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...continua Cap. 17

 

VERSO 11

aphalakanksbhir yajno
vidhi-disto ya ijyate
yastvayam eveti manah
samadhaya sa sattvikah

aphala-akanksbhih: da coloro che sono privi di desiderio per il risultato; yajnah: sacrificio; vidhi-distah: secondo le direttive delle Scritture; yah: il quale; ijyate: è compiuto; yastavyam: deve essere compiuto; eva: certamente; iti: così; manah: mente; samadhaya: fissando; sah: esso; sattvikah: nell'influenza della virtù.

 

TRADUZIONE

Tra i sacrifici, quello che si compie per dovere, secondo le regole delle Scritture e senza alcuna ricompensa, appartiene alla virtù.

 

SPIEGAZIONE

Quando la gente offre sacrifici è generalmente spinta da qualche motivazione personale; questo verso afferma invece che il sacrificio dev'essere compiuto per dovere, senza alcun desiderio personale. Per esempio, i riti praticati nei templi e nelle chiese sono generalmente motivati dal desiderio di qualche vantaggio materiale, perciò non appartengono alla virtù. Bisogna piuttosto andare al tempio o in chiesa per dovere, rendere il proprio omaggio a Dio, la Persona Suprema, offrirGli fiori, cibo e altri oggetti. Tutti credono invece che sia inutile andare al tempio solo per adorare Dio. Bisogna ricordare che le Scritture non raccomandano affatto l'adorazione che mira a ottenere dei beni materiali; si deve andare al tempio solo per offrire i propri omaggi alla murti. In questo modo saremo elevati al piano della virtù. Ogni uomo civile ha il dovere di obbedire alle leggi delle Scritture e offrire i suoi omaggi al Signore Supremo.

 

VERSO 12

abhisandhaya tu phalam
dambhartham api caiva yat
ijyate bharata-srestha
tam yajnam viddhi rajasam

abhisandhaya: desiderando; tu: ma; phalam: il risultato; dambha: orgoglio; artham: per il bene; api: anche; ca: e; eva: certamente; yat: ciò che; ijyate: è compiuto; bharata-srestha: o migliore dei Bharata; tam: quel; yajnam: sacrificio; viddhi: sappi; rajasam: nell'influenza della passione.

 

TRADUZIONE

Ma il sacrificio compiuto per qualche beneficio materiale o per orgoglio, sappi che appartiene alla passione, o migliore dei Bharata.

 

SPIEGAZIONE

A volte si compiono sacrifici e riti allo scopo di essere elevati ai pianeti celesti oppure per ottenere benefici materiali in questo mondo. Si dice che tali sacrifici o riti nascano dalla passione.

 

VERSO 13

vidhi-hinam asristannam
mantra-hinam adaksinam
sraddha-virahitam yajnam
tamasam paricaksate

vidhi-hinam: senza direttive delle Scritture; asrista-annam: senza distribuzione di prasadam; mantra-hinam: senza canto degli inni vedici; adaksinam: senza remunerazione ai sacerdoti; sraddha: fede; virahitam: senza; yajnam: sacrificio; tamasam: nell'influenza dell'ignoranza; paricaksate: deve essere considerato.

 

TRADUZIONE

E quel sacrificio compiuto senza alcuna fede, trascurando le direttive delle Scritture, senza distribuzione di prasadam [cibo spirituale], senza il canto degli inni vedici e senza remunerazione per i sacerdoti appartiene all'influenza dell'ignoranza.

 

SPIEGAZIONE

La fede che nasce dalle tenebre dell'ignoranza non è vera fede. Alcuni adorano gli esseri celesti al solo scopo di guadagnare del denaro, che poi spendono per il proprio piacere, trascurano i precetti delle Scritture. Queste non sono altro che dimostrazioni ritualistiche di pietà che non possono essere considerate vere. Sono immerse nelle tenebre dell'ignoranza, danno origine a una mentalità demoniaca e non sono di alcun beneficio per l'umanità.

 

VERSO 14

deva-dvija-prajna-
pujanam saucam arjavam
brahmacaryam ahimsa ca
sariram tapa ucyate

deva: del Signore Supremo; dvija: i brahmana; guru: il maestro spirituale; prajna: e personalità degne di adorazione; pujanam: adorazione; saucam: purezza; arjavam: semplicità; brahmacaryam: celibato; ahimsa: nonviolenza; ca: anche; sariram: che appartiene al corpo; tapah: austerità; ucyate: è detto essere.

 

TRADUZIONE

L'austerità del corpo consiste nell'adorare il Signore Supremo, i brahmana, il maestro spirituale e i superiori come il padre e la madre; inoltre nel mantenere la pulizia, la semplicità, il celibato e nel praticare la nonviolenza.

 

SPIEGAZIONE

Il Signore Supremo spiega qui le differenti forme di austerità e penitenza, cominciando con l'insegnare di quale natura è l'austerità del corpo. Essa consiste, tra l'altro, nell'offrire o imparare ad offrire i propri omaggi a Dio, ma anche agli esseri celesti, ai brahmana realizzati e qualificati, al maestro spirituale e a tutti coloro che sono nostri superiori, il padre, la madre e chiunque sia esperto nella conoscenza vedica. A ciascuno di loro si deve mostrare il dovuto rispetto. Imparare a purificarsi all'interno come all'esterno e diventare semplici nel proprio comportamento sono tutte pratiche necessarie. Non bisogna mai, inoltre, abbandonarsi ad attività che le Scritture non approvano, come la vita sessuale fuori del matrimonio. Le Scritture, infatti, prescrivono la vita sessuale solo all'interno del matrimonio: questa è "continenza". Queste sono dunque le austerità e le penitenze che riguardano il corpo.

 

VERSO 15

anudvega-karam vakyam
satyam priya-hitam ca yat
svadhyayabhyasanam caiva
van-mayam tapa ucyate

anudvega-karam: non agitando; vakyam: parole; satyam: veraci; priya: cara; hitam: benefica; ca: anche; yat: che; svadhyaya: dello studio dei Veda; abhyasanam: pratica; ca: anche; eva: certamente; vak-mayam: della voce; tapah: austerità; ucyate: è detta essere.

 

TRADUZIONE

L'austerità della parola consiste nell'usare un linguaggio veritiero, gradevole, benefico, teso a non agitare gli altri, e anche nel recitare regolarmente i Testi vedici.

 

SPIEGAZIONE

Si deve evitare di pronunciare parole che possano agitare la mente altrui. Un maestro, naturalmente, deve dire tutta la verità per istruire i suoi discepoli, ma deve evitare di farlo con gli altri, se questo può provocare agitazione nella loro mente. Questo è un aspetto dell'austerità della parola. Bisogna anche astenersi dal dire sciocchezze. Colui che prende la parola in un circolo di spiritualisti deve convalidare le sue affermazioni con le Scritture, citandole immediatamente per confermare ciò che insegna. I suoi discorsi devono anche risultare gradevoli all'ascolto. Queste discussioni apportano grandissimo beneficio a chi vi prende parte e contribuiscono ad elevare la società umana. Le scritture vediche sono inesauribili e noi dobbiamo immergerci nel loro studio. Tutto questo appartiene all'austerità della parola.

 

VERSO 16

manah-prasadah saumyatvam
maunam atma-vinigrahah
bhava-samsuddhir ity etat
tapo manasam ucyate

manah-prasadah: soddisfazione della mente; saumyatvam: essendo liberi dalla duplicità verso gli altri; maunam: gravità; atma: del sé; vinigrahah: controllo; bhava: della proprio natura; samsuddhih: purificazione; iti: così; etat: questa; tapah: austerità; manasam: della mente; ucyate: è detta essere.

 

TRADUZIONE

Serenità, semplicità, gravità, controllo di sé e purificazione della propria esistenza sono le austerità della mente.

 

SPIEGAZIONE

Rendere austera la mente significa distaccarla dal piacere dei sensi. Si deve educarla in modo che pensi sempre bene altrui. La cosa migliore a questo fine è imporre alla mente la gravità di pensiero, cioè non lasciare mai che si allontani dalla coscienza di Krishna e si diriga sul piacere dei sensi. Per quanto riguarda la purezza, dobbiamo sapere che purificarci fin nel più profondo di noi stessi significa diventare coscienti di Krishna. La serenità, o soddisfazione della mente, si otterrà solo se ci allontaniamo da ogni pensiero di godimento materiale. Più pensiamo al nostro piacere, più la mente è insoddisfatta. Nell'età in cui viviamo, gli uomini concentrano inutilmente i loro pensieri sui vari modi di godere dei sensi, perciò è impossibile che raggiungano la pace della mente. La cosa migliore è volgere la mente verso gli Scritti vedici, come i Purana e il Mahabharata, che traboccano di racconti che possono soddisfarla. Si può rimanere assorti nella conoscenza benefica che contengono, e così purificarsi. Inoltre, la mente dev'essere liberata da ogni ipocrisia e impegnata in pensieri volti al bene di tutti: ecco ciò che s'intende per semplicità della mente. Si chiama gravità della mente, o silenzio, la concentrazione costante dei pensieri nella realizzazione spirituale, e in questo senso l'uomo cosciente di Krishna, che osserva rigorosamente questa pratica, è detto perfettamente silenzioso. Il controllo della mente, o il controllo do sé, consiste nel distaccare la mente dal godimento materiale. Quanto alla purezza della mente, come di tutta l'esistenza, viene dalla rettitudine morale, da un comportamento franco e diretto. L'insieme di tutte queste pratiche costituisce l'austerità della mente.

 

VERSO 17

sraddhaya paraya taptam
tapas tat tri-vidham naraih
aphalakanksibhir yuktaih
sattvikam paricaksate

sraddhaya: con fede; paraya: trascendentale; taptam: compiuta; tapah: austerità; tat: quella; tri-vidham: tre generi di; naraih: da uomini; aphalakanksibhih: che sono liberi dai desideri per il frutto; yuktaih: impegnati; sattvikam: nell'influenza della virtù; paricaksate: è chiamato.

 

TRADUZIONE

Questa triplice austerità, praticata con fede trascendentale da uomini che non aspirano a ottenere benefici materiali ma desiderano soddisfare il Supremo, appartiene alla virtù.

 

VERSO 18

satkara-mana-pujartham
tapo dambhena caiva yat
kriyate tad iha proktam
rajasam calam adhruvam

sat-kara: rispetto; mana: onore; puja: e adorazione; artham: nell'interesse di; tapah: austerità; dambhena: con orgoglio; ca: anche; eva: certamente; yat: la quale; kriyate: è compiuta; tat: quella; iha: in questo mondo; proktam: è detta; rajasam: nell'influenza della passione; calam: vacillante; adhruvan: temporanea.

 

TRADUZIONE

Ma le austerità compiute per orgoglio e al fine di ottenere rispetto, onore e venerazione sappi che appartengono all'influenza della passione. Esse non sono né stabili né permanenti.

 

SPIEGAZIONE

Austerità e penitenze sono talvolta compiute per attirare la gente e guadagnarsi il rispetto, l'onore e l'adorazione di tutti. Gli uomini dominati dalla passione cercano in vari modi di ottenere l'adorazione dei loro subordinati, e si lasciano lavare i piedi da loro e offrire delle ricchezze. Le austerità e le penitenze artificiali compiute a questo scopo appartengono alla passione. Si possono compiere per un certo tempo, ma non a lungo, e i loro frutti sono effimeri.

 

VERSO 19

mudha-grahenatmano yat
pidaya kriyate tapah
parasyotsadanartham va
tat tamasam udahritam

mudha: stupido; grahena: con sforzo; atmanah: del proprio sé; yat: che; pidaya: con la tortura; kriyate: è compiuto; tapah: austerità; parasya: agli altri; utsadana-artham: al fine di distruggere; va: o; tat: quello; tamasam: nell'influenza delle tenebre; udahritam: è detto essere.

 

TRADUZIONE

Le austerità compiute stupidamente torturando il sé, oppure allo scopo di ferire o distruggere gli altri, sappi che appartengono all'ignoranza.

 

SPIEGAZIONE

Ci sono numerosi esempi di penitenze stupide intraprese da esseri demoniaci, come quelle di Hiranyakasipu, che le compì per diventare immortale e annientare gli esseri celesti. Egli pregò Brahma di concedergli questi favori, ma alla fine morì ugualmente, ucciso dal Signore Supremo. Intraprendere un'ascesi per raggiungere l'impossibile è certo un segno d'ignoranza.

 

VERSO 20

datavyam iti yad danam
diyate 'nupakarine
dese kale ca patre ca
tad danam sattvikam smritam

datavyam: degna di essere data; iti: così; yat: ciò che ; danam: carità; diyate: è dato; anupakarine: senza corrispettivo; dese: in un luogo adatto; kale: al momento opportuno; ca: anche; patre: alla persona adatta; ca: e; tat: quella; danam: carità; sattvikam: sotto l'influenza della virtù: smritam: è considerata.

 

TRADUZIONE

La carità elargita per dovere, senza aspettarsi niente in cambio, nelle giuste condizioni di tempo e di luogo, e alla persona che ne è degna, appartiene alla virtù.

 

SPIEGAZIONE

Le Scritture vediche raccomandano che la carità sia diretta agli uomini impegnati in attività spirituali. Mai consigliano una carità fatta senza discriminazione. Lo scopo della carità dev'essere la perfezione spirituale. Perciò si consiglia di fare la carità in un luogo di pellegrinaggio e durante un'eclissi solare o lunare, o alla fine del mese, o a un brahmana qualificato, a un vaisnava (devoto del Signore), o in un tempio. Inoltre, non bisogna aspettarsi niente in cambio. Talvolta si fa la carità ai poveri, per compassione, ma se quei poveri non la meritano, non si riceverà alcun beneficio spirituale. In altre parole, la carità fatta senza discriminazione non è in accordo con i Testi vedici.

 

VERSO 21

yat tu pratyupakarartham
phalam uddisya va punah
diyate ca pariklistam
tad danam rajasam smritam

yat: ciò che; tu: ma; prati-upakara-artham: per avere qualcosa in cambio; phalam: un risultato; uddisya: desiderando; va: o; punah: di nuovo; diyate: è dato; ca: anche; pariklisam: malvolentieri; tat: quella; danam: carità; rajasam: nell'influenza della passione; smritam: è considerata.

 

TRADUZIONE

Ma la carità compiuta con la speranza di una ricompensa o col desiderio di godere di frutti che ne derivano, oppure fatta a malincuore, appartiene alla passione.

 

SPIEGAZIONE

A volte si fa la carità con lo scopo di elevarsi ai pianeti superiori oppure la si compie a stento e lascia anche dei rimorsi: "Perché ho dato via tanti soldi?" Può anche essere fatta per obbligo, alla richiesta di un superiore. Tutte queste forme di carità appartengono alla passione.
Esistono numerosi istituti di beneficenza che offrono i loro doni a organizzazioni che incoraggiano il piacere dei sensi. Le scritture vediche non raccomandano questi atti di carità, ma soltanto quelli che appartengono alla virtù.

 

VERSO 22

adesa-kale yad danam
apatrebhyas ca diyate
asat-kritam avajnatam
tat tamasam udahritam

adesa: in un luogo non purificato; kale: e in un momento non puro; yat: ciò che è; danan: carità; apatrebhyah: a persone indegne; ca: anche; diyate: è data; asat-kritam: senza rispetto; avajnatam: senza la giusta attenzione; tat: quella; tamasam: nell'influenza dell'ignoranza; udahritam: è detta essere.

 

TRADUZIONE

Infine, la carità fatta in tempi e luoghi inopportuni, a persone indegne, o compiuta in modo irrispettoso e sprezzante, appartiene all'ignoranza.

 

SPIEGAZIONE

Questo verso condanna le elemosine che incoraggiano l'intossicazione e il gioco d'azzardo. Esse appartengono all'ignoranza. Non solo tale carità non apporta alcun beneficio, ma spinge al peccato coloro che la ricevono. Anche la carità fatta a una persona che ne è degna, ma con atteggiamento irrispettoso e senza delicatezza che conviene, appartiene alle tenebre dell'ignoranza.

 

VERSO 23

om tat sad iti nirdeso
brahmanas tri-vidhah smritah
brahmanas tena vedas ca
yajnas ca vihitah pura

om: indicazione del Supremo; tat: quello; sat: eterno; iti: così; nirdesah: indicazione; brahmanah: del Supremo; tri-vidhah: triplice; smritah: è considerato; brahmanah: i brahmana; tena: con quello; vedah: la letteratura vedica; ca: anche; yajnah: sacrificio; ca: anche; vihitah: usato; pura: un tempo.

 

TRADUZIONE

Fin dall'inizio della creazione le tre sillabe om tat sat servono a designare la Suprema Verità Assoluta. Queste tre rappresentazioni simboliche erano usate dai brahmana per la soddisfazione del Supremo durante il canto degli inni vedici e il compimento di sacrifici.

 

SPIEGAZIONE

Abbiamo visto che il cibo, il sacrificio, l'austerità e la carità si dividono in tre categorie, che corrispondono alla virtù, alla passione e all'ignoranza. Che appartengano al primo, al secondo o al terzo gruppo, queste pratiche rimangono sempre condizionate, contaminate dalle tre influenze della natura materiale. Quando si orientano però verso l'Assoluto - l'om tat sat, Dio, la Persona Suprema, l'Eterno - diventano un mezzo di elevazione spirituale. E questo obiettivo si trova chiaramente espresso nei precetti delle Scritture. Le tre parole om tat sat indicano in modo particolare la Verità Assoluta, Dio, la Persona Suprema. La parola om, d'altronde, si trova costantemente negli inni vedici.

Chi agisce senza tener conto dei princìpi delle Scritture non giungerà mai alla Verità Assoluta. Otterrà qualche risultato temporaneo, ma non il vero fine della vita. Il sacrificio, l'austerità e la carità devono dunque essere compiuti nella virtù, altrimenti, se sono compiuti nella passione o nell'ignoranza, il loro valore sarà minimo. Le parole om tat sat sono pronunciate insieme con i santi nomi del Signore Supremo, come in om tad visnoh paramam padam. (Rig Veda 1.22.20) Ogni qualvolta si canta un inno vedico o il santo nome del Signore, si aggiunge l'om, come indicano i Testi vedici. Queste tre parole sono tratte dagli inni vedici. Om ity etad brahmano nedistam nama (Rig Veda) indica il primo scopo. Tattvam asi (Chandogya Upanisad 6.8.7) indica il secondo, e sad eva saumya (Chandogya Upanisad 6.2.1) il terzo. Combinati insieme diventano om tat sat. Un tempo, quando il primo essere creato, Brahma, compì sacrifici, pronunciò questi tre nomi di Dio, e questa pratica, trasmessa dalla successione dei maestri spirituali, è giunta fino a noi. Quest'inno, dunque, è pieno di significato. Perciò la Bhagavad -gita raccomanda che ogni opera sia compiuta per l'om tat sat, per Dio, la Persona Suprema. Chi pronuncia queste tre parole mentre compie il sacrificio, l'austerità o la carità, agisce nella coscienza di Krishna. La coscienza di Krishna consiste infatti nell'esecuzione scientifica di attività spirituali, che permettono agli esseri di ritornare a Dio, nella loro dimora originale. E chi agisce così, al di là delle influenze materiali, non spreca la sua energia.

 

VERSO 24

tasmad om ity udahritya
yajna-dana-tapah-kriyah
pravartante vidhanoktah
satatam brahma-vadinam

tasmat: perciò; om: cominciando con om; iti: così; udahhritya; indicando; yajna: di sacrificio; dana: carità: tapah: e austerità; kriyah: compimenti; pravartante: hanno inizio; vidhana-uktah: secondo le regole scritturali; satatam: sempre; brahma-vadinam: dei trascendentalisti.

 

TRADUZIONE

Perciò gli spiritualisti che intraprendono il compimento di sacrifici, di carità e penitenze secondo le regole delle Scritture iniziano sempre pronunciando l'om al fine di raggiungere il Supremo.

 

SPIEGAZIONE

Om tad visnoh paramam padam (Rig Veda 1.22.20): i piedi di loto di Visnu sono il luogo supremo della devozione. Chi agisce soltanto per la soddisfazione di Dio, la Persona Suprema, è sicuro di essere perfetto in tutti i suoi atti.

 

VERSO 25

tad ity anabhisandhaya
phalam yajna-tapah-kriyah
dana-kriyas ca vividhah
kriante moksa-kanksibhih

tat: quello; iti: così; anabhisandhaya: senza desiderare; phalam: il risultato dell'attività interessata; yajna: di sacrificio; tapah: e austerità; kriyah: attività; dana: di carità; kriyah: attività; ca: anche; vividhah: varie; kriante: sono fatte; moksa-kanksibhih: da coloro che desiderano veramente la liberazione.

 

TRADUZIONE

Liberi dal desiderio di attività interessate, si dovrebbe compiere varie forme di sacrificio, di austerità e carità pronunciando la parola tat. Il fine di queste attività trascendentali consiste nel liberasi dal condizionamento della materia.

 

SPIEGAZIONE

Chi desidera essere elevato al livello spirituale non deve cercare profitti materiali, ma deve agire al fine di ottenere il più prezioso dei beni: l'elevazione al regno spirituale, il ritorno a Dio, nella nostra dimora originale.

 

VERSI 26-27

sad-bhave sadhu-bhave ca
sad ity etat prayujyate
prasaste karmani tatha
sac-chabdah partha yujyate
yajne tapasi dane ca
sthitih sad iti cocyate
karma caiva tad-arthiyam
sad ity evabhidhiyate

sat-bhave: nel senso della natura del Supremo; sadhu-bhave: nel senso della natura del devoto; ca: anche; sat: il termine sat; iti: così; etat: questo; prayujyate: è usato; prasaste: autentiche; karmani: attività; tatha: anche; sat-sabdah: il suono sat; partha: o figlio di Pritha; yujyate: è usato;

yajne: in sacrificio; tapasi: in austerità; dane: in carità; ca: anche; sthitih: la situazione; sat: il Supremo; iti: così; ca: e; ucyate: è pronunciato; karma: azione; ca: anche; eva: certamente; tat: a quello; arthiyam: destinati; sat: il Supremo; iti: così; eva: certamente; abhidhiyate: è indicato.

 

TRADUZIONE

La Verità Assoluta è l'obiettivo del sacrificio devozionale ed è indicato col termine sat. Anche l'autore di questo sacrificio è definito sat, come anche l'atto di sacrificio, di austerità e di carità che, conformemente alla natura assoluta, sono compiuti per la soddisfazione della Persona Suprema, o figlio di Pritha.

 

SPIEGAZIONE

Le parole prasaste karmani, o "doveri prescritti", indicano che ci sono numerose attività prescritte nei Testi vedici, attività che costituiscono altrettanti sistemi di purificazione, e hanno inizio col concepimento del bambino, e proseguono durante tutta l'esistenza dell'uomo fino alla fine della sua vita. Questi riti purificatòri sono eseguiti allo scopo di dare all'essere vivente la liberazione finale, e durante il loro compimento si raccomanda di fare vibrare le sillabe om tat sat. Per quanto riguarda le parole sad-bhave e sadhu-bhave, indicano il piano trascendentale. L'uomo che agisce nella coscienza di Krishna è chiamato sattva, e colui che ha piena conoscenza della natura degli atti compiuti nella coscienza di Krishna è chiamato sadhu. Lo Srimad-Bhagavatam (3.25.25) insegna che le questioni spirituali s'illuminano in compagnia dei devoti. Le parole usate a questo proposito sono: satam prasangat. La conoscenza trascendentale può essere acquisita solo attraverso la compagnia di persone spiritualmente elevate. Anche quando un maestro inizia un discepolo o gli offre il filo sacro, fa vibrare i suoni om tat sat. Similmente, in ogni compimento di yajna l'oggetto è il Supremo: om tat sat. Il termine tad-arthiyam può significare anche offrire servizio a qualsiasi cosa rappresenti il Supremo, e comprende il servizio di cucinare, prestare aiuto nel tempio e altre attività tese alla diffusione delle glorie del Signore. Le parole om tat sat sono dunque usate in molti modi per rendere perfetta ogni azione e rendere completa ogni cosa.

 

VERSO 28

asraddhaya hutam dattam
tapas taptam kritam ca yat
asad ity ucyate partha
na ca tat pretya no iha

asraddhaya: senza fede; hutam: offerto in sacrificio; dattam: dato; tapah: penitenza; taptam: eseguita; kritam: compiuta; ca: anche; yat: ciò che; asat: falsa; iti: così; ucyate: è detta essere; partha: o figlio di Pritha; na: mai; ca: anche; tat: quella; pretya: dopo la morte; na u: né; iha: in questa vita.

 

TRADUZIONE

Tutti i sacrifici, le austerità e le carità compiuti senza fede nel Supremo, o figlio di Pritha, sono temporanei. Sono definiti asat e sono inutili sia in questa vita sia nella prossima.

 

SPIEGAZIONE

Che si tratti di sacrificio, di austerità o di carità, tutto ciò che non è compiuto con un fine spirituale si rivela totalmente inutile. Perciò in questo verso si afferma il carattere abominevole di queste attività. Ogni cosa dev'essere compiuta per l'Essere Supremo, nella coscienza di Krishna. Privi di fede e della giusta guida, non si raccoglierà mai nessun frutto. Il consiglio di tutte le Scritture vediche è quello di porre la propria fede nell'Essere Supremo, e il fine di tutti i loro insegnamenti è quello di condurci a conoscere Krishna. Il consiglio di tutte le Scritture vediche è quello di porre la propria fede nell'Essere Supremo, e il fine di tutti i loro insegnamenti è quello di condurci a conoscere Krishna. Nessuno può arrivare al successo se non osserva questo princio. La cosa migliore sarà dunque agire nella coscienza di Krishna fin dall'inizio, sotto la guida di un maestro spirituale autentico. Così, ogni iniziativa avrà sicuramente successo.

Allo stato condizionato gli uomini sono inclini ad adorare gli esseri celesti, gli spettri o gli Yaksa (come Kuvera). La virtù è certamente superiore alla passione e all'ignoranza, ma chi sceglie direttamente la coscienza di Krishna supera completamente le tre influenze materiali. Esiste un processo graduale di elevazione, ma sarebbe meglio poter adottare direttamente la coscienza di Krishna, ricercando la compagna dei puri devoti. Questa è la via raccomandata nel diciassettesimo capitolo. Ma per conoscere il succeso si deve prima trovare un maestro spirituale autentico che guiderà la nostra formazione. Allora sarà possibile raggiungere la fede nell'Assoluto, nel Supremo. Questa fede, maturata col tempo, diventerà amore per Dio, meta ultima di tutti gli esseri. Si deve dunque adottare direttamente la coscienza di Krishna: questo è il messaggio del diciassettesimo capitolo.

Terminano così gli insegnamenti di Bhaktivedanta sul diciassettesimo capitolo della Srimad Bhagavad-gita intitolato: "Le divisioni della fede."

 

 

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