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...continua Cap. 7
balam balavatam caham balam: forza; bala-vatam: del forte; ca: e; aham: Io sono; kama: passione; raga: e attaccamento; vivarjitam: privo di; dharma-avirudhah: non contrario ai princìpi della religione: bhutesu: in tutti gli esseri; kamah: vita sessuale; asmi: Io sono; bharata-risabha: o signore dei Bharata.
TRADUZIONE Sono la forza del forte, scevra di desiderio e di passione. Sono l'unione sessuale che non è contraria ai princìpi della religione, o signore dei Bharata [Arjuna].
SPIEGAZIONE La forza di colui che è forte deve servire a proteggere i deboli, non ad aggredire gli altri per un vantaggio personale. E la vita sessuale, secondo i princìpi della religione (dharma), non deve avere altro scopo che la procreazione di figli a cui si assicurerà lo sviluppo della coscienza di Krishna. Questa è la responsabilità dei genitori.
ye caiva sattvika bhava ye: tutti questi; ca: e; eva: certamente; sattvikah: in virtù; bhavah: stati dell'essere; rajasah: nell'influenza della passione; tamasah: nell'influenza dell'ignoranza; ca: anche; ye: tutti questi; mattah: da Me; eva: certamente; iti: così; tan: quelli; viddhi: cerca di conoscere; na: non; tu: ma; aham: Io; tesu: in loro; te: essi; mayi: in Me.
TRADUZIONE Sappi che ogni condizione dell'essere, sia essa in virtù, in passione o in ignoranza, è una manifestazione della Mia energia. In un certo senso Io sono ogni cosa, ma rimango indipendente. Non sono soggetto alle influenze della natura materiale in quanto esse sono in Me.
SPIEGAZIONE Tutte le azioni materiali sono compiute sotto le tre influenze della natura materiale. Queste influenze, però, non hanno alcun potere sul Signore Supremo, Sri Krishna, poiché sono semplici manifestazioni della Sua potenza. Gli abitanti di un regno, per esempio, sono tenuti a osservarne le leggi, senza eccezioni, ma il sovrano, che detta queste leggi, non è legato a quest'obbligo. Così, Krishna non è mai soggetto alle influenze della natura materiale - virtù, passione e ignoranza - poiché Egli ne è l'origine. Egli è dunque nirguna, cioè non è soggetto ai guna, o influenze materiali. È questa una delle caratteristiche di Dio, la Persona Suprema, Bhagavan, Sri Krishna.
tribhir guna-mayair bhavair tribhih: tre; guna-mayaih: che consistono nei guna; bhavaih: dagli stati dell'essere; ebhih: tutti questi; sarvam: intero; idam: questo; jagat: universo; mohitam: illuso; na abijanati: non conosce; mam: Me; ebhyah: al di sopra di queste; param: il Supremo; avyayam: inesauribile.
TRADUZIONE Illuso dalle tre influenze materiali [virtù, passione e ignoranza], il mondo intero non Mi conosce, non sa che trascendo ogni influenza e sono inesauribile.
SPIEGAZIONE Il mondo intero subisce il fascino delle
tre influenze della natura materiale. Tutti coloro che sono deviati
da queste tre influenze, cioè tutte le anime condizionate, prigioniere
della materia, non possono comprendere che al di la dell'energia
materiale Si trova il Signore Supremo, Sri Krishna.
daivi hy esa guna-mayi daivi: trascendentale; hi: certamente; esa: questa; guna-mayi: che consiste nelle tre influenze della natura materiale; mama: Mia; maya: energia; duratyaya: molto difficile da superare; mam: a Me; eva: certamente; ye: coloro che; prapadyante: si abbandonano; mayam etam: questa energia illusoria; taranti: superano; te: essi.
TRADUZIONE Questa mia energia divina, costituita dalle tre influenze della natura materiale, è difficile da superare, ma coloro che si abbandonano a Me ne varcano facilmente i limiti.
SPIEGAZIONE Il Signore Supremo possiede innumerevoli
energie, tutte divine ed eterne. Ma gli esseri viventi, sebbene
partecipino delle Sue energie divine, vedono il loro potere superiore
coprirsi quando entrano in contatto con l'energia materiale. Coperti
da questa energia, gli esseri nn potranno mai, da soli, vincere
la sua influenza. Di natura divina, l'energia materiale e quella
spirituale sono, come abbiamo visto, entrambe eterne, perciò anche
l'illusione degli esseri condizionati dalla materia è eterna; essi
sono quindi detti nitya-baddha, "eternamente condizionati".
Nessuno può scoprire le origini del proprio condizionamento materiale;
ecco perché è così difficile liberarsi dalla prigionia della materia.
È vero che l'energia materiale è inferiore, ma essa opera sotto
la direzione del Signore, e nessuno può andare contro la Sua volontà.
L'energia materiale viene qui definita divina perché emana dal Signore
e agisce solo sotto il Suo volere divino. Così, sebbene sia inferiore,
la potenza esterna di Dio, poiché è diretta dalla Volontà suprema,
agisce in modo meraviglioso nella creazione e nella distruzione
della manifestazione cosmica. I Veda lo confermano, mayam
tu prakritim vidyan mayinam tu mahesvaram: "Maya è
certamente temporanea e illusoria, ma il mago che opera dietro di
essa non è altri che Mahesvara, il controllore supremo, Dio, la
Persona Suprema." (Svetasvatara Upanisad 4.10)
na mam duskritino mudhah na: non; mam: a Me; duskritinah: miscredenti; mudhah: stolti; prapadyante: si arrendono; nara-adhamamah: i più bassi del genere umano; mayaya: dell'energia illusoria; apahrita: rapita; jnanah: la cui conoscenza; asuram: demoniaca; bhavam: natura; asritah: accettando.
TRADUZIONE Gli stolti, gli ultimi tra gli uomini, coloro la cui conoscenza è stata rubata dall'illusione e coloro che hanno una natura atea e demoniaca sono tutti miscredenti e non si arrendono a Me.
SPIEGAZIONE La Bhagavad-gita insegna che semplicemente
abbandonandosi ai piedi di loto di Sri Krishna, la Persona Suprema,
si trascendono le rigide leggi della natura materiale. Ci si può
chiedere allora perché gli eruditi, i filosofi, gli scienziati,
i capi di grandi industrie, gli amministratori e tutti i dirigenti
della società non s'abbandonino ai piedi di loto di Krishna, Dio,
la Persona Suprema e onnipotente. I grandi dell'umanità hanno continuatamente
cercato in diversi modi, anno dopo anno, o anche vita dopo vita,
di liberarsi dalle leggi intransigenti della natura materiale e
raggiungere la mukti. Perché tanti geni, tanti capi gloriosi
non hanno adottato la semplice via dell'abbandono al Signore?
catur-vidha bhajante mam catuh-vidhah: quattro generi di; bhajante: rendono servizio; mam: a Me; janah: persone; su-kritinah: coloro che sono pii; arjuna: o Arjuna; artah: gli infelici; jijnasuh: i curiosi; artha-arthi: chi desidera un beneficio materiale; jnasuh: i curiosi; artha-arthi: chi desidera un beneficio materiale; jnani: chi conosce le cose nella loro realtà; ca: anche; bharatarisabha: o grande tra i discendenti di Bharatarisabha.
TRADUZIONE O migliore dei Bharata, quattro categorie di uomini virtuosi si avvicinano a Me con devozione - gli infelici, coloro che desiderano la ricchezza, i curiosi e coloro che aspirano a conoscere l'Assoluto.
SPIEGAZIONE I virtuosi, al contrario dei miscredenti descritti nel verso precedente, aderiscono rigidamente ai princìpi regolatori enunciati nelle Scritture, all'insieme delle leggi sociali e morali e sono, a diversi livelli, devoti del Signore Supremo, da cui il loro nome di sukritinah. Sono classificati in quattro gruppi: 1) coloro che sono infelici; 2) coloro che hanno bisogno di denaro; 3) coloro che manifestano una certa curiosità; 4) coloro che ricercano la Verità Assoluta. Tutti, in condizioni diverse, avvicinano il Signore Supremo per servirLo, ma nessuno lo fa con purezza, perché in cambio della loro devozione cercano di soddisfare alcuni desideri. La devozione pura, invece, è priva di ogni aspirazione e desiderio personale. Il Bhakti-rasamrita-sindhu (1.1.11) la definisce in questo modo: anyabhilasita-sunyam "Si deve servire il Signore Supremo,
Sri Krishna, con amore e una devozione tutta spirituale, senza mischiarvi
motivi che nascano dall'interesse personale o dalla speculazione
intellettuale, e senza cercare alcuna ricompensa materiale. Questo
è il puro servizio devozionale."
tesam jnani nitya-yukta tesam: tra questi; jnani: chi ha la conoscenza perfetta; nitya-yuktah: sempre impegnato; eka: soltanto; bhaktih: nel servizio devozionale; visisyate: è speciale; priyah: molto caro; hi: certamente; jnaninah: alla persona in conoscenza; atyartham: altamente; aham: sono; sah: egli; ca: anche; mama: a Me; priyah: caro.
TRADUZIONE Tra tutti, colui che ha la conoscenza perfetta ed è sempre impegnato nel puro servizio devozionale è il migliore. Io gli sono molto caro e lui è molto caro a Me.
SPIEGAZIONE Liberi dalla contaminazione dei desideri materiali, l'infelice, il povero, il curioso e colui che cerca la conoscenza suprema possono tutti diventare puri devoti. Ma tra loro, chi avvicina il Signore con la conoscenza della Verità Assoluta e senza motivi personali diventa veramente un puro devoto del Signore. Fra questi quattro tipi di persone, colui che s'impegna nel servizio di devozione in piena conoscenza è il più grande, dice il Signore. Infatti, coltivando la conoscenza si comprende dapprima che il sé, l'essere, è differente dal corpo materiale in cui abita; poi, man mano che si progredisce su questa via si scopre il Brahman impersonale e il Paramatma, e quando la purificazione è totale, si prende la coscienza della propria natura eterna di servitore eterno di Dio. In conclusione, a contatto con i puri devoti tutti si purificano: l'infelice, chi cerca vantaggi materiali, chi è animato da curiosità e chi possiede la conoscenza. Ma colui che fin dall'inizio avvicina la Persona Suprema con devozione, in piena conoscenza, è molto caro al Signore. Chi possiede la conoscenza pura della Verità Assoluta, di Dio, gode di una protezione così completa nello svolgimento del suo servizio al Signore che nessuna contaminazione materiale potrà mai toccarlo.
udarah sarva evaite udarah: magnanimi; sarve: tutti; eva: certamente; ete: questi; jnani: chi è in coscienza; tu: ma; atma eva: proprio come Me; me: Mia; matam: opinione; astitah: situato; sah: egli: hi: certamente; yukta-atma: impegnato nel servizio devozionale; mam: in Me; eva: certamente; anuttamam: la più alta; gatim: destinazione.
TRADUZIONE Tutti questi devoti sono certamente grandi anime, ma Io considero come Me stesso solo colui che Mi conosce veramente. Assorto nel Mio servizio trascendentale, tale devoto senza dubbio raggiunge Me, la destinazione più alta e perfetta.
SPIEGAZIONE Non dobbiamo pensare che coloro che servono il Signore con una conoscenza meno elevata non Gli siano cari. Egli li considera tutti magnanimi, perché chiunque venga a Lui, poco importa il motivo, merita il titolo di mahatma, "grande anima". Il Signore accetta anche il servizio di coloro che si votano a Lui per interesse, perché anche in questo caso c'è uno scambio d'amore. Con affetto essi chiedono al Signore una ricompensa materiale, e quando l'ottengono sono così felici che la loro stessa gioia li fa progredire sulla via della devozione. Ma chi serve il Signore Supremo in piena conoscenza è particolarmente caro a Krishna, perché il suo unico scopo è quello di servirlo con amore e devozione. Questo devoto non può vivere un solo istante senza essere in contatto col Signore o senza servirLo. E il Signore, molto affezionato al Suo devoto, non può separarSi mai da lui. Krishna stesso dichiara nello Srimad Bhagavatam (9.4.68): sadhavo hridayam mahyam "I Miei devoti, Io li porto sempre nel cuore, ed essi portano sempre Me nel loro cuore. Come loro non conoscono altri che Me, così Io non posso mai dimenticarMi di loro. La relazione che mi unisce ai puri devoti è la più intima. Situati fermamente nella conoscenza, essi non perdono mai il legame spirituale che li unisce a Me; perciò Mi sono molto cari."
bahunam janmanam ante bahunam: molti; janmanam: dopo ripetute nascite e morti; ante: dopo; jnana-van; chi è situato nella piena conoscenza; mam: a Me; prapadyate: si arrende; vasudevah: Dio, la Persona Suprema, Krishna; sarvam: ogni cosa; iti: così; sah: quella; maha-atma: grande anima; su-durlabhah: molto rara da vedere.
TRADUZIONE Dopo molte nascite e morti chi è situato nella vera conoscenza si sottomette a Me sapendo che Io sono la causa di tutte le cause e sono tutto ciò che esiste. Un'anima così grande è molto rara.
SPIEGAZIONE Con
lo svolgimento del servizio di devozione o delle varie attività spirituali,
l'uomo può raggiungere, dopo numerosissime vite la conoscenza pura e può
vedere Dio, la Persona Suprema, come il fine ultimo della realizzazione
spirituale. All'inizio il neofita, lottando per eliminare i suoi attaccamenti
materiali, tende a lasciarsi trascinare verso l'impersonalismo, ma avanzando
comprende che nella vita spirituale esistono attività, che costituiscono
il servizio di devozione. Comincia allora ad essere attratto dal Signore
Supremo come Persona, e infine si abbandona a Lui. Comprende allora che
non c'è niente di più importante della misericordia di Krishna, che Krishna
è la causa di tutte le cause e che l'universo materiale non è indipendente
da Lui. Comprende che questo mondo è solo un riflesso distorto della varietà
spirituale e che tutto è legato al Signore Supremo, Sri Krishna e questa
visione universale proietta il devoto verso il fine ultimo, l'abbandono
totale al Signore Supremo, Sri Krishna. Ma infinitamente rare sono queste
anime sottomesse. sahasra-sirsa purusah Nella Chandogya Upanisad (5.1.15) è affermato, na vai vaco na caksumsi na srotrani manamsity acaksate prana evacakksate prano hy evaitani sarvani bhavanti: "Nel corpo di un essere vivente la capacità di parlare, di vedere, di udire di pensare non sono il fattore primario; è la vita il centro di tutte le attività." Analogamente, Sri Vasudeva, ossia Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, è l'entità primaria in ogni cosa. "Nel corpo si trova il potere di parlare, di vedere, di ascoltare e di pensare, ma tutti questi atti non hanno valore se non sono legati al Signore Supremo. Poiché Vasudeva è onnipresente, poiché tutto è Vasudeva, il devoto, in piena conoscenza, si abbandona interamente a Lui."
kamais tais tair hrita-jnanah kamaih: dai desideri; taih taih: vari; hrita: privato di; jnanah: conoscenza; prapadyante: si arrendono; anya: ad altri; devatah: essere celesti; tam tam: corrispondenti; niyamam: regole; asthaya: seguendo; prakritya: dalla natura; niyatah: controllati; svaya: loro propria.
TRADUZIONE Coloro la cui intelligenza è stata rubata dai desideri materiali si sottomettono agli esseri celesti e seguono, ciascuno secondo la propria natura, le norme relative al loro culto.
SPIEGAZIONE Coloro
che si sono purificati da ogni contaminazione materiale si abbandonano
al Signore Supremo e Lo servono con amore e devozione. Ma coloro che non
sono completamente purificati conservano la natura di non devoti. Nonostante
ciò, anche coloro che sono ancora pieni di desideri materiali, se si affidano
al Signore perdono rapidamente ogni attrazione per il mondo materiale,
perché avendo preso la giusta via si liberano presto dalla cupidigia. akamah sarva-kamo va Le persone meno intelligenti, che hanno perso il senso spirituale, invece di andare direttamente a Dio, la Persona Suprema, preferiscono affidarsi agli esseri celesti per appagare rapidamente i propri desideri materiali. Queste persone non si rivolgono al Signore Supremo perché sono sotto l'influenza della natura materiale, in particolare sotto l'influenza della passione e dell'ignoranza. Esse seguono dunque le regole del culto agli esseri celesti e ben presto vedono esauditi i loro desideri, ma schiave come sono dei loro meschini desideri materiali, non riescono a vedere lo scopo supremo. Poiché per ottenere temporaneamente alcuni benefici materiali i Veda raccomandano di adorare gli esseri celesti (il sole, ad esempio per avere la salute), coloro che non sono devoti del Signore credono che gli esseri celesti siano più potenti di Dio e più capaci di Lui di soddisfare le loro richieste. Ma il puro devoto non si lascia ingannare così; sa bene che Krishna, la Persona Suprema, è il maestro di tutti. Ciò è confermato anche nella Caitanya-caritamrita (Adi 5.142), dov'è detto, ekale isvara krishna, ara saba bhritya, che soltanto Krishna, Dio, è il maestro, e tutti gli altri sono Suoi servitori. Perciò il puro devoto non si rivolge mai agli esseri celesti per soddisfare i propri bisogni materiali, ma si affida completamente al Signore Supremo ed è soddisfatto di ciò che riceve da Lui.
yo yo yam yam tanum bhaktah yah yah: chiunque; yam yam: qualunque cosa; tanum: forma di essere celeste; bhaktah: devoto; sraddhaya: con fede; arcitum: adorare; icchati: desideri; tasya tasya: a lui; acalam: stabile; sraddham: fede; tam: quella; eva: sicuramente; vidadhami: concedo; aham: Io.
TRADUZIONE Sono nel cuore di ognuno nella forma di Anima Suprema. Non appena un uomo desidera adorare un essere celeste, Io rafforzo la sua fede in modo che egli possa dedicarsi a una particolare divinità.
SPIEGAZIONE Dio ha dotato ogni essere di un certo libero
arbitrio: se aspiriamo ai piaceri materiali e per ottenerli sinceramente
fare appello agli esseri celesti, il Signore, presente come Anima
Suprema nel cuore di ciascuno di noi, comprende il nostro desiderio
e ci permette di esaudirlo. Padre supremo di tutti gli esseri, Egli
non reprime la nostra volontà d'indipendenza; anzi, facilità la
soddisfazione di ogni nostro desiderio materiale. Si potrebbe chiedere
allora perché Dio onnipotente permetta agli esseri viventi di godere
della materia e di cadere nei meandri dell'energia illusoria. La
risposta è che se Egli, come Anima Suprema, non concedesse questa
possibilità, la loro libertà non avrebbe significato. Egli li lascia
dunque completamente liberi di agire come vogliono, ma nella Bhagavad-gita
dà il Suo insegnamento finale: lasciare tutto per abbandonarsi
interamente a Lui e conquistare così la felicità.
sa taya sraddhaya yuktas sah: egli; taya: con quella; sraddhaya: ispirazione; yuktah: dotato; tasya: di quell'essere celeste; aradhanam: per l'adorazione; ihate: egli aspira; labhate: ottiene; ca: e; tatah: da quella; kaman: i suoi desideri; maya: da Me; eva: solo; vihitan: organizzati; hi: certamente; tan: quelli.
TRADUZIONE Colmo di questa fede, egli si sforza di adorare un particolare essere celeste e ottiene ciò che desidera, ma in realtà tali benefici sono concessi da Me soltanto.
SPIEGAZIONE Gli
esseri celesti non possono concedere niente ai loro adoratori senza l'approvazione
del Signore Supremo. L'uomo può dimenticare che tutto appartiene al Signore,
ma gli esseri celesti non lo dimenticano; perciò il culto degli esseri
celesti porta i suoi frutti solo per volontà di Dio, l'Essere Supremo.
Ignorando la supremazia del Signore, alcuni uomini meno intelligenti e
pronti a tutto pur di soddisfare la cupidigia, si rivolgono ugualmente
agli esseri celesti per soddisfare quei desideri illegittimi che il Signore
Si rifiuterebbe di esaudire altrimenti. Il puro devoto, invece, si affida
al Signore per tutte le sue necessità, ma non chiede mai qualcosa di materiale.
La Caitanya-caritamrita precisa
che il desiderio di godere dei piaceri materiali è incompatibile con l'adorazione
del Signore. Il culto degli esseri celesti non può dunque mai essere considerato
uguale al servizio di devozione, all'adorazione del Signore Supremo; il
primo rimane materiale, mentre il secondo è del tutto spirituale.
antavat tu phalam tesam anta-vat: destinato a perire; tu: ma; phalam: frutto; tesam: loro; tat: quello; bhavati: diventa; alpa-medhasam: di persone di scarsa intelligenza; devan: agli esseri celesti; deva-yajah: gli adoratori degli esseri celesti; yanti: vanno; mat: Miei; bhaktah: devoti; yanti: vanno; mam: a Me; api: anche.
TRADUZIONE Uomini di scarsa intelligenza adorano gli esseri celesti e ottengono frutti limitati e temporanei. Chi adora gli esseri celesti raggiunge i pianeti degli esseri celesti, ma i Miei devoti raggiungono alla fine il Mio pianeta supremo.
SPIEGAZIONE Alcuni commentatori della Bhagavad-gita
sostengono che è possibile raggiungere il Signore Supremo venerando
gli esseri celesti, ma questo verso non lascia dubbi: gli adoratori
degli esseri celesti andranno sui loro pianeti, e solo i devoti
del Signore torneranno a Lui. Chi adora il dio del sole andrà sul
sulle, chi adora il dio della luna andrà sulla luna, e chi adora
Indra andrà sul pianeta di Indra, ma adorando uno degli esseri celesti
non si potrà mai raggiungere Dio, la Persona Suprema. Come spiega
questo verso, questi adoratori andranno sui diversi pianeti dell'universo
materiale, mentre i devoti raggiungeranno direttamente il pianeta
supremo, la dimora di Dio, nel mondo spirituale.
avyaktam vyaktim apannam avyaktam: non manifestata; vyaktim: personalità; apannam: raggiunta; manyante: pensano; mam: Me; abuddhayah: meno intelligenti; param: suprema; bhavam: esistenza; ajanantah: senza conoscere; mama: Mia; avyayam: imperitura; anuttamam: la migliore.
TRADUZIONE Gli uomini privi d'intelligenza, che non Mi conoscono veramente, pensano che Io, Krishna, la Persona Suprema, si stato in precedenza impersonale e abbia ora assunto questa personalità. A causa della loro scarsa conoscenza ignorano la Mia natura superiore, che è immutabile e suprema.
SPIEGAZIONE Il Signore ha già descritto gli adoratori degli esseri celesti come persone di scarsa intelligenza. Ora è la volta degli impersonalisti. È Krishna, Dio in persona, che sta parlando qui con Arjuna, eppure gli impersonalisti, nella loro ignoranza, continuano a sostenere che il Signore Supremo non ha forma. A questo proposito, Yamunacarya, grande devoto del Signore e maestro nella successione spirituale di Ramanujacarya, ha scritto un verso molto appropriato: tvam sila-rupa-caritaih parama-prakristaih "Mio caro Signore, grandi saggi come Vyasadeva
e Narada Ti riconoscono come Dio, la Persona Suprema. Alla luce
dei Testi vedici si possono conoscere le Tue qualità, la Tua forma
e le Tue attività, e capire così che Tu sei la Persona Divina. Ma
coloro che sono sotto l'influenza della passione e dell'ignoranza,
i demoni e i non devoti, non possono né conoscerTi né concepire
la Tua Persona. Per quanto siano esperti nel discutere il Vedanta,
le Upanisad e gli altri Scritti vedici, non arriveranno
mai a conoscere Te, che sei Dio, la Persona Suprema." (Stotra-ratma
12) athapi te deva padambuja-dvaya- "Mio Signore, se una persona è favorita
anche sol da una minima traccia della misericordia dei Tuoi piedi
di loto, può capire la grandezza della Tua personalità. Ma
coloro che fanno congetture sulla Personalità Suprema sono incapaci
di conoscerTi, anche se continuano a studiare i Veda per
molti anni." (S.B.10.14.29)
naham prakasah sarvasya na: nemmeno; aham: Io; prakasah: Mi manifesto; sarvasya: a tutti; yoga-maya: con la potenza interna; samavritah: coperto; mudhah: sciocchi; ayam: questi; na: non; abhijanati: possono capire; lokah: persone; mam: Me; ajam: non nato; avyayam: inesauribile.
TRADUZIONE Io non mi rivelo mai agli sciocchi e agli ignoranti. Per loro rimango nascosto dalla Mia potenza interna, perciò essi non sanno che Io sono non nato e infallibile.
SPIEGAZIONE Ci si può chiedere per quale ragione Krishna, un tempo presente sulla Terra e visibile agli occhi di tutti, oggi non sia più visibile. In realtà, sebbene fosse presente, non era manifestato agli occhi di tutti; soltanto pochi uomini Lo riconoscevano come il Signore Supremo. Quando, in mezzo ai Kuru, Sisupala giudicò pubblicamente Krishna indegno di essere scelto come capo dei personaggi là riuniti, Bhisma si affrettò subito a difenderLo proclamando che Egli era Dio stesso. Anche i Pandava e pochi altri sapevano chi era Krishna, non tutti. Krishna non si rivela mai all'uomo comune al non devoto. Perciò nella Bhagavad-gita Krishna afferma che ad eccezione dei Suoi devoti, che vedono in Lui la fonte di ogni gioia, tutti gli altri Lo scambiano per un uomo comune. Per le persone prive d'intelligenza, Egli rimase velato dalla Sua potenza interna. Questo è confermato dallo Srimad Bhagavatam (1.8.19), dove Kunti nelle sue preghiere al Signore. Lo descrive come Colui che è coperto dal velo dello yoga-maya ed è quindi inaccessibile alla comprensione dell'uomo comune. Il velo della yoga-maya è descritto anche nell'Isopanisad (mantra 15), dove il devoto prega: hiranmayena patrena "O mio Signore, Tu sostieni l'universo
intero, e servirTi con un amore è il più alto principio religioso.
Sostieni anche me, Ti prego. La Tua forma trascendentale è velata
dal brahmajyoti, dalla yoga-maya, la Tua potenza
interna. Ti prego, scosta questi raggi abbaglianti che m'impediscono
di vedere la Tua forma eterna di conoscenza e felicità (sac-cid-ananda-vigraha)."
vedaham samatitani veda: conosco; aham: Io; samatitani: completamente passato; vartamanani: presente; ca: e; arjuna: o Arjuna; bhavisyani: futuro; ca: anche; bhutani: tutti gli esseri viventi; mam: Me; tu: ma; veda: conosce; na: non; kascana: alcuno.
TRADUZIONE O Arjuna, poiché Io sono Dio, la Persona Suprema, conosco tutto del passato, del presente e del futuro. Conosco tutti gli esseri viventi, ma nessuno conosce Me.
SPIEGAZIONE Questo verso risolve in modo definitivo
la questione tra personalismo e impersonalismo. Se la forma di Krishna,
la persona Suprema, fosse maya, cioè materiale, come sostengono
gli impersonalisti, si dovrebbe supporre che anche Lui, come tutti
gli esseri, passi senza fine da un corpo a un altro e dimentichi
le Sue vite passate. Infatti, nessun essere rivestito di un corpo
materiale può ricordare le sue vite precedenti né può predire il
suo avvenire, in questa vita o nell'altra; nessuno, se non è liberato
dalla contaminazione materiale, può vedere il passato, il presente
e il futuro. Krishna, però, che non è uno dei comuni mortali, afferma
di conoscere ogni cosa del passato, del presente e del futuro.
iccha-dvesa-samuthena iccha: desiderio; dvesa: e odio; samutthena: nati da; dvandva: di dualità; mohena: con l'illusione; bharata: o figlio di Bharata; sarva: tutti; bhutani: gli esseri viventi; sammoham: nella delusione; sarge: mentre nascono; yanti: vanno; parantapa: o vincitore dei nemici.
TRADUZIONE O discendente di Bharata, conquistatore del nemico, tutti gli esseri viventi nascono nell'illusione, sopraffatti dalla dualità del desiderio e dell'avversione.
SPIEGAZIONE La posizione vera, originale, naturale ed eterna dell'essere individuale è quella di subordinare al Signore Supremo, l'Essere dalla pura conoscenza. Quando ci separiamo dalla conoscenza pura cadiamo sotto il controllo dell'energia illusoria, che ci rende incapaci di comprendere Dio, la Persona Suprema. L'energia illusoria si manifesta nella dualità che spinge l'uomo ignorante a identificarsi col Signore Supremo e a invidiare la Divinità assoluta di Krishna. I puri devoti, che non sono contaminati o illusi dal desiderio e dall'avversione, possono comprendere che Sri Krishna appare grazie alla Sua potenza interna; ma coloro che sono illusi dalla dualità e dall'ignoranza credono che Dio, la Persona Suprema, sia un prodotto dell'energia materiale. Questa è la loro sfortuna. Accecati come sono, queste persone passano senza fine attraverso il fuoco delle dualità - onore e disonore, felicità e sofferenza, maschile e femminile, bene e male, gioia e dolore, e così via - pensando ogni volta: "Io sono" lo sposo di questa donna, "io sono" il proprietario di questa casa; ecco "mia moglie, la "mia" casa, la "mia" felicità. Così agiscono le dualità illusorie, e coloro che ne sono sedotti perdono la ragione e la possibilità di comprendere Dio, la Persona Suprema.
yesam tv anta-gatam papam yesam: di cui; tu: ma; anta-gatam: completamente sradicati; papam: colpa; jananam: delle persone; punya: pie; karmanam: le cui precedenti attività; te: esse; dvandva: di dualità; moha: illusione; nirmuktah: libere da; bhajante: si impegnano in servizio devozionale; mam: a Me; dridhavratah: con determinazione.
TRADUZIONE Le persone che furono virtuose nelle loro vite precedenti e in questa vita, le cui azioni colpevoli sono state completamente estirpate, sono libere dalla dualità nata dall'illusione e Mi servono con determinazione.
SPIEGAZIONE Questo verso si riferisce a quelle persone
che si sono qualificate per raggiungere il livello trascendentale.
I peccatori, gli atei, gli sciocchi e i furbi hanno molte difficoltà
a superare la dualità del desiderio e dell'avversione. Soltanto
gli uomini che hanno modellato la propria vita sui princìpi regolatori
della religione, che hanno agito virtuosamente e hanno distrutto
le conseguenze di tutte le loro azioni colpevoli possono abbracciare
il servizio di devozione ed elevarsi fino alla pura conoscenza di
Dio, la Persona Suprema. Soltanto allora potranno rimanere in meditazione
perfetta sul Signore Supremo. Questo è il modo per elevarsi al piano
spirituale. E questa elevazione è possibile per chi vive nella coscienza
di Krishna, in compagnia di puri devoti, capaci di liberare l'uomo
dall'illusione.
jara-marana-moksaya jara: dalla vecchiaia; marana: e morte; moksaya: alla fine della liberazione; mam: a Me; asritya: prendendo rifugio in; yatanti: si sforzano di; ye: tutti coloro che; te: tali persone; brahma: Brahman; tat: in realtà che; viduh: essi conoscono; kritsnam: ogni cosa; adhyatmam: trascendentale; karma: attività; ca: anche; akhilam: interamente.
TRADUZIONE Le persone intelligenti che si sforzano di liberarsi dalla vecchiaia e dalla morte si rifugiano in Me col servizio di devozionale. In realtà, esse sono situate al livello del Brahman perché hanno la completa conoscenza delle attività trascendentali.
SPIEGAZIONE La nascita, la malattia, la vecchiaia e
la morte colpiscono il corpo materiale, non l'anima spirituale,
perciò colui che ottiene un corpo spirituale e diventa un compagno
del Signore per servirLo eternamente con amore e devozione, raggiunge
la liberazione perfetta. Le Scritture c'insegnano a capire che siamo
Brahman, anime spirituali (aham brahmasmi), comprensione
che si ottiene praticando il servizio di devozione, come indica
questo verso. Il puro devoto ha raggiunto il livello trascendentale
del Brahman perché conosce il valore reale delle attività materiali
e spirituali.
sadhibhutadhidaivam mam sa-adhibhuta: il principio che governa la manifestazione materiale; adhidaivam: che governa tutti gli esseri celesti; mam: Me; sa-adhiyajnam: che governa tutti i sacrifici; ca: anche; ye: coloro che; viduh: conoscono; prayana: della morte; kale: al tempo; api: anche; ca; e; mam: Me; te: essi; viduh: conoscono; yukta-cetasah: la mente impegnata in Me.
TRADUZIONE Coloro che sono pienamente coscienti di Me e sanno che Io, il Signore Supremo, sono il principio che governa la manifestazione materiale, gli esseri celesti e tutti i sacrifici, possono capirMi e conoscerMi anche all'istante della morte.
SPIEGAZIONE Le persone che agiscono nella coscienza
di Krishna non possono mai allontanarsi dalla via della completa
realizzazione di Dio, la Persona Suprema. A contatto con la coscienza
di Krishna, contatto del tutto spirituale, si gunge a comprendere
che il Signore Supremo è il principio che governa la natura materiale
intera, compresi gli esseri celesti. Gradualmente si diventa così
attaccati a Krishna che neppure al momento della morte sarà possibile
dimenticarLo e si raggiungerà allora il pianeta del Signore Goloka
Vrindavana.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul settimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita, intitolato "La conoscenza dell'Assoluto."
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