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...continua Cap. 16

 

VERSI 11-12

cintam aparimeyam ca
pralayantam upasritah
kamopabhoga-parama
etavad iti niscitah

asa-pasa-satair baddah
kama-krodha-parayanah
ihante kama-bhogartham
anyayenartha-sancayan

cintam: paure e ansie; aparimeyam: senza limiti; ca: e; pralaya-antam: al punto della morte; upasritah: rifugiandosi; kama-upabhoga: gratificazione dei sensi; paramah: l'obbiettivo più alto della vita; etavat: così; iti: in questo modo; niscitah: si assicurano; asa-pasa: impigliati in una rete di desideri; sataih: a centinaia; baddhah: essendo legati; kama: di lussuria; krodha: e collera; parayanah: situati sempre nella mentalità; ihante: desiderano; kama: lussuria; bhoga: piacere dei sensi; artham: con l'obiettivo di; anyayena: illegalmente; artha: di ricchezze; sancayan: l'accumulo.

 

TRADUZIONE

Essi< credono che la gratificazione dei sensi sia la necessità primaria della civiltà umana, così fino a termine dei loro giorni vivono in un'ansia senza limiti. Impigliati in una rete di desideri, immersi nella lussuria e nella collera, accumulano denaro con mezzi illeciti per soddisfare i sensi.

 

SPIEGAZIONE

Gli uomini demoniaci credono che il fine ultimo della vita sia il piacere dei sensi, e continuano a crederlo fino al momento della morte. Non credono nella vita dopo la morte, né che l'essere si rivesta di differenti tipi di corpi, determinati dal suo karma, cioè dalle sue azioni in questo mondo. I progetti per l'avvenire, che essi sfornano uno dopo l'altro senza tregua, non si concludono ma. Una volta abbiamo conosciuto un uomo che in punto di morte chiese al medico di prolungargli la vita di altri quattro anni per poter completare certi suoi progetti. Questo sciocco ignorava, come i suoi simili, che un medico non ha il potere di prolungare la vita neanche di un solo istante. Quando il momento del trapasso si avvicina i desideri d chi muore non sono presi in considerazione. Le leggi della natura non gli concedono nemmeno un istante di più del tempo che gli spetta.

L'uomo demoniaco, che non ha in fede in Dio o nell'Anima Suprema che Si trova in lui, si abbandona a ogni sorta di atti colpevoli al solo fine di godere. Non sa che nel suo cuore si trova un testimone: l'Anima Suprema, che osserva l'anima individuale in tutte le sue azioni. Le Scritture vediche, e più precisamente le Upanisad, spiegano che ci sono due uccelli su un albero: l'uno, attivo, gode e soffre dei frutti dell'albero, mentre l'altro lo osserva. Purtroppo l'uomo di natura demoniaca non ha alcuna conoscenza delle Scritture vediche né alcuna fede in esse; si sente dunque libero di agire a modo suo per la soddisfazione dei sensi e poco gli importano le conseguenze delle sue azioni.

 

VERSI 13-15

idam adya maya labdam
imam prapsye manoratham
idam astidam api me
bhavisyati punar dhanam

asau maya hatah satrur
hanisye caparan api
isvaro 'ham aham bhogi
siddho 'ham balavan sukhi

adhyo 'bhijanavan asmi
ko 'nyo 'sti sadriso maya
yaksye dasyami modisya
ity ajnana-vimohitah

idam: questo; adya: oggi; maya: da me; labdham: guadagnato; imam: questo; prapsye: otterò; manah-ratham: secondo i miei desideri; idam: questo; asti: c'è; idam: questo; api: anche; me: mio; bhavisyati: aumenterà nel futuro; punah: di nuovo; dhanam: ricchezza; asau: quella; maya: da me; hatah: è stato ucciso; satruh: nemico; hanisye: ucciderò; ca: anche; aparan: altri; api: certamente; isvarah: il signore; aham: io sono; aham: io sono; bhogi: il beneficiario; siddhah: perfetto; aham: io sono; bala-van: potente; sukhi: felice; adyah: ricco; abhijana-van: circondato da parenti aristocratici; asmi: io sono; kah: chi; anyah: altro; asti: c'è; sadrisah: come; maya: me; yaksye: sacrificherò; dasyami: offrirò in carità; modisye: godrò; iti: così; ajnana: dall'ignoranza; vimohitah: illuso.

 

TRADUZIONE

L'uomo demoniaco pensa: "Oggi possiedo tuta questa ricchezza e secondo i miei piani ne otterrò ancora di più. Ora tutto questo è mio e domani avrò di più, sempre di più. Quell'uomo era un mio nemico e io l'ho ucciso e anche gli altri nemici saranno a loro volta uccisi. Io sono il padrone di tutto, sono colui che gode di tutto. Sono perfetto, potente e felice. Sono l'uomo più ricco e sono attorniato da una parentela aristocratica. Non esiste nessuno potente e felice come me. Compirò sacrifici, farò la carità e così potrò godere." Ecco come queste persone sono sviate dall'ignoranza.

 

VERSO 16

aneka-citta-vibhranta
moha-jala-samavritah
prasaktah kama-bhogesu
patanti narake 'sucau

aneka: numerose; città: da ansie; vibhrantah: perplessi; moha: di illusioni; jala: da una rete; sanmavritah: circondati; prasaktah: attaccati; kama-bhogesu: alla gratificazione dei sensi; patanti: scivolano giù; narake: nell'inferno; asucau: impuro.

 

TRADUZIONE

Così, agitato da molteplici ansie e imprigionato in una rete d'illusioni, si attacca tanto fortemente al piacere dei sensi che scivola verso le regioni infernali.

 

SPIEGAZIONE

L'uomo demoniaco vorrebbe arricchirsi all'infinito. Tutti i suoi pensieri sono concentrati a valutare il suo patrimonio e a fare imbrogli per farlo fruttare sempre di più. A questo scopo non esita ad agire in modo equivoco, a introdursi in mercati clandestini che promettono piaceri illeciti. È invaghito dei beni che già possiede: la famiglia, la terra, la casa, il conto in banca, e pensa continuamente al modo di farli crescere in numero o in valore. Ha fiducia solo nelle proprie capacità e ignora che tutti i suoi beni sono il frutto delle azioni virtuose compiute nel passato. non immagina affatto le cause remote che gli permettono oggi di accumulare tanti beni, ma è convinto che siano il risultato dei suoi sforzi. L'uomo demoniaco crede quindi nella potenza della sua opera personale, ma non nella legge karma. Secondo questa legge si nasce in una famiglia nobile, si diventa ricchi, si riceve una buona educazione, si gode di una grande bellezza solo grazie agli atti virtuosi compiuti nel passato. Ma l'uomo demoniaco pensa che tutto questo gli capiti per caso o grazie alle proprie capacità. Non concepisce nessuna intelligenza dietro la varietà di persone, di bellezza e di educazione. Chiunque entri in competizione con lui diventa suo nemico. Numerosi sono gli uomini demoniaci e ognuno è un nemico per gli altri. Questa ostilità si espande gradualmente: si stabilisce dapprima tra persone, poi tra famiglie, poi tra società e infine tra nazioni. Così il mondo intero diventa teatro di conflitti perpetui, di guerre e ostilità.

Queste persone demoniache pensano che sia permesso vivere alle spalle di tutti. Generalmente si credono Dio, l'Essere Supremo, e tra loro, certi "filosofi" demoniaci predicano così ai loro seguaci: "Perché cercate Dio altrove? Tutti voi siete Dio! Liberi di agire come vi pare e piace! Perché credere in un altro Dio? Sbarazzatevi di Dio. Dio è morto." Questi sono i discorsi degli uomini demoniaci.

Un uomo demoniaco può vedere molti uomini ricchi e influenti quanto lui o perfino più di lui, ciò nonostante continuerà a credere che nessuno lo eguagli in ricchezza e in potenza. Per ciò che riguarda l'elevazione ai sistemi planetari superiori, egli non crede nel compimento degli yajna (sacrifici), ma pensa che inventando il suo proprio metodo di yajna e mettendo a punto qualche missile sarà in grado di raggiungere il pianeta celeste di sua scelta. Il miglior esempio di un simile uomo demoniaco fu Ravana. Egli propose alla gente di costruire una scala gigantesca fino ai pianeti celesti, affinché chiunque potesse raggiungerli senza dover compiere i sacrifici prescritti dai Veda. Seguendo le sue orme, gli uomini di natura demoniaca si sforzano di raggiungere i sistemi planetari superiori con mezzi meccanici. Ciò dimostra il grado di confusione e d'illusione di cui parla il nostro verso. Così facendo, questi uomini scivolano verso le regioni infernali senza neppure saperlo. Soffermiamoci sulle parole moha-jala. Jala significa "rete"; come pesci presi in una una rete, gli uomini demoniaci non hanno possibilità di sfuggire alla rete d'illusioni che li avvolge.

 

VERSO 17

atma-sambhavitah stabdha
dhana-mana-madanvitah
yajante nama-yajnais te
dambhenavidhi-purvakam

atma-sambhavitah: soddisfatto di sè; stabdhah: imprudente; dhana-mana: di ricchezze e falso prestigio; mada: nell'illusione; anvitah: assorti; yajante: compiono sacrifici; nama: soltanto di nome; yajnaih: con sacrifici; te: essi; dambhena: a causa dell'orgoglio; avidhi-purvakam: senza seguire regole e norme.

 

TRADUZIONE

Compiaciuto di sé, sempre arrogante, sviato dalla ricchezza e dal falso prestigio, talvolta per orgoglio compie sacrifici che non sono tali solo di nome, senza seguire alcun principio e alcuna regola.

 

SPIEGAZIONE

A volte gli uomini demoniaci compiono pseudo-riti religiosi o sacrificali, considerando se stessi come l'unica realtà, senza preoccuparsi degli insegnamenti delle Scritture e di persone autorevoli. Poiché rifiutano di accettare ogni autorità spirituale sono pieni di arroganza. Questo è il frutto illusorio generato dall'accumulo di ricchezza e dal falso prestigio. Talvolta questi uomini demoniaci assumono il ruolo di predicatori e sviano le folle, diventando famosi come riformatori religiosi o manifestazioni divine. Fingono di compiere sacrifici, rendono culto a un essere celeste o si creano un Dio su misura. Le masse li proclamano Dio e li adorano, gli stolti li considerano persone avanzate nei princìci della conoscenza spirituale. Indossano l'abito del sannyasi, ma si dedicano a ogni sorta di atti infami senza preoccuparsi delle restrizioni che deve seguire un vero sannyasi, ma si dedicano a ogni sorta di atti infami senza preoccuparsi delle restrizioni che deve seguire un vero sannyasi, una persona che ha rinunciato al mondo. Sono convinti che la strada giusta sia quella che ognuno crea e che non esista una via stabilita che tutti devono seguire. In questo verso le parole avidhi-purvakam, mettono in rilievo l'indifferenza di questi uomini demoniaci verso ogni regola e ogni principio. All'origine di questa indifferenza c'è sempre l'ignoranza e l'illusione.

 

VERSO 18

ahankaram balam darpam
kamam krodham ca samsritah
mam atma-para-dehesu
pradvisanto 'bhyasuyakah

ahankaram: falso ego; balam: forza; darpam: orgoglio; kamam: lussuria; krodham: collera; ca: anche; samsritah: avendo preso rifugio in; mam: Me; atma: nei loro; para: e in altrui; dehesu: corpi; pradvisantah: bestemmiando; abhyasuyakah: invidiosi.

 

TRADUZIONE

Poiché si rifugiano nel falso ego, nella prepotenza, nell'orgoglio, nella lussuria e nella collera, i demoni diventano invidiosi di Dio, la Persona Suprema, che risiede nel loro stesso corpo e in quello degli altri, e bestemmiano la vera religione.

 

SPIEGAZIONE

Poiché l'uomo demoniaco è sempre ostile alla suprmazia di Dio, detesta credere nelle Scritture. È invidioso delle Scritture e dell'esistenza di Dio, la Persona Suprema. Questo è il risultato del suo pseudo-prestigio, della sua ricchezza e della sua potenza. Ignora che la sua vita presente è la preparazione per la vita successiva, perciò prova invidia verso se stesso e verso gli altri e fa violenza al proprio corpo e a quello altrui. Poiché è privo di conoscenza, disprezza il controllo sovrano della Persona Suprema. Invidioso delle Scritture e di Dio, inventa false tesi per negare l'esistenza di Dio e rifiuta l'autorità delle Scritture. In ogni sua azione si crede indipendente e onnipotente, e poiché è convinto che nessuno lo eguagli in forza, potere o ricchezza, pensa di poter fare sempre come vuole, senza che qualcuno possa impedirglielo. Se incontra un nemico capace di frenarlo nella sua scalata al piacere dei sensi è pronto a elaborare ogni sorta di progetti per schiacciarlo, esibendo così la propria potenza.

 

VERSO 19

tan aham dvisatah kruran
samsaresu naradhaman
ksipamy ajasram asubhan
asurisv eva yonisu

tan: coloro; aham: Io; dvisatah: invidiosi; kruran: malvagi; samsaresu: nell'oceano dell'esistenza materiale; nara-adhaman: i più degradati tra gli uomini; ksipami: getto; ajasram: per sempre; asubhan: infausti; asurisu: demoniaci; eva: certamente; yonisu: nei grembi.

 

TRADUZIONE

Gli invidiosi e i malvagi, i più degradati tra gli uomini, Io li getto per sempre nell'oceano dell'esistenza materiale tra le varie specie di vita demoniaca.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso indica chiaramente che la funzione di collocare un'anima individuale in un determinato corpo di materia è una prerogativa della Volontà Suprema. L'uomo demoniaco può anche non essere d'accordo nel riconoscere la supremazia del Signore Supremo e può agire secondo i suoi capricci, ma le condizioni della sua prossima vita saranno decise dal Signore Supremo e non da lui.
Il terzo Canto dello Srimad-Bhagavatam spiega che l'anima incarnata è posta, dopo la morte del corpo, nell'utero di una madre, dove si riveste di un particolare tipo di corpo sotto la direzione di una potenza superiore. Così nel cuore dell'esistenza materiale si evolvono innumerevoli forme di vita - bestie, insetti, uomini e altre ancora - tutte progettate da questa potenza superiore. Esse non sono evidentemente dovute al caso. È chiaro quindi da questo verso che gli esseri demoniaci saranno costretti perpetuamente a rinascere tra i demoni; continueranno così a conservare la loro natura invidiosa e rimarranno sempre i più degradati tra gli uomini. Sempre pieni di cupidigia e di odio, violenti e sempre sporchi, ci fanno ricordare le bestie della giungla.

 

VERSO 20

asurim yonim apanna
muddha janmani janmani
mam aprapyaiva kaunteya
tato yanty adhamam gatim

asurm: demoniache; yonim: specie; apannah: ottenendo; mudhah: gli sciocchi; janmani janmani: di nascita in nascita; mam: Me; aprapya: senza raggiungere; eva: certamente; kaunteya: o figlio di Kunti; tatah: in seguito; yanti: vanno; adhamam: condannata; gatim: destinazione.

 

TRADUZIONE

Rinascendo vita dopo vita nelle specie demoniache, o figlio di Kunti, tali persone non riescono mai ad avvicinarmi a Me. A poco a poco sprofondano in condizioni di esistenza sempre più abominevoli.

 

SPIEGAZIONE

Tutti sanno che Dio ha una misericordia infinita, ma questo verso afferma che Egli non la mostra mai alla gente demoniaca. È delineata qui la sorte di questi uomini: vita dopo vita, inesorabilmente, entreranno nel grembo di esseri altrettanto demoniaci. Privati così della misericordia del Signore, affondano sempre più e finiscono in corpi di cani, di gatti, di maiali e simili. È evidente che questi uomini demoniaci non hanno praticamente nessuna possibilità di ricevere, nel presente come nel futuro, la misericordia di Dio. Anche i Veda affermano che tali esseri si degradano a poco a poco fino a diventare cani e maiali. Forse qualcuno obietterà che Dio non dovrebbe essere considerato infinitamente misericordioso se rifiuta la Sua grazia agli esseri demoniaci. In risposta, il Vedanta-sutra c'informa che il Signore non prova odio per nessuno. L'atto di porre gli asura, o demoni nelle forme più basse di vita è realtà un altro aspetto della Sua misericordia. Accade talvolta che gli asura vengano uccisi dal Signore, ma questo è un beneficio per loro, perché come insegnano i Testi vedici, chiunque sia ucciso dal Signore ottiene la liberazione. Nella storia ci sono numerosi esempi di asura, come Ravana, Kamsa, Hiranyaksipu, ai quali il Signore apparve, in una delle Sue diverse forme, al solo fine di annientarli: La misericordia di Dio, scende anche sugli asura, se hanno la fortuna di essere uccisi da Lui.

 

VERSO 21

tri-vidham narakasyedam
dvaram nasanam atmanah
kamah krodhas tatha lobhas
tasmad etat trayam tyajet

tri-vidham: di tre generi; narakasya: di inferno; idam: questo; dvaram: porta; nasanam: che distrugguno; atmanah: il sé; kamah: lussuria; krodhah: collera; tatha: e anche; lobhah: avidità; tasmat: perciò; etat: queste; trayam: tre; tyajet: devono essere abbandonate.

 

TRADUZIONE

Sono tre le porte che conducono a questo inferno: la lussuria, la collera e l'avidità. Ogni uomo sano di mente dovrebbe allontanarsene perché esse portano alla degradazione dell'anima.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso descrive le origini della vita demoniaca. L'uomo cerca di soddisfare la propria lussuria, e se non vi riesce è preso dalla collera e dall'avidità. Per questo motivo l'uomo sano, che non vuole cadere nelle specie demoniache, deve cercare di sbarazzarsi di questi tre nemici, capaci di "uccidere", di soffocare l'anima, fino a toglierle ogni possibilità di liberarsi dalle reti dell'esistenza materiale.

 

VERSO 22

etair vimuktah kaunteya
tamo-dvarais tribhir narah
acaraty atmanah sreyas
tato yati param gatim

etaih: da queste; vimuktah: liberato; kaunteya: o figlio di Kunti; tamah-dvaraih: dalle porte dell'ignoranza; tribhih: di tre forme; narah: una persona; acarati: compie; atmanah: per il sé; sreyah: benedizione; tatah: in seguito; param: alla suprema; gatim: destinazione.

 

TRADUZIONE

L'uomo che ha saputo evitare queste tre porte dell'inferno, o figlio di Kunti, si dedica ad attività che favoriscono la realizzazione spirituale e gradualmente raggiunge la destinazione suprema.

 

SPIEGAZIONE

Bisogna stare bene in guardia contro questi tre nemici della vita umana: la lussuria, la collera e l'avidità. Più l'uomo se ne libera e più la sua esistenza è purificata. Può allora seguire le regole e i princìpi delle Scritture vediche. Seguendo questi principi regolatori della vita umana, si eleva gradualmente al piano della realizzazione spirituale, e in seguito, se è abbastanza fortunato da arrivare alla coscienza di Krishna, avrà i successo assicurato.

I Testi vedici raccomandano la via dell'azione interessata attraverso cui l'uomo potrà giungere allo stadio di purificazione. L'essenziale è che si liberi dalla lussuria, dalla collera e dall'avidità. Con la conoscenza acquisita potrà in seguito elevarsi fino al più alto livello di realizzazione spirituale, che trova la perfezione nel servizio devozionale. Nel servizio di devozione l'anima condizionata è sicura di essere liberata. Perciò il sistema vedico rispetta l'istituzione delle varnasrama, la divisione della società in quattro varna e asrama, che costituiscono rispettivamente le categorie di lavoro e le tappe della vita spirituale. In ciascuno di questi varna e asrama esistono princìpi e regole, e chi può osservarli si eleverà automaticamente al più alto livello di realizzazione spirituale e raggiungerà senza dubbio la liberazione.

 

VERSO 23

yah sastra-vidhim utsrijya
vartat kama-karatah
na sa siddhim avapnoti
na sukham na param gatim

yah: chiunque; sastra-vidhim: le regole delle Scritture; utsrijya: abbandonando; vartate: resta; kama-karatah: agendo a capriccio nella lussuria; na: mai; sah: egli; siddhim: perfezione; avapnoti: raggiunge; na: mai; sukham: felicità; na: mai; param: il supremo; gatim: stadio di perfezione.

 

TRADUZIONE

Chi invece rifiuta le ingiunzioni della Scritture per agire secondo proprio capriccio non raggiunge né la perfezione né la felicità, né la destinazione suprema.

 

SPIEGAZIONE

Come abbiamo già detto, le istruzioni degli sastra, o sastra-vidhi, sono particolari per ogni varna e asrama. Questi princìpi e regole degli sastra devono essere seguiti da tutti. Colui che non li osserva e agisce per capriccio, spinto dalla lussuria, dalla collera e dall'avidità, non arriverà mai alla perfezione in questa vita. In altre parole, si può avere una conoscenza teorica di questi princìpi, ma chi non li applica nella propria vita dev'essere considerato l'ultimo degli uomini. Una volta giunto alla forma umana, si suppone che l'essere diventi sano di mente e sia capace di seguire le norme che gli sono date per elevarsi alla posizione più alta; ma se trascura di osservarli si degraderà. Tuttavia, anche se osserva queste regole e questi princìpi morali ma non arriva a conoscere il Signore Supremo, tutta la conoscenza che avrà potuto acquisire sarà stata inutile. Deve perciò elevarsi gradualmente al livello della coscienza di Krishna, del servizio di devozione; solo là, infatti, gli sarà possibile raggiungere la perfezione più alta.

Le parole kama-karatah sono molto significative. C'insegnano che un uomo che infrange coscientemente le regole agisce spinto dalla lussuria. Sa bene che alcune azioni sono proibite, ma le fa ugualmente; e sa che altre azioni devono essere compiute. Questo significa agire secondo il proprio capriccio. Tali uomini saranno condannati dal Signore Supremo, e non possono raggiungere la perfezione a cui è destinata la forma umana. La forma umana, infatti, deve servire a purificare l'esistenza, e chiunque rifiuti di osservarne le regole e i princìpi non può né purificarsi né trovare la vera felicità.

 

VERSO 24

tasmac chastram pramanam te
karyakarya-vyavasthitau
jnatva sastra-vidhanoktam
karma kartum iharhasi

tasmat: perciò; sastram: le Scritture; pramanam: la prova; te: tuo; karya: dovere; akarya: e attività proibite; vyavasthitau: nel determinare; jnatva: conoscendo; sastra: delle Scritture; vidhana: le regole; uktam: come dichiarate; karma: attività; kartum: fare; iha: in questo mondo; arhasi: dovresti.

 

TRADUZIONE

Dovresti dunque determinare ciò che è dovere e ciò che non lo è alla luce dei princìpi contenuti nelle Scritture. Conoscendo queste regole, dovresti agire in modo da poterti elevare gradualmente.

 

SPIEGAZIONE

Come insegnava il quindicesimo capitolo, l'unico scopo di tutte le regole e le austerità dei Veda è farci conoscere Krishna. Colui che alla luce della Bhagavad-gita comprende la natura di Krishna e si stabilisce nella coscienza di Krishna impegnandosi nel servizio devozionale, ha già raggiunto la più alta perfezione della conoscenza rivelata dalle Scritture vediche. Sri Caitanya Mahaprabhu, il Signore stesso, ha reso molto facile questo metodo: chiedeva a tutti semplicemente di cantare Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama, Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, di servire il Signore con amore e devozione e gustare i resti del cibo offerto alle murti. Si deve vedere in colui che s'impegna in queste attività devozionali qualcuno che ha già studiato tutti i Testi vedici e ne è arrivato alla perfetta conclusione. Naturalmente l'uomo che non è situato nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione, deve imparare a distinguere, a partire dai precetti vedici, ciò che deve e non deve fare. Egli deve agire secondo queste norme senza metterle in discussione. Questo è ciò che significa osservare i princìpi degli sastra, delle Scritture. Gli sastra sono liberi dalle quattro imperfezioni proprie dell'anima condizionata: avere sensi imperfetti, essere soggetti all'illusione, commettere errori e avere la tendenza a ingannare gli altri. Queste quattro imperfezioni impediscono all'essere condizionato di formulare da sé regole o principi validi. Perciò le regole e i princìpi contenuti negli sastra, che trascendono queste imperfezioni, sono accettati così come sono da tutti i grandi santi, acarya e mahatma.

In India esistono numerose scuole di filosofia spirituale, che si dividono generalmente in due gruppi: impersonalista e personalista. Tuttavia, gli adepti di entrambe queste scuole regolano la loro vita secondo i princìpi dei Veda, altrimenti sarebbe impossibile elevarsi alla perfezione. Per questo motivo, colui che coglie veramente il significato degli sastra è considerato la persona più fortunata.

Il rifiuto dei princìpi che conducono a conoscere Dio, la Persona Suprema, costituisce, nella società umana, la causa di tutti i problemi. Proprio in questo rifiuto risiede la più grave offesa che l'essere possa commettere. Come conseguenza di questa offesa, maya, l'energia materiale del Signore Supremo, impone alle anime condizionate una delusione dopo l'altra, sotto forma dei tre tipi di sofferenza. Questa energia materiale si compone delle tre influenze della natura materiale. Chi vuole iniziare il cammino verso la conoscenza del Signore Supremo deve elevarsi almeno fino alla virtù, altrimenti rimarrà nella passione e nell'ignoranza, le due influenze che si trovano alla base dell'esistenza demoniaca. Gli uomini dominati dalla passione e dall'ignoranza deridono le Scritture, deridono i sadhu, gli uomini santi, deridono perfino l'atteggiamento necessario a comprendere il Signore Supremo. Trascurano gli insegnamenti del maestro spirituale e ignorano le regole degli sastra. Anche se sentono parlare delle glorie del servizio di devozione, non ne sono attratti. Preferiscono seguire la "via di elevazione" che essi stessi hanno elaborato. Questi sono dunque alcuni dei difetti della società umana, che conducono gi uomini a un'esistenza demoniaca. Ma chi è in grado di accettare la guida di un maestro spirituale autentico, capace di condurlo al sentiero dell'elevazione, al livello superiore, vedrà la sua vita coronarsi di successo.

 

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul sedicesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Natura divina e natura demoniaca."

 

NOTE
   
1. Questi dieci princìpi consistono in riti, o sacrifici purificatòri (samskara), che santificano l'uomo nelle diverse fasi della sua vita. Il primo fra tutti, il garbhadhana-samskara è compiuto all'istante del concepimento. La cerimonia in cui si dà il nome al neonato, l'iniziazione ricevuta da un maestro spirituale autentico e il matrimonio sono altri esempi di questi metodi di purificazione.

 

 

 

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