sri-bhagavan uvaca
idam tu te guhyatamam
pravaksyamy anasuyave
jnanam vijnana-sahitam
yaj jnatva moksyase 'subhat
sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse;
idam: questo; tu: ma; te: a te;
guhya-taman: la più confidenziale;
pravaksyami: ti parlerò; anasuyave:
al non invidioso; jnanam: conoscenza; vijnana: conoscenza realizzata;
sahitam: con; yat: la quale;
jnatva: conoscendo; moksyase: sarai liberato; asubhat:
da questa esistenza materiale miserabile.
TRADUZIONE
Dio, la persona Suprema, disse:
Mio caro Arjuna, poiché non sei invidioso di Me, ti rivelerò la
conoscenza più confidenziale e la sua realizzazione, grazie alla
quale sarai liberato dalle sofferenze dell'esistenza materiale.
SPIEGAZIONE
Quanto più il devoto ascolta
le glorie del Signore Supremo, come consiglia lo Srimad Bhagavatam,
tanto più la sua visione spirituale s'illumina: "I racconti che
riguardano Dio, la Persona Suprema, sono pieni di potenza, si può
capire solo se si discorre delle Sue glorie in compagnia dei devoti.
Né gli speculatori mentali né gli accademici eruditi possono accedervi,
perché si tratta di conoscenza che dev'essere realizzata."
Il devoto è sempre impegnato nel servizio di devozione al
Signore Supremo. Sri Krishna, che conosce la sincerità del Suo devoto,
la persona che ha adottato la coscienza di Krishna, gli dà l'intelligenza
con cui potrà, in compagnia di altri devoti, comprendere la scienza
di Krishna. Il fatto stesso di parlare di Krishna è così potente
da assicurare il progresso sulla via della realizzazione spirituale
a tutti coloro che hanno la fortuna di partecipare a questi discorsi
tra devoti e si sforzano di assimilare il contenuto. Così per incoraggiare
Arjuna a elevarsi sempre più nel Suo potente servizio, Krishna gli
rivela, nel nono capitolo, una parte della conoscenza più segreta,
la più "confidenziale" che abbia mai rivelato.
Il primo capitolo della Bhagavad-gita rappresenta più o
meno un'introduzione; il secondo e il terzo capitolo, che svelano
una parte del sapere spirituale, sono detti "confidenziali", e il
settimo e l'ottavo, che trattano più precisamente del servizio di
devozione e approfondiscono la nostra comprensione della coscienza
di Krishna, "più confidenziali" ancora. Ma questo capitolo, che
descrive la devozione pura, è detto "il più confidenziale", il più
segreto. Chi possiede questa conoscenza di Krishna, la più segreta,
è situato al livello trascendentale, e pur vivendo ancora nel mondo
materiale non è più soggetto alla sofferenza. Il Bhakti-rasamrita-sindhu
afferma che una persona animata dal desiderio sincero di servire
il Signore con amore dev'essere considerata già liberata, anche
se è ancora condizionata dalla materia. La Bhagavad-gita lo
conferma nel decimo capitolo, dichiarando che chiunque s'impegni
nel servizio d'amore al Signore è una persona liberata.
Nel settimo capitolo abbiamo parlato di Dio, la Persona Suprema,
della Sua gloriosa potenza, delle Sue diverse energie, della natura
inferiore e superiore, e anche dell'intera manifestazione materiale.
Ora il nono e il decimo capitolo ci descriveranno le glorie del
Signore.
Si deve dare un'importanza particolare al primo verso di questo
capitolo. Questa conoscenza (idam jnanam) si riferisce
al puro servizio di devozione, che consiste in nove attività: Ascoltare
ciò che riguarda il Signore, glorificarLo, ricordarLo, servirLo,
adorarLo, rivolgerGli delle preghiere, obbedirGli, legarsi in amicizia
con Lui e abbandonarGli tutto. Queste nove attività devozionali
ci elevano fino alla coscienza spirituale, la coscienza di Krishna.
Solo quando il cuore è purificato da ogni contaminazione materiale,
si può capire la scienza di Krishna. Non basta capire che l'essere
non è materiale (questo corrisponde all'inizio della realizzazione
spirituale), occorre anche saper distinguere le attività del corpo
dalle attività spirituali, quelle che ci permettono di capire che
non siamo questo corpo.
Soffermiamoci, in questo verso, sulla parola sanscrita anasuyave,
"al non invidioso". Di solito i commentatori della Bhagavad-gita,
anche i più "eruditi", sono invidiosi di Krishna, Dio, la Persona
Suprema, e commentano questo Testo in modo del tutto errato, perciò
le loro osservazioni sono inutili. Soltanto i commenti dei devoti
del Signore sono autorizzati. Nessuno, se è invidioso, può spiegare
la Bhagavad-gita o trasmettere perfettamente la conoscenza
di Krishna; d'altra parte, chi critica Krishna senza neanche conoscerLo
non può essere che uno sciocco. Si deve perciò evitare accuratamente
di leggere tali commenti. Chiunque riconosca che Krishna è Dio,
la Persona Suprema, pura e trascendentale, potrà trarre pieno beneficio
dalla lettura di questi capitoli.
VERSO 2
raja-vidya raja-guhyam
pavitram idam uttamam
pratyaksavagamam dharmyam
su-sukham kartum avyayam
raja-vidya: il re dell'educazione;
raja-guhyam: il re della conoscenza confidenziale; pavitram:
il più puro; idam: questo; uttamam: trascendentale;
pratyaksa: per esperienza diretta; avagaman: compreso;
dharmyam: il principio della religione; su-sukham:
molto gioioso; kartum: da eseguire; avyayam: eterno.
TRADUZIONE
Questo sapere è il re di tutte le
scienze, il più segreto dei segreti. È la conoscenza più pura, e poiché
permette di realizzare con percezione diretta la propria vera identità,
è la perfezione della religione. Tale conoscenza è eterna e si applica
con gioia.
SPIEGAZIONE
Il sapere contenuto in questo capitolo
della Bhagavad-gita è detto "il re di tutte le scienze",
perché è l'essenza di tutte le dottrine e le filosofie analizzate
precedentemente. L'India ci ha dato sette filosofi principali: Gautama,
Kanada, Kapila, Yajnavalkya, Sandilya, Vaisvanara e infine Vyasadeva,
l'autore del Vedanta-sutra. Questi maestri non hanno lasciato
lacune in nessun settore della filosofia o della scienza spirituale.
Ora il Signore dice che questo capitolo è il re di tutte queste
conoscenze ed è l'essenza di tutto il sapere acquisito con lo studio
dei Veda e delle varie filosofie. È il più segreto, il
più "confidenziale", perché la conoscenza spirituale, segreta in
se stessa, implica che si sappia distinguere l'anima dal corpo.
Questa conoscenza, quando culmina nel servizio di devozione, diventa
la regina fra tutte le conoscenze.
Istruita esclusivamente nella conoscenza materiale (politica, sociologia,
fisica, chimica, matematica, astronomia, tecnologia e così via),
la maggior parte degli uomini non ha sviluppato questa conoscenza
"confidenziale". Fra tante istituzioni scolastiche, tante università
disseminate nel mondo, neppure una, purtroppo, insegna la scienza
dell'anima. Eppure l'anima è l'elemento più importante del corpo;
senza la presenza dell'anima il corpo perde ogni valore. Ma l'uomo
persiste nel dare importanza ai bisogni del corpo, senza curarsi
affatto dell'anima che dà vita al corpo.
La Bhagavad-gita sottolinea, specialmente dal secondo capitolo
in poi, l'importanza dell'anima. Fin dall'inizio, il Signore insegna
che il corpo è mortale, mentre l'anima no (antavanta ime deha
nityasyoktah saririnah). Questa conoscenza che permette di
distinguere l'anima dal corpo e di conoscerne la natura immutabile,
indistruttibile ed eterna, sebbene sia già "confidenziale", non
dà ancora nessuna informazione effettiva sull'anima. Alcuni credono
che alla dissoluzione del corpo, cioè al momento della liberazione
dalla materia, l'anima, distinta dal corpo, diventi impersonale
e si fonda in un "vuoto". Questa ipotesi è priva di fondamento:
com'è possibile che l'anima, così attiva nel corpo, smetta di agire
una volta liberata dal corpo stesso? L'anima è sempre attiva. Se
è eterna, essa è eternamente attiva e la conoscenza delle sue attività
eterne, nel mondo spirituale, è descritta qui come la parte più
"confidenziale" della conoscenza spirituale, il re del sapere.
Le Scritture vediche definiscono questa conoscenza come la più pura
di tutte le attività. Il Padma Purana quando analizza gli
atti colpevoli dell'uomo, mostra che sono la conseguenza di una
catena interminabile di peccati. Infatti, coloro che agiscono per
godere dei frutti delle loro attività si trovano presi in un vortice
di conseguenze, di varie forme e gradi. Per esempio, quando si pianta
un seme l'albero non appare subito, non cresce tutto d'un colpo,
poiché la maturazione richiede un certo tempo. Dapprima spunta un
germoglio, che si trasforma in arbusto, poi in albero; quindi vengono
i fiori, solo più tardi i frutti, che potranno essere gustati da
chi ha piantato il seme quando l'albero avrà raggiunto il suo pieno
rigoglio. Nello stesso modo, gli atti colpevoli compiuti dall'uomo
fruttificano solo dopo un certo periodo di tempo. Si distinguono
dunque diversi gradi di fruttificazione; per esempio, l'atto colpevole
può essere già terminato in una persona, mentre quest'ultima continua
a gustarne i frutti. Ci sono poi peccati che attendono allo stato
di seme, e quelli che hanno già fruttificato e stanno dando i loro
frutti, di sofferenza e di dolore. Come spiega il verso ventotto
del settimo capitolo, chi ha messo un termine definitivo alle conseguenze
delle sue attività peccaminose e si dedica pienamente ad attività
virtuose, libero dalle dualità di questo mondo, può impegnarsi attivamente
nel servizio di devozione. a Dio la Persona Suprema, Sri Krishna.
In altre parole, chiunque serva con devozione il Signore Supremo
è già liberato da tutte le conseguenze delle sue azioni; tutte le
reazioni dei suoi peccati, mature, latenti o ancora allo stato di
seme, scompaiono gradualmente. Questa affermazione è confermata
nel Padma Purana:
aprarabda-phalam papam
kutam bijam phalonmukham
kramenaiva praliyeta
visnu-bhakti-ratatmanam
Tale è la potenza purificatrice del servizio
di devozione, che è detto perciò pavitram uttamam, "il
più puro". Il termine uttama significa "al di là della
materia": tamas designa questo mondo di tenebre, e uttama
ciò che trascende l'azione materiale. Le attività devozionali
non devono mai essere considerate materiali, anche se talvolta sembra
che il devoto agisca sullo stesso piano dell'uomo comune. Chi possiede
una chiara visione e una conoscenza profonda del servizio di devozione
sa che queste attività non sono materiali; sono completamente spirituali
e devozionali e non contaminate dalle tre influenze della natura
materiale.
La pratica del servizio di devozione è così sublime che i suoi effetti
si possono percepire direttamente. L'esperienza ci mostra che chiunque
canti o reciti senza offese i santi nomi di Krishna (Hare Krishna,
Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama,
Rama Rama, Hare Hare), prova, in breve tempo, una gioia trascendentale
incomparabile e si purifica rapidamente da tutta la contaminazione
materiale. Questo si realizza praticamente. Se poi, oltre ad ascoltare
le glorie del Signore e cantare e Suoi santi nomi, c'impegniamo
anche a diffondere il servizio devozionale contribuendo alle attività
missionarie della coscienza di Krishna, ci accorgiamo di avanzare
gradualmente sulla via spirituale. Questo progresso non dipenderà
affatto dalla nostra educazione, né dalle nostre precedenti qualificazioni;
la via devozionale è così pura che impegnandosi in essa, fin dall'inizio
si ottiene la purificazione.
Il Vedanta-sutra (3.2.26) lo conferma, prakasas ca
karmany abhyasat: "Il servizio di devozione è così potente
che chiunque vi s'impegni viene senza dubbio illuminato." L'esempio
di Narada Muni lo dimostra: di umile nascita, figlio di una servitrice,
egli non aveva ricevuto alcuna educazione, ma poiché sua madre era
al servizio di grandi devoti del Signore, Narada l'aiutava e aveva
l'occasione di sostituirla ogni volta che sua madre doveva assentarsi.
Lo Srimad Bhagavatam riporta le sue parole:
Una volta soltanto, col loro permesso,
mangiai i restidel loro pasto, e subito tutti i miei peccati
furono cancellati. Così impegnato al loro servizio, il mio cuore
si purificò e la loro natura di spiritualisti cominciò ad affascinarmi."
(S.B. 1.5.25)
In questo verso Narada racconta al suo discepolo Vyasadeva che in
una vita passata, quand'era bambino, aveva servito dei puri devoti
del Signore durante i quattro mesi del loro soggiorno nel luogo
dove abitava, ed ebbe con loro uno stretto legame. A volte i saggi
lasciavano un po' di cibo nel piatto, e il bambino, che doveva pulire
quei piatti, desiderò assaggiare i loro avanzi. Perciò un giorno
chiese a questi grandi devoti il permesso di farlo, ed essi glielo
accordarono. Questi alimenti santificati liberarono Narada dalle
conseguenze di tutti i suoi atti colpevoli, e man mano che egli
mangiava, il suo cuore diventava puro come quello dei saggi. Questi
grandi devoti gustavano l'estasi di servire sempre il Signore con
amore ascoltando e cantando le Sue glorie, e Narada, a contatto
con loro, sviluppò lo stesso gusto per l'ascolto e il canto e delle
glorie del Signore.
Così, in compagnia dei grandi saggi, crebbe
in lui il desiderio ardente di adottare il servizio di devozione.
Questo verso del Vedanta-sutra afferma dunque: prakasas
ca karmany abhyasat, tutto si rivela subito a colui che s'impegna
nel servizio di devozione. Questa è la percezione diretta, espressa
dal termine pratyaksa.
Narada era solo il figlio di una domestica, non aveva avuto la possibilità
di frequentare una scuola, e si accontentava di aiutare la madre
nel suo lavoro. Per fortuna sua madre si era messa al servizio di
grandi devoti del Signore, così anche lui ebbe l'occasione di servirli
quand'era bambino. Solo per questo contatto con i devoti, Narada
raggiunse il fine ultimo di tutte le religioni, il servizio di devozione.
Lo Srimad Bhagavatam afferma che la gente che pratica la
religione per lo più ignora che la perfezione di tutte le religioni
consiste nel raggiungere il servizio di devozione, sa vai pumsam
paro dharmo yato bhaktir adhoksaje. Com'è già stato spiegato
in relazione all'ultimo verso dell'ottavo capitolo (vedesu yajnesu
tapahsu caiva), di solito occorre sviluppare la conoscenza
vedica per comprendereil sentiero della realizzazione
spirituale, ma Narada raccolse i più alti benefici dello studio
dei Veda senza essere stato istruito sui principi vedici.
Il servizio devozionale è così potente che permette di raggiungere
la più alta perfezione della religione senza eseguirne scrupolosamente
i riti. Com'è possibile? I Veda ce lo spiegano: acaryavan
puruso veda, chi entra in contatto con i grandi acarya
può acquisire tutta la conoscenza necessaria alla realizzazione
spirituale anche se non ha ricevuto alcuna educazione, né ha studiato
i Veda.
Il servizio di devozione è un'attività gioiosa (su-sukham)
perché consiste soprattutto nell'ascoltare e nel cantare le glorie
del Signore (sravanam kirtanam visnoh). Si può ascoltare
il canto delle glorie del Signore o assistere ai discorsi filosofici
sulla conoscenza spirituale tenuti dai puri acarya; così,
semplicemente sedendosi e ascoltando, si può imparare. Si possono
anche gustare i resti dei deliziosi cibi offerti al Signore. Questo
metodo è gioioso sotto tutti gli aspetti, e accessibile anche al
più povero degli uomini. Il Signore dice: patram puspam phalam
toyam, accetterà dal Suo devoto anche l'offerta più modesta,
persino una foglia, un fiore, un frutto, un po' d'acqua, cose che
sono disponibili ovunque e che qualsiasi persona può offrire, indipendentemente
dalla sua posizione sociale. E l'offerta sarà accettata dal Signore
se è fatta con amore e devozione. La storia ne offre numerosi esempi,
tra cui quello di Sanat-kumara, che divenne un grande devoto del
Signore per aver gustato le foglie di tulasi offerte ai
Suoi piedi di loto. Perciò il servizio di devozione è meraviglioso
e si compie con gioia. Dio accetta solo l'amore con cui le cose
Gli sono offerte.
Questo verso aggiunse che il servizio di devozione è eterno, contrariamente
a ciò che sostengono filosofi mayavadi. Talvolta anch'essi
praticano quello che loro chiamano servizio di devozione, ma solo
finché hanno raggiunto la liberazione; poi lo rifiutano dicendo:
"Ora sono uno con Dio." Ma una devozione e un servizio così temporaneo
e interessato non può essere definito puro servizio di devozione.
il vero servizio devozionale continua anche dopo la liberazione.
Quando il devoto raggiunge il mondo spirituale, il regno di Dio,
continua a servire il Signore Supremo, senza mai cercare d'identificarsi
con Lui.
In realtà, come vedremo nella Bhagavad-gita, il vero servizio
devozionale comincia dopo la liberazione (samah sarvesu bhutesu
mad-bhutesu mad-bhaktim labhate param), quando si raggiunge
il livello del Brahman (il brahmabhuta). Il bhakti-yoga
permette di capire Dio, la Persona Suprema. Se non si giunge
al piano del bhakti-yoga (il servizio devozionale), la
pratica del karma-yoga, del jnana-yoga, dell'astanga-yoga
o di qualsiasi altro yoga, non sarà sufficiente a
farci capire Dio, la Persona Suprema. Anche lo Srimad Bhagavatam
conferma che si può capire la scienza di Krishna, la scienza
di Dio, solo dopo essersi purificati con la pratica del servizio
di devozione, specialmente dopo aver ascoltato lo Srimad-Bhagavtam
e la Bhagavad-gita da anime realizzate: evam prasanna-manaso
bhagavad-bhakti-yogatah. (S.B.1.2.20) Quando il cuore
si è purificato da ogni contaminazione, allora si può capire chi
è Dio. Perciò il servizio di devozione, la coscienza di Krishna
è il re fra tutte le scienze, il re del sapere segreto o "confidenziale".
È la forma più pura della religione e si compie gioiosamente, senza
fatica. Perciò tutti dovrebbero adottarlo.
VERSO 3
asraddadhanah purusa
dharmasyasya parantapa
aprapya mam nivartante
mrityu-samsara-vartmani
asraddadhanah: coloro che sono
privi di fede; purusah: tali persone; dharmasya:
verso il metodo della religione; asya: questo; parantapa:
o uccisore dei nemici; aprapya: senza ottenere; mam:
Me; nivartante: tornano indietro; mrityu: della
morte; samsara: nell'esistenza materiale; vartmani:
sul sentiero.
TRADUZIONE
Coloro che non hanno fede nel servizio devozionale
non possono raggiungerMi, o conquistatore dei nemici, ma tornano
a nascere e a morire in questo mondo materiale.
SPIEGAZIONE
Il
significato di questo verso è che non si può compiere il servizio di devozione senza avere
fede. E questa fede si sviluppa a contatto con i devoti del Signore.
Purtroppo esistono persone così sfortunate che anche dopo aver ascoltato
dai saggi l'insegnamento delle Scritture vediche, non sviluppano alcuna
fede in Dio, ma rimangono esitanti e incapaci di situarsi fermamente nel
servizio di devozione al Signore. La fede è dunque l'eleento più importante
per progredire nella coscienza
di Krishna. La Caitanya-caritamrita
afferma che si dev'essere pienamente convinti che il servizio al Signore
Supremo, Sri Krishna, è sufficiente a farci raggiungere la perfezione
più alta. Questa è la vera fede. A questo proposito, lo Srimad Bhagavatam (4.31.14) insegna:
"Impegnandoci nel servizio di devozione
al Signore Supremo possiamo soddisfare anche tutti gli esseri celesti
e gli altri esseri, così come annaffiando la radice di un albero
si nutrono anche i suoi rami e le foglie, o fornendo il
cibo allo stomaco si possono soddisfare tutte le parti del corpo."
Dopo aver letto la Bhagavad-gita si deve realizzarne subito
l'insegnamento finale e, abbandonando ogni altra attività, adottare
il servizio d'amore al Signore Supremo, Sri Krishna, la Persona
Divina. Avere la fede significa essere convinti della verità di
questa filosofia; e la coscienza di Krishna è lo sviluppo di
questa fede.
Esistono tre categorie di persone coscienti di Krishna: gli ultimi,
i devoti di terza classe, sono quelli che non hanno fede.
Tra loro, quelli che sono "ufficialmente" impegnati nel servizio
di devozione ma perseguono qualche scopo materiale, non possono
raggiungere la perfezione più alta. È quasi sicuro che devieranno
prima o poi da questa via. Sebbene servano il Signore, la loro mancanza
di fede e di convinzione rende molto instabile la loro permanenza
nella coscienza di Krishna. Noi stessi ne abbiamo esperienza quando,
nelle nostre attività missionarie, incontriamo tante persone che
adottano la coscienza di Krishna con motivi nascosti e poi l'abbandonano
per tornare alle loro vecchie abitudini non appena la loro situazione
finanziaria migliora. Soltanto la fede, dunque permette di progredire
nella coscienza di Krishna. Invece, il devoto di prima classe è
colui che ha sviluppato una fede incrollabile e possiede una vasta
conoscenza dei Testi che insegnano il servizio di devozione. Infine,
il devoto di seconda classe non ha una comprensione molto profonda
delle Scritture, ma è fermamente convinto che il servizio al Signore,
la krishna-bhakti, sia la via migliore, e la sceglie senza
esitare. Egli è dunque superiore al devoto di terza classe, che
non ha né una conoscenza perfetta delle Scritture, né una fede molto
ferma, ma che cerca, in tutta semplicità, di seguire questa via
lasciandosi guidare dagli altri devoti.
Il devoto di terza classe, che è ai primi gradini della coscienza
di Krishna, rischia di allontanarsi da questo sentiero, cosa che
non succede ai devoti di seconda e prima classe. In particolare,
il devoto di prima classe è sicuro di progredire fino alla meta
finale, mentre quello di terza classe, anche se ha fede nel valore
del servizio di devozione offerto al Signore, non ha conoscenza
di Krishna, così come essa ci viene trasmessa dalle Scritture, tra
cui lo Srimad Bhagavatam e la Bhagavad-gita. Può
sentirsi attratto verso il karma-yoga e il jnana-yoga,
e talvolta la sua fermezza è scossa; ma se riesce a purificarsi
da queste "infezioni" può elevarsi al secondo o al primo grado della
devozione al Signore, nella coscienza di Krishna. Anche lo Srimad
Bhagavatam descrive tre livelli di fede in Krishna e, nell'undicesimo
Canto, tre livelli di attaccamento.
Colui che dopo aver sentito parlare di Krishna e della perfezione
del servizio devozionale, non sviluppa alcuna fede e si accontenta
di credere che si tratti di semplici elogi trova difficile il sentiero
della devozione, anche se vi è impegnato, naturalmente in modo superficiale.
Ci sono poche speranze per lui di raggiungere la perfezione.
La fede, dunque, è molto importante nel compimento del servizio
di devozione.
VERSO 4
maya tatam idam sarvam
jagad avyakta murtina
mat-sthani sarva-bhutani
na caham tesu avasthitah
maya: da Me; tatam: pervaso; idam: questa;
sarvam: tutta; jagat: manifestazione
cosmica; avyakta-murtina: con
la forma non manifestata; mat-sthani:
in Me;
sarva-bhutani: tutti gli esseri viventi;
na: non; ca: anche; aham: Io;
tesu: in loro; avasthitah: situato.
TRADUZIONE
Questo intero universo è pervaso da Me, nella Mia forma non manifestata.
Tutti gli esseri sono in Me, ma Io
non sono in loro.
SPIEGAZIONE
Nel Bhakti-rasamrita-sindhu (1.2.234) si afferma:
atah sri-ksna-namadi
na bhaved grahyam indriyaih
sevonmukhe hi jihvadau
svayam eva spuraty adah
I sensi materiali, grossolani per natura,
non possono percepire Dio, la Persona Suprema, né comprende il Suo
nome, i Suoi divertimenti e la Sua gloria. Il Signore Si rivela
solo a chi Lo serve con devozione pura, sotto la guida
di un acarya. Nella Brahma-samhita (5.38) è detto:
premanjana-cchurita bhakti-vilocanena santah sadaiva hridayesu
vilokayanti, solo chi ha sviluppato per Lui un sentimento d'amore
trascendentale può vedere Dio, la Persona Suprema, Govinda, all'interno
e all'esterno di se stesso. Agli uomini comuni Dio rimane invisibile.
Nonostante la Sua onnipresenza, resta inconcepibile ai sensi materiali,
come dice il nostro verso, col termine avyakta-murtina.
Ma anche se noi possiamo vederLo, la verità è che tutto riposa in
Lui. Infatti, il settimo capitolo spiegava come l'intera manifestazione
cosmica non sia altro che la combinazione delle Sue energie, superiore
(o spirituale) e inferiore (o materiale). L'energia di Dio si estende
a tutta la creazione, come lo splendore del sole illumina l'universo
intero, e tutto riposa su questa energia.
Non si dovrebbe concludere, tuttavia, che diffondendoSi nella creazione
intera, il Signore perda la Sua esistenza personale. Per confutare
tale argomento Krishna stesso dice che Egli è ovunque, che tutto
è in Lui, ma che Egli rimane al di là di tutto. Prendiamo l'esempio
di un capo di stato: il governo da lui diretto è in realtà solo
la manifestazione della sua potenza, i ministri rappresentano
le sue differenti energie e ogni ministro dipende dal suo potere.
Ma non si può evidentemente sperare di vedere il capo di Stato presente
in persona in ognuno dei dipartimenti della sua amministrazione.
Così, tutto ciò che vediamo, tutto ciò che esiste nel mondo materiale
e spirituale riposa sull'energia di Dio, la Persona Suprema. La
creazione avviene mediante la diffusione delle Sue diverse energie
e, come spiega la Bhagavad-gita, Egli è presente ovunque
attraverso questa diffusione stessa, che rappresenta dunque la Sua
Persona (vistabhyaham idam kritsnam).
VERSO 5
na ca mat-sthani bhutani
pasya me yogam aisvaram
bhuta-bhrin na ca bhuta-stho
mamatma bhuta-bhavanah
na: mai; ca: anche;
mat-sthani: situato in Me; bhutani: ogni creazione;
pasya: guarda; me: Mio; yogam aisvaram:
inconcepibile potere mistico; bhuta-bhrit: il sostegno
di tutti gli esseri viventi; na: mai; ca: anche;
bhuta-sthah: nella manifestazione cosmica; mama: Mio;
atma: Sè; bhuta-bhavanah: la fonte di tutte le manifestazioni.
TRADUZIONE
Tuttavia niente di ciò chè creato è in Me. Guarda la
Mia potenza mistica! Sono il sostegno di tutti gli esseri viventi, sono
presente in ogni luogo, eppure non sono parte di questa manifestazione
cosmica in quanto Io stesso sono la fonte della creazione.
SPIEGAZIONE
Quando il Signore dice che tutto riposa
in Lui (mat-sthani sarva-bhutani) bisogna capire bene il
significato delle Sue parole. Egli non Si occupa direttamente di
sostenere e preservare gli universi materiali. Tutti conoscono l'immagine
di Atlante, sfinito dalla stanchezza, che sorregge sulle spalle
l'immenso globo terrestre. Il Signore non ha nulla di
simile a un Atlante che sosterrebbe così l'universo materiale. Lui
stesso lo afferma: sebbene tutto riposi in Me, Io sono al di là
della Mia creazione. I sistemi planetari fluttuano nello spazio,
che è l'energia del Signore, ma la Sua Persona è differente dallo
spazio, ed è situata al di là di esso. Perciò Egli dichiara che
sebbene tutto riposi sulla Sua energia inconcepibile, Lui, Dio,
la Persona Suprema, è al di là di tutto. Questa è la grandezza inconcepibile
del Signore.
Il dizionario vedico Nirukti c'insegna, yujyate 'nena
durghatesu karyesu: "Il Signore Supremo, manifestando la Sua
potenza, compie divertimenti che sono inconcepibilmente meravigliosi."
La Sua Persona contiene innumerevoli e potenti energie, e la Sua
volontà è in sé realtà concreta. È in questo modo che bisogna comprendere
Dio, la Persona Suprema. Nel compimento dei suoi desideri, l'uomo
incontra mille ostacoli, e a volte gli è perfino impossibile
agire come vorrebbe. Ma Krishna, solo grazie alla Sua volontà, può
compiere ogni cosa, e con una perfezione tale che non si possono
neppure immaginare i meccanismi dei Suoi atti. Il Signore stesso
descrive questo fenomeno affermando che nonostante Egli preservi
e sostenga l'intero universo materiale, non entra mai a contatto
diretto con esso. La Sua volontà suprema è sufficiente a creare,
sostenere, mantenere e distruggere ogni cosa. Poiché Egli è assoluto
e spirituale, non c'è differenza tra Lui stesso e la Sua mente (al
contrario di quanto succede per l'essere condizionato, che è differente
dalla mente materiale che possiede). Ma un profano non potrà certamente
capire che il Signore possiede una forma personale, distinta da
tutto, pur essendo presente allo stesso tempo in ogni cosa. Il fatto
che Dio, la Persona Suprema, esista fuori di ogni manifestazione
materiale quando tutto riposa in Lui è la dimostrazione che Egli
ha poteri soprannaturali, che sono descritti qui come yogam
aisvaram.
VERSO 6
yathakasa-sthito nityam
vayuh sarvatra-go mahan
tatha sarvani bhutani
mat-sthanity upadharaya
yatha: proprio come; akasa-stitah: situato nel cielo; nityam: sempre; vayuh:
il vento; sarvatra-gah: che
soffia in ogni luogo;
mahan: grande; tatha: similmente; sarvani bhutani: tutti gli esseri creati; mat-sthani: situati in Me;
iti: così; upadharaya: cerca
di capire.
TRADUZIONE
Come il vento possente che soffia in ogni direzione rimane sempre nello
spazio etereo, sappi che tutti gli esseri creati rimangono in Me.
SPIEGAZIONE
All'uomo
comune è praticamente impossibile concepire l'enorme creazione materiale
riposi sul Signore. Ma per aiutarci a capire, Krishna ci dà quest'esempio.
Lo spazio, in cui è situata la creazione cosmica, è la
manifestazione più gigantesca che possiamo concepire. In quello spazio,
il vento, ossia l'aria, è la più grande manifestazione del mondo cosmico.
Il movimento dell'aria influenza il movimento di ogni cosa. Ma, sebbene
sia grande, il vento è situato all'interno del cielo, non al di là di
esso. Similmente, le meravigliose manifestazioni cosmiche esistono per
volontà suprema del Signore, e tutte sono subordinate a questa volontà
suprema. Non un filo d'erba si muove senza la volontà del Signore, si
dice comunemente. Per Sua volontà tutto si muove, tutto è creato, mantenuto
e distrutto; seppure il Signore è al di là di tutta la Sua creazione,
ne rimane indipendente, come lo spazio resta indipendente dai movimenti
del vento. Nelle Upanisad è
detto, yad-bhisa vatah pavate: È per timore del Signore Supremo che il vento
soffia." (Taittiriya Upanisad 2.8.1)
La Brihad-aranyaka Upanisad (3.8.9)
aggiunge, etasya va aksarasya prasante
gargi surya-candramasau vidhritau tisthata etasya va aksarasya prasasane
gargi dyav-aprithivyau vidhritau ti tistatah: "La luna, il sole e
gli altri pianeti si muovono sotto la direzione suprema di Dio, in risposta
al Suo ordine." Anche la Brahma-samhita
(5.52), che descrive il movimento del sole, lo conferma:
yac-caksur esa savita sakala-grahanam
raja samasta-sura-murtir asesa-tejah
yasyajnaya bhramati sambhrita-kala-cakro
govindam adi-purusam tam aham bhajami
Il
sole, che è considerato l'occhio del Signore, ha il potere di diffondere
in quantità enorme calore e luce, ma è
per ordine di Govinda, secondo la Sua volontà suprema, che percorre
la sua orbita.
Così
le Scritture vediche sostengono che la creazione materiale, che ai nostri
occhi appare grande e meravigliosa, è sotto il completo controllo di Dio,
la Persona Suprema. I versi amplieranno questo concetto.
sarva-bhutani: tutti gli esseri creati;
kaunteya: o figlio di Kunti;
prakritim: natura; yanti: entrano; mamikam:
Mia; kalpa-ksaye: alla fine
dell'era; punah: di nuovo; tani: tutti coloro; kalpa-adau:
all'inizio dell'era;
visrijami: creo; aham: Io.
TRADUZIONE
O figlio di Kunti, alla fine di un era tutte le manifestazioni materiali
entrano nella mia natura, e all'inizio dell'era successiva, in virtù della
Mia potenza, Io le creo di nuovo.
SPIEGAZIONE
La
creazione, il mantenimento e la distruzione della manifestazione cosmica
materiale dipendono esclusivamente dalla volontà suprema di Dio. L'espressione
"alla fine di un'era", in questo verso, significa alla morte di Brahma.
La durata della vita di Brahma è di cent'anni, ma ognuno dei suoi giorni
equivale a 4.320.000.000 di anni terrestri, e altrettanto ogni notte.
I suoi mesi contano trenta di questi giorni e di queste notti, e i suoi
anni dodici di questi mesi. Dopo cento di questi anni, alla morte di Brahma,
sopraggiunge la devastazione, la distruzione dell'universo materiale;
ciò significa che l'energia manifestata dal Signore Supremo al momento
della creazione si riassorbe
in Lui. Quando poi diventa necessario manifestare di nuovo la creazione
materiale interviene la volontà del Signore. Bahu syam: "Io sono uno, ma Mi renderò molteplice", è l'aforisma
vedico. (Chandogya Upanisad 6.2.3)
Dio Si moltiplica dunque attraverso l'energia materiale e causa una nuova
manifestazione cosmica.
prakritim: la natura materiale;
svam: del Mio Sé personale;
avastabhya: entrando; visrijami:
Io creo; punah punah: di nuovo; bhuta-gramam:
tutte le manifestazioni cosmiche; imam: queste; kritsnam:
nella totalità; avasam: automaticamente;
prakriteh: della forza della natura;
vasat: sotto la costrizione.
TRADUZIONE
L'intero ordine cosmico è soggetto al Mio controllo. Per Mia volontà ogni
volta si manifesta di nuovo, e sempre per Mia volontà alla fine è annientato.
SPIEGAZIONE
Il
mondo materiale, come abbiamo spiegato più volte, è la manifestazione
dell'energia inferiore di Dio, la Persona Suprema. Al momento della creazione
l'energia materiale è "messa in libertà" come mahat-tattva, in cui il Signore entra sotto la forma di Maha-Visnu,
il primo purusa-avatara. Egli
Si distende sull'Oceano Causale e a ogni Sua espirazione emanano dal Suo
corpo un'infinità di universi. Il Signore entra poi in ognuno di essi
sotto la forma di Garbhodakasayi Visnu. Così sono creati tutti gli universi.
Egli entra inoltre in ogni essere e in ogni cosa, compreso l'atomo infiinitesimale,
sotto la forma di Ksirodakasayi Visnu. Questo è ciò che spiega i l verso. Gli
esseri viventi sono proiettati in seno alla natura materiale e lì sviluppano
corpi differenti, che sono il risultato delle loro azioni passate. Allora
l'universo inizia ad animarsi, cominciano le attività delle molteplici
varietà di esseri, e questo fin dall'inizio della creazione. Non si tratta
dunque di evoluzione progressiva delle specie. Tutte
le specie viventi -uomini, animali, uccelli, ecc.- sono create contemporaneamente,
insieme con l'universo, perché tutti i desideri che giacevano negli esseri
condizionati al momento della distruzione precedente si manifestano subito
sotto differenti forme di corpi. Questo verso indica chiaramente, col
termine avasam, che gli esseri
non intervengono affatto in questo meccanismo. Lo stato di coscienza che
avevano alla fine della loro vita precedente, nell'ultima creazione, si
manifesta di nuovo e tutto avviene solo per la volontà del Signore. Questa
è la potenza inconcepibile di Dio, la Persona Suprema. Infine, dopo averle
create, il Signor non ha alcun contatto con le molteplici specie di vita.
Egli crea per soddisfare le tendenze insite negli esseri, ma non è mai
preso nell'ingranaggio della Sua creazione.
VERSO 9
na ca mam tani karmani
nibadhnanti dhananjaya
udasina-vad asinam
asaktam tesu karmasu
na: mai; ca: anche;
mam: Me; tani: tutte quelle; karmani: attività; nibhadhnanti:
legano; dhananjaya: o conquistatore
delle ricchezze; udasina-vat:
come neutrale; asinam: situato;
asaktam: senza attrazione; tesu:
per quelle; karmasu: attività.
TRADUZIONE
O Dhananjaya, tutte queste attività materiali non possono legarMi. Sempre
distaccato, Io rimango neutrale.
SPIEGAZIONE
Non
dobbiamo pensare, leggendo questo verso, che Dio, la Persona Suprema,
rimanga inattivo. Anzi nel Suo regno spirituale Egli è sempre attivo,
come conferma la Brahma-samhita
(5.6) atmaramasya tasyasti prakritya
na samagamah: "Il Signore è sempre impegnato nei Suoi divertimenti
spirituali, eterni e beati, ma non interviene mai nell'andamento dell'universo
materiale." Come spiega questo verso, sono le Sue diverse potenze a prendersi
cura dell'universo materiale. Il Signore rimane sempre neutrale per quanto
riguarda le attività del mondo creato. Questa neutralità è espressa qui
col termine udasina-vat. Sebbene
controlli ogni minimo particolare dei movimenti della materia, il Signore
resta neutrale, come un giudice della corte suprema seduto sul suo seggio.
Per ordine del giudice, un uomo è impiccato, un altro è gettato in prigione,
un altro ancora è ricompensato con grandi ricchezze, ma il giudice rimane
neutrale, per niente toccato da queste gioie. Così il Signore, che presiede
a tutti i movimenti dell'universo, resta sempre neutrale. Il Vedanta-sutra
(2.1.34) afferma, vaisamya-nairghrinye
na: il Signore non è soggetto alle dualità dell'universo materiale,
ma le trascende completamente. Egli non è legato né dalla creazione né
dalla distruzione dell'universo materiale, e non interviene quando l'essere
condizionato deve nascere in differenti corpi, da una specie all'altra,
secondo le sue azioni passate.
maya: da Me; adhyaksena: con la sovrintendenza; prakritih: natura materiale;
suyate: manifesta; sa: ambedue; cara-acaram: mobili e immobili;
hetuna: per la ragione; anena:
questa; kaunteya: o figlio di Kunti;
jagat: la manifestazione cosmica;
viparivartate: funziona.
TRADUZIONE
La natura materiale, che è una delle Mie energie, agisce sotto la Mia
direzione, o figlio di Kunti,
generando tutti gli esseri, mobili e immobili. Secondo le sue leggi questa manifestazione
è creata e annientata in un ciclo senza fine.
SPIEGAZIONE
Questo
verso spiega chiaramente che sebbene il Signore Supremo sia indipendente
dalle attività di questo mondo,
Egli ne rimane il sovrano assoluto, Egli è la volontà suprema, lo sfondo
della manifestazione materiale, la cui direzione vera e propria è condotta
dall'energia materiale. Krishna
dichiara inoltre, nella Bhagavad-gita,
di essere il padre di tutti gli esseri viventi, qualunque sia la loro
forma o la loro specie. Come
il padre pone nel grembo della madre il seme da cui nascerà il bambino,
così il Signore Supremo, con un semplice sguardo, introduce gli esseri
condizionati nel grembo della natura materiale, da dove appariranno sotto
svariate forme, in differenti specie, secondo le loro attività e i loro
desideri passati. Sebbene siano nati dallo sguardo del Signore, gli esseri
viventi si rivestono di corpi che sono determinati dalle loro azioni e
dai loro desideri precedenti. Il Signore, dunque, non Si associa mai direttamente
con la creazione materiale; posa un semplice sguardo sulla natura materiale,
e questo è sufficiente a metterla in movimento e a farvi apparire tutto
immediatamente. Col Suo sguardo Egli esercita senza dubbio un ruolo attivo,
ma indiretto perché S'impegna direttamente nella creazione dell'universo
materiale. La smriti spiega
questo fenomeno col seguente esempio: quando ci troviamo vicino a un fiore,
l'odore entra in contatto col suo profumo, a l'odorato e il fiore rimangono
separati l'uno dall'altro. Un rapporto simile esiste tra Dio, la Persona
Suprema, e l'universo materiale: Egli crea l'universo col Suo sguardo
e vi stabilisce l'ordine, ma non entra mai in contatto diretto con esso.
In breve, la natura materiale non può agire senza l'approvazione del Signore
Supremo. Il Signore, tuttavia, rimane completamente distaccato dalle attività
materiali.