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...continua Cap. 7

 

VERSO 11

balam balavatam caham
kama-raga-vivarjitam
dharmaviruddho bhutesu
kamo 'smi bharatarsabha

balam: forza; bala-vatam: del forte; ca: e; aham: Io sono; kama: passione; raga: e attaccamento; vivarjitam: privo di; dharma-avirudhah: non contrario ai princìpi della religione: bhutesu: in tutti gli esseri; kamah: vita sessuale; asmi: Io sono; bharata-risabha: o signore dei Bharata.

 

TRADUZIONE

Sono la forza del forte, scevra di desiderio e di passione. Sono l'unione sessuale che non è contraria ai princìpi della religione, o signore dei Bharata [Arjuna].

 

SPIEGAZIONE

La forza di colui che è forte deve servire a proteggere i deboli, non ad aggredire gli altri per un vantaggio personale. E la vita sessuale, secondo i princìpi della religione (dharma), non deve avere altro scopo che la procreazione di figli a cui si assicurerà lo sviluppo della coscienza di Krishna. Questa è la responsabilità dei genitori.

 

VERSO 12

ye caiva sattvika bhava
rajasas tamasas ca ye
matta eveti tan viddhi
na tv aham tesu te mayi

ye: tutti questi; ca: e; eva: certamente; sattvikah: in virtù; bhavah: stati dell'essere; rajasah: nell'influenza della passione; tamasah: nell'influenza dell'ignoranza; ca: anche; ye: tutti questi; mattah: da Me; eva: certamente; iti: così; tan: quelli; viddhi: cerca di conoscere; na: non; tu: ma; aham: Io; tesu: in loro; te: essi; mayi: in Me.

 

TRADUZIONE

Sappi che ogni condizione dell'essere, sia essa in virtù, in passione o in ignoranza, è una manifestazione della Mia energia. In un certo senso Io sono ogni cosa, ma rimango indipendente. Non sono soggetto alle influenze della natura materiale in quanto esse sono in Me.

 

SPIEGAZIONE

Tutte le azioni materiali sono compiute sotto le tre influenze della natura materiale. Queste influenze, però, non hanno alcun potere sul Signore Supremo, Sri Krishna, poiché sono semplici manifestazioni della Sua potenza. Gli abitanti di un regno, per esempio, sono tenuti a osservarne le leggi, senza eccezioni, ma il sovrano, che detta queste leggi, non è legato a quest'obbligo. Così, Krishna non è mai soggetto alle influenze della natura materiale - virtù, passione e ignoranza - poiché Egli ne è l'origine. Egli è dunque nirguna, cioè non è soggetto ai guna, o influenze materiali. È questa una delle caratteristiche di Dio, la Persona Suprema, Bhagavan, Sri Krishna.

 

VERSO 13

tribhir guna-mayair bhavair
ebhih sarvan idam jagat
mohitam nabhijanati
mam ebhyah param avyayam

tribhih: tre; guna-mayaih: che consistono nei guna; bhavaih: dagli stati dell'essere; ebhih: tutti questi; sarvam: intero; idam: questo; jagat: universo; mohitam: illuso; na abijanati: non conosce; mam: Me; ebhyah: al di sopra di queste; param: il Supremo; avyayam: inesauribile.

 

TRADUZIONE

Illuso dalle tre influenze materiali [virtù, passione e ignoranza], il mondo intero non Mi conosce, non sa che trascendo ogni influenza e sono inesauribile.

 

SPIEGAZIONE

Il mondo intero subisce il fascino delle tre influenze della natura materiale. Tutti coloro che sono deviati da queste tre influenze, cioè tutte le anime condizionate, prigioniere della materia, non possono comprendere che al di la dell'energia materiale Si trova il Signore Supremo, Sri Krishna.
Secondo la loro natura, gli esseri viventi si rivestono di diversi tipi di corpi, ciascuno con caratteristiche psico-fisiologiche proprie. In genere, la società si divide in quattro gruppi (varna) che sono determinati dal particolare influsso della natura: sotto l'influenza della virtù si trovano i brahmana, sotto l'influenza della passione si trovano gli ksatriya, sotto l'influenza della passione e dell'ignoranza si trovano i vaisya e sotto l'influenza dell'ignoranza si trovano i sudra. Inferiori a questi quattro gruppi sono gli animali o quegli uomini che vivono una vita animale. Ma queste designazioni (brahmana, ksatriya, vaisya e sudra) sono tutte temporanee, come lo sono anche i corpi a cui si applicano. Eppure, sebbene l'uomo abbia i giorni contati e ignori ciò che gli accadrà dopo la morte, persiste, sotto l'azione dell'energia illusoria, a identificarsi col corpo e a credersi americano, indiano, russo, indù, musulmano, cristiano, brahmana e così via. Illuso dalle tre influenze della natura materiale, l'essere individuale dimentica Dio, il maestro dell'energia materiale.

In questo verso Krishna dichiara che le persone sviate dalle tre influenze della natura non possono cogliere la Sua presenza al di là della materia. Esistono differenti tipi di esseri viventi - esseri celesti, uomini e animali - e tutti subiscono l'influenza dell'energia materiale e in un modo o nell'altro hanno dimenticato Dio, la Persona Suprema. Coloro che sono nell'ignoranza, nella passione o anche nella virtù non sono capaci di andare oltre la concezione del Brahman, dell'aspetto impersonale della Verità Assoluta. Essi rimangono confusi di fronte all'aspetto personale del Signore Supremo che possiede la perfezione della bellezza, ricchezza, fama, potenza, saggezza e rinuncia. E se neppure coloro che sono nella virtù possono avvicinare il Signore, che dire di coloro che sono nella passione e nell'ignoranza! Ma la coscienza di Krishna trascende queste tre influenze materiali e chiunque la viva pienamente ha già raggiunto la liberazione.

 

VERSO 14

daivi hy esa guna-mayi
mama maya duratatyaya
mam eva ye prapadyante
mayam etam taranti te

daivi: trascendentale; hi: certamente; esa: questa; guna-mayi: che consiste nelle tre influenze della natura materiale; mama: Mia; maya: energia; duratyaya: molto difficile da superare; mam: a Me; eva: certamente; ye: coloro che; prapadyante: si abbandonano; mayam etam: questa energia illusoria; taranti: superano; te: essi.

 

TRADUZIONE

Questa mia energia divina, costituita dalle tre influenze della natura materiale, è difficile da superare, ma coloro che si abbandonano a Me ne varcano facilmente i limiti.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore Supremo possiede innumerevoli energie, tutte divine ed eterne. Ma gli esseri viventi, sebbene partecipino delle Sue energie divine, vedono il loro potere superiore coprirsi quando entrano in contatto con l'energia materiale. Coperti da questa energia, gli esseri nn potranno mai, da soli, vincere la sua influenza. Di natura divina, l'energia materiale e quella spirituale sono, come abbiamo visto, entrambe eterne, perciò anche l'illusione degli esseri condizionati dalla materia è eterna; essi sono quindi detti nitya-baddha, "eternamente condizionati". Nessuno può scoprire le origini del proprio condizionamento materiale; ecco perché è così difficile liberarsi dalla prigionia della materia. È vero che l'energia materiale è inferiore, ma essa opera sotto la direzione del Signore, e nessuno può andare contro la Sua volontà. L'energia materiale viene qui definita divina perché emana dal Signore e agisce solo sotto il Suo volere divino. Così, sebbene sia inferiore, la potenza esterna di Dio, poiché è diretta dalla Volontà suprema, agisce in modo meraviglioso nella creazione e nella distruzione della manifestazione cosmica. I Veda lo confermano, mayam tu prakritim vidyan mayinam tu mahesvaram: "Maya è certamente temporanea e illusoria, ma il mago che opera dietro di essa non è altri che Mahesvara, il controllore supremo, Dio, la Persona Suprema." (Svetasvatara Upanisad 4.10)

La parola "guna, che designa le influenze materiali, significa anche "corda" e indica che l'anima condizionata è prigioniera dei legami dell'illusione. Piedi e mani legati, il prigioniero non può sperare di liberarsi da sé, e poiché non può aspettarsi niente dai suoi compagni di prigionia, potrà ottenere la libertà solo da un uomo libero. Così, soltanto Krishna e il Suo rappresentante autentico, il maestro spirituale, possono liberare l'anima condizionata. Senza un aiuto superiore nessuno potrà tagliare i legami che lo trattengono alla materia. Ma per ottenere questo soccorso è sufficiente praticare il servizio di devozione, adottare la coscienza di Krishna. Per l'affetto verso l'essere che in origine era il Suo amato figlio e per una misericordia infinita verso l'anima sottomessa, Krishna, maestro dell'energia illusoria, può ordinare a questa invincibile energia di allentare la sua presa e di restituire all'anima la sua libertà. Dunque, è soltanto con l'abbandono ai piedi di loto del Signore che si potrà sfuggire alle potenti catene della natura materiale.

Notiamo in questo verso il termine mam, che si riferisce a Krishna (Visnu) e a Lui soltanto. Infatti, benché Brahma e Siva, che presiedono rispettivamente al rajo-guna (la passione) e al tamo-guna (l'ignoranza), siano quasi al livello di Visnu, essi non hanno il potere di sottrarre l'anima condizionata alle reti di maya, perché loro stessi ne subiscono l'influsso. Solo Visnu è il maestro di maya, perciò solo Lui può liberare l'anima condizionata. I Veda (Svetasvatara Upanisad 3.8) lo confermano, tam eva viditva: "Solo chi conosce Krishna ottiene la libertà." Siva stesso afferma che la liberazione può essere raggiunta solo per la grazia di Visnu, mukti-pradata sarvesam visnur eva na samsayah: "È certamente Visnu Colui che concede la liberazione a tutti gli esseri."

 

VERSO 15

na mam duskritino mudhah
prapadyante naradhamah
mayayaparitha-jnana
asuram bhavam asritah

na: non; mam: a Me; duskritinah: miscredenti; mudhah: stolti; prapadyante: si arrendono; nara-adhamamah: i più bassi del genere umano; mayaya: dell'energia illusoria; apahrita: rapita; jnanah: la cui conoscenza; asuram: demoniaca; bhavam: natura; asritah: accettando.

 

TRADUZIONE

Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza è stata rubata dall'illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca sono tutti miscredenti e non si arrendono a Me.

 

SPIEGAZIONE

La Bhagavad-gita insegna che semplicemente abbandonandosi ai piedi di loto di Sri Krishna, la Persona Suprema, si trascendono le rigide leggi della natura materiale. Ci si può chiedere allora perché gli eruditi, i filosofi, gli scienziati, i capi di grandi industrie, gli amministratori e tutti i dirigenti della società non s'abbandonino ai piedi di loto di Krishna, Dio, la Persona Suprema e onnipotente. I grandi dell'umanità hanno continuatamente cercato in diversi modi, anno dopo anno, o anche vita dopo vita, di liberarsi dalle leggi intransigenti della natura materiale e raggiungere la mukti. Perché tanti geni, tanti capi gloriosi non hanno adottato la semplice via dell'abbandono al Signore?

La Bhagavad-gita risponde che i veri capi della società, che sono anche grandi eruditi, come Brahma, Siva, Kapila, i Kumara, Manu Vyasa, Devala, Asita, Janaka, Prahlada, Bali e altri più recenti, come Madhvacarya, Ramanujacarya, Sri Caitanya Mahaprabhu e altri ancora - tutti ferventi filosofi, politici, scienziati, educatori e amministratori - non esitano ad abbandonarsi alla Persona Suprema, l'autorità onnipotente. Ma quei ciarlatani che pur di avere qualche vantaggio materiale si fanno passare per filosofi, politici e così via rifiutano naturalmente di seguire la via tracciata dal Signore. Privi di qualsiasi concezione di Dio, essi fabbricano le loro "soluzioni" personali riuscendo solo a complicare la loro esistenza e quella degli altri, e moltiplicando i problemi invece di risolverli. L'energia materiale è talmente potente da far crollare tutti i loro piani atei, i loro congressi e le loro commissioni, ma essi rifiutano di ammetterlo.

Questi atei, questi "pianificatori", sono descritti nel verso col termine duskritinah, "miscredente", in opposizione a kritina, "chi compie atti lodevoli". Qui non si nega l'intelligenza dei materialisti perché, a modo loro, essi sanno realizzare grandi cose. Ma poiché fanno cattivo uso dell'intelligenza andando contro la volontà del Signore Supremo, essi sono chiamati duskritina, per mostrare come l'intelligenza di questi atei e i loro sforzi siano mal diretti.
Nella Bhagavad-gita è chiaramente spiegato che l'energia materiale agisce completamente sotto la direzione del Signore Supremo. Non ha alcun potere indipendente, ma si muove come un'ombra dietro al suo oggetto. Ciò nonostante l'energia materiale rimane molto potente, ma poiché ignora Dio, l'ateo non può sapere come operano le Sue leggi, né può conoscere i piani divini del Signore. Poiché è prigioniero dell'illusione, della passione e dell'ignoranza, tutte le imprese dell'ateo sono destinate a fallire come accadde a Hiranyakasipu e a Ravana, entrambi potenti eruditi, amministratori, scienziati ed educatori. I miscredenti (duskritina) si dividono in quattro gruppi:

1. I mudha, coloro che sono profondamente sciocchi e faticano come bestie da soma. Sono solo interessati a godere del frutto delle loro azioni e non lo scambierebbero per niente al mondo, neppure per l'Assoluto. Hanno come simbolo il somaro, personificazione stessa della stupidità. Questo povero animale pena giorno e notte senza sapere perché, si accontenta di un po' d'erba come salario; dorme con la paura di essere bastonato e cerca periodicamente di sedurre la somara, che ogni volta non manca di sferragli un calcio. Talvolta gli accade di cantare, o anche di filosofare, ma il suo raglio provoca soltanto fastidio. Questa è la condizione dello stolto che ignora lo scopo reale delle sue azioni (karma): quello di offrirle in sacrificio (yajna).
Di solito coloro che lavorano senza tregua per soddisfare quei bisogni che loro stessi si sono creati non vogliono sentir parlare dell'immortalità dell'anima, "non hanno tempo" dicono. Questi mudha vivono unicamente per il guadagno, anche se non possono neppure godere pienamente di quei benefici materiali temporanei per cui devono fare uno sforzo così grande. Talvolta lavorano giorno e notte senza dormire, si nutrono male, soffrono d'indigestione e di ulcere allo stomaco, presi come sono dal loro servizio a falsi maestri. Ignorando il loro vero maestro, essi servono stupidamente il dio denaro. Purtroppo non si abbandonano mai al maestro assoluto, maestro di tutti i maestri, e non dedicano neppure un po' di tempo per conoscere qualcosa di Lui da fonti autorizzate. Come il maiale che preferisce gli escrementi ai dolci fatti di zucchero e di ghi,³il materialista sciocco divora gli avvenimenti sconcertanti del giorno, le riviste vistose e le notizie sulle fluttuazioni delle energie materiali, trascurando completamente la voce della spiritualità.

2. I naradhama, "i più caduti tra gli uomini" (da nara: uomo, e adhama: il più basso). Tra le 8.400.000 specie viventi, 400.000 sono umane. Tra queste ultime molte sono inferiori, per lo più non civilizzate. L'uomo civilizzato è colui che si sottomette a certi princìpi di vita sociale, politica e religiosa. Coloro che si evolvono sul piano sociale e politico, ma non hanno princìpi religiosi, meritano il nome di naradhama. Non c'è vera religione senza Dio, poiché lo scopo di seguire i princìpi religiosi è quello di conoscere la Verità Assoluta e il legame che ci unisce ad Essa. Nella Bhagavad-gita, Dio, la Persona Suprema, afferma chiaramente che Egli è questa Verità Assoluta e che niente e nessuno Gli è superiore. L'uomo civilizzato è dunque colui che si assume il dovere di risvegliare la propria coscienza spirituale perduta e la coscienza della relazione che lo unisce all'Assoluto, Sri Krishna, la persona Suprema e onnipotente. Chiunque trascuri questo dovere è definito un naradhama. Sappiamo dalle Scritture che il bambino nel grembo della madre prega Dio di liberarlo dalla sua condizione di feto, estremamente penosa, promettendoGli in cambio di adorare solo Lui. È naturale pregare Dio nei momenti difficili, poiché tutti gli esseri Gli sono eternamente legati. Ma sotto l'influsso di maya, l'energia illusoria, appena il bambino esce dal grembo materno dimentica le sue sofferenze e il suo liberatore. Il dovere di coloro che lo educano sarà dunque quello di risvegliare in lui la sua coscienza divina assopita. Nel Manu-smriti, autentica guida alla vita spirituale, sono prescritti dieci metodi di purificazione nell'ambito del varnasrama-dharma per ravvivare la coscienza di Dio. Oggi più nessuno osserva rigorosamente questi princìpi, perciò la popolazione terrestre è naradhama quasi nella sua totalità. L'energia materiale, che è onnipotente, rende vana la scienza di tale civiltà. Secondo la Bhagavad-gità, il vero erudito è l'uomo che giunge a vedere con occhio uguale il saggio brahmana, la mucca, l'elefante, il cane e il mangiatore di cani. Questa è la visione del puro devoto. Sri Nityananda Prabhu, avatara nel ruolo del maestro spirituale perfetto, liberò i fratelli Jagai e Madhai, tipici naradhama, mostrando così che la misericordia di un puro devoto raggiunge anche gli uomini più degradati. Ed è solo per la grazia di un puro devoto del Signore che il naradhama, condannato da Dio stesso, può risvegliare la sua coscienza spirituale.
Sri Caitanya Mahaprabhu, diffondendo il bhagavata-dharma, l'azione devozionale, raccomanda di ascoltare con sottomissione il messaggio del Signore Supremo. L'essenza di questo messaggio è la Bhagavad-gita ed è sufficiente che il naradhama l'ascolti con umiltà, se vuole liberarsi. Purtroppo, gli uomini degradati non vogliono neppure prestare orecchio a questo messaggio, come potrebbero quindi abbandonarsi alla volontà del Signore? In breve, i naradhama trascurano completamente il primo dovere dell'uomo, quello di ravvivare la sua coscienza spirituale e di ristabilire il legame che lo unisce a Krishna.

3. I mayayapahrita-jnanah, gli uomini la cui vasta conoscenza è resa vana dall'influsso dell'energia materiale illusoria. Sono stimati come grandi eruditi - filosofi, poeti, uomini di lettere o di scienza - ma sono deviati dall'energia illusoria, perciò agiscono contro la volontà del Signore. Oggi ne esistono in gran numero, anche tra gli "specialisti" della Bhagavad-gita. La Bhagavad-gita stabilisce in modo inconfutabile che Krishna è Dio, la Persona Suprema. Nessuno può essere uguale o superiore a Lui. L'Anima Suprema situata nel cuore di ognuno è la Sua emanazione plenaria; Egli è il padre di Brahma, degli uomini e di tutti gli altri esseri, è l'origine del Brahman impersonale e del Paramatma, è la fonte di tutto ciò che esiste e tutti devono abbandonarsi ai Suoi piedi di loto. Nonostante queste chiare affermazioni, i mayayapahrita-jnanah considerano con ironia la Persona Suprema, classificandoLa tra gli uomini comuni. Essi ignorano che la forma umana, questa forma privilegiata, è un immagine della forma trascendentale ed eterna del Signore Supremo. Rifiutano dunque di abbandonarsi ai piedi di loto di Krishna e d'insegnare questo principio fondamentale, perciò le loro interpretazioni non autentiche, aparampara, 5 della Bhagavad-gita nascondono il vero senso del Testo, allontanando il lettore dalla giusta comprensione spirituale.

4. Gli asuram bhavam asritah, gli uomini deliberatamente atei e demoniaci. Alcuni di loro sostengono che Dio non può scendere nel mondo materiale, senza peraltro specificare cosa Glielo impedirebbe. Altri sostengono addirittura che Dio tragga origine dal Brahman impersonale, quando invece la Bhagavad-gita afferma esattamente il contrario. Invidiosi del Signore Supremo, essi inventano per uso personale "incarnazioni" e "avatara" a volontà, uno più falso dell'altro. Facendo del rifiuto della Persona Divina il principio stesso della loro esistenza, essi non riescono ad abbandonarsi a Sri Krishna, riconosciuto come Dio dalle Scritture e dai grandi acarya.
Sri Yamunacarya Albandaru diceva: "O Signore! Nonostante il carattere incomparabile delle Tue forme, delle Tue qualità e dei Tuoi atti, nonostante tutte le Scritture sotto il segno della virtù confermino la Tua natura personale, e nonostante tutti i grandi saggi ed eruditi della scienza spirituale Ti riconoscano come la Persona Suprema, Tu rimani inaccessibile agli atei."
Così, malgrado il consiglio di tutte le Scritture e di tutti i grandi saggi ed eruditi, gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, i "pensatori" delusi dalle loro stesse elucubrazioni e gli atei dichiarati, come li abbiamo descritti sopra, non si abbandonano mai ai piedi di loto del Signore Supremo.

 

VERSO 16

catur-vidha bhajante mam
janah sukritino 'rjuna
arto jijnasur artharthi
jnani ca bharatatarsabha

catuh-vidhah: quattro generi di; bhajante: rendono servizio; mam: a Me; janah: persone; su-kritinah: coloro che sono pii; arjuna: o Arjuna; artah: gli infelici; jijnasuh: i curiosi; artha-arthi: chi desidera un beneficio materiale; jnasuh: i curiosi; artha-arthi: chi desidera un beneficio materiale; jnani: chi conosce le cose nella loro realtà; ca: anche; bharatarisabha: o grande tra i discendenti di Bharatarisabha.

 

TRADUZIONE

O migliore dei Bharata, quattro categorie di uomini virtuosi si avvicinano a Me con devozione - gli infelici, coloro che desiderano la ricchezza, i curiosi e coloro che aspirano a conoscere l'Assoluto.

 

SPIEGAZIONE

I virtuosi, al contrario dei miscredenti descritti nel verso precedente, aderiscono rigidamente ai princìpi regolatori enunciati nelle Scritture, all'insieme delle leggi sociali e morali e sono, a diversi livelli, devoti del Signore Supremo, da cui il loro nome di sukritinah. Sono classificati in quattro gruppi: 1) coloro che sono infelici; 2) coloro che hanno bisogno di denaro; 3) coloro che manifestano una certa curiosità; 4) coloro che ricercano la Verità Assoluta. Tutti, in condizioni diverse, avvicinano il Signore Supremo per servirLo, ma nessuno lo fa con purezza, perché in cambio della loro devozione cercano di soddisfare alcuni desideri. La devozione pura, invece, è priva di ogni aspirazione e desiderio personale. Il Bhakti-rasamrita-sindhu (1.1.11) la definisce in questo modo:

anyabhilasita-sunyam
jnana-karmady-anavritam
anukulyena krishnanu-
silanam bhaktir uttama

"Si deve servire il Signore Supremo, Sri Krishna, con amore e una devozione tutta spirituale, senza mischiarvi motivi che nascano dall'interesse personale o dalla speculazione intellettuale, e senza cercare alcuna ricompensa materiale. Questo è il puro servizio devozionale."

Quando i quattro tipi di uomini che vengono al Signore per servirLo si purificano completamente a contatto con un puro devoto, diventano anche loro puri devoti. Per i miscredenti è molto difficile servire il Signore perché sono egoisti, sregolati e non si propongono fini spirituali. Tuttavia, se avvicinano un puro devoto, anch'essi possono diventare puri devoti del Signore.
Gli uomini presi dagli atti interessati talvolta si avvicinano al Signore quando la sfortuna si abbatte su di loro. Entrano allora in contatto con i puri devoti e nella loro infelicità adottano il servizio di devozione. Anche coloro che sono delusi da tutto si avvicinano talvolta ai puri devoti e cominciano e interrogarsi su Dio. Anche i filosofi aridi, frustrati nelle loro ricerche, s'interessano qualche volta a Dio e cominciano a servirLo; superano allora la conoscenza del Brahman impersonale e del Paramatma, situato nel cuore di ognuno, per giungere a concepire la forma personale di Dio per la grazia del Signore e del Suo puro devoto. Quando poi gli infelici, coloro che hanno bisogno di denaro, coloro che sono animati dalla curiosità e coloro che ricercano la conoscenza sono liberati da ogni desiderio personale e realizzano pienamente la differenza tra il guadagno materiale e il progresso spirituale, diventano anche loro puri devoti. Ma finché non hanno raggiunto la purezza, pur servendo il Signore continuano ad impegnarsi in attività interessate, a ricercare la conoscenza materiale, a prediligere qualche altro scopo. È dunque necessario eliminare questi ostacoli se si vuole raggiungere la devozione pura.

 

VERSO 17

tesam jnani nitya-yukta
eka-bhaktir visisyate
priyo hi jnanino 'tyartham
aham sa ca mama priyah

tesam: tra questi; jnani: chi ha la conoscenza perfetta; nitya-yuktah: sempre impegnato; eka: soltanto; bhaktih: nel servizio devozionale; visisyate: è speciale; priyah: molto caro; hi: certamente; jnaninah: alla persona in conoscenza; atyartham: altamente; aham: sono; sah: egli; ca: anche; mama: a Me; priyah: caro.

 

TRADUZIONE

Tra tutti, colui che ha la conoscenza perfetta ed è sempre impegnato nel puro servizio devozionale è il migliore. Io gli sono molto caro e lui è molto caro a Me.

 

SPIEGAZIONE

Liberi dalla contaminazione dei desideri materiali, l'infelice, il povero, il curioso e colui che cerca la conoscenza suprema possono tutti diventare puri devoti. Ma tra loro, chi avvicina il Signore con la conoscenza della Verità Assoluta e senza motivi personali diventa veramente un puro devoto del Signore. Fra questi quattro tipi di persone, colui che s'impegna nel servizio di devozione in piena conoscenza è il più grande, dice il Signore. Infatti, coltivando la conoscenza si comprende dapprima che il sé, l'essere, è differente dal corpo materiale in cui abita; poi, man mano che si progredisce su questa via si scopre il Brahman impersonale e il Paramatma, e quando la purificazione è totale, si prende la coscienza della propria natura eterna di servitore eterno di Dio. In conclusione, a contatto con i puri devoti tutti si purificano: l'infelice, chi cerca vantaggi materiali, chi è animato da curiosità e chi possiede la conoscenza. Ma colui che fin dall'inizio avvicina la Persona Suprema con devozione, in piena conoscenza, è molto caro al Signore. Chi possiede la conoscenza pura della Verità Assoluta, di Dio, gode di una protezione così completa nello svolgimento del suo servizio al Signore che nessuna contaminazione materiale potrà mai toccarlo.

 

VERSO 18

udarah sarva evaite
jnani tv atmaiva me matam
asthitah sa hi yuktatma
mam evanuttamam gatim

udarah: magnanimi; sarve: tutti; eva: certamente; ete: questi; jnani: chi è in coscienza; tu: ma; atma eva: proprio come Me; me: Mia; matam: opinione; astitah: situato; sah: egli: hi: certamente; yukta-atma: impegnato nel servizio devozionale; mam: in Me; eva: certamente; anuttamam: la più alta; gatim: destinazione.

 

TRADUZIONE

Tutti questi devoti sono certamente grandi anime, ma Io considero come Me stesso solo colui che Mi conosce veramente. Assorto nel Mio servizio trascendentale, tale devoto senza dubbio raggiunge Me, la destinazione più alta e perfetta.

 

SPIEGAZIONE

Non dobbiamo pensare che coloro che servono il Signore con una conoscenza meno elevata non Gli siano cari. Egli li considera tutti magnanimi, perché chiunque venga a Lui, poco importa il motivo, merita il titolo di mahatma, "grande anima". Il Signore accetta anche il servizio di coloro che si votano a Lui per interesse, perché anche in questo caso c'è uno scambio d'amore. Con affetto essi chiedono al Signore una ricompensa materiale, e quando l'ottengono sono così felici che la loro stessa gioia li fa progredire sulla via della devozione. Ma chi serve il Signore Supremo in piena conoscenza è particolarmente caro a Krishna, perché il suo unico scopo è quello di servirlo con amore e devozione. Questo devoto non può vivere un solo istante senza essere in contatto col Signore o senza servirLo. E il Signore, molto affezionato al Suo devoto, non può separarSi mai da lui. Krishna stesso dichiara nello Srimad Bhagavatam (9.4.68):

sadhavo hridayam mahyam
sadhunam hridayam tv aham
mad-anyat te na jananti
naham tebhyo manag api

"I Miei devoti, Io li porto sempre nel cuore, ed essi portano sempre Me nel loro cuore. Come loro non conoscono altri che Me, così Io non posso mai dimenticarMi di loro. La relazione che mi unisce ai puri devoti è la più intima. Situati fermamente nella conoscenza, essi non perdono mai il legame spirituale che li unisce a Me; perciò Mi sono molto cari."

 

VERSO 19

bahunam janmanam ante
jnanavan mam prapadyate
vasudevah sarvam iti
sa mahatma su-durlabhah

bahunam: molti; janmanam: dopo ripetute nascite e morti; ante: dopo; jnana-van; chi è situato nella piena conoscenza; mam: a Me; prapadyate: si arrende; vasudevah: Dio, la Persona Suprema, Krishna; sarvam: ogni cosa; iti: così; sah: quella; maha-atma: grande anima; su-durlabhah: molto rara da vedere.

 

TRADUZIONE

Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e sono tutto ciò che esiste. Un'anima così grande è molto rara.

 

SPIEGAZIONE

Con lo svolgimento del servizio di devozione o delle varie attività spirituali, l'uomo può raggiungere, dopo numerosissime vite la conoscenza pura e può vedere Dio, la Persona Suprema, come il fine ultimo della realizzazione spirituale. All'inizio il neofita, lottando per eliminare i suoi attaccamenti materiali, tende a lasciarsi trascinare verso l'impersonalismo, ma avanzando comprende che nella vita spirituale esistono attività, che costituiscono il servizio di devozione. Comincia allora ad essere attratto dal Signore Supremo come Persona, e infine si abbandona a Lui. Comprende allora che non c'è niente di più importante della misericordia di Krishna, che Krishna è la causa di tutte le cause e che l'universo materiale non è indipendente da Lui. Comprende che questo mondo è solo un riflesso distorto della varietà spirituale e che tutto è legato al Signore Supremo, Sri Krishna e questa visione universale proietta il devoto verso il fine ultimo, l'abbandono totale al Signore Supremo, Sri Krishna. Ma infinitamente rare sono queste anime sottomesse.
Questo verso è spiegato chiaramente nel terzo capitolo (versi 14 e 15) della Svetasvatara Upanisad:

sahasra-sirsa purusah
sahasraksah sahasra-pat
sa bhumim visvato vritva-
tyatisthad dasangulam

purusa evedam sarvam
yad bhutam yac ca bhavyam
utamritatvasyesano
yad annenatirohati

Nella Chandogya Upanisad (5.1.15) è affermato, na vai vaco na caksumsi na srotrani manamsity acaksate prana evacakksate prano hy evaitani sarvani bhavanti: "Nel corpo di un essere vivente la capacità di parlare, di vedere, di udire di pensare non sono il fattore primario; è la vita il centro di tutte le attività." Analogamente, Sri Vasudeva, ossia Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, è l'entità primaria in ogni cosa. "Nel corpo si trova il potere di parlare, di vedere, di ascoltare e di pensare, ma tutti questi atti non hanno valore se non sono legati al Signore Supremo. Poiché Vasudeva è onnipresente, poiché tutto è Vasudeva, il devoto, in piena conoscenza, si abbandona interamente a Lui."

 

VERSO 20

kamais tais tair hrita-jnanah
prapadyante 'nya-devatah
tam tam niyamam asthaya
prakritya niyatah svaya

kamaih: dai desideri; taih taih: vari; hrita: privato di; jnanah: conoscenza; prapadyante: si arrendono; anya: ad altri; devatah: essere celesti; tam tam: corrispondenti; niyamam: regole; asthaya: seguendo; prakritya: dalla natura; niyatah: controllati; svaya: loro propria.

 

TRADUZIONE

Coloro la cui intelligenza è stata rubata dai desideri materiali si sottomettono agli esseri celesti e seguono, ciascuno secondo la propria natura, le norme relative al loro culto.

 

SPIEGAZIONE

Coloro che si sono purificati da ogni contaminazione materiale si abbandonano al Signore Supremo e Lo servono con amore e devozione. Ma coloro che non sono completamente purificati conservano la natura di non devoti. Nonostante ciò, anche coloro che sono ancora pieni di desideri materiali, se si affidano al Signore perdono rapidamente ogni attrazione per il mondo materiale, perché avendo preso la giusta via si liberano presto dalla cupidigia.
Lo Srimad Bhagavatam raccomanda a tutti gli esseri di abbandonarsi a Vasudeva e di adorarLo, siano essi liberi o schiavi dei desideri materiali, aspirino ancora a liberarsi dalla materia o siano già puri devoti disinteressati ai piaceri del mondo. Lo Srimad Bhagavatam (2.3.10) c'insegna inoltre:

akamah sarva-kamo va
moksa-kama udara-dhih
tivrena bhakti-yogena
yajeta purusam param

Le persone meno intelligenti, che hanno perso il senso spirituale, invece di andare direttamente a Dio, la Persona Suprema, preferiscono affidarsi agli esseri celesti per appagare rapidamente i propri desideri materiali. Queste persone non si rivolgono al Signore Supremo perché sono sotto l'influenza della natura materiale, in particolare sotto l'influenza della passione e dell'ignoranza. Esse seguono dunque le regole del culto agli esseri celesti e ben presto vedono esauditi i loro desideri, ma schiave come sono dei loro meschini desideri materiali, non riescono a vedere lo scopo supremo. Poiché per ottenere temporaneamente alcuni benefici materiali i Veda raccomandano di adorare gli esseri celesti (il sole, ad esempio per avere la salute), coloro che non sono devoti del Signore credono che gli esseri celesti siano più potenti di Dio e più capaci di Lui di soddisfare le loro richieste. Ma il puro devoto non si lascia ingannare così; sa bene che Krishna, la Persona Suprema, è il maestro di tutti. Ciò è confermato anche nella Caitanya-caritamrita (Adi 5.142), dov'è detto, ekale isvara krishna, ara saba bhritya, che soltanto Krishna, Dio, è il maestro, e tutti gli altri sono Suoi servitori. Perciò il puro devoto non si rivolge mai agli esseri celesti per soddisfare i propri bisogni materiali, ma si affida completamente al Signore Supremo ed è soddisfatto di ciò che riceve da Lui.

 

VERSO 21

yo yo yam yam tanum bhaktah
sraddhayarcitum icchati
tasya tasyacalam sraddham
tam eva vidadhamy ahan

yah yah: chiunque; yam yam: qualunque cosa; tanum: forma di essere celeste; bhaktah: devoto; sraddhaya: con fede; arcitum: adorare; icchati: desideri; tasya tasya: a lui; acalam: stabile; sraddham: fede; tam: quella; eva: sicuramente; vidadhami: concedo; aham: Io.

 

TRADUZIONE

Sono nel cuore di ognuno nella forma di Anima Suprema. Non appena un uomo desidera adorare un essere celeste, Io rafforzo la sua fede in modo che egli possa dedicarsi a una particolare divinità.

 

SPIEGAZIONE

Dio ha dotato ogni essere di un certo libero arbitrio: se aspiriamo ai piaceri materiali e per ottenerli sinceramente fare appello agli esseri celesti, il Signore, presente come Anima Suprema nel cuore di ciascuno di noi, comprende il nostro desiderio e ci permette di esaudirlo. Padre supremo di tutti gli esseri, Egli non reprime la nostra volontà d'indipendenza; anzi, facilità la soddisfazione di ogni nostro desiderio materiale. Si potrebbe chiedere allora perché Dio onnipotente permetta agli esseri viventi di godere della materia e di cadere nei meandri dell'energia illusoria. La risposta è che se Egli, come Anima Suprema, non concedesse questa possibilità, la loro libertà non avrebbe significato. Egli li lascia dunque completamente liberi di agire come vogliono, ma nella Bhagavad-gita dà il Suo insegnamento finale: lasciare tutto per abbandonarsi interamente a Lui e conquistare così la felicità.

Uomini ed esseri celesti sono tutti subordinati alla volontà di Dio, la Persona Suprema. Il culto agli esseri celesti non dipende dunque solo dal desiderio dell'uomo, né gli esseri celesti possono, da soli, accordare le loro benedizioni. Si dice che neppure un filo d'erba si muova in modo indipendente dalla volontà del Signore Supremo. Di solito coloro che soffrono si rivolgono agli esseri celesti, seguendo le raccomandazioni dei Veda, e rendono culto a questa o a quella divinità secondo il beneficio che vogliono ottenere. Chi vuole ritrovare la salute rende culto al dio del sole, chi aspira all'erudizione rende culto a Sarasvati, la dea del sapere, e chi desidera una bella sposa a Uma, la moglie di Siva. Questi sono alcuni esempi delle indicazioni contenute negli sastra (Scritture vediche) sui culti resi ai vari esseri celesti. A chi desidera ottenere un particolare beneficio, il Signore dà l'ispirazione e la determinazione con cui potrà avvicinare l'essere celeste che può accordarglielo e ottenere così ciò che desidera. La particolare devozione che un individuo prova per una certa divinità viene anch'essa dal Signore e non dalla divinità stessa; solo Krishna, l'Anima Suprema situata nel cuore di ognuno, può ispirare l'uomo nel suo culto agli esseri celesti, che dopotutto costituiscono le diverse membra del corpo universale del Signore Supremo, e non hanno alcuna indipendenza propria. Nel primo Anuvaka della Taittiriya, si trova questo verso: "Dio, la Persona Suprema, abita anche nel cuore degli esseri celesti come Paramatma; è Lui che permette loro di soddisfare i desideri degli uomini. Né gli esseri celesti né gli uomini sono indipendenti. Tutti dipendono dalla volontà suprema."

 

VERSO 22

sa taya sraddhaya yuktas
tasyaradhanam ihate
labhate ca tatah kaman
mayaiva vihitan hi tan

sah: egli; taya: con quella; sraddhaya: ispirazione; yuktah: dotato; tasya: di quell'essere celeste; aradhanam: per l'adorazione; ihate: egli aspira; labhate: ottiene; ca: e; tatah: da quella; kaman: i suoi desideri; maya: da Me; eva: solo; vihitan: organizzati; hi: certamente; tan: quelli.

 

TRADUZIONE

Colmo di questa fede, egli si sforza di adorare un particolare essere celeste e ottiene ciò che desidera, ma in realtà tali benefici sono concessi da Me soltanto.

 

SPIEGAZIONE

Gli esseri celesti non possono concedere niente ai loro adoratori senza l'approvazione del Signore Supremo. L'uomo può dimenticare che tutto appartiene al Signore, ma gli esseri celesti non lo dimenticano; perciò il culto degli esseri celesti porta i suoi frutti solo per volontà di Dio, l'Essere Supremo. Ignorando la supremazia del Signore, alcuni uomini meno intelligenti e pronti a tutto pur di soddisfare la cupidigia, si rivolgono ugualmente agli esseri celesti per soddisfare quei desideri illegittimi che il Signore Si rifiuterebbe di esaudire altrimenti. Il puro devoto, invece, si affida al Signore per tutte le sue necessità, ma non chiede mai qualcosa di materiale. La Caitanya-caritamrita precisa che il desiderio di godere dei piaceri materiali è incompatibile con l'adorazione del Signore. Il culto degli esseri celesti non può dunque mai essere considerato uguale al servizio di devozione, all'adorazione del Signore Supremo; il primo rimane materiale, mentre il secondo è del tutto spirituale.
I desideri materiali sono un ostacolo per chi vuole tornare a Dio. Perciò il Signore non concede ai Suoi devoti i benefici materiali a cui aspirano gli adoratori degli esseri celesti, che preferiscono vivere nell'universo materiale piuttosto che impegnarsi nel servizio di devozione al Signore Supremo.

 

VERSO 23

antavat tu phalam tesam
tad bhavaty alpa-medhasam
devan deva-yajo yanti
mad-bhakta yanti mam api

anta-vat: destinato a perire; tu: ma; phalam: frutto; tesam: loro; tat: quello; bhavati: diventa; alpa-medhasam: di persone di scarsa intelligenza; devan: agli esseri celesti; deva-yajah: gli adoratori degli esseri celesti; yanti: vanno; mat: Miei; bhaktah: devoti; yanti: vanno; mam: a Me; api: anche.

 

TRADUZIONE

Uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti e ottengono frutti limitati e temporanei. Chi adora gli esseri celesti raggiunge i pianeti degli esseri celesti, ma i Miei devoti raggiungono alla fine il Mio pianeta supremo.

 

SPIEGAZIONE

Alcuni commentatori della Bhagavad-gita sostengono che è possibile raggiungere il Signore Supremo venerando gli esseri celesti, ma questo verso non lascia dubbi: gli adoratori degli esseri celesti andranno sui loro pianeti, e solo i devoti del Signore torneranno a Lui. Chi adora il dio del sole andrà sul sulle, chi adora il dio della luna andrà sulla luna, e chi adora Indra andrà sul pianeta di Indra, ma adorando uno degli esseri celesti non si potrà mai raggiungere Dio, la Persona Suprema. Come spiega questo verso, questi adoratori andranno sui diversi pianeti dell'universo materiale, mentre i devoti raggiungeranno direttamente il pianeta supremo, la dimora di Dio, nel mondo spirituale.
Alcuni obietteranno che se gli esseri costituiscono, così come si è detto prima, le diverse parti del corpo del Signore Supremo, adorandoli si arriva a Lui, come si arriva a Lui col servizio di devozione. Ragionamento puerile, questo; sarebbe come credere che si può nutrire il corpo nutrendo ciascuna delle parti che lo costituiscono. Che sciocchezza! Chi potrebbe nutrire il proprio corpo attraverso gli occhi o gli orecchi? Chi ha queste credenze dimostra di non aver capito che gli esseri celesti sono le diverse membra del corpo universale del Signore Supremo, e nella sua ignoranza pensa che ogni essere celeste è un Dio distinto dal Signore Supremo, capace di entrare in competizione con Lui.

Non sono soltanto gli esseri celesti che formano il corpo universale del Signore, ma anche tutti gli altri esseri. Lo Srimad Bhagavatam afferma che ogni categoria di esseri ha la sua funzione, i brahmana sono la Sua testa, gli ksatriya le Sue braccia, i vaisya il Suo ventre e i sudra le Sue gambe. La conoscenza perfetta è ricordarsi in ogni circostanza che tutti gli esseri, uomini e dei, fanno parte integrante del Signore. Chi invece dimentica questa nozione fondamentale e volge la propria adorazione verso gli esseri celesti limita il suo viaggio ai pianeti che sono ancora molto lontani dalla destinazione ultima, quella che raggiungeranno i devoti.
I benefici che vengono dagli esseri celesti saranno solo temporanei, perché i pianeti, gli esseri celesti e i loro adoratori sono tutti temporanei. Questo verso insiste dunque sulla precarietà del culto agli esseri celesti, riservato alle persone meno intelligenti. I frutti di questo culto sono completamente differenti da quelli raccolti dai puri devoti che sono assorti nella coscienza di Krishna, nel servizio d'amore e di devozione offerto alla Persona Suprema, e conoscono così un'esistenza eterna, piena di conoscenza e felicità. Il Signore è infinito, come infinita è la Sua grazia, la Sua misericordia e il favore che mostra ai Suoi puri devoti.

 

VERSO 24

avyaktam vyaktim apannam
manyante mam abuddhayah
param bhavam ajananto
manavyayam anuttamam

avyaktam: non manifestata; vyaktim: personalità; apannam: raggiunta; manyante: pensano; mam: Me; abuddhayah: meno intelligenti; param: suprema; bhavam: esistenza; ajanantah: senza conoscere; mama: Mia; avyayam: imperitura; anuttamam: la migliore.

 

TRADUZIONE

Gli uomini privi d'intelligenza, che non Mi conoscono veramente, pensano che Io, Krishna, la Persona Suprema, si stato in precedenza impersonale e abbia ora assunto questa personalità. A causa della loro scarsa conoscenza ignorano la Mia natura superiore, che è immutabile e suprema.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore ha già descritto gli adoratori degli esseri celesti come persone di scarsa intelligenza. Ora è la volta degli impersonalisti. È Krishna, Dio in persona, che sta parlando qui con Arjuna, eppure gli impersonalisti, nella loro ignoranza, continuano a sostenere che il Signore Supremo non ha forma. A questo proposito, Yamunacarya, grande devoto del Signore e maestro nella successione spirituale di Ramanujacarya, ha scritto un verso molto appropriato:

tvam sila-rupa-caritaih parama-prakristaih
sattvena sattvikataya prabhalais ca sastraih
prakhyata-daiva-paramartha-vidam matais ca
naivasura-prakritayah prabhavanti boddhum

"Mio caro Signore, grandi saggi come Vyasadeva e Narada Ti riconoscono come Dio, la Persona Suprema. Alla luce dei Testi vedici si possono conoscere le Tue qualità, la Tua forma e le Tue attività, e capire così che Tu sei la Persona Divina. Ma coloro che sono sotto l'influenza della passione e dell'ignoranza, i demoni e i non devoti, non possono né conoscerTi né concepire la Tua Persona. Per quanto siano esperti nel discutere il Vedanta, le Upanisad e gli altri Scritti vedici, non arriveranno mai a conoscere Te, che sei Dio, la Persona Suprema." (Stotra-ratma 12)

Anche la Brahma-samhita afferma che nessuno può conoscere il Signore Supremo semplicemente con lo studio del Vedanta; in realtà solo la Sua misericordia ci permetterà di conoscerLo. Questo verso considera persone di scarsa intelligenza non solo gli adoratori degli esseri celesti ma anche i non devoti impegnati nello studio del Vedanta che speculano sulle Scritture vediche senza avere neppure un minimo di coscienza di Krishna e che non possono dunque capire la natura personale di Dio. Sono chiamati abuddhayah tutti coloro che considerano impersonale la Verità Assoluta, perché si sbagliano completamente sul Suo aspetto ultimo. Lo Srimad Bhagavatam afferma che la realizzazione dell'Assoluto comincia con la realizzazione del Brahman impersonale, poi segue quella del Paramatma, il Suo aspetto localizzato, e infine quella del Suo aspetto ultimo e completo, della Sua forma personale, nella Persona del Signore Supremo.

Gli impersonalisti d'oggi sono così poco intelligenti che non seguono più neppure il loro maestro, Sankaracarya, che aveva apertamente riconosciuto Krishna come Dio, la Persona Suprema. Poiché ignorano la Verità Assoluta, essi vedono Krishna come il figlio di Vasudeva e Devaki e niente più, un principe, o una specie di superuomo. La Bhagavad-gita (9.11) condanna gli impersonalisti affermando che solo gli sciocchi vedono Krishna come una persona comune: avajananti mam mudha manusim tanum asritam. La verità è che nessuno può comprendere Krishna se non pratica il servizio di devozione e non si sforza di sviluppare la coscienza di Krishna. Lo Srimad Bhagavatam lo conferma:

athapi te deva padambuja-dvaya-
prasada-lesanugrihita eva hi
janati tattvam bhagavan mahimno
na canya eko 'pi ciram vicinvan

"Mio Signore, se una persona è favorita anche sol da una minima traccia della misericordia dei Tuoi piedi di loto, può capire la grandezza della Tua personalità. Ma coloro che fanno congetture sulla Personalità Suprema sono incapaci di conoscerTi, anche se continuano a studiare i Veda per molti anni." (S.B.10.14.29)

Le speculazioni intellettuali o le discussioni sui Testi vedici non bastano a comprendere Krishna, la Persona Suprema, e conoscere la Sua forma, il Suo nome o le Sue qualità. Per avvicinarLo è necessario il servizio di devozione. Solo cantando il maha-mantra: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare e impegnandosi pienamente nella coscienza di Krishna si potrà comprendere Dio, la Persona Suprema. I non devoti credono che il corpo di Krishna sia materiale, e che le Sue attività, il Suo nome e la Sua forma siano il frutto dell'illusione, di maya; è evidente dunque che questi impersonalisti, conosciuti col nome di mayavadi, non capiscono nulla della Verità Assoluta.

Il verso venti di questo capitolo parlava di coloro che sono accecati da desideri tropo ardenti e si sottomettono agli esseri celesti: kamais tais tair hrita-jnanah prapadyante 'nya-devatah. Dio la Persona Suprema, possiede il Suo pianeta, così anche gli esseri celesti regnano ciascuno su un proprio pianeta, ma nell'universo materiale. Come afferma il verso ventitré, coloro che venerano gli esseri celesti andranno sui loro pianeti, mentre i devoti di Krishna raggiungeranno Krishnaloka, il pianeta supremo: devan deva-yajo yanti mad-bhakta yanti mm api. Nonostante questa precisa informazione, gli impersonalisti, nella loro stupidità, continuano a sostenere che Dio non ha una forma se non quella che Gli viene imposta. La Bhagavad-gita, invece, non descrive gli esseri celesti e i loro pianeti come privi di forma, anzi conferma che né gli esseri celesti né Krishna sono impersonali, ma hanno tutti un'esistenza personale e possiedono ciascuno il proprio pianeta.

La controversia sollevata dai monisti, secondo cui la Verità Suprema e Assoluta avrebbe solo una forma immaginaria, si rivela dunque infondata. La forma dell'Assoluto non ha niente di fittizio. La Bhagavad-gita ci spiega chiaramente che le forme celesti e quella del Signore Supremo esistono simultaneamente, e Dio, Krishna è sac-cid-ananda, personificazione della conoscenza della felicità eterne. I Veda confermano a loro volta che la Verità Suprema e Assoluta è anandamaya, traboccante di felicità", e per natura abhyasat, fonte inesauribile di qualità proprizie. Sempre nella Bhagavad-gita, il Signore dichiara che Egli appare in persona sebbene sia non nato (aja). Queste sono le verità esposte nella Bhagavad-gita e noi dovremo cercare di comprenderle. Come può Dio, la Persona Suprema, essere impersonale? La Bhagavad-gita rifiuta con chiarezza la teoria degli impersonalisti, che vorrebbero imporre una forma a un Dio senza forma. È evidente, dalle affermazioni di questo Testo sacro, che la Verità Assoluta, Krishna, è un Essere personale, dotato di forma.

 

VERSO 25

naham prakasah sarvasya
yoga-maya-samavritah
mudho 'yam nabhijanati
loko mam ajam avyayam

na: nemmeno; aham: Io; prakasah: Mi manifesto; sarvasya: a tutti; yoga-maya: con la potenza interna; samavritah: coperto; mudhah: sciocchi; ayam: questi; na: non; abhijanati: possono capire; lokah: persone; mam: Me; ajam: non nato; avyayam: inesauribile.

 

TRADUZIONE

Io non mi rivelo mai agli sciocchi e agli ignoranti. Per loro rimango nascosto dalla Mia potenza interna, perciò essi non sanno che Io sono non nato e infallibile.

 

SPIEGAZIONE

Ci si può chiedere per quale ragione Krishna, un tempo presente sulla Terra e visibile agli occhi di tutti, oggi non sia più visibile. In realtà, sebbene fosse presente, non era manifestato agli occhi di tutti; soltanto pochi uomini Lo riconoscevano come il Signore Supremo. Quando, in mezzo ai Kuru, Sisupala giudicò pubblicamente Krishna indegno di essere scelto come capo dei personaggi là riuniti, Bhisma si affrettò subito a difenderLo proclamando che Egli era Dio stesso. Anche i Pandava e pochi altri sapevano chi era Krishna, non tutti. Krishna non si rivela mai all'uomo comune al non devoto. Perciò nella Bhagavad-gita Krishna afferma che ad eccezione dei Suoi devoti, che vedono in Lui la fonte di ogni gioia, tutti gli altri Lo scambiano per un uomo comune. Per le persone prive d'intelligenza, Egli rimase velato dalla Sua potenza interna. Questo è confermato dallo Srimad Bhagavatam (1.8.19), dove Kunti nelle sue preghiere al Signore. Lo descrive come Colui che è coperto dal velo dello yoga-maya ed è quindi inaccessibile alla comprensione dell'uomo comune. Il velo della yoga-maya è descritto anche nell'Isopanisad (mantra 15), dove il devoto prega:

hiranmayena patrena
satyasyapihitam mukham
tat tvan pusann apavrinu
satya-dharmaya dristaye

"O mio Signore, Tu sostieni l'universo intero, e servirTi con un amore è il più alto principio religioso. Sostieni anche me, Ti prego. La Tua forma trascendentale è velata dal brahmajyoti, dalla yoga-maya, la Tua potenza interna. Ti prego, scosta questi raggi abbaglianti che m'impediscono di vedere la Tua forma eterna di conoscenza e felicità (sac-cid-ananda-vigraha)."

La forma trascendentale di Dio, la Persona Suprema, tutta conoscenza e felicità, è velata dalla potenza del brahmajyoti; questo impedisce agli impersonalisti, uomini di poca intelligenza, di vedere l'Essere Supremo.
Brahma, nello Srimad Bhagavatam, rivolge al Signore questa preghiera "O Essere Divino, o Anima Suprema, o maestro di tutti i segreti, chi, in questo mondo, potrebbe comprendere la Tua potenza e i Tuoi divertimenti? Tu espandi continuamente la Tua potenza interna e così nessuno può capirTi. Scienziati ed eruditi scrutano l'atomo e i pianeti, ma rimangono incapaci di misurare la Tua potenza e la Tua energia, sebbene Tu sia sempre presente davanti a loro." (S.B.10.14.7) Krishna, Dio la Persona Suprema, non è solo non nato, ma è anche inesauribile (avyaya). La Sua forma eterna è fatta di conoscenza e felicità, e le Sue energie sono tutte inesauribili.

 

VERSO 26

vedaham samatitani
vartamanani carjuna
bhavisyani ca bhutani
mam tu veda na kascana

veda: conosco; aham: Io; samatitani: completamente passato; vartamanani: presente; ca: e; arjuna: o Arjuna; bhavisyani: futuro; ca: anche; bhutani: tutti gli esseri viventi; mam: Me; tu: ma; veda: conosce; na: non; kascana: alcuno.

 

TRADUZIONE

O Arjuna, poiché Io sono Dio, la Persona Suprema, conosco tutto del passato, del presente e del futuro. Conosco tutti gli esseri viventi, ma nessuno conosce Me.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso risolve in modo definitivo la questione tra personalismo e impersonalismo. Se la forma di Krishna, la persona Suprema, fosse maya, cioè materiale, come sostengono gli impersonalisti, si dovrebbe supporre che anche Lui, come tutti gli esseri, passi senza fine da un corpo a un altro e dimentichi le Sue vite passate. Infatti, nessun essere rivestito di un corpo materiale può ricordare le sue vite precedenti né può predire il suo avvenire, in questa vita o nell'altra; nessuno, se non è liberato dalla contaminazione materiale, può vedere il passato, il presente e il futuro. Krishna, però, che non è uno dei comuni mortali, afferma di conoscere ogni cosa del passato, del presente e del futuro.

Abbiamo potuto vedere per esempio, nel quarto capitolo, che Egli Si ricorda di aver istruito Vivasvan, il dio del sole, milioni di anni prima. Krishna conosce tutti gli esseri contemporaneamente, perché abita nel cuore di ciascuno di loro come Anima Suprema. Eppure, sebbene sia presente in ogni essere come Anima Suprema e sia presente come Persona Divina e Assoluta, le persone di scarsa intelligenza, anche se sono in grado di realizzare il Brahman impersonale, non possono comprendere che Sri Krishna è il Signore Supremo, con un corpo eterno. Krishna è come il sole, e maya è come una nuvola. Nel cielo possiamo vedere il sole, i pianeti e le stelle, ma talvolta le nuvole li sottraggono per qualche tempo alla nostra vista; questo però è solo un velo per i nostri sensi imperfetti poiché il sole, la luna e le stelle non sono veramente nascosti. Così, maya non può coprire il Signore Supremo, ma Egli non Si manifesta agli occhi degli uomini di scarsa intelligenza, grazie ala Sua potenza interna. Com'è spiegato nel terzo verso di questo capitolo, tra milioni di uomini solo alcuni tentano di rendere perfetta la loro esistenza; e tra essi uno solo forse arriva a conoscere Krishna. Perciò, anche se si è perfetti nella realizzazione del Brahman impersonale o dell'onnipresente Paramatma, senza coscienza di Krishna è impossibile realizzare Bhagavan, Sri Krishna, Dio la Persona Suprema.

 

VERSO 27

iccha-dvesa-samuthena
dvandva-mohena bharata
sarva-bhutani sammoham
sarge yanti parantapa

iccha: desiderio; dvesa: e odio; samutthena: nati da; dvandva: di dualità; mohena: con l'illusione; bharata: o figlio di Bharata; sarva: tutti; bhutani: gli esseri viventi; sammoham: nella delusione; sarge: mentre nascono; yanti: vanno; parantapa: o vincitore dei nemici.

 

TRADUZIONE

O discendente di Bharata, conquistatore del nemico, tutti gli esseri viventi nascono nell'illusione, sopraffatti dalla dualità del desiderio e dell'avversione.

 

SPIEGAZIONE

La posizione vera, originale, naturale ed eterna dell'essere individuale è quella di subordinare al Signore Supremo, l'Essere dalla pura conoscenza. Quando ci separiamo dalla conoscenza pura cadiamo sotto il controllo dell'energia illusoria, che ci rende incapaci di comprendere Dio, la Persona Suprema. L'energia illusoria si manifesta nella dualità che spinge l'uomo ignorante a identificarsi col Signore Supremo e a invidiare la Divinità assoluta di Krishna. I puri devoti, che non sono contaminati o illusi dal desiderio e dall'avversione, possono comprendere che Sri Krishna appare grazie alla Sua potenza interna; ma coloro che sono illusi dalla dualità e dall'ignoranza credono che Dio, la Persona Suprema, sia un prodotto dell'energia materiale. Questa è la loro sfortuna. Accecati come sono, queste persone passano senza fine attraverso il fuoco delle dualità - onore e disonore, felicità e sofferenza, maschile e femminile, bene e male, gioia e dolore, e così via - pensando ogni volta: "Io sono" lo sposo di questa donna, "io sono" il proprietario di questa casa; ecco "mia moglie, la "mia" casa, la "mia" felicità. Così agiscono le dualità illusorie, e coloro che ne sono sedotti perdono la ragione e la possibilità di comprendere Dio, la Persona Suprema.

 

VERSO 28

yesam tv anta-gatam papam
jananam punya-karmanam
te dvandva-moha-nirmukta
bhajante mam dridha-vratah

yesam: di cui; tu: ma; anta-gatam: completamente sradicati; papam: colpa; jananam: delle persone; punya: pie; karmanam: le cui precedenti attività; te: esse; dvandva: di dualità; moha: illusione; nirmuktah: libere da; bhajante: si impegnano in servizio devozionale; mam: a Me; dridhavratah: con determinazione.

 

TRADUZIONE

Le persone che furono virtuose nelle loro vite precedenti e in questa vita, le cui azioni colpevoli sono state completamente estirpate, sono libere dalla dualità nata dall'illusione e Mi servono con determinazione.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso si riferisce a quelle persone che si sono qualificate per raggiungere il livello trascendentale. I peccatori, gli atei, gli sciocchi e i furbi hanno molte difficoltà a superare la dualità del desiderio e dell'avversione. Soltanto gli uomini che hanno modellato la propria vita sui princìpi regolatori della religione, che hanno agito virtuosamente e hanno distrutto le conseguenze di tutte le loro azioni colpevoli possono abbracciare il servizio di devozione ed elevarsi fino alla pura conoscenza di Dio, la Persona Suprema. Soltanto allora potranno rimanere in meditazione perfetta sul Signore Supremo. Questo è il modo per elevarsi al piano spirituale. E questa elevazione è possibile per chi vive nella coscienza di Krishna, in compagnia di puri devoti, capaci di liberare l'uomo dall'illusione.

Lo Srimad Bhagavatam (5.5.2) afferma inoltre che per raggiungere la liberazione è necessario servire i devoti, che percorrono il mondo al solo scopo di risvegliare le anime assopite nel loro condizionamento (mahat-sevam dvaram ahur vimukteh). Ma coloro che vivono in mezzo ai materialisti si aprono la strada verso l'esistenza più tenebrosa (tamo-dvaram yositam sangi-sangam). Quanto agli impersonalisti, essi non sanno che dimenticando la loro natura eterna, quella di servire il Signore Supremo, diventano i peggiori trasgressori delle Sue leggi. Perciò, se non si riscopre la propria posizione naturale è impossibile comprendere Dio, la Persona Suprema, ed essere pienamente assorti nel Suo trascendentale servizio d'amore con determinazione.

 

VERSO 29

jara-marana-moksaya
mam asritya yatanti ye
te brahma tad viduh kritsnam
adhyatmam karma cakhilam

jara: dalla vecchiaia; marana: e morte; moksaya: alla fine della liberazione; mam: a Me; asritya: prendendo rifugio in; yatanti: si sforzano di; ye: tutti coloro che; te: tali persone; brahma: Brahman; tat: in realtà che; viduh: essi conoscono; kritsnam: ogni cosa; adhyatmam: trascendentale; karma: attività; ca: anche; akhilam: interamente.

 

TRADUZIONE

Le persone intelligenti che si sforzano di liberarsi dalla vecchiaia e dalla morte si rifugiano in Me col servizio di devozionale. In realtà, esse sono situate al livello del Brahman perché hanno la completa conoscenza delle attività trascendentali.

 

SPIEGAZIONE

La nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte colpiscono il corpo materiale, non l'anima spirituale, perciò colui che ottiene un corpo spirituale e diventa un compagno del Signore per servirLo eternamente con amore e devozione, raggiunge la liberazione perfetta. Le Scritture c'insegnano a capire che siamo Brahman, anime spirituali (aham brahmasmi), comprensione che si ottiene praticando il servizio di devozione, come indica questo verso. Il puro devoto ha raggiunto il livello trascendentale del Brahman perché conosce il valore reale delle attività materiali e spirituali.

Quattro tipi di persone impure, come abbiamo visto, accettano di servire il Signore Supremo perseguendo e raggiungendo vari scopi. Quando poi si elevano, per la grazia del Signore, al di là di questi interessi e diventano perfettamente coscienti di Krishna, possono godere della Sua compagnia spirituale. Ma gli adoratori degli esseri celesti non raggiungeranno mai il Signore nel Suo pianeta supremo. Anche coloro che realizzano solo il Brahman impersonale sono considerati uomini d'intelligenza inferiore e neppure loro possono raggiungere Goloka Vrindavana, il pianeta di Krishna. In realtà, solo le persone che agiscono nella coscienza di Krishna (mam asritya) sono degne di essere chiamate Brahman, perché non hanno alcun dubbio sulla supremazia di Krishna e fanno gli sforzi necessari per raggiungere il Suo pianeta. Coloro che adorano Krishna nella forma arca o che meditano su di Lui per liberarsi dalla materia, conoscono anch'essi per la grazia del Signore, il significato profondo delle parole Brahman, adhibhuta e altre, che Krishna spiega nel capitolo seguente.

 

VERSO 30

sadhibhutadhidaivam mam
sadhiyajnam ca ye viduh
prayana-kale 'pi ca mam
te vidur yukta-cetasah

sa-adhibhuta: il principio che governa la manifestazione materiale; adhidaivam: che governa tutti gli esseri celesti; mam: Me; sa-adhiyajnam: che governa tutti i sacrifici; ca: anche; ye: coloro che; viduh: conoscono; prayana: della morte; kale: al tempo; api: anche; ca; e; mam: Me; te: essi; viduh: conoscono; yukta-cetasah: la mente impegnata in Me.

 

TRADUZIONE

Coloro che sono pienamente coscienti di Me e sanno che Io, il Signore Supremo, sono il principio che governa la manifestazione materiale, gli esseri celesti e tutti i sacrifici, possono capirMi e conoscerMi anche all'istante della morte.

 

SPIEGAZIONE

Le persone che agiscono nella coscienza di Krishna non possono mai allontanarsi dalla via della completa realizzazione di Dio, la Persona Suprema. A contatto con la coscienza di Krishna, contatto del tutto spirituale, si gunge a comprendere che il Signore Supremo è il principio che governa la natura materiale intera, compresi gli esseri celesti. Gradualmente si diventa così attaccati a Krishna che neppure al momento della morte sarà possibile dimenticarLo e si raggiungerà allora il pianeta del Signore Goloka Vrindavana.
Questo capitolo ha spiegato in particolare come diventare perfettamente coscienti di Krishna. Il primo passo consiste nel vivere sempre in compagnia di persone che sono coscienti di Krishna. Questo legame spirituale ha il potere di metterci a diretto contatto con Krishna, la cui grazia ci renderà capaci di capire che Egli è Dio, l'Essere Supremo. Simultaneamente si conoscerà la natura dell'essere individuale, la ragione che ci ha fatto dimenticare Krishna e ci ha incatenato alle attività materiali. Infatti, l'uomo che ravviva la sua coscienza di Krishna a contatto con i devoti comprende che è rimasto condizionato dalle leggi della natura materiale per aver dimenticato il Signore. Vede inoltre che la sua forma umana è l'occasione per risvegliare la sua coscienza di Krishna e dev'essere pienamente usata per ottenere la misericordia incondizionata del Signore Supremo.

In questo capitolo sono stati trattati molti argomenti: i tipi di uomini che vengono a Krishna; la conoscenza del Brahman e del Paramatma; la liberazione dalla nascita e dalla morte; e l'adorazione del Signore Supremo. Tuttavia, la persona veramente avanzata nella coscienza di Krishna non si sofferma sui diversi metodi di realizzazione spirituale ma si concentra pienamente sulle attività della coscienza di Krishna. In questa condizione naturale ed eterna di servitore di Krishna. In questa condizione prova una grande gioia ad ascoltare ciò che riguarda il Signore, a glorificarLo, a servirLo con un amore euna devozione pura, ed è consapevole che seguendo questa via raggiungerà tutti i suoi scopi e soddisferà tutti i suoi desideri. Questa fede ferma si chiama dridha-vrata ed è l'inizio del bhakti-yoga, il trascendentale servizio d'amore al Signore Supremo.
Questa è la conclusione di tutti gli Scritti sacri. E questro settimo capitolo della Bhagavad-gita rivela l'essenza di questa convinzione, il dridha-vrata.

 

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul settimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita, intitolato "La conoscenza dell'Assoluto."

 

NOTE
   
1. Vedi nota capitolo 3.
   
2. Riassumendo, questi ventiquattro elementi sono: i cinque elementi grossolani, i tre elementi sottili, i cinque oggetti dei sensi, i cinque organi di percezione, i cinque organi d'azione e un ventiquattresimo, l'insieme dei tre guna (influenze della natura materiale) allo stato non manifestato (pradhana).
   
3. Burro chiarificato.
   
4. Vedi nota capitolo 16.
   
5. Che trascurano il messaggio iniziale, così com'è trasmesso da una successione spirituale (parampara) che risale a Krishna stesso, che ne è l'origine.
   
6. Vedi anche B.g. 7.17 e 11.40.

 

 

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