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...continua Cap. 15

 

VERSO 11

yatanto yoginas cainam
pasyanty atmany avasthitam
yatanto 'py akritatmano
nainam pasyanty acetasah

yatantah: sforzandosi; yoginah: trascendentalisti; ca: anche; enam: ciò; pasyanti: possono vedere; atmani: nel sé; avasthitam: situati; yatantah: sforzandosi; api: benché; akrita-atmanah: chi è privo di realizzazione spirituale; na: non; enam: questo; pasyanti: vedono; acetasah: non avendo mente sviluppata.

 

TRADUZIONE

Gli spiritualisti fermamente stabiliti nella realizzazione spirituale possono vedere tutto ciò con chiarezza, ma coloro che non hanno una mente evoluta e non sono situati nella realizzazione spirituale, sebbene si sforzino, non riescono a cogliere ciò che accade.

 

SPIEGAZIONE

Molti sono gli spiritualisti impegnati nella via della realizzazione spirituale, ma chi non è situato nella realizzazione spirituale non può vedere come il corpo dell'essere vivente cambia. È molto interessante, a questo proposito, l'uso del termine yoginah. Si trovano, oggi, molte pseudo-società di yoga e molti pseudo-yogi, tutti ciechi in fatto di realizzazione spirituale. In genere si limitano a insegnare una specie di ginnastica, e si accontentano se il corpo è sano e ben sviluppato. La loro conoscenza dello yoga si ferma qui. Sono chiamati yatanto 'py akritatmanah: sebbene abbiano scelto una via dello yoga e si sforzino di raggiungere il successo, non sono affatto situati nella realizzazione spirituale. Queste persone non potranno capire il meccanismo della reincarnazione. Soltanto i veri yogi, coloro che hanno realizzato la propria natura, la natura del mondo materiale e quella del Signore Supremo, cioè solo i bhakti-yogi, impegnati nel puro servizio di devozione nella coscienza di Krishna, possono capire come avviene ogni cosa.

 

VERSO 12

yad aditya-gatam tejo
jagad bhasayate 'khilam
yac candramasi yac cagnau
tat tejo viddhi mamakam

yat: ciò che; aditya-gatam: nella luce del sole; tejah: splendore; jagat: il mondo intero; bhasayate: illumina; akhilam: interamente; yat: ciò che; candramasi: nella luna; yat: ciò che; ca: anche; agnau: nel fuoco; tat: che; tejah: splendore; viddhi: capire; mamakam: da Me.

 

TRADUZIONE

Lo splendore del sole che dissipa le tenebre del mondo intero emana da Me. E anche lo splendore della luna e del fuoco emanano da Me.

 

SPIEGAZIONE

Gli uomini privi d'intelligenza non possono vedere come ogni cosa ha luogo. Ma un'inizio di conoscenza può essere realizzato da colui che coglie le parole pronunciate dal Signore in questo verso. Chi non vede il sole, la luna, il fuoco o la luce elettrica? Si tratta dunque di capire che lo splendore del sole, lo splendore della luna, quello dell'elettricità o del fuoco vengono da Dio, la Persona Suprema. Questa visione segna l'inizio della coscienza di Krishna ed è un notevole progresso per l'anima condizionata in questo mondo. Gli esseri individuali sono parti integranti del Signore ed Egli dà qui un'indicazione sul modo in cui potranno tornare a Lui.

Questo verso afferma che il sole illumina da solo tutto il sistema solare. Esistono numerosi universi e sistemi solari, e numerosi soli, lune e pianeti, ma in ogni universo c'è soltanto un sole. Come afferma la Bhagavad-gita (10.21), la luna è una delle stelle (naksatranam aham sasi). La luce del sole trae origine dalla radiosità spirituale che riempie il regno del Signore Supremo. Col sorgere del sole, gli uomini si risvegliano all'azione. Con l'aiuto del fuoco preparano i cibi, mettono in funzione le loro fabbriche e fanno tante altre cose. Il sorgere del sole, i raggi della luna e il fuoco sono molto graditi agli esseri viventi; senza di essi nessuno potrebbe vivere. Se comprendiamo dunque che la luce e lo splendore del sole, della luna e del fuoco emanano da Sri Krishna, Dio la Persona Suprema, comincerà a risvegliarsi in noi la coscienza di Krishna. La luna, con i suoi raggi, nutre tutti i vegetali. I raggi della luna sono così piacevoli per gli uomini che è facile per loro rendersi conto di vivere solo per la grazia del Signore Supremo, Sri Krishna. Senza la Sua grazia non esisterebbero né il sole né la luna né il fuoco, e senza di essi sarebbe impossibile vivere. Queste sono alcune considerazioni atte a suscitare la coscienza di Krishna nell'anima condizionata.

 

VERSO 13

gam avisya a bhutani
dharayamy aham ojasa
pusnami causadhih sarvah
somo bhutva rasatmakah

gam: i pianeti; avisya: entrando; ca: anche; bhutani: gli esseri viventi; dharayami: sostegno; aham: Io; ojasa: con la Mia energia; pusnami: nutro; ca: e; ausadhih: vegetali; sarvah: tutti; somah: la luna; bhutva: diventando; rasa-atmakah: fornendo la linfa.

 

TRADUZIONE

Entro in tutti i pianeti e con la Mia energia li mantengo nella loro orbita. Divento la luna e fornisco così la linfa vitale a tutti i vegetali.

 

SPIEGAZIONE

Solo l'energia del Signore permette ai pianeti di mantenersi nello spazio. Il Signore entra in ogni atomo, in ogni pianeta e in ogni essere vivente. La Brahma-samhita c'insegna che il Paramatma, emanazione plenaria di Dio, entra nell'universo, nei pianeti, nell'essere vivente e anche nell'atomo, permettendo che ogni cosa sia manifestata nel modo giusto. Finché l'anima è presente nel corpo, questo galleggia sull'acqua, ma non appena la scintilla vivente lo lascia, il corpo affonda. Naturalmente, una volta decomposto galleggerà di nuovo, come galleggia un filo di paglia, ma all'istante della morte il corpo affonda immediatamente. Similmente, tutti i pianeti fluttuano nello spazio solo perché in ciascuno di essi è presente l'energia sovrana di Dio, la Persona Suprema. La Sua energia sostiene tutti i pianeti come se fossero un pugno di polvere. Se si tiene della polvere in un pugno chiuso non può scivolare via, ma se la si getta in aria, cade.

Così questi pianeti che fluttuano nello spazio sono tenuti in realtà nel pugno della forma universale del Signore Supremo. Con la Sua potenza e la Sua energia, ogni cosa mobile e immobile è mantenuta al suo posto. È detto che solo grazie al Signore Supremo il sole brilla e i pianeti percorrono regolarmente la loro orbita. Se Egli non li tenesse, tutti i pianeti si disperderebbero come polvere gettata in aria e si distruggerebbero. Ed è sempre grazie al Signore che la luna nutre tutti i vegetali, che prendono sapore sotto l'influsso dei suoi raggi; senza questo influsso non potrebbero né crescere né diventare gustosi. Il termine rasatmakah indica che ogni alimento prende un gusto piacevole per l'azione del Signore attraverso l'influsso della luna. Gli uomini lavorano, vivono bene e godono del cibo solo grazie a ciò che fornisce loro il Signore Supremo; altrimenti la specie umana non potrebbe sopravvivere.

 

VERSO 14

aham vaisvanaro bhutva
praninam deham asritah
pranapana-samayuktah
pacamy annam catur-vidham

aham: Io; vaisvanarah: la Mia porzione plenaria come fuoco della digestione; bhutva: diventando; praninam: di tutti gli esseri viventi; deham: nei corpi; asritah: situato; prana: l'aria che esce; apana: l'aria che scende; samayuktah: mantenendo in equilibrio; pacami: Io digerisco; annam: alimenti; catuh-vidham: i quattro generi.

 

TRADUZIONE

Sono il fuoco della digestione nel corpo di ogni essere vivente e Mi unisco all'aria vitale, inspirata ed espirata, per assimilare le quattro varietà di alimenti.

 

SPIEGAZIONE

Lo sastra Ayur Veda c'informa della presenza di un fuoco all'interno dello stomaco che digerisce ogni cibo. Quando questo fuoco è calmo non si ha appetito, ma se prende vigore la fame si fa sentire. Talvolta, quando il fuoco non brucia più come dovrebbe, sono necessarie delle cure. In qualunque caso, questo fuoco rappresenta Dio, la Persona Suprema. Anche i mantra vedici (Brihad-aranyaka Upanisad 5.9.1) confermano che il Signore Supremo, il Brahman, Si trova nello stomaco sotto forma di fuoco e assimila i vari tipi di cibo (ayam agnir vaisvanaro yo 'yam antah puruse yenedam annam pacyate). Poiché il Signore permette la digestione di tutti gli alimenti, l'essere non è indipendente nell'atto di mangiare. Infatti, se il Signore Supremo non permettesse la digestione, non sarebbe possibile nutrirsi. È dunque il Signore che produce e digerisce ogni alimento ed è per la Sua grazia che gli esseri godono della vita. Il Vedanta-sutra (1.2.27) aggiunge, sabdadibhyo 'ntah pratistanac ca: il Signore Si trova nel suono e nel corpo, nell'aria e anche nello stomaco, dove si costituisce la forza digerente. Ci sono quattro tipi di alimenti: quelli che s'ingoiano, quelli che si masticano, quelli che si leccano e quelli che si succhiano; e la forza che li digerisce tutti e Krishna.

 

VERSO 15

sarvasya caham hridi sannivisto
mattah smritir jnanam apohanam ca
vedais ca sarvair aham eva vedyo
vedanta-krid veda-vid eva caham

sarvasya: di tutti gli esseri viventi; ca: e; aham: Io; hridi: nel cuore; sannivistah: situato; mattah: da Me; smritih: ricordo; jnanam: conoscenza; apohanam: dimenticanza; ca: e; vedaih: dei Veda; ca: anche; sarvaih: tutti; aham: Io sono; eva: certamente; vedyah: ciò che può essere conosciuto; vedanta-krit: il compilatore del Vedanta; veda-vit: il conoscitore dei Veda; eva: certamente; ca: e; aham: Io.

 

TRADUZIONE

Sono nel cuore di ogni essere e da Me viene il ricordo, la conoscenza e l'oblio. Il fine di tutti i Veda è quello di conoscerMi. In verità Io sono Colui che ha composto il Vedanta e sono Colui che conosce i Veda.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore Supremo Si trova, nella Sua forma di Paramatma, nel cuore di tutti gli esseri, i quali trovano in Lui l'origine di tutte le loro attività. L'essere condizionato dimentica tutto della sua vita precedente, ma continuerà ad agire secondo le direttive del Signore Supremo, testimone di tutte le sue opere. Grazie al Signore, che gli dà la conoscenza necessaria, insieme col ricordo e l'oblio, l'essere potrà cominciare ad agire in accordo agli atti compiuti durante la sua vita precedente. Il Signore non è dunque solo onnipresente, ma anche "localizzato", cioè presente nel cuore di tutti gli esseri, ai quali concede i frutti dei loro atti interessati. Egli non è adorato solo come Brahman impersonale o come Dio, la Persona Suprema, o come Paramatma "localizzato", ma anche nella sua forma dei Veda. I Veda danno il giusto orientamento che permetterà all'uomo di modellare la vita in modo da tornare a Dio, nella dimora originale.

I Veda offrono la conoscenza di Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna. Krishna nella forma dell'avatara Vyasadeva, compilò il Vedanta-sutra, di cui lo stesso Vyasadeva diede il commento, che è lo Srimad-Bhagavatam, al fine di spiegarne il contenuto e il vero significato. Il Signore Supremo non è limitato in niente, così, per aiutare l'anima condizionata a liberarsi, diventa Colui che si preoccupa del suo nutrimento e della sua digestione, diventa il testimone dei suoi atti, Colui che, sotto la forma dei Veda, dà la conoscenza e come Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna, diventa il maestro che insegna la Bhagavad-gita. Così, Dio è infinitamente buono, infinitamente misericordioso e degno dell'adorazione dell'anima condizionata.

Antah-pravistah sasta jananam: l'essere vivente dimentica tutto appena lascia il corpo, ma nella vita seguente, sotto l'azione del Signore Supremo, riprende le sue attività. Sebbene dimentichi la vita passata, il Signore gli dà l'intelligenza per riprendere le sue attività là dove le aveva lasciate nella vita precedente. Così, non solo l'essere condizionato gode o soffre in questo mondo secondo le direttive che riceve dal Signore presente nel suo cuore, ma riceve da Lui anche la possibilità di comprendere i Veda. Infatti, a colui che si mostra serio nel voler comprendere il sapere vedico, Krishna dà l'intelligenza necessaria, perché ogni essere, individualmente, ha bisogno di comprendere Krishna.

I Testi vedici lo confermano: yo 'sau sarvair vedair giyate. In tutte le Scritture vediche, dai quattro Veda al Vedanta-sutra, dalle Upanisad ai Purana, sono celebrate le glorie del Signore Supremo. Il Signore può essere raggiunto col compimento dei riti vedici, con le discussioni sulla filosofia vedica e con l'adorazione nel servizio devozionale. L'oggetto dei Veda, dunque, è comprendere Krishna; e a questo scopo i Veda ci forniscono tutte le istruzioni necessarie e il metodo giusto. Il fine ultimo è Dio, la Persona Suprema; e il Vedanta-sutra (1.1.4) lo conferma con queste parole: tat tu samanvayat. Possiamo raggiungere la perfezione comprendendo i Testi vedici, e possiamo conoscere la nostra relazione con Dio, la Persona Suprema, seguendo i metodi prescritti in questi Testi. Così sarà possibile avvicinare e raggiungere lo scopo supremo, che non è altri che il Signore Supremo. Questo verso definisce chiaramente l'oggetto dei Veda, il significato dei Veda e lo scopo dei Veda.

 

VERSO 16

dvav imau purusau loke
ksaras caksara eva ca
ksarah sarvani bhutani
kuta-stho 'ksara ucyate

dvau: due; imau: questi; purusau: esseri viventi; loke: nel mondo; ksarah: fallibile; ca: e; aksarah: infallibile; eva: certamente; ca: e; ksarah: fallibile; sarvani: tutti; bhutani: esseri viventi; kuta-sthah: nel loro insieme; aksarah: infallibile; ucyate: è detto.

 

TRADUZIONE

Esistono due categorie di esseri, i fallibili e gli infallibili. Nel mondo materiale ogni essere è fallibile, ma nel mondo spirituale tutti sono infallibili.

 

SPIEGAZIONE

Come abbiamo già visto, l'autore del Vedanta-sutra è il Signore stesso nella forma dell'avatara Vyasadeva. Qui Egli espone in breve il contenuto del Vedanta-sutra: gli esseri, innumerevoli, possono dividersi in due categorie, i fallibili e gli infallibili. Gli esseri sono eternamente frammenti di Dio, la Persona Suprema, distinti da Lui. Quando vengono a contatto con l'universo materiale, sono detti jiva-bhuta, e nel verso le parole sanscrite ksarah sarvani bhutani li pongono nella categoria dei fallibili. Invece, coloro che fanno Uno col Signore sono detti infallibili. Per "Uno col Signore" non s'intende che essi non hanno più la loro individualità, ma che sono distinti dal Signore; sono tutti in accordo col Signore sullo scopo della sua creazione. Naturalmente non c'è creazione nel mondo spirituale, ma il Signore spiega questo concetto, nel Vedanta-sutra, affermando che tutto emana da Lui.

Il Signore spiega in questo verso che esistono due categorie di uomini; anche i Veda lo confermano, perciò non dovrebbe esserci alcun dubbio a questo proposito. Finché sono condizionati, gli esseri, in questo mondo, alle prese con la ente e i cinque sensi, subiscono diversi cambiamenti di corpo. Il corpo dell'essere cambia a contatto con la materia; e poiché la materia cambia, l'essere sembra cambiare. Ma nel mondo spirituale non avviene alcun cambiamento, perché i corpi degli esseri non sono di materia. Gli esseri viventi, nel mondo materiale, passano attraverso sei fasi: nascita, crescita, maturità, riproduzione, declino e morte. Questi sono cambiamenti legati al corpo materiale, ma nel mondo spirituale il corpo, anch'esso spirituale, non cambia mai: là non c'è vecchiaia, non c'è nascita né morte. Nel mondo spirituale tutto si trova nell'unità. Le parole ksarah sarvani bhutani mostrano chiaramente che tutti gli esseri che entrano a contatto con la materia - dal primo essere creato, Brahma, fino alla piccola formica - cambiano corpo; sono quindi tutti fallibili. Nel mondo spirituale, invece, tutti fanno Uno col Signore e sono eternamente liberati.

 

VERSO 17

uttamah purusas tv anyah
paramatmety udahritah
yo loka-trayam avisya
bibharty avyaya isvarah

uttamah: la migliore; purusah: personalità; tu: ma; anyah: un altro; parama: il supremo; atma: sé; iti: così; udahritah: è detto; yah: chi; loka: dell'universo; trayam: le tre divisioni; avisya: entrando; bibharti: sostiene; avyayah: inesauribile; isvarah: il Signore.

 

TRADUZIONE

Oltre a queste due categorie di persone, vi è la più grande personalità vivente, L'Anima Suprema, l'eterno Signore in Persona, che entra nei tre mondi e li sostiene.

 

SPIEGAZIONE

Il significato di questo verso è espresso molto bene nella Katha Upanisad (2.2.13) e nella Svetasvatara Upanisad (6.13), dove è chiaramente detto, nityo nityanam cetanas cetananam: al di là degli innumerevoli esseri viventi, di cui alcuni sono condizionati e altri liberati, Si trova la Persona Suprema, che è anche il Paramatma. Queste parole indicano più precisamente che al di là di tutti gli esseri, condizionati o liberati, Si trova un Essere Sovrano: è Dio, la Persona Suprema, che sostiene tutti gli altri esseri e concede a tutti, secondo i loro atti, le facilitazioni per godere dell'esistenza. Questa Persona Suprema, nella forma di Paramatma, è situata nel cuore di ognuno; e soltanto l'uomo saggio che riesce a conoscerLa si qualifica per raggiungere la pace perfetta.

 

VERSO 18

yasmat ksaram atito 'ham
aksarad api cottamah
ato 'smi loke vede ca
prathitah purusottamah

yasmat: poiché; ksaram: al fallibile; atitah: trascendentale; aham: Io sono; aksarat: al di là dell'infallibile; api: anche; ca: e; uttamah: il migliore; atah: perciò; asmi: Io sono; loke: nel mondo; vede: nella letteratura vedica; ca: e; prathitah: celebrato; purusa-uttamah: come la Persona Suprema.

 

TRADUZIONE

Poiché sono trascendentale, al di là del fallibile e dell'infallibile, e poiché sono il più grande, sono celebrato nel mondo e nei Veda come la Persona Suprema.

 

SPIEGAZIONE

Nessun'anima condizionata o liberata supera Dio, la Persona Suprema, Sri Krishna. Krishna è dunque la persona più grande. È chiaro qui che gli esseri viventi e Dio, la Persona Suprema, sono distinti, individuali. La differenza sta nel fatto che gli esseri viventi, condizionati o liberati che siano, non possono mai superare in quantità le inconcepibili potenze del Signore Supremo. Sarebbe un errore credere che gli esseri individuali eguaglino sotto ogni aspetto il Signore Supremo. Bisogna tener presente, per quanto li riguarda, i concetti di superiorità e inferiorità. La parola uttama, una delle più importanti di questo verso, indica che nessuno può superare Dio, la Persona Suprema. Il termine loke significa "nel paurusa agama (le scritture smriti)". Come conferma il dizionario Nirukti, lokyate vedartho 'nena: "La finalità dei Veda è spiegata nelle scritture smriti."

Il Signore Supremo, nel Suo aspetto localizzato di Paramatma, è descritto anche nei Veda. Il verso seguente appare nei Veda. Il verso seguente appare nei Veda (Chandogya Upanisad 8.12.3), tavad esa samprasado 'smac charirat samutthaya param jyoti-rupam sampadya svena rupenabhinispadyate sa uttamah purusah: "Il Paramatma, l'Anima Suprema, uscendo dal corpo di un essere vivente, entra nel brahmajyoti dove mantiene la Sua forma e identità spirituale. Questo Assoluto è la Persona Suprema." Ciò significa che la Persona Suprema manifesta e diffonde la Sua radiosità spirituale, che è la luce ultima. Questo Essere Supremo possiede anche un aspetto "localizzato", il Paramatma. E apparendo nella forma di Vyasadeva, figlio di Parasara e Satyavati, Egli spiega il sapere vedico.

 

VERSO 19

yo mam evam asammudho
janati purusottaman
sa sarva-vid bhajati mam
sarva-bhavena bharata

yah: chiunque; mam: Me; evam: così; asammudhah: senza dubbio; janati: sa; purusa-uttamam: Dio, la Persona Suprema; sah: egli; sarva-vit: colui che conosce ogni cosa; bhajati: offre un servizio devozionale; mam: a Me; sarva-bhavena: sotto ogni riguardo; bharata: o figlio di Bharata.

 

TRADUZIONE

Colui che mi conosce come Dio, la Persona Suprema, e non ha dubbi, conosce ogni cosa, perciò s'impegna con tutto se stesso nel servirMi con devozione, o discendente di Bharata.

 

SPIEGAZIONE

Ci sono molte speculazioni fisiologiche sulla natura degli esseri viventi e della Verità Suprema e Assoluta, ma in questo verso Sri Krishna spiega chiaramente che l'essere che Lo conosce come Dio, la Persona Suprema, in verità sa tutto. Con una conoscenza imperfetta si possono solo fare speculazioni mentali sulla Verità Assoluta; ma l'uomo che possiede la conoscenza perfetta, senza perdere un istante del suo tempo prezioso, s'impegna direttamente nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione al Signore Supremo. Questo è messo in rilievo in tutta la Bhagavad-gita. Ci sono però molti commentatori testardi della Bhagavad-gita che continuano a sostenere che la Verità Suprema e Assoluta e gli esseri individuali sono uguali sotto ogni aspetto.

La conoscenza vedica è chiamata sruti, o conoscenza ricevuta mediante l'ascolto. Infatti, il messaggio vedico dev'essere ricevuto da persone riconosciute come autorità in materia, cioè da Krishna o dai Suoi rappresentanti. Qui Krishna mette in chiaro ogni cosa, perciò è da Lui che occorre ricevere la conoscenza. Non dobbiamo accontentarci di ascoltare, come farebbe anche un maiale, bisogna capire ciò che si ascolta grazie all'aiuto in materia. Invece di abbandonarci alla speculazione intellettuale accademica, dovremmo ascoltare con sottomissione la Bhagavad-gita quando c'insegna giustamente che gli esseri individuali sono sempre subordinati a Dio, la Persona Suprema. Secondo il Signore Supremo, Sri Krishna, soltanto l'essere che ha capito questo conosce lo scopo dei Veda; nessun altro ha questa possibilità.

Soffermiamoci sulla parola bhajati, che in numerosi versi è usata in relazione al servizio offerto al Signore Supremo. Se una persona è completamente assorta nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione, significa che ha perfettamente compreso tutta la conoscenza vedica. La parampara vaisnava dice inoltre che l'uomo impegnato nel servizio devozione a Krishna non ha bisogno di seguire un'altra forma di vita spirituale per comprendere la Verità Suprema e Assoluta; impegnato nel servizio di devozione, egli ha raggiunto questo livello e ha superato così tutte le vie preliminari di comprensione spirituale. D'altra parte, se dopo migliaia di esistenze passate a fare congetture sulla Verità Assoluta, l'uomo non arriva a concludere che Krishna è Dio, la Persona Suprema, e che deve abbandonarsi a Lui, allora tutti i suoi anni e le sue vite di congetture non saranno state altro che un'inutile perdita di tempo.

 

VERSO 20

iti guhyatamam sastram
idam uktam mayanagha
etad buddhva buddhiman syat
krita-krityas ca bharata

iti: così; guhya-tamam: più confidenziale; sastram: scrittura rivelata; idam: questa; uktam: rivelata; maya: da Me; anagha: o tu che sei senza peccato; etat: questa; buddhva: comprensione; buddhi-man: intelligente; syat: diventa; krita-krityah: il più perfetto nei suoi sforzi; ca: e; bharata: o discendente di Bharata.

 

TRADUZIONE

Ciò che ti rivelo ora, o Arjuna senza peccato, è la parte più confidenziale delle Scritture vediche. Chi la comprende diventerà saggio e grazie ai suoi sforzi raggiungerà la perfezione.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore spiega qui nel modo più chiaro che questo sapere è l'essenza di tutte le Scritture rivelate. Occorre dunque comprenderlo così come lo presenta il Signore Supremo, se vogliamo sviluppare la nostra intelligenza e stabilirci perfettamente nella conoscenza trascendentale. In altre parole, con la comprensione di questa filosofia che tratta di Dio, la Persona Suprema, e con l'impegno nel sublime servizio di devozione al Signore, chiunque può essere purificato da ogni contaminazione dovuta alle tre influenze della natura materiale. Il servizio di devozione è un metodo di comprensione spirituale. Ovunque il servizio di devozione sia presente non può esistere la contaminazione materiale. La persona del Signore e il servizio di devozione offerto a Lui, essendo entrambi spirituali, sono un'unica e identica cosa. Il servizio devozionale, infatti, appartiene all'energia interna del Signore. Si dice che il Signore è i sole, e l'ignoranza sono le tenebre. Dove c'è il sole non ci possono essere le tenebre, perciò ovunque il servizio di devozione sia presente, guidato in modo appropriato da un maestro spirituale autentico, non ci può essere questione d'ignoranza.

Tutti devono adottare la coscienza di Krishna e impegnarsi nel servizio di devozione; in questo modo diventeranno intelligenti e puri. Chi non arriva a comprendere Krishna e a impegnarsi nel servizio di devozione non ha raggiunto la perfetta intelligenza, anche se può sembrare intelligente agli occhi dei comuni mortali.
Il termine anagha, con cui Krishna Si rivolge ad Arjuna, ha interesse particolare. Significa "tu che sei senza macchia, senza peccato", e indica che è molto difficile comprendere Krishna finché non si è liberi da tutte le conseguenze dei propri peccati. Per capire bisogna prima purificarsi da ogni contaminazione, da ogni atto colpevole. Ma il servizio di devozione è così puro e potente che l'uomo che vi s'impegna giunge con molta facilità al livello in cui si è liberi dal peccato.

Nel corso del servizio di devozione compiuto nella compagnia di puri devoti, pienamente assorti nella coscienza di Krishna, certe tendenze devono essere dominate completamente, in particolare le nostre debolezze di cuore. La principale, che comporta la prima caduta, consiste nel desiderio di dominare la natura materiale; questo desiderio induce il devoto ad abbandonare il servizio d'amore e di devozione al Signore Supremo. E quando questa tendenza a dominare la natura materiale aumenta, si manifesta la seconda debolezza: l'attaccamento alla materia e al possesso della materia. I problemi dell'esistenza materiale nascono da queste debolezze del cuore. In questo capitolo i primi cinque versi descrivono il metodo per liberarsi da queste debolezze del cuore, e il resto del capitolo, dal sesto verso alla fine, illustra il purusottama-yoga.

 

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul quindicesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Il purusottama-yoga", ossia "Lo yoga della Persona Suprema."

 

NOTE
   
1. Il colore arancione è portato dai sannyasi, i saggi che hanno troncato ogni legame con la famiglia e la società per consacrarsi alla realizzazione spirituale.

 

 

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