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...continua Cap. 5

 

VERSO 11

kayena manasa buddhva
kevalair indriyair api
yoginah karma kurvanti
sangam tyaktavatma-suddhaye

kayena: col corpo; manasa: con la mente; buddhya: con l'intelligenza; kevalaih: purificata; indriyaih: con i sensi; api: anche; yoginah: persone coscienti di Krishna; karma: azioni; kurvanti: compiono; sangam: attaccamento; tyaktva: abbandonando; atma: del sé; suddhaye: allo scopo di purificare.

 

TRADUZIONE

Abbandonando ogni attaccamento, gli yogi agiscono col corpo, con la mente, con l'intelligenza e anche con i sensi al solo scopo di purificarsi.

 

SPIEGAZIONE

Agendo nella coscienza di Krishna, per soddisfare i sensi di Krishna, ogni azione, sia del corpo che della mente, sia dell'intelligenza che dei sensi viene purificata dalla contaminazione materiale. Le attività di una persona cosciente di Krishna non producono reazioni materiali. Perciò, per compiere azioni pure (sad-acara), è sufficiente agire nella coscienza di Krishna. Srila Rupa Gosvami scrive nel suo Bhakti-rasamrita-sindhu (1.2.187):

iha yasya harer dasye
karmana manasa gira
nikhilasv apy avasthasu
jivan-muktah sa ucyate

"La persona che agisce in coscienza di Krishna, cioè nel servizio a Krishna, con il corpo, la mente, l'intelligenza e le parole è una persona liberata anche in questo mondo, sebbene le sue attività sembrino materiali."

Quest'uomo è libero dal falso ego, perché non s'identifica col corpo e nemmeno crede di esserne il proprietario. Sa di non essere il corpo e di non essere il proprietario del corpo. Lui stesso appartiene a Krishna, e anche il suo corpo appartiene a Krishna. Impiegando al servizio di Krishna tutto ciò che possiede (parole, corpo, mente, intelligenza, vita e ricchezze), si trova subito unito a Krishna. Egli è in unione con Krishna ed è libero dal falso ego che porta a credere di essere il corpo. Questa è la perfezione della coscienza di Krishna.

 

VERSO 12

yuktah karma-phalam tyaktva
santim apnoti naistikim
ayuktah kama-karena
phale sakto nibadhyate

yuktah: chi è impegnato nel servizio devozionale; karma-phalam: i risultati di ogni attività; tyaktva: abbandonando; sntim: pace perfetta; apnoti: raggiunge; naisikim: costante; ayuktah: chi non è in coscienza di Krishna; kama-karena: per godere del risultato dell'attività; phale: al risultato; saktah: attaccato; nibadhyate: s'impiglia.

 

TRADUZIONE

L'anima fissa nella devozione raggiunge una pace perfetta perché offre a Me il risultato di tutte le sue attività, mentre una persona che non è unita col Divino, ed è avida dei frutti del proprio lavoro, rimane condizionata.

 

SPIEGAZIONE

La differenza tra una persona in coscienza di Krishna e una persona in coscienza materiale è che la prima è attaccata a Krishna, mentre la seconda è attaccata ai risultati delle sue attività. La persona che è attaccata a Krishna e agisce solamente per soddisfarLo è certamente liberata e non aspira ai frutti delle proprie azioni. Lo Srimad Bhagavatam spiega che preoccuparsi dei frutti dell'azione è la prova che si agisce sotto la concezione della dualità e non si conosce la Verità Assoluta. Krishna è la Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema. Nella coscienza di Krishna non c'è dualità. Tutto ciò che esiste è prodotto dall'energia di Krishna, e Krishna è completamente perfetto. Perciò le attività nella coscienza di Krishna sono sul piano assoluto, sono trascendentali e non comportano conseguenze materiali. Nella coscienza di Krishna si gode dunque di una pace perfetta. Invece, colui che è preso dall'ansia di ottenere i frutti dell'azione e la gratificazione dei sensi non può avere questa pace.
Il segreto della coscienza di Krishna è tutto qui: comprendere che niente esiste fuori di Krishna. Chi lo comprende ottiene la pace e si libera da ogni paura.

 

VERSO 13

sarva-karmani manasa
sannyasyaste sukham vasi
nava-dvare pure dehi
naiva kurvan na karayan

sarva: tutte; karmani: attività; manasa; con la ente; sannyasya: rinunciando; aste:resta; sukham: nella felicità; vasi: chi è controllato; navadvare: nel luogo dalle nove porte; pure: nella città; dehi: l'anima incarnata; na: mai; eva: certamente; kurvan: facendo qualsiasi cosa; na: non; karayan: causando il prodursi.

 

TRADUZIONE

Quando l'essere incarnato domina la sua natura e con la mente rinuncia a ogni azione, risiede felicemente nella città dalle nove porte [il corpo materiale] senza compiere o causare alcuna azione.

 

SPIEGAZIONE

L'anima incarnata vive in una città a nove porte, cioè il corpo. Le azioni del corpo sono regolate in modo automatico dalle tre influenze della natura. Sebbene l'anima sia costretta, per i suoi desideri, ad accettare il condizionamento di un corpo, può superare questo condizionamento, se lo desidera. Solo dimenticando la sua natura superiore l'anima s'identifica col corpo materiale e quindi soffre. Ma con la coscienza di Krishna l'anima può ritrovare la sua vera posizione e uscire dal corpo. Perciò, dal momento in cui si diventa coscienti di Krishna, ci si eleva sopra ogni attività corporea. L'uomo che regola così la propria esistenza, modificando l'oggetto dei suoi interessi, vive nella città dalle nove porte, che la Svetasvatara Upanisad descrive così:

nava-dvare pure dehi
hamso lelayate bahih
vasi sarvasya lokasya
sthavarasya carasya ca

"Dio, la Persona Suprema, presente nel corpo di ogni essere, controlla tutti gli esseri dell'universo. Il corpo ha nove porte: due occhi, due narici, due orecchi, la bocca, l'ano e l'orifizio genitale. Allo stato condizionato, l'essere vivente s'identifica col corpo, ma non appena ritrova la sua identità in relazione col Signore che è presente in lui, diventa, anche in questo corpo, libero quanto il Signore." (Svetasvatara Upanisad 3.18) Perciò una persona cosciente di Krishna cosciente di Krishna non è contaminata dalle attività interne o esterne del corpo materiale.

 

VERSO 14

na kartrivam na karmani
lokasya srijati prabhuh
na karma-phala-samyogam
svabhavas tu pravartate

na: mai; kartritvam: diritto di proprietà; na: neppure; karmani: attività; lokasya: della gente; srijati: crea; prabhuh: il maestro della città del corpo; na: né; karma-phala: coi risultati delle attività; samyogam: collegamento; svabhavah: le influenze della natura materiale; tu: ma; pravartate: agisce.

 

TRADUZIONE

L'anima incarnata, maestra della città del corpo, non genera alcuna attività, non induce gli altri ad agire né crea i frutti dell'azione. Tutto ciò è opera delle influenze della natura materiale.

 

SPIEGAZIONE

Come vedremo nel settimo capitolo, l'essere individuale partecipa della stessa natura di Dio, cioè la natura spirituale, che è ben diversa dalla materia, detta natura inferiore. Per una ragione o per l'altra, l'anima, di natura superiore, è entrata da tempo immemorabile a contatto con la materia. il corpo in cui essa abita temporaneamente è la causa di numerose attività e delle reazioni che ne derivano. Vivendo in quest'atmosfera condizionata l'anima deve subire le conseguenze delle attività del corpo perché ha dimenticato la sua natura originale e ha voluto identificarsi col corpo. In realtà, l'essere è prigioniero del corpo ed è costretto a soffrire a causa dell'ignoranza in cui si trova immerso da tempo immemorabile. Ma non appena si stacca dalle attività del corpo, si libera anche dalle loro conseguenze. Nella città de corpo sembra che l'essere regni da sovrano, mentre in realtà non è il proprietario del corpo, né il controllore delle azioni del corpo e delle loro conseguenze. Sperduto nell'oceano dell'esistenza materiale, lotta per sopravvivere, mentre le onde lo sbattono di qua e di là, senza che egli possa in alcun modo controllarle. La soluzione migliore è uscire da queste acque col metodo trascendentale della coscienza di Krishna. Solo questo ci salverà da ogni situazione burrascosa.

 

VERSO 15

nadatte kasyacit papam
na caiva sukritam vibhuh
ajnanenavritam jnanam
tena muhyanti janatavah

na: mai: adatte: accetta; kasyacit: di chiunque; papam: colpa; na: non; ca: anche; eva: certamente; su-kritam: attività virtuose; vibhuh: il Signore Supremo; ajnanena; dall'ignoranza; avritam: coperta; jnanam: conoscenza; tena: da questo; muhyanti: confusi; jantavah: gli esseri viventi.

 

TRADUZIONE

Il Signore Supremo non è mai responsabile delle attività pie o colpevoli di qualcuno. Gli esseri incarnati, invece, rimangono confusi a causa dell'ignoranza che copre la loro vera conoscenza.

 

SPIEGAZIONE

Il termine sanscrito vibhu significa che il Signore Supremo è pieno di illimitata conoscenza, ricchezza, potenza, fama, bellezza e rinuncia. Egli è sempre soddisfatto in Se stesso e non è mai toccato dalle azioni, colpevoli o virtuose, delle anime individuali. Non crea situazioni particolari per nessuno, ma gli esseri viventi, sviati dall'ignoranza, vogliono godere di certe condizioni di vita, legandosi così alla catena delle azioni e delle reazioni. L'essere vivente, grazie alla sua natura superiore, è pieno di conoscenza. Ma a causa del suo potere limitato tende a cadere sotto l'influsso dell'ignoranza. Il Signore è onnipotente, ma l'essere vivente non lo è. Il Signore è vibhu, onnisciente, mentre l'essere vivente è anu, infinitesimale.

L'anima individuale è libera di desiderare, ma i suoi desideri possono essere soddisfatti soltanto dal Signore onnipotente. Anche quando l'anima si smarrisce nei suoi desideri, è sempre il Signore che le permette di soddisfarli, ma in nessun caso il Signore non è responsabile delle azioni e delle reazioni generate da una particolare situazione voluta dall'anima condizionata. L'essere cade nell'illusione e s'identifica coi diversi corpi di cui è rivestito, diventando così preda delle sofferenze e delle gioie temporanee dell'esistenza.
Il Signore, nella forma di Paramatma, l'Anima Suprema, accompagna sempre l'essere vivente nei vari corpi; Egli conosce dunque tutti i desideri dell'anima individuale, come chi è fermo vicino a un fiore e ne sente il profumo. Nell'anima incarnata il desiderio è una forma sottile di condizionamento. Il Signore soddisfa questo desiderio secondo i merito di ognuno. "L'uomo propone, Dio dispone", dice il proverbio. L'essere individuale non ha dunque il potere di soddisfare da sé i propri desideri. Il Signore, tuttavia ha il potere di soddisfare tutti i desideri, ed essendo imparziale con tutti non pone ostacoli ai desideri che manifestano le anime infinitesimali, la cui indipendenza è limitata. Tuttavia, quando una persona desidera Krishna, Egli Si prende particolare cura di lei e la incoraggia a volgere i suoi desideri verso di Lui in modo che essa possa raggiungerLo ed essere eternamente felice. Perciò gli inni vedici affermano, esa u hy eva sadhu karma karayati tam yam ebhyo lokebhya unninisate, esa u evasadhu karma karayati yam adho ninisate: "È il Signore che permette agli esseri di compiere atti virtuosi affinché si elevino gradualmente. Ed è sempre Lui che lascia che essi commettano atti colpevoli e prendano così la direzione dell'inferno." (Kausitaki Upanisad 3.8)

ajno jantur aniso 'yam
atmanah sukha-duhkhayoh
isvara-prerito gacchet
svargam vasv abhram eva ca

"Gioia e dolore dipendono completamente dal Signore. Secondo la volontà del Supremo, gli esseri vanno in cielo o all'inferno, come nuvole portate dal vento."

L'anima incarnata, poiché desidera da tempo immemorabile di rimanere fuori dalla coscienza di Krishna, è causa della propria rovina. Perciò, sebbene l'anima per natura sia eterna, piena di conoscenza e felicità, a causa della sua esistenza infinitesimale dimentica la sua condizione naturale, che è quella di servire il Signore, e diventa prigioniera dell'ignoranza. Sotto l'influsso dell'ignoranza l'essere vivente fa cadere sul Signore la responsabilità del proprio condizionamento. Ma il Vedanta-sutra (2.1.34) afferma, vaisamya-nairghrinye na sapeksatvat tatha hi darsayati: "Il Signore, nonostante le apparenze, non ama e non odia nessuno."

 

VERSO 16

jnanena tu tad ajnanam
yesam nasitam atmanah
tesam aditya-vaj jnanam
prakasayati tat param

jnanena: con la conoscenza; tu: ma; tat: questa; ajnanam: ignoranza; yesm: la cui; nasitam: è distrutta; atmanah: dell'essere vivente; tesam: loro; ditya-vat: come il sole che sorge; jnanam: conoscenza; prakasavyati: rivela; tat param: la coscienza di Krishna.

 

TRADUZIONE

Ma quando si è illuminati dalla conoscenza, da cui l'ignoranza è distrutta, sarà questa conoscenza a rivelare ogni cosa, come il sole illumina ogni cosa durante il giorno.

 

SPIEGAZIONE

Coloro che hanno dimenticato Krishna sono certamente confusi, ma coloro che sono coscienti di Krishna non lo sono affatto. La conoscenza, è sempre un vantaggio, come conferma in molti passi la Bhagavad-gita: sarvam jnana-plavena, jnanagnih sarva-karmani e na hi jnanena sadrisam. La conoscenza perfetta si acquisisce quando ci si abbandona a Krishna: bahunam janmanam ante jnanavan mam prapadyate. (B.g. 7.19) Quando l'uomo, dopo numerosissime vite, raggiunge la conoscenza perfetta e si abbandona a Krishna, cioè raggiunge la coscienza di Krishna, ogni cosa si rivela a lui, come al sorgere del sole. L'essere vivente è confuso in molti modi. Per esempio, credersi Dio equivale a un tremendo tonfo nell'ignoranza più grossolana. Se l'essere vivente fosse Dio, come potrebbe cadere sotto l'influsso dell'ignoranza? Dio cade sotto l'influsso dell'ignoranza? Se ciò fosse possibile, Satana, l'ignoranza, sarebbe più potente di Dio! La vera conoscenza può essere raggiunta da una persona che è in perfetta coscienza di Krishna. Perciò è necessario cercare un maestro spirituale autentico, e imparare sotto la sua guida che cos'è la coscienza di Krishna. Il maestro spirituale può dissipare tutta l'ignoranza, come il sole dissipa le tenebre.

Anche se una persona sa di non essere il corpo ma di essere trascendentale al corpo, tuttavia può ignorare ciò che distingue l'anima dall'Anima Suprema. Conoscerà questa differenza soltanto se prende rifugio in un maestro spirituale cosciente di Krishna, perfetto e autentico. Si può conoscere Dio e la propria relazione con Dio solo quando s'incontra un rappresentante di Dio. Un rappresentante di Dio non pretende mai di essere Dio anche se, grazie alla sua perfetta conoscenza di Dio, gli è offerto lo stesso rispetto che si offre a Dio. Bisogna dunque imparare a distinguere Dio dall'essere vivente. Krishna insegna nel secondo capitolo, al dodicesimo verso, che tutti gli esseri sono distinti gli uni dagli altri e che Lui è distinto da tutti gli esseri, nel passato, nel presente e nel futuro, anche dopo la liberazione. Nelle tenebre dell'ignoranza e dell'illusione, tutto sembra indifferenziato, ma quando sorge il sole della conoscenza si può vedere la natura reale degli esseri e delle cose. La vera conoscenza consiste dunque nel percepire l'individualità spirituale di tutti gli esseri e, nello stesso tempo, quella di Dio, l'Essere Supremo.

 

VERSO 17

tad-buddhayas tad-atmanas
tan-nisthas tat-parayanah
gacchanty apunar-avrittim
jnana-nirdhuta-kalmasah

tat-buddhayah: coloro la cui intelligenza è sempre nel Supremo; tat-atmanah: coloro la cui mente è sempre nel Supremo; tat-nisthah: coloro la cui fede è rivolta solo al Supremo; tat-parayanah: che hanno preso completo rifugio in Lui; gacchanti: vanno; apunah-avrittim: alla liberazione; jnana: con la conoscenza; nirdhuta: ripuliti; kalmasah: i dubbi.

 

TRADUZIONE

Quando l'uomo ripone l'intelligenza, la mente, la fede nel Supremo, e trova in lui il proprio rifugio, si libera da ogni dubbio grazie alla conoscenza completa e così procede con passo sicuro sul sentiero della liberazione.

 

SPIEGAZIONE

La Suprema Verità trascendentale è Sri Krishna. Tutta la Bhagavad-gita contribuisce a stabilire che Sri Krishna è Dio, la Persona Suprema. Questa è anche la conclusione di tutti gli Scritti vedici. Il termine para-tattva designa la Realtà Suprema, e coloro che conoscono l'Assoluto la percepiscono nella forma del Brahman, del Paramatma o di Bhagavan. Bhagavan, Dio, la Persona Suprema, è l'aspetto ultimo dell'Assoluto. Non esiste niente al di là di Esso. Il Signore dice, mattah parataram nanyat kincid asti dhananjaya: "Nessuna verità Mi è superiore, o Arjuna." (B.g. 7.7) Perfino il Brahman impersonale, afferma la Bhagavad-gita riposa in lui: brahmano hi pratisthaham (B.g. 14.27) Krishna è sempre la Realtà Suprema, sotto qualunque aspetto.
L'uomo pienamente cosciente di Krishna, cioè colui che fissa su Krishna i pensieri, l'intelligenza e la fede, prendendo rifugio in Lui, è liberato dal dubbio e possiede la conoscenza perfetta di tutto ciò che riguarda la Trascendenza. Egli sa di essere Uno col Signore e, allo stesso tempo, distinto da Lui. Con questa conoscenza spirituale progredisce sicuro sul sentiero della liberazione.

 

VERSO 18

vidya-vinaya-sampanne
brahmane gavi hastini
suni caiva sva-pake ca
panditah sama-darsinah

vidya: di educazione; vinaya: e gentilezza; sampanne: pienamente dotato; brahmane: nel brahmana; gavi: nella mucca; hastini: nell'elefante; suni: nel cane; ca: e; eva: certamente; sva-pake: nel mangiatore di cani [il fuori casta]; ca: rispettivamente; panditah: coloro che sono saggi; sama-darsinah: che vedono con occhio uguale.

 

TRADUZIONE

Illuminati dalla vera conoscenza, gli umili saggi vedono con occhio uguale il brahmana nobile ed erudito, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di cani [intoccabile].

 

SPIEGAZIONE

Una persona cosciente di Krishna non fa distinzioni di casta, razza o specie. In una prospettiva sociale, il brahmana può differire dall'intoccabile, come il cane, la mucca e l'elefante differiscono per quel che riguarda la specie, ma queste distinzioni del corpo non hanno alcuna importanza per lo spiritualista situato nella conoscenza. Sapendo che il Signore Supremo è presente nel cuore di tutti gli esseri nella forma di Paramatma, la Sua emanazione plenaria, egli vede ogni essere in relazione col Supremo. Questa comprensione del Supremo è la vera conoscenza.
Il Signore è ugualmente buono verso tutti gli esseri, perché li tratta sempre da amico, qualunque corpo essi abbiano. ma rimane pur sempre il Paramatma, indipendente dalle condizioni in cui si trovano gli esseri individuali. sebbene il corpo del brahmana e quello dell'intoccabile differiscano, il Signore abita in entrambi come Anima Suprema. i corpi sono prodotti delle tre influenze della natura materiale, ma l'anima individuale e l'Anima Suprema, entrambe presenti in ogni corpo, partecipano della stessa natura spirituale. la loro identità sul piano qualitativo non vale però su quello quantitativo, perché l'anima individuale è presente solo in un corpo particolare, mentre l'anima suprema è presente in tutti i corpi. l'uomo cosciente di Krishna ha piena conoscenza di queste verità perciò è il vero erudito e ha una visione equanime. L'anima e l'Anima Suprema sono entrambe coscienti, eterne e piene di felicità, ma la differenza è che l'anima individuale è cosciente solo di un corpo, mentre l'Anima Suprema è cosciente di tutti i corpi. L'Anima Suprema è presente in tutti i corpi senza distinzione.

 

VERSO 19

ihaiva tair jitah sargo
yesam samye sthitam manah
nirdosam hi samam brahma
tasmad brahmani te sthitah

iha : in questa vita; eva: certamente; taih: da loro; jitah: conquistate; sargah: nascita e morte; yesam: di quelli; samye: nell'equanimità; sthitam: situata; manah: la mente; nirdosam: senza macchia; hi: certamente; samam: nell'equanimità; brahma: come il Supremo; tasmat: per questa ragione; brahmani: nel Supremo; te: essi; sthitah: sono situati.

 

TRADUZIONE

Coloro che hanno la mente sempre equilibrata ed equanime hanno già vinto la nascita e la morte. Infallibili come il Brahman, sono già situati nel Brahman.

 

SPIEGAZIONE

L'equanimità della mente è un segno di realizzazione spirituale. Coloro che l'acquisiscono trionfano sulle condizioni della materia, in particolare sulla nascita e sulla morte. Finché l'uomo s'identifica col corpo deve subirne il condizionamento, ma appena sviluppa l'equanimità, che gli deriva dalla realizzazione della sua identità spirituale, si libera dal condizionamento materiale. In altre parole non deve più rinascere nel mondo materiale, ma all'istante della morte entra subito nel mondo spirituale.
Il Signore è perfetto perché non è soggetto né all'attrazione né alla repulsione. Anche l'essere vivente, quando si libera dall'attrazione e dalla repulsione, diventa perfetto e si qualifica per entrare nel mondo spirituale. In realtà dev'essere visto come già liberato e le sue caratteristiche sono descritte nei versi che seguono.

 

VERSO 20

na prahrisyet priyam prapya
nodvijet prapya capriyam
sthira-buddhir asammudho
brahma-vid brahmani sthitah

na: mai; prahrisyet: gioisce; priyam: ciò che è piacevole; prapya: ottenendo; ca: anche; apriyam: ciò che è spiacevole; sthira-buddhih: la cui intelligenza è concentrata nel sé; asammudhah: mai confuso; brahma-vit: chi conosce perfettamente il Supremo; brahmani: nella Trascendenza; sthitah: situato.

 

TRADUZIONE

La persona che non si rallegra nell'ottenere ciò che è piacevole e non si lamenta nel subire ciò che è spiacevole, che ha l'intelligenza fissa sull'anima, che non è mai confusa e conosce la scienza di Dio, è già situata nella Trascendenza.

 

SPIEGAZIONE

Sono descritte qui le caratteristiche della persona che ha realizzato la sua identità spirituale. Il primo sintomo è che si è liberata dall'illusione che nasce dall'identificazione del corpo col vero sé. Sa perfettamente di non essere il corpo, ma un frammento di Dio, la Persona Suprema. Non ha motivo di rallegrarsi quando ottiene qualche beneficio materiale, né di lamentarsi per la perdita di ciò che è legato al corpo. Questa stabilità d'animo si chiama sthira-buddhi, l'intelligenza fissa sull'anima. Grazie ad essa, la persona realizzata non commette mai l'errore d'identificare il corpo con l'anima, riconosce che il corpo è temporaneo e non dimentica mai l'esistenza dell'anima. Questo sapere la eleva fino alla conoscenza perfetta della scienza della Verità Assoluta, sotto gli aspetti del Brahman, del Paramatma e di Bhagavan. Giunge così a conoscere anche la propria natura e non cerca inutilmente d'identificarsi sotto ogni aspetto col Supremo. Questa coscienza è la realizzazione spirituale, la realizzazione del Brahman Supremo, la coscienza di Krishna.

 

VERSO 21

bahva-sparsesv asaktatma
vindaty atmani yat sukham
sa brahma-yoga-yuktatma
sukham aksayam asnute

bahya-sparsesu: nel piacere esterno dei sensi; asakta-atma: chi non è attaccato; vindati: gode; atmani: nel sé; yat: ciò che; sukham: felicità; sah: egli; brahma-yoga: concentrandosi nel Brahman; yukta-atma: in unione col sé; sukham: felicità; aksayam: illimitata; asnute: gode.

 

TRADUZIONE

Questa persona liberata non è attratta dal piacere dei sensi, ma è sempre in estasi perché gode di un piacere interiore. Così la persona realizzata prova una felicità senza limiti perché si concentra sul Supremo.

 

SPIEGAZIONE

Sri Yamunacarya, grande devoto di Krishna, diceva:

yad-avadhi mama cetah krishna-padaravinde
nava-nava-rasa-dhamany udyatam rantum asit
tad-avadhi bata nari-sangame smaryamane
bhavati mukha-vikarah susthu nisthivanam ca

"Da quando ho adottato il trascendentale servizio d'amore a Krishna provo una gioia sempre nuova, e ogni volta che un pensiero sessuale s'insinua nella mia mente ci sputo sopra e le mie labbra hanno una smorfia di disgusto."

Una persona situata nella coscienza di Krishna, o brahma-yoga, è così assorta nel servizio d'amore al Signore che perde subito ogni gusto per i piaceri dei sensi. Il più grande piacere materiale è il piacere sessuale. Il desiderio di godimento sessuale domina il mondo intero ed è la spinta che fa agire il materialista. Ma una persona impegnata nella coscienza di Krishna, pur evitando i godimenti sessuali, agisce con maggior entusiasmo del materialista. Ecco il primo sintomo della realizzazione spirituale. La realizzazione spirituale è per natura l'opposto del piacere sessuale. Una persona cosciente di Krishna non è attratta da nessun tipo di piacere dei sensi perché è un anima liberata.

 

VERSO 22

ye hi samsparsa-ja bhoga
duhkha-yonaya eva te
ady-antavantah kaunteya
na tesu ramate budhah

ye: coloro; hi: certamente; samsparsa-jah: col contatto dei sensi materiali; bhogah: piaceri; duhkha: dolore; yonayah: fonte di; eva: certamente; te: sono; adi: all'inizio; anta: fine; vantah: soggetti a ; kaunteya: o figli di Kunti; na: mai; tesu: in quelli; ramate: prende piacere; budhah: l'intelligente.

 

TRADUZIONE

La persona intelligente si tiene lontana dalle fonti della sofferenza, determinate da contatto dei sensi con la materia. O figlio di Kunti, tali piaceri hanno un inizio e una fine, perciò l'uomo saggio se ne compiace.

 

SPIEGAZIONE

I piaceri materiali sono il frutto del contatto dei sensi con la materia perciò sono tutti temporanei perché il corpo in sé è temporaneo. L'anima liberata non ha nessuna attrazione per ciò che è temporaneo. Avendo gustato i piaceri trascendentali, che interesse potrebbe avere per i piaceri fittizi?

Nel Padma Purana è detto:

ramante yogino 'nante
satyanande cid-atmani
iti rama-padenasau
param brahmabhidhiyate

"Dio, la Persona Suprema, la Verità Assoluta, è chiamato anche Rama perché prodiga a tutti gli spiritualisti una gioia trascendentale senza limiti."

E nello Srimad Bhagavatam è detto:

nayam deho deha-bhajam nri-loke
kastan kaman arhate vid-bhujam ye
tapo divyam putraka yena sattvam
suddhyed yasmad brahma-saukhyam tv anantam 

"Miei cari figli, in questa forma umana non c'è ragione di affannarsi per ottenere il godimento dei sensi, godimento che è comune anche ai porci, mangiatori di escrementi. In questa vita, è molto meglio fare austerità per purificarsi e assaporare così una felicità trascendentale e infinita (S.B. 5.5.1)

I veri yogi, gli spiritualisti perfetti, non provano nessuna attrazione per i piaceri dei sensi, che possono soltanto prolungare il nostro condizionamento materiale. Infatti, quanto più ci si attacca ai piaceri materiali, tanto più si rimane imprigionati nelle sofferenze di questo mondo.

 

VERSO 23

saknotihaiva yah sodhum
prak sarira-vimoksanat
kama-krodhodbhavam vegam
sa yuktah sa sukhi narah

saknoti: è in grado; iha eva: nel corpo attuale; yah: chi; sodhum: di tollerare; prak: prima; sarirà: il corpo; vimoksanat: abbandonando; kama: desiderio; kroda: e collera; udbbhavam: generata da; vegam: le spinte; sah: egli; yuktah: in estasi; sah: egli; sukhi: felice; narah: essere umano.

 

TRADUZIONE

Colui che prima di lasciare il corpo impara a tollerare le spinte dei sensi materiali e a frenare l'impulso del desiderio e della collera è ben situato ed è felice anche in questo mondo.

 

SPIEGAZIONE

Chi desidera progredire con passo sicuro sul sentiero della realizzazione spirituale deve sforzarsi di controllare gli impulsi dei sensi materiali. Esistono gli impulsi della parola, della collera, della mente, dello stomaco, dei genitali e della lingua. Colui che riesce a controllare gli impulsi dei sensi e della ente è chiamato svami o gosvami vive in modo regolato, dominando perfettamente tutti i sensi. Quando rimangono insoddisfatti, i desideri materiali generano la collera e agitano la mente, gli occhi e il petto. Si deve dunque imparare a controllarli prima che giunga il momento di lasciare il corpo materiale. Chi ci riesce ha raggiunto la realizzazione spirituale e conosce la felicità che essa procura. È dovere dello spiritualista fare ogni sforzo per controllare il desiderio e la collera.

 

VERSO 24

yo'ntah-sukho 'ntar-aramas
tathantar-jyotir eva yah
sa yogi brahma-nirvanam
brahma-bhuto 'dhigacchati

yah: colui che; antah-sukhah: interiormente felice; antah-aramah: attivo interiormente; tatha: come anche; antah-jyotih: aspirando interiormente; eva: certamente: yah: chiunque; sah: egli; yogi: un mistico; brahma-nirvanam: liberazione nel Supremo; brahma-bhutah: essendo realizzato nel sé; adhigacchati: raggiunge.

 

TRADUZIONE

Colui che gode di una felicità interiore, che è attivo e gioisce all'interno di sé e il cui scopo è interiore, è veramente il mistico perfetto. È liberato nel Supremo e alla fine raggiungerà il Supremo.

 

SPIEGAZIONE

Chi non sa gustare la felicità interiore come potrà mai smettere di cercare i piaceri esterni, che sono superficiali? Una persona liberata conosce la vera gioia, perciò può sedersi in silenzio, in qualunque luogo, e godere interiormente delle attività della vita. Una persona liberata non desidera più le gioie materiali esterne. Questo livello si chiama brahma-bhuta, e chi lo raggiunge è sicuro di tornare a dio.

 

VERSO 25

labhante brahma-nirvanam
risayah ksina-kalmasah
chinna-dvaidha yatatmanah
sarva-bhuta-hite ratah

labhante: raggiungono; brahma-nirvanam: la liberazione nel Supremo; risayah: coloro che sono interiormente attivi; ksina-kalmasah: che sono liberi da ogni colpa; chinna: che sono dilaniati; dvaidhah: dualità; yata-atmanah: impegnati nella realizzazione del sé; sarva-bhuta: per tutti gli esseri viventi; hite: in attività benefiche; ratah: impegnati.

 

TRADUZIONE

Coloro che hanno superato la dualità che nasce dal dubbio, che volgono la mente verso l'interno, che agiscono sempre per il bene di tutti gli esseri e sono liberi da ogni colpa, raggiungono la liberazione nel Supremo.

 

SPIEGAZIONE

Soltanto una persona pienamente cosciente di Krishna, che agisce sapendo che Krishna è la sorgente di ogni cosa, può agire per il bene di tutti gli esseri. Le sofferenze dell'uomo sono dovute all'oblio che Krishna è il beneficiario supremo, il proprietario supremo e l'amico supremo. Perciò il più grande beneficio che si possa portare all'umanità è quello di risvegliare in ogni essere la coscienza di Krishna. Soltanto una persona liberata nel Supremo può fare del bene agli altri perché ha raggiunto lo stadio dell'amore divino, essendosi liberata da ogni colpa e da ogni dubbio sulla supremazia di Krishna.
Chi si preoccupa soltanto del benessere fisico degli uomini non può veramente aiutare nessuno. Un sollievo temporaneo per il corpo e la mente non sarà mai soddisfacente. È nell'oblio della nostra relazione col Signore Supremo che dobbiamo cercare la causa delle difficoltà che nascono nella dura lotta per l'esistenza. Quando un uomo diventa pienamente cosciente della sua relazione con Krishna è in realtà un'anima liberata anche in questo corpo materiale.

 

VERSO 26

kama-krodha-vimuktanam
yatinam yata-cetasam
abhito brahma-nirvanam
vartate viditatmanam

kama: dai desideri; krodha: e collera; vimuktanam: di coloro che sono liberati; yatinam: delle persone sante; yata-cetasam: che hanno il pieno controllo della mente; abhitah: sicuri in un prossimo futuro; brahma-nirvanam: liberazione nel Supremo; vartate: è là; vidita-atmamam: di coloro che sono spiritualmente realizzati.

 

TRADUZIONE

Coloro che sono liberi dalla collera e dai desideri materiali, che sono spiritualmente realizzati, che hanno il controllo di sé e si sforzano costantemente di raggiungere la perfezione, sono sicuri di ottenere la liberazione nel Supremo in un futuro molto prossimo.

 

SPIEGAZIONE

Fra tutte le persone sante che si sforzano con costanza di raggiungere la liberazione, colui che è in coscienza di Krishna è il più elevato. Lo conferma anche lo Srimad Bhagavatam:

yat-pada-pankaja-palasa-vilasa-bhaktya
karmasayam grathitam udgrathayanti santah
tadvan na rikta-matayo yatayo 'pi ruddha-
sroto-ganas aranam bhaja vasudevam

"Cercate solo di adorare Vasudeva, il Signore Supremo, servendoLo con amore e devozione. I più grandi saggi non riescono a controllare i sensi con altrettanta forza di coloro che conoscendo la gioia trascendentale di servire i piedi di loto del Signore, sradicano il profondo desiderio di godere dei frutti dell'azione." (S.B. 4.22.39)

Il desiderio di godere dei frutti dell'azione ha radici così profonde nell'anima condizionata che anche i grandi saggi hanno difficoltà a controllarlo, nonostante i loro sforzi. Ma il devoto de Signore, costantemente impegnato nel servizio devozionale in coscienza di Krishna, ottiene presto la liberazione nel Supremo, perché conosce perfettamente la propria identità spirituale. Grazie alla sua completa conoscenza nella realizzazione spirituale è sempre situato in una profonda estasi spirituale (samadhi). Un passo delle Scritture illustra bene questo processo:

darsana-dhyana-samsparsair
matsya-kurma-vihangamah
svany apatyani pusnanti
tathaham api padma-ja

"Il pesce alleva i propri piccoli guardandoli, la tartaruga meditando su di loro e l'uccello toccandoli. E anch'Io agisco in questo modo, o Padmaja." 

Il pesce alleva i piccoli solo guardandoli e la tartaruga solo meditando su di loro. Essa depone le uova nella sabbia e torna nell'oceano, dove medita sulla sua prole. Così il devoto di Krishna ha il potere di raggiungere il regno di Dio, anche se è molto lontano, semplicemente meditando su Krishna e agendo in coscienza di Krishna. Poiché è sempre assorto nel Supremo le sofferenze materiali non lo toccano più. Questo livello è detto brahma-nirvana.

 

VERSI 27-28

sparsan kritva bahir bahyams
caksus caivantare bruvoh
pranapanau samau kritva
nasabhyantara-carinau

yatendriya-mano-buddhir
munir moksa-parayanah
vigateccha-bhaya-krodho
yah sada mukta eva sah

sparsan: oggetti dei sensi, come il suono; kritva: tenendo; bahih: esterna; bahyan: non necessariamente; caksuh: occhi; ca: anche; eva: certamente; antare: tra; bruvoh: le sopracciglia; prana-apanau: aria che si muove verso l'alto e verso il basso; samau: in sospensione; kritva: tenendo; nasa-abhyantara: dentro le narici; carinau: soffiando; yata: controllati; indriya: i sensi; manah: mente; buddhih: intelligenza; munih: il trascendentalista; moksa: per la liberazione; parayanah: essendo così destinato; vigata: avendo rifiutato; iccha: desideri; bhaya: paura; krodhah: collera; yah: colui che; sada: sempre; muktah: liberato; eva: certamente; sah: è.

 

TRADUZIONE

Chiudendosi agli oggetti esterni dei sensi, tenendo gli occhi e lo sguardo fisso tra le sopracciglia, sospendendo l'aria inspirata e l'aria espirata all'interno delle narici e controllando così la mente, i sensi e l'intelligenza, lo spiritualista che aspira alla liberazione si svincola dal desiderio, dalla paura e dalla collera. Chi rimane sempre in questa condizione è certamente liberato.

 

SPIEGAZIONE

Non appena si adotta la coscienza di Krishna si diventa consapevoli della propria identità spirituale; poi, con la pratica del servizio di devozione, si acquisisce la conoscenza sul Signore Supremo. Quando si è situati nel servizio di devozione, e la propria coscienza spirituale si è pienamente sviluppata, si percepisce la presenza del Signore in ogni azione. Questa è la liberazione che si raggiunge attraverso la realizzazione del Supremo.
Dopo aver spiegato ad Arjuna questo metodo, il Signore gli insegna come giungere alla liberazione con la pratica dell'astanga-yoga, che comporta otto fasi: yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana,dhyana e samadhi. Questo yoga, di cui vi è solo un breve accenno, sarà descritto ampiamente nel sesto capitolo. Esso richiede l'esercizio del pratyahara, che consiste nel separare i sensi dai loro oggetti (sonori, tattili, visivi, gustativi e olfattivi) per poi fissare lo sguardo tra le sopracciglia e concentrarsi, con le palpebre semichiuse, sull'estremità del naso. È preferibile non chiudere completamente gli occhi, per evitare di essere sorpresi dal sonno, né lasciarli completamente aperti, se non si vuole correre il rischio di essere nuovamente attratti dagli oggetti dei sensi.

La respirazione dev'essere limitata all'altezza delle narici con una tecnica che consiste nel neutralizzare, nel corpo, l'aria ascendente e quella discendente. Praticando questo yoga si possono controllare i sensi allontanandoli dai loro oggetti e prepararsi per raggiungere la liberazione nel Supremo. Questo yoga aiuta l'uomo a liberarsi dalla paura e dalla collera e a risvegliare la propria coscienza spirituale fino a percepire l'Anima Suprema.
Come si vedrà più ampiamente nel prossimo capitolo, la coscienza di Krishna è il metodo più semplice per raggiungere il fine dello yoga. Una persona cosciente di Krishna, essendo costantemente impegnata nel servizio di devozione, non rischia di vedere i propri sensi impegnarsi in altre attività. Questo metodo per controllare i sensi è dunque molto più pratico ed efficace dell'astana-yoga.

 

VERSO 29

bhoktaram yajna-tapasam
sarva-loka-mahesvaram
suhridam sarva-bhutanam
jnatva mam santim ricchati

bhoktaram: il beneficiario; yajna: dei sacrifici; tapasam: di penitenze e austerità; sarva-loka: di tutti i pianeti e tutti gli esseri celesti che vi si risiedono; maha-isvaram: il Signore Supremo; su-hridam: il benefattore: sarva: di tutti; bhutanam: gli esseri viventi; jnatva: così conoscendo; mam: Me (Sri Krishna); santim: sollievo dalle pene materiali; ricchati: si ottiene.

 

TRADUZIONE

Sapendo che Io sono il beneficiario supremo di tutti i sacrifici e di tutte le austerità, il Signore Supremo di tutti i pianeti e di tutti gli esseri celesti, l'amico e il benefattore di tutti gli esseri viventi, la persona pienamente cosciente di Me trova sollievo alle miserie materiali e ottiene la pace.

 

SPIEGAZIONE

Le anime condizionate, che sono prigioniere dell'energia illusoria, desiderano ardentemente la pace in questo mondo, ma ignorano le condizioni necessarie per ottenerla. La Bhagavad-gita rivela qui il segreto per ottenere la pace: riconoscere Krishna come il beneficiario di tutte le attività dell'uomo. L'uomo deve sacrificare ogni cosa al servizio trascendentale del Signore Supremo, perché il Signore è il proprietario di tutti i pianeti e dei loro esseri celesti. Nessuno eguaglia il Signore. Secondo l'autorità dei Veda (Svetasvatara Upanisad 6.7), Egli supera anche Brahma e Siva, i più grandi tra gli esseri celesti (tam isvaranam paramam mahesvaram). Nella morsa dell'illusione, gli esseri viventi cercano di dominare tutto ciò che li circonda, mentre in realtà sono completamente dominati dall'energia materiale del Signore. Il Signore regna sulla natura materiale e tutte le anime condizionate sono sottomesse alle rigide leggi di questa natura. Senza comprendere queste verità fondamentali non è possibile raggiungere la pace in questo mondo, né a livello individuale né a livello collettivo. La pace perfetta si ottiene solo diventando completamente coscienti di Krishna cioè realizzando che Krishna è il Signore Supremo e tutti gli esseri individuali, compresi i potenti esseri celesti, Gli sono subordinati.

Il quinto capitolo è una spiegazione pratica della coscienza di Krishna, a cui viene dato anche il nome di karma-yoga. Vi troviamo, tra l'altro, la risposta alle domande speculative dei jnani sulla possibilità di raggiungere la liberazione con la pratica del karma-yoga. Agire in coscienza di Krishna significa agire con piena conoscenza della supremazia del Signore. Tali azioni non sono differenti dalla conoscenza trascendentale. Infatti il jnana-yoga conduce al bhakti-yoga, che è la pura coscienza di Krishna.
Coscienza di Krishna significa agire in piena conoscenza della relazione che ci unisce al Supremo, e la perfezione di questa coscienza consiste nel conoscere pienamente Sri Krishna, Dio la Persona Suprema. L'anima pura, che è parte integrante e frammento di Dio, è la servitrice eterna del Signore, ma quando desidera dominare maya, cioè la natura materiale illusoria, ne viene a contatto e cade preda di continue sofferenze. E finché l'anima rimane a contatto con la materia deve agire in funzione dei suoi bisogni materiali. Tuttavia, anche nel cuore della materia possiamo risvegliare la nostra coscienza spirituale e ritrovare un'esistenza pura; è sufficiente praticare la coscienza di Krishna. Quanto più si avanza su questa via, tanto più ci si libera dalle reti della materia. Il Signore è imparziale con tutti. Tutto dipende dall'impegno nel compiere il proprio dovere nella coscienza di Krishna, sforzandosi di controllare i sensi e vincere l'influsso del desiderio e della collera. Il dominio delle passioni permette di sviluppare la coscienza di Krishna e di stabilirsi sul piano trascendentale, il brahma-nirvana. La coscienza di Krishna include già lo yoga in otto fasi, di cui essa raggiunge il fine. Ci si può elevare anche con la pratica di yama, niyama, asana, pranayama, pratyahara, dharana, dhyana e samadhi, ma queste otto tappe non sono che l'inizio della perfezione suprema, che si raggiunge con la pratica del servizio di devozione, l'unico in grado di dare la pace all'uomo. Il bhakti-yoga è la più alta perfezione dell'esistenza.

 

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul quinto capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Karma-yoga, l'azione nella coscienza di Krishna."

 

 

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