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CAPITOLO 10
L'opulenza dell'Assoluto
sri-bhagavan uvaca sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; bhuyah: di nuovo; eva: certamente; maha-baho: tu che hai le braccia potenti; srinu: ascolta; me: Mia; paramam: suprema; vacah: istruzione; yat: ciò che; te: a te; aham: Io; priyamanaya: pensando che tu Mi sei caro; vaksyami: dico; hita-kamyaya: per il tuo beneficio.
TRADUZIONE Dio, la Persona Suprema, disse:
SPIEGAZIONE Parasara Muni dà del termine bhagavan la seguente definizione: colui che possiede pienamente le sei perfezioni - bellezza, ricchezza, fama, potenza, saggezza e rinuncia - cioè Dio, la Persona Suprema. Durante il Suo soggiorno sulla Terra, Krishna mostrò queste perfezioni agli occhi di tutti, perciò grandi saggi come Parasara Muni hanno riconosciuto in Krishna la Persona Suprema. Krishna ha già descritto - a partire dal settimo capitolo - le Sue energie e le loro funzioni, per dare all'uomo una fede profonda nella via devozionale, cosa a cui mirava in particolare il capitolo precedente. Ora, in questo capitolo, Krishna ci offre una conoscenza ancora più intima delle Sue glorie e dei Suoi atti sublimi, e continua a parlare con Arjuna delle Sue manifestazioni e delle Sue glorie. Più si ascoltano i racconti che riguardano l'Essere Supremo più si acquista fermezza nel servizio di devozione. Dobbiamo dunque ascoltare sempre le lodi del Signore in compagnia dei Suoi devoti, ciò stimolerà la nostra devozione. Solo gli uomini che desiderano veramente essere coscienti di Krishna possono prendere parte a questa glorificazione del Signore in compagnia dei devoti; gli altri non possono farlo. Krishna lo spiega chiaramente: solo perché Arjuna Gli è molto caro, per il suo bene Gli parlerà delle Sue glorie.
ne me viduh sura-ganah na: mai; me: Mia; viduh: conoscono; sura-ganah: gli esseri celesti; prabhavam: origine, opulenze; na: mai; maha-risayah: grandi saggi; aham: Io sono; adih: l'origine; hi: certamente; devanam: degli esseri celesti; maha-risinam: dei grandi saggi; ca: anche; sarvasah: sotto ogni aspetto.
TRADUZIONE Né la moltitudine degli esseri celesti né i grandi saggi conoscono la Mia origine o le Mie opulenze perché Io sono sotto ogni aspetto la fonte degli uni come degli altri.
SPIEGAZIONE Krishna è il Signore Supremo, la causa di tutte le cause, e nessuno Gli è superiore. Questo insegnamento della Brahma-samhita è confermato dal Signore in persona, che dichiara di essere la fonte di tutti gli esseri celesti e di tutti i saggi . Ma né gli esseri celesti né i saggi possono veramente comprendere Krishna, il Suo nome e la Sua personalità. Che dire allora dei cosiddetti eruditi del nostro minuscolo pianeta? Nessuno comprende perché il Signore Supremo viene sulla Terra come un uomo comune e Si comporta in un modo del tutto normale, eppure straordinario. Il fatto è che la qualità necessaria per conoscere Krishna non è l'erudizione. Infatti, come conferma anche lo Srimad Bhagavatam, perfino gli esseri celesti e i saggi hanno fallito nel tentativo di conoscerLo con la speculazione intellettuale; le loro elucubrazioni, che sono limitate da sensi imperfetti, possono al massimo portarli fino all'impersonalismo, cioè a comprendere che Dio non è un prodotto delle tre influenze della natura materiale, oppure a dare di Lui definizioni immaginarie, ma non possono portarli alla conoscenza della Sua vera natura. Krishna, in questo verso, afferma indirettamente che se si desidera realizzare la Verità Assoluta occorre riconoscere che Lui è Dio, la Persona Suprema, l'Essere Assoluto. Anche se non si può percepire la presenza personale del Signore inconcepibile, Egli esiste. E lo studio delle Sue parole nella Bhagavad-gita e nello Srimad Bhagavatam è sufficiente a comprendere la Sua natura, eterna, tutta conoscenza e felicità. Se invece si rimane condizionati dall'energia inferiore di Dio, si potrà tutt'al più concepire il Brahman impersonale, ma non la Persona Suprema, che si realizza soltanto al livello spirituale puro. Poiché la maggior parte degli uomini è incapace di comprendere la vera natura del Signore, Sri Krishna scende sulla Terra per favorire con la Sua grazia incondizionata tutti gli speculatori intellettuali. Ma nonostante le attività eccezionali del Signore questi speculatori sono così contaminati dall'energia che continuano a credere che il Brahman impersonale sia l'aspetto supremo di Dio. Soltanto i devoti, che sono completamente sottomessi al Signore Supremo, possono capire, per la Sua grazia, che Egli è Krishna. I devoti non sono interessati al Brahman, l'aspetto impersonale di Dio; la loro fede e la loro devozione li porta ad abbandonarsi subito ai piedi di loto di Krishna, e per la Sua grazia incondizionata arrivano a capirLo, cosa impossibile a tutti gli altri. Anche i grandi saggi sono d'accordo sulla definizione dell'Assoluto, che è chiamato anche atma: Colui che dobbiamo adorare.
yo mam ajam anadim ca yah: chiunque; mam: Me; ajam: senza inizio; ca; anche; vetti: conosce; loka: dei pianeti; maha-isvaram: il maestro supremo; asammudhah: non illuso; sah: egli; martyesu: tra coloro che sono soggetti alla morte; sarva-papaih: da ogni reazione colpevole; pramucyate: è liberato.
TRADUZIONE Solo l'uomo che Mi conosce come il non nato, Colui che non ha inizio, il Signore Supremo di tutti i mondi, non è illuso ed è libero da ogni peccato.
SPIEGAZIONE Come menzionava il settimo capitolo, verso 3, manusyanam sahasresu kascid yatati siddhaye: coloro che cercano di raggiungere la realizzazione spirituale non sono uomini comuni, ma si elevano sopra milioni di persone che non hanno alcuna conoscenza in questo campo. Ma tra gli uomini che si sforzano di conoscere la propria identità spirituale, colui che giunge a comprendere che Krishna è Dio, la Persona Suprema, il non nato, il possessore di tutto ciò che esiste, raggiunge la realizzazione più elevata, il più grande successo spirituale. Allora soltanto, pienamente cosciente della natura suprema di Krishna, potrà liberarsi per sempre dalle conseguenze dei suoi peccati. In questo verso la parola aja, "non nato", non si riferisce all'essere individuale, che il secondo capitolo definiva con lo stesso termine. Il Signore è differente dagli esseri condizionati che devono morire e rinascere a causa dei loro attaccamenti materiali. Mentre il corpo delle anime condizionate cambia senza fine, il corpo del Signore rimane immutabile. Anche quando discende nell'universo materiale, il Signore resta sempre il non nato; e perché questo fatto sia ben chiaro, il quarto capitolo ha mostrato che Krishna, grazie alla Sua potenza interna, non è mai soggetto all'energia inferiore, ma è sempre situato nell'energia superiore. L'espressione vetti loka-mahesvaram
in questo verso indica che Krishna è il proprietario supremo
di tutti i sistemi planetari dell'universo. Krishna esisteva prima
della creazione, da cui rimane distinto. Egli si distingue anche
dai grandi esseri celesti dell'universo, come Brahma e Siva; perché
non fu creato, come loro, insieme con l'universo, come Brahma e
Siva; perché non fu creato, come loro, insieme con l'universo materiale.
È Lui il creatore di Brahma, di Siva e di tutti gli altri esseri
celesti; Lui è il sovrano di tutti i pianeti. Non dobbiamo cercare di capire Krishna
come se fosse un uomo comune. I versi precedenti sostenevano che
soltanto uno sciocco Lo vede in questo modo. E qui ritroviamo lo
stesso concetto, ma sotto una prospettiva diversa: al contrario
dello sciocco, colui che possiede l'intelligenza per comprendere
la natura eterna di Dio, si libera per sempre dalle conseguenze
dei suoi peccati. Ogni azione compiuta sotto la direzione
di Krishna è trascendentale e non può essere contaminata da conseguenze
materiali favorevoli o sfavorevoli. Del resto, l'idea di favorevole
e sfavorevole è pura e semplice speculazione mentale, perché niente
nel mondo materiale è favorevole. Tutto è di cattivo augurio, poiché
la maschera stessa della materia lo è. Possiamo vedere il bene in
questo mondo solo con uno sforzo d'immaginazione, poiché l'unico
vero bene deriva da ciò che si compie nella coscienza spirituale,
la coscienza di Krishna, con una devozione e un servizio assoluti.
Perciò, se abbiamo anche il minimo desiderio di rendere favorevoli
le nostre azioni, dobbiamo seguire le istruzioni del Signore Supremo
trasmesse dalle Scritture rivelate come la Bhagavad-gita e
lo Srimad Bhagavatam, e da un maestro spirituale autentico.
buddhir jnanam asammohah buddhih: intelligenza; jnanam: conoscenza; asammohah: libertà dal dubbio; ksama: perdono; satyam: veridicità; damah: controllo dei sensi; samah: controllo della mente; sukham: felicità; duhkham: dolore; bhavah: nascita; abhavah: morte; bhayam: paura; ca: anche; abhayam: assenza di paura; eva: anche; ca: e; ahimsa: nonviolenza; samata: equilibrio; tustih: soddisfazione; tapah: austerità; danam: carità; yasah: fama; ayasah: infamia; bhavanti: procedono; bhavah: natura; bhutanam: di esseri viventi; mattah: da Me; eva: certamente; prithak-vidhah: variamente organizzati.
TRADUZIONE Intelligenza, conoscenza, libertà dal dubbio e dall'illusione, tendenza al perdono, veridicità, controllo dei sensi e della mente, gioia e dolore, nascita e morte, paura e coraggio, nonviolenza, equanimità, soddisfazione, austerità e generosità, fama e infamia - tutti questi attributi degli esseri viventi hanno origine da Me soltanto.
SPIEGAZIONE Le qualità, favorevoli o sfavorevoli, degli
esseri viventi sono tutte create da Krishna, e questo verso le enumera. La vera conoscenza (jnana) è la capacità di distinguere lo spirito dalla materia. La cultura accademica, acquisita nelle università, riguarda solo la materia e non può dunque essere accettata come la vera conoscenza. In realtà, l'educazione moderna non è completa perché non dà alcuna informazione su ciò che è spirituale, l'anima, ma si limita agli elementi materiali e ai bisogni del corpo. La libertà dal dubbio e dall'illusione (asammoha) si raggiunge quando si diventa irremovibili nella pratica del bhakti-yoga, e si arriva così a una comprensione profonda della filosofia spirituale. Lentamente, ma con la sicurezza, l'uomo si libera così dalla confusione. Questa scienza, però, non deve essere accettata ciecamente, ma con attenzione e prudenza. L'indulgenza (ksama), che ogni uomo dovrebbe praticare, consiste nel perdonare le offese minori degli altri. La veridicità (satyam) consiste nel presentare, a favore di tutti, i fatti così come sono. Le convenzioni sociali consigliano di dire la verità solo quando è piacevole. Ma questa non è verità. I fatti non devono essere deformati. La verità dev'essere esposta apertamente, affinché tutti possano vedere le cose nel giusto rilievo. Dire la verità significa, per esempio, avvertire la gente che il tale è un ladro se lo è, fosse anche la verità spiacevole. Per veridicità, dunque, s'intende presentare i fatti così come sono a beneficio di tutti. Controllo di sé (dama) significa non impegnare i sensi inutilmente, per un piacere personale. Non è proibito soddisfare i bisogni naturali dei sensi, ma abusare dei piaceri materiali è dannoso al progresso spirituale. Non si deve neppure lasciare che la mente sia assorbita da pensieri inutili; la pace interiore così ottenuta è la calma (sama). Bisogna evitare di perdere tempo meditando sul modo di arricchirsi, altrimenti si farà un cattivo uso delle facoltà mentali. La mente dev'essere usata per capire, attraverso fonti autentiche, l'esigenza primaria dell'uomo. La capacità di pensare deve svilupparsi a contatto con quelle persone in cui il pensiero è già molto elevato, con le autorità in campo spirituale, con gli uomini santi o i maestri spirituali. Il piacere e la gioia (sukham) sono solo in ciò che favorisce la conoscenza spirituale; tutto ciò che ostacola la coscienza di Krishna può portare solo all'infelicità (duhkha). Tutto ciò che è utile alla coscienza di Krishna dev'essere accettato e tutto ciò che non la favorisce dev'essere rifiutato. La nascita (bhava) interessa solo il corpo, poiché per l'anima non esiste né la nascita né la morte, come ha spiegato il secondo capitolo. La nascita e la morte (abhava) colpiscono soltanto l'involucro carnale. La paura (bhaya) nasce con la preoccupazione dell'avvenire. La persona cosciente di Krishna non conosce la paura perché il suo futuro è sicuro e luminoso; le sue azioni la conducono senza alcun dubbio nel mondo spirituale, accanto a Dio. I non devoti, invece vivono in un'angoscia continua, perché non conoscono il loro avvenire né in questa vita né nella prossima. L'unico modo per sfuggire all'angoscia e alla paura è conoscere Krishna e vivere sempre in coscienza di Krishna. Lo Srimad Bhagavatam (11.2.37) afferma, bhayam dvitiyabhini-vesatah syat: la paura nasce dal fatto che ci lasciamo assorbire dall'energia illusoria. Ma la paura non colpisce più chi si è liberato da questa energia, chi si è impegnato nel servizio trascendentale della Persona Suprema ed è cosciente di non essere un corpo materiale bensì un essere spirituale, parte integrante di Dio. La paura è la condizione dell'uomo privo di coscienza spirituale; soltanto chi è cosciente di Krishna può conoscere il coraggio, l'assenza di paura (abhaya). La nonviolenza (ahimsa) consiste nel non far niente che possa provocare negli altri dolore e confusione. Se i programmi dei politici, dei sociologi e dei filantropi non producono buoni risultati è perché sono programmi di uomini che non hanno una concezione spirituale dell'esistenza e ignorano il vero bene dell'umanità. Applicare l'ahimsa significa educare gli uomini ad usare pienamente il corpo umano, traendone il miglior vantaggio. Poiché il corpo è essenzialmente destinato alla realizzazione spirituale, ogni programma che lo allontani da questo fine fa violenza all'uomo. La nonviolenza è, in sostanza, la via che favorisce la felicità spirituale degli uomini. Equanimità (samata) significa essere liberi dall'attaccamento e dall'avversione. Essere molto attaccati o molto distaccati dalle cose di questo mondo sono entrambi atteggiamenti errati. Il mondo materiale dev'essere accettato in modo imparziale, senza attaccamento e senza avversione. Similmente, si dovrà accettare tutto ciò che favorisce la coscienza di Krishna e rifiutare tutto ciò che può esserle di ostacolo. Questo è ciò che si chiama samata, equanimità. Soddisfazione (tusti) significa non cercare di accrescere i propri beni materiali impegnandosi in attività inutili, ma sapersi accontentare di ciò che il Signore Supremo accorda con la Sua grazia. L'austerità o penitenza (tapa) consiste nel seguire i numerosi princìpi regolatori raccomandati nei Veda. Alzarsi presto al mattino e purificare subito il corpo con un bagno, per esempio, può essere talvolta molto difficile, perciò ogni sforzo volontario per sottomettersi a questa regola merita il nome di austerità. Sono prescritti anche dei digiuni in alcuni giorni del mese; osservarli può essere penoso, ma chiunque sia fermamente determinato a progredire sulla via della coscienza di Krishna non esiterà a sopportare questi disagi del corpo, raccomandati dalle Scritture. Non si deve però digiunare senza ragione o contro le ingiunzioni delle Scritture, e neppure per scopi politici; la Bhagavad-gita descrive questi tipi di digiuno come un prodotto dell'ignoranza, e nessun atto dettato dall'ignoranza o dalla passione può generare benefici spirituali. Invece ogni azione compiuta sotto l'influenza della virtù favorisce il progresso, e ogni digiuno compiuto secondo le norme vediche è un'occasione per arricchire la propria conoscenza spirituale. Quanto agli atti di carità (dana), ogni uomo dovrebbe dare il cinquanta per cento del proprio reddito al servizio di una buona causa. Secondo i Testi sacri, questa buona causa è la coscienza di Krishna. Poiché Krishna è infinitamente buono, anche la Sua causa è certamente buona, anzi, è la migliore di tutte. Si deve perciò dare in carità alle persone impegnate nella coscienza di Krishna. Le Scritture vediche raccomandano infatti di dare ai brahmana (secondo una pratica ancora osservata in India, anche se ai giorni nostri non proprio conforme alle norme vediche). Ma perché proprio ai bramana (o brahma-janatiti brahmanah, "coloro che conoscono il Brahman") si deve offrire la carità? Semplicemente perché coltivano la conoscenza spirituale più elevata, e avendo dedicato tutta la loro esistenza alla comprensione del Brahman, i brahmana non hanno il tempo di guadagnarsi il necessario per vivere perché questo loro servizio li impegna completamente. Anche i sannyasi devono ricevere la carità. I sannyasi mendicano di porta in porta, non per raccogliere denaro, ma con uno scopo missionario. Andando di casa in casa fanno uscire le famiglie dal torpore dell'ignoranza, e col pretesto della mendicità esortano i capofamiglia, presi dalle occupazioni domestiche e dimentichi del vero scopo della vita, a diventare coscienti di Krishna; diffondono l'insegnamento dei Veda e invitano gli uomini a risvegliarsi per ottenere la perfezione che devono aspettarsi dalla vita umana, indicando loro il metodo che devono seguire. È dunque per una buona causa, come il mantenimento dei sannyasi e dei brahmana, e non per cause frivole, che vanno distribuite le proprie ricchezze con atti di carità. La vera fama (yasa) deve corrispondere alla definizione che ne dà Sri Caitanya Mahaprabhu: un uomo è famoso solo se è celebrato per la sua grande devozione al Signore, per il suo contributo alla coscienza di Krishna. Questa è la vera fama. Ogni altra forma di gloria è priva di valore. Le qualità elencate sopra si manifestano
negli uomini, negli esseri celesti e nelle diverse razze esistenti
sugli innumerevoli pianeti dell'universo. Il Signore crea queste
qualità per coloro che desiderano elevarsi nella coscienza di Krishna,
ma essi devono poi svilupparle in se stessi con la pratica del servizio
di devozione che, per la grazia del Signore, ha il potere di generale.
maharsayah sapta purve maha-risayah: i grandi saggi; sapta: sette; purve: prima; catvarah: quattro; manavah: Manu; tatha: anche; mat-bhavah: nati da Me; manasah: dalla mente; jatah: nati; yesam: da loro; loke: nel mondo; imah: tutta questa; prajah: popolazione.
TRADUZIONE Sette grandi saggi, gli altri quattro che li precedettero e i Manu [i progenitori del genere umano] discendono da Me, sono nati dalla Mia mente, e tutte le creature che popolano i vari pianeti discendono da loro.
SPIEGAZIONE Il Signore riassume qui l'albero genealogico universale, Brahma, nato dall'energia di Hiranyagarbha, il Signore Supremo, è la creatura originale. Da lui hanno origine i sette grandi saggi, e prima di loro i quattro Kumara (Sanaka, Sanatana e Sanat-kumara) e i quattordici Manu. Questi venticinque grandi saggi sono gli antenati degli esseri viventi di tutte le forme e specie che popolano gli innumerevoli pianeti di un numero incalcolabile di universi. Brahma dovette sottoporsi a un'ascesi di mille anni (secondo il calcolo del tempo sui pianeti superiori) prima di capire, per la grazia di Krishna, come doveva creare. Da lui nacquero Sanaka, Sananda, Sanatana e Sanat-kumara, poi Rudra e i sette saggi. Così, tutti i brahmana e gli ksatriya sono nati dall'energia di Dio, la Persona Suprema. Come spiegherà il trentanovesimo verso dell'undicesimo capitolo, Brahma è considerato l'antenato (pitamaha) di tutti gli esseri, e Krishna il padre dell'antenato (prapitamaha).
etam vibhutim yogam ca etam: tutta questa; vibhutim: opulenza; yogam: potere mistico; ca: anche; mama: del Mio; yah: colui che; vetti: conosce; tattvatah: effettivamente; sah: egli; avikalpena: senza divisione; yogena: nel servizio devozionale; yujyate: è impegnato; na: mai; atra: qui; samsayah: dubbio.
TRADUZIONE Colui che è veramente convinto della Mia gloria e del Mio potere mistico, Mi serve con una devozione pura e completa, di questo non c'è dubbio.
SPIEGAZIONE Conoscere Dio, la Persona Suprema, significa raggiungere la più alta perfezione spirituale. È impossibile, infatti, impegnarsi nel servizio di devozione se non si è fermamente convinti delle molteplici glorie del Signore Supremo. La gente sa che Dio è grande, ma non conosce quant'è grande. Qui troviamo i particolari della Sua grandezza. Colui che conosce in modo reale la grandezza di Dio non esiterà ad abbandonarsi a Lui e a servirLo con devozione. Non c'è altra scelta, infatti, dal momento in cui si conoscono le perfezioni del Signore, così come sono descritte nella Bhagavad-gita, nello Srimad Bhagavatam e in molti altri Testi. Numerosi esseri celesti, distribuiti nei
vari sistemi planetari, si occupano dell'amministrazione dell'universo;
a capo di tutti si trova Brahma, con Siva, i quattro Kumara e altri
anziani. Molti sono gli antenati di coloro che popolano l'universo,
e tutti hanno origine dal Signore Supremo, Krishna, l'antenato originale,
padre di tutti gli antenati.
aham sarvasya prabhavo aham: Io; sarvasya: di tutti; prabhavah: la fonte di generazione; mattah: da Me; sarvam: ogni cosa; pravartate: emana; iti: così; matva: conoscendo; bhajante: diventa devoto; mam: a Me; budhah: gli esperti; bhava-samanvitah: con grande attenzione.
TRADUZIONE Sono la fonte di tutti i mondi, spirituali e materiali, Tutto emana da Me. I saggi che conoscono perfettamente questa verità Mi servono con devozione e Mi adorano con tutto il loro cuore.
SPIEGAZIONE L'uomo erudito che ha studiato perfettamente
i Veda, che conosce l'insegnamento di maestri come l'avatara
Caitanya Mahaprabhu, e sa come applicare questi insegnamenti, può
capire che Krishna è l'origine di tutto ciò che esiste nel mondo
materiale e nel mondo spirituale. Con questa conoscenza perfetta
si situa fermamente nel servizio di devozione al Signore Supremo,
e non è sviato né dagli stolti né dai commentatori insensati, per
quanto numerosi siano. Tutti gli Scritti vedici concordano pienamente
sul fatto che Krishna è la fonte di Brahma, di Siva e degli altri
esseri celesti. La Maha Upanisad afferma inoltre che Siva è nato dalla fronte del Signore Supremo, perciò i Veda dicono che l'unico oggetto di adorazione è il Signore Supremo, creatore di Brahma e di Siva. Krishna stesso afferma nel Moksa-dharna: prajapatim ca rudram capy "Io sono il creatore degli antenati, Siva e gli altri, ma essi non sono coscienti di essere creati da Me, perché sono illusi dalla Mia energia esterna." E il Varaha Purana aggiunge: narayanah paro devas "Narayana è Dio, la Persona Suprema. Da lui è nato Brahma, da cui è nato Siva." Fonte di ogni creazione, Krishna è conosciuto come la causa di ogni cosa. "Io sono l'origine di tutto, dice Krishna, poiché tutto è nato da Me. Tutto vive sotto la Mia direzione, e nessuno Mi è superiore." Il controllore supremo è Krishna. Chi capisce questo alla luce delle Scritture e con l'aiuto di un maestro spirituale autentico, impiegando tutte le proprie energie nella coscienza di Krishna, è un vero saggio, al cui confronto chi non conosce Krishna in tutta la Sua verità è solo uno sciocco. Solo uno sciocco, infatti può scambiare Krishna per un uomo comune, Una persona cosciente di Krishna non deve mai lasciarsi turbare dagli sciocchi; deve evitare di leggere ogni commento e interpretazione non autorizzata della Bhagavad-gita, e deve perseverare nella coscienza di Krishna con determinazione e fermezza.
mac-citta mad-gata-prana mat-cittat: con la mente pienamente assorta in Me; mat-gata-pranah: dedicando a Me la vita; bodhayantah; predicando; parasparam: tra loro; kathayantah: parlando; ca: anche; mam: riguardo a Me; nityam: eternamente; tusyanti: compiaciuti; ca: anche; ramanti: godono di felicità trascendentale; ca: anche.
TRADUZIONE I pensieri dei Miei puri devoti dimorano in Me, la loro vita è completamente votata al Mio servizio ed essi derivano grande soddisfazione e felicità illuminandosi l'un l'altro e parlando di Me.
SPIEGAZIONE I puri devoti s'impegnano completamente
nel trascendentale servizio d'amore al Signore. Nulla può distogliere
i loro pensieri dai piedi di loto di Krishna e i loro discorsi sono
sempre spirituali. Questo verso descrive con molta precisione il
carattere della loro vita; ventiquattro ore al giorno i devoti del
Signore lodano le Sue attività gloriose; con l'anima e il cuore
costantemente fissi in Krishna, essi provano una gioia immensa a
parlare di Lui in compagnia di altri devoti. Fin dall'inizio del
suo servizio di devozione, il devoto assapora la felicità spirituale
che nasce dal servizio stesso, e alla fine raggiunge l'amore per
il Signore; situato al livello spirituale, gusta la perfezione suprema
che il Signore manifesta nella Sua dimora. Sri Caitanya Mahaprabhu
paragona il servizio di devozione a un seme piantato nel cuore dell'essere
vivente. Lo Srimad Bhagavatam descrive in molti passi le relazioni che uniscono il Signore Supremo ai Suoi devoti, perciò questo è un Testo molto caro ai devoti, come afferma lo stesso Bhagavatam (12.13.18). Srimad-bhagavatam puranam amalam yad vaisnam priyam. Le narrazioni dello Srimad Bhagavatam non riguardano le attività materiali, lo sviluppo economico, i piaceri dei sensi o la liberazione; quest'opera è l'unica che descrive la natura trascendentale del Signore Supremo e dei Suoi devoti. Come sul piano materiale un ragazzo e una ragazza provano una grande gioia nello stare insieme, così al livello spirituale gli esseri realizzati, coscienti di Krishna, conoscono una gioia senza fine nell'ascoltare la lettura di queste Scritture spirituali.
tesam satata-yuktanam tesam: a loro; satata-yuktanam: sempre impegnati; bhajatam: nell'offrire un servizio devozionale; priti-purvakam: nell'estasi d'amore; dadami: Io concedo; buddhi-yogam: la vera intelligenza; tam: quella; yena: con cui; mam: a Me; upayanti: vengono; te: essi.
TRADUZIONE A coloro che Mi servono sempre con devozione e amore, dò l'intelligenza necessaria per venire a Me.
SPIEGAZIONE Soffermiamoci sul significato del termine
buddhi-yogam, che appare in questo verso, e ricordiamoci
del secondo capitolo, in cui il Signore diceva ad Arjuna che avendogli
parlato fino ad allora di vari argomenti, voleva ora istruirlo sul
buddhi-yoga. Ed è ciò che farà adesso. Il buddhi-yoga,
l'azione nella coscienza di Krishna, è il sintomo della più alta
intelligenza. Buddhi significa "intelligenza", e yoga
"attività spirituali" o elevazione spirituale". Il buddhi-yoga,
dunque, è il modo di agire di colui che desidera tornare a Dio,
nella Sua dimora assoluta, e si abbandona pienamente al servizio
di Krishna; in altre parole, è il mezzo per liberarsi dalle catene
della materia. Il fine ultimo di ogni progresso spirituale è Krishna,
ma di solito l'uomo lo ignora; perciò è essenziale che l'uomo viva
in compagnia dei devoti e di un maestro spirituale. Occorre innanzitutto
riconoscere in Krishna il fine ultimo; una volta acquisita questa
convinzione si progredirà, in modo lento ma sicuro, sulla via che
conduce a Krishna e si raggiungerà la meta.
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