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...continua Cap. 4

 

VERSO 11

ye yatha mamn prapadyante
tams tathaiva bhajamy aham
mama vartmanuvartante
manusyah partha sarvasah

ye: tutti coloro che; yatha: come; mam: a Me; prapadyante: si abbandonano; tan: loro; tatha: così: eva: certamente; bhajami: ricompensa; aham: Io; mama: Mia; vartma: via; anuvartante: seguono; manusyah: tutti gli uomini; partha: o figlio di Pritha; sarvasah: sotto ogni riguardo.

 

TRADUZIONE

Tutti seguono la Mia via in un modo o nell'altro, o figlio di Pritha, e nella misura in cui si abbandonano a Me, Io li ricompenso.

 

SPIEGAZIONE

È Krishna che tutti cercano, anche se sotto differenti forme. Krishna, il Signore Supremo, è conosciuto parzialmente sotto due aspetti iniziali - il brahmajyoti, lo sfolgorio impersonale che emana dal Suo corpo, e il Paramatma, l'Anima Suprema e onnipresente che risiede in ogni essere e in ogni cosa, comprese le particelle atomiche - ma è pienamente realizzato soltanto dai Suoi puri devoti. Krishna è dunque, per tutti, l'oggetto della realizzazione spirituale, ma ciascuno, secondo il proprio desiderio di conoscerLo, Lo percepisce in una delle Sue forme. Nel mondo trascendentale Krishna ricambia l'amore di ogni devoto assumendo il ruolo che questi desidera: chi vuole vedere in Lui il maestro assoluto, chi il suo amico intimo, chi suo figlio o il suo amante. E Krishna Si dà a tutti, secondo l'amore che ciascuno Gli offre. Questi stessi scambi di sentimenti si ritrovano anche nel mondo materiale, tra Krishna e i Suoi devoti. In questo mondo, come nella dimora spirituale, tutti i puri devoti godono della compagnia del Signore e Lo servono con amore traendo da questo servizio personale una felicità illimitata. Krishna aiuta anche gli impersonalisti che desiderano commettere il "suicidio spirituale" negando artificialmente la loro esistenza individuale: Egli li assorbe nello sfolgorio emanante dalla Sua Persona. Ma poiché rifiutano di accettare la Verità Assoluta nella Sua forma personale eterna e felice, gli impersonalisti non possono, una volta "perduta" l'individualità, gustare la felicità di servire il Signore con amore. Alcuni di loro, che non sono ancora giunti alla realizzazione impersonale, tornano alla vita materiale per esprimervi il loro desiderio latente per l'azione. Essi non possono accedere al mondo spirituale, ma ottengono ancora la possibilità di agire su uno dei pianeti materiali.

Invece, a coloro che desiderano godere del frutto del lavoro compiuto, il Signore, conosciuto anche col nome di Yajnesvara (maestro di tutti i sacrifici), accorda i risultati sperati. Ed è sempre da Lui che gli yogi ottengono i poteri sovrannaturali a cui tanto ambiscono. In altre parole per i frutti del proprio lavoro ciascuno dipende dalla misericordia di Dio. I vari metodi di realizzazione spirituale non sono che differenti stadi di una stessa via, ma se non raggiungiamo lo stadio finale, se non perfezioniamo la nostra coscienza di Krishna, ogni sforzo rimarrà insufficiente e il nostro fine non si realizzerà. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma:

akamah sarva kamo va
moksa-kama udara-dhih
tivrena bhakti-yogena
yajeta purusam param

"Sia che non si abbiano desideri (come il devoto), sia che si ricerchino i frutti dell'attività o della liberazione, sempre si deve adorare Dio, la Persona Suprema, con tutto il cuore. Si raggiungerà allora la perfezione, che culmina nella coscienza di Krishna." (S.B.2.3.10)

 

VERSO 12

kanksantah karmanam siddhim
yajanta iha devatah
ksipram hi manuse loke
siddhir bhavati karma-ja

kanksantah: desiderando; karmanam: di attività interessate; siddhim: perfezione; yajante: adorano con sacrifici; iha: nel mondo materiale; devatah: gli esseri celesti; ksipram: molto velocemente; hi: certamente; manuse: nella società umana; loke: nel mondo; siddhih: successo; bhavati: viene; karma-ja: dell'attività interessata.

 

TRADUZIONE

In questo mondo gli uomini aspirano al successo nel compimento dell'attività interessata, perciò adorano gli esseri celesti; certamente quaggiù raccolgono in breve tempo il frutto del loro lavoro.

 

SPIEGAZIONE

Molti sono coloro che hanno una concezione completamente sbagliata degli esseri celesti, e gli uomini meno intelligenti, anche se si fanno passare per grandi eruditi, scambiano gli esseri celesti per forme diverse del Signore stesso. In realtà, gli esseri celesti non sono differenti forme di Dio, ma sono parti integranti di Dio. Dio è Uno e le Sue parti integranti sono innumerevoli. I Veda dichiarano, nityo nityanam: "Dio è Uno." Isvarah paramah krishnah: "C'è un solo Dio, Krishna." Gli esseri celesti, invece, sono esseri individuali (nityanam) che Krishna ha dotato di poteri differenti affinché amministrino l'universo materiale. Essi non possono mai uguagliare Dio, Krishna, Naryana, o Visnu. Chiunque creda che Dio e gli esseri celesti siano sullo stesso piano è considerato un pasandi, un ateo. Nemmeno Brahma e Siva, i più importanti tra gli esseri celesti, possono essere paragonati al Signore Supremo. Infatti, il Signore riceve l'adorazione di esseri celesti come Brahma e Siva (siva-virinci-nutam). Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, ci sono uomini che rendono culto ad altri uomini, ai loro "capi°, immaginando che Dio Si sia fatto uomo (antropomorfismo) o addirittura animale (zoomorfismo).

Le parole iha devatah un personaggio potente del mondo materiale, uomo o essere celeste che sia. Ma Narayana, Visnu, Krishna, il Signore Supremo, non è di questo mondo. Dio trascende la manifestazione materiale. Anche Sripada Sankaracarya, il capo degli impersonalisti, sosteneva che Narayana, Krishna, è al di là della creazione materiale. Ciò nonostante, molti sono così sciocchi (hrita-jnana) che per ottenere risultati materiali immediati adorano gli esseri celesti. Essi ottengono questi risultati, ma senza rendersi conto che sono temporanei e sono destinati alle persone meno intelligenti. Le persone intelligenti vivono in coscienza di Krishna e non sentono il bisogno di adorare gli esseri celesti per ottenere benefici immediati ma temporanei. Gli esseri celesti, come i loro adoratori, scompaiono insieme col mondo materiale. I benefici concessi dagli esseri celesti sono dunque materiali e temporanei.

Sia i mondi materiali sia i loro abitanti, inclusi gli esseri celesti e i loro adoratori, sono "bolle" nell'oceano cosmico. Tuttavia si vede ovunque l'uomo che lotta febbrilmente per i beni di questo mondo, cioè il denaro, le proprietà, la famiglia e le comodità. E per possedere questi beni non esita ad adorare gli esseri celesti o perfino potenti personalità del suo Paese. Se con l'adulazione e la venerazione un uomo ottiene da un capo politico un posto governativo, sarà convinto di beneficiare del più grande favore. Si getta ai piedi di potenti personaggi e "grossi calibri", per ottenere da loro qualche beneficio passeggero, e infine l'ottiene. Nessun interesse, invece, per la coscienza di Krishna come la soluzione definitiva ai mali dell'esistenza materiale. Tali uomini aspirano solo ai piaceri di questo mondo e per goderne, anche solo per qualche istante, diventano adoratori degli esseri celesti ignorando che questi ultimi derivano la loro potenza dal Signore.
Questo verso denuncia lo scarso interesse che gli uomini hanno per la coscienza di Krishna. Essi vivono solo per le comodità materiali, e a questo fine sono disposti a venerare qualsiasi personaggio potente pur di ottenere queste comodità.

 

VERSO 13

catur-varnyam maya sristam
guna-karma-vibhagasah
tasya kartaram api mam
viddy akartaram avyayam

catuh-varnyam: le quattro divisioni della società umana; maya: da Me; sristam: create; guna: di qualità; karma: e attività; vibhagasah: secondo le suddivisioni; tasya: di ciò; kartaram: il padre; api: sebbene; mam: Me; viddhi: sappi; akartaram: come colui che non agisce; avyayam: essendo immutabile.

 

TRADUZIONE

Io ho creato le quattro divisioni della società umana sulla base delle tre influenze della natura materiale e delle attività ad esse collegate; sappi però che sebbene Io sia il creatore di questo sistema, non agisco all'interno di esso perché sono immutabile.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore è il creatore di tutto ciò che esiste. Tutto nasce da Lui, tutto è mantenuto da Lui e dopo l'annientamento dei mondi, tutto riposa in Lui. Fu Lui dunque a creare le quattro divisioni sociali: 1) i brahmana, i più intelligenti, che sono sotto l'influsso della virtù; 2) gli ksatriya, responsabili di amministrare l'ordine sociale e situati sotto l'influsso della passione; 3) i vaisya, incaricati del commercio e situati sotto l'influsso della passione e dell'ignoranza; 4) i sudra, i lavoratori, che vivono sotto l'influsso dell'ignoranza. Pur essendo il creatore di queste quattro divisioni sociali, Sri Krishna non appartiene a nessuna di esse perché non è mai condizionato dalla materia. Soltanto una piccola frazione degli esseri condizionati costituisce la specie umana, e niente distinguerebbe la società umana da quella animale se non esistesse l'organizzazione delle quattro divisioni sociali, istituita dal Signore per agevolare il graduale sviluppo della coscienza di Krishna.

Secondo l'influenza materiale a cui siamo soggetti, ognuno di noi è portato verso un'attività particolare. Il diciottesimo capitolo tratterà più ampiamente delle influenze della natura materiale sulla vita dell'uomo. Tuttavia, la persona cosciente di Krishna trascende, come il Signore, tutte le divisioni della società (specie, razza e famiglia). Infatti, il devoto è superiore perfino al brahmana conoscere la Verità Assoluta, ma per lo più il brahmana la realizza nel Suo aspetto impersonale, quello del Brahman; mentre il vaisnava, la persona cosciente di Krishna, supera questa conoscenza incompleta e giunge a conoscere Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, con tutte le Sue emanazioni plenarie, come Rama, Nrisimha e Varaha.

 

VERSO 14

na mam karmani limpanti
na me karma-phale spriha
iti mam vo 'bhijanati
karmabhir na sa badhyate

na: mai; mam: Me; karmani: ogni genere di attività; limpanti: colpiscono; na: nemmeno; me: Mia; karma-phale: nell'attività interessata; spriha: aspirazione; iti: così; mam: Me; yah: chi; abhijanati: sa; karmabhih: per la reazione di tale attività; na: mai; sah: egli; badhyate: si impiglia.

 

TRADUZIONE

Non c'è azione che Mi contamini né Io aspiro ai frutti dell'azione. Comprendendo questa verità sulla Mia Persona, nessuno s'impiglia più nelle reazioni dell'attività interessata.

 

SPIEGAZIONE

Il sovrano, per legge costituzionale, non è mai soggetto all'errore né cade sotto la giurisdizione dello Stato. Così il Signore, creatore de mondo materiale, non è mai toccato dalle attività di questo mondo. Egli crea ma resta al di là della sua creazione, mentre gli esseri viventi rimangono presi nelle reti dell'attività interessata perché sono sempre inclini ad appropriarsi le risorse materiali. In una ditta, sono i lavoratori i responsabili delle loro azioni, buone o cattive, e non il proprietario. Nel mondo materiale ogni individuo agisce nel proprio interesse senza tener conto delle direttive del Signore; ognuno aspira solo al piacere, oggi sulla Terra, domani dopo la morte, sui pianeti celesti. Ma il Signore trova completa soddisfazione in Se stesso e non aspira affatto alla cosiddetta felicità dei pianeti celesti. Gli esseri che abitano questi pianeti sono i Suoi servitori. Il proprietario non desidera mai la misera felicità che desiderano i lavoratori. Il Signore trascende l'azione e la reazione materiale. È come la pioggia, che è necessaria alla crescita delle piante, pur senza essere responsabile dei differenti tipi di vegetazione che crescono sulla terra. La smriti vedica lo conferma:

nimitta-matram evasau
srijyanam sarga-karmani
pradhana-karani-bhuta
yato vai srijya-saktayah

"Di tutto ciò che esiste nella creazione materiale, il Signore è la causa ultima, mentre la causa immediata è l'energia materiale, grazie a cui la manifestazione cosmica è resa visibile."

Gli esseri creati sono di varie specie -esseri celesti, uomini e animali- e tutti devono subire le conseguenze delle loro buone o cattive azioni. Il Signore permette a ciascuno di agire come desidera e dà i princìpi regolatori secondo le influenze materiali che dominano gli esseri, ma non è mai responsabile delle loro azioni, né di quelle passate né di quelle presenti. Questa imparzialità del Signore verso tutti gli esseri è descritta anche nel Vedanta-sutra (2.1.34). (Vaisamya-naighrinye na sapeksatvat) Ognuno è responsabile dei propri atti. Il Signore non fa altro che rendere questi atti possibili attraverso la Sua energia esterna (la natura materiale). Chiunque conosca tutti i segreti della legge del karma, cioè questa complessa legge che governa ogni azione materiale, non è più contaminato dalle conseguenze dell'azione. In altre parole, la persona che diventa perfettamente cosciente del fatto che il Signore trascende questa legge dà prova di essere esperta nella coscienza di Krishna e non cade mai sotto la legge del karma. Al contrario, colui che non conosce la natura trascendentale del Signore e crede che Egli sia interessato ai frutti dell'azione come un essere comune, certamente s'impiglia nelle reti dell'azione materiale. Chi conosce la Verità Suprema è un essere liberato, fermamente situato nella coscienza di Krishna.

 

VERSO 15

evam jnatva kritam karma
purvair api mumuksubhih
kuru karmaiva tasmat tvam
purvaih purvataram kritam

evam: così; jnatva: conoscendo bene; kritam: fu compiuta; karma: attività; purvaih: delle autorità del passato; api: in verità; mumuksubhih: che ottennero la liberazione; kuru: compi soltanto; karma: dovere prescritto; eva: certamente; tasmat: perciò; tvam: tu; purvaih: dei predecessori; purva-taram: nel tempo antico; kritam: come fu compiuto.

 

TRADUZIONE

Tutte le anime liberate del passato agirono nella comprensione della Mia natura trascendentale. Compi dunque il tuo dovere seguendo il loro esempio.

 

SPIEGAZIONE

Esistono due tipi di uomini che hanno il cuore contaminato dalla materia e quelli che si sono liberati da ogni contaminazione materiale. La coscienza di Krishna è benefica per entrambi questi tipi di uomini. Coloro che sono impuri possono gradualmente purificarsi, osservando i princìpi regolatori del servizio di devozione, mentre coloro che sono già puri possono continuare ad agire nella coscienza di Krishna per aiutare gli altri col loro esempio. Molti uomini ignoranti, talvolta anche devoti neofiti, vogliono rifiutare ogni azione senza avere una profonda comprensione della coscienza di Krishna. Ma il Signore non approva affatto quando Arjuna Gli comunica la sua decisione di non combattere. È sufficiente sapere come agire. Abbandonare le attività della coscienza di Krishna e diventare immobili, distanti, artificialmente assorti in Krishna, è assai meno benefico che agire per la soddisfazione di Krishna. In questo verso Arjuna viene esortato ad agire nella coscienza di Krishna, a camminare sulle tracce dei precedenti discepoli del Signore, come Vivasvan, il dio del sole. Il Signore è pienamente cosciente delle Sue azioni passate, come delle azioni di tutti coloro che Lo hanno servito, perciò Egli propone ad Arjuna di prendere esempio dal dio del sole, al quale Egli stesso insegnò l'arte della coscienza di Krishna milioni di anni prima. Vivasvan e gli altri discepoli del Signore a cui questo verso si riferisce erano tutte persone liberate che svolsero la missione che il Signore aveva loro affidato.

 

VERSO 16

kim karma kim akarmeti
kavayo 'pi atra mohitah
tat te karma pravaksyami
yaj jnatva moksyase 'subhat

kim: che cos'è; karma: azione; kim: che cos'è; akarma: inazione; iti: così; kavayah: gli uomini intelligenti; api: anche; atra: a questo proposito; mohitah: sono confusi; tat: questa; te: a te; karma: azione; pravaksyami: spiegherò; yat: la quale; jnatva: conoscendo; moksyase: sarai liberato; asubhat: dalla cattiva sorte.

 

TRADUZIONE

Anche l'uomo intelligente resta perplesso nel determinare ciò che è l'azione e ciò che è l'inazione. Ora ti spiegherò che cosé l'azione e con questa conoscenza ti libererai da ogni avversità.

 

SPIEGAZIONE

Per agire in piena coscienza di Krishna dobbiamo seguire l'esempio dei grandi devoti che ci hanno preceduto. Questo è ciò che raccomanda il verso precedente, e questo verso spiega perché non si debba agire in modo indipendente.
Per agire veramente in coscienza di Krishna occorre seguire le istruzioni di maestri appartenenti a una successione spirituale autentica. Come leggiamo all'inizio del capitolo, la coscienza di Krishna fu insegnata dapprima al dio del sole, che la trasmise poi a suo figlio Manu, che a sua volta la trasmise a suo figlio Iksvaku. Così, questa scienza fu conosciuta sulla Terra fin da tempi molto remoti. Le autorità in campo spirituale sono dunque i maestri che appartengono a una successione che risale a Krishna, e noi dobbiamo seguire le loro orme. Senza di loro nemmeno la persona più intelligente saprebbe come agire in coscienza di Krishna. Per questo motivo il Signore decide d'istruire personalmente Arjuna, e chiunque segua la via di Arjuna saprà esattamente come comportarsi.

La nostra conoscenza empirica, sempre imperfetta, non può permetterci di scoprire i princìpi della religione. In realtà, i princìpi della religione possono essere dati solo dal Signore (dharmam tu saksad bhagavat-pranitam). (S.B. 6.3.19) Nessuno può elaborare questi princìpi con una semplice speculazione mentale. Occorre seguire l'esempio di grandi autorità, come Brahma, Siva, Narada, Manu, i Kumara, Kapila, Prahlada, Bhisma, Sukadeva Gosvami, Yamaraja, Janaka, e Bali Maharagia.¹ Con la speculazione mentale non si può capire che cos'è la religione o la realizzazione spirituale. Perciò il Signore dà prova della Sua misericordia incondizionata verso i Suoi devoti spiegando personalmente ad Arjuna che cos'è l'azione e che cos'è l'inazione compiuta nella coscienza di Krishna può liberare una persona dalla prigionia dell'esistenza materiale.

 

VERSO 17

karmano hy api boddhavyam
boddhavyam ca vikarmanah
akarmanas ca boddhavyam
gahana karmano gatih

karmanah: di attività; hi: certamente; api: anche; boddhavyam: dovrebbe essere compreso; boddhavyam: dovrebbe essere compreso; ca: anche; vikarmanah: di attività proibite; akarmanah: di inazione; ca: anche; boddhavyam: dovrebbe essere compreso; gahana: molto difficile; karmanah: dell'attività; gatih: l'accesso.

 

TRADUZIONE

La natura intricata dell'azione è molto difficile da capire; si deve quindi determinare in modo appropriato che cosa sono l'azione proibita e l'inazione.

 

SPIEGAZIONE

Chiunque sia seriamente determinato a liberarsi dalla schiavitù della materia deve imparare a distinguere tra l'azione, l'inazione e gli atti contrari agli insegnamenti delle Scritture. Questo tema, molto complesso, richiede grande attenzione. Innanzitutto, per distinguere l'azione cosciente di Krishna da quella dominata dalle tre influenze della natura materiale bisogna conoscere la nostra posizione in rapporto a Krishna, cioè realizzare perfettamente che tutti gli esseri sono i servitori eterni del Signore. Non resta poi che agire di conseguenza, cioè nella coscienza di Krishna. Tutta la Bhagavad-gita porta a questa conclusione. Ogni interpretazione contraria non può che condurci all'azione proibita (vikarma). L'unico modo per comprendere i differenti valori di un azione è quello di vivere a contatto con persone coscienti di Krishna e ricevere da loro la chiave della conoscenza, il che equivale a riceverla direttamente dal Signore. Altrimenti anche la persona più intelligente rimarrà confusa.

 

VERSO 18

karmany akarma yah pasyed
akarmani ca karma yah
sa buddhiman manusyesu
sa yuktah kritsna-karma-krit

karmani: in azione; akarma: inazione; yah: uno che; pasyet: osserva; akarmani: nell'azione; ca: anche; karma: attività interessate; yah: uno che; sah: egli; buddhi-man: è intelligente; manusyesu: nella società umana; sah: egli; yuktah: è nella posizione trascendentale; kritsna-karma-krit: benché impegnato in ogni attività.

 

TRADUZIONE

L'uomo che vede l'inazione nell'azione nell'inazione si distingue per la sua intelligenza e sebbene s'impegni in attività di ogni genere è situato sul piano trascendentale.

 

SPIEGAZIONE

L'uomo che agisce nella coscienza di Krishna è automaticamente libero dalle reti del karma. Tutte le sue attività sono compiute per il piacere di Krishna, perciò non gioisce e non soffre delle loro conseguenze. Continua ad agire, ma è intelligente perché dedica ogni attività a Krishna. Le sue azioni sono akarma, cioè non comportano conseguenze materiali. L'impersonalista, nel timore che il karma ostacoli il suo progresso spirituale, arresta ogni azione, ma il personalista non ha questa paura perché sa di essere l'eterno servitore di Dio e non esita ad agire nella coscienza di Krishna. Tutte le azioni del devoto, che è libero da ogni desiderio materiale, mirano al piacere di Krishna e l'unica conseguenza di queste azioni è la completa felicità trascendentale. Agire con la coscienza di essere il servitore eterno del Signore, ci immunizza da tutte le conseguenze materiali dell'azione.

 

VERSO 19

yasya sarve samarambhah
kama-sankalpa-varjitah
jnanagni-dagdha-karmanam
tam ahuh panditam budhah

yasya: una persona di cui; sarve: di ogni genere; samarambhah: tentativi; kama: basati sul desiderio della gratificazione dei sensi; sankalpa: determinazione; varjitah: sono liberi da; jnana: perfetta conoscenza; agni: col fuoco; dagdha: bruciata; karmanam: la cui attività; tam: lui; ahuh: dichiarano; panditam: saggio; budhah: coloro che sanno.

 

TRADUZIONE

L'uomo che agisce libero da ogni desiderio di gratificazione dei sensi è da considerarsi situato nella piena conoscenza. Di lui i saggi affermano che il fuoco della perfetta conoscenza ha ridotto in cenere le conseguenze dei suoi atti.

 

SPIEGAZIONE

Soltanto con una conoscenza assoluta si possono capire le azioni di una persona cosciente di Krishna. Il fatto che una persona cosciente di Krishna sia libera da ogni tendenza a godere dei piaceri materiali dimostra che le conseguenze delle sua azioni sono state consumate nel fuoco della perfetta conoscenza della sua condizione eterna di servitore di Dio, la Persona Suprema. Colui che ha raggiunto questa conoscenza perfetta è il vero saggio. La sua conoscenza è paragonata a un fuoco ardente che ha il potere di ridurre in cenere tutte le conseguenze materiali delle sue azioni.

 

VERSO 20

tyaktva karma-phalasangam
nitya-tripto nirasrayah
karmany abhipravritto'pi
naiva kincit karoti sah

tyaktva: avendo abbandonato; karma-phala-asangam: l'attaccamento ai frutti dell'azione; nitya: sempre; triptah: essendo soddisfatto; nirasrayah: senza alcun rifugio; karmani: nell'attività; abhipravrittah: essendo pienamente impegnato; api: nonostante; na: non; eva; certamente; kincit: qualunque cosa; karoti: fa; sah: egli.

 

TRADUZIONE

Abbandonando ogni attaccamento ai risultati dall'azione, sempre soddisfatto e indipendente, egli non compie atti interessati, benché sia impegnato in ogni genere di attività.

 

SPIEGAZIONE

La libertà dai legami dell'azione è possibile solo nella coscienza di Krishna. Una persona cosciente di Krishna agisce per puro amore verso Dio perciò non aspira ai frutti dell'azione. Non s'interessa neppure molto delle necessità del corpo, ma per ogni cosa si affida a Krishna. Senza preoccuparsi di acquisire altri beni o proteggere quelli che già possiede, compie semplicemente il suo dovere nel migliore dei modi e lascia che Krishna decida dei risultati. Una persona così distaccata è sempre libera dalle conseguenze delle sue azioni, buone o cattive; in un certo senso non agisce, perché le sue azioni sono akarma, cioè non gli procurano conseguenze materiali. Ogni altro modo d'agire, che sia contrario alla coscienza di Krishna, è vikarma e lega il suo autore, come abbiamo già spiegato.

 

VERSO 21

nirasir yata-cittatma
tyakta-sarva-parigrahah
sariram kevalam karma
kurvan napnoti kilbisa

nirasih: senza desiderio per il frutto; yata: controllate; citta-atma: mente e intelligenza; tyaktva: abbandonando; sarva: tutto; parigrahah: senso di possesso; sariram: nel mantenere insieme corpo e anima; kevalam: soltanto; karma: attività; kurvan: facendo; na: mai; apnot: acquisisce; kilbisam: reazioni del peccato.

 

TRADUZIONE

Un uomo dotato di tale comprensione agisce con mente e intelligenza perfettamente controllate, abbandona ogni desiderio di possesso e agisce solo per provvedere alle sue strette necessità vitali. Così facendo non è colpito dalle reazioni del peccato.

 

SPIEGAZIONE

L'uomo cosciente d Krishna non si aspetta dalle sue azioni nessun risultato, né positivo né negativo. È perfettamente padrone della mente e dell'intelligenza. Sapendo di essere parte integrante del Signore Supremo, capisce che la sua posizione in rapporto al Signore non dipende da lui, ma dal Signore. Tutto avviene sotto la Sua direzione, come la mano si muove al comando del corpo intero. I desideri dell'uomo cosciente di Krishna sono sempre legati a quelli del Signore perché egli non desidera la propria gratificazione dei sensi, ma agisce in armonia col Tutto, come l'elemento di un meccanismo. Come si pulisce e si lubrifica una macchina perché funzioni bene, così l'uomo cosciente di Krishna mantiene il proprio corpo col suo lavoro, ma solo per impiegarlo al trascendentale servizio del Signore. Rimane così al riparo dalle conseguenze delle sue azioni. Egli non è proprietario neanche del corpo, come l'animale domestico che non ha indipendenza e non protesta mai, qualunque sia la volontà del padrone.

Una persona cosciente di Krishna, pienamente impegnata nella realizzazione spirituale, non ha il tempo di cercare di "possedere" qualcosa di materiale. Per mantenere in vita il corpo, non ha bisogno di accumulare denaro in modo disonesto. Così, invece di lasciarsi contaminare dagli atti colpevoli, si libera da tutte le conseguenze delle sue azioni.

 

VERSO 22

yadriccha-labha-santusto
dvandvatito vimatsarah
samah siddhav asiddhau ca
kritvapi na nibadhyate

yadriccha: spontaneamente; labha: con guadagno; santustah: soddisfatto; dvandva: dualità; atitah: superata; vimatsarah: libero dall'invidia; samah: stabile; siddhau: nel successo; asiddhau: fallimento; ca: anche; kritva: facendo; api: sebbene; na: mai; nibadhyate: resta colpito.

 

TRADUZIONE

Chi è soddisfatto di ciò che giunge spontaneamente, chi è libero dalla dualità e dall'invidia, ed è equanime nel successo e nel fallimento, benché agisca non rimane mai legato dalle sue attività.

 

SPIEGAZIONE

L'uomo cosciente di Krishna non spreca le sue energie in sforzi superflui per le necessità del corpo. È soddisfatto di ciò che riceve naturalmente. Non va a mendicare e non chiede prestiti, ma svolge un lavoro onesto secondo le sue capacità, e ciò che ottiene dal suo lavoro lo soddisfa pienamente. Non dipende dunque dagli altri per il proprio mantenimento. Praticando la coscienza di Krishna, non lascia mai che il suo servizio sia ostacolato, ma è pronto a fare qualunque cosa e in qualunque condizione per servire Krishna, senza lasciarsi turbare dalle dualità di questo mondo materiale. L'uomo cosciente di Krishna supera queste dualità (caldo e freddo, gioia e dolore) perché non esita davanti a nessuna impresa per soddisfare il Signore, e rimane risoluto sia nel successo sia nel fallimento. Queste sono alcune caratteristiche dell'uomo fermamente situato nella conoscenza trascendentale.

 

VERSO 23

gata-sangasya muktasya
jnanavastita-cetasah
yajnayacaratash karma
samagram praviliyate

gata-sangasya: di chi è libero dalle influenze materiali; muktasya: della liberata; jnana-avasthita: situata nella Trascendenza; cetasah: la cui saggezza; yajnaya: nell'interesse di Yajna (Krishna); acaratah: agendo; karma: attività; samagram: in totale; praviliyate: s'immerge completamente.

 

TRADUZIONE

Le azioni dell'uomo che non subisce le influenze della natura materiale ed è pienamente situato nella conoscenza trascendentale si fondono completamente nella Trascendenza.

 

SPIEGAZIONE

L'uomo che diventa cosciente di Krishna si libera dalle dualità e dalla contaminazione delle tre influenze della natura materiale, perché ha ritrovato la relazione eterna che lo unisce a Krishna. Acquisita questa conoscenza, i suoi pensieri non si allontanano mai da Krishna. Tutto ciò che fa lo dedica a Krishna, al Visnu originale. Ogni sua azione diventa così un sacrificio, perché sacrificio significa agire per la soddisfazione della Persona Suprema, Visnu, Krishna. Le conseguenze di queste azioni si fondono senza dubbio nella Trascendenza e non legano più il loro autore.

 

VERSO 24

brahmarpanam brahma havir
brahmagnau brahmana hutam
brahmaiva tena gantavyam
brahma-karma-samadhina

brahma: nella natura spirituale; arpanam: contributo; brahma: l'Essere Supremo; havih: burro; brahma: spirituale; agnau: nel fuoco della consumazione; brahmana: dall'anima spirituale; hutam: offerta; brahma: regno spirituale; eva: certamente; tena: da lui; gantavyam: da essere raggiunto; brahma: spirituali; karma: in attività; samadhina: con la completa concentrazione.

 

TRADUZIONE

La persona pienamente assorta nella coscienza di Krishna è sicura di raggiungere il regno spirituale grazie al suo pieno contributo alle attività spirituali, in cui la consumazione è assoluta e ciò che è offerto partecipa della medesima natura spirituale.

 

SPIEGAZIONE

È spiegato qui come il fatto di agire nella coscienza di Krishna può condurre alla perfezione spirituale. La coscienza di Krishna comprende un gran numero di attività, che saranno descritte nei prossimi versi. Qui è espresso solo il principio dell'azione nella coscienza di Krishna. È inevitabile che l'anima condizionata, contaminata dalla materia, agisca sul piano materiale perciò è necessario che lasci quest'ambiente materiale. Il metodo con cui l'anima condizionata può uscire dall'atmosfera materiale è la coscienza di Krishna. Per esempio, un uomo che soffre di disturbi intestinali per aver bevuto troppo latte può guarire grazie allo stesso alimento, trasformato in formaggio. Così l'anima condizionata può guarire dalla malattia della materia adottando la coscienza di Krishna, perché le sue azioni, compiute per la soddisfazione di Visnu, Krishna, diventano un sacrificio, yajna. E quanto più si agisce per Visnu, in piena coscienza di Krishna, tanto più l'atmosfera del mondo materiale si spiritualizza, come per assorbimento.

La parola brahma (Brahman) significa "spirituale". Il Signore è spirituale, come lo è la radiosità che emana dal suo corpo trascendentale, il brahmajyoti. Tutto quello che esiste si trova in questo brahmajyoti. Anche ciò che si chiama "materia" è della stessa sostanza (jyoti), ma è coperta dal velo dell'illusione (maya). La coscienza di Krishna può strappare in un istante questo velo; allora l'offerta, ciò che la consuma, il rito dell'offerta, l'officiante e il frutto del sacrificio sono, insieme, Brahman, cioè assoluti. Quando è avvolto dal velo di maya, l'assoluto prende il nome di "materia". La materia, però, ritrova la sua qualità spirituale quando viene nuovamente messa al servizio della Verità Assoluta. La coscienza di Krishna è il metodo per convertire in spirituale la nostra coscienza attuale, che è vittima dell'illusione. Quando la mente è pienamente assorta nella coscienza di Krishna si raggiunge il samadhi (l'estasi). Ogni azione compiuta in questa coscienza trascendentale è uno yajna, un sacrificio offerto all'Assoluto. In questo stato di coscienza spirituale l'autore, l'offerta, la consumazione, l'officiante e il frutto del sacrificio fanno Uno con l'Assoluto, il Brahman Supremo. Questo è il metodo della coscienza di Krishna.

 

VERSO 25

daivam evapare yajnam
yoginah paryupasate
brahmagnav apare yajnam
yajnenaivopajuhvati

daivam: nell'adorazione degli esseri celesti; eva: come questo; apare: alcuni altri; yajnam: sacrifici; yoginah: i mistici; paryupasate: adorano perfettamente; brahma: della Verità Assoluta; agnau: nel fuoco; apare: altri; yajnam: sacrificio; yajnena: col sacrificio; eva: così; upajuhvati: offrono.

 

TRADUZIONE

Alcuni yogi adorano perfettamente gli esseri celesti con l'offerta di sacrifici, altri offrono sacrifici nel fuoco del Brahman Supremo.

 

SPIEGAZIONE

Come è stato spiegato precedentemente, l'uomo che compie i suoi doveri nella coscienza di Krishna è il più elevato e il più perfetto dello yogi e dei mistici. Ma i devoti di Krishna non sono i soli a offrire sacrifici, c'è chi li dedica agli esseri celesti o al Brahman impersonale. Secondo la natura dei loro beneficiari, questi sacrifici si presentano sotto svariate forme, ma questa varietà è solo superficiale, perché tutti i sacrifici sono destinati in ultimo al Signore Supremo, Visnu, conosciuto anche come Yajna.

I sacrifici si possono raggruppare in due grandi categorie: il sacrificio dei beni materiali e il sacrificio che mira alla conoscenza trascendentale. Coloro che sono nella coscienza di Krishna sacrificano tutti i loro beni materiali per la soddisfazione del Signore Supremo. Altri invece, che desiderano ottenere una felicità materiale e passeggera, sacrificano i loro beni con lo scopo di soddisfare essere celesti come Indra e Vivasvan. Altri ancora, gli impersonalisti, sacrificano la loro individualità immergendosi nell'esistenza del Brahman impersonale. Gli esseri celesti sono esseri potenti incaricati dal Signore Supremo di governare l'universo materiale, di controllare, per esempio, la luce e l'equilibrio termico e quello delle piogge. Coloro che sono interessati a ottenere benefici materiali adorano gli esseri celesti offrendo loro vari sacrifici secondo le direttive dei Veda. Questi adoratori si chiamano bahv-isvara-vadi, perché credono nell'esistenza di molti dèi. Invece coloro che adorano l'aspetto impersonale della Verità Assoluta considerano gli esseri celesti come forme temporanee, perciò preferiscono sacrificare la loro individualità nel fuoco dell'Assoluto e così mettono termine alla loro esistenza individuale immergendosi nell'esistenza del Supremo. Questi impersonalisti sacrificano il tempo in speculazioni filosofiche senza fine, sperando così di scoprire la natura trascendentale dell'Assoluto.

In breve, l'uomo interessato al frutto dell'azione sacrifica i beni terreni per accrescere i suoi piaceri materiali, mentre l'impersonalista sacrifica la sua identità spirituale per fondersi nell'esistenza dell'Assoluto. Per l'impersonalista, il fuoco del sacrificio è il Brahman Supremo, l'offerta è l'individualità, che è consumata dal fuoco del Brahman. La persona cosciente di Krishna, invece, sull'esempio di Arjuna, sacrifica per la soddisfazione di Krishna tutti i suoi averi, i suoi beni e la sua persona stessa, senza però perdere mai la propria individualità. È lui il più perfetto degli yogi.

 

VERSO 26

srotradinindriyany anye
samyamagnisu juhvati
sabdadin visayan anya
indriyagnisu juhvati

srotra-adini: come il metodo dell'ascolto; indriyani: sensi; anye: altri; samyama: della limitazione; agnisu: nel fuoco; juhvati: offrono; sabda-adin: vibrazione sonora; visayan: oggetti della gratificazione dei sensi; anye: altri; indriya: degli organi di senso; agnisu: nel fuoco; juhvati: essi sacrificano.

 

TRADUZIONE

Alcuni [i puri brahmacari] sacrificano l'udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata, e altri [i grihastha] sacrificano gli oggetti dei sensi nel fuoco dei sensi.

 

SPIEGAZIONE

Le quattro fasi della vita dell'uomo, cioè il brahmacarya, il grihastha, il vanaprastha e il sannyasa, mirano a fare di ogni uomo un perfetto yogi un perfetto spiritualista. Poichè la vita umana non è diretta unicamnete alla soddisfazione dei sensi, come la vita animale, queste quattro fasi della vita hanno lo scopo di farci raggiungere la perfezione spirituale.
I brahmacari, gli studenti affidati alle cure di un maestro spirituale autentico, imparano a controllare la mente astenendosi da ogni piacere materiale. A loro si riferisce questo verso quando afferma che alcuni sacrificano l'udito e gli altri sensi nel fuoco della mente controllata. Prima di comprendere si deve ascoltare; così, i puri brahmacari si dedicano completamente all'esercizio di harer namanukirtanam, cioè all'ascolto e al canto delle glorie del Signore. Essi si astengono volontariamente dal prestare l'orecchio al minimo suono materiale; soltanto il canto trascendentale di Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare e i discorsi sulla gloria di Krishna penetrano nei loro orecchi.

Il matrimonio dà dirittto a certi piaceri materiali, ma il grihastha, colui che conduce una vita familiare conforme alle Scritture, ne fa un uso molto limitato. L'uomo di solito tende ai piaceri sessuali, agli intossicanti e a consumo di carne animale, ma l'uomo sposato che conduce una vita sana e regolata non si abbandona senza restrizione ai piaceri sessuali o ad altri piaceri. Ogni società civile deve favorire un matrimonio basato sui princìpi religiosi, perché questo è il modo di limitare le attività sessuali. Questo controllo del piacere sessuale è un'altra forma di yajna, poichè il grihasta sacrifica la sua tendenza a godere dei sensi in favore dell'elevazione spirituale.

 

VERSO 27

sarvanindrya-karmani
prana-karmani capare
atma-samyama-yogagnau
juhvati jnana-dipite

sarvani: di tutti; indriya: i sensi; karmani: funzioni; prana-karmani: funzioni del soffio vitale; ca: anche; apare: altri; atma-samyama: del controllo della mente; yoga: il metodo di unione; agnau: nel fuoco di; juhvati: offrono; jnana-dipite: a causa delle spinte della realizzazione spirituale.

 

TRADUZIONE

Altri ancora, interessati a raggiungere la realizzazione spirituale controllando la mente e i sensi, offrono le funzioni dei sensi e del soffio vitale come oblazione nel fuoco della ente controllata.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso si riferisce allo yoga di Patanjali. Nello Yoga-sutra di Patanjali l'anima porta il nome di pratyag-atma o di parag-atma. Secondo questo yoga, l'anima rimane parag-atma finché ricerca i piaceri materiali e raggiunge lo scopo finale di essere pratyag-atma solo quando smette di compiere ogni azione materiale.
L'anima condizionata è soggetta ai movimenti di dieci tipi di arie nel corpo; e lo yoga di Patanjali, guidando le funzioni respiratorie, permette di percepire i movimenti di queste arie e di controllarli in modo che favoriscano il distacco dell'anima dalla materia. Una di queste dieci arie, il prana-vayu, ha la funzione di regolare l'interazione dei sensi e dei loro oggetti, permettendo all'orecchio di ascoltare, agli occhi di vedere, al naso di odorare, alla lingua di gustare, alle mani di toccare, tutte attività, queste, che si svolgono fuori del sé. Un'altra aria, l'apana-vayu, è discendente; il vyana-vayu stabilisce l'equilibrio e l'udana-vayu è ascendente.² Quando un uomo è illuminato dalla conoscenza può usare il potere di queste arie nella ricerca della realizzazione spirituale.

 

VERSO 28

dravya-yajns tapo-yajna
yoga-yajnas tathapare
svadhyaya-jnana-yajnas ca
yatayah samsita-vratah

dravya-yajnah: sacrificando i propri possessi; tapah-yajnah: sacrificio in austerità; yoga-yajnah: sacrificio dal misticismo in otto fasi; tatha: così; apare: altri; svadhyaya: sacrificio nello studio dei Veda; jnana-yajnah: sacrificio nell'avanzamento della conoscenza spirituale; ca: anche; yatayah: persone illuminate; samsitas-vratah: seguendo rigidi voti.

 

TRADUZIONE

Seguendo rigidi voti, alcuni sono illuminati dal sacrificio dei beni materiali e altri dal compimento di severe austerità, altri ancora dalla pratica dello yoga mistico in otto fasi, oppure dallo studio dei Veda al fine di acquisire la conoscenza trascendentale.

 

SPIEGAZIONE

Le varie forme di sacrificio si possono classificare in più categorie. Per alcuni il sacrificio consiste nel distribuire le proprie ricchezze in opere di carità. In India, per esempio, principi e ricchi mercanti fondano vari istituti di carità, come i dharma-sala, gli anna-ksetra, gli atithi-sala, gli anathalaya e i vidya-pitha; mentre in altri paesi ci sono ospedali, ospizi per gli anziani e altre istituzioni simili, che hanno la funzione di offrire cibo, educazione e cure mediche gratuite ai poveri. Questi atti di carità si chiamano dravyamaya-yajna. Per le persone che desiderano migliorare le condizioni di vita o elevarsi ai pianeti celesti ci sono altri sacrifici che comprendono differenti austerità, come il candrayana e il caturmasya. Essi richiedono l'osservanza scrupolosa di severe regole e voti. Per esempio, l'asceta che osserva il caturmasya deciderà di non radersi per quattro mesi all'anno (da luglio a ottobre), si asterrà da certi alimenti non farà mai più di un pasto al giorno e non uscirà mai di casa. Questo sacrificio delle comodità si chiama tapomaya-yajna.

Altri sacrifici, chiamati yoga-yajna, servono ad acquisire alcune perfezioni materiali, come il sacrificio che compiono gli adepti di alcuni yoga mistici: lo yoga di Patanjali (per fondersi nell'Assoluto), l'hatha-yoga e l'astanga-yoga (per acquisire poteri sovrannaturali). C'è poi il sacrificio dei pellegrini che visitano tutti i luoghi santi, e quello degli intellettuali che praticano il sacrificio dello studio (svadhyaya-yajna) analizzando le Scritture vediche, e in particolare le Upanisad e il Vedanta-sutra, o approfondendo la filosofia sankhya.
Tutti questi yogi compiono con costanza i loro sacrifici nella speranza di ottenere migliori condizioni di vita, ma colui che pratica la coscienza di Krishna li supera tutti perché serve direttamente il Signore. La coscienza di Krishna non può essere raggiunta con nessuno dei sacrifici che abbiamo elencato, può essere raggiunta solo per la misericordia del Signore e dei Suoi puri devoti. Perciò la coscienza di Krishna trascende ogni regola materiale.

 

VERSO 29

apane juhvati pranam
prane 'panam tathapare
pranapana-gati ruddhva
pranayama-parayanah
apare niyataharah
pranan pranesu juhvati

apane: nell'aria che e agisce in modo discendente; juhvati: offrono; pranam: l'aria che agisce verso l'esterno; prane: nell'aria che esce; apanam: l'aria che scende; tatha: anche; apare: altri; prana: l'aria che esce; apana: l'aria che scende; gati: movimento; ruddhva: fermando; prana-ayama: estasi provocata dall'arresto del respiro; parayanah: così inclini; apare: altri; niyata: controllato; aharah: il cibo; pranan: l'aria che esce; pranesu: nell'aria che entra; juhvati: sacrificio.

 

TRADUZIONE

Alcuni, inoltre, cercano l'estasi col controllo del respiro e si esercitano a fondere il soffio espirato nel soffio inspirato, e il soffio inspirato in quello espirato, giungendo così a sospendere ogni respirazione e a conoscere l'estasi. Altri ancora, limitando il nutrimento, sacrificano il soffio espirato in se stesso.

 

SPIEGAZIONE

Il sisitema descritto in questo verso, il pranayama, è una delle pratiche dell'hatha-yoga e permette di controllare la respirazione grazie, inizialmente, a determinate posizioni. Queste pratiche yoga aiutano a controllare i sensi e a progredire nella realizzazione spirituale. Lo yogi si esercita a controllare le arie contenute nel corpo in modo da invertire le direzioni del loro passaggio. L'aria apana, per esempio, discende, mentre il prana ascende. Il pranayama-yogi impara a respirare nel senso inverso al corso normale dell'aria, offrendo l'aria inspirata all'aria espirata, finché queste due correnti si neutralizzano in un equilibrio stabile, il puraka. L'offerta dell'aria espirata all'aria inspirata si chiama recaka. L'arresto totale delle due arie è il kumbhaka-yoga, e con questa pratica lo yogi accresce considerevolmente la sua longevità al fine di poter raggiungere la perfezione nella realizzazione spirituale. Lo yogi intelligente mira a raggiungere la perfezione in una sola vita, senza aspettare la successiva, perciò accresce di molti anni la sua vita attraverso la pratica del kumbhaka-yoga. L'uomo cosciente di Krishna, tuttavia, controlla automaticamente i propri sensi rimanendo sempre assorto nel trascendentale servizio d'amore al Signore. Essendo sempre impegnati al servizio di Krishna, i suoi sensi non hanno la possibilità di dirigersi su altri oggetti. Così, alla fine della vita, egli sarà senza dubbio elevato al piano trascendentale di Sri Krishna; perciò non ha bisogno di sforzarsi per accrescere la propria longevità. Raggiunge subito la liberazione, come afferma il Signore stesso nella Bhagavad-gita (14.26):

mam ca yo 'vyabhicarena
bhakti-yogena sevate
sa gunam samatityaitan
brahma-bhuyaya kalpate

"Chi s'impegna completamente nel servizio devozionale, senza deviare in nessuna circostanza, trascende le tre influenze della natura materiale e raggiunge immediatamente il piano spirituale."

Una persona cosciente di Krishna parte già da un livello spirituale e mantiene sempre la coscienza. Non corre dunque il rischio di cadere, ma entra direttamente nel regno del Signore. Questo verso indica la necessità di limitare il cibo. Tale restrizione si compie automaticamente se si prepara solo del prasadam, cibo offerto al Signore. Ridurre la quantità di cibo facilita notevolmente il controllo dei sensi. Senza questo controllo è impossibile troncare i legami che ci trattengono alla materia.

 

VERSO 30

sarve 'py ete yajna vido
yajna-ksapita-kalmasah
yajna-sistamrita-bhujo
yanti brahma sanatanam

sarve: tutti; api: benché apparentemente differenti; ete: questi; yajna-vidah: esperti dell'obiettivo del compiendo di sacrifici; yajna-ksapita: purificati col risultato di tali adempimenti; kalmasah: di reazioni colpevoli; yajna-sista: del risultato di tale yajna; amrita-bhujah: coloro che hanno gustato tale nettare; yanti: avvicinano; brahma: la suprema; sanatanam: atmosfera eterna.

 

TRADUZIONE

Tutti coloro che conoscono lo scopo del sacrificio si purificano dalle reazioni del peccato, e avendo gustato il nettare dei frutti del sacrificio avanzano verso la suprema ed eterna atmosfera.

 

SPIEGAZIONE

Nella descrizione delle diverse forme di sacrificio (il sacrificio dei beni materiali, lo studio dei Veda e di varie teorie filosofiche, la pratica dello yoga e così via), si è potuto notare che esse mirano tutte al controllo dei sensi. Il desiderio di gratificazione dei sensi è la causa prima dell'esistenza materiale, perciò senza liberarsi da questo desiderio è impossibile raggiungere la vita eterna, fatta di conoscenza e felicità perfette. Questa vita si svolge nell'atmosfera eterna, nell'atmosfera del Brahman. Tutti i sacrifici menzionati sopra aiutano l'uomo a liberarsi dalle conseguenze nefaste dei suoi atti colpevoli. Grazie a questo progresso, non solo egli diventa felice e prospero in questa vita, ma alla fine di questa vita entra nel regno di Dio, dove potrà fondersi nel Brahman impersonale o raggiungere la compagnia intima di Krishna, la Persona Suprema.

 

VERSO 31

nayam loko 'sty ayajnasya
kuto 'nyah kuru-sattama

na: mai; ayam: questo; lokah: Pianeta; asti: c'è; ayajnasya: per chi non compie i sacrifici; kutah: dov'è: anyah: l'altro; kuru-sat tama: o migliore tra i Kuru.

 

TRADUZIONE

O migliore della dinastia Kuru, senza sacrifici non si può vivere felici su questo pianeta o in questa vita; che dire della prossima?

 

SPIEGAZIONE

Qualunque sia la nostra condizione in questo mondo, ci troviamo tutti immersi nell'ignoranza più totale della nostra vera natura. Questa ignoranza è la causa di una vita colpevole, che a sua volta ci fa prolungare la permanenza nell'universo materiale. In altre parole, l'esistenza nel mondo materiale è dovuta alle molteplici reazioni delle nostre vite peccaminose. La forma umana è l'unica possibilità di uscire da questa prigione materiale. Perciò i Veda insegnano all'uomo come liberarsi, mostrando la via delle pratiche religiose, dello sviluppo economico e del piacere materiale regolato, e offrendo infine il modo di lasciare una volta per sempre la miserabile condizione materiale. Le pratiche religiose (cioè i differenti sacrifici raccomandati prima) risolvono automaticamente ogni problema economico. Compiendo gli yajna (sacrifici) si ottiene tutto il cibo necessario alla vita - latte, cereali, frutta e verdura - anche in caso di cosiddetta sovrappopolazione. Ma una volta sazio, l'uomo vorrà soddisfare i sensi. Allora i Veda raccomandano il matrimonio consacrato, che permette una gratificazione dei sensi regolata. Osservando queste regole l'uomo si libera gradualmente dal giogo della materia, e giungendo alla liberazione perfetta ritrova la compagnia eterna del Signore Supremo.

La perfezione si raggiunge compiendo gli yajna (sacrifici), come abbiamo spiegato sopra. Perciò una persona che non è pronta a compiere questi yajna secondo le prescrizioni dei Veda come può aspettarsi una vita felice in questo corpo, e che dire in un corpo successivo su un altro pianeta? Solo chi segue gli yajna sarà felice. Ci sono diversi gradi di felicità, per esempio i pianeti celesti offrono una vasta gamma di comodità materiali, ma la più alta felicità si può avere raggiungendo i pianeti spirituali grazie alla pratica della coscienza di Krishna. Una vita in coscienza di Krishna offre dunque la soluzione a tutti i problemi dell'esistenza materiale.

 

VERSO 32

evam bahu-vidha yajna
vitata brahmano mukhe
karma-jan viddhi tan sarvan
evam jnatva vimoksyase

evam: così; bahu-vidhah: vari tipi di; yajnah: sacrifici; vitatah: diffusi; brahmanah: dei Veda; mukhe: attraverso la bocca; karma-jan: nati dall'attività; viddhi: dovresti sapere; tan: loro; sarvan: tutti; evam: così; jnatva: conoscendo; vimoksyase: sarai liberato.

 

TRADUZIONE

Tutti questi differenti sacrifici sono approvati dai Veda e sono concepiti secondo le diverse forme di attività. Sapendo questo, sarai liberato.

 

SPIEGAZIONE

Come si è visto, i Veda raccomandano differenti sacrifici per diversi tipi di persone. Poiché di solito l'uomo ha di sé una coscienza totalmente fisica, si sono concepiti vari sacrifici da compiersi col corpo, con la mente o con l'intelligenza; ma tutti mirano a liberare l'uomo dal corpo. Il Signore stesso lo conferma in questo verso.

 

VERSO 33

sreyan dravya-mayad yajnaj
jnana-yajnah parantapa
sarvam karmakhilam partha
jnane parisamapyate

sreyan: più grande; dravya-mayat: di beni materiali; yajnat: del sacrificio; jnana-yajnah: sacrificio in conoscenza; parantapa: o castigatore del nemico; sarvam: tutte; karma: attività; akhilam: nella totalità; partha: o figlio di Pritha; jnane: in conoscenza; parisamapyate: fine.

 

TRADUZIONE

O vincitore del nemico, il sacrificio compiuto in conoscenza è superiore al semplice sacrificio dei beni materiali perché in realtà il sacrificio dell'azione culmina nella conoscenza trascendentale, o figlio di Pritha.

 

SPIEGAZIONE

Lo scopo di seguire i sacrifici è quello di acquisire la conoscenza completa, poi di sfuggire alle sofferenze materiali e infine di impegnarsi nel trascendentale servizio d'amore al Signore Supremo nella coscienza di Krishna. Ma dietro questi sacrifici c'è un segreto che bisogna conoscere. I sacrifici assumono differenti forme secondo la fede di chi li compie e il loro valore varia con la conoscenza di quest'ultimo. Colui che, grazie alla sua fede trascendentale, compie sacrifici in piena conoscenza dev'essere considerato superiore a colui che sacrifica i propri beni materiali senza avere questa conoscenza. Quest'ultimo rimane a un livello materiale perché i suoi sacrifici non producono alcun beneficio spirituale. La vera conoscenza culmina nella coscienza di Krishna, senza la quale i sacrifici rimangono solo attività materiali. Quando però sono eseguiti con conoscenza trascendentale entrano a far parte del piano spirituale. Secondo lo stato di coscienza di chi li compie, i sacrifici prendono il nome di karma-kanda (azioni interessate) e jnana-kanda (ricerca della conoscenza) che ha un valore superiore.

 

VERSO 34

tad viddhi pranipatena
papriprasnena sevaya
upadeksyanti te jnanam
jnaninas tattva-darsinah

tat: la conoscenza di differenti sacrifici: viddhi: cercare di capire; pranipatena: avvicinando un maestro spirituale; pariprasnena: informando con attitudine sottomessa; sevaya: offrendo servizio; upadksyanti: inizieranno; te: te; jnanam: alla conoscenza; jnaninah: le anime realizzate; tattva: la verità; darsinah: che vedono.

 

TRADUZIONE

Cerca di conoscere la verità avvicinando un maestro spirituale, ponigli delle domande con sottomissione e servilo. L'anima realizzata può rivelarti la conoscenza perché ha visto la verità.

 

SPIEGAZIONE

La via della realizzazione spirituale è senza dubbio difficile. Perciò il Signore ci esorta a cercare un maestro autentico, appartenente alla successione spirituale di cui Egli è la fonte. Nessuno è un vero maestro spirituale se non appartiene a una successione di maestri autorizzata da Krishna. Il Signore è il maestro spirituale originale, e soltanto una persona che appartiene alla successione autentica di maestri può trasmettere il Suo messaggio così com'è. Non si giunge alla realizzazione spirituale seguendo un metodo di propria invenzione, com'è di moda oggi. Lo Srimad Bhagavatam afferma, dharmam tu saksad bhagavat-pranitam: "Il sentiero della religione è tracciato direttamente dal Signore." (S.B. 6.3.19)

Né le speculazioni intellettuali né i ragionamenti futili possono favorire il nostro progresso nella vita spirituale. Per ricevere la conoscenza dobbiamo avvicinare un maestro spirituale autentico, dobbiamo accettarlo con piena sottomissione e servirlo considerandoci i suoi umili servitori. Soddisfare un maestro spirituale perfetto è il segreto per avanzare nella vita spirituale. Fargli delle domande e sottomettersi a lui è la chiave di tutta la comprensione spirituale. Senza sottomissione e servizio, le domande che potremo rivolgere al maestro spirituale non saranno d'aiuto al nostro avanzamento. Bisogna sapersi qualificare agli occhi del maestro spirituale, in modo che vedendo la sincerità del discepolo il maestro lo benedica subito con una genuina conoscenza spirituale. Questo verso condanna l'accettazione cieca e le domande assurde. Non è sufficiente ascoltare con sottomissione il maestro spirituale, bisogna anche sforzarsi di comprendere i suoi insegnamenti servendolo e rivolgendogli domande pertinenti. Il maestro spirituale autentico è per natura colmo d'affetto verso il suo discepolo. Perciò, quando il discepolo s'abbandona totalmente al suo maestro, pronto a servirlo, il loro scambio di domande e di conoscenza sarà perfetto.

 

VERSO 35

yaj jnatva na punar moham
evam yasyasi pandava
yena bhutany asesani
draksyasy many atho mayi

yat: ciò; jnatva: sapendo; na: mai; punah: di nuovo; mohan: nell'illusione; evam: come questa; yasyasi: andrai; pandava: o figlio di Pandu; yena: dal quale; bhutani: esseri viventi; asesani: tutti; draksyasi: vedrai; atmani: nell'anima Suprema; atha u: o in altre parole; mayi: in Me.

 

TRADUZIONE

E quando avrai acquisito la vera conoscenza da un'anima realizzata non cadrai mai più nell'illusione perché grazie a questa conoscenza capirai che tutti gli esseri sono parte del Supremo; in altre parole, essi Mi appartengono.

 

SPIEGAZIONE

Ricevendo la conoscenza da un'anima realizzata, consapevole della realtà delle cose, l'uomo può comprendere che tutti gli esseri fanno parte integrante di Dio, Sri Krishna, la Persona Suprema. L'illusione di essere separati da Krishna si chiama maya (ma: non; ya: questo). Alcuni credono che gli esseri viventi non abbiano alcun legame con Krishna; pensano che Krishna sia solo un grande personaggio storico che la Verità Assoluta sia il Brahman impersonale, come insegna la Bhagavad-gita, è lo sfolgorio emanante dal corpo di Krishna. Krishna è Dio, la Persona Suprema, la causa di tutto ciò che esiste. Anche nella Brahma-samhita è chiaramente affermato che Krishna è Dio, La Persona Suprema, la causa di tutte le cause. Gli innumerevoli avatara, come tutti gli esseri viventi, sono Sue emanazioni. I filosofi mayavadi credono erroneamente che quando Krishna Si moltiplica perda la Sua individualità. Questo è un ragionamento del tutto materiale, perché soltanto nel mondo materiale un oggetto perde la sua integrità originale se viene frammentato. I filosofi mayavadi non possono comprendere che nel mondo assoluto uno più uno fa uno, e uno meno uno fa sempre uno.

A causa della nostra ignoranza della scienza assoluta siamo ora coperti dall'illusione e crediamo di essere separati da Krishna. In realtà, sebbene siamo distinti da Krishna, noi rimaniamo sempre Sue parti integranti. Anche le differenze che vediamo tra i corpi degli esseri viventi sono maya, illusorie e ingannevoli. Tutti siamo creati per soddisfare Krishna. Soltanto l'influsso di maya può far credere ad Arjuna che i legami materiali e temporanei con la famiglia siano più importanti dei legami spirituali ed eterni con Krishna. Lo scopo della Bhagavad-gita è quello d'insegnarci che l'essere vivente, servitore eterno di Krishna, non può essere separato da Lui e la sua convinzione di esistere fuori di Krishna è maya (illusione). L'essere vivente, come parte integrante del Signore Supremo, ha il dovere ben preciso di servirLo. Ma poiché ha dimenticato questo dovere da tempo immemorabile, è costretto ad abitare per un tempo illimitato i corpi di uomo, animale, essere celeste e altri ancora. Questi differenti corpi nascono tutti dal rifugio di servire il Signore. Ma questo velo d'illusione può essere rimosso subito se si serve con amore il signore nella coscienza di Krishna.

Soltanto da un maestro spirituale autentico è possibile acquisire la conoscenza pura e non commettere più l'errore porre sullo stesso piano l'essere vivente e Krishna. Conoscenza perfetta significa sapere che Krishna, L'Anima Suprema, è il rifugio ultimo di tutti gli esseri e che gli esseri, appena fuori da questa protezione, cadono sotto il dominio dell'energia materiale illusoria. Ingannati da questa energia, gli esseri credono di esistere indipendentemente dal Signore, e sotto il velo di svariate identità materiali dimenticano Krishna. Quando però questi esseri deviati sviluppano la coscienza di Krishna si situano sulla via della liberazione. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma: muktir hitvanyatha-rupam svarupena vyavasthitih, liberazione significa ritrovare la propria condizione originale di servitore eterno di Krishna. (S.B. 2.10.6)

 

VERSO 36

api ced asi papebhyah
sarvebhyah papa-krit-tamah
sarvam jnana-plavenaiva
vjinam santarisyasi

api: anche; cet: se; asi: tu sei; ppebhyah: di peccatori; sarvebhyah: di tutti; papa-krit-tamah: il più grande peccatore; sarvam: tutte queste reazioni colpevoli; jnana-plavena: col vascello della conoscenza trascendentale; eva: certamente; vrijinam: l'oceano di miserie; santarisyasi: attraverserai completamente.

 

TRADUZIONE

Anche se tu fossi considerato il peggiore dei peccatori, una volta salito sul vascello della conoscenza trascendentale riuscirai a superare l'oceano della sofferenza.

 

SPIEGAZIONE

Nella lotta per l'esistenza affondiamo sempre più nell'oceano dell'ignoranza, ma la chiara comprensione del nostro legame originale con Krishna ci salva da questo pericolo. Il mondo materiale è paragonato talvolta a un fuoco ardente, talvolta a un oceano d'ignoranza. In pieno oceano, perfino il nuotatore più esperto è costretto a una lotta disperata per sopravvivere, e accoglierla come il più grande salvatore chi lo sottrarrà ai flutti. Così la conoscenza perfetta ricevuta da Dio, la coscienza di Krishna, semplice e sublime, sarà la nostra "scialuppa di salvataggio".

 

VERSO 37

yathaidhamsi samiddho 'gnir
bhasma-sat korute 'rjuna
jnanagnih sarva-karmani
bhasma-sat kurute tatha

yatha: come; edhamsi: legno; samiddhah: che arde; agnih: fuoco; bhasma-sat: come; kurute: trasforma; arjuna: o Arjuna; jnana-agnih: il fuoco della conoscenza; sarva-karmani: tutte le reazioni alle attività materiali; bhasma-sat: in cenere; kurute: trasforma; tatha: similmente.

 

TRADUZIONE

Come il fuoco ardente riduce in cenere il legno, o Arjuna, così il fuoco della conoscenza riduce in cenere tutte le reazioni delle attività materiali.

 

SPIEGAZIONE

In questo verso la conoscenza dell'anima e dell'Anima Suprema e della loro relazione è paragonata a un fuoco. Questo fuoco non solo consuma tutte le reazioni delle nostre attività empie, ma anche le reazioni delle nostre attività pie, riducendole tutte in cenere. Infatti, ogni azione ha delle reazioni che si manifestano in differenti gradi: alcune reazioni stanno per essere generate dai nostri atti presenti, altre ci colpiscono in questo momento, altre stanno per raggiungerci e altre non si sono ancora manifestate. Ma la conoscenza della vera natura dell'essere vivente le riduce tutte in cenere. Quando si ha la completa conoscenza, tutte le reazioni, sia quelle a priori che quelle a posteriori, sono distrutte. I Veda (Brihad-ranyaka Upanisad 4.4.22) lo confermano, ubhe uhaivaisa ete taraty amritah sadhv-asadhuni: "Si vincono così le reazioni di tutti i nostri atti, colpevoli e virtuosi."

 

VERSO 38

na hi jnanena sadrisam
pavitram iha vidyate
tat svayam yoga-samsiddhah
kalenatmani vindati

na: niente; hi: certamente; jnanena: con la conoscenza; sadrisam: a paragone; pavitram: santificato; iha: in questo mondo; vidyate; esiste; tat: ciò; svayam: se stesso; yoga: nella devozione; samsidddhah: reso maturo; kalena: nel corso del tempo; atmani: in se stesso; vindati: gode.

 

TRADUZIONE

In questo mondo è così sublime e puro come la conoscenza trascendentale. Tale conoscenza è il frutto maturo di ogni misticismo. Chi è diventato perfetto nella pratica del servizio devozionale gode in se stesso di questa conoscenza nel corso del tempo.

 

SPIEGAZIONE

Per conoscenza trascendentale intendiamo una conoscenza che trascende la conoscenza materiale. Per conoscenza trascendentale intendiamo una conoscenza che trascende la conoscenza materiale. Perciò niente è così puro e sublime come la conoscenza trascendentale. L'ignoranza è la causa della nostra schiavitù, e la conoscenza è la causa della nostra liberazione. Questa conoscenza è il frutto maturo del servizio devozionale, e quando la possediamo non abbiamo più bisogno di cercare altrove la pace, perché la troveremo in noi stessi. In altre parole, la conoscenza e la pace trovano il loro culmine nella coscienza di Krishna. Questa è la conclusione finale della Bhagavad-gita.

 

VERSO 39

sraddhaval labhate jnanam
tat-parah samyatendriyah
jnanam labdhva param santim
acirenadhigacchati

sraddha-van: un uomo pieno di fede; labhate: raggiunge; jnanam: la conoscenza; tat-parah: molto attaccata ad essa; samyata: controllati; indriah: i sensi; jnanam: conoscenza; labdva: avendo raggiunto; param: trascendentale; santim: pace; acirena: molto presto; adhigacchati: raggiunge.

 

TRADUZIONE

L'uomo di fede, che è votato alla conoscenza trascendentale e domina i sensi, è idoneo a ottenere tale conoscenza, e dopo averla raggiunta conquista presto la suprema pace spirituale.

 

SPIEGAZIONE

La conoscenza trascendentale può essere acquisita da colui che ha ferma fede nell'esistenza di Krishna. Si dice che un uomo ha fede quando è sicuro che semplicemente seguendo i princìpi della coscienza di Krishna raggiungerà la più alta perfezione. Questa fede si conquista servendo il Signore con devozione e cantando o recitando il maha-mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, che lava il cuore da tutte le impurità. Oltre ad avere fede, si devono anche controllare i sensi. Una persona che ha fede in Krishna e controlla i sensi può facilmente e immediatamente raggiungere la perfezione nella coscienza di Krishna.

 

VERSO 40

ajnas casraddadhanas ca
samsayatma vinasyati
nayam loko 'sti na paro
na sukham samsayatmanah

ajnah: uno sciocco privo della conoscenza delle scritture; ca: e; asraddadhanah: privo di fede nelle scritture rivelate; ca: anche; samsaya: di dubbi; atma: una persona; vinasyati: cade; na: mai; ayam: in questo; lokah: mondo; asti: c'è; na: nemmeno; parah: nella prossima vita; na: non; sukham: felicità; samsaya: piena di dubbi; atmanah: della persona.

 

TRADUZIONE

Ma gli uomini ignoranti e privi di fede che dubitano delle Scritture rivelate non possono diventare coscienti di Dio e si degradano. Per colui che dubita non c'è felicità né in questa vita né nella prossima.

 

SPIEGAZIONE

Tra tutte le Scritture rivelate, la Bhagavad-gita è la migliore. Ma certe persone, che sono quasi come animali, non hanno fede nelle Scritture né hanno conoscenza dei princìpi che esse rivelano; anche se talvolta ne sanno qualcosa e sono perfino capaci di citarne dei passi, in realtà non hanno alcuna fede negli insegnamenti delle Scritture. Oppure, altri hanno fede nelle Scritture rivelate come la Bhagavad-gita, ma non riconoscono né adorano Dio, Sri Krishna. Anche se adottano i princìpi della coscienza di Krishna, tali persone non riescono a seguirli fino in fondo. Tutte dovranno tornare alla vita materiale. Coloro che mettono continuamente in dubbio le Scritture non faranno mai alcun progresso spirituale. Gli uomini che non hanno fede in Dio e nel Suo insegnamento non troveranno la felicità né in questa vita né nell'altra, anzi non conosceranno neanche la minima gioia. bisogna dunque seguire con fede i princìpi delle Scritture rivelate ed elevarsi così fino al piano della conoscenza. Solo questa conoscenza potrà condurci alla coscienza spirituale. In altre parole, chi dubita delle Scritture non può fare neppure un passo verso la liberazione spirituale. Per raggiungere il successo è necessario seguire le orme dei grandi acarya appartenenti a una successione spirituale autentica.

 

VERSO 41

yoga-sannyasta-karmanam
jnana-sanchinna-samsayam
atmavantam na karmani
nibadhnanti dhanajjaya

yoga: col servizio devozionale nel karma-yoga; sannyasta: la persona che ha rinunciato; karmanam: ai frutti delle azioni; jnana: con la conoscenza; sanchinna: troncate; samsayam: dubbi; atma-vantam: situati nel sé; na: mai; karmani: azioni; nibadhnanti: legano; dhananjaya: o conquistatore di ricchezze.

 

TRADUZIONE

L'uomo che agisce nel servizio devozionale rinunciando ai frutti dell'azione, e ha eliminato i dubbi con la conoscenza trascendentale, è fermamente stabilito nel sé; non è quindi legato dalle conseguenze dell'azione, o conquistatore delle ricchezze.

 

SPIEGAZIONE

Colui che segue l'insegnamento della Bhagavad-gita, così com'è stato dato dal Signore stesso, si libera da tutti i dubbi grazie alla conoscenza trascendentale. Parte integrante di Krishna e assorto in Krishna, egli potrà riprendere coscienza del suo vero sé e superare senza dubbio i legami dell'azione.

 

VERSO 42

tasmad ajnana-sambhutam
hrit-stham jnanasinatmanah
chittvainam samsayam yogam
atishottisha bharata

tasmat: perciò; ajnnana-sambhutam: causato dall'ignoranza; hrit-stham: situato nel cuore; jnana: di conoscenza; asina: con l'arma; atmanah: del sé; chittva: tagliando; enam: questo; samsayam: dubbio; yogam: nello yoga; atistha: situato; uttistha: alzati per combattere; bharata: o discendente d Bharata.

 

TRADUZIONE

I dubbi che sono sorti nel tuo cuore a causa dell'ignoranza devono dunque essere troncati con l'arma della conoscenza. Armato dello yoga, o Bharata, alzati e combatti.

 

SPIEGAZIONE

Lo yoga descritto in questo capitolo è detto sanatana-yoga, o la funzione eterna dell'essere vivente. Questo yoga comprende due forme di sacrificio: l'abbandono dei beni materiali e la ricerca del sé, che è un'attività completamente spirituale. Se il sacrificio dei beni non è motivato dal desiderio di realizzazione spirituale, è un atto materiale. Invece, se è compiuto con un fine spirituale, per servire Krishna con amore, è perfetto. Sul piano spirituale esistono due forme di attività: una diretta alla comprensione della nostra natura e della posizione in rapporto a Dio, e l'altra diretta alla comprensione della verità sulla Persona Suprema, Dio. Chi studia la Bhagavad-gita così com'è riuscirà facilmente ad assimilare la conoscenza spirituale sotto questi due aspetti. Non avrà difficoltà a comprendere la natura dell'essere come parte integrante del Signore e la natura trascendentale delle attività del Signore. All'inizio di questo capitolo il Signore stesso ha parlato delle Sue attività trascendentali. Colui che non capisce l'insegnamento della Bhagavad-gita dev'essere considerato un miscredente che usa nel peggiore dei modi l'indipendenza parziale che gli accorda il Signore. Nonostante questo insegnamento colui che non riconosce la vera natura di Krishna e non capisce che Egli è Dio, l'eterna Persona Suprema piena di felicità e conoscenza è certamente il più grande sciocco. Questa ignoranza, però può essere rimossa accettando gradualmente di seguire i princìpi della coscienza di Krishna.

La coscienza di Krishna si risveglia gradualmente con l'offerta di sacrifici agli esseri celesti e al Brahman, col voto di castità, con la restrizione nella vita coniugale e familiare, col controllo dei sensi, con la pratica dello yoga mistico con l'austerità, col dono dei beni materiali, con lo studio dei Veda e il rispetto del varnasrama-dharma. Tutte queste attività costituiscono dei sacrifici e si fondano su precise regole, ma il loro valore sta nel fatto che hanno come scopo la realizzazione spirituale. Chi mira a questo fine è il vero studente della Bhagavad-gita, ma chi dubita dell'autorità di Krishna si degraderà. Si consiglia dunque di studiare la Bhagavad-gita, come ogni altro Testo sacro, sotto la guida di un maestro spirituale autentico, in uno spirito di servizio e sottomissione. Un maestro spirituale è autentico se appartiene a una successione di maestri che risale a Krishna stesso, e se non si allontana minimamente dalle istruzioni del Signore Supremo, così come furono impartite milioni di anni fa al dio del sole e dal quale furono in seguito trasmesse agli uomini della Terra. È dunque indispensabile seguire i sentiero tracciato dalla Bhagavad-gita secondo le direttive date nella Bhagavad-gita stessa, diffidando dei falsi maestri che per desiderio di fama allontanano la gente dalla vera via. Il Signore è senza ombra di dubbio la Persona Suprema e i Suoi atti trascendono la materia. Chi comprende questo si libera dal condizionamento materiale appena comincia lo studio della Bhagavad-gita.

 

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul quarto capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "La conoscenza trascendentale."

 

 

NOTE

  1. Questi dodici devoti elencati qui sono conosciuti come mahajana, "le maggiori autorità in campo spirituale" o "i padri della religione".

  2. Esistono altre cinque arie, più sottili, che sono il naga-vayu, il kurma-vayu, il krikara-vayu, il devadatta-vayu e il dhananjaya-vayu.

 

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