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...continua Cap. 12
athaitad apy asakto 'si atha: benché; etat: questo; api: anche; asaktah: incapace; asi: tu sei; kartum: compiere; mat: a Me; yogam: nel servizio devozionale; asritah: prendendo rifugio; sarva-karma: di tutte le attività; phala: dei risultati; tyagam: la rinuncia; tatah: poi; kuru: fa; yata-atma-van: situato nel sé.
TRADUZIONE Ma se non puoi agire in questa coscienza, sforzati allora di rinunciare ai frutti delle tue azioni e diventa consapevole della tua natura spirituale.
SPIEGAZIONE Può accadere che per ragioni sociali, familiari, religiose o altre ancora, un uomo si trovi nell'impossibilità di mostrarsi favorevole alle attività della coscienza di Krishna. La sua famiglia può ostacolare la sua adesione diretta, oppure il suo impegno nelle attività della coscienza di Krishna può far nascere molte difficoltà. In questo caso si consiglia di sacrificare a qualche buona causa i frutti che ha accumulato col suo lavoro. Le regole vediche prescrivono a questo fine particolari opere (punya) a cui devolvere i guadagni della propria attività. Così l'uomo si eleverà gradualmente alla conoscenza. Coloro che non nutrono interesse per la coscienza di Krishna devolvono il loro denaro a un ospedale o alle istruzioni di beneficenza. Questo genere di attività è ugualmente raccomandato qui, perché rinunciare ai frutti acquisiti con un duro lavoro purifica a poco a poco la mente e prepara l'uomo a comprendere la coscienza di Krishna. Non si dovrebbe tuttavia credere che la coscienza di Krishna dipenda da altre attività, perché è sufficiente in se stessa a purificare la mente. Ma a colui che per qualche ragione non può votarsi interamente alla coscienza di Krishna, si consiglia di far dono dei frutti del proprio lavoro, perché il servizio alla comunità, alla nazione o alla patria potrà un giorno condurlo al servizio di devozione puro. La Bhagavad-gita (18.46) dice a questo proposito, yatah pravrittir bhutanam: se si decide di sacrificare alla causa suprema, anche senza sapere che questa causa suprema è Krishna, si giungerà gradualmente, per questa via di rinuncia, a comprendere che in realtà Krishna è questa causa suprema.
sreyo hi jnanam abhyasaj sreyah: migliore; hi: certamente; jnanam: conoscenza; abhyasat: della pratica; jnanat: della conoscenza; dhyanam: meditazione; visisyate: è considerata migliore; dhyanat: della meditazione; karma-phala-tyagah: rinuncia dei risultati dell'azione interessata; tyagat: con tale rinuncia; santih: pace; anantaram: in seguito.
TRADUZIONE Se non riesci a seguire neppure questa via, coltiva la conoscenza. Ma superiore alla conoscenza è la meditazione, e superiore alla meditazione è la rinuncia ai frutti dell'azione perché la rinuncia permette di raggiungere la pace della mente.
SPIEGAZIONE I
versi precedenti ci hanno mostrato due aspetti del servizio di devozione:
la via dell'attaccamento totale al Signore Supremo, in puro amore per
Lui, e la via dei princìpi regolatori. All'uomo che si trova nell'impossibilità
di seguire questi principi della coscienza di Krishna si consiglia di
coltivare la conoscenza, che gli permetterà di comprendere la sua vera
posizione. Questa conoscenza, approfondendosi, renderà possibile la meditazione,
e la meditazione, sviluppandosi a sua volta, permetterà di capire la natura
di Dio, la Persona Suprema.
advesta sarva-bhutanam advesta: non invidiosi; sarva-bhutanam: verso tutti gli esseri viventi; maitrah: amichevolmente; karunah: gentilmente; eva: certo; ca: anche; nirmamah: senza sentimento di possesso; nirahankarah: senza falso ego; sama: uguale; duhkha: nel dolore; sukhah: nella felicità; ksami: perdonando; santustah: soddisfatto; satatam: sempre; yogi: s'impegna nella devozione; yata-atma: padrone di sé; dridha-niscayah: con determinazione; mayi: su di Me; arpita: impegnata; manah: la mente; buddhih: e l'intelligenza; yah: colui che; mat-bhaktah: Mio devoto; sah: egli; me: a Me; priyah: caro.
TRADUZIONE Colui che non è invidioso di nessuno ma si comporta con tutti come un amico benevolo, non si considera il proprietario di niente ed è libero dal falso ego, è equanime nella gioia e nel dolore, tollerante, sempre soddisfatto, padrone di sé e determinato a compiere il servizio devozionale, con mente e intelligenza fisse in Me, questo devoto Mi è molto caro.
SPIEGAZIONE Tornando al puro servizio di devozione,
il Signore descrive in questi due versi le qualità trascendentali
del puro devoto. Il puro devoto non è mai turbato, in nessuna circostanza,
non è invidioso di nessuno e non è mai turbato, in nessuna circostanza,
non è invidioso di nessuno e non diventa nemico del suo nemico;
pensa che l'inimicizia nei suoi confronti derivi dalle sue cattive
azioni passate, così preferisce soffrire piuttosto che protestare.
Lo Srimad-Bhagavatam (10.14.8) afferma: ta te 'nukam-pam
su-samiksamano bhunjana evatma-kritam vipakam, nel dolore o
nella difficoltà il devoto si sente sempre benedetto dalla misericordia
del Signore. "I miei peccati sono tali, egli pensa, che dovrei soffrire
mille volte di più. Se non ricevo il castigo che mi spetta, è per
la misericordia del Signore Supremo. Per la Sua grazia ne subisco
solo una minima parte." Così il devoto è sempre calmo, sereno e
paziente anche nelle circostanze più difficili. È sempre gentile
con tutti, anche col suo nemico. Il termine nirmama indica
che il devoto non attribuisce grande importanza alle pene e alle
difficoltà che riguardano il corpo, perché sa perfettamente di essere
distinto dal corpo di materia.
yasman nodvijate loko yasmat: dal quale; na: mai, udvijate: è agitato; lokah: la gente; lokat: da gente; na: mai; udvijate: è disturbato; ca: anche; yah: chiunque; harsa: da gioia; amarsa: dolore; bhaya: paura; udvegaih: e ansia; muktah: libero; yah: chi; sah: alcuna; ca: anche; me: a Me; priyah: molto caro.
TRADUZIONE Colui che non è mai causa di difficoltà per altri e dagli altri non è mai turbato, che è equanime nella gioia e nel dolore, nella paura e nell'ansia, Mi è molto caro.
SPIEGAZIONE L'elenco delle qualità del devoto continua. Buono con tutti, egli non è causa di difficoltà, paura, angoscia o insoddisfazione per nessuno. Anche se gli altri cercano di agitarlo, egli non è mai turbato perché, per la grazia del Signore, ha imparato a resistere agli assalti del mondo esterno. La coscienza di Krishna e il servizio devozionale lo assorbono a tal punto che nessuna circostanza materiale lo attrae. In generale, il materialista esulta quando ottiene qualcosa per il piacere dei sensi, o si riempie di tristezza e d'invidia quando vede un altro godere di un oggetto di piacere che non può raggiungere; vive nella paura quando si aspetta di subire la vendetta di un nemico, e si deprime quando non può portare a termine un'impresa con successo. Il devoto, invece, trascende tutte queste cause di agitazione, perciò è molto caro a Krishna
anapeksah sucir daksa anapeksah: neutrale; sucih: puro; daksah: esperto; udasinah: libero dalla preoccupazione; gata-vyathah: libero da ogni dolore; sarva arambha: di tutti gli sforzi; parityagi: colui che rinuncia; yah: chiunque; mat-bhaktah: Mio devoto; sah: egli; me: a Me; priyah: molto caro.
TRADUZIONE Colui che non dipende dal corso ordinario degli eventi, che è puro, esperto, libero dalle preoccupazioni e dalla sofferenza, che non aspira al frutto delle sue azioni e Mi è devoto, Mi è molto caro.
SPIEGAZIONE Il devoto può accettare il denaro che gli viene offerto, ma non deve lottare per averlo. E quando, per la grazia del Signore, riceve qualche ricchezza, non ne è agitato. Il devoto lava il suo corpo almeno due volte al giorno e si alza di buon mattino per riprendere le sue attività devozionali, perciò è puro all'esterno e all'interno; agisce sempre in modo esperto perché conosce bene il valore di ogni azione, e non ha dubbi sull'importanza delle Scritture; è libero da ogni preoccupazione perché non prende parte ad alcun conflitto. Libero anche da ogni identificazione di carattere materiale, il devoto non conosce il dolore; infatti, sapendo che il corpo è solo un oggetto di identificazione materiale, distinto dal suo vero sé, non soffre quando il corpo soffre. Il puro devoto non fa mai nulla che possa allontanarlo dai princìpi del servizio di devozione. Costruire un edificio, per esempio, richiede grandi sforzi, e il devoto non s'impegnerà mai in una simile impresa se ciò non favorisce il suo progresso nella coscienza di Krishna; costruirà forse un tempio, assumendosene tutte le responsabilità, ma non costruirà mai una casa lussuosa per uso personale.
yo na hrisyati na dvesti yah: colui che; na: mai; hrisyati: gioiosa; na: mai; dvesti: si lamenta; na: mai; socati: si lamenta; na: mai; kanksati: desidera; subha: di ciò che è propizio; asubha: di ciò che è infausto; parityagi: che rinuncia; bhaktiman: devoto; yah: uno che; sah: egli è; me: a Me; priyah: caro.
TRADUZIONE Colui che non gioisce né si rattrista, non si lamenta né desidera, rinuncia a ciò che è favorevole come a ciò che non lo è, e Mi è devoto, Mi è molto caro.
SPIEGAZIONE Il puro devoto non si rallegra per il guadagno materiale e non si rattrista per la perdita. Non è molto ansioso di avere un figlio o un discepolo, e non è infelice se non ha l'uno o l'altro. Non si lamenta per la perdita di ciò che gli è caro o perché non ottiene ciò che desidera. Non è toccato dagli atti favorevoli, sfavorevoli o anche colpevoli. Per soddisfare il Signore è pronto a correre ogni rischio, e niente può ostacolare il suo servizio di devozione. Tale devoto è molto caro al Signore.
samah satrau ca mitre ca samah: uguale; satrau: a un nemico; ca; anche; mitre: a un amico; ca: anche; tatha: così; mana: nell'onore; apamanayoh: nel disonore; sita: nel freddo; usna: caldo; sukha: felicità; duhkhesu: e dolore; samah: equilibrato; sanga-vivarjitah: libero da ogni contatto; tulya: equo; ninda: nell'infamia; stutih: e fama; mauni: silenzioso; santustah: soddisfatto; yena kenacit: di qualsiasi cosa; aniketah: privo di dimora; sthira: fisso; matih: determinazione; bhakti-man: impegnato nella devozione; me: a Me; priyah: caro; narah: un uomo.
TRADUZIONE Colui che è imparziale con gli amici e i nemici, equilibrato nell'onore e nel disonore, nel caldo e nel freddo, nella gioia e nel dolore, nella fama e nell'infamia, sempre libero da ogni cattiva compagnia, sempre silenzioso e soddisfatto di tutto, incurante della dimora, fisso nella conoscenza e impegnato nel Mio servizio devozionale, Mi è molto caro.
SPIEGAZIONE Un
devoto non vive mai con le cattive compagnie. Un uomo è talvolta lodato
talvolta diffamato, perché questa è la natura stessa della società umana;
ma il devoto è sempre al di là delle condizioni artificiali come la buona
reputazione e la diffamazione, la felicità e la sofferenza. Egli è molto
paziente. Non ha altri oggetti di conservazione se non Krishna perciò
è detto silenzioso; infatti, essere silenziosi non significa tacere, ma
astenersi dal dire sciocchezze. Si deve parlare solo di cose importanti
e per il devoto i discorsi più importanti sono quelli che riguardano il
Signore Supremo. Il devoto è felice qualunque cosa gli accada; i suoi
cibi siano saporiti o no, egli rimane sempre soddisfatto. Non è molto
interessato alle comodità di una casa: vivere in un palazzo non lo attira
più che vivere sotto un albero. Egli è fermamente situato sul piano devozionale
perché la sua determinazione e la sua conoscenza sono irremovibili.
ye tu dharmamritam idam ye: coloro che; tu: ma; dharma: di religione; amritam: nettare; idam: questo; yatha: come; uktam: detto; paryupasate: completamente impegnato; sraddadhanah: con fede; mat-paramah: considerano Me, il Signore Supremo, come il tutto; bhaktah: devoti; te: essi; ativa: molto, molto; me: a Me; priyah: cari.
TRADUZIONE Coloro che seguono la via imperitura del servizio di devozione e s'impegnano in modo totale, con fede, facendo di Me l'obiettivo supremo, Mi sono molto, molto cari.
SPIEGAZIONE In questo capitolo, dal secondo verso fino
alla fine - cioè da mayy avesya mano ye mam ("fissare la
mente in Me") fino a ye tu dharmamritam idam ("questa religione,
questo impegno eterno") - il Signore Supremo ha spiegato il servizio
devozionale, il metodo necessario per poterLo avvicinare. Questa
attività è molto apprezzata da Krishna e chiunque vi s'impegni è
molto caro a Lui. Arjuna domandava quale fosse la via migliore,
se quella della ricerca del Brahman impersonale o quella del servizio
personale al Signore Supremo, e il Signore gli risponde così esplicitamente
che è impossibile dubitare che il servizio di devozione offerto
alla Persona Suprema non sia migliore metodo di realizzazione spirituale.
In sostanza, questo capitolo conferma che nella gioiosa compagnia
dei devoti si sviluppa un attaccamento per il puro servizio di devozione,
da cui nasce il desiderio di accettare un maestro spirituale autentico.
Si comincia allora ad ascoltare da lui l'insegnamento spirituale
e a cantare le glorie del Signore, a osservare con fede, attaccamento
e devozione i princìpi regolatori del bhakti-yoga, e ci
si trova così impegnati al servizio assoluto del Signore.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul dodicesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Il servizio di devozione."
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