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CAPITOLO 5
Karma-yoga,
arjuna uvaca arjunah uvaca: Arjuna disse; sannyasam: rinuncia; karmanam: di tutte le attività; krishna: o Krishna; punah: di nuovo; yogam: servizio devozionale; ca: anche; samsasi: Tu stai elogiando; yat: quale; sreyah: è più benefico; etayoh: di questi due; ekam: uno; tat: che; me: a me; bruhi: dimmi Ti prego; su-niscitam: definitivamente.
TRADUZIONE Arjuna disse:
SPIEGAZIONE In questo quinto capitolo della Bhagavad-gita il Signore dichiara che l'azione devozionale è superiore all'arida speculazione mentale. In realtà il servizio di devozione è più facile perché, essendo trascendentale, libera l'uomo dalle conseguenze delle sue azioni. Il secondo capitolo c'introduceva alla conoscenza dell'anima, spiegando come essa si trovi prigioniera del corpo e presentava il metodo per mettere fine a questo condizionamento, cioè il buddhi-yoga, ovvero il servizio di devozione. Il terzo capitolo mostrava come la persona che possiede la conoscenza spirituale non abbia più alcun dovere da compiere. E nel quarto capitolo il Signore insegnava ad Arjuna che tutti i sacrifici culminano nella conoscenza. Tuttavia, alla fine del quarto capitolo, il Signore consigliava ad Arjuna, una volta che si era stabilito nella conoscenza perfetta, di alzarsi e combattere. Sottolineando l'importanza dell'azione devozionale e insieme dell'inazione nella conoscenza, Krishna scuote la determinazione di Arjuna, immergendolo ancora di più nella confusione. Arjuna pensa che la rinuncia nella conoscenza implichi la cessazione di ogni attività dei sensi: come si può, da un lato, cessare di agire e dall'altro agire nel servizio devozionale? In altre parole, Arjuna crede che il sannyasa, cioè la rinuncia nella conoscenza, implichi l'arresto di ogni tipo di attività, perché l'azione e la rinuncia gli sembrano incompatibili. Sembra non capire che l'azione compiuta nella conoscenza non genera nessuna reazione e quindi si ricongiunge all'inazione. Perciò Arjuna domanda se è preferibile rinunciare ad agire o agire in piena conoscenza.
sri-bhagavan uvaca sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; sannyasah: rinuncia all'azione; karma-yogah: azione in devozione; ca: anche; nihsreyasa-karau: guidando al sentiero di liberazione; ubhau: entrambe; tayoh: delle due; tu: ma; karma-sannyasat: paragonata alla rinuncia dell'attività interessata; karma-yogah: attività in devozione; visisyate: è migliore.
TRADUZIONE Dio,
la persona Suprema, rispose:
SPIEGAZIONE L'azione interessata, compiuta per la gratificazione dei sensi, è la causa del condizionamento materiale. Finché l'uomo agisce al solo scopo di migliorare le condizioni di vita materiale dovrà trasmigrare di corpo in corpo, perpetuamente prigioniero del mondo materiale. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma: nunam pramattah kurute vikarma "L'uomo è avido di piaceri materiali, e ignora che il suo corpo, pieno di miserie è il risultato delle azioni interessate che ha compiuto in passato. Questo corpo, benché temporaneo, fonte di continue sofferenze. A che serve, dunque, agire soltanto per il proprio piacere? Vive invano l'uomo che non cerca di conoscere la sua vera identità. Finché non conosce la sua vera identità agirà solo per il proprio piacere e finché resterà immerso nella coscienza del piacere dei sensi dovrà trasmigrare da un corpo all'altro. Anche se abbiamo la mente immersa nell'ignoranza e pervasa dal desiderio dei frutti dell'azione dobbiamo imparare ad amare il servizio di devozione a Vasudeva, il Signore, Soltanto allora potremo troncare i legami dell'esistenza materiale." S.B. 5.5.4-6) Per raggiungere la liberazione non è sufficiente essere uno jnani, cioè sapere di non essere un corpo materiale ma un'anima spirituale. Si deve anche agire come anima spirituale, perché questo è l'unico modo per sfuggire al condizionamento materiale. Infatti, l'azione compiuta nella coscienza di Krishna non ha niente in comune con l'azione materiale interessata, ma ci consente di avanzare verso la conoscenza pura. Rinunciare alle attività interessate, senza impegnarsi nella coscienza di Krishna, non basta a purificare il cuore dell'anima condizionata. E finché il cuore non è purificato è impossibile evitare d'impegnarsi in attività interessate. Ma l'azione compiuta nella coscienza di Krishna libera immediatamente l'anima dalle conseguenze dell'azione interessata e le impedisce di venire nuovamente coinvolta nelle attività materiali. L'azione compiuta nella coscienza di Krishna è dunque superiore alla semplice rinuncia, che comporta sempre il rischio di una caduta. La rinuncia senza coscienza di Krishna è incompleta, come Srila Rupa Gosvami conferma nel suo Bhakti-rasamrita-sindhu (1.2.258): prapancikataya buddya "La rinuncia di chi desidera raggiungere
la liberazione liberandosi di cose che, anche se materiali, sono
legate a Dio, la Persona Suprema, è una rinuncia incompleta."
jneyah sa nitya-sannyasi jneyah: dovrebbe essere risaputo; sah: egli; nitya: sempre; sannyasi: che rinuncia; yah: chi; na: né; kanksati: desidera; nirdvandvah: libero da ogni dualità; hi: certamente; maha-baho: (Arjuna) dalle braccia potenti; sukham: felicemente; bandhat: dalla prigionia; pramucyate: è completamente liberato.
TRADUZIONE Chi non disdegna né desidera i frutti delle proprie attività è sempre situato nella rinuncia. O Arjuna dalle braccia potenti, tale persona, libera da ogni dualità, scioglie facilmente i legami della materia ed è completamente liberata.
SPIEGAZIONE L'uomo che è pienamente impegnato nella coscienza di Krishna è sempre situato nella rinuncia perché né desidera i frutti delle sue azioni. Quest'uomo rinunciato, dedicato al trascendentale servizio d'amore al Signore, possiede la conoscenza perfetta perché conosce la relazione eterna che lo unisce a Krishna. Egli sa perfettamente che Krishna è il Tutto e l'essere è parte integrante di Krishna. Questa conoscenza è perfetta sotto ogni aspetto: qualitativamente sa di essere uguale a Krishna perché la sua natura è spirituale, ma dal punto di vista quantitativo si riconosce subordinato a Lui come parte infinitesimale della Sua Persona. La teoria di unità con Krishna non è esatta perché una parte non può mai uguagliare il tutto. Raggiunta questa conoscenza della identità qualitativa e della sua differenza quantitativa con Dio, l'uomo raggiunge la pienezza, libero da ogni desiderio e da ogni lamento; la sua mente non conosce più dualità perché egli agisce esclusivamente per il piacere di Krishna. E superata la dualità, raggiunge, in questo stesso mondo, la liberazione.
sankhya-yogau prithag balah sankhya: studio analitico del mondo materiale; yogau: azione nel servizio devozionale; prithak: differente; balah: meno intelligente; pravadanti: dice; na: mai; panditah: la persona colta; ekam: in uno; api: anche; asthitah: essendo situato; samyak: completo; ubhayoh: di entrambi; vindate: gode; phalam: il risultato.
TRADUZIONE Soltanto l'ignorante sosterrà che il servizio devozionale [karma-yoga] è differente dallo studio analitico del mondo materiale [sankhya]. I veri eruditi affermano che seguendo con serietà una di queste vie si ottiene il medesimo risultato.
SPIEGAZIONE Lo scopo dello studio analitico del mondo materiale è scoprire l'anima, sorgente della vita. L'anima del mondo materiale è Visnu, l'Anima Suprema. Chi serve Krishna serve allo stesso tempo l'Anima Suprema. Occorre dapprima trovare la radice dell'albero, la fonte del mondo materiale, Visnu, e poi annaffiarla. Così il vero studente della filosofia sankhya trova la radice del mondo materiale, Visnu, quindi, in perfetta conoscenza, s'impegna nel servizio di devozione al Signore. Perciò il sankhya-yoga e il karma-yoga si ricongiungono nella loro essenza perché lo scopo di entrambi è Visnu: Coloro che ignorano il fine ultimo di queste due vie credono che esse differiscano; ma il vero erudito conosce il principio che unisce queste vie.
yat sankhyaih prapyate sthanam yat: ciò; sankhyaih: per mezzo della filosofia sankhya; prapyate: è ottenuto; sthanam: luogo; tat: che; yogaih: col il servizio devozionale; api: gamyate: si raggiunge; ekam: uno; sankhyam: studio analitico; ca: e; yogam: azione devozionale; ca: e; yah: chi; pasyati: vede; sah: egli; pasyati: vede veramente.
TRADUZIONE La persona consapevole che il fine raggiunto con lo studio analitico può essere ottenuto anche col servizio devozionale, e perciò considera sullo stesso piano la via dello studio analitico e la via del servizio devozionale, vede le cose nella loro realtà.
SPIEGAZIONE Il vero scopo della ricerca filosofica è conoscere il fine ultimo dell'esistenza, cioè la realizzazione spirituale. Ecco perché le conclusioni dei due metodi indicati in questo verso non differiscono. La conclusione della ricerca filosofica (il sankhya-yoga) è che l'essere individuale non appartiene al mondo materiale, ma al Tutto spirituale supremo. L'anima spirituale non ha niente in comune col mondo materiale perciò deve agire in relazione col Supremo. Quando agisce nella coscienza di Krishna ritrova la sua posizione naturale, originale ed eterna in relazione con Krishna. La via del sankhya-yoga richiede il distacco dalla materia, mentre la via dello yoga della devozione (bhakti-yoga) richiede l'attaccamento alle azioni compiute per il piacere di Krishna. Sebbene sembri che l'una conduca all'attaccamento e l'altra al distacco, queste due vie, in realtà, si ricongiungono, perché non c'è differenza tra il distacco dalla materia e l'attaccamento a Sri Krishna. Chi sviluppa questa visione vede le cose così come sono.
sannyasas tu maha-baho sannyasah: l'ordine di rinuncia della vita; tu: ma; maha-baho: o (Arjuna) dalle braccia potenti; duhkham: infelicità; aptum: essere afflitto da; ayogatah: senza servizio devozionale; yoga-yuktah: impegnato nel servizio devozionale; munih: un pensatore; brahma: il Supremo; na cirena: senza indugio; adhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE La semplice rinuncia all'attività, senza l'impegno nel servizio di devozione al Signore, non può rendere felici. Una persona riflessiva, impegnata nel servizio devozionale, raggiunge invece il Supremo senza indugio.
SPIEGAZIONE Esistono due tipi di sannyasi, o persone situate nell'ordine di rinuncia: i sannyasi vaisnava, che studiano la filosofia dello Srimad Bhagavatam, il commento autentico del Vedanta-sutra. Anche i sannyasi mayavadi cercano di capire il Vedanta-sutra, ma attraverso lo Sariraka-bhasya, il commento impersonalista dato da Sankaracarya. Gli studenti della scuola bhagavata, a cui appartengono i sannyasi vaisnava, praticano il servizio di devozione secondo le regole del pancaratriki, rimanendo sempre attivi nel trascendentale servizio di devozione al Signore; ma tutti i loro atti, che sono compiuti per amore di Krishna, non hanno nulla di materiale. I sannyasi mayavadi, invece, immersi nello studio del sankhya e del Vedanta, presi dalle loro speculazioni intellettuali, non possono gustare il nettare del servizio di devozione. Poiché i loro studi finiscono col diventare noiosi, si stancano di speculare sul Brahman e si volgono verso lo Srimad Bhagavatam, senza però coglierne il significato, ed è così che incontrano molti ostacoli nello studio di quest'opera. I mayavadi non traggono assolutamente nulla dalle loro aride speculazioni né dalle interpretazioni impersonaliste delle Scritture. I vaisnava, invece, immersi nel servizio di devozione, provano una vera gioia quando compiono i loro doveri trascendentali, e sono sicuri inoltre di raggiungere alla fine il regno di Dio. A volte, a forza di speculare sul Brahman, i sannyasi mayavadi si allontanano dal sentiero della realizzazione spirituale e s'immergono di nuovo nelle attività di questo mondo, magari altruistiche e umanitarie, ma pur sempre materiali. In conclusione, coloro che sono impegnati nella coscienza di Krishna sono in una posizione più elevata e più sicura dei sannyasi impegnati a speculare sulla natura del Brahman, anche se questi ultimi, dopo innumerevoli esistenze, giungono anch'essi alla coscienza di Krishna
yoga-yukto visuddhatma yoga-yuktah: impegnata nel servizio devozionale; visuddha-atma: un'anima purificata; vijita-atma: padrona di sé; jita-indriyah: avendo vinto i sensi; sarva-bhuta: a tutti gli esseri viventi; atma-bhuta-atma: compassionevole; kurvan api: benché impegnata in attività; na: mai; lipyate: s'imprigiona.
TRADUZIONE L'uomo che agisce in devozione, l'anima pura, maestro de sensi e della mente, è caro a tutti e tutti sono cari a lui. Sebbene sia sempre attivo, non è mai condizionato.
SPIEGAZIONE Chi intraprende la via liberatrice della
coscienza di Krishna è molto caro a tutti gli esseri, e tutti gli
esseri gli sono cari. Ciò è dovuto alla sua coscienza di Krishna.
Tale persona non sa vedere nessun essere separato da Krishna, come
i rami e le foglie di un albero non sono separati dall'albero. Sa
bene che annaffiando le radici dell'albero l'acqua si distribuirà
a tutti i rami e alle foglie, e che alimentando lo stomaco l'energia
sarà distribuita a tutte le parti del corpo. Così, chi agisce nella
coscienza di Krishna serve tutti gli esseri e diventa caro a loro.
Se questa persona riesce a soddisfare tutti gli esseri con le sue
opere, ciò è dovuto alla sua coscienza pura. Grazie a questa coscienza
pura, la sua mente è perfettamente controllata, e poiché la sua
mente è controllata, i suoi sensi sono controllati. Con la mente
sempre assorta in Krishna, questa persona non rischia di allontanarsi
da Lui. E non c'è neppure il rischio che impegni i suoi sensi in
qualcosa che non sia il servizio al Signore. Non le piace ascoltare
ciò che non riguarda Krishna, non le piace mangiare cibo non offerto
a Krishna e non desidera recarsi in nessun luogo se non per servire
Krishna. Si può dire dunque che i suoi sensi sono controllati, e
chiunque abbia i sensi controllati non è più causa di disturbo per
nessuno. Ci si può chiedere allora perché Arjuna, che è cosciente
di Krishna, usi violenza contro i suoi nemici.
naiva kincit karomiti na: mai; eva: certamente; kincit: qualsiasi cosa; karomi: io faccio; iti: così; yuktah: impegnato nella coscienza divina; manyeta: pensa; tattva-vit: chi conosce la verità; pasyam: vedendo; srinvan: ascoltando; sprisan: toccando; jighran: odorando; asnan: mangiando; gacchan: andando; svapan: sognando; svasan: respirando; pralapan: parlando; visrijan: abbandonando; grihnan: accettando; unmisan: aprendo; nimisan: chiudendo; api: nonostante; indriyani: i sensi; indriya-arthesu: nella gratificazione dei sensi; vartante: li lascia agire; dharayan: così considerando.
TRADUZIONE L'uomo situato in una coscienza divina, sebbene sia impegnato nel vedere, toccare, mangiare, spostarsi, dormire e respirare, sa interiormente che in realtà non sta agendo affatto. Mentre parla, evacua, riceve, apre o chiude gli occhi è sempre consapevole che soltanto i sensi materiali sono impegnati con i loro oggetti, mentre lui non ha alcun legame con queste azioni.
SPIEGAZIONE Una persona in coscienza di Krishna vive un'esistenza pura, e poiché è assorta nel servizio d'amore a Krishna, i suoi atti non dipendono dai cinque fattori, diretti e indiretti dell'azione, cioè l'autore, l'atto in sé, il luogo, lo sforzo impiegato e il destino. Benché sembri agire col corpo e coi sensi, questa persona resta sempre cosciente della sua vera posizione, che è quella d'impegnarsi in attività spirituali. Chi è in coscienza materiale usa i sensi per il proprio piacere, mentre chi è nella coscienza di Krishna usa i sensi per soddisfare i sensi di Krishna è sempre libera, anche se appare che agisca ancora sul piano dei sensi. Guardare, ascoltare, parlare, evacuare e tutti gli altri fisici sono azioni dei sensi, ma una persona cosciente di Krishna non è mai condizionata dalle azioni dei sensi. Non compie nessun atto fuori del servizio al Signore perché sa di essere l'eterno servitore del Signore.
brahmany adhaya karmani brahmani: a Dio; la Suprema Persona; adhaya: consegnando: karmani: ogni attività; sangam: attaccamento; tyaktva: abbandonando; karoti: compie; yah: chi; lipyate: è colpito; na: mai; sah: egli; papena: dal peccato; padma-patram: una foglia di loto; iva: come; ambhasa: dall'acqua.
TRADUZIONE Chi compie il proprio dovere senza attaccamento, offrendo i frutti al Signore Supremo, non è toccato dal peccato, come la foglia del loto non è toccata dall'acqua.
SPIEGAZIONE In questo verso il termine brahmani significa in coscienza di Krishna. Il mondo materiale è una manifestazione totale delle tre influenze della natura materiale ed è chiamato tecnicamente pradhana. Gli inni vedici sarvam hy etad brahma (Mandukya Upanisad 2), tasmad etad brahma nama-rupam annam ca jayate (Mundaka Upanisad 1.2.10) e la Bhagavad-gita (14.3), mama yonir mahad brahma indicano che tutto, nel mondo materiale, è una manifestazione del Brahman, perché anche se manifestati in modo differente, gli effetti e la causa non sono veramente differenti. La Sri Isopanisad aggiunge inoltre che tutto è in relazione al Brahman Supremo, Sri Krishna, perciò tutto appartiene unicamente a Lui. Colui che sa perfettamente bene che tutto appartiene a Krishna, che Egli è il proprietario di tutto e che tutto dev'essere quindi usato al Suo servizio, naturalmente non deve subire le conseguenze delle proprie azioni colpevoli o virtuose. Tale persona si eleva sopra ogni contaminazione dovuta alle reazioni peccaminose. esattamente come le foglie del loto che, sebbene si trovino sull'acqua, non sono bagnate. Anche il corpo materiale, che il Signore concede per svolgere determinate attività, può essere impegnato nella coscienza di Krishna. Krishna stesso dice nella Bhagavad-gita (3.30), mayi sarvani karmani sannyasya: "Offrimi tutti i tuoi atti." La conclusione è che una persona priva di coscienza di Krishna lavora solo in funzione del corpo e dei sensi materiali, mentre una persona cosciente di Krishna agisce con la consapevolezza che il corpo è proprietà di Krishna e dev'essere dunque usato al servizio di Krishna.
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