnah: uno sciocco privo della conoscenza delle scritture; ca: e; asraddadhanah: privo di fede nelle scritture rivelate; ca: anche; samsaya: di dubbi; atma: una persona; vinasyati: cade; na: mai; ayam: in questo; lokah: mondo; asti: c'è; na: nemmeno; parah: nella prossima vita; na: non; sukham: felicità; samsaya: piena di dubbi; atmanah: della persona.
TRADUZIONE Ma gli uomini ignoranti e privi di fede che dubitano delle Scritture rivelate non possono diventare coscienti di Dio e si degradano. Per colui che dubita non c'è felicità né in questa vita né nella prossima.
SPIEGAZIONE Tra tutte le Scritture rivelate, la Bhagavad-gita è la migliore. Ma certe persone, che sono quasi come animali, non hanno fede nelle Scritture né hanno conoscenza dei princìpi che esse rivelano; anche se talvolta ne sanno qualcosa e sono perfino capaci di citarne dei passi, in realtà non hanno alcuna fede negli insegnamenti delle Scritture. Oppure, altri hanno fede nelle Scritture rivelate come la Bhagavad-gita, ma non riconoscono né adorano Dio, Sri Krishna. Anche se adottano i princìpi della coscienza di Krishna, tali persone non riescono a seguirli fino in fondo. Tutte dovranno tornare alla vita materiale. Coloro che mettono continuamente in dubbio le Scritture non faranno mai alcun progresso spirituale. Gli uomini che non hanno fede in Dio e nel Suo insegnamento non troveranno la felicità né in questa vita né nell'altra, anzi non conosceranno neanche la minima gioia. bisogna dunque seguire con fede i princìpi delle Scritture rivelate ed elevarsi così fino al piano della conoscenza. Solo questa conoscenza potrà condurci alla coscienza spirituale. In altre parole, chi dubita delle Scritture non può fare neppure un passo verso la liberazione spirituale. Per raggiungere il successo è necessario seguire le orme dei grandi acarya appartenenti a una successione spirituale autentica.
yoga-sannyasta-karmanam yoga: col servizio devozionale nel karma-yoga; sannyasta: la persona che ha rinunciato; karmanam: ai frutti delle azioni; jnana: con la conoscenza; sanchinna: troncate; samsayam: dubbi; atma-vantam: situati nel sé; na: mai; karmani: azioni; nibadhnanti: legano; dhananjaya: o conquistatore di ricchezze.
TRADUZIONE L'uomo che agisce nel servizio devozionale rinunciando ai frutti dell'azione, e ha eliminato i dubbi con la conoscenza trascendentale, è fermamente stabilito nel sé; non è quindi legato dalle conseguenze dell'azione, o conquistatore delle ricchezze.
SPIEGAZIONE Colui che segue l'insegnamento della Bhagavad-gita, così com'è stato dato dal Signore stesso, si libera da tutti i dubbi grazie alla conoscenza trascendentale. Parte integrante di Krishna e assorto in Krishna, egli potrà riprendere coscienza del suo vero sé e superare senza dubbio i legami dell'azione.
tasmad ajnana-sambhutam tasmat: perciò; ajnnana-sambhutam: causato dall'ignoranza; hrit-stham: situato nel cuore; jnana: di conoscenza; asina: con l'arma; atmanah: del sé; chittva: tagliando; enam: questo; samsayam: dubbio; yogam: nello yoga; atistha: situato; uttistha: alzati per combattere; bharata: o discendente d Bharata.
TRADUZIONE I dubbi che sono sorti nel tuo cuore a causa dell'ignoranza devono dunque essere troncati con l'arma della conoscenza. Armato dello yoga, o Bharata, alzati e combatti.
SPIEGAZIONE Lo yoga descritto in questo capitolo
è detto sanatana-yoga, o la funzione eterna dell'essere
vivente. Questo yoga comprende due forme di sacrificio:
l'abbandono dei beni materiali e la ricerca del sé, che è un'attività
completamente spirituale. Se il sacrificio dei beni non è motivato
dal desiderio di realizzazione spirituale, è un atto materiale.
Invece, se è compiuto con un fine spirituale, per servire Krishna
con amore, è perfetto. Sul piano spirituale esistono due forme di
attività: una diretta alla comprensione della nostra natura e della
posizione in rapporto a Dio, e l'altra diretta alla comprensione
della verità sulla Persona Suprema, Dio. Chi studia la Bhagavad-gita
così com'è riuscirà facilmente ad assimilare la conoscenza
spirituale sotto questi due aspetti. Non avrà difficoltà a comprendere
la natura dell'essere come parte integrante del Signore e la natura
trascendentale delle attività del Signore. All'inizio di questo
capitolo il Signore stesso ha parlato delle Sue attività trascendentali.
Colui che non capisce l'insegnamento della Bhagavad-gita dev'essere
considerato un miscredente che usa nel peggiore dei modi l'indipendenza
parziale che gli accorda il Signore. Nonostante questo insegnamento
colui che non riconosce la vera natura di Krishna e non capisce
che Egli è Dio, l'eterna Persona Suprema piena di felicità e conoscenza
è certamente il più grande sciocco. Questa ignoranza, però può essere
rimossa accettando gradualmente di seguire i princìpi della coscienza
di Krishna.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul quarto capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "La conoscenza trascendentale."
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