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CAPITOLO 8
Raggiungere il Supremo
arjuna uvaca arjunah uvaca: Arjuna disse: kim: che cosa; tat: quella; brahma: Brahman; kim: che cosa; adhyatmam: il sé; kim: che cosa; karma: attività interessate; purusa-uttama: o Persona Suprema; adhibhutam: la manifestazione materiale; ca: e; kim: che cosa; proktam: è chiamato; adhidaivam: gli esseri celesti; kim: che cosa; ucyate: è chiamato.
TRADUZIONE Arjuna chiese:
SPIEGAZIONE In questo capitolo Sri Krishna risponde alle domande di Arjuna sul Brahman poi sul karma, o attività interessate, e svilupperà anche i princìpi dello yoga e ciò che riguarda il servizio di devozione fin nella sua forma più pura. Lo Srimad Bhagavatam spiega che la Verità Suprema e Assoluta appare sotto tre aspetti: Brahman, Paramatma e Bhagavan. Si deve però sapere che il termine Brahman designa anche l'essere individuale, l'anima infinitesimale, così come la parola atma, c'informa il dizionario vedico, si riferisce non solo all'anima, ma anche alla mente, al corpo e ai sensi. Qui Arjuna chiama il Signore "Purusottama", "Persona Suprema". Infatti egli non interroga un semplice amico, bensì la Persona Suprema, riconoscendo in Lui la più elevata autorità in campo spirituale, capace di dargli risposte definitive.
adhiyajnah katham ko 'tra adhiyajnah: il Signore del sacrificio; katham: come; kah: chi; atra: qui; dehe: nel corpo; asmin: questo; madhusudana: o Madhusudana; prayana-kale: al momento della morte; ca: e; katham: come; jneyah asi: puoi essere conosciuto: niyata-atmabhih: dal sé controllato.
TRADUZIONE Chi è il Signore del sacrificio, o Madhusudana? Come vive nel corpo? E come potranno conoscerTi al momento della morte coloro che Ti servono con devozione?
SPIEGAZIONE Il "Signore del sacrificio" di cui parla
il verso può riferirsi a Indra, capo degli esseri celesti che amministrano
il mondo, ma anche a Visnu, capo dei principali esseri celesti,
come Brahma e Siva. Visnu, capo dei principali esseri celesti, come
Brahma e Siva. Visnu e Indra sono entrambi onorati con degli yajna
(sacrifici). Quale dei due si deve dunque considerare "il" Signore
del sacrificio? E come questo Signore vive nel corpo di ogni essere?
Questo è ciò che desidera sapere Arjuna.
sri-bhagavan uvaca sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; aksaram: indistruttibile; brama: Brahman; paramam: trascendentale; svabhavah: natura eterna; adhyatmam: il sé; ucyate: è chiamato; bhuta-bhava-udbhava-karah: che produce i corpi materiali degli esseri viventi; visargah: creazione; karma: attività interessate; samjnitah: è chiamata.
TRADUZIONE Dio,
la Persona Suprema, disse:
SPIEGAZIONE Il Brahman è indistruttibile, eternamente
esistente e la sua costituzione non è mai soggetta a mutamento.
Ma al di là del Braman c'è Parabrahman. Il Brahman si riferisce
all'essere vivente, mentre il Parabrahman si riferisce a Dio, la
Persona Suprema. La posizione costituzionale dell'essere vivente
è differente dalla posizione che egli asume nel mondo materiale.
Nella coscienza materiale la sua tendenza è quella di cercare di
controllare la materia, mentre nella coscienza spirituale, la coscienza
di Krishna, la sua posizione è quella di servire il Supremo. Quando
si situa nella coscienza materiale l'essere deve rivestirsi di innumerevoli
corpi in questo mondo. Ciò è chiamato karma, varietà di
creazioni determinate dalla forza della coscienza materiale.
adhibhutam ksaro bhavah adhibhutam: la manifestazione fisica; ksarah: cambiando costantemente; bhavah: natura; purusah: la forma universale, inclusi tutti gli esseri celesti come il sole e la luna; ca: e; adhidaivatam: detto adhidaiva; adhiyajnah: l'Anima Suprema; aham: Io (Krishna); eva: certamente; atra: in questo; dehe: corpo; deha-bhritam: dell'essere incarnato; vara: o migliore.
TRADUZIONE O migliore tra gli esseri incarnati, la natura fisica che è in perenne mutamento, e definita adhibhuta [manifestazione materiale]. La forma universale del Signore, che include tutti gli esseri celesti, come il deva del sole e quello della luna, è definita adhidaiva e Io, il Signore Sovrano, che abito nel cuore di ogni essere come il deva del sole e quello della luna, è definita adhidaiva e Io, il Signore Sovrano, che abito nel cuore di ogni essere come Anima Suprema, sono definito adhiyajna [il Signore del sacrificio].
SPIEGAZIONE La natura materiale, chiamata adhibhuta,
è in costante mutamento; infatti i corpi materiali attraversano
generalmente sei fasi: nascita, crescita, stabilizzazione, riproduzione,
declino e morte. La natura materiale fu creata in un preciso momento
e in un preciso momento sarà distrutta. Quanto alla forma concettuale
del Signore Supremo, chiamata anche forma universale, che include
tutti gli esseri celesti e i loro pianeti, è detta adhidaivata.
anta-kale ca mam eva anta-kale: alla fine della vita: ca; anche; mam: Me; eva: certamente; smaran: ricordando; muktva: lasciando; kalevaram: il corpo; yah: egli; mat-bhavam: la Mia natura; yati: ottiene; na: non; asti: vi è; samsayah: dubbio.
TRADUZIONE Chiunque, alla fine della vita, lasci il corpo ricordando Me soltanto, raggiunge la Mia natura. Non vi è alcun dubbio.
SPIEGAZIONE Questo verso insiste sull'importanza della coscienza di Krishna. Infatti, chiunque abbandoni il corpo in piena coscienza di Krishna raggiunge subito la dimora trascendentale del Signore Supremo. Il Signore Supremo è il più puro del più puro perciò l'uomo che è sempre cosciente di Krishna è anche lui il più puro. Di qui l'importanza del termine smaran "ricordarsi"; ma il ricordo di Krishna non potrà sorgere nella mente dell'anima impura che non ha praticato il servizio nella coscienza di Krishna. Si dovrebbe dunque praticare la coscienza di Krishna findall'inizio della vita. Se si vuole ottenere il successo alla fine della vita è essenziale ricordare Krishna cantando incessantemente il maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Sri Caitanya ha consigliato di essere tolleranti come un albero (taror iva sahisnuna). Possono essere molti gli impedimenti per una persona che sta cantando Hare Krishna, ma se tolleriamo questi impedimenti continuando a cantare Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, alla fine della vita potremo godere del pieno beneficio della coscienza di Krishna.
yam yam vapi smaran bhavam yam yam: qualunque; va api: affattto; smaram: ricordando; bhavam: natura; tyajati: abbandona; ante: alla fine; kalevaram: questo corpo; tam tam: simile; eva: certamente; eti: riceve; kaunteya: o figlio di Kunti; sada: sempre; tat: quella; bhava: condizione dell'essere; bhavitah: ricordando.
TRADUZIONE Qualunque condizione di esistenza si ricordi all'istante di lasciare il corpo, o figlio di Kunti, quella stessa condizione sarà senza dubbio raggiunta.
SPIEGAZIONE Krishna spiega in questo verso come trasformare la nostra condizione al momento critico della morte. Una persona che alla fine della vita lascia il corpo pensando a Krishna raggiunge la natura trascendentale del Signore Supremo, ma non è vero che una persona che pensa a qualcosa che non è Krishna raggiunge lo stesso livello trascendentale. Com'è possibile dunque morire nella giusta condizione mentale? Maharaja Bharata, per esempio, benché fosse una grande personalità, morì pensando a un cervo e nella vita successiva fu trasferito in un corpo di cervo. Sebbene in quel corpo mantenne il ricordo della sua esistenza passata, dovette pur sempre accettare un corpo animale. I nostri pensieri all'istante della morte sono determinati soprattutto dall'insieme delle azioni e dei pensieri accumulati durante tutta la nostra vita: perciò sono le azioni di questa vita a determinare la nostra condizione futura. Se nella vita presente siamo influenzati dalla virtù e pensiamo sempre a Krishna, ricordare Krishna al momento della morte diventa possibile. Ciò favorirà il nostro trasferimento nella natura trascendentale di Krishna. Se siamo spiritualmente assorti nel servizio di devozione a Krishna nel corso di questa vita, avremo un corpo più materiale ma spirituale quando lasceremo il nostro corpo presente. Il canto del maha-mantra - Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare - è dunque il miglior metodo per cambiare con successo lo stato della nostra esistenza al momento della morte.
tasmat sarvesu kalesu tasmat: perciò; sarvesu: in ogni; kalesu: tempo; mam: Me; anusmara; continua a ricordare; yudhya: lotta; ca: anche; mayi: a Me; arpita: arrendendo; manah: mente; buddhih: intelletto; mam: a Me; eva: sicuramente; esyasi: verrai; asamsayah: al di là di ogni dubbio.
TRADUZIONE Perciò, Arjuna, pensa sempre a Me nella mia forma di Krishna, pur continuando nel tuo dovere di combattere. Dedicando a Me le tue azioni e fissando in Me la tua mente e la tua intelligenza, senza dubbio verrai a Me.
SPIEGAZIONE Krishna dà ad Arjuna un insegnamento molto importante per chiunque sia impegnato in attività materiali. Il Signore raccomanda di non abbandonare i doveri e le occupazioni abituali, ma di accompagnarli col ricordo costante di Krishna grazie al canto del maha-mantra Hare Krishna. Questo canto ci purificherà da ogni contaminazione materiale e ci terrà con la mente e l'intelligenza assorti in Krishna. Cantando i nomi di Krishna raggiungeremo senza dubbio il pianeta supremo, Krishnaloka.
abhyasa-yoga-yuktena abhyasa-yoga: con la pratica; yuktena; essendo impegnati nella meditazione; cetasa: con la mente e l'intelligenza; na anya-gamina: senza alcuna deviazione; paramam: la Suprema; purusam: Personalità di Dio; divyam: trascendentale; yati: si raggiunge; partha: o figlio di Pritha; anucintayan: pensando sempre a.
TRADUZIONE Colui che medita su di Me, la Persona Suprema, con la mente costantemente assorta nel ricordo di Me, senza mai deviare, è sicuro di raggiungerMi, o Partha.
SPIEGAZIONE Sri Krishna sottolinea ancora in questo
verso quanto sia importante ricordarsi sempre di Lui. Il ricordo
di Krishna si ravviva cantando il maha-mantra Hare Krishna.
Il canto e ascolto della vibrazione sonora del nome del Signore
Supremo occupano la mente, l'orecchio e la lingua, e rappresentano
una meditazione facile da praticare, che ci aiuta a raggiungere
il Signore Supremo. Come la meditazione permette allo yogi di concentrarsi sull'Anima Suprema che abita nel cuore di ognuno, così il canto del mantra Hare Krishna permette al devoto di fissare sempre la mentre sull'oggetto della sua adorazione, sul Signore Supremo, in una delle Sue forme personali (Krishna, Rama, Narayana e innumerevoli altre). Questa pratica costante purifica il devoto e gli permette di accedere al regno di Dio al termine della vita. È necessario imporre alla mente il pensiero di Krishna perché per natura la mente è turbolenta e instabile. Come il bruco diventa farfalla in una sola vita a forza di meditare sulla metamorfosi che desidera compiere, così l'uomo, a forza di pensare a Krishna, è sicuro di ottenere alla fine gli stessi attributi fisici di Krishna.
kavim puranam anusasitaram kavim: colui che conosce ogni cosa; puranam: il più anziano; anusasitram: che ha il supremo controllo; anoh: dell'atomo; aniyamsam: più piccolo; anusmaret: pensa sempre a; yah: la persona che; sarvasya: di tutto ciò che esiste; dhataram: il sostegno; acintya: inconcepibile; rupam: la cui forma; aditya-varnam: lucente come il sole; tamasah: all'oscurità; parastat: trascendentale.
TRADUZIONE Si deve meditare sulla Persona Suprema come sull'Essere onnisciente, il più antico, Colui che controlla e mantiene tutto, che è più piccolo del più piccolo, che è inconcepibile e rimane quindi al di là di ogni comprensione materiale, pur restando sempre una persona. Luminoso come i sole, Egli trascende questa natura materiale.
SPIEGAZIONE Questo verso insegna come pensare al Signore Supremo e dimostra, senza lasciare il minimo dubbio, che Egli non è una forza impersonale né un semplice "vuoto": Non si potrebbe meditare su qualcosa di così vago come una forza impersonale o un "vuoto"; sarebbe molto difficile. È facile invece concentrarsi su Krishna, se si pensa ai Suoi numerosi attributi, come quelli descritti in questo verso. Innanzitutto il Signore è purusa, una persona. Dobbiamo pensare a Krishna, o Rama, come a delle persone. Questo verso descrive Krishna come kavi, cioè perfettamente cosciente del passato, del presente e del futuro e dunque onnisciente; come l'Essere più antico, essendo l'origine di tutto perché tutto è nato da Lui; come Colui che controlla l'universo, il sostegno e la guida dell'umanità; come il più piccolo del più piccolo, se l'anima infinitesimale misura solo un decimillesimo della punta di un capello, il Signore è così inconcepibilmente piccolo da penetrare a Sua volta nel cuore di questa particella spirituale. Come Assoluto, Egli ha il potere di penetrare nell'atomo e nel cuore del più infinitamente piccolo per dirigerlo come Anima Suprema; di qui l'attributo di "più piccolo del più piccolo" che Gli conferisce questo verso. Sebbene così minuscolo, Egli rimane onnipresente, il sostegno di tutto ciò che esiste, compresi i sistemi planetari. Ci chiediamo spesso come gli immensi pianeti possano fluttuare nello spazio, ma noi sappiamo da questo verso che è il Signore Supremo, con la Sua inconcepibile potenza, che sostiene tutti gli astri di tutte le galassie. Il termine acintya, "inconcepibile", è qui particolarmente significativo; infatti la potenza di Dio supera la nostra comprensione e immaginazione, perciò è inconcepibile, o acintya. Chi potrebbe contestare questo punto? Krishna è presente ovunque nel mondo materiale e Si trova simultaneamente al di là di esso. Noi non siamo neppure capaci di comprendere questo mondo, come cogliere dunque ciò che si trova al di là, nel mondo spirituale, infinitamente più vasto? Come percepire l'acintya, l'inconcepibile, che trascende la materia, che supera la logica e la speculazione umana? Perciò l'uomo intelligente abbandonerà le discussioni inutili e le ipotesi vane e si affiderà alle Scritture come i Veda, la Bhagavad-gita e lo Srimad Bhagavatam, per studiarle e applicarne i princìpi. Questa è la chiave della comprensione.
prayana-kale manasacalena prayana-kale: al momento della morte; manasa: con la mente; acalena: senza alcuna deviazione; bhaktya: in piena devozione; yuktah: impegnato; yoga-balena: col potere dello yoga mistico; ca: anche; eva: certamente; bruvoh: le due sopracciglia; madhye: tra; pranam: l'aria vitale; avesya: stabilendo; samyak: completamente; sah: egli; tam: quello; param: trascendentale; purusam: Dio, la Persona Suprema; upaiti: raggiunge; divyam: nella dimora spirituale. TRADUZIONE Colui che all’istante della morte fissa l’aria vitale tra le sopracciglia e in virtù dello yoga s’immerge nel ricordo del Signore Supremo con mente che non devia e con la più profonda devozione, tornerà certamente a Lui.
SPIEGAZIONE Questo
verso indica senza alcun dubbio che all’istante della morte si deve fissare
con devozione la mente sul Signore Supremo. Agli yogi esperti si raccomanda di elevare il soffio vitale tra le sopracciglia
(ajna-cakra) e praticare il sat-cakra-yoga, che consiste nella meditazione
sui sei cakra. Ma il puro devoto, che non si dedica a questa pratica,
dovrebbe sempre fissare la mente in Krishna, in modo che al momento della
morte possa ricordarsi di Lui, per la Sua grazia. Questo sarà spiegato
nel verso quattordici.
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