arjuna uvaca
prakritim purusam caiva
ksetram ksetra-jnam eva ca
etad veditum icchami
jnanam jneyam ca kesava
sri-bhagavan uvaca
idam sariiram kaunteya
ksetram ity abhidhiyate
etad yo vetti tam prahuh
ksetra-jna iti tad-vidah
arjunah uvaca: Arjuna disse;
prakritim: natura; purusam: il beneficiario; ca:
anche; eva: certamente; ksetram: il campo;
ksetra jnam: il conoscitore del campo; eva: certamente;
ca: anche; etat: tutto ciò; veditum: comprendere;
icchami: desiderio; jnanam: conoscenza; jneyam:
l'oggetto della conoscenza; ca: anche; kesava:
o Krishna; sri bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema
disse; idam: questo; sariram: corpo; kaunteya:
o figlio di Kunti; ksetram: il campo; iti: così;
abhidhiyate: è chiamato; etat: questo; yah:
colui che; vetti: conosce; tam: egli; prahuh:
è chiamato; ksetra-jnah: il conoscitore del campo;
iti: così; tat-vidah: da coloro che conoscono questo.
TRADUZIONE
Arjuna disse:
Mio caro Krishna desidero sapere che cos'è la prakriti
[la natura], chi è il purusa [il beneficiario], che cosa
sono il campo e il conoscitore del campo, la conoscenza e l'oggetto
della conoscenza.
Dio, la Persona Suprema, rispose:
Il corpo, o figlio di Kunti, si chiama "campo", e colui che conosce
il corpo è il "conoscitore del campo".
SPIEGAZIONE
Arjuna chiede spiegazioni sulla prakriti
(la natura ), il purusa (colui che gode della natura),
lo ksetra-jna (il conoscitore del campo), la conoscenza
e l'oggetto della conoscenza. In risposta alle sue domande sul campo
e sul conoscitore del campo, Krishna glieli descrive rispettivamente
come il corpo e il conoscitore del corpo.
Il corpo è il campo d'azione dell'anima condizionata.L'anima
prigioniera dell'esistenza materiale si sforza di dominare la natura
e di trarre dai sensi il massimo piacere; il suo campo d'azione,
cioè il corpo che ottiene, costituito dagli organi dei sensi, è
determinato da questo desiderio di dominare e godere. Lo ksetra-jna,
il conoscitore del campo, è colui che risiede nel corpo, cioè nel
campo d'azione (Ksetra). Non è affatto difficile cogliere
la differenza che esiste tra il campo, cioè il corpo, e il suo conoscitore.
Tutti possono vedere che il corpo passa dall'infanzia alla vecchiaia
subendo numerosi cambiamenti, mentre la persona rimane sempre la
stessa. C'è dunque una differenza tra il conoscitore del campo d'azione
e il campo d'azione propriamente detto.
Così, l'anima condizionata può capire di essere distinta dal corpo,
come spiegavano già i primi versi della Bhagavad-gita (dehino
'smin yatha dehe): l'essere vive all'interno del corpo, che
passa dall'infanzia all'adolescenza, poi all'età matura e alla vecchiaia,
e chi possiede il corpo sa che esso è in perpetuo cambiamento. Il
proprietario del campo è chiaramente lo ksetra-jna: "Io
sono felice", "Io sono un uomo", "Io sono una donna", "Io sono un
cane", "Io sono un gatto"; è sempre il conoscitore del campo che
parla, differente da questo campo. Non è difficile capire che siamo
distinti dai nostri abiti, come da tutti gli oggetti che adoperiamo;
così non c'è bisogno di andare molto lontano per capire che siamo
distinti anche dal corpo di cui siamo rivestiti. Io, tu o chiunque
altro abbia un corpo è definito ksetra-jna, il conoscitore
del campo d'azione, e il corpo è chiamato ksetra, il campo
d'azione.
I primi sei capitoli hanno descritto questo conoscitore del campo,
l'essere individuale, e le condizioni che gli permettono di conoscere
Dio, l'Essere Supremo. I sei capitoli successivi hanno descritto
il Signore e la relazione che unisce l'anima individuale all'Anima
Suprema nell'ambito del servizio devozionale. Anche la supremazia
di Dio e la posizione subordinata dell'essere individuale sono state
chiaramente spiegate: l'anima infinitesimale è sempre subordinata
all'Anima Suprema, ma la dimenticanza della sua posizione genera
la sofferenza. Tuttavia, quando è illuminata da atti virtuosi, l'anima
condizionata s'inserisce tra coloro che si sottomettono al Signore
- gli infelici, i curiosi, coloro che aspirano alla ricchezza e
coloro che cercano la conoscenza. Tutto questo riguarda i capitoli
precedenti. Da questo capitolo in poi, invece, sarà descritta la
causa del contatto dell'essere individuale con la materia e i modi
in cui egli potrà essere liberato dal Signore, cioè attraverso l'azione
interessata, lo sviluppo della conoscenza e il servizio di devozione.
Verrà anche spiegato come l'anima, sebbene completamente distinta
dal corpo, diventa in un modo o nell'altro vincolata ad esso.
VERSO 3
ksetra-jnam capi mam viddhi
sarva-ksetresu bharata
ksetra-ksetrajnayor jnanam
yat taj jnanam matam mama
ksetra-jnam: il conoscitore del campo; ca:
anche; api: certamente;
mam: Me; viddhi: conosce; sarva:
tutti; ksetresu: nei campi corporei;
bharata: o figlio di Bharata;
ksetra: il campo di attività (il corpo):
ksetra-jnayoh: e il conoscitore del campo;
jnanam: conoscenza di; yat:
ciò che; tat: quella; jnanam: conoscenza; matam:
opinione; mama: Mia.
TRADUZIONE
Sappi,
o discendente di Bharata, che anch'Io sono il conoscitore, presente in
tutti i corpi. Conoscere il corpo e colui che conosce il corpo costituisce
la conoscenza. Questa è la Mia opinione.
SPIEGAZIONE
Da queste domande sul corpo e sul suo possessore,
che sono l'anima e l'Anima Suprema, emergono tre oggetti di studio:
il Signore, l'essere individuale e la materia. In ogni corpo o campo
d'azione si trovano due anime: l'anima individuale e l'Anima Suprema.
Poiché l'Anima Suprema è un'emanazione plenaria del Signore, Krishna
dice giustamente: "Anch'Io sono il conoscitore del campo, ma non
sono il suo possessore individuale. Io ne sono il conoscitore supremo,
presente in tutti i corpi come Paramatma, l'Anima Suprema."
Chi studia nei particolari l'argomento relativo al campo d'azione
e al conoscitore del campo sulla base di questa Bhagavad-gita,
può ottenere la conoscenza.
Il Signore dice: "Io sono Colui che conosce il campo d'azione di
ogni essere vivente". L'essere individuale conosce solo il proprio
corpo e non quello degli altri, mentre il Signore Supremo, presente
in ogni corpo nella forma dell'Anima Suprema, conosce tutti i corpi,
in ogni specie vivente. Un contadino può conoscere tutto ciò che
riguarda il suo pezzo di terra, ma il re, oltre alla sua proprietà,
conosce anche ciò che possiedono tutti i sudditi. Il re è quindi
il padrone principale del regno, mentre i suoi sudditi non sono
che padroni secondari. Similmente, ognuno di noi possiede un corpo
particolare, ma il Signore è il proprietario supremo e il padrone
originale di tutti i corpi.
Il corpo è costituito dai "sensi", cioè dagli organi di senso. E
il Signore è chiamato "Hriskesa", il maestro di tutti i sensi. In
effetti, come il sovrano ha il controllo finale su tutte le attività
del regno, e i sudditi hanno solo poteri secondari, così il Signore
Supremo è il maestro originale dei sensi. E quando afferma: "In
tutti i corpi, anch'Io sono il conoscitore", significa che Egli
è il conoscitore supremo, mentre l'anima individuale conosce solo
il proprio corpo. I Veda lo confermano:
ksetrani hi sarirani
bijam capi subhasubhe
tani vetti sa yogatma
tatah ksetra-jna ucyate
Il corpo si chiama ksetra. All'interno
del corpo vive il suo possessore, ma anche il Signor Supremo, che
sa tutto del corpo e di colui che lo possiede. Così diremo che il
Signore è il conoscitore di tutti i campi d'azione.
La conoscenza perfetta della natura del campo d'azione, dell'autore
degli atti e del maestro ultimo degli atti - il corpo, l'anima individuale
e l'Anima Suprema - è indicata nelle Scritture vediche col nome
di jnana. Sapere ciò che distingue il campo d'azione dal
conoscitore di questo campo, sapere che l'anima e l'Anima Suprema
sono simultaneamente Una e differenti e, secondo il pensiero di
Krishna, la perfetta conoscenza. Colui che non capisce la differenza
tra il campo d'azione e il conoscitore del campo non possiede una
conoscenza perfetta.
È necessario conoscere la posizione della prakriti, la natura
del purusa, colui che gode della natura, e dell'isvara,
il conoscitore che domina sia la natura sia l'anima individuale. Confonderli
sarebbe un grave errore, come lo sarebbe se confondessimo il pittore con
la tela e il cavalletto. La natura, il campo d'azione, è il mondo materiale;
colui che gode della natura è l'essere individuale; e sopra di essi si
trova il controllore supremo, la Persona Divina. I Testi vedici (Svetasvatara
Upanisad) 1.12) aggiungono: bhokta bhogyam preritaram ca matva
sarvam proktam tri vidham brahman etat. Esistono tre diversi concetti
del Brahman: la prakriti è Brahman in quanto campo d'azione,
il jiva, l'essere individuale, è anche lui Brahman in quanto
cerca di dominare la natura materiale, ma il Brahman Supremo è il controllore
di entrambi, è il controllore assoluto.
Questo capitolo spiegherà in seguito che tra i due conoscitori del
corpo, uno è fallibile e l'Altro no, Uno è superiore e l'altro è
subordinato. Chi afferma che i due conoscitori sono una sola persona
contraddice il Signore Supremo, che dice chiaramente: "In tutti
i corpi, anch'Io sono il conoscitore." Non confondiamo un serpente
con una corda. Esistono diversi corpi, e ciascuno di essi è la manifestazione
del desiderio e della capacità che ha l'anima individuale di dominare
la natura materiale, ed esistono altrettanti possessori di questi
corpi; ma l'Essere Supremo è presente in ciascuno di questi corpi
e ne è il vero controllore.
Questo verso contiene una parola importante, la parola ca,
che secondo Srila Baladeva Vidhyabhusana si riferisce all'insieme
dei corpi: Krishna è l'Anima Suprema, presente insieme all'anima
individuale all'interno di ogni corpo. E qui Krishna spiega chiaramente
che l'Anima Suprema controlla sia il campo d'azione sia il suo beneficiario
infinitesimale.
VERSO 4
tat ksetram yac ca yadrik ca
yad-vikari yatas ca yat
sa ca yo yat-prabhavas ca
tat samasena me srinu
tat:
quel; ksetram: campo d'azione;
yat: che cosa; ca: anche; yadrik: com'è;
ca: anche; yat: avendo che cosa; vikari:
trasformazione; yatah: dal quale;
ca: anche; yat: avendo che cosa; sah:
egli; ca: anche; yah: chi; yat: avendo che
cosa; prabhavah: influenza;
ca: anche; tat: che; samasena: in sintesi;
me: da Me; srinu: comprendi.
TRADUZIONE
Ascolta
ora mentre ti descrivo brevemente il campo d'azione, ciò che lo costituisce,
le sue trasformazioni, la sua origine, il conoscitore di questo campo
e le sue influenze.
SPIEGAZIONE
Il
Signore descriverà ora la natura del campo d'azione e del conoscitore
di questo campo. Bisogna sapere com'è composto il corpo, quali sono gli
alimenti che lo costituiscono e le trasformazioni che subisce, e infine
le sue cause, la sua ragion d'essere, colui che lo dirige, la forma originale
dell'anima individuale e il fine che essa persegue. È necessario anche
sapere distinguere l'Anima Suprema dall'anima individuale, e conoscere
il loro potere e le loro possibilità. Per acquisire questa conoscenza
basta capire l'insegnamento della Bhagavad-gita così com'è stato dato dal Signore in Persona. Ma stiamo
attenti a non confondere Dio, la Persona Suprema, presente in ogni corpo,
in ogni jiva o anima individuale,
con questo jiva stesso; sarebbe
come mettere sullo stesso piano il potente e l'impotente.
risbhih: dai saggi; bahudha: in molti
modi; gitam: descritti;
chandobhih: dagli inni vedici;
vividhaih: vari; prithak: variamente; brahma-sutra:
del Vedanta;
padaih: con gli aforismi; ca:
anche; eva: certamente; hetumadbhih:
con causa ed effetto; viniscitaih:
stabiliti.
TRADUZIONE
Questa
conoscenza - del campo d'azione e del suo conoscitore - è stata esposta
dai saggi in vari scritti vedici, in particolare nel Vedanta-sutra,
dove cause ed effetti sono presentati con piena logica.
SPIEGAZIONE
Krishna, Dio, la Persona Suprema, è il
più alto maestro in questa scienza, eppure Si avvale di Testi riconosciuti,
come il Vedanta, per spiegare il punto controverso sulla
dualità e non dualità dell'anima individuale e dell'Anima Suprema.
Questo naturalmente, perché anche i grandi saggi ed eruditi basano
le loro asserzioni su dichiarazioni autorevoli. Krishna parla dunque
in accordo con i grandi saggi, tra i quali Vyasadeva, l'autore del
Vedanta-sutra, che tratta perfettamente della dualità,
e suo padre, Parasara, che scrisse nei suoi trattati religiosi:
aham tvam ca tathanye... "Noi tutti - voi, io e gli altri
esseri- sebbene prigionieri di corpi materiali, siamo completamente
spirituali, al di là della materia. Ora siamo caduti sotto il dominio
delle tre influenze della natura materiale, ognuno secondo il proprio
karma; così, alcuni vengono elevati e altri degradati.
Ma tutte le condizioni in cui si manifesta la varietà infinita delle
specie viventi sono dovute solo all'ignoranza. Invece, l'anima Suprema,
infallibile, rimane trascendentale e non contaminata dalle tre influenze
della natura." Anche i Veda originali, specialmente la
KathaUpanisad, stabiliscono una distinzione tra
l'anima, l'Anima Suprema e il corpo. Sono molti i saggi che hanno
spiegato questo argomento, e tra questi Parasara è considerato il
principale.
Il termine chandobhih si riferisce alle varie letterature
vediche. La Taittiriya Upanisad, per esempio, che è un ramo
dello Yajur Veda, descrive la natura, l'essere vivente
e Dio, la Persona Suprema. Come affermato precedentemente, Ksetra
è il campo d'azione e due sono gli ksetra-jna: l'essere
individuale e l'Essere Supremo.
La Taittiriya Upanisad (2.9) afferma: brahma pucchampratista. Alle diverse manifestazioni dell'energia del
Signore corrispondono differenti gradi di realizzazione dell'Assoluto.
Al primo stadio, in cui si dipende esclusivamente dal proprio nutrimento,
diventano il centro dell'esistenza, si trova una concezione materialistica
dell'esistenza, detta anna-maya. A questa realizzazione
ne segue una seconda, prana-maya, in cui si percepisce
la Verità Suprema e Assoluta attraverso i sintomi e le forme di
vita. La terza, jnana-maya, è quella realizzazione in cui,
al livello della coscienza, sintomo della vita, si sviluppano le
funzioni di pensare, sentire e volere; la quarta, vijnana-maya,
corrisponde alla realizzazione del Brahman, in cui la mente e i
sintomi della vita sono percepiti come distinti dall'essere stesso.
Infine, l'ananda-maya è la realizzazione dell'aspetto di
felicità che è la natura dell'Assoluto. Questi sono i cinque gradi
di realizzazione del Brahman Supremo, o brahma puccham.
I primi tre - anna-maya, prana-maya e jnana-maya - sono
inerenti ai campi d'azione degli esseri individuali, ma al di là
di tutti questi campi si trova il Signore Supremo, detto ananda-maya,
che il Vedanta-sutra descrive anche come ananda-mayo'bhyasat.
Dio, la Persona Suprema, è per natura pieno di felicità, e per gustare
questa felicità trascendentale Egli Si manifesta in vijnana-maya,
jnana-maya, prana-maya e anna-maya. L'essere individuale
è considerato il beneficiario del campo d'azione materiale, colui
che ne gode, ma distinto da lui è ananda-maya. Se l'essere
individuale, nel suo desiderio di godimento, si unisce all'ananda-maya,
raggiunge allora la perfezione. Così sono state descritte con precisione
la posizione del Signore Supremo (il conoscitore supremo del campo),
quella dell'essere individuale (il conoscitore subordinato) e la
natura del campo d'azione. Si deve ricercare questa verità nel Vedanta-sutra,
o Brahma-sutra.
È indicato qui che i codici del Brahma-sutra sono ben presentati
secondo la causa e l'effetto. Alcuni dei sutra, o aforismi,
sono na viyadasruteh (2.3.2), natma sruteh (2.3.18)
e parat tu tac-chruteh (2.3.40). Il primo aforisma indica
il campo d'azione, il secondo indica l'essere vivente e il terzo
indica il Signore Supremo, il summum bonum di tutte le
entità manifestate.
VERSI 6-7
maha-bhutany ahankaro
buddhir avyaktam eva ca
indriyani dasaikam ca
panca cendria-gocarah
maha-bhutani:
i grandi elementi; ahankarah:
falso ego; buddhih: intelligenza;
avyaktam: il non manifestato;
eva: certamente; ca: anche; indriyani: i
sensi; dasa-ekam: undici; ca: anche; panca: cinque;
ca: anche; indriya-gocarah:
gli oggetti dei sensi; iccha:
desiderio; dvesah: odio; sukham: gioia;
duhkham: dolore;
sanghatah: l'aggregato; cetana:
sintomi della vita; dhritih:
convinzione; etat: tutto ciò; ksetram: il campo di attività;
samasena: in sintesi; sa-vikaram:
con interazioni; udahritam:
esemplificato.
TRADUZIONE
I
cinque elementi, il falso ego, l'intelligenza, il non manifestato, i dieci
sensi e la mente, i cinque oggetti dei sensi, il desiderio, l'avversione,
la gioia e il dolore, l'aggregato, i sintomi della vita e le convinzioni
- tutto è considerato, in sintesi, il campo d'azione e con le sue interazioni.
SPIEGAZIONE
Secondo i grandi saggi, gli inni vedici
e gli aforismi del Vedanta-sutra, gli elementi che costituiscono
questo universo sono la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria e l'etere,
detti anche i cinque grandi elementi (maha-bhuta). Poi
il falso ego, l'intelligenza e le tre influenze della natura allo
stato non manifestato. Quindi gli organi dei sensi: cinque di percezione,
con i quali acquisiamo la conoscenza, cioè gli occhi, gli orecchi,
il naso, la lingua e la pelle e cinque d'azione, cioè la bocca,
le gambe, le braccia, l'ano e gli organi genitali. Al di là dei
sensi si trova la mente, detta anche senso interno, o undicesimo
senso. Ci sono infine i cinque tipi di oggetti dei sensi: gli oggetti
olfattivi, gustativi, visivi, tattili e sonori. L'insieme di questi
ventiquattro elementi costituisce ciò che si chiama il campo d'azione,
che può essere compreso con uno studio approfondito di questi elementi.
A questi elementi si aggiungono il desiderio e l'avversione, il
piacere e la sofferenza, che sono manifestazioni dei cinque grandi
elementi del corpo grossolano e i prodotti della loro interazione.
I sintomi della vita, invece, che sono la coscienza e la convinzione,
sono le manifestazioni del corpo sottile, che si compone degli elementi
sottili, cioè la mente, l'intelligenza e il falso ego, e che sono
anch'essi inclusi nel campo d'azione. I cinque grandi elementi (maha-bhuta)
sono una rappresentazione grossolana del falso ego, che a sua volta
rappresenta lo stadio primario di falso ego, tecnicamente definito
concezione materiale, ossia tamasa-buddhi, intelligenza
in ignoranza. Questa rappresenta ulteriormente lo stadio non manifestato
delle tre influenze della natura materiale. Le influenze non manifestate
della natura materiale sono chiamate pradhana.
Per conoscere nei particolari questi ventiquattro elementi e le
loro interazioni, di cui la Bhagavad-gita dà qui un semplice
accenno, occorre approfondire questa filosofia. Il corpo, che è
la manifestazione di tutti questi elementi riuniti, attraversa sei
fasi: nasce, cresce, si mantiene per un certo tempo, si riproduce,
deperisce e infine muore. Di conseguenza, lo ksetra, il
campo, è materiale e temporaneo, a differenza dello ksetra-jna,
il conoscitore e il possessore del campo.
adhyatma-jnana-nityatvam
tattva-jnanartha-darsanam
etaj jnanam iti proktam
ajnanam yad ato 'nyatha
amanitvam:
umiltà; adambhitvam: assenza
di orgoglio; ahimsa: non violenza;
ksantih: tolleranza; arjavam:
semplicità; acarya-upasanam:
ricerca di un maestro spirituale autentico;
saucam: pulizia; sthairyam:
costanza; atma-vinigrahah: autocontrollo;
indriya-arthesu: per ciò che riguarda i sensi;
vairagyam: rinuncia; anahankarah:
liberi dal falso ego; eva: certamente; ca: anche: janma: di nascita;
mrityu: morte; jara: vecchiaia; vyadhi: e malattia; duhkha:
della sofferenza; dosa: errore;
anudarsanam: osservando; asaktih:
liberi dall'attaccamento; ana-bhisvangah:
privi di contatto; putra: con
figli; dara: moglie; griha-adisu:
casa, ecc.; nityam: costante;
ca: anche; sama-cittatvam: equilibrio;
ista: il desiderabile; anista:
e indesiderabile; upapattisu:
avendo ottenuto; mayi: a Me;
ca: anche; ananya-yogena: col servizio devozionale puro;
bhakti: devozione; avyabhicarini:
ininterrotta; vivikta: solitari; desa: luoghi; sevitvam:
aspirando; aratih: senza attaccamento;
jana-samsadi: alla gente in generale;
adyatma: relativo al sé; jnana:
nella conoscenza; nityatvam:
costanza; tattva-jnana: conoscenza
della verità; artha: per l'oggetto;
darsanam: filosofia; etat:
tutto ciò; jnanam: conoscenza; iti:
così; proktam: dichiarato;
ajnanam: ignoranza; yat: ciò che; atah: da
questo; anyatha: altro.
TRADUZIONE
L'umiltà,
l'assenza di orgoglio, la non violenza, la tolleranza, la semplicità,
l'atto di avvicinare un maestro spirituale autentico, la pulizia, la costanza,
il controllo di sé, la rinuncia agli oggetti del piacere dei sensi, l'assenza
di falso ego, la percezione che nascita, malattia, vecchiaia e morte sono
mali da combattere, il distacco, la libertà dai legami con moglie figli
casa e ciò che li riguarda, l'equanimità in ogni situazione, piacevole
e dolorosa, la devozione pura e costante verso di Me, l'aspirazione a
vivere in luoghi solitari e il disinteresse per la folla, il fatto di
riconoscere l'importanza della realizzazione spirituale e la ricerca filosofica
della Verità Assoluta - Io dichiaro che questa è conoscenza e tutto il
resto è ignoranza.
SPIEGAZIONE
Alcune persone di scarsa intelligenza sostengono
che questa via della conoscenza è prodotta dalle interazioni degli
elementi del campo d'azione, mentre è in realtà l'unica via di conoscenza,
che permette a colui che l'adotta di avvicinare la Verità Assoluta.
Non solo essa non è soggetta all'interazione dei ventiquattro elementi
materiali, ma rappresenta il modo per sfuggirvi. L'anima incarnata
è imprigionata dal corpo che è un rivestimento fatto di ventiquattro
elementi e il metodo di conoscenza descritto qui è il metodo per
uscirne. Di tutti gli elementi che conoscono la via della conoscenza,
la prima riga del verso undici ne rivela il più importante, mayi
cananya-yogena bhaktir avyabhicarini: la via della conoscenza
conduce al puro servizio di devozione offerto al Signore. Se non
raggiungiamo o non siamo capaci di raggiungere questo servizio di
devozione assoluto, al di là della materia, gli altri diciannove
elementi non ci saranno di alcun aiuto. Viceversa, è sufficiente
svolgere il servizio di devozione in piena coscienza di Krishna
perché gli altri elementi si sviluppino spontaneamente in noi.
Come afferma lo Srimad-Bhagavatam (5.18.12): yasyasti
bhaktir bhagavaty akincana sarvair gunais tatra samasate surah.
Tutte le qualità della conoscenza si sviluppano nella persona che
ha raggiunto lo stadio del servizio devozionale. Il principio espresso
nel verso otto, sul fatto di accettare un maestro spirituale, è
essenziale; ed è il più importante anche per chi intraprende la
via della devozione, poiché la vita spirituale comincia solo con
l'applicazione di questo principio, cioè solo quando si accetta
un maestro spirituale. Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna afferma
chiaramente che questa via di conoscenza è la vera via; ogni elucubrazione,
ogni cosa che se ne allontana, non è che stupidità.
Gli elementi costitutivi della conoscenza menzionati in questo verso
possono essere spiegati come segue.
Per umiltà si deve intendere lo stato in cui si è liberi dal desiderio
di vedersi onorati dagli altri. La concezione materialistica della
vita ci rende sempre assetati di onori, ma per l'uomo di conoscenza,
che sa di essere distinto dal corpo, onore e disonore sono ugualmente
inutili, come tutto ciò che riguarda il corpo. È bene quindi non
ricercare questi onori materiali e ingannevoli.
Nell'ansia di mostrare il loro spirito religioso, gli uomini spesso
aderiscono a questo movimento spirituale, senza capire i princìpi
della religione. Nonostante tutti i meriti che si attribuiscono,
nessuno di loro osserva i veri princìpi della religione. Gli elementi
che stiamo studiando devono permetterci di valutare i veri progressi
che compiamo nella scienza spirituale.
Si crede generalmente che la nonviolenza consiste soprattutto nel
non causare angoscia agli altri. Gli uomini, immersi in una concezione
materialistica della vita, sono prigionieri dell'ignoranza e perpetuamente
subiscono le sofferenze di questo mondo, perciò, se non si cerca
di elevarli alla conoscenza spirituale, si commette violenza nei
loro confronti. Si deve fare il possibile per dare a tutti la vera
conoscenza in modo che diventino illuminati e si liberino da questo
condizionamento materiale. Questa è la vera nonviolenza.
Tolleranza significa saper sopportare gli insulti e il disonore.
Quando si è impegnati a coltivare la conoscenza spirituale, ci si
espone al disonore e agli insulti. Così si vede la natura materiale.
Anche Prahlada, un bambino di cinque anni che aveva già intrapreso
la via della conoscenza spirituale, si trovò in pericolo a causa
del padre che si opponeva violentemente ai suoi sentimenti devozionali.
Il padre cercò di ucciderlo in tutti i modi, ma Prahlada non smise
mai di essere tollerante nei suoi confronti. Numerosi ostacoli si
ergono sulla via del progresso spirituale; bisogna imparare a tollerarli
e continuare il nostro cammino con determinazione.
Semplicità vuol dire essere franchi e diretti per poter svelare
la pura verità, senza risvolti diplomatici, anche a un nemico.
Il fatto di accettare un maestro spirituale autentico è essenziale,
perché senza le sue istruzioni non si può progredire nella scienza
spirituale. Si deve avvicinare il maestro spirituale con grande
umiltà, pronti a servirlo in tutto, in modo che egli sia felice
di accordare la sua benedizione al discepolo. Poiché il maestro
spirituale è il rappresentante di Krishna, la potenza delle sue
benedizioni è tale da garantire al discepolo un progresso immediato,
anche se il discepolo non osservai princìpi regolatori della vita
spirituale. D'altra parte, le benedizioni del maestro spirituale
faciliteranno l'osservanza dei princìpi regolatori a colui che ha
servito il proprio maestro senza riserve.
La pulizia è anch'essa necessaria al progresso spirituale. Essa
comporta due aspetti, uno esterno e uno interno. Esternamente si
deve curare l'igiene del corpo con bagni regolari, e internamente
si deve pensare sempre a Krishna e cantare i Suoi santi nomi: Hare
Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare
Rama, Rama Rama, Hare Hare, per liberare così la mente da tutta
la polvere che il karma vi ha accumulato.
Costanza significa essere fermamente determinati a fare progressi
nella vita spirituale. Senza questa determinazione non può esserci
alcun avanzamento tangibile.
Il controllo di sé consiste nel rifiutare tutto ciò che potrebbe
nuocere al progresso spirituale. E la rinuncia, quella vera consiste
nella pratica naturale di questo controllo di sé.
I sensi sono così impetuosi che cercano sempre nuovi piaceri, ma
noi dovremmo rifiutarci di cedere a questi impulsi, che sono sempre
contingenti. Dobbiamo soddisfare i sensi solo quanto basta per mantenere
il corpo in buona salute, per compiere il nostro dovere e avanzare
nella vita spirituale.
Il senso più importante, e anche più difficile da controllare, è
la lingua; se si riesce a dominarla diventerà facile dominare tutti
gli altri sensi. La lingua ha due funzioni: gustare e far vibrare
dei suoni. Bisogna dunque controllare la lingua in modo sistematico,
dandole da gustare il cibo offerto a Krishna e facendole vibrare
il canto del mantra Hare Krishna, senza lasciarle la possibilità
di abbandonarsi a se stessa. Gli occhi, invece, non dovrebbero guardare
nient'altro se non la forma affascinante di Krishna, gli orecchi
dovrebbero ascoltare solo ciò che riguarda Krishna, e il naso odorare
solo il profumo dei fiori offerti a Krishna. Questa è la scienza
del servizio di devozione e, come mostra questo verso, la Bhagavad-gita
non ha altro scopo se non quello d'insegnare questa scienza. Certi
commentatori poco sensati tentano di deviare l'attenzione del lettore
su altri soggetti, ma la Bhagavad-gita tratta esclusivamente
del servizio di devozione.
Il falso ego è l'identificazione dell'essere col proprio corpo;
invece, chi sa di essere un'anima spirituale, distinta dal corpo,
conosce il vero ego. L'ego c'è sempre, ma mentre quello falso è
condannato, quello vero no. I Testi vedici (Brihad-aranyaka
Upanisad ), c'insegnano, aham brahmasmi: "Io sono
Brahman, io sono di natura spirituale." Questo "io sono", questa
"sensazione di essere", questa individualità, permane anche dopo
la liberazione e rappresenta l'ego. Se abbiamo una concezione giusta
e reale del nostro sé, siamo situati nel vero ego, ma se identifichiamo
il corpo col sé, siamo nel falso ego. Alcuni filosofi vorrebbero
farci abbandonare il nostro ego, cosa impossibile perché l'ego è
sinonimo d'individualità. Ciò che si deve abbandonare, invece è
ogni identificazione col corpo.
Dobbiamo anche diventare consapevoli delle sofferenze a cui ci espongono
la nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte. Descrizioni della
nascita si trovano in diversi Testi vedici; nello Srimad-Bhagavatam,
per esempio, troviamo una vivida descrizione del mondo in cui
vive il bambino prima di nascere, della sua permanenza nell'utero
della madre e delle sue sofferenze. Bisogna rendersi conto di quanto
sia penoso nascere, perché è proprio l'oblio delle sofferenze vissute
nel grembo della madre che c'impedisce di ricercare la liberazione
dal ciclo di nascite e morti. Ogni tipo di sofferenza ci attende
al momento della morte, momento descritto nei Testi vedici. Anche
questo argomento dev'essere affrontato. Quanto alla malattia e alla
vecchiaia, tutti ne hanno esperienza. Nessuno desidera ammalarsi
o invecchiare, ma nessuno può evitarlo. Se non si ha una visione
pessimistica dell'esistenza materiale, con le sue nascite e morti
ripetute, con la vecchiaia e la malattia, non si avrà mai lo stimolo
necessario al progresso spirituale.
Per quanto riguarda il distacco dalla famiglia e dalla casa, non
si tratta di reprimere i sentimenti naturali verso la moglie e i
figli; ma quando essi rappresentano un ostacolo alla vita spirituale,
è meglio distaccarsene. Il modo migliore per rendere felice la propria
casa è facile per chi è pienamente cosciente di Krishna; basta cantare
Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama,
Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, accettare i resti del cibo offerto
a Krishna, leggere Scritture come la Bhagavad-gita e lo
Srimad-Bhagavatam, e dedicarsi all'adorazione del Signore nella
Sua forma arca. Queste quattro attività riempiranno di
gioia chiunque le pratichi. Tutti dovrebbero educare la propria
famiglia a seguire questa via. La mattina e la sera tutta la famiglia
può riunirsi e cantare Hare Krishna, Hare Krishna, Hare Krishna,
Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare
Hare. Colui che può modellare così la sua vita familiare, seguendo
questi quattro princìpi e sviluppando la coscienza di Krishna, non
ha alcun bisogno di lasciare la famiglia, rinunciare a tutto e accettare
il sannyasa, l'ordine di rinuncia. Ma se i legami familiari
sono di ostacolo al progresso spirituale non si deve esitare a troncarli.
Bisogna, come Arjuna, essere pronti a sacrificare tutto per conoscere
e servire Krishna. Arjuna non voleva uccidere i componenti della
sua famiglia, ma quando capì che essi rappresentavano un ostacolo
alla sua realizzazione spirituale, seguì le istruzioni di Krishna,
combatté e li uccise.
In ogni circostanza dobbiamo essere distaccati dalle gioie e dalle
sofferenze della vita familiare, perché è impossibile in questo
mondo essere completamente felici o completamente infelici. Gioie
e dolori vanno di pari passo con l'esistenza materiale; bisogna
dunque imparare a tollerarli, come raccomanda la Bhagavad-gita.
Gioie e dolori vanno e vengono indipendentemente dalla nostra volontà;
conviene quindi staccarsi dalla concezione materiale della vita
e diventare equanimi in entrambe le situazioni. Di solito esultiamo
quando sopraggiunge un avvenimento desiderabile e ci rattristiamo
nel caso contrario, ma sul piano spirituale queste differenti condizioni
non ci turberanno più. Per giungere a questo livello occorre diventare
inflessibili nella pratica del servizio di devozione; servire Krishna
senza deviare significa svolgere le nove attività devozionali (ascoltare,
glorificare, ricordarsi, adorare, offrire preghiere, e altre ancora)
descritte nell'ultimo verso del nono capitolo. È importante seguire
questo metodo.
Quando si abbraccia la vita spirituale diventa addirittura inconcepibile,
"contro natura", vivere in compagnia di materialisti. Così ci si
può mettere alla prova verificando fino a che punto si desidera
vivere in un luogo solitario, lontano da ogni contatto indesiderabile.
Naturalmente, il devoto del Signore perde ogni interesse anche per
gli sport futili, il cinema, le riunioni mondane, le manifestazioni
sociali e cose simili, perché capisce che non sono altro che una
semplice perdita di tempo. Un buon numero di ricercatori e filosofi
si occupa oggi di svariati problemi, come la vita sessuale per esempio.
Ma la Bhagavad-gita non attribuisce alcun valore a questo
genere di ricerche e speculazioni, che sono più o meno tutte assurde.
C'incoraggia invece ad approfondire, con l'analisi filosofica, la
natura dell'anima, e a sforzarci di scoprire ciò che si riferisce
al vero sé.
Per quanto riguarda la realizzazione spirituale, è chiaramente stabilito
qui che il bhakti-yoga è la via più pratica. Quando si
parla di devozione si deve necessariamente considerare la relazione
che unisce l'anima individuale all'Anima Suprema. In realtà l'anima
individuale e l'Anima Suprema non possono essere un'unica persona;
quest'idea va completamente contro il principio stesso della bhakti,
della devozione. La Bhagavad-gita afferma che l'anima individuale
è unita all'Anima Suprema da un'eterna (nitya) relazione
di servizio; perciò la bhakti, il servizio di devozione,
è anch'essa eterna. Senza questa ferma convinzione si perde tempo
e si è nell'ignoranza. Lo Srimad-Bhagavatam dichiara, vadanti
tat tattva-vidas tattvam yaj jnanam advayam: "Coloro che veramente
conoscono la Verità Assoluta sanno che l'Essere Supremo è realizzato
in tre aspetti: Brahman, Paramatma e Bhagavan." (S.B. 1.2.11)
Bhagavan è Dio, la Persona Suprema, l'aspetto ultimo della Verità
Assoluta, il culmine della realizzazione spiritual che si deve raggiungere
servendo il Signore con devozione. Questa è la perfezione della
conoscenza.
Partendo dall'umiltà per concludersi nella realizzazione della Verità
Assoluta, Dio, la Persona Suprema, questa via è come una scala.
Numerosi sono coloro che raggiungono i primi gradini, ma se ci si
ferma prima di arrivare all'ultimo gradino, che rappresenta la conoscenza
di Krishna, si rimarrà a un livello di conoscenza inferiore. Se
poi qualcuno vuole competere in grandezza con Dio e tenta allo stesso
tempo di avanzare sulla via spirituale, non incontrerà altro che
frustrazione. Senza umiltà, la conoscenza diventa pericolosa. Credersi
Dio, per esempio, è il massimo dell'orgoglio. L'essere vivente è
preso a calci da ogni parte dalle rigide leggi della natura materiale,
eppure, per ignoranza, continua ancora a pensare "Io sono Dio!"
La conoscenza inizia quindi con l'umiltà, amanitva. Occorre
essere umili e riconoscersi subordinati al Signore Supremo, poiché
è proprio la nostra ribellione a Lui che ci ha resi schiavi della
natura materiale. Dobbiamo conoscere queste verità ed esserne convinti.