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...continua Cap. 9
avajananti mam mudha avajananti: deridono; mam: Me; mudhah: gli uomini stolti; manusim: in una forma umana; tanum: un corpo; asritam: assumendo; param: trascendentale; bhavam: natura; ajanantah: non conoscendo; mama: Mia; bhuta: di tutto ciò che esiste; maha-isvaram: il proprietario supremo.
TRADUZIONE Gli sciocchi Mi deridono quando discendo nella forma umana. Non conoscono la Mia natura trascendentale e la Mia supremazia su tutto ciò che esiste.
SPIEGAZIONE Le spiegazioni date nei versi precedenti hanno dimostrato chiaramente che Dio, la Persona Suprema, non è un essere comune anche se appare come un uomo. La Persona Divina, che dirige la creazione, il mantenimento e la distruzione di tutta la manifestazione materiale, non può evidentemente essere paragonata a uno di noi. Eppure, numerosi sono gli sciocchi che considerano Krishna un potente personaggio e niente più. In realtà, Krishna è Dio, la Persona Suprema e originale, il Signore Supremo. come conferma la Brahma-samhita (isvarah paramah krishnah). Esiste una moltitudine di isvara,
di esseri viventi che esercitano un certo controllo in un determinato
campo e hanno un'importanza più o meno grande. In ogni amministrazione
governativa di questo mondo si troveranno funzionari, segretari
di Stato, ministri e un presidente. Ciascuno controlla i suoi subordinati,
ma allo stesso tempo è controllato dai suoi superiori. Nella Brahma-samhita
si afferma che Krishna è il controllore supremo; nel mondo
materiale come nel mondo spirituale si trovano molti controllori,
ma sopra tutti c'è Krishna, il controllore supremo (isvarah
paramah krishnah). Il Suo corpo è non materiale, eterno, tutto
di conoscenza e felicità (sac-cid-ananda). kritavan kila karmani "Sri Krishna, il Signore Supremo, e Balarama
hanno giocato il ruolo di semplici esseri umani, ma sotto quest'apparenza
hanno compiuto prodezze sovrumane."
moghasa mogha-karmano mogha-asah: frustrati nelle loro speranze; mogha-karmanah: frustrati nelle attività interessate; mogha-jnanah: frustrati nella conoscenza; vicetasah: confusi; raksasim: demoniaca; asurim: atea; ca: e; eva: certamente; prakritim: natura; mohinim: che confonde; sritah: prendono rifugio in.
TRADUZIONE Così confusi, essi prediligono concezioni atee e demoniache. In questa illusione le loro speranze di liberazione, le loro attività interessate e la loro conoscenza sono tutte sconfitte.
SPIEGAZIONE Esistono molti pseudo-devoti che pensano di essere
coscienti di Krishna e credono di servirLo, mentre in realtà non accettano
dal profondo del cuore Dio, la Persona Suprema, Krishna, come la Verità
Assoluta. Costoro non gusteranno mai il frutto del servizio di devozione,
cioè il ritorno a Dio. Quelli che si dedicano ad atti di virtù, ma interessati,
sperando così di liberarsi un giorno dai legami della materia, non conosceranno
mai il successo, perché denigrano Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna.
Infatti, solo un ateo o un essere demoniaco può denigrare Krishna e, come
spiegava il settimo capitolo, questi miscredenti non s'abbandonano mai
a Lui. Il Brihad-visnu-smriti stabilisce: yo vetti bhautikam deham krishnasya
paramatmanah "Chiunque consideri materiale il corpo
di Krishna dovrebbe essere espulso da ogni rituale, cioè da ogni
atto relativo alla sruti e alla smriti; e chiunque,
per caso, veda il volto di un simile offensore dovrebbe
andare subito a bagnarsi nel Gange per purificarsi dalla contaminazione."
mahatmanas tu mam partha maha-atmanah: le grandi anime; tu: ma; mam: a Me; partha: o figlio di Pritha; daivim: divina; prakritim: natura; asritah: avendo preso rifugio in; bhajanti: offrire servizio; ananya-manasah: senza deviazione della mente; jnatva: conoscendo; bhuta: della creazione; adim: l'origine; avyayam: inesauribile.
TRADUZIONE O figlio di Pritha, coloro che non sono illusi, le grandi anime, sono protetti dalla natura divina. Poiché essi Mi riconoscono come Dio, la Persona Suprema, originale e inesauribile, si dedicano pienamente al servizio di devozione.
SPIEGAZIONE Questo
verso dà una chiara descrizione del mahatma.
Il mahatma è innanzitutto colui
che vive sotto la protezione della natura divina. Non è più sotto il controllo
della natura materiale. Com'è possibile? La risposta è nel settimo capitolo:
abbandonarsi a Sri Krishna, Dio,
la Persona Suprema, è la condizione per liberarsi subito dal controllo
della natura materiale. Una volta liberato, l'essere individuale, che
è l'energia marginale del Signore, passa sotto la direzione della natura
spirituale, detta anche daivi prakriti, o natura divina. Chi riesce a elevarsi così, abbandonandosi
a Dio, la Persona Suprema, raggiunge lo stadio di mahatma,
di "grande anima".
satatam kirtayanto mam satatam: sempre; kirtayantah: cantando; mam: su di Me; yatantah: sforzandosi pienamente; ca: anche; dridha-vratah: con determinazione; namasyantah: offrendo omaggi; ca: e; mam: Me; bhaktya: nella devozione; nitya-yuktah: continuamente impegnati; upasate: adorano.
TRADUZIONE Cantando sempre le Mie glorie, sforzandosi con grande determinazione, prosternandosi davanti a Me, questi grandi anime Mi adorano eternamente con devozione.
SPIEGAZIONE Non è sufficiente attaccare un' etichetta
su un uomo qualsiasi e fare di lui un mahatma deve corrispondere
alla descrizione data da questo verso, cioè non deve avere altro
interesse che quello di cantare costantemente le glorie del Signore
Supremo, Sri Krishna. Proprio in questo il mahatma
si distingue dall'impersonalista, poiché lodare Dio significa
glorificare il Suo santo nome, la Sua forma eterna, le Sue qualità
trascendentali e i Suoi divertimenti straordinari. Si deve glorificare
il Signore sotto tutti questi Suoi aspetti personali; il mahatma
è dunque l'anima che sviluppa attaccamento per la Persona Divina
e Suprema. In nessun caso la Bhagavad-gita descrive come
mahatma le persone attratte dall'aspetto impersonale del
Signore, il brahmajyoti. Le loro caratteristiche sono differenti,
come vedremo nel verso seguente. Il mahatma s'impegna costantemente
in varie attività devozionali, che sono descritte nello Srimad
Bhagavatam: sravanam kirtanam visnoh smaranam, cioè
l'ascolto e il canto delle glorie di Visnu (e non quelle di qualche
essere celeste o umano) e il ricordo costante di Lui. Questa è la
vera devozione. Il mahatma è fermamente determinato a raggiungere
il fine ultimo, la compagnia del Signore Supremo in uno dei cinque
rasa trascendentali.¹ A questo scopo dedica tutto se stesso
- mente, corpo e parole - al servizio del Signore Supremo, Sri Krishna.
Questa è la piena coscienza di Krishna.
jnana-yajnena capy anye jnana-yajnena: coltivando la conoscenza; ca: anche; api: certamente; anye: altri; yajantah: sacrificando; mam: Me; upasate: adorano; ekatvena: in unità; prithaktvena: nella dualità; bahudha: nella diversità; visvatah-mukkham: e nella forma universale.
TRADUZIONE Altri, che s'impegnano nel sacrificio coltivando la conoscenza, adorano il Signore Supremo sia come l'Uno senza secondi, sia nella diversità del molteplice, sia nella forma universale.
SPIEGAZIONE Questo verso serve da complemento ai precedenti. Krishna ha appena spiegato ad Arjuna che i mahatma sono coloro che sono perfettamente coscienti di Krishna e vivono solo per Lui. Esistono poi altri uomini che pur senza raggiungere il livello di mahatma adorano anch'essi Krishna, in differenti modi. Alcuni di loro sono già stati descritti: colui che soffre, il povero, il curioso e l'uomo che coltiva la conoscenza. A un livello meno elevato ancora si distinguono tre nuovi gruppi: 1) quelli che, identificandosi col Signore Supremo, adorano la propria persona; 2) quelli che adorano una forma di Dio nata dalla loro immaginazione; 3) quelli che adorano la visva-rupa la forma universale del Signore Supremo. Di queste tre categorie, la meno elevata ma la più numerosa riunisce coloro che sotto il titolo di "monisti" si considerano Dio e rendono culto alla propria persona. Questo culto di se stessi, per lo più praticato dagli impersonalisti, è considerato un modo di adorare Dio, perché coloro che l'adottano sono consapevoli almeno di essere anime spirituali e non corpi di materia. La seconda categoria comprende gli adoratori degli esseri celesti, coloro che per pura immaginazione credono che qualsiasi forma sia quella del Signore. E la terza categoria si compone di quegli uomini che, incapaci di concepire qualcosa al di là di questo universo, che è anch'esso una forma del Signore, lo considerano come l'organismo o l'Essere Supremo, e così gli rendono culto.
aham kratur aham yajnah aham: Io; kratuh: rituale vedico; aham: Io; yajnah: sacrificio delle smriti; svadha: offerta; aham: Io; aham: Io; ausadham: erba medicinale; mantrah: canto trascendentale; aham: Io; eva: certamente; ajyam: burro fuso; aham: Io; agnih: fuoco; aham: Io; hutam: offerta.
TRADUZIONE Ma sono Io il rito e il sacrifcio, l'offerta agli antenati, l'erba medicinale e il canto trascendentale. Io sono il burro, il fuoco e l'offerta.
SPIEGAZIONE Il sacrificio chiamato jyotistoma e il sacrificio menzionato nelle smriti chiamato maha-yajna, rappresentano entrambi Krishna. Anche il sacrificio offerto per soddisfare gli antenati, gli abitanti di Pitriloka, rappresenta Krishna, e consiste in un oblazione di burro chiarificato, considerato in questo caso come una panacea. I mantra recitati per l'occasione e le numerose preparazioni a base di latte che sono offerte durante questi sacrifici, rappresentano anch'essi Krishna Lo stesso fuoco del sacrificio rappresenta Krishna, perché è uno dei cinque elementi materiali che compongono la Sua energia esterna, detta "separata", o distinta. In breve, tutti i sacrifici raccomandati nella sezione karma-kanda dei Veda rappresentano Krishna. Perciò, se una persona si dedica al servizio di devozione a Krishna significa che ha già compiuto tutti i sacrifici raccomandati nei Veda.
pitaham asya jagato pita: padre; aham: Io; asya: di questo; jagatah: universo; mata: madre; dhata: sostegno; pitamahah: nonno; vedyam: ciò che deve essere conosciuto; pavitram: ciò che purifica; om-karah: la sillaba om; rik: il Rg Veda; sama: il Sama Veda; yajuh: e lo Yajur Veda; eva: certamente; ca: e.
TRADUZIONE Di questo universo Io sono il padre, la madre, il sostegno e l'antenato. Sono l'oggetto della conoscenza, il purificatore e la sillaba om. Sono anche il Rig, il Sama e lo Yajur Veda.
SPIEGAZIONE Tutte
le manifestazioni dell'universo, mobili e immobili, provengono da differenti
combinazioni dell'energia di Krishna. Sotto l'influsso
dell'energia materiale, la prakriti,
noi creiamo vari legami con altri esseri, che consideriamo come nostro
padre e nostra madre, come i nonni e i "creatori", mentre in realtà tutti
questi esseri sono l'energia marginale di Krishna, Sue parti integranti.
Questo vale non solo per nostro padre e nostra madre, ma anche per i "loro"
creatori (indicati in questo verso dalla parola dhata),
cioè nostro nonno e nostra nonna, e così via. Come tali, questi esseri
rappresentano Krishna; in realtà si può dire che tutti gli esseri Lo rappresentano
perché tutti fanno parte integrante di Lui.
gatir bharta prabhuh saksi gatih: meta; bharta: sostegno; prabhuh: Signore; saksi: testimone; nivasah: dimora; saranam: rifugio; su-hrit: amico più intimo; prabhavah: creazione; pralayah: dissoluzione; sthanam: base; nidhanam: luogo di riposo; bijam: seme; avyayam: imperituro.
TRADUZIONE Sono la meta, il sostegno, il maestro, il testimone, la dimora, il rifugio e l'amico più caro. Sono la creazione e la dissoluzione, il fondamento di tutto ciò che esiste, sono il luogo di riposo e il seme eterno.
SPIEGAZIONE Gati indica la destinazione
da raggiungere. Sebbene la gente lo ignori, il fine ultimo è Krishna,
e chi non conosce Krishna è sviato e compie solo falsi progressi,
parziali o perfino illusori, "allucinatori". Molti si prefiggono
lo scopo di raggiungere gli esseri celesti, e applicando rigidamente
i diversi metodi prescritti per ottenere i loro favori, giungono
sui pianeti desiderati, quali Candraloka, Suryaloka, Indraloka,
Maharloka, e così via. Ma tutti questi pianeti, o loka, poiché
sono creazioni di Krishna, Lo rappresentano pur essendo distinti
da Lui. Sono manifestazioni dell'energia di Krishna e dunque Lo
rappresentano, ma allo stesso tempo sono solo un gradino verso la
realizzazione di Krishna. Avvicinare le energie di Krishna significa
accostarsi a Lui indirettamente; meglio quindi avvicinarLo direttamente,
in persona, e risparmiare così tempo ed energia. Perché rendere
la scala e salire i gradini a uno a uno quando l'ascensore può portarci
direttamente in cima?
tapamy aham aham varsam tapami: dò calore; aham: Io; aham: Io; varsam: Io; aham: Io; varsam: pioggia; nigrihnami: trattengo; utsrijami: mando; ca: e; amritam: immortalità; ca; e; eva: certamente; mrityuh: morte; ca: e; aham: Io; arjuna: o Arjuna.
TRADUZIONE O Arjuna, sono la fonte del calore, elargisco e trattengo la pioggia. Sono l'immortalità e anche la morte personificata. Lo spirito e la materia sono entrambi in Me.
SPIEGAZIONE Grazie
alle Sue diverse energie, Krishna diffonde calore e luce col sole e l'elettricità.
È sempre Lui che trattiene le piogge durante l'estate e le lascia cadere
abbondantemente quand'è la stagione. Egli è l'energia che ci
sostiene e prolunga la durata della nostra vita, ma anche la morte
che ci attende.
trai-vidya mam soma-pah puta-papa trai-vidyah: coloro che conoscono i tre Veda; mam: Me; soma-pah: che bevono il succo soma; puta: purificati; papah: dai peccati; yajnaih: con sacrifici; istva: che adorano; svah-gatim: il passaggio ai pianeti celesti; prarthayante: pregano; te: essi; punyam: pii; asadya: raggiungendo; sura-indra: di Indra; lokam: il mondo; asnanti: godono; divyam: celesti; divi: in cielo; deva-bhogan: i piaceri degli esseri celesti.
TRADUZIONE Coloro che studiano i Veda e bevono il soma al fine di raggiungere i pianeti celesti Mi adorano indirettamente. Purificati dalle reazioni del peccato, essi rinascono sul pianeta virtuoso di Indra dove godono di piaceri paradisiaci.
SPIEGAZIONE Il
termine trai-vidyah indica i
tre Veda (il Sama, lo Yajur e il Rg)
e il brahmana che ne possiede
la conoscenza è chiamato tri-vedi.
Coloro che s'impegnano nello studio di questi tre Veda sono molto rispettati nella società;
purtroppo, però, molti di questi eruditi ignorano il fine degli studi
vedici.
te tam bhuktva svarga-lokam visalam te: essi; tam: quello; bhuktva: godendo; svarga-lokam: pianeti celesti; visalam: vasti; ksine: essendo esauriti; punye: i risultati delle loro attività pie; martya-lokam: alla Terra mortale; visanti: cadono giù; evam: così; trayi: dei tre Veda; dharmam: dottrina; anuprapannah: seguendo; gata-agatam: morte e nascita; kama-kamah: desiderando la gratificazione dei sensi; labhante: raggiungono.
TRADUZIONE Quando, dopo aver goduto a lungo dei piaceri paradisiaci, il frutto delle loro attività pie è stato consumato, essi tornano di nuovo su questa Terra mortale. Così le persone che si conformano ai princìpi dei tre Veda perché ambiscono al piacere dei sensi ottengono soltanto di nascere e morire ripetute volte.
SPIEGAZIONE L'uomo che si eleva fino ai sistemi planetari superiori ottiene un'esistenza più lunga e maggiori possibilità di godere del piacere dei sensi, ma non potrà restarvi per sempre, perché, esauriti i frutti dei suoi atti virtuosi, sarà rinviato sulla Terra. L'uomo che non ha raggiunto la perfezione del sapere, così com'è descritta nel Vedanta-sutra (janmady asya yatah), cioè non è giunto a conoscere Krishna, la causa di tutte le cause, fallisce nel tentativo di raggiungere il fine ultimo dell'esistenza ed è preso nella trappola dell'eterno andirivieni tra i pianeti superiori e quelli inferiori, ora salendo ora scendendo come su una grande ruota. Invece di raggiungere il mondo spirituale, da dove non si ricade più nel mondo materiale, resta prigioniero del ciclo di nascite e morti, ora sui pianeti superiori ora su quelli inferiori. È meglio dunque entrare nel mondo spirituale per godervi di un'esistenza eterna piena di conoscenza e felicità assolute, senza il rischio di tornare nella miserabile esistenza materiale.
ananyas cintayanto mam ananyah: non avendo altro oggetto; cintayantah: concentrando; mam: su Me; ye: coloro che; janah: persone; paryupasate: adorando adeguatamente; tesam: di loro; nitya: sempre; abhiyuktanam: stabiliti nella devozione; yoga: esigenze; ksemam: protezione; vahami: porto; aham: Io.
TRADUZIONE Ma a coloro che Mi adorano con devozione esclusiva meditando sulla Mia forma trascendentale, Io fornisco il necessario e preservo ciò che già possiedono.
SPIEGAZIONE Chi non può vivere un solo attimo fuori della coscienza di Krishna - cioè senza servire il Signore con devozione, senza ascoltare e cantare le Sue glorie, senza ricordarsi di Lui e offrirGli preghiere e adorarLo, senza servire i Suoi piedi di loto e offrirGli altri servizi, senza legarsi d'amicizia con Lui e abbandonarsi totalmente a lui -non può fare a meno di pensare a Krishna in ogni istante del giorno e della notte. Queste azioni sono infinitamente propizie per il devoto e cariche di potenza spirituale, tanto da condurlo alla perfetta realizzazione spirituale. Allora il devoto non ha più altro desiderio se non quello di vivere in compagnia del Signore Supremo. Questo è lo yoga. Grazie alla misericordiosa protezione del Signore (ksema), il devoto non torna mai alla vita materiale. Il Signore lo aiuta a diventare cosciente di Krishna attraverso lo yoga; poi, quando è arrivato alla perfezione di questa coscienza, lo protegge impedendogli di cadere di nuovo nell'esistenza condizionata, piena di miserie.
ye 'py anya-devata-bhakta ye: coloro che; api: anche; anya: di altri; devata: dèi; bhaktah: devoti; yajante: adorano; sraddhaya anvitah: con fede; te: essi; api: anche; mam: Me; eva: soltanto; kaunteya: o figlio di Kunti; yajanti: adorano; avidhi-purvakam: in modo sbagliato.
TRADUZIONE Coloro che si dedicano ad altri dèi e li adorano con fede, in realtà adorano Me soltanto, o figlio di Kunti, ma la loro adorazione è mal orientata.
SPIEGAZIONE Krishna dice che coloro che rendono culto agli esseri celesti non sono molto intelligenti anche se, indirettamente, è sempre Lui che adorano. Infatti, un uomo che annaffiasse le foglie e i rami di un albero invece delle radici o nutrisse le membra del suo corpo invece dello stomaco, darebbe prova di un'intelligenza assai mediocre o di una grande ignoranza delle leggi naturali più elementari. Gli esseri celesti sono, per così dire, funzionari e ministri del governo del Signore Supremo. Come in uno Stato i sudditi seguono le leggi stabilite dal capo del governo e non quelle dettate dai suoi rappresentanti, così è soltanto al Signore che si deve dedicare il proprio culto, e ciò renderà soddisfatti anche i Suoi "funzionari" e "ministri". Nello Stato , i funzionari e i ministri sono stipendiati dal capo del governo per rappresentarlo ed è illegale corromperli. Così si traduce l'idea che esprimono le parole avidhi-purvakam di questo verso: Krishna condanna la vana adorazione degli esseri celesti.
aham hi sarva-yajnanam aham; Io; hi: sicuramente; sarva: di tutti; yajnanam: sacrifici; bhokta: il beneficiario; ca: e; prabhuh: il Signore; eva: anche; ca: e; na: non; tu: ma; mam: Me; abhijananti: essi sanno; tattvena: in realtà; atah: perciò; cyavanti: cadono; te: essi.
TRADUZIONE Io sono l'unico beneficiario e l'unico oggetto del sacrificio. Coloro che non riconoscono la Mia vera natura trascendentale si degradano.
SPIEGAZIONE Questo verso allude al fatto che le Scritture vediche raccomandano diversi tipi di yajna (sacrifici), ma che lo scopo di tutti gli yajna è quello di soddisfare il Signore Supremo. Il secondo capitolo della Bhagavad-gita afferma che il fine di tutti i nostri atti dev'essere la soddisfazione di Yajna, o Visnu; questa è la meta del varnsrama-dharma, la forma perfetta di organizzazione sociale. Krishna afferma dunque in questo verso che essendo il maestro supremo, Egli è il beneficiario legittimo di tutti i sacrifici. Nonostante tutto, le persone poco intelligenti, ignorando questa verità, rendono culto agli esseri celesti per ottenere qualche beneficio temporaneo; ma questa via non li condurrà al fine ultimo dell'esistenza bensì li farà sprofondare nell'esistenza materiale. Perfino se si vuole soddisfare qualche desiderio materiale è meglio rivolgersi al Signore Supremo, anche se questa non è devozione pura, perché così si otterrà l'oggetto dei nostri desideri.
yanti deva-vrata devan yanti: vanno; deva-vratah: adoratori di esseri celesti; devan: agli esseri celesti; pitrin: agli antenati; yanti: vanno; pitri-vratah: gli adoratori degli antenati; bhutani: ai fantasmi e agli spiriti; yanti: vanno; bhuta-ijyah: gli adoratori di fantasmi e spiriti; yanti: vanno; mat: Miei; yajinah: devoti; api: ma; mam: a Me.
TRADUZIONE Chi adora gli esseri celesti nascerà tra gli esseri celesti, chi adora gli antenati raggiungerà gli antenati, chi adora i fantasmi e gli altri spiriti rinascerà tra questi esseri, e chi adora Me vivrà con Me.
SPIEGAZIONE Se si desidera andare sulla luna, sul sole o su qualsiasi altro pianeta, è possibile farlo seguendo le regole vediche proposte a questo fine. La sezione dei Veda che tratta dell'azione interessata, tecnicamente detta darsa -paurnamasi, espone in modo dettagliato queste regole, raccomandando a chi desidera recarsi su un pianeta superiore di rendere culto all'essere celeste che vi regna. Altri tipi di yajna permettono di raggiungere i pianeti dei pita (antenati) o quello degli spiriti, dove si diventa uno yaksa, un raksa o un pisaca, praticato oggi sotto il nome di "magia nera", è completamente materiale, anche se i suoi numerosi adepti lo considerano spirituale). Ma l'adorazione di Dio, la Persona Suprema, e di Lui soltanto, come fa il puro devoto, conduce senza il minimo dubbio ai pianeti Vaikuntha o a Krishnaloka. Infatti, come mostra questo importante verso, se gli adoratori degli esseri celesti, dei pita e degli spiriti raggiungono i loro pianeti, perché i puri devoti del Signore non dovrebbero raggiungere il pianeta di Visnu o quello di Krishna? Purtroppo un gran numero di uomini ignora i pianeti sublimi dove vivono Krishna e Visnu, e ciò li costringe a cadere dalla loro posizione. Anche gli impersonalisti sono costretti prima o poi a cadere dal brahmajyoti. Per evitare questi inconvenienti, il Movimento per la Coscienza di Krishna diffonde ovunque nel mondo questo sublime insegnamento: il semplice canto del mantra Hare Krishna può guidare l'uomo alla perfezione in questa vita stessa e ricondurlo "a casa", nella sua dimora originale, il regno di Dio.
patram puspam phalam toyam patram: una foglia; puspam: un fiore; phalam: un frutto; toyam: acqua; yah: chiunque; me: a Me; bhaktya: con devozione; prayacchati: offra; tat: quella; aham: Io; bhakti-upahritam: offerta con devozione; asnami: accetterò; prayata-atmanah: da chi è situato in una coscienza pura.
TRADUZIONE Se qualcuno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto dell'acqua, accetterò la sua offerta.
SPIEGAZIONE La persona intelligente che vuole raggiungere
una dimora permanente dove godere di un'eterna felicità deve situarsi
nella coscienza di Krishna e impegnarsi nel servizio d'amore al
Signore. Il metodo per ottenere questo meraviglioso risultato è
molto facile e può essere praticato anche dal più povero tra i poveri,
privo di qualsiasi requisito. La sola qualifica richiesta è quella
di essere un puro devoto del Signore. Non importa ciò
che si è o dove si è. Il metodo è così facile che basta offrire
una foglia, un frutto o dell'acqua al Signore Supremo in un attitudine
di amore genuino, e il Signore sarà contento di accettare l'offerta.
Nessuno deve dunque sentirsi escluso dalla coscienza di Krishna
perché questo metodo è facile e universale. Chi può essere tanto
sciocco da non voler essere cosciente di Krishna grazie a questo
semplice metodo e raggiungere così la perfezione dell'esistenza,
una vita di eternità, felicità e conoscenza? Krishna vuole soltanto
un servizio d'amore e nient'altro. Krishna accetta anche un fiorellino
dal Suo puro devoto. Non accetta invece alcun genere di offerta
da un non devoto. Egli non ha bisogno di niente da nessuno perché
è sufficiente in Se stesso, eppure accetta l'offerta del Suo devoto
in uno scambio di amore e di affetto. Sviluppare la coscienza di
Krishna è la più alta perfezione della vita. In questo verso la
parola bhakti è citata due volte per dichiarare con più
enfasi che il servizio devozionale (bhakti) è il solo mezzo
per avvicinare Krishna. Nessun'altra condizione, come diventare
un brahmana, un grande erudito, un uomo molto ricco o un
grande filosofo, può indurre Krishna ad accettare qualche offerta.
Senza il principio essenziale della bhakti, niente può
indurre il Signore ad accettare qualcosa da qualcuno. Il metodo
è eterno. È azione diretta nel servizio al Tutto assoluto. Dopo
aver dimostrato di essere il Signore originale, il beneficiario
supremo e il vero oggetto di tutte le offerte sacrificali, Krishna
rivela quali offerte desidera ricevere.
yat karosi yad asnasi yat: qualunque cosa; karosi: tu faccia; yat: qualunque cosa; asnasi: mangi; yat: qualunque; juhosi: offri; dadasi: doni; yat: qualunque cosa; yat; qualunque cosa; tapasyasi: austerità che pratichi; kaunteya: o figlio di Kunti; tat: ciò; kurusva: fa; mat: a Me; arpanam: come offerta.
TRADUZIONE Qualunque cosa tu faccia, qualunque cosa tu mangi, sacrifichi od offra in carità, come pure le austerità che compi - offri tutto a Me, o figlio di Kunti.
SPIEGAZIONE Ciascuno ha il dovere di organizzare la propria vita in modo da non dimenticare mai Krishna in nessuna circostanza. Ogni uomo deve lavorare se vuole mantenere l'anima unita al corpo, e Krishna raccomanda qui di farlo in piena coscienza di Lui e di offrirGli i frutti di questo lavoro. Tutti devono mangiare per vivere; l'uomo accetti dunque come nutrimento solo i resti del cibo offerto a Krishna. Ogni uomo civilizzato ha anche il dovere di compiere dei riti religiosi; che li trasformi allora in arcana, cioè li dedichi a Krishna come Lui stesso raccomanda qui. Tutti hanno la tendenza a fare la carità; offriamo quindi i nostri beni a Krishna, secondo il Suo consiglio impiegando ogni ricchezza che abbiamo in più nella diffusione del Movimento per la Coscienza di Krishna. E poiché la gente si mostra attratta dalla meditazione, è bene che abbandoni il metodo silenzioso, impraticabile ai giorni nostri, e adotti la meditazione su Krishna con la recitazione continua, ventiquattro ore al giorno, del mantra Hare Krishna su un japa-mala (corona di 108) grani. Il Signore afferma, nel sesto capitolo, che colui che pratica questa forma di meditazione è il più grande degli yogi.
subhasubha-phalair evam subha: dei propizi; asubha: e non propizi; phalaih: risultati; evam: così; moksyase: diventerai libero; karma: dell'attività; bandhanaih: dal legame; sannyasa: di rinuncia; yoga: lo yoga; yukta-atma: con la mente fermamente stabilita su; vimuktah: liberato; mam: Me; upaisyasi: raggiungerai.
TRADUZIONE In questo modo sarai libero dai legami dell'azione e dai suoi risultati, propizi e non propizi. Con la mente fissa in Me, e in questo spirito di rinuncia, sarai liberato e verrai a Me.
SPIEGAZIONE Il termine yukta si riferisce a colui che agisce nella coscienza di Krishna, sotto una guida superiore. Più tecnicamente si usa l'espressione yukta-vairagya, che Rupa Gosvami spiega ampiamente: anasaktasya visayan
Finché viviamo nel mondo materiale, dice Srila Rupa Gosvami, siamo
costretti ad agire; ma se l'azione è compiuta per Krishna e ne offriamo
a Lui i frutti, essa diventa yukta-vairagya. Compiuta nella
rinuncia, l'azione purifica lo specchio della mente e l'uomo
progredisce sul sentiero della realizzazione spirituale finché si
abbandona interamente a Dio, la Persona Suprema, raggiungendo così
la liberazione, come precisa questo verso. Questa liberazione non
lo porta semplicemente a identificarsi col brahmajyoti,
ma lo conduce dal Signore Supremo, sul Suo pianeta (mam upaisyasi,
"tu verrai a Me"). Ci sono cinque forme di liberazione, ² e questo
verso precisa che il devoto che segue le istruzioni del Signore
durante tutta la sua vita quaggiù, si eleva fino a tornare vicino
al Signore dopo aver lasciato il corpo, per vivere in Sua compagnia.
samo 'ham sarva-bhutesu samah: equanime; aham: Io; sarva-bhutesu: verso tutti gli esseri viventi; na: nessuno; me: a Me; dvesyah: odioso; asti: è; na: né; priyah: caro; ye: coloro che; bhajanti: offrono un servizio trascendentale; tu: tuttavia; mam: a Me; bhaktya: con devozione; mayi: sono in Me; te: queste persone; tesu: in loro; ca: anche; api: certamente; aham: Io.
TRADUZIONE Non invidio e non favorisco nessuno. Sono imparziale con tutti, ma chiunque Mi offra un servizio con devozione vive in Me; egli è un amico per me come Io sono un amico per lui.
SPIEGAZIONE Ci si potrebbe chiedere qui perché Krishna,
se è l'amico di tutti ed è imparziale con tutti, mostri un interesse
particolare per i Suoi devoti, che sono sempre assorti nel Suo servizio.
Non si tratta qui di parzialità o di preferenza, il Suo atteggiamento
è del tutto naturale. Anche nel mondo materiale, un uomo,
per quanto caritatevole sia, rivolgerà sempre un'attenzione particolare
verso i propri figli. Così il Signore che riconosce tutti gli esseri
come Suoi figli, qualunque sia la loro forma, provvede generosamente
ai bisogni di tutti, come la nuvola che versa la sua acqua tanto
sulla roccia sterile quanto sulla terra e perfino sull'oceano, ma
dedica una cura particolare ai Suoi devoti. I devoti, afferma questo
verso, sono sempre assorti nella coscienza di Krishna perciò vivono
eternamente nel Signore, al livello assoluto, al di là della materia.
L'espressione stessa di "coscienza di Krishna" indica che coloro
che hanno tale coscienza sono puri spiritualisti, che vivono nel
Signore: mayi te, dice il Signore senza ambiguità, "in
Me". Essi sono in Lui, e il Signore a Sua volta è in loro. Questo
chiarisce anche il significato delle parole ye yatha mam prapadyante
tams tathaiva bhajamy aham: "Io li ricompenso in proporzione
al loro abbandono a Me." (B.g. 4.11)
api cet su-duracaro api: anche; cet: se; su-duracarah: commettendo le azioni più detestabili; bhajate: è impegnato nel servizio devozionale; mam: a Me; ananya-bhak: senza deviare; sadhuh: un santo; eva: certamente; sah: egli; mantavyah: deve essere considerato; samyak: completamente; vyavasitah: situato nella determinazione; hi: certamente; sah: egli.
TRADUZIONE Anche se commettesse l'azione più detestabile, chi è impegnato nel servizio devozionale dev'essere considerato santo perché è situato con determinazione sul giusto sentiero.
SPIEGAZIONE Il termine su-duracarah, usato
in questo verso, è molto significativo e dovremmo cercare di comprenderlo
bene. Quando l'essere condizionato ha la possibilità di compiere
due tipi di attività: l'una corrisponde al suo stato condizionato
e l'altra al suo stato originale. La prima comprende tutte le attività
che sono in rapporto all'esistenza materiale e che sono
definite "condizionate", come, per esempio, mantenere il proprio
corpo, seguire le leggi dello Stato, della società e così via, attività
che sono compiute anche dai devoti perfetti. Ma questi ultimi, che
sono pienamente coscienti della loro natura spirituale, fanno in
più delle attività spirituali, cioè s'impegnano nel servizio di
devozione al Signore, nella coscienza di Krishna, attività, queste,
che sono in accordo alla loro funzione originale ed eterna e sono
conosciute col nome stesso di "servizio di devozione". bhagavati ca harav ananya-ceta Ciò
significa che anche se si è impegnati nel servizio devozionale del Signore
può capitare di trovarsi coinvolti in attività detestabili che possono
essere considerate simili alle macchie sulla luna.
ksipram bhavati dharmatma ksipram: molto presto; bhavati: diventa; dharma-atma: giusto; sasvatsantim: pace duratura; nigacchati: raggiunge; kaunteya: o figlio di Kunti; pratijanihi: dichiara; na: mai; me: Mio; bhaktah: devoto; pranasyati: perisce.
TRADUZIONE Molto presto si corregge e raggiunge una pace duratura. Proclamalo pure con forza, o figlio di Kunti, il Mio devoto non perirà mai.
SPIEGAZIONE Non dobbiamo fraintendere il significato di questo verso. Nel settimo capitolo, il Signore insegnava che colui che agisce male non può diventare Suo devoto. E chiunque non sia un devoto del Signore è sprovvisto di ogni buona qualità. Come si può dunque essere puri devoti se per accidente o per intenzione si agisce in modo abominevole, come un miscredente? I miscredenti, come li descrive il settimo capitolo, non si offrono mai al servizio del Signore e, come conferma lo Srimad Bhagavatam, sono sprovvisti di ogni buona qualità. Il devoto, invece, che è impegnato al servizio del Signore secondo le nove vie menzionate precedentemente,³ procede a una purificazione che toglie dal suo cuore ogni contaminazione materiale. Poiché tiene nel cuore il Signore Supremo, il devoto viene subito lavato dalla contaminazione dei suoi peccati, e pensando costantemente a Lui ritrova la sua naturale purezza. Grazie al costante ricordo della Persona Suprema, la purificazione rimane nel cuore del devoto, che non ha perciò alcun bisogno di compiere i riti purificatori prescritti nei Veda per coloro che cadono da una posizione elevata. Per proteggersi da ogni eventuale caduta e liberarsi per sempre da ogni contaminazione materiale il devoto deve solo recitare o cantare senza interruzione il maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare.
mam hi partha vyapasritya mam: di Me; hi: certamente; partha: o figlio di Pritha; vyapasritya: rifugiandosi in modo specifico; ye: coloro che; api: anche; syuh: sono; papa-yonayah: di bassa nascita; striyah: donne; vaisyah: mercanti; tatha: anche; sudrah: uomini di bassa nascita; te api: anch'essi; yanti: vanno; param: alla suprema; gatim: destinazione.
TRADUZIONE Coloro che si rifugiano in Me, o figlio di Pritha, anche se sono di bassa nascita - donne, vaisya [operai] - possono raggiungere la destinazione suprema.
SPIEGAZIONE Il Signore Supremo afferma chiaramente
che nel servizio di devozione non si fanno considerazioni di classe
sociale. Tali divisioni esistono solo a livello materiale, ma non
si applicano sul piano della devozione al Signore. Tutti possono
raggiungere la destinazione suprema. Lo Srimad Bhagavatam (2.4.18)
afferma che anche gli uomini più degradati, i candala,
o mangiatori di cani, possono elevarsi se entrano in contatto con
un puro devoto. Il servizio di devozione e le istruzioni di un puro
devoto del Signore sono così potenti da purificare ogni uomo, e
tutti, senza distinzione di rango o di classe, possono aderirvi.
Anche l'uomo più semplice può purificarsi centrando la sua vita
sulle istruzioni di un puro devoto del Signore.
kim punar brahmanah punya kim: quanto; punah: di nuovo; brahmanah: brahmana; punyah: retti; bhaktah: devoti; raja-risayah: re santi; tatha: anche; anityam: temporaneo; asukham: pieno di miserie; lokam: pianeta; imam: questo; prapya: ottenendo; bhajasva: essere impegnati nel servizio d'amore; mam: a Me.
TRADUZIONE Che dire allora dei brahmana virtuosi, dei devoti e dei re santi? Poiché sei venuto in questo mondo temporaneo e pieno di sofferenze, impegnati dunque nel Mio servizio d'amore.
SPIEGAZIONE Il mondo materiale ospita molte categorie
di uomini, ma non è un luogo di felicità per nessuno. Questo verso
lo indica chiaramente: anityam asukham lokam, questo mondo
è temporaneo e pieno di sofferenze, e non può essere considerato
abitabile da nessun uomo sano di mente. Tuttavia, anche se è provvisorio
e dominato dal dolore, possiamo capire alla luce della Bhagavad-gita
che non è falso, come sostengono alcuni filosofi, specialmente i
filosofi mayavadi. Esiste infatti una differenza fondamentale
tra falso e provvisorio. Ma al di là di questo mondo temporaneo
e miserabile c'è un altro mondo, eterno e pieno di felicità.
man-mana bhava mad-bhakto mat-manah: sempre pensando a Me; bhava: diventa; mat: Mio; bhaktah: devoto; mat: Mio; yaji: adoratore; mam: a Me; namaskuru: offri omaggi; mam: a Me; eva: completamente; esyasi: verrai; yuktva: essendo assorto; evam: così; atmanam: la tua anima; mat-parayanah: devota a Me.
TRADUZIONE Pensa sempre a me, diventa Mio devoto, offriMi i tuoi omaggi e adoraMi. Completamente assorto in Me, certamente verrari a Me.
SPIEGAZIONE Questo verso indica la coscienza di Krishna
come l'unico modo per sfuggire alle reti della natura materiale,
che è fonte di contaminazione. Afferma che ogni devozione, ogni
servizio, dev'essere offerto a Krishna, Dio la Persona Suprema.
Purtroppo, commentatori senza scrupoli travisano il senso di questo
verso, del resto così evidente, portando i lettori a conclusioni
inammissibili. Essi ignorano che non c'è alcuna differenza tra Krishna
e la Sua mente. Krishna non è un comune essere umano; Egli è la
Verità Assoluta. Il Suo corpo, la Sua mente e Lui stesso sono uno
e assoluti. Questa verità si trova confermata in un verso del Kurma
Purana, che Bhaktisiddhanta Sarasvati Gosvami cita nel suo
Anubhasya, opera che contiene i suoi insegnamenti sulla
Caitanya-caritamrita, in rapporto ai versi che vanno dal
quarantuno al quarantotto del quinto capitolo della sezione Adil-lila:
deha-dehi-vibhedo 'yam nesvare vidyate kvacit. In questo verso
si afferma che in Krishna, il Signore Supremo, non c'è alcuna differenza
tra il Suo corpo e Lui stesso. Ma poiché questi commentatori occasionali
ignorano la scienza di Krishna, nascondono Krishna separando la
Sua Persona dalla Sua mente e dal Suo corpo. Vivono nell'ignoranza
più completa e non si fanno scrupoli di approfittare dell'errore
in cui immergono i loro lettori.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul nono capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "La conoscenza più confidenziale."
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