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...continua Cap. 16
cintam aparimeyam ca cintam: paure e ansie; aparimeyam: senza limiti; ca: e; pralaya-antam: al punto della morte; upasritah: rifugiandosi; kama-upabhoga: gratificazione dei sensi; paramah: l'obbiettivo più alto della vita; etavat: così; iti: in questo modo; niscitah: si assicurano; asa-pasa: impigliati in una rete di desideri; sataih: a centinaia; baddhah: essendo legati; kama: di lussuria; krodha: e collera; parayanah: situati sempre nella mentalità; ihante: desiderano; kama: lussuria; bhoga: piacere dei sensi; artham: con l'obiettivo di; anyayena: illegalmente; artha: di ricchezze; sancayan: l'accumulo.
TRADUZIONE Essi< credono che la gratificazione dei sensi sia la necessità primaria della civiltà umana, così fino a termine dei loro giorni vivono in un'ansia senza limiti. Impigliati in una rete di desideri, immersi nella lussuria e nella collera, accumulano denaro con mezzi illeciti per soddisfare i sensi.
SPIEGAZIONE Gli
uomini demoniaci credono che il fine ultimo della vita sia il piacere
dei sensi, e continuano a crederlo fino al momento della morte. Non credono
nella vita dopo la morte, né che l'essere si rivesta di differenti tipi
di corpi, determinati dal suo karma,
cioè dalle sue azioni in questo mondo. I progetti per l'avvenire, che
essi sfornano uno dopo l'altro senza tregua, non si concludono ma. Una
volta abbiamo conosciuto un uomo che in punto di morte chiese al medico
di prolungargli la vita di altri quattro anni per poter completare certi
suoi progetti. Questo sciocco ignorava, come i suoi simili, che un medico
non ha il potere di prolungare la vita neanche di un solo istante. Quando
il momento del trapasso si avvicina i desideri d chi muore non sono presi
in considerazione. Le leggi della natura
non gli concedono nemmeno un istante di più del tempo che gli spetta.
idam adya maya labdam idam: questo; adya: oggi; maya: da me; labdham: guadagnato; imam: questo; prapsye: otterò; manah-ratham: secondo i miei desideri; idam: questo; asti: c'è; idam: questo; api: anche; me: mio; bhavisyati: aumenterà nel futuro; punah: di nuovo; dhanam: ricchezza; asau: quella; maya: da me; hatah: è stato ucciso; satruh: nemico; hanisye: ucciderò; ca: anche; aparan: altri; api: certamente; isvarah: il signore; aham: io sono; aham: io sono; bhogi: il beneficiario; siddhah: perfetto; aham: io sono; bala-van: potente; sukhi: felice; adyah: ricco; abhijana-van: circondato da parenti aristocratici; asmi: io sono; kah: chi; anyah: altro; asti: c'è; sadrisah: come; maya: me; yaksye: sacrificherò; dasyami: offrirò in carità; modisye: godrò; iti: così; ajnana: dall'ignoranza; vimohitah: illuso.
TRADUZIONE L'uomo demoniaco pensa: "Oggi possiedo tuta questa ricchezza e secondo i miei piani ne otterrò ancora di più. Ora tutto questo è mio e domani avrò di più, sempre di più. Quell'uomo era un mio nemico e io l'ho ucciso e anche gli altri nemici saranno a loro volta uccisi. Io sono il padrone di tutto, sono colui che gode di tutto. Sono perfetto, potente e felice. Sono l'uomo più ricco e sono attorniato da una parentela aristocratica. Non esiste nessuno potente e felice come me. Compirò sacrifici, farò la carità e così potrò godere." Ecco come queste persone sono sviate dall'ignoranza.
aneka-citta-vibhranta aneka: numerose; città: da ansie; vibhrantah: perplessi; moha: di illusioni; jala: da una rete; sanmavritah: circondati; prasaktah: attaccati; kama-bhogesu: alla gratificazione dei sensi; patanti: scivolano giù; narake: nell'inferno; asucau: impuro.
TRADUZIONE Così, agitato da molteplici ansie e imprigionato in una rete d'illusioni, si attacca tanto fortemente al piacere dei sensi che scivola verso le regioni infernali.
SPIEGAZIONE L'uomo demoniaco vorrebbe arricchirsi all'infinito.
Tutti i suoi pensieri sono concentrati a valutare il suo patrimonio e
a fare imbrogli per farlo fruttare sempre di più. A questo scopo non esita
ad agire in modo equivoco, a introdursi in mercati clandestini che promettono
piaceri illeciti. È invaghito dei beni che già possiede: la famiglia,
la terra, la casa, il conto in banca, e pensa continuamente al modo di
farli crescere in numero o in valore. Ha fiducia solo nelle proprie capacità
e ignora che tutti i suoi beni sono il frutto delle azioni virtuose compiute
nel passato. non immagina affatto le cause remote che gli permettono oggi
di accumulare tanti beni, ma è convinto che siano il risultato dei suoi
sforzi. L'uomo demoniaco crede quindi nella potenza della sua opera personale,
ma non nella legge karma. Secondo questa legge si nasce in una
famiglia nobile, si diventa ricchi, si riceve una buona educazione, si
gode di una grande bellezza solo grazie agli atti virtuosi compiuti nel
passato. Ma l'uomo demoniaco pensa che tutto questo gli capiti per caso
o grazie alle proprie capacità. Non concepisce nessuna intelligenza dietro
la varietà di persone, di bellezza e di educazione. Chiunque entri in
competizione con lui diventa suo nemico. Numerosi sono gli uomini demoniaci
e ognuno è un nemico per gli altri. Questa ostilità si espande gradualmente:
si stabilisce dapprima tra persone, poi tra famiglie, poi tra società
e infine tra nazioni. Così il mondo intero diventa teatro di conflitti
perpetui, di guerre e ostilità.
atma-sambhavitah stabdha atma-sambhavitah: soddisfatto di sè; stabdhah: imprudente; dhana-mana: di ricchezze e falso prestigio; mada: nell'illusione; anvitah: assorti; yajante: compiono sacrifici; nama: soltanto di nome; yajnaih: con sacrifici; te: essi; dambhena: a causa dell'orgoglio; avidhi-purvakam: senza seguire regole e norme.
TRADUZIONE Compiaciuto di sé, sempre arrogante, sviato dalla ricchezza e dal falso prestigio, talvolta per orgoglio compie sacrifici che non sono tali solo di nome, senza seguire alcun principio e alcuna regola.
SPIEGAZIONE A volte gli uomini demoniaci compiono pseudo-riti religiosi o sacrificali, considerando se stessi come l'unica realtà, senza preoccuparsi degli insegnamenti delle Scritture e di persone autorevoli. Poiché rifiutano di accettare ogni autorità spirituale sono pieni di arroganza. Questo è il frutto illusorio generato dall'accumulo di ricchezza e dal falso prestigio. Talvolta questi uomini demoniaci assumono il ruolo di predicatori e sviano le folle, diventando famosi come riformatori religiosi o manifestazioni divine. Fingono di compiere sacrifici, rendono culto a un essere celeste o si creano un Dio su misura. Le masse li proclamano Dio e li adorano, gli stolti li considerano persone avanzate nei princìci della conoscenza spirituale. Indossano l'abito del sannyasi, ma si dedicano a ogni sorta di atti infami senza preoccuparsi delle restrizioni che deve seguire un vero sannyasi, ma si dedicano a ogni sorta di atti infami senza preoccuparsi delle restrizioni che deve seguire un vero sannyasi, una persona che ha rinunciato al mondo. Sono convinti che la strada giusta sia quella che ognuno crea e che non esista una via stabilita che tutti devono seguire. In questo verso le parole avidhi-purvakam, mettono in rilievo l'indifferenza di questi uomini demoniaci verso ogni regola e ogni principio. All'origine di questa indifferenza c'è sempre l'ignoranza e l'illusione.
ahankaram balam darpam ahankaram: falso ego; balam: forza; darpam: orgoglio; kamam: lussuria; krodham: collera; ca: anche; samsritah: avendo preso rifugio in; mam: Me; atma: nei loro; para: e in altrui; dehesu: corpi; pradvisantah: bestemmiando; abhyasuyakah: invidiosi.
TRADUZIONE Poiché si rifugiano nel falso ego, nella prepotenza, nell'orgoglio, nella lussuria e nella collera, i demoni diventano invidiosi di Dio, la Persona Suprema, che risiede nel loro stesso corpo e in quello degli altri, e bestemmiano la vera religione.
SPIEGAZIONE Poiché l'uomo demoniaco è sempre ostile alla suprmazia di Dio, detesta credere nelle Scritture. È invidioso delle Scritture e dell'esistenza di Dio, la Persona Suprema. Questo è il risultato del suo pseudo-prestigio, della sua ricchezza e della sua potenza. Ignora che la sua vita presente è la preparazione per la vita successiva, perciò prova invidia verso se stesso e verso gli altri e fa violenza al proprio corpo e a quello altrui. Poiché è privo di conoscenza, disprezza il controllo sovrano della Persona Suprema. Invidioso delle Scritture e di Dio, inventa false tesi per negare l'esistenza di Dio e rifiuta l'autorità delle Scritture. In ogni sua azione si crede indipendente e onnipotente, e poiché è convinto che nessuno lo eguagli in forza, potere o ricchezza, pensa di poter fare sempre come vuole, senza che qualcuno possa impedirglielo. Se incontra un nemico capace di frenarlo nella sua scalata al piacere dei sensi è pronto a elaborare ogni sorta di progetti per schiacciarlo, esibendo così la propria potenza.
tan aham dvisatah kruran tan: coloro; aham: Io; dvisatah: invidiosi; kruran: malvagi; samsaresu: nell'oceano dell'esistenza materiale; nara-adhaman: i più degradati tra gli uomini; ksipami: getto; ajasram: per sempre; asubhan: infausti; asurisu: demoniaci; eva: certamente; yonisu: nei grembi.
TRADUZIONE Gli invidiosi e i malvagi, i più degradati tra gli uomini, Io li getto per sempre nell'oceano dell'esistenza materiale tra le varie specie di vita demoniaca.
SPIEGAZIONE Questo
verso indica chiaramente che la funzione di collocare un'anima individuale
in un determinato corpo di materia è una prerogativa della Volontà Suprema.
L'uomo demoniaco può anche non essere d'accordo nel riconoscere la supremazia
del Signore Supremo e può agire secondo i suoi capricci, ma le condizioni
della sua prossima vita saranno decise dal Signore Supremo e non da lui.
asurim yonim apanna asurm: demoniache; yonim: specie; apannah: ottenendo; mudhah: gli sciocchi; janmani janmani: di nascita in nascita; mam: Me; aprapya: senza raggiungere; eva: certamente; kaunteya: o figlio di Kunti; tatah: in seguito; yanti: vanno; adhamam: condannata; gatim: destinazione.
TRADUZIONE Rinascendo vita dopo vita nelle specie demoniache, o figlio di Kunti, tali persone non riescono mai ad avvicinarmi a Me. A poco a poco sprofondano in condizioni di esistenza sempre più abominevoli.
SPIEGAZIONE Tutti sanno che Dio ha una misericordia infinita, ma questo verso afferma che Egli non la mostra mai alla gente demoniaca. È delineata qui la sorte di questi uomini: vita dopo vita, inesorabilmente, entreranno nel grembo di esseri altrettanto demoniaci. Privati così della misericordia del Signore, affondano sempre più e finiscono in corpi di cani, di gatti, di maiali e simili. È evidente che questi uomini demoniaci non hanno praticamente nessuna possibilità di ricevere, nel presente come nel futuro, la misericordia di Dio. Anche i Veda affermano che tali esseri si degradano a poco a poco fino a diventare cani e maiali. Forse qualcuno obietterà che Dio non dovrebbe essere considerato infinitamente misericordioso se rifiuta la Sua grazia agli esseri demoniaci. In risposta, il Vedanta-sutra c'informa che il Signore non prova odio per nessuno. L'atto di porre gli asura, o demoni nelle forme più basse di vita è realtà un altro aspetto della Sua misericordia. Accade talvolta che gli asura vengano uccisi dal Signore, ma questo è un beneficio per loro, perché come insegnano i Testi vedici, chiunque sia ucciso dal Signore ottiene la liberazione. Nella storia ci sono numerosi esempi di asura, come Ravana, Kamsa, Hiranyaksipu, ai quali il Signore apparve, in una delle Sue diverse forme, al solo fine di annientarli: La misericordia di Dio, scende anche sugli asura, se hanno la fortuna di essere uccisi da Lui.
tri-vidham narakasyedam tri-vidham: di tre generi; narakasya: di inferno; idam: questo; dvaram: porta; nasanam: che distrugguno; atmanah: il sé; kamah: lussuria; krodhah: collera; tatha: e anche; lobhah: avidità; tasmat: perciò; etat: queste; trayam: tre; tyajet: devono essere abbandonate.
TRADUZIONE Sono tre le porte che conducono a questo inferno: la lussuria, la collera e l'avidità. Ogni uomo sano di mente dovrebbe allontanarsene perché esse portano alla degradazione dell'anima.
SPIEGAZIONE Questo verso descrive le origini della vita demoniaca. L'uomo cerca di soddisfare la propria lussuria, e se non vi riesce è preso dalla collera e dall'avidità. Per questo motivo l'uomo sano, che non vuole cadere nelle specie demoniache, deve cercare di sbarazzarsi di questi tre nemici, capaci di "uccidere", di soffocare l'anima, fino a toglierle ogni possibilità di liberarsi dalle reti dell'esistenza materiale.
etair vimuktah kaunteya etaih: da queste; vimuktah: liberato; kaunteya: o figlio di Kunti; tamah-dvaraih: dalle porte dell'ignoranza; tribhih: di tre forme; narah: una persona; acarati: compie; atmanah: per il sé; sreyah: benedizione; tatah: in seguito; param: alla suprema; gatim: destinazione.
TRADUZIONE L'uomo che ha saputo evitare queste tre porte dell'inferno, o figlio di Kunti, si dedica ad attività che favoriscono la realizzazione spirituale e gradualmente raggiunge la destinazione suprema.
SPIEGAZIONE Bisogna
stare bene in guardia contro questi tre nemici della vita umana: la lussuria,
la collera e l'avidità. Più l'uomo se ne libera e più la sua esistenza
è purificata. Può allora seguire le regole e i princìpi delle Scritture
vediche. Seguendo questi principi regolatori della vita umana, si eleva
gradualmente al piano della realizzazione spirituale, e in seguito, se
è abbastanza fortunato da arrivare alla coscienza di Krishna, avrà i successo
assicurato.
yah sastra-vidhim utsrijya yah: chiunque; sastra-vidhim: le regole delle Scritture; utsrijya: abbandonando; vartate: resta; kama-karatah: agendo a capriccio nella lussuria; na: mai; sah: egli; siddhim: perfezione; avapnoti: raggiunge; na: mai; sukham: felicità; na: mai; param: il supremo; gatim: stadio di perfezione.
TRADUZIONE Chi invece rifiuta le ingiunzioni della Scritture per agire secondo proprio capriccio non raggiunge né la perfezione né la felicità, né la destinazione suprema.
SPIEGAZIONE Come
abbiamo già detto, le istruzioni degli sastra,
o sastra-vidhi, sono particolari
per ogni varna e asrama. Questi princìpi e regole degli sastra
devono essere seguiti da tutti. Colui che non li osserva e
agisce per capriccio, spinto dalla lussuria, dalla collera e dall'avidità,
non arriverà mai alla perfezione in questa vita. In altre parole, si può
avere una conoscenza teorica di questi princìpi, ma chi non li applica
nella propria vita dev'essere considerato l'ultimo degli uomini. Una volta
giunto alla forma umana, si suppone che l'essere diventi sano di mente
e sia capace di seguire le norme che gli sono date per elevarsi alla posizione
più alta; ma se trascura di osservarli si degraderà. Tuttavia, anche se
osserva queste regole e questi princìpi morali ma non arriva a conoscere
il Signore Supremo, tutta la conoscenza che avrà potuto acquisire sarà
stata inutile. Deve perciò elevarsi gradualmente al livello della coscienza
di Krishna, del servizio di devozione; solo là, infatti, gli sarà possibile
raggiungere la perfezione più alta.
tasmac chastram pramanam te tasmat: perciò; sastram: le Scritture; pramanam: la prova; te: tuo; karya: dovere; akarya: e attività proibite; vyavasthitau: nel determinare; jnatva: conoscendo; sastra: delle Scritture; vidhana: le regole; uktam: come dichiarate; karma: attività; kartum: fare; iha: in questo mondo; arhasi: dovresti.
TRADUZIONE Dovresti dunque determinare ciò che è dovere e ciò che non lo è alla luce dei princìpi contenuti nelle Scritture. Conoscendo queste regole, dovresti agire in modo da poterti elevare gradualmente.
SPIEGAZIONE Come insegnava il quindicesimo capitolo,
l'unico scopo di tutte le regole e le austerità dei Veda è
farci conoscere Krishna. Colui che alla luce della Bhagavad-gita
comprende la natura di Krishna e si stabilisce nella coscienza
di Krishna impegnandosi nel servizio devozionale, ha già raggiunto
la più alta perfezione della conoscenza rivelata dalle Scritture
vediche. Sri Caitanya Mahaprabhu, il Signore stesso, ha reso molto
facile questo metodo: chiedeva a tutti semplicemente di cantare
Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare / Hare Rama,
Hare Rama, Rama Rama, Hare Hare, di servire il Signore con amore
e devozione e gustare i resti del cibo offerto alle murti.
Si deve vedere in colui che s'impegna in queste attività devozionali
qualcuno che ha già studiato tutti i Testi vedici e ne è arrivato
alla perfetta conclusione. Naturalmente l'uomo che non è situato
nella coscienza di Krishna, nel servizio di devozione, deve imparare
a distinguere, a partire dai precetti vedici, ciò che deve e non
deve fare. Egli deve agire secondo queste norme senza metterle in
discussione. Questo è ciò che significa osservare i princìpi degli
sastra, delle Scritture. Gli sastra sono liberi
dalle quattro imperfezioni proprie dell'anima condizionata: avere
sensi imperfetti, essere soggetti all'illusione, commettere errori
e avere la tendenza a ingannare gli altri. Queste quattro imperfezioni
impediscono all'essere condizionato di formulare da sé regole o
principi validi. Perciò le regole e i princìpi contenuti negli sastra,
che trascendono queste imperfezioni, sono accettati così come sono
da tutti i grandi santi, acarya e mahatma.
Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul sedicesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Natura divina e natura demoniaca."
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