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CAPITOLO 16

La Bhagavad-gita: Krishna e Arjuna

 

Natura divina e natura demoniaca

 

VERSI 1-3

sri-bhagavan uvaca
abhayam sattva-samsuddhir
jnana-yoga-vyavasthitih
danam damas ca yajnas ca
svadhyayas tapa arjavam

ahimsa satyam akrodhas
tyagah santir apaisunam
daya bhutesv aloluptvam
mardavam hrir acapalam

tejah ksama dhritih saucam
adroho nati-manita
bhavanti sampadam daivim
abhijatasya bharata

sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema, disse; abhayam: assenza di paura; sattva-samsuddhih: purificazione dell'esistenza individuale; jnana: in conoscenza; yoga: del legame; vyavastitih: la situazione; danam: carità; damah: controllando la mente; ca: e; yajnah: compimento di sacrificio; ca: e; svadhyayah: studio della letteratura vedica; tapah: austerità; arjavam: semplicità; ahimsa: non violenza; satyam: veridicità; akrodhah: libertà dalla collera; tyagah: rinuncia; santih: tranquillità; apaisunam: avversione per la critica; daya: misericordia; bhutesu: verso tutti gli esseri viventi; aloluptvan: libertà dall'avidità; mardavam: gentilezza; hrih: modestia; acapalam: determinazione; tejah: vigore; ksama: perdono; dhritih: forza morale; saucam: purezza; adrohah: libertà dall'invidia; na: non; ati-manita: sete di onori; bhavanti: sono; ampadam: le qualità; daivim: la natura trascendentale; abhijatasya: di chi è nato da; bharata: o discendente di Bharata.

 

TRADUZIONE

Dio, la Persona Suprema, disse:
L'assenza di paura, la purificazione dell'esistenza, lo sviluppo della conoscenza spirituale, la carità, il controllo di sé, il compimento di sacrifici, lo studio dei Veda, l'austerità, la semplicità, la non violenza, la veridicità, l'assenza di collera, la rinuncia, la serenità, l'avversione per la critica, l'assenza di collera, la rinuncia, la serenità, l'avversione per la critica, la compassione verso tutti gli esseri, l'assenza di cupidigia, la dolcezza, la modestia, la ferma determinazione, il vigore, il perdono, la forza morale, la purezza, la libertà dall'invidia e dalla sete di onori - queste sono qualità trascendentali, proprie degli uomini virtuosi dotati di natura divina, o discendente di Bharata.

 

SPIEGAZIONE

L'inizio del quindicesimo capitolo descriveva l'albero baniano che rappresenta il mondo materiale, le cui radici secondarie sono le azioni talvolta favorevoli e talvolta sfavorevoli, degli esseri viventi. Il nono capitolo parlava dei deva, gli esseri di natura divina, e degli asura, quelli di natura demoniaca. Secondo gli insegnamenti vedici, le attività guidate dalla virtù sono favorevoli al progresso verso la liberazione e se sono considerate di natura spirituale, o daivi prakriti. Gli uomini di natura spirituale avanzano sulla via della liberazione, mentre quelli che agiscono sotto l'influenza della passione e dall'ignoranza non hanno alcuna possibilità di raggiungere la liberazione. Essi dovranno rimanere nel mondo materiale, o nella forma umana o nelle specie animali o in forme di vita ancora più basse. In questo capitolo il Signore spiega sia la natura divina, o spirituale, sia la natura demoniaca, con i loro rispettivi attributi, mettendone in rilievo gli aspetti positivi e negativi.

Il termine abhijatasya, che designa l'uomo nato con qualità spirituali, con tendenze divine, è molto significativo. La procreazione di un figlio in un'atmosfera divina è detta, nelle Scritture vediche, garbhadhana-samskara. In realtà, se i genitori desiderano un figlio dotato di qualità divine devono osservare i dieci princìpi della vita umana.¹ In un capitolo precedente abbiamo visto che l'atto sessuale, quando mira a generare un bambino virtuoso, rappresenta Krishna stesso. La vita sessuale non può quindi essere condannata, purché sia compiuta in coscienza di Krishna. Coloro che sono nella coscienza di Krishna non devono generare figli come fanno i gatti, ma con lo scopo di farne persone coscienti di Krishna. Questa dovrebbe essere la benedizione che riceve un bambino nato da genitori impegnati nella coscienza di Krishna.

Il varnasrama-dharma, il sistema sociale che divide la società in quattro classi, o varna, non attua questa divisione secondo il principio di eredità. Questi quattro gruppi sono determinati dalla formazione personale degli individui e hanno lo scopo di mantenere la pace e il benessere nella società. Le qualità elencate in questo verso sono dette trascendentali, perché sono destinate ad aumentare nell'uomo la comprensione spirituale che gli permetterà di liberarsi dal mondo materiale. Nel varnasrama-dharma, il sannyasi (colui che è nell'ordine di rinuncia) è considerato la testa o il maestro spirituale di tutti i varna e gli asrama. È vero che il brahmana svolge il ruolo di maestro spirituale per i componenti degli altri tre varna - ksatriya, vaisya e sudra - ma il sannyasi, in cima all'istituzione del varnasrama, è il maestro spirituale anche del brahmana.

Abhaya: assenza di paura. Innanzitutto, il sannyasi dev'essere senza paura. Dovendo vivere da solo, senza alcun sostegno e senza la prospettiva di averlo in futuro, non può che dipendere totalmente dalla misericordia di Dio, la Persona Suprema. Chi si preoccupa ancora se sarà protetto una volta troncati i legami con la famiglia e la società, non dovrebbe accettare il sannyasa, l'ordine di rinuncia. Si deve essere fermamente convinti che Krishna la Persona Suprema, Si trova sempre nel cuore di ognuno nel Suo aspetto localizzato di Paramatma, quindi Egli vede e sa sempre tutto delle nostre intenzioni. Bisogna possedere anche una ferma fede, la sicurezza che Krishna, come Paramatma, protegge l'anima che si è abbandonata a Lui. Si deve pensare: "Non sono mai solo. Anche se andassi a vivere nel cuore della foresta più oscura, Krishna sarebbe con me e mi darebbe ogni protezione." Colui che possiede questa convinzione è abhaya, senza paura. Tale stato d'animo è indispensabile al sannyasi.

Sattva-samsuddhi: purificazione dell'esistenza. Il sannyasi deve purificare la sua esistenza seguendo i numerosi princìpi stabiliti a questo fine. Il più importante consiste nella severa proibizione d'intrattenere relazioni con una donna. Al sannyasi è perfino vietato parlare con una donna in un luogo solitario. Sri Caitanya Mahaprabhu, il Signore in persona, diede l'esempio del sannyasi perfetto: quando Si trovava a Puri, i Suoi discepoli di sesso femminile non potevano avvicinarsi a Lui neanche per offrirGli i loro omaggi, ma erano invitate a prosternarsi tenendosi a una certa distanza. Non bisogna vedere in questo un'avversione per le donne; è solo un dovere del sannyasi non intrattenere relazioni con loro. Se vuole purificare la sua esistenza, l'uomo deve rispettare le regole prescritte per il varna e l'asrama a cui appartiene. Nel caso del sannyasi è severamente proibito intrattenere qualsiasi legame con le donne e possedere ricchezze per la gratificazione dei sensi. Sri Caitanya Mahaprabhu fu un sannyasi perfetto e durante la Sua vita fu estremamente severo nel Suo comportamento verso le donne. Sebbene sia considerato l'avatara più liberale perché accettava sotto la Sua protezione le anime più cadute, Egli seguiva rigidamente le regole e i princìpi del sannyasa per quanto riguarda la compagnia delle donne. Uno dei sui intimi discepoli, Chota Haridasa, sebbene vicino a Lui e ai Suoi intimi compagni, un giorno si lasciò sfuggire uno sguardo di cupidigia verso una giovane donna in presenza di Sri Caitanya Mahaprabhu. Egli era così severo che lo escluse subito dalla sua compagnia. Dopo l'incidente Sri Caitanya pronunciò queste parole: "Per un sannyasi, o per chiunque aspiri a liberarsi dalla schiavitù della materia e si sforzi di elevarsi alla natura spirituale per tornare a Dio, nella sua dimora originale, volgere lo sguardo verso i beni materiali e le donne (anche senza goderne, ma animato da questo desiderio), è un atto così condannabile che sarebbe meglio per lui suicidarsi piuttosto che conoscere desideri così illeciti." Queste sono dunque le vie della purificazione.

Jnana-yoga-vyavastiti: sviluppo della conoscenza spirituale. Il compito del sannyasi è portare la conoscenza spirituale ai capi famiglia e a tutti coloro che hanno dimenticato che lo scopo della vita umana è avanzare sulla via spirituale. Per provvedere alle sue necessità, il sannyasi deve elemosinare di porta in porta, ma ciò non significa che sia un mendicante. L'umiltà è un'altra qualità della persona situata sul piano trascendentale, e per umiltà il sannyasi va di porta in porta più per visitare le famiglie e risvegliarle alla coscienza di Krishna che per mendicare. Questo è i dovere del sannyasi. Se un discepolo è veramente avanzato nella vita spirituale e il maestro spirituale gli chiede di farlo, deve predicare con intelligenza la coscienza di Krishna, altrimenti dovrebbe evitare di accettare il sannyasa. E se si accorge di essere entrato nell'ordine di sannyasa senza avere una conoscenza sufficiente, allora deve coltivare il sapere ascoltando gli insegnamenti di un maestro spirituale autentico. Il sannyasi, in conclusione, dev'essere situato nell'abhaya, l'assenza di paura, nella attva-samsuddhi, la purezza, e nel jnana-yoga, la conoscenza.

Dana: carità. Gli atti di carità sono in particolare per i grihastha. Gli uomini di famiglia, infatti, dovrebbero guadagnare onestamente la loro vita e devolvere metà dei loro guadagni a quelle istituzioni che si occupano di diffondere la coscienza di Krishna in tutto il mondo. La carità, infatti dev'essere offerta a uomini che ne sono degni. Come spiegherà in seguito la Bhagavd-gita, esistono diversi tipi di atti caritatevoli, quelli sotto l'influsso della virtù, della passione e dell'ignoranza. Nelle Scritture sono raccomandati gli atti di carità compiuti nella virtù, non quelli dettati dalla passione e dall'ignoranza, che sono un semplice spreco di denaro. L'unico scopo della carità dev'essere quello di aiutare a diffondere la coscienza di Krishna nel mondo. Questa è carità nella virtù.

Dama: il controllo di sé. È una qualità propria di tutti i varna, ma è soprattutto una qualità del grihasta. Sebbene viva in compagnia di una sposa, il grihastha deve astenersi dall'impiegare senza freno i suoi sensi nei piaceri sessuali. Egli è tenuto a osservare delle regole che riguardano anche la vita sessuale, che non deve avere altro fine se non la procreazione. E se il grihastha non ha intenzione di avere figli, gli sposi dovranno astenersi dai piaceri sessuali. Oggi gli uomini fanno uso di contraccettivi e di metodi ancora più abominevoli per godere dei piaceri sessuali senza doversi assumere la responsabilità che implica la nascita di un figlio. Questo non è certo un sintomo della natura divina, ma è un attributo demoniaco. Chiunque desideri avanzare sulla via spirituale, anche se è sposato, deve controllare la sua vita sessuale e generare della prole solo per servire Krishna. Se un uomo è sicuro che i suoi figli diventeranno coscienti di Krishna, può metterne al mondo anche centinaia, altrimenti è meglio non indulgere negli atti sessuali solo per godere del piacere dei sensi.

Yajna: il compimento di sacrifici. Anche questo è destinato in modo particolare al grihastha, perché richiede l'impiego di grandi ricchezze, che i membri degli altri varna - brahmacari, vanaprastha e sannyasi - non possiedono, vivendo di elemosine. Il grihastha deve compiere l'agnihotra-yajna, per esempio, come prescrivono le Scritture vediche. Ma questo sacrificio richiede ricchezze tali che oggi nessuno potrebbe eseguirlo. Perciò il migliore sacrificio per la nostra età, e anche l'unico raccomandato, è il sankirtana-yajna, il canto del maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna, Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare. Questo è il più elevato e il meno costoso dei sacrifici; tutti possono adottarlo e trarne beneficio. La carità, il controllo dei sensi e l'esecuzione dei sacrifici sono dunque particolarmente desitinati al grihastha.

Svadhyaya: studio dei Veda. Questa qualità è propria del brahmacari, o studente. Egli deve evitare ogni associazione con donne; la sua vita dev'essere una vita di continenza e di assorbimento nello studio delle Scritture vediche al fine di coltivare la conoscenza spirituale.

Tapas, o austerità, è soprattutto destinato ai vanaprastha. Un uomo non deve rimanere un capofamiglia per tutta la vita, ma deve sempre ricordare che la vita spirituale comporta quattro tappe: il brahmacarya, il grihastha, il vanaprastha e il sannyasa. Perciò, dopo essere stato grihastha, un uomo di famiglia, dovrà prepararsi a vivere in un luogo solitario. Dei cent'anni della sua vita, venticinque vanno al brahmacarya, agli studi, venticinque al grihastha, alla vita di famiglia, venticinque al vanaprastha, alla vita ritirata, e gli ultimi venticinque al sannyasa, alla vita di rinuncia. Queste sono le norme disciplinari della vita spirituale nella società vedica. L'uomo che lascia la vita di famiglia deve praticare l'austerità del corpo, della mente e della lingua; ciò che costituisce il tapasya. In realtà, questo tapasya è raccomandato per tutte le divisioni del varnasrama-dharma. Senza tapasya, o austerità, nessuno può ottenere la liberazione. La Bhagavad-gita, come ogni altro Testo vedico, non raccomanda quelle teorie secondo cui non ci sarebbe alcun bisogno di austerità, ma si potrebbe tranquillamente continuare ogni sorta di speculazioni. Queste teorie sono invenzioni di pseudo-spiritualisti interessati solo ad accrescere il numero dei loro seguaci. Non appena si tratta di seguire certe regole, certe restrizioni, la gente improvvisamente diventa restia. Perciò quelli che vogliono solo fare discepoli e mirano a far brillare le loro glorie in nome della spiritualità, non osservano né fanno osservare ai loro studenti alcun principio regolatore. Ma questi metodi non sono approvati dai Veda.
Quanto alla semplicità, non dev'essere un principio solo per i membri di un particolare asrama, ma per ogni uomo, che sia brahmacari, grihastha, vanaprastha o sannyasi. Tutti devono vivere nella più grande semplicità.

Ahimsa: non violenza. Significa non interrompere l'evoluzione di nessun essere vivente. Non si deve credere che poiché la scintilla spirituale non muore mai e sopravvive anche quando il corpo muore, non ci sia niente di male nel massacrare gli animali per mangiarseli. Oggi la gente preferisce nutrirsi di carne animale, nonostante abbia a disposizione grandi quantità di cereali, frutta e latte. In realtà, non c'è alcun bisogno di abbattere gli animali. E nessuno fa eccezione a questa regola. Se non ci fosse altra scelta, si potrebbe uccidere un animale in caso di necessità, ma si dovrebbe dapprima offrirlo in sacrificio. L'uomo desideroso di avanzare nella realizzazione spirituale non deve, in nessun caso, fare violenza agli animali quando il nutrimento è in abbondanza. La vera ahimsa consiste nel non frenare lo sviluppo di un essere, di qualunque specie esso sia. Gli animali, trasmigrando da una certa evoluzione, ma se un animale viene ucciso, il suo progresso è rallentato. Infatti, prima di elevarsi alla specie animale superiore dovrà ritornare nella specie che ha prematuramente lasciato per completarvi il suo dovuto numero di giorni o di anni. Non si deve dunque rallentare l'evoluzione degli animali solo per soddisfare il proprio palato. Questa è l'ahimsa.

Satyam: veridicità. Consiste nel non deformare la verità a scopi personali. Certi passi delle Scritture vediche sono difficili da comprendere e la spiegazione del loro contenuto e della loro finalità dev'essere ricevuta da un maestro spirituale autentico. Questa è la giusta via per capire i Veda. Il termine sruti sottolinea che si deve ascoltare la conoscenza da un'autorità in materia. Non si devono interpretare le Scritture per qualche motivo personale. Ci sono numerosi commenti della Bhagavad-gita che deformano il significato del Testo originale. Ogni parola dev'essere presentata con il suo vero significato, e da un maestro spirituale autentico.

Akrodha: controllo della collera. Bisogna tollerare le provocazioni, perché se la collera scoppia tutto il corpo ne viene contaminato. La collera è il frutto della passione e della lussuria, perciò chi ha superato le tre influenze della natura materiale deve riuscire a liberarsene.

Apaisunam: avversione per la critica. Significa non ricercare difetti negli altri o correggerli senza necessità. Chiamare "ladro" un ladro non può ovviamente ritenersi una critica, ma dare del ladro a un uomo onesto è una grave offesa per chi progredisce sul sentiero della vita spirituale

Hri: modestia. Si deve dar prova di riservatezza ed evitare di compiere azioni detestabili.

Acapalam: determinazione. L'uomo determinato non si lascerà turbare o scoraggiare nei suoi sforzi, qualunque siano i risultati. Un tentativo può anche fallire, ma invece di affliggersene bisogna continuare a sforzarsi con pazienza e determinazione.

Tejas: vigore. È una qualità propria degli ksatriya a cui è richiesta una grande forza per poter proteggere i deboli. Essi non devono pretendere di essere non violenti; se la violenza si rivela necessaria, devono farne uso. Ma una persona che è in grado di piegare il nemico, può, in certe condizioni, mostrare il perdono. Può scusare le offese minori.

Saucam: purezza. Non deve limitarsi al corpo e alla mente, ma estendersi anche ai rapporti con gli altri. Si riferisce particolarmente ai vaisya, o commercianti, che non dovrebbero mai impegnarsi in compravendite clandestine.

Nati-manita: non aspettarsi onori. È una qualità del sudra, il comune lavoratore, membro del varna che il codice vedico classifica ultimo. Il sudra non deve inorgoglirsi vanamente o ricercare onori, ma deve rimanere nelle giuste norme del suo stato sociale. È anche suo dovere mostrare rispetto ai componenti dei varna superiori, per mantenere l'ordine sociale.

Tutte queste qualità sono spirituali, di natura divina. Ognuno deve svilupparle, secondo il varna e l'asrama a cui appartiene. Così, anche se la condizione materiale è causa di sofferenza, queste qualità, sviluppate con la pratica, possono gradualmente elevare l'uomo da qualsiasi posizione del varnasrama-dharma al livello più alto della realizzazione spirituale.

 

VERSO 4

dambho darpo 'bhimanas ca
krodhah parusyam eva ca
ajnanam cabhijatasya
partha sampadam asurim

dambhah: orgoglio; darpah: arroganza; abhimanah: vanità; ca: e krodhah: collera; parusyam: durezza; eva: certamente; ca; e; ajnanam: ignoranza; ca: e; abhijatasya: di colui che è nato; partha: o figlio di Pritha; sampadam: le qualità; asurim: della natura demoniaca.

 

TRADUZIONE

Orgoglio, arroganza, presunzione, collera, rudezza e ignoranza sono le qualità caratteristiche degli uomini di natura demoniaca, o figlio di Pritha.

 

SPIEGAZIONE

In questo verso è descritta la via verso l'inferno. Gli uomini demoniaci vogliono dare una dimostrazione di fede e di avanzamento nella scienza spirituale, ma non ne seguono neppure i princìpi. Sono sempre arroganti e orgogliosi di aver ricevuto un certo tipo di educazione o di possedere tante ricchezze. Desiderano essere adorati ed esigono il rispetto sebbene non ispirino alcun rispetto. Per un nonnulla si arrabbiano e parlano in modo offensivo. Non sanno ciò che dev'essere fatto e ciò che non dev'essere fatto. Agiscono in modo capriccioso, seguendo i loro desideri, e non conoscono nessuna autorità. Essi portano con sé questi attributi demoniaci fin dai primi istanti della loro vita nel corpo, nel grembo stesso della madre, e crescendo manifestano tutte queste qualità di cattivo augurio.

 

VERSO 5

daivi sampad vimoksaya
nibandhayasuri mata
ma sucah sampadam daivim
abhijato 'si pandava

daivi: trascendentali; sampat: beni; vimoksaya: destinati alla liberazione; nibandhaya: per la prigionia; asuri: qualità demoniache; mata: sono considerate; ma: non; sucah: preoccuparti; sampadam: beni; daivim: trascendentali; abhijatah: nato; asi: tu sei; pandava: o figlio di Pandu.

 

TRADUZIONE

Le qualità divine portano alla liberazione, mentre le qualità demoniache portano alla schiavitù. Ma non temere, figlio di Pandu, tu si nato con qualità divine.

 

SPIEGAZIONE

Sri Krishna incoraggia Arjuna affermando che lui non è nato con qualità demoniache. La presenza di Arjuna nella battaglia non è segno di una natura demoniaca, poiché si preoccupa tanto di valutarne i pro e i contro. Egli si domanda se persone rispettabili come Bhisma e Drona debbano essere uccise, perciò non agisce sotto l'influsso della collera, del falso prestigio o della durezza. La sua natura, dunque, non è demoniaca. Per uno ksatriya, un guerriero, scagliare frecce sul nemico è trascendentale, mentre trascurare di compiere questo dovere è demoniaco. Arjuna, dunque, non ha alcun motivo di lamentarsi. Chiunque osservi i princìpi regolatori dei differenti ordini di vita è situato sul piano trascendentale.

 

VERSO 6

dvau bhuta-sargau loke 'smin
daiva asura eva ca
daivo vistarasah prokta
asuram partha me srinu

dvau: due; bhuta-sargau: esseri viventi creati; loke: nel mondo; asmin: questo; daivah: divino; asurah: demoniaco; eva: certamente; ca: e; daivah: il divino; vistarasah: a lungo; proktah: detto; asuram: il demoniaco; partha: o figlio di Pritha; me: da Me; srinu: ascolta ora.

 

TRADUZIONE

O figlio di Pritha, in questo mondo esistono due categorie di esseri creati, gli uni divini e gli altri demoniaci. Ti ho già parlato a lungo delle qualità divine, ora ascolta da Me gli attributi demoniaci.

 

SPIEGAZIONE

Sri Krishna ha rassicurato Arjuna dicendogli che è nato con le qualità divine, e ora gli descrive la via demoniaca. Gli esseri condizionati in questo mondo sono divisi in due categorie. I primi, nati con le qualità divine, fanno una vita regolata, seguono cioè le Scritture e le autorità in campo spirituale. In effetti, ognuno dovrebbe compiere il proprio dovere alla luce di Scritture autentiche: chi agisce così è definito divino. I secondi, invece, coloro che non osservano i princìpi regolatori enunciati dalle Scritture ma agiscono in modo capriccioso, sono chiamati asura, o esseri demoniaci. L'unico metro di giudizio è dunque l'obbedienza ai princìpi regolatori delle Scritture. Infatti, le Scritture affermano che tutti, esseri celesti ed esseri demoniaci discendono da Prajapati; l'unica differenza è che gli uni si sottomettono alle regole vediche e gli altri no.

 

VERSO 7

pravrittim ca nivrittim ca
jana na vidur asurah
na saucam napi cacaro
na satyam tesu vidyate

pravrittim: agendo in modo corretto; ca: anche; nivrittim: non agendo in modo scorretto; ca: anche; nivrittim: non agendo in modo scorretto; ca: e; janah: persone; na: mai; viduh: sanno; asurah: di qualità demoniaca; na: mai; saucam: pulizia; na: né; api: anche; ca: e; acarah: comportamento; na: mai; satyam: verità; tesu: in loro; vidyate: c'è.

 

TRADUZIONE

Le persone demoniache non sanno ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare . In loro non c'è purezza, né comportamento corretto, né veridicità.

 

SPIEGAZIONE

In ogni società umana civilizzata si trova, fin dalle origini, un insieme di regole scritturali che servono da guida per la società; ciò e vero, in particolare, per gli arya, termine che si riferisce a coloro che adottano la coltura vedica e per questo sono considerati le persone civili più evolute. Invece, coloro che non seguono le regole delle Scritture sono detti demoni, e il nostro verso lo conferma descrivendo la natura demoniaca, caratterizzata da ignoranza e da avversione nei confronti di ogni regola indicata nelle Scritture. La maggior parte delle persone demoniache non ha alcuna conoscenza di queste regole, e i pochi che le conoscono non hanno alcun desiderio di osservarle. Sono privi di fede e rifiutano di agire in accordo con le regole vediche. Non sono puliti, né internamente, né esternamente. Si deve sempre aver cura di mantenere il corpo pulito, facendo il bagno e lavandosi i denti, radendosi, cambiando i vestiti, e così via. Quanto alla purezza interna, si ottiene ricordando costantemente i santi nomi di Dio col canto del maha-mantra Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna, Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama, Rama, Hare Hare. Agli uomini demoniaci non piacciono questi princìpi di purezza interna ed esterna, perciò non li seguono.

Le regole di condotta sono racchiuse nelle Scritture, specialmente nella Manu-samhita, che contiene le leggi della razza umana ed è ancora oggi seguita dagli indù. Le leggi che regolano l'eredità dei beni e molte altre leggi hanno origine da questo testo. Tra l'altro esso prescrive che le donne non devono agire in modo indipendente perché sono come bambini. Questo, naturalmente, non significa che debbano essere trattate come schiave. Infatti, limitare la libertà di un bambino non vuol dire considerarlo uno schiavo. Gli uomini demoniaci hanno abbandonato questa regola e credono che uomo e donna debbano godere della stessa libertà. Ma è facile notare che i loro tentativi non hanno migliorato la situazione sociale del mondo. In realtà, la donna deve sempre avere accanto qualcuno in grado di proteggerla: il padre durante l'infanzia, il marito durante la giovinezza e la maturità, e i figli, ormai adulti, durante la vecchiaia. Questa è secondo la Manu-samhita, la giusta condotta sociale. L'educazione attuale, invece, ha artificialmente creato il presuntuoso concetto di femminismo; perciò il matrimonio, nella società moderna, non è altro che un'utopia. E non si può neppure dire che oggi la condizione morale della donna sia eccellente. Gli uomini demoniaci rifiutano tutte le norme positive per la società; poiché non approfittano dell'esperienza dei grandi saggi, né seguono le regole che essi hanno prescritto, le loro condizioni sociali diventano sempre più miserevoli.

 

VERSO 8

asatyam apratistam te
jagad ahur anisvaram
aparaspara-sambhutam
kim anyat kama-haitukam

asatyam: irreale; apratistam: senza fondamento; te: essi; jagat: la manfestazione cosmica; ahuh: dicono; anisvaram: senza controllore; aparaspara: senza causa; sambhutam: sorti; kim anyat: non vi è altra causa; kama-haitukam: è dovuto soltanto alla lussuria.

 

TRADUZIONE

Dicono che questo mondo è irreale, privo di fondamento e di un Dio che lo controlli; dicono che è un prodotto soltanto dal desiderio sessuale e non ha altra causa che la lussuria.

 

SPIEGAZIONE

Gli uomini demoniaci giungono alla conclusione che questo mondo è solo fantasmagoria. Per loro non esiste né causa, né effetto, né un maestro, né uno scopo: tutto è irreale. Sostengono che la manifestazione cosmica derivi da fenomeni "naturali" e dalle loro interazioni, e che tutto avvenga per caso. Non considerano mai la possibilità che il mondo sia stato creato da Dio con uno scopo ben preciso. Hanno la loro propria teoria: il mondo si è creato da solo, perciò non c'è motivo di credere che alla sua origine si trovi un Dio. Non esiste, per loro, alcuna differenza tra materiale e spirituale; come potrebbero dunque accettare l'Essere spirituale supremo? Tutto non è che materia, l'universo intero non è che una massa bruta d'ignoranza. Secondo loro ogni cosa è vuoto e qualsiasi manifestazione esistente è dovuta alla nostra incapacità di percezione. Danno per scontato che ogni manifestazione di diversità è soltanto un'esibizione d'ignoranza. E per dimostrarlo dicono: "L'uomo crea in sogno mille forme illusorie, ma quando si sveglia capisce che esistevano soltanto in sogno."

Sostengono dunque che "la vita è un sogno", ma non per questo sono meno esperti nell'arte di godere di questo sogno! Così, invece di acquisire la conoscenza, si rinchiudono sempre più nel loro mondo di sogni. Essi pensano che come un bambino nasce semplicemente dal rapporto sessuale, così questo mondo è stato creato senza alcun'anima. Per loro, solo una combinazione di elementi materiali ha prodotto gli esseri viventi, non è possibile che esista un'anima. Come numerose creature nascono senza alcuna causa dalla traspirazione o dalla putrefazione di un corpo, così credono che tutto ciò vive sia prodotto dagli elementi del mondo materiale combinati insieme. Così, sempre secondo loro, la natura materiale costituisce l'unica causa della manifestazione materiale. Essi non accordano nessuna fede alle parole di Krishna quando dice nella Bhagavad-gita (9.10), mayadhyaksena prakritih suyate sa-caracaram: "L'intero universo materiale si muove sotto la mia direzione." In breve, questi uomini demoniaci sono privi dell'esatta conoscenza sulla creazione del mondo, ma ognuno di loro possiede a questo proposito qualche teoria di sua invenzione. Ai loro occhi, tutte le interpretazioni dei Testi sacri si equivalgono, perché essi non credono nell'esistenza di una norma per comprendere le Scritture.

 

VERSO 9

etam dristim avastabhya
nastatmano 'lpa-buddhayah
prabhavanty ugra-karmanah
ksayaya jagato 'hitah

etam: questa; dristim: visione; avastabhya: accettando; nasta: avendo perso; atmanah: se stessi; alpa-buddhayah: i meno intelligenti; prabhavanti: producono; ugra-karmanah: impegnati in attività dolorose; ksayaya: per la distruzione; jagatah: del mondo; ahitah: non benefiche.

 

TRADUZIONE

Sulla base di tali conclusioni, gli uomini demoniaci, smarriti e privi di intelligenza, s'impegnano in attività dannose e ignobili destinate alla distruzione del mondo.

 

SPIEGAZIONE

Gli uomini demoniaci si dedicano ad attività che portano il mondo alla distruzione. Il Signore afferma in questo verso che essi hanno un'intelligenza inferiore. I materialisti, infatti, incapaci di concepire l'esistenza di Dio, credono di avanzare sulla via del "progresso", mentre in realtà, secondo la Bhagavad-gita, sono privi d'intelligenza e di ogni buon senso. Nel tentativo affannoso di godere al massimo in questo mondo, escogitano sempre qualcosa di nuovo che appaghi i loro sensi. Sebbene considerate sintomo di progresso, le loro invenzioni, purtroppo, provocano soltanto un rapido aumento della violenza e della crudeltà, verso gli animali come verso gli uomini. Gli uomini demoniaci ignorano totalmente il giusto comportamento da adottare nei rapporti col prossimo; e il massacro di animali è per loro una cosa normale. Sono considerati nemici del mondo, perché finiranno con l'inventare o creare lo strumento che causerà la distruzione di tutti gli esseri. Indirettamente, questo verso prevede le armi atomiche che oggi sono l'orgoglio del mondo intero. Da un momento all'altro può scoppiare una guerra e queste armi nucleari, esplodendo, creeranno il caos. L'unico scopo di queste invenzioni è distruggere il mondo, come indica questo verso. Questi ordigni compaiono nella società umana a causa dell'empietà della gente, e il loro scopo non è certo quello di condurre il mondo alla pace e alla prosperità.

 

VERSO 10

kamam asritya duspuram
dambha-mana-madanvitah
mohad grihitvasad-grahan
pravartante 'suci-vratah

kamam: lussuria; asritya: prendendo rifugio in; duspuram: insaziabile; dambha: di orgoglio; mana: e falso prestigio; mada-anvitah: assorti nel concetto; mohat: dall'illusione; grihitva: prendendo; asat: temporanee; grahan: cose; pravartante: prosperano; asuci: all'impurità; vratah: votati.

 

TRADUZIONE

Gli uomini demoniaci, preda dell'illusione, si rifugiano in una lussuria insaziabile e nella presunzione dell'orgoglio e del falso prestigio. Attratti da ciò che è temporaneo, sono sempre spinti verso attività malsane.

 

SPIEGAZIONE

La mentalità demoniaca è descritta in questo verso. La cupidigia degli uomini che ne sono schiavi non è mai saziata, anzi essi continuano a vedere i loro insaziabili desideri di godimento materiale moltiplicarsi senza fine. Stretti nella morsa dell'illusione, non si stancano di accettare cose effimere, anche se ne derivano un'angoscia continua. Privi di conoscenza, non sono neppure consapevoli di camminare nella direzione sbagliata. Accettano l'effimero, e su questa base si costruiscono il loro Dio, per il quale compongono i loro propri inni, che cantano poi a modo loro. Due sono le cose che li affascinano sempre più: godere del piacere sessuale e ammucchiare ricchezze materiali. Sottolineiamo qui l'importanza del termine asuci-vratah. "doveri o regole di vita malsana" poiché questi uomini demoniaci sono interessati solo al vino, alle donne, al gioco e a consumo di carne: queste sono le loro abitudini malsane (asuci). Spinti dall'orgoglio e dal falso prestigio inventano di tutto punto i loro "princìpi religiosi" che sono approvati dalle Scritture vediche. Anche se sono persone del tutto detestabili, la società le orna, artificialmente, di una fama ingannevole, e sebbene siano destinati ad andare all'inferno si credono molto avanzati.

 

 

 

continua...

 

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