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...continua Cap. 17
aphalakanksbhir
yajno aphala-akanksbhih: da coloro che sono privi di desiderio per il risultato; yajnah: sacrificio; vidhi-distah: secondo le direttive delle Scritture; yah: il quale; ijyate: è compiuto; yastavyam: deve essere compiuto; eva: certamente; iti: così; manah: mente; samadhaya: fissando; sah: esso; sattvikah: nell'influenza della virtù.
TRADUZIONE Tra i sacrifici, quello che si compie per dovere, secondo le regole delle Scritture e senza alcuna ricompensa, appartiene alla virtù.
SPIEGAZIONE Quando la gente offre sacrifici è generalmente spinta da qualche motivazione personale; questo verso afferma invece che il sacrificio dev'essere compiuto per dovere, senza alcun desiderio personale. Per esempio, i riti praticati nei templi e nelle chiese sono generalmente motivati dal desiderio di qualche vantaggio materiale, perciò non appartengono alla virtù. Bisogna piuttosto andare al tempio o in chiesa per dovere, rendere il proprio omaggio a Dio, la Persona Suprema, offrirGli fiori, cibo e altri oggetti. Tutti credono invece che sia inutile andare al tempio solo per adorare Dio. Bisogna ricordare che le Scritture non raccomandano affatto l'adorazione che mira a ottenere dei beni materiali; si deve andare al tempio solo per offrire i propri omaggi alla murti. In questo modo saremo elevati al piano della virtù. Ogni uomo civile ha il dovere di obbedire alle leggi delle Scritture e offrire i suoi omaggi al Signore Supremo.
abhisandhaya
tu phalam abhisandhaya: desiderando; tu: ma; phalam: il risultato; dambha: orgoglio; artham: per il bene; api: anche; ca: e; eva: certamente; yat: ciò che; ijyate: è compiuto; bharata-srestha: o migliore dei Bharata; tam: quel; yajnam: sacrificio; viddhi: sappi; rajasam: nell'influenza della passione.
TRADUZIONE Ma il sacrificio compiuto per qualche beneficio materiale o per orgoglio, sappi che appartiene alla passione, o migliore dei Bharata.
SPIEGAZIONE A volte si compiono sacrifici e riti allo scopo di essere elevati ai pianeti celesti oppure per ottenere benefici materiali in questo mondo. Si dice che tali sacrifici o riti nascano dalla passione.
vidhi-hinam
asristannam vidhi-hinam: senza direttive delle Scritture; asrista-annam: senza distribuzione di prasadam; mantra-hinam: senza canto degli inni vedici; adaksinam: senza remunerazione ai sacerdoti; sraddha: fede; virahitam: senza; yajnam: sacrificio; tamasam: nell'influenza dell'ignoranza; paricaksate: deve essere considerato.
TRADUZIONE E quel sacrificio compiuto senza alcuna fede, trascurando le direttive delle Scritture, senza distribuzione di prasadam [cibo spirituale], senza il canto degli inni vedici e senza remunerazione per i sacerdoti appartiene all'influenza dell'ignoranza.
SPIEGAZIONE La fede che nasce dalle tenebre dell'ignoranza non è vera fede. Alcuni adorano gli esseri celesti al solo scopo di guadagnare del denaro, che poi spendono per il proprio piacere, trascurano i precetti delle Scritture. Queste non sono altro che dimostrazioni ritualistiche di pietà che non possono essere considerate vere. Sono immerse nelle tenebre dell'ignoranza, danno origine a una mentalità demoniaca e non sono di alcun beneficio per l'umanità.
deva-dvija-prajna-
deva: del Signore Supremo; dvija: i brahmana; guru: il maestro spirituale; prajna: e personalità degne di adorazione; pujanam: adorazione; saucam: purezza; arjavam: semplicità; brahmacaryam: celibato; ahimsa: nonviolenza; ca: anche; sariram: che appartiene al corpo; tapah: austerità; ucyate: è detto essere.
TRADUZIONE L'austerità del corpo consiste nell'adorare il Signore Supremo, i brahmana, il maestro spirituale e i superiori come il padre e la madre; inoltre nel mantenere la pulizia, la semplicità, il celibato e nel praticare la nonviolenza.
SPIEGAZIONE Il Signore Supremo spiega qui le differenti forme di austerità e penitenza, cominciando con l'insegnare di quale natura è l'austerità del corpo. Essa consiste, tra l'altro, nell'offrire o imparare ad offrire i propri omaggi a Dio, ma anche agli esseri celesti, ai brahmana realizzati e qualificati, al maestro spirituale e a tutti coloro che sono nostri superiori, il padre, la madre e chiunque sia esperto nella conoscenza vedica. A ciascuno di loro si deve mostrare il dovuto rispetto. Imparare a purificarsi all'interno come all'esterno e diventare semplici nel proprio comportamento sono tutte pratiche necessarie. Non bisogna mai, inoltre, abbandonarsi ad attività che le Scritture non approvano, come la vita sessuale fuori del matrimonio. Le Scritture, infatti, prescrivono la vita sessuale solo all'interno del matrimonio: questa è "continenza". Queste sono dunque le austerità e le penitenze che riguardano il corpo.
anudvega-karam
vakyam anudvega-karam: non agitando; vakyam: parole; satyam: veraci; priya: cara; hitam: benefica; ca: anche; yat: che; svadhyaya: dello studio dei Veda; abhyasanam: pratica; ca: anche; eva: certamente; vak-mayam: della voce; tapah: austerità; ucyate: è detta essere.
TRADUZIONE L'austerità della parola consiste nell'usare un linguaggio veritiero, gradevole, benefico, teso a non agitare gli altri, e anche nel recitare regolarmente i Testi vedici.
SPIEGAZIONE Si deve evitare di pronunciare parole che possano agitare la mente altrui. Un maestro, naturalmente, deve dire tutta la verità per istruire i suoi discepoli, ma deve evitare di farlo con gli altri, se questo può provocare agitazione nella loro mente. Questo è un aspetto dell'austerità della parola. Bisogna anche astenersi dal dire sciocchezze. Colui che prende la parola in un circolo di spiritualisti deve convalidare le sue affermazioni con le Scritture, citandole immediatamente per confermare ciò che insegna. I suoi discorsi devono anche risultare gradevoli all'ascolto. Queste discussioni apportano grandissimo beneficio a chi vi prende parte e contribuiscono ad elevare la società umana. Le scritture vediche sono inesauribili e noi dobbiamo immergerci nel loro studio. Tutto questo appartiene all'austerità della parola.
manah-prasadah
saumyatvam manah-prasadah: soddisfazione della mente; saumyatvam: essendo liberi dalla duplicità verso gli altri; maunam: gravità; atma: del sé; vinigrahah: controllo; bhava: della proprio natura; samsuddhih: purificazione; iti: così; etat: questa; tapah: austerità; manasam: della mente; ucyate: è detta essere.
TRADUZIONE Serenità, semplicità, gravità, controllo di sé e purificazione della propria esistenza sono le austerità della mente.
SPIEGAZIONE Rendere austera la mente significa distaccarla dal piacere dei sensi. Si deve educarla in modo che pensi sempre bene altrui. La cosa migliore a questo fine è imporre alla mente la gravità di pensiero, cioè non lasciare mai che si allontani dalla coscienza di Krishna e si diriga sul piacere dei sensi. Per quanto riguarda la purezza, dobbiamo sapere che purificarci fin nel più profondo di noi stessi significa diventare coscienti di Krishna. La serenità, o soddisfazione della mente, si otterrà solo se ci allontaniamo da ogni pensiero di godimento materiale. Più pensiamo al nostro piacere, più la mente è insoddisfatta. Nell'età in cui viviamo, gli uomini concentrano inutilmente i loro pensieri sui vari modi di godere dei sensi, perciò è impossibile che raggiungano la pace della mente. La cosa migliore è volgere la mente verso gli Scritti vedici, come i Purana e il Mahabharata, che traboccano di racconti che possono soddisfarla. Si può rimanere assorti nella conoscenza benefica che contengono, e così purificarsi. Inoltre, la mente dev'essere liberata da ogni ipocrisia e impegnata in pensieri volti al bene di tutti: ecco ciò che s'intende per semplicità della mente. Si chiama gravità della mente, o silenzio, la concentrazione costante dei pensieri nella realizzazione spirituale, e in questo senso l'uomo cosciente di Krishna, che osserva rigorosamente questa pratica, è detto perfettamente silenzioso. Il controllo della mente, o il controllo do sé, consiste nel distaccare la mente dal godimento materiale. Quanto alla purezza della mente, come di tutta l'esistenza, viene dalla rettitudine morale, da un comportamento franco e diretto. L'insieme di tutte queste pratiche costituisce l'austerità della mente.
sraddhaya
paraya taptam sraddhaya: con fede; paraya: trascendentale; taptam: compiuta; tapah: austerità; tat: quella; tri-vidham: tre generi di; naraih: da uomini; aphalakanksibhih: che sono liberi dai desideri per il frutto; yuktaih: impegnati; sattvikam: nell'influenza della virtù; paricaksate: è chiamato.
TRADUZIONE Questa triplice austerità, praticata con fede trascendentale da uomini che non aspirano a ottenere benefici materiali ma desiderano soddisfare il Supremo, appartiene alla virtù.
satkara-mana-pujartham
sat-kara: rispetto; mana: onore; puja: e adorazione; artham: nell'interesse di; tapah: austerità; dambhena: con orgoglio; ca: anche; eva: certamente; yat: la quale; kriyate: è compiuta; tat: quella; iha: in questo mondo; proktam: è detta; rajasam: nell'influenza della passione; calam: vacillante; adhruvan: temporanea.
TRADUZIONE Ma le austerità compiute per orgoglio e al fine di ottenere rispetto, onore e venerazione sappi che appartengono all'influenza della passione. Esse non sono né stabili né permanenti.
SPIEGAZIONE Austerità e penitenze sono talvolta compiute per attirare la gente e guadagnarsi il rispetto, l'onore e l'adorazione di tutti. Gli uomini dominati dalla passione cercano in vari modi di ottenere l'adorazione dei loro subordinati, e si lasciano lavare i piedi da loro e offrire delle ricchezze. Le austerità e le penitenze artificiali compiute a questo scopo appartengono alla passione. Si possono compiere per un certo tempo, ma non a lungo, e i loro frutti sono effimeri.
mudha-grahenatmano
yat mudha: stupido; grahena: con sforzo; atmanah: del proprio sé; yat: che; pidaya: con la tortura; kriyate: è compiuto; tapah: austerità; parasya: agli altri; utsadana-artham: al fine di distruggere; va: o; tat: quello; tamasam: nell'influenza delle tenebre; udahritam: è detto essere.
TRADUZIONE Le austerità compiute stupidamente torturando il sé, oppure allo scopo di ferire o distruggere gli altri, sappi che appartengono all'ignoranza.
SPIEGAZIONE Ci sono numerosi esempi di penitenze stupide intraprese da esseri demoniaci, come quelle di Hiranyakasipu, che le compì per diventare immortale e annientare gli esseri celesti. Egli pregò Brahma di concedergli questi favori, ma alla fine morì ugualmente, ucciso dal Signore Supremo. Intraprendere un'ascesi per raggiungere l'impossibile è certo un segno d'ignoranza.
datavyam
iti yad danam datavyam: degna di essere data; iti: così; yat: ciò che ; danam: carità; diyate: è dato; anupakarine: senza corrispettivo; dese: in un luogo adatto; kale: al momento opportuno; ca: anche; patre: alla persona adatta; ca: e; tat: quella; danam: carità; sattvikam: sotto l'influenza della virtù: smritam: è considerata.
TRADUZIONE La carità elargita per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste condizioni di tempo e di luogo, e alla persona che ne è degna, appartiene alla virtù.
SPIEGAZIONE Le Scritture vediche raccomandano che la carità sia diretta agli uomini impegnati in attività spirituali. Mai consigliano una carità fatta senza discriminazione. Lo scopo della carità dev'essere la perfezione spirituale. Perciò si consiglia di fare la carità in un luogo di pellegrinaggio e durante un'eclissi solare o lunare, o alla fine del mese, o a un brahmana qualificato, a un vaisnava (devoto del Signore), o in un tempio. Inoltre, non bisogna aspettarsi niente in cambio. Talvolta si fa la carità ai poveri, per compassione, ma se quei poveri non la meritano, non si riceverà alcun beneficio spirituale. In altre parole, la carità fatta senza discriminazione non è in accordo con i Testi vedici.
yat
tu pratyupakarartham yat: ciò che; tu: ma; prati-upakara-artham: per avere qualcosa in cambio; phalam: un risultato; uddisya: desiderando; va: o; punah: di nuovo; diyate: è dato; ca: anche; pariklisam: malvolentieri; tat: quella; danam: carità; rajasam: nell'influenza della passione; smritam: è considerata.
TRADUZIONE Ma la carità compiuta con la speranza di una ricompensa o col desiderio di godere di frutti che ne derivano, oppure fatta a malincuore, appartiene alla passione.
SPIEGAZIONE A
volte si fa la carità con lo scopo di elevarsi ai pianeti superiori oppure
la si compie a stento e lascia anche dei rimorsi: "Perché ho dato via
tanti soldi?" Può anche essere fatta per obbligo, alla richiesta di un
superiore. Tutte queste forme di carità appartengono alla passione.
adesa-kale
yad danam adesa: in un luogo non purificato; kale: e in un momento non puro; yat: ciò che è; danan: carità; apatrebhyah: a persone indegne; ca: anche; diyate: è data; asat-kritam: senza rispetto; avajnatam: senza la giusta attenzione; tat: quella; tamasam: nell'influenza dell'ignoranza; udahritam: è detta essere.
TRADUZIONE Infine, la carità fatta in tempi e luoghi inopportuni, a persone indegne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene all'ignoranza.
SPIEGAZIONE Questo verso condanna le elemosine che incoraggiano l'intossicazione e il gioco d'azzardo. Esse appartengono all'ignoranza. Non solo tale carità non apporta alcun beneficio, ma spinge al peccato coloro che la ricevono. Anche la carità fatta a una persona che ne è degna, ma con atteggiamento irrispettoso e senza delicatezza che conviene, appartiene alle tenebre dell'ignoranza.
om
tat sad iti nirdeso om: indicazione del Supremo; tat: quello; sat: eterno; iti: così; nirdesah: indicazione; brahmanah: del Supremo; tri-vidhah: triplice; smritah: è considerato; brahmanah: i brahmana; tena: con quello; vedah: la letteratura vedica; ca: anche; yajnah: sacrificio; ca: anche; vihitah: usato; pura: un tempo.
TRADUZIONE Fin dall'inizio della creazione le tre sillabe om tat sat servono a designare la Suprema Verità Assoluta. Queste tre rappresentazioni simboliche erano usate dai brahmana per la soddisfazione del Supremo durante il canto degli inni vedici e il compimento di sacrifici.
SPIEGAZIONE Abbiamo
visto che il cibo, il sacrificio, l'austerità e la carità si dividono
in tre categorie, che corrispondono alla virtù, alla passione e all'ignoranza.
Che appartengano al primo, al secondo o al terzo gruppo, queste pratiche
rimangono sempre condizionate, contaminate dalle tre influenze della natura
materiale. Quando si orientano però verso l'Assoluto - l'om
tat sat, Dio, la Persona Suprema, l'Eterno - diventano un mezzo di
elevazione spirituale. E questo obiettivo si trova chiaramente espresso
nei precetti delle Scritture. Le tre parole om
tat sat indicano in modo particolare la Verità Assoluta, Dio, la Persona
Suprema. La parola om, d'altronde,
si trova costantemente negli inni vedici.
tasmad
om ity udahritya tasmat: perciò; om: cominciando con om; iti: così; udahhritya; indicando; yajna: di sacrificio; dana: carità: tapah: e austerità; kriyah: compimenti; pravartante: hanno inizio; vidhana-uktah: secondo le regole scritturali; satatam: sempre; brahma-vadinam: dei trascendentalisti.
TRADUZIONE Perciò gli spiritualisti che intraprendono il compimento di sacrifici, di carità e penitenze secondo le regole delle Scritture iniziano sempre pronunciando l'om al fine di raggiungere il Supremo.
SPIEGAZIONE Om tad visnoh paramam padam (Rig Veda 1.22.20): i piedi di loto di Visnu sono il luogo supremo della devozione. Chi agisce soltanto per la soddisfazione di Dio, la Persona Suprema, è sicuro di essere perfetto in tutti i suoi atti.
tad
ity anabhisandhaya tat: quello; iti: così; anabhisandhaya: senza desiderare; phalam: il risultato dell'attività interessata; yajna: di sacrificio; tapah: e austerità; kriyah: attività; dana: di carità; kriyah: attività; ca: anche; vividhah: varie; kriante: sono fatte; moksa-kanksibhih: da coloro che desiderano veramente la liberazione.
TRADUZIONE Liberi dal desiderio di attività interessate, si dovrebbe compiere varie forme di sacrificio, di austerità e carità pronunciando la parola tat. Il fine di queste attività trascendentali consiste nel liberasi dal condizionamento della materia.
SPIEGAZIONE Chi desidera essere elevato al livello spirituale non deve cercare profitti materiali, ma deve agire al fine di ottenere il più prezioso dei beni: l'elevazione al regno spirituale, il ritorno a Dio, nella nostra dimora originale.
sad-bhave
sadhu-bhave ca sat-bhave: nel senso della natura del Supremo; sadhu-bhave: nel senso della natura del devoto; ca: anche; sat: il termine sat; iti: così; etat: questo; prayujyate: è usato; prasaste: autentiche; karmani: attività; tatha: anche; sat-sabdah: il suono sat; partha: o figlio di Pritha; yujyate: è usato; yajne: in sacrificio; tapasi: in austerità; dane: in carità; ca: anche; sthitih: la situazione; sat: il Supremo; iti: così; ca: e; ucyate: è pronunciato; karma: azione; ca: anche; eva: certamente; tat: a quello; arthiyam: destinati; sat: il Supremo; iti: così; eva: certamente; abhidhiyate: è indicato.
TRADUZIONE La Verità Assoluta è l'obiettivo del sacrificio devozionale ed è indicato col termine sat. Anche l'autore di questo sacrificio è definito sat, come anche l'atto di sacrificio, di austerità e di carità che, conformemente alla natura assoluta, sono compiuti per la soddisfazione della Persona Suprema, o figlio di Pritha.
SPIEGAZIONE Le parole prasaste karmani, o "doveri prescritti", indicano che ci sono numerose attività prescritte nei Testi vedici, attività che costituiscono altrettanti sistemi di purificazione, e hanno inizio col concepimento del bambino, e proseguono durante tutta l'esistenza dell'uomo fino alla fine della sua vita. Questi riti purificatòri sono eseguiti allo scopo di dare all'essere vivente la liberazione finale, e durante il loro compimento si raccomanda di fare vibrare le sillabe om tat sat. Per quanto riguarda le parole sad-bhave e sadhu-bhave, indicano il piano trascendentale. L'uomo che agisce nella coscienza di Krishna è chiamato sattva, e colui che ha piena conoscenza della natura degli atti compiuti nella coscienza di Krishna è chiamato sadhu. Lo Srimad-Bhagavatam (3.25.25) insegna che le questioni spirituali s'illuminano in compagnia dei devoti. Le parole usate a questo proposito sono: satam prasangat. La conoscenza trascendentale può essere acquisita solo attraverso la compagnia di persone spiritualmente elevate. Anche quando un maestro inizia un discepolo o gli offre il filo sacro, fa vibrare i suoni om tat sat. Similmente, in ogni compimento di yajna l'oggetto è il Supremo: om tat sat. Il termine tad-arthiyam può significare anche offrire servizio a qualsiasi cosa rappresenti il Supremo, e comprende il servizio di cucinare, prestare aiuto nel tempio e altre attività tese alla diffusione delle glorie del Signore. Le parole om tat sat sono dunque usate in molti modi per rendere perfetta ogni azione e rendere completa ogni cosa.
asraddhaya
hutam dattam asraddhaya: senza fede; hutam: offerto in sacrificio; dattam: dato; tapah: penitenza; taptam: eseguita; kritam: compiuta; ca: anche; yat: ciò che; asat: falsa; iti: così; ucyate: è detta essere; partha: o figlio di Pritha; na: mai; ca: anche; tat: quella; pretya: dopo la morte; na u: né; iha: in questa vita.
TRADUZIONE Tutti i sacrifici, le austerità e le carità compiuti senza fede nel Supremo, o figlio di Pritha, sono temporanei. Sono definiti asat e sono inutili sia in questa vita sia nella prossima.
SPIEGAZIONE Che
si tratti di sacrificio, di austerità o di carità, tutto ciò che non è
compiuto con un fine spirituale si rivela totalmente inutile. Perciò in
questo verso si afferma il carattere abominevole di queste attività. Ogni
cosa dev'essere compiuta per l'Essere Supremo, nella coscienza di Krishna.
Privi di fede e della giusta guida, non si raccoglierà mai nessun frutto.
Il consiglio di tutte le Scritture vediche è quello di porre la propria
fede nell'Essere Supremo, e il fine di tutti i loro insegnamenti è quello
di condurci a conoscere Krishna. Il consiglio di tutte le Scritture vediche
è quello di porre la propria fede nell'Essere Supremo, e il fine di tutti
i loro insegnamenti è quello di condurci a conoscere Krishna. Nessuno
può arrivare al successo se non osserva questo princio. La cosa migliore
sarà dunque agire nella coscienza di Krishna fin dall'inizio, sotto la
guida di un maestro spirituale autentico. Così, ogni iniziativa avrà sicuramente
successo. Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul diciassettesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Le divisioni della fede."
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