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...continua Cap. 5
kayena manasa buddhva kayena: col corpo; manasa: con la mente; buddhya: con l'intelligenza; kevalaih: purificata; indriyaih: con i sensi; api: anche; yoginah: persone coscienti di Krishna; karma: azioni; kurvanti: compiono; sangam: attaccamento; tyaktva: abbandonando; atma: del sé; suddhaye: allo scopo di purificare.
TRADUZIONE Abbandonando ogni attaccamento, gli yogi agiscono col corpo, con la mente, con l'intelligenza e anche con i sensi al solo scopo di purificarsi.
SPIEGAZIONE Agendo nella coscienza di Krishna, per soddisfare i sensi di Krishna, ogni azione, sia del corpo che della mente, sia dell'intelligenza che dei sensi viene purificata dalla contaminazione materiale. Le attività di una persona cosciente di Krishna non producono reazioni materiali. Perciò, per compiere azioni pure (sad-acara), è sufficiente agire nella coscienza di Krishna. Srila Rupa Gosvami scrive nel suo Bhakti-rasamrita-sindhu (1.2.187): iha yasya harer dasye "La persona che agisce in coscienza di
Krishna, cioè nel servizio a Krishna, con il corpo, la mente, l'intelligenza
e le parole è una persona liberata anche in questo mondo, sebbene
le sue attività sembrino materiali."
yuktah karma-phalam tyaktva yuktah: chi è impegnato nel servizio devozionale; karma-phalam: i risultati di ogni attività; tyaktva: abbandonando; sntim: pace perfetta; apnoti: raggiunge; naisikim: costante; ayuktah: chi non è in coscienza di Krishna; kama-karena: per godere del risultato dell'attività; phale: al risultato; saktah: attaccato; nibadhyate: s'impiglia.
TRADUZIONE L'anima fissa nella devozione raggiunge una pace perfetta perché offre a Me il risultato di tutte le sue attività, mentre una persona che non è unita col Divino, ed è avida dei frutti del proprio lavoro, rimane condizionata.
SPIEGAZIONE La differenza tra una persona in coscienza
di Krishna e una persona in coscienza materiale è che la prima è
attaccata a Krishna, mentre la seconda è attaccata ai risultati
delle sue attività. La persona che è attaccata a Krishna e agisce
solamente per soddisfarLo è certamente liberata e non aspira ai
frutti delle proprie azioni. Lo Srimad Bhagavatam spiega
che preoccuparsi dei frutti dell'azione è la prova che si agisce
sotto la concezione della dualità e non si conosce la Verità
Assoluta. Krishna è la Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema.
Nella coscienza di Krishna non c'è dualità. Tutto ciò che esiste
è prodotto dall'energia di Krishna, e Krishna è completamente perfetto.
Perciò le attività nella coscienza di Krishna sono sul piano assoluto,
sono trascendentali e non comportano conseguenze materiali. Nella
coscienza di Krishna si gode dunque di una pace perfetta. Invece,
colui che è preso dall'ansia di ottenere i frutti dell'azione e
la gratificazione dei sensi non può avere questa pace.
sarva-karmani manasa sarva: tutte; karmani: attività; manasa; con la ente; sannyasya: rinunciando; aste:resta; sukham: nella felicità; vasi: chi è controllato; navadvare: nel luogo dalle nove porte; pure: nella città; dehi: l'anima incarnata; na: mai; eva: certamente; kurvan: facendo qualsiasi cosa; na: non; karayan: causando il prodursi.
TRADUZIONE Quando l'essere incarnato domina la sua natura e con la mente rinuncia a ogni azione, risiede felicemente nella città dalle nove porte [il corpo materiale] senza compiere o causare alcuna azione.
SPIEGAZIONE L'anima incarnata vive in una città a nove porte, cioè il corpo. Le azioni del corpo sono regolate in modo automatico dalle tre influenze della natura. Sebbene l'anima sia costretta, per i suoi desideri, ad accettare il condizionamento di un corpo, può superare questo condizionamento, se lo desidera. Solo dimenticando la sua natura superiore l'anima s'identifica col corpo materiale e quindi soffre. Ma con la coscienza di Krishna l'anima può ritrovare la sua vera posizione e uscire dal corpo. Perciò, dal momento in cui si diventa coscienti di Krishna, ci si eleva sopra ogni attività corporea. L'uomo che regola così la propria esistenza, modificando l'oggetto dei suoi interessi, vive nella città dalle nove porte, che la Svetasvatara Upanisad descrive così: nava-dvare pure dehi "Dio, la Persona Suprema, presente nel corpo di ogni essere, controlla tutti gli esseri dell'universo. Il corpo ha nove porte: due occhi, due narici, due orecchi, la bocca, l'ano e l'orifizio genitale. Allo stato condizionato, l'essere vivente s'identifica col corpo, ma non appena ritrova la sua identità in relazione col Signore che è presente in lui, diventa, anche in questo corpo, libero quanto il Signore." (Svetasvatara Upanisad 3.18) Perciò una persona cosciente di Krishna cosciente di Krishna non è contaminata dalle attività interne o esterne del corpo materiale.
na kartrivam na karmani na: mai; kartritvam: diritto di proprietà; na: neppure; karmani: attività; lokasya: della gente; srijati: crea; prabhuh: il maestro della città del corpo; na: né; karma-phala: coi risultati delle attività; samyogam: collegamento; svabhavah: le influenze della natura materiale; tu: ma; pravartate: agisce.
TRADUZIONE L'anima incarnata, maestra della città del corpo, non genera alcuna attività, non induce gli altri ad agire né crea i frutti dell'azione. Tutto ciò è opera delle influenze della natura materiale.
SPIEGAZIONE Come vedremo nel settimo capitolo, l'essere individuale partecipa della stessa natura di Dio, cioè la natura spirituale, che è ben diversa dalla materia, detta natura inferiore. Per una ragione o per l'altra, l'anima, di natura superiore, è entrata da tempo immemorabile a contatto con la materia. il corpo in cui essa abita temporaneamente è la causa di numerose attività e delle reazioni che ne derivano. Vivendo in quest'atmosfera condizionata l'anima deve subire le conseguenze delle attività del corpo perché ha dimenticato la sua natura originale e ha voluto identificarsi col corpo. In realtà, l'essere è prigioniero del corpo ed è costretto a soffrire a causa dell'ignoranza in cui si trova immerso da tempo immemorabile. Ma non appena si stacca dalle attività del corpo, si libera anche dalle loro conseguenze. Nella città de corpo sembra che l'essere regni da sovrano, mentre in realtà non è il proprietario del corpo, né il controllore delle azioni del corpo e delle loro conseguenze. Sperduto nell'oceano dell'esistenza materiale, lotta per sopravvivere, mentre le onde lo sbattono di qua e di là, senza che egli possa in alcun modo controllarle. La soluzione migliore è uscire da queste acque col metodo trascendentale della coscienza di Krishna. Solo questo ci salverà da ogni situazione burrascosa.
nadatte kasyacit papam na: mai: adatte: accetta; kasyacit: di chiunque; papam: colpa; na: non; ca: anche; eva: certamente; su-kritam: attività virtuose; vibhuh: il Signore Supremo; ajnanena; dall'ignoranza; avritam: coperta; jnanam: conoscenza; tena: da questo; muhyanti: confusi; jantavah: gli esseri viventi.
TRADUZIONE Il Signore Supremo non è mai responsabile delle attività pie o colpevoli di qualcuno. Gli esseri incarnati, invece, rimangono confusi a causa dell'ignoranza che copre la loro vera conoscenza.
SPIEGAZIONE Il termine sanscrito vibhu significa
che il Signore Supremo è pieno di illimitata conoscenza, ricchezza,
potenza, fama, bellezza e rinuncia. Egli è sempre soddisfatto in
Se stesso e non è mai toccato dalle azioni, colpevoli o virtuose,
delle anime individuali. Non crea situazioni particolari per nessuno,
ma gli esseri viventi, sviati dall'ignoranza, vogliono godere di
certe condizioni di vita, legandosi così alla catena delle azioni
e delle reazioni. L'essere vivente, grazie alla sua natura superiore,
è pieno di conoscenza. Ma a causa del suo potere limitato tende
a cadere sotto l'influsso dell'ignoranza. Il Signore è onnipotente,
ma l'essere vivente non lo è. Il Signore è vibhu, onnisciente,
mentre l'essere vivente è anu, infinitesimale. ajno jantur aniso 'yam "Gioia e dolore dipendono completamente
dal Signore. Secondo la volontà del Supremo, gli esseri vanno in
cielo o all'inferno, come nuvole portate dal vento."
jnanena tu tad ajnanam jnanena: con la conoscenza; tu: ma; tat: questa; ajnanam: ignoranza; yesm: la cui; nasitam: è distrutta; atmanah: dell'essere vivente; tesam: loro; ditya-vat: come il sole che sorge; jnanam: conoscenza; prakasavyati: rivela; tat param: la coscienza di Krishna.
TRADUZIONE Ma quando si è illuminati dalla conoscenza, da cui l'ignoranza è distrutta, sarà questa conoscenza a rivelare ogni cosa, come il sole illumina ogni cosa durante il giorno.
SPIEGAZIONE Coloro che hanno dimenticato Krishna sono
certamente confusi, ma coloro che sono coscienti di Krishna non
lo sono affatto. La conoscenza, è sempre un vantaggio, come conferma
in molti passi la Bhagavad-gita: sarvam jnana-plavena, jnanagnih
sarva-karmani e na hi jnanena sadrisam. La conoscenza perfetta
si acquisisce quando ci si abbandona a Krishna: bahunam janmanam
ante jnanavan mam prapadyate. (B.g. 7.19) Quando l'uomo,
dopo numerosissime vite, raggiunge la conoscenza perfetta e si abbandona
a Krishna, cioè raggiunge la coscienza di Krishna, ogni cosa si
rivela a lui, come al sorgere del sole. L'essere vivente è confuso
in molti modi. Per esempio, credersi Dio equivale a un tremendo
tonfo nell'ignoranza più grossolana. Se l'essere vivente fosse Dio,
come potrebbe cadere sotto l'influsso dell'ignoranza? Dio cade sotto
l'influsso dell'ignoranza? Se ciò fosse possibile, Satana, l'ignoranza,
sarebbe più potente di Dio! La vera conoscenza può essere raggiunta
da una persona che è in perfetta coscienza di Krishna. Perciò è
necessario cercare un maestro spirituale autentico, e imparare sotto
la sua guida che cos'è la coscienza di Krishna. Il maestro spirituale
può dissipare tutta l'ignoranza, come il sole dissipa le tenebre.
tad-buddhayas tad-atmanas tat-buddhayah: coloro la cui intelligenza è sempre nel Supremo; tat-atmanah: coloro la cui mente è sempre nel Supremo; tat-nisthah: coloro la cui fede è rivolta solo al Supremo; tat-parayanah: che hanno preso completo rifugio in Lui; gacchanti: vanno; apunah-avrittim: alla liberazione; jnana: con la conoscenza; nirdhuta: ripuliti; kalmasah: i dubbi.
TRADUZIONE Quando l'uomo ripone l'intelligenza, la mente, la fede nel Supremo, e trova in lui il proprio rifugio, si libera da ogni dubbio grazie alla conoscenza completa e così procede con passo sicuro sul sentiero della liberazione.
SPIEGAZIONE La Suprema Verità trascendentale è Sri
Krishna. Tutta la Bhagavad-gita contribuisce a stabilire
che Sri Krishna è Dio, la Persona Suprema. Questa è anche la conclusione
di tutti gli Scritti vedici. Il termine para-tattva designa
la Realtà Suprema, e coloro che conoscono l'Assoluto la percepiscono
nella forma del Brahman, del Paramatma o di Bhagavan. Bhagavan,
Dio, la Persona Suprema, è l'aspetto ultimo dell'Assoluto. Non esiste
niente al di là di Esso. Il Signore dice, mattah parataram nanyat
kincid asti dhananjaya: "Nessuna verità Mi è superiore, o Arjuna."
(B.g. 7.7) Perfino il Brahman impersonale, afferma
la Bhagavad-gita riposa in lui: brahmano hi pratisthaham
(B.g. 14.27) Krishna è sempre la Realtà Suprema, sotto
qualunque aspetto.
vidya-vinaya-sampanne vidya: di educazione; vinaya: e gentilezza; sampanne: pienamente dotato; brahmane: nel brahmana; gavi: nella mucca; hastini: nell'elefante; suni: nel cane; ca: e; eva: certamente; sva-pake: nel mangiatore di cani [il fuori casta]; ca: rispettivamente; panditah: coloro che sono saggi; sama-darsinah: che vedono con occhio uguale.
TRADUZIONE Illuminati dalla vera conoscenza, gli umili saggi vedono con occhio uguale il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di cani [intoccabile].
SPIEGAZIONE Una persona cosciente di Krishna non fa
distinzioni di casta, razza o specie. In una prospettiva sociale,
il brahmana può differire dall'intoccabile, come il cane,
la mucca e l'elefante differiscono per quel che riguarda la specie,
ma queste distinzioni del corpo non hanno alcuna importanza per
lo spiritualista situato nella conoscenza. Sapendo che il Signore
Supremo è presente nel cuore di tutti gli esseri nella forma di
Paramatma, la Sua emanazione plenaria, egli vede ogni essere in
relazione col Supremo. Questa comprensione del Supremo è la vera
conoscenza.
ihaiva tair jitah sargo iha : in questa vita; eva: certamente; taih: da loro; jitah: conquistate; sargah: nascita e morte; yesam: di quelli; samye: nell'equanimità; sthitam: situata; manah: la mente; nirdosam: senza macchia; hi: certamente; samam: nell'equanimità; brahma: come il Supremo; tasmat: per questa ragione; brahmani: nel Supremo; te: essi; sthitah: sono situati.
TRADUZIONE Coloro che hanno la mente sempre equilibrata ed equanime hanno già vinto la nascita e la morte. Infallibili come il Brahman, sono già situati nel Brahman.
SPIEGAZIONE L'equanimità della mente è un segno di
realizzazione spirituale. Coloro che l'acquisiscono trionfano sulle
condizioni della materia, in particolare sulla nascita e sulla morte.
Finché l'uomo s'identifica col corpo deve subirne il condizionamento,
ma appena sviluppa l'equanimità, che gli deriva dalla realizzazione
della sua identità spirituale, si libera dal condizionamento materiale.
In altre parole non deve più rinascere nel mondo materiale, ma all'istante
della morte entra subito nel mondo spirituale.
na prahrisyet priyam prapya na: mai; prahrisyet: gioisce; priyam: ciò che è piacevole; prapya: ottenendo; ca: anche; apriyam: ciò che è spiacevole; sthira-buddhih: la cui intelligenza è concentrata nel sé; asammudhah: mai confuso; brahma-vit: chi conosce perfettamente il Supremo; brahmani: nella Trascendenza; sthitah: situato.
TRADUZIONE La persona che non si rallegra nell'ottenere ciò che è piacevole e non si lamenta nel subire ciò che è spiacevole, che ha l'intelligenza fissa sull'anima, che non è mai confusa e conosce la scienza di Dio, è già situata nella Trascendenza.
SPIEGAZIONE Sono descritte qui le caratteristiche della persona che ha realizzato la sua identità spirituale. Il primo sintomo è che si è liberata dall'illusione che nasce dall'identificazione del corpo col vero sé. Sa perfettamente di non essere il corpo, ma un frammento di Dio, la Persona Suprema. Non ha motivo di rallegrarsi quando ottiene qualche beneficio materiale, né di lamentarsi per la perdita di ciò che è legato al corpo. Questa stabilità d'animo si chiama sthira-buddhi, l'intelligenza fissa sull'anima. Grazie ad essa, la persona realizzata non commette mai l'errore d'identificare il corpo con l'anima, riconosce che il corpo è temporaneo e non dimentica mai l'esistenza dell'anima. Questo sapere la eleva fino alla conoscenza perfetta della scienza della Verità Assoluta, sotto gli aspetti del Brahman, del Paramatma e di Bhagavan. Giunge così a conoscere anche la propria natura e non cerca inutilmente d'identificarsi sotto ogni aspetto col Supremo. Questa coscienza è la realizzazione spirituale, la realizzazione del Brahman Supremo, la coscienza di Krishna.
bahva-sparsesv asaktatma bahya-sparsesu: nel piacere esterno dei sensi; asakta-atma: chi non è attaccato; vindati: gode; atmani: nel sé; yat: ciò che; sukham: felicità; sah: egli; brahma-yoga: concentrandosi nel Brahman; yukta-atma: in unione col sé; sukham: felicità; aksayam: illimitata; asnute: gode.
TRADUZIONE Questa persona liberata non è attratta dal piacere dei sensi, ma è sempre in estasi perché gode di un piacere interiore. Così la persona realizzata prova una felicità senza limiti perché si concentra sul Supremo.
SPIEGAZIONE Sri Yamunacarya, grande devoto di Krishna, diceva: yad-avadhi mama cetah krishna-padaravinde "Da quando ho adottato il trascendentale servizio d'amore a Krishna provo una gioia sempre nuova, e ogni volta che un pensiero sessuale s'insinua nella mia mente ci sputo sopra e le mie labbra hanno una smorfia di disgusto." Una persona situata nella coscienza di Krishna, o brahma-yoga, è così assorta nel servizio d'amore al Signore che perde subito ogni gusto per i piaceri dei sensi. Il più grande piacere materiale è il piacere sessuale. Il desiderio di godimento sessuale domina il mondo intero ed è la spinta che fa agire il materialista. Ma una persona impegnata nella coscienza di Krishna, pur evitando i godimenti sessuali, agisce con maggior entusiasmo del materialista. Ecco il primo sintomo della realizzazione spirituale. La realizzazione spirituale è per natura l'opposto del piacere sessuale. Una persona cosciente di Krishna non è attratta da nessun tipo di piacere dei sensi perché è un anima liberata.
ye hi samsparsa-ja bhoga ye: coloro; hi: certamente; samsparsa-jah: col contatto dei sensi materiali; bhogah: piaceri; duhkha: dolore; yonayah: fonte di; eva: certamente; te: sono; adi: all'inizio; anta: fine; vantah: soggetti a ; kaunteya: o figli di Kunti; na: mai; tesu: in quelli; ramate: prende piacere; budhah: l'intelligente.
TRADUZIONE La persona intelligente si tiene lontana dalle fonti della sofferenza, determinate da contatto dei sensi con la materia. O figlio di Kunti, tali piaceri hanno un inizio e una fine, perciò l'uomo saggio se ne compiace.
SPIEGAZIONE I piaceri materiali sono il frutto del contatto dei sensi con la materia perciò sono tutti temporanei perché il corpo in sé è temporaneo. L'anima liberata non ha nessuna attrazione per ciò che è temporaneo. Avendo gustato i piaceri trascendentali, che interesse potrebbe avere per i piaceri fittizi? Nel Padma Purana è detto: ramante yogino 'nante "Dio, la Persona Suprema, la Verità Assoluta, è chiamato anche Rama perché prodiga a tutti gli spiritualisti una gioia trascendentale senza limiti." E nello Srimad Bhagavatam è detto: nayam deho deha-bhajam nri-loke "Miei cari figli, in questa forma umana non c'è ragione di affannarsi per ottenere il godimento dei sensi, godimento che è comune anche ai porci, mangiatori di escrementi. In questa vita, è molto meglio fare austerità per purificarsi e assaporare così una felicità trascendentale e infinita (S.B. 5.5.1) I veri yogi, gli spiritualisti perfetti, non provano nessuna attrazione per i piaceri dei sensi, che possono soltanto prolungare il nostro condizionamento materiale. Infatti, quanto più ci si attacca ai piaceri materiali, tanto più si rimane imprigionati nelle sofferenze di questo mondo.
saknotihaiva yah sodhum saknoti: è in grado; iha eva: nel corpo attuale; yah: chi; sodhum: di tollerare; prak: prima; sarirà: il corpo; vimoksanat: abbandonando; kama: desiderio; kroda: e collera; udbbhavam: generata da; vegam: le spinte; sah: egli; yuktah: in estasi; sah: egli; sukhi: felice; narah: essere umano.
TRADUZIONE Colui che prima di lasciare il corpo impara a tollerare le spinte dei sensi materiali e a frenare l'impulso del desiderio e della collera è ben situato ed è felice anche in questo mondo.
SPIEGAZIONE Chi desidera progredire con passo sicuro sul sentiero della realizzazione spirituale deve sforzarsi di controllare gli impulsi dei sensi materiali. Esistono gli impulsi della parola, della collera, della mente, dello stomaco, dei genitali e della lingua. Colui che riesce a controllare gli impulsi dei sensi e della ente è chiamato svami o gosvami vive in modo regolato, dominando perfettamente tutti i sensi. Quando rimangono insoddisfatti, i desideri materiali generano la collera e agitano la mente, gli occhi e il petto. Si deve dunque imparare a controllarli prima che giunga il momento di lasciare il corpo materiale. Chi ci riesce ha raggiunto la realizzazione spirituale e conosce la felicità che essa procura. È dovere dello spiritualista fare ogni sforzo per controllare il desiderio e la collera.
yo'ntah-sukho 'ntar-aramas yah: colui che; antah-sukhah: interiormente felice; antah-aramah: attivo interiormente; tatha: come anche; antah-jyotih: aspirando interiormente; eva: certamente: yah: chiunque; sah: egli; yogi: un mistico; brahma-nirvanam: liberazione nel Supremo; brahma-bhutah: essendo realizzato nel sé; adhigacchati: raggiunge.
TRADUZIONE Colui che gode di una felicità interiore, che è attivo e gioisce all'interno di sé e il cui scopo è interiore, è veramente il mistico perfetto. È liberato nel Supremo e alla fine raggiungerà il Supremo.
SPIEGAZIONE Chi non sa gustare la felicità interiore come potrà mai smettere di cercare i piaceri esterni, che sono superficiali? Una persona liberata conosce la vera gioia, perciò può sedersi in silenzio, in qualunque luogo, e godere interiormente delle attività della vita. Una persona liberata non desidera più le gioie materiali esterne. Questo livello si chiama brahma-bhuta, e chi lo raggiunge è sicuro di tornare a dio.
labhante brahma-nirvanam labhante: raggiungono; brahma-nirvanam: la liberazione nel Supremo; risayah: coloro che sono interiormente attivi; ksina-kalmasah: che sono liberi da ogni colpa; chinna: che sono dilaniati; dvaidhah: dualità; yata-atmanah: impegnati nella realizzazione del sé; sarva-bhuta: per tutti gli esseri viventi; hite: in attività benefiche; ratah: impegnati.
TRADUZIONE Coloro che hanno superato la dualità che nasce dal dubbio, che volgono la mente verso l'interno, che agiscono sempre per il bene di tutti gli esseri e sono liberi da ogni colpa, raggiungono la liberazione nel Supremo.
SPIEGAZIONE Soltanto una persona pienamente cosciente
di Krishna, che agisce sapendo che Krishna è la sorgente di ogni
cosa, può agire per il bene di tutti gli esseri. Le sofferenze dell'uomo
sono dovute all'oblio che Krishna è il beneficiario supremo, il
proprietario supremo e l'amico supremo. Perciò il più grande beneficio
che si possa portare all'umanità è quello di risvegliare in ogni
essere la coscienza di Krishna. Soltanto una persona liberata nel
Supremo può fare del bene agli altri perché ha raggiunto lo stadio
dell'amore divino, essendosi liberata da ogni colpa e da ogni dubbio
sulla supremazia di Krishna.
kama-krodha-vimuktanam kama: dai desideri; krodha: e collera; vimuktanam: di coloro che sono liberati; yatinam: delle persone sante; yata-cetasam: che hanno il pieno controllo della mente; abhitah: sicuri in un prossimo futuro; brahma-nirvanam: liberazione nel Supremo; vartate: è là; vidita-atmamam: di coloro che sono spiritualmente realizzati.
TRADUZIONE Coloro che sono liberi dalla collera e dai desideri materiali, che sono spiritualmente realizzati, che hanno il controllo di sé e si sforzano costantemente di raggiungere la perfezione, sono sicuri di ottenere la liberazione nel Supremo in un futuro molto prossimo.
SPIEGAZIONE Fra tutte le persone sante che si sforzano con costanza di raggiungere la liberazione, colui che è in coscienza di Krishna è il più elevato. Lo conferma anche lo Srimad Bhagavatam: yat-pada-pankaja-palasa-vilasa-bhaktya "Cercate solo di adorare Vasudeva, il Signore Supremo, servendoLo con amore e devozione. I più grandi saggi non riescono a controllare i sensi con altrettanta forza di coloro che conoscendo la gioia trascendentale di servire i piedi di loto del Signore, sradicano il profondo desiderio di godere dei frutti dell'azione." (S.B. 4.22.39) Il desiderio di godere dei frutti dell'azione ha radici così profonde nell'anima condizionata che anche i grandi saggi hanno difficoltà a controllarlo, nonostante i loro sforzi. Ma il devoto de Signore, costantemente impegnato nel servizio devozionale in coscienza di Krishna, ottiene presto la liberazione nel Supremo, perché conosce perfettamente la propria identità spirituale. Grazie alla sua completa conoscenza nella realizzazione spirituale è sempre situato in una profonda estasi spirituale (samadhi). Un passo delle Scritture illustra bene questo processo: darsana-dhyana-samsparsair "Il pesce alleva i propri piccoli guardandoli,
la tartaruga meditando su di loro e l'uccello toccandoli. E anch'Io
agisco in questo modo, o Padmaja."
sparsan kritva bahir bahyams sparsan: oggetti dei sensi, come il suono; kritva: tenendo; bahih: esterna; bahyan: non necessariamente; caksuh: occhi; ca: anche; eva: certamente; antare: tra; bruvoh: le sopracciglia; prana-apanau: aria che si muove verso l'alto e verso il basso; samau: in sospensione; kritva: tenendo; nasa-abhyantara: dentro le narici; carinau: soffiando; yata: controllati; indriya: i sensi; manah: mente; buddhih: intelligenza; munih: il trascendentalista; moksa: per la liberazione; parayanah: essendo così destinato; vigata: avendo rifiutato; iccha: desideri; bhaya: paura; krodhah: collera; yah: colui che; sada: sempre; muktah: liberato; eva: certamente; sah: è.
TRADUZIONE Chiudendosi agli oggetti esterni dei sensi, tenendo gli occhi e lo sguardo fisso tra le sopracciglia, sospendendo l'aria inspirata e l'aria espirata all'interno delle narici e controllando così la mente, i sensi e l'intelligenza, lo spiritualista che aspira alla liberazione si svincola dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa condizione è certamente liberato.
SPIEGAZIONE Non appena si adotta la coscienza di Krishna
si diventa consapevoli della propria identità spirituale; poi, con
la pratica del servizio di devozione, si acquisisce la conoscenza
sul Signore Supremo. Quando si è situati nel servizio di devozione,
e la propria coscienza spirituale si è pienamente sviluppata, si
percepisce la presenza del Signore in ogni azione. Questa è la liberazione
che si raggiunge attraverso la realizzazione del Supremo.
bhoktaram yajna-tapasam bhoktaram: il beneficiario; yajna: dei sacrifici; tapasam: di penitenze e austerità; sarva-loka: di tutti i pianeti e tutti gli esseri celesti che vi si risiedono; maha-isvaram: il Signore Supremo; su-hridam: il benefattore: sarva: di tutti; bhutanam: gli esseri viventi; jnatva: così conoscendo; mam: Me (Sri Krishna); santim: sollievo dalle pene materiali; ricchati: si ottiene.
TRADUZIONE Sapendo che Io sono il beneficiario supremo di tutti i sacrifici e di tutte le austerità, il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti gli esseri celesti, l'amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi, la persona pienamente cosciente di Me trova sollievo alle miserie materiali e ottiene la pace.
SPIEGAZIONE Le anime condizionate, che sono prigioniere dell'energia
illusoria, desiderano ardentemente la pace in questo mondo, ma ignorano
le condizioni necessarie per ottenerla. La Bhagavad-gita rivela
qui il segreto per ottenere la pace: riconoscere Krishna come il beneficiario
di tutte le attività dell'uomo. L'uomo deve sacrificare ogni cosa al servizio
trascendentale del Signore Supremo, perché il Signore è il proprietario
di tutti i pianeti e dei loro esseri celesti. Nessuno eguaglia il Signore.
Secondo l'autorità dei Veda (Svetasvatara Upanisad 6.7),
Egli supera anche Brahma e Siva, i più grandi tra gli esseri celesti (tam
isvaranam paramam mahesvaram). Nella morsa dell'illusione, gli esseri
viventi cercano di dominare tutto ciò che li circonda, mentre in realtà
sono completamente dominati dall'energia materiale del Signore. Il Signore
regna sulla natura materiale e tutte le anime condizionate sono sottomesse
alle rigide leggi di questa natura. Senza comprendere queste verità fondamentali
non è possibile raggiungere la pace in questo mondo, né a livello individuale
né a livello collettivo. La pace perfetta si ottiene solo diventando completamente
coscienti di Krishna cioè realizzando che Krishna è il Signore Supremo
e tutti gli esseri individuali, compresi i potenti esseri celesti, Gli
sono subordinati.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul quinto capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Karma-yoga, l'azione nella coscienza di Krishna."
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