La festa, i centri Il Maha-mantra Hare Krishna Il fondatore Inviaci una e-mail
Il Vegetarianesimo
Karma-Reincarnazione
Sri Krishna
I Libri
Le Preghiere
I Maestri Spirituali
Ristorante Govinda
Ritorno a Krishna
Libri online
Food For Life Italia
Bambini
Le ricette
Calendario Vaisnava
Link ad altri siti web
HOME PAGE
Menù
Capitolo 1
Capitolo 4
Capitolo 7
Capitolo 10
Capitolo 13
Capitolo 16
Prefazione
Capitolo 2
Capitolo 5
Capitolo 8
Capitolo 11
Capitolo 14
Introduzione
Capitolo 3
Capitolo 6
Capitolo 9
Capitolo 12
Capitolo 15
Capitolo 18

CAPITOLO 17

La Bhagavad-gita: Krishna e Arjuna

 

Le divisioni della fede

 

VERSO 1

arjuna uvaca
ye sastra-viddhim utsrijya
yajante sraddhayanvitah
tesam nistha tu ka krisna
sattvam aho rajas tamah

arjunah uvaca: Arjuna disse, ye: coloro che; sastra-viddhim: le regole delle Scritture; utsrijya: abbandonando; yajante: adorano; sraddhaya: piena fede; anvitah: possessori di; tesam: di loro; nistha: la fede; tu: ma; ka: che cosa; krisna: o Krishna; sattvan: in virtù; aho: o anche; rajah: in passione; tamah: in ignoranza.

 

TRADUZIONE

Arjuna disse:
O Krishna, qual è la condizione di coloro che non seguono i princìpi delle Scritture, ma si dedicano a un culto di loro invenzione? Sono situati in virtù, in passione o in ignoranza?

 

SPIEGAZIONE

Il verso trentanove del quarto capitolo insegnava che l'uomo di fede, che si dedica a una particolare forma di adorazione, viene gradualmente elevato al livello della conoscenza e raggiunge la più alta forma di pace e prosperità. Il sedicesimo capitolo concludeva affermando che colui che trascura di seguire i princìpi stabiliti dalle Scritture è un asura, o demone, al contrario di colui che li osserva con fede, il deva, o persona virtuosa. Qual è dunque la condizione di colui che segue con fede princìpi o regole che non sono menzionate nelle Scritture? Krishna vuole dissipare questo dubbio di Arjuna. L'adorazione di chi fa di un uomo qualunque un Dio considerandolo l'oggetto della sua fede, appartiene alla virtù, alla passione, o all'ignoranza? È possibile, così facendo, raggiungere la perfezione dell'esistenza? Possono conoscere il successo coloro che non seguono i princìpi e le regole delle Scritture, ma hanno fede in qualcuno, uomo o essere celeste, e ne fanno l'oggetto della loro adorazione? Ecco le domande che Arjuna rivolge a Krishna.

 

VERSO 2

sri-bhagavan uvaca
tri-viddha bhavati sraddha
dehinam sa svabhava-ja
sattviki rajasi caiva
tamasi ceti tam srinu

sri-bhagavan uvaca: Dio, la Persona Suprema disse; tri-viddha: di tre tipi; bhavati: diventa; sraddha: la fede; dehinam: dell'essere incarnato; sa: quello; sva-bhava-ja: secondo l'influenza della natura che lo controlla; sattviki: nell'influenza della virtù; rajasi: nell'influenza della passione; ca: anche; eva: certamente; tamasi: nell'influenza dell'ignoranza; ca: e; iti: cosi; tam: ciò; srinu: ascolta da Me.

 

TRADUZIONE

Dio, la Persona Suprema, disse:
Secondo l'influenza materiale che l'essere incarnato subisce, la fede può appartenere alla virtù, alla passione o all'ignoranza. Ascolta ciò che ti dico a questo proposito.

 

SPIEGAZIONE

Quegli uomini che pur conoscendo i princìpi regolatori enunciati nelle Scritture non li osservano, per pigrizia o per indolenza, cadono sotto il dominio delle tre influenze della natura materiale. Secondo le loro attività precedenti, compiute nella virtù, nella passione o nell'ignoranza, essi acquisiscono un carattere, una natura particolare. Fin dai primi istanti in cui entra in contatto con la natura materiale, l'essere vivente non smette mai di essere alle prese con le influenze materiali. Egli riveste così, secondo il loro influsso specifico, una mentalità particolare. Ma gli è possibile modificare questa mentalità se avvicina un maestro spirituale autentico e vive secondo i suoi insegnamenti e secondo quelli delle Scritture. Gradualmente, egli potrà così passare dall'ignoranza o dalla passione alla virtù. In conclusione, una fede cieca, chiusa nella sfera di una particolare influenza materiale, non è di alcun aiuto a chi vuole elevarsi fino alla perfezione. Bisogna sempre considerare le cose con attenzione, con intelligenza, in compagnia di un maestro spirituale autentico. Soltanto così si può progredire verso un'influenza materiale più elevata.

 

VERSO 3

sattvanurupa sarvasya
sraddha bhavati bharata
sraddha-mayo 'yam puruso
yo yac-chraddhad sa eva sah

sattva-anurupa: secondo l'esistenza; sarvasya: di ognuno; sraddha: fede; bhavati: diventa; bharata: o figlio di Bharata; sraddha: fede; mayah: piena di; ayam: questo; purusah: essere vivente; yah: chiunque; yat: avendo la quale; sraddhah: fede; sah: così; eva: certamente; sah: egli.

 

TRADUZIONE

O discendente di Bharata, secondo l'influenza materiale che domina la sua esistenza, l'essere sviluppa una forma particolare di fede. Si dice che l'essere vivente sia di questa o di quella fede secondo l'influenza materiale che subisce.

 

SPIEGAZIONE

Non c'è nessuno, qualunque sia la sua condizione, che non possieda una forma di fede. Questa fede diventa virtuosa, passionale o ignorante secondo la natura acquisita dall'uomo a contatto con le influenze materiali. Sempre secondo la natura della propria fede, si ricercherà la compagnia di questo o quel tipo di uomini. Ma la verità è ben diversa: ogni essere vivente, come insegna il quindicesimo capitolo, è in origine un frammento, o una parte integrante del Signore Supremo, al di là di tutte le influenze della natura materiale. Ma se egli dimentica la sua reazione con Dio, la Persona Suprema, ed entra in contatto con la natura materiale, nell'esistenza condizionata, allora vi determina la propria condizione, che dipende dal modo in cui egli avvicina gli svariati aspetti della natura materiale. La fede e il modo di vivere che derivano da questo condizionamento non possono essere che materiali, artificiali. Sebbene l'essere condizionato percepisca la vita in un certo modo e ne possieda una concezione materiale che lo spinge ad agire in una determinata maniera, egli rimane, per natura, nirguna, al di là della materia. Per ritrovare quindi la sua relazione col Signore Supremo deve purificarsi dalla contaminazione materiale che lo ha ricoperto. E l'unica via sicura che glielo permetterà è la coscienza di Krishna. Colui che è situato nella coscienza di Krishna si eleva senza alcun dubbio alla perfezione, mentre chi non s'incammina su questa via di realizzazione spirituale dovrà inevitabilmente vivere sotto il dominio delle tre influenze materiali.

La parola sraddha (fede) è qui particolarmente significativa. In realtà, la fede, sraddha, è sempre il risultato delle azioni compiute nella virtù. Che la fede sia risposta in un essere celeste, in un Dio fittizio o in qualche creazione mentale, essa generalmente, quando è forte, genera atti di virtù. Sappiamo, però che nessun'azione compiuta nell'esistenza condizionata, all'interno della natura materiale, può essere considerata pura. La virtù pura trascende la natura materiale e colui che vi si stabilisce può comprendere la vera natura di Dio, la Persona Suprema. Finché la fede non viene da questa virtù perfettamente pura, sarà soggetta alla contaminazione delle influenze materiali, che estendono la loro azione impura anche sul cuore. Perciò l'aspetto della fede è determinata dal modo in cui il cuore entra in contatto con una certa influenza materiale. Se un uomo ha il cuore toccato dalla virtù, la sua fede apparterrà alla virtù, se il suo cuore è nella passione, anche la sua fede sarà nella passione e se, infine il suo cuore è nelle tenebre dell'ignoranza, nell'illusione, anche la sua fede sarà contaminata da questa influenza. Si troveranno dunque differenti tipi di fede in questo mondo e differenti tipi di religione corrispondenti. Tuttavia, il vero principio della fede religiosa è situato nella virtù pura, ma poiché il cuore degli uomini è tinto dalle influenze materiali esiste una grande varietà di fedi, di religioni, e di conseguenza differenti forme di adorazione.

 

VERSO 4

yajante sattvika devan
yaksa-raksamsi rajasah
pretan bhuta-ganams canye
yajante tamasa janah

yajante: adorano; sattvikah: coloro che sono soggetti all'influenza della virtù; devan: esseri celesti; yaksa-raksamsi: demoni; rajasah: coloro che sono soggetti all'influenza della passione; pretan: gli spiriti dei morti; bhuta-ganan: fantasmi; ca: e; anye: altri; yajante: adorano; tamasah: nell'influenza dell'ignoranza; janah: la gente.

 

TRADUZIONE

Gli uomini situati nella virtù adorano gli esseri celesti, quelli soggetti alla passione adorano i demoni e quelli dominati dall'ignoranza adorano i fantasmi e gli spiriti.

 

SPIEGAZIONE

In questo verso, Dio, la Persona Suprema, descrive diversi tipi di adoratori, classificati secondo il loro comportamento. Le scritture insegnano che soltanto il Signore Supremo è degno di adorazione, ma gli uomini privi di una profonda conoscenza delle regole contenute nelle Scritture o privi di fede in esse, hanno diversi oggetti di adorazione secondo la particolare influenza materiale che essi subiscono. Coloro che sono situati nella virtù adorano generalmente gli esseri celesti, cioè Brahma, Siva e numerosi altri, come Indra, Candra e Vivasvan, il dio del sole. Essi ne adorano uno in particolare, secondo il fine che desiderano raggiungere. Coloro che sono dominati dalla passione adorano i demoni. Ci ricordiamo, a questo proposito, un uomo di Calcutta che durante la seconda guerra mondiale rendeva culto a Hitler, che provocando la guerra gli aveva permesso di accumulare una grossa fortuna col mercato nero. Come lui, coloro che sono avvolti dalla passione e dall'ignoranza, scelgono generalmente come Dio un uomo pieno di potere. Essi credono che si possa adorare chiunque come Dio senza che il risultato dell'adorazione cambi.

Da questo verso appare evidente che gli uomini dominati dalla passione creano e adorano simili "dèi", mentre coloro che sono avvolti dalle tenebre dell'ignoranza adorano i morti e gli spiriti. Talvolta compiono la loro adorazione sulla tomba di qualche scomparso. Nell'ignoranza tenebrosa trova anche luogo il culto del sesso. Si può vedere in India, nei villaggi isolati, la gente che adora gli spettri. Noi stessi abbiamo visto che la gente ignorante si reca talvolta nella foresta per adorare un albero dove sa che vive uno spettro, e lì compie sacrifici. Questi tipi di adorazione non possono certamente essere paragonati all'adorazione di Dio. L'adorazione di Dio è destinata solo a coloro che hanno trasceso le tre influenze della natura materiale e si sono stabiliti nella virtù pura. Lo Srimad-Bhagavatam afferma, sattvam visuddham vasudeva-sabditam: "Quando un uomo è situato nella virtù pura adora Vasudeva." (S.B. 4.3.23) Ciò significa che soltanto colui che è interamente purificato dalla contaminazione delle tre influenze materiali ed è capace di trascenderle può adorare Dio, la Persona Suprema.

Gli impersonalisti, che dovrebbero essere guidati dalla virtù, adorano cinque differenti esseri celesti. Essi adorano anche il Visnu "impersonale", cioè la forma di Visnu nell'universo materiale, detta Visnu nell'universo materiale, detta Visnu "filosofato". Visnu è una manifestazione del Signore Supremo, ma poiché gli impersonalisti rifiutano di credere in Dio, la Persona Suprema, essi pensano che la forma di Visnu costituisca solo un altro aspetto del Brahman impersonale, e che Brahma rappresenti la forma dello stesso Brahman impersonale, ma sotto l'aspetto della passione. Essi considerano così cinque tipi di dèi da adorare, ma poiché credono che il Brahman impersonale sia l'unica verità, alla fine rifiutano ogni oggetto di adorazione. In conclusione, potremo liberarci dalle differenti influenze della natura materiale solo a contatto con coloro che le hanno già trascese.

 

VERSI 5-6

asastra-vihitam ghoram
tapyante ye tapo janah
dambhahankara-samyuktah
kama-raga-balanvitah
karsayantah sarira-stham
bhuta-gramam acetasah
mam caivantah sarira-stham
tan viddhy asura-niscayan

asastra: non nelle Scritture; vihitam: dirette; ghoram: dannose per altri; tapyante: si sottopongono; ye: coloro che; tapah: austerità; janah: persone; dambha: con orgoglio; ahankara: ed egoismo; samyuktah: impegnate; kama: di lussuria; raga: e attaccamento; bala: con la forza: anvitah: spinti; karsayantah: tormentando; sarira-stham: situato nel corpo; bhuta-gramam: la combinazione degli elementi materiali; acetasah: avendo una mentalità sviante; mam: Me; ca; anche; eva: certamente; antah: all'interno; sarira-stham: situato nel corpo; tan: loro; viddhi: comprendono; asura-niscayan: i demoni.

 

TRADUZIONE

Coloro che per orgoglio ed egotismo si sottopongono a severe austerità e penitenze non raccomandate nelle Scritture e, spinti dalla lussuria e dall'attaccamento, sono così insensati che torturano gli elementi materiali del corpo, e insieme l'Anima Suprema che dimora in loro, sappi che sono definiti demoni.

 

SPIEGAZIONE

Ci sono uomini che s'inventano le loro proprie austerità e penitenze senza preoccuparsi se sono menzionate o no nelle Scritture, per esempio, digiunare per servire un fine puramente materiale, politico o altro. Le Scritture, in realtà, raccomandano il digiuno che serve all'avanzamento sul sentiero spirituale, e non quello che si propone scopi politici o sociali. Secondo la Bhagavad-gita, gli uomini che si sottopongono a tali austerità, non confermate dai Testi vedici, sono certamente demoniaci. I loro atti vanno contro i princìpi delle Scritture e non sono benefici per l'umanità. In fondo, essi agiscono solo per orgoglio, falso ego, cupidigia e attaccamento ai piaceri materiali. Questi atti turbano non soltanto l'ordine degli elementi materiali che costituiscono il corpo, ma anche il Signore Supremo, che vive in persona all'interno del corpo. Questi digiuni e austerità non autorizzati, compiuti per qualche fine politico, sono senza dubbio fonte di grande disagio anche per gli altri. Inoltre, non si trovano menzionati in nessuna parte dei testi vedci.

Gli uomini demoniaci possono credere con questi metodi costringeranno il nemico o il partito opposto a cedere alle loro richieste, ma talvolta accade invece che essi muoiano durante questi digiuni. Queste pratiche non sono approvate da Dio, il Quale, al contrario, afferma che coloro che vi si sottopongono sono demoni. Esse rappresentano, in realtà, un insulto verso il Signore, poiché vanno contro le leggi enunciate nei Testi vedici. A questo proposito il termine acetasah indica che gli uomini dalla mente sana obbediranno alle regole delle Scritture, mentre coloro che non godono di un tale stato mentale trascureranno le Scritture per inventare il proprio metodo di ascesi e di penitenza. Non dimentichiamoci il destino che attende queste persone demoniache, così come lo descrive il capitolo precedente. Il Signore le costringe a rinascere nel grembo di persone altrettanto demoniache e a vivere, vita dopo vita, secondo princìpi demoniaci, ignorando tutto della loro relazione con Dio, la Persona Suprema. Ma se sono abbastanza fortunati da ottenere la guida di un maestro spirituale in grado di condurli verso la via della saggezza vedica, allora potranno uscire dalla loro prigionia e raggiungere infine lo scopo supremo.

 

VERSO 7

aharas tv api sarvasya
tri-vidho bhavati priyah
yajnas tapas tatha danam
tesam bhedam imam srinu

aharah: mangiando; tu: certamente; api: anche; sarvasya: di tutti; tri viddhah: di tre generi; bhavati: c'è; priyah: caro; yajnah: sacrificio; tapah: austerità; tatha: anche; danam: carità; tesam: di loro; bhedam: differenze; imam: questo; srinu: ascolta.

 

TRADUZIONE

Anche il cibo preferito da ogni persona appartiene a tre categorie che corrispondono alle tre influenze della natura materiale. Questo vale anche per i sacrifici, per le austerità e la carità. Ascolta ora ciò che li distingue.

 

SPIEGAZIONE

In conformità delle diverse influenze della natura materiale, diversi, e non tutti allo stesso livello, saranno i modi di mangiare, di compiere i sacrifici, di praticare le austerità e di fare la carità. Chi può comprendere in modo analitico quali appartengono a una certa influenza materiale e quali a un'altra, è il vero saggio, al contrario degli sciocchi che non sanno distinguere le diverse forme di cibo, sacrificio e carità. Ci sono "missionari" che insegnano che chiunque, agendo secondo il proprio capriccio, può raggiungere la perfezione, ma queste guide senza intelligenza vanno contro gli insegnamenti delle Scritture, si costruiscono il loro proprio modo di agire e così ingannano le masse.

 

VERSO 8

ayuh-sattva-balarogya-
sukha-priti-vivardhanah
rasyah snigdhah sthira hridya
aharah sattvika-priyah

ayuh: durata della vita; sattva: esistenza; bala: forza; arogya: salute; sukha: felicità; priti: e soddisfazione; vivardhanah: accrescimento; rasyah: succosi; snigdhah: grassi; sthirah: sostanziosi; hridyah: graditi al cuore; aharah: cibo; sattvika: per chi è in virtù; priyah: gustosi.

 

TRADUZIONE

I cibi graditi a coloro che sono situati nella virtù accrescono la durata della vita, purificano l'esistenza e danno forza e salute, felicità e soddisfazione. Questi alimenti sono succosi, grassi, sani e graditi al cuore.

 

VERSO 9

katv-amla-lavanaty-usna-
tiksna-ruksa-vidahinah
ahara rajasasyesta
duhkha-sokamaya-pradah

katu: amari; amla: acidi; lavana: salati; ati-usna: molto caldi; tiksna: piccanti; ruksa: secchi; vidahinah: brucianti; aharah: alimenti; rajasasya: per chi è situato nella passione; istah: gustosi; duhkha: sofferenza; soka: miseria; amaya: malattia; pradah: causando.

 

TRADUZIONE

I cibi troppo amari, troppo aspri, salati, piccanti, pungenti, secchi e bruciati sono e da chi è dominato dalla passione. Essi generano sofferenza, infelicità e malattia.

 

VERSO 10

yata-yamam gata-rasam
puti paryusitam ca yat
ucchistam api camedhyam
bhojanam tamasa-priyam

yata-yamam: cibi cotti tre ore prima di essere consumati; gata-rasam: privi di gusto; puti: maleodoranti; paryusitam: decomposti; ca: anche; yat: ciò che; ucchistam: resti del cibo mangiati da altri; api: anche; ca: e; amedhyam: intoccabile; bhojanam: mangiare; tamasa: a chi è situato nell'ignoranza; priyam: cari.

 

TRADUZIONE

Il cibo cotto più di tre ore prima di essere consumato, privo di gusto, decomposto e putrido, e il cibo costituito di avanzi e di cose intoccabili, piace a coloro che sono dominati dalla più oscura ignoranza.

 

SPIEGAZIONE

Le uniche funzioni del cibo sono quelle di accrescere la longevità, di purificare la mente e di dare al corpo salute e vigore. Grandi autorità in materia hanno scelto, nel passato, gli alimenti che soddisfano nel modo migliore queste esigenze, e che sono tra gli altri, i prodotti del latte, lo zucchero, il riso, il grano, la frutta e la verdura. Questi sono gli alimenti preferiti dagli uomini guidati dalla virtù. Altri, come il mais o la melassa, sebbene non molto saporiti, acquistano sapore se mischiati col latte o con altri alimenti della virtù, e raggiungono così la sfera della virtù. Tutti questi alimenti sono per natura puri, non hanno niente in comune con le sostanze "intoccabili", impure, come la carne e i liquori. Gli alimenti grassi menzionati nel verso otto non hanno nessun rapporto con il grasso ricavato dall'abbattimento degli animali. I grassi animali sono reperibili nel latte, che è l'alimento migliore che ci sia. Il latte, il burro, il formaggio e altri simili prodotti forniscono grassi animali sotto una forma che esclude ogni necessità di uccidere creature innocenti. Soltanto una mentalità barbara permette che si continuino a massacrare gli animali. L'unico modo civile di ottenere le sostanze grasse necessarie all'uomo è quello di trarle dal latte. L'abbattimento degli animali è metodo proprio del sub-umano. Quanto alla proteine, si trovano abbondantemente nei ceci, nel dal (leguminosa simile alla soia), nel grano integrale e in molte leguminose.

Gli alimenti della passione, amari, troppo salati, troppo caldi o troppo speziati con peperoncino rosso, generano sofferenze perché producono una sovrabbondanza di muco nello stomaco, causa di varie malattie.
Gli alimenti dell'ignoranza tenebrosa sono generalmente quelli non freschi. Ogni cibo cotto più di tre ore prima di essere consumato appartiene alle tenebre dell'ignoranza ad eccezione del prasadam, cibo offerto dapprima al Signore. Essendo in decomposizione, questi alimenti emanano cattivi odori che spesso attirano gli uomini situati nell'ignoranza, ma tengono sempre lontani quelli situati nella virtù.

I resti del cibo possono essere consumati solo quando provengono da un pasto offerto dapprima al Signore Supremo o a uomini santi, specialmente al maestro spirituale. Altrimenti gli avanzi dei cibi appartengono all'ignoranza e non fanno che diffondere infezioni e malattie. Questi alimenti, sebbene estremamente graditi agli uomini avvolti dall'ignoranza, non attirano mai gli uomini situati nella virtù, che non li toccano neppure. Ma il cibo migliore è quello che si offre dapprima a Dio, il quale afferma nella Bhagavad-gita (9.26) di accettare le preparazioni di verdure, farina, latte e simili, quando Gli sono offerte con devozione (patram puspam phalam toyam). Naturalmente gli ingredienti più importanti per il Signore sono l'amore e la devozione che accompagnano l'offerta; ciò non toglie che il prasadam debba essere preparato con particolare cura. Qualsiasi cibo preparato in accordo con ciò che insegnano le Scritture a questo proposito e poi offerto a Dio, la Persona Suprema, può essere consumato anche molto tempo dopo che è stato cucinato, perché questo cibo è completamente spirituale. Perciò se si desidera rendere gli alimenti puri, "commestibili" e gustosi per tutti, si devono dapprima offrire a Dio, la Persona Suprema.

 

 

 

continua...

 

© 2006 The Bhaktivedanta Book Trust International. All rights reserved.